All'inizio di settembre 2021, insieme ai rettori delle altre cinque università fondatrici della nostra rete europea Eutopia, ho accolto a Bruxelles i rettori di tre nuove università che stanno per aderire alla nostra rete. Si è trattato di incontri molto speciali per molteplici ragioni.

In primo luogo e forse soprattutto perché, dopo tutti questi mesi, abbiamo finalmente potuto tornare a incontrarci di persona. Quando, nel marzo 2020, abbiamo dovuto prendere, in fretta e furia, la decisione di proseguire online il lavoro dell'università, abbiamo forse sperato tutti che si trattasse di un periodo molto breve. Anche perché, in quel momento, nessuno di noi poteva immaginare esattamente come mantenere in funzione un'università in modalità online. Ma in qualche modo ci siamo riusciti. In un batter d'occhio i docenti sono stati formati su nuove modalità per organizzare l'insegnamento online, sono stati elaborati protocolli per continuare il lavoro essenziale nei laboratori e sono stati creati nuovi organi direttivi temporanei per guidare l'università attraverso questi tempi straordinari. E ci siamo riusciti, grazie alla dedizione e alla perseveranza incrollabile di tanti. 

Gli insegnamenti che si possono trarre dal periodo che ci lasciamo alle spalle sono numerosi, ma vorrei evidenziarne tre in particolare.

Primo: le disuguaglianze esistono, e la COVID ha reso questo fatto ancora più evidente. Le possibilità di ammalarsi e di morire sono distribuite in modo diseguale in questa società. Chi è povero, chi ha un livello di istruzione più basso, è di colore o proviene da un contesto migratorio è stato colpito più duramente dalla crisi. Lo abbiamo visto anche tra i nostri studenti. Come si fa a partecipare alla didattica online quando non si ha un computer o uno spazio per studiare o lo si deve condividere con fratelli e sorelle? Come si fa a seguire i corsi quando non si sa come continuare a pagare le bollette, perché tutti i posti di lavoro per studenti sono stati soppressi? Le disuguaglianze esistono e si stanno acutizzando.

Secondo: questa generazione di studenti è forte e resiliente. Nell'ultimo anno e mezzo hanno ottenuto risultati straordinari, a volte in un contesto molto difficile. Penso in particolare ai rappresentanti degli studenti che in quest'ultimo anno e mezzo hanno davvero cogestito l'università. Sono così grata a loro per le prospettive nuove che hanno saputo apportare, per i loro innumerevoli suggerimenti che ci hanno dato ispirazione, e anche per le loro critiche, a volte dure, ma giuste e sempre costruttive.

Terzo: anche se tutti noi siamo felici di poter ritornare al campus, dovremmo dare un'equa opportunità e, soprattutto, maggiori possibilità alla didattica basata sull'apprendimento misto: lezioni in classe, lezioni online e lezioni fuori dal campus. Per troppo tempo, il nostro progetto pedagogico ha continuato a basarsi principalmente sull'insegnamento ex cathedra. Dovremmo invece offrire più tempo e spazio per l'apprendimento informale e interattivo. L'apprendimento misto può contribuire a realizzare questa transizione.  
Già prima della COVID, la mia università aveva iniziato questo passaggio verso forme di apprendimento più miste. Con il progetto weKONEKT.brussels abbiamo messo gli studenti in contatto con la città, con il settore professionale e con gli operatori del settore. Tenendo le lezioni in quello che potrebbe diventare il loro futuro posto di lavoro e coinvolgendo gli operatori del settore nell'istruzione, la didattica non solo si è arricchita, ma gli studenti hanno potuto farsi un quadro più realistico del mercato del lavoro. 

Ora stiamo condividendo questo modello con i nostri partner di Eutopia. Questa, secondo noi, è la via da seguire per garantire che i nostri studenti siano ben attrezzati per il futuro quando termineranno gli studi e avranno acquisito le abilità e le competenze necessarie per affrontare le sfide che incontreranno più avanti nella vita. 

Caroline Pauwels