Gli utenti della telefonia mobile dovrebbero poter beneficiare della tariffa locale in qualsiasi paese dell'UE: questa è la raccomandazione formulata dal Comitato economico e sociale europeo in un recente parere sulla proposta di riesame delle norme dell'UE in materia di roaming.

Uno spazio tariffario unico, che consenta di telefonare e consumare dati in base a tariffe "locali" destinate a tutti i consumatori che abbiano sottoscritto un abbonamento telefonico in Europa, alla stessa velocità e con pari accesso alle infrastrutture, indipendentemente dal paese di chiamata o di ricezione: per il CESE è questo l'obiettivo che l'UE dovrebbe prefiggersi nel regolamentare i servizi di roaming.

Pur accogliendo con favore il riesame delle norme in materia di roaming proposto dalla Commissione e i suoi obiettivi come un passo avanti nella giusta direzione, il CESE ritiene necessario puntare a risultati più ambiziosi.

"L'idea alla base della proposta della Commissione è che i servizi di roaming dovrebbero essere forniti alle stesse condizioni del paese di provenienza dell'utente, senza alcuna restrizione nell'accesso ai vari servizi. Si tratta di una proposta valida", ha affermato Christophe Lefèvre, relatore del parere del CESE adottato nella sessione plenaria di luglio. "Tuttavia, riteniamo che si debba andare al di là delle condizioni e garantire che i consumatori europei non siano obbligati a pagare di più le comunicazioni mobili quando si trovano in un altro paese".

Il CESE osserva inoltre che non è sufficiente stabilire che, quando una qualità o velocità analoghe sono disponibili sulla rete di un altro Stato membro, l'operatore nazionale non deve fornire deliberatamente un servizio di roaming di qualità inferiore. Questo significa, ad esempio, che se un consumatore dispone della connettività 4G nel proprio paese, non dovrebbe essere obbligato a utilizzare la rete 3G nei servizi di roaming in un altro paese dove la 4G è disponibile.

Il problema può essere in parte ricondotto alla qualità scadente delle infrastrutture locali, ed è per questo che l'UE dovrebbe essere disposta anche ad investire nelle infrastrutture, allo scopo di rimediare alle lacune esistenti e di garantire che non ci siano "aree bianche", ossia regioni con un'insufficiente copertura Internet a banda larga, molte delle quali sono notoriamente situate in zone rurali e scoraggiano potenziali residenti e imprese a stabilirsi in questi territori.

Inoltre, il CESE insiste sulla necessità di esigere che ai consumatori siano inviate notifiche multiple per evitare che ricevano bollette esorbitanti. All'approssimarsi del tetto massimo stabilito, l'operatore dovrebbe continuare a inviare un'ulteriore notifica ogniqualvolta sia nuovamente superato il volume fissato per l'invio della prima notifica, in particolare nel corso della stessa chiamata o sessione di utilizzo di dati.

Infine, il CESE fa rilevare l'importanza fondamentale del concetto di "utilizzo corretto". Sebbene tutti i contratti di telefonia mobile menzionino l'"utilizzo corretto" in relazione al roaming, il CESE si rammarica che il regolamento non ne definisca precisamente limiti e portata. Durante la pandemia di COVID-19 si è fatto un massiccio ricorso alle attività online, e l'"utilizzo corretto" ha assunto un significato completamente nuovo. Il CESE invita a immaginare che cosa significhi per uno studente Erasmus che frequenta un'università all'estero seguire delle lezioni su Teams, Zoom o qualche altra piattaforma. Si tratta di attività che consumano moltissimi dati e determinano il rapido raggiungimento del tetto massimo mensile. Sarebbe "corretto" che alle persone che si trovano in una situazione di questo tipo sia concesso, nel paese in cui si trovano, lo stesso tetto massimo di consumi di cui dispongono nel loro paese di origine. (dm)