Dichiarazione di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

I datori di lavoro dell'UE accolgono con favore l'accordo sulla Brexit e si congratulano vivamente con la squadra negoziale della Commissione europea, magistralmente guidata da Michel Barnier. Poiché, tuttavia, le imprese sono ora chiamate a interpretare un trattato commerciale di 1 200 pagine, chiedono un periodo di adeguamento che le aiuti a superare questa difficile fase di apprendimento.

I datori di lavoro europei si rallegrano del fatto che si sia riusciti a trovare un accordo che disciplini l'uscita del Regno Unito dall'UE e che sia stata mantenuta l'integrità del mercato unico. Tuttavia, anche se non vengono imposte tariffe o contingenti restrittivi sulle merci scambiate, tutta una serie di nuovi controlli doganali e disposizioni normative, comprese le regole di origine e i rigorosi requisiti di contenuto locale, comporterà oneri burocratici che potrebbero rallentare i processi, e ci vorrà del tempo affinché le catene di approvvigionamento si adeguino alla nuova realtà. 

Di conseguenza, per conformarsi a queste modifiche, le imprese necessitano di un periodo di adeguamento. Per sostenere tutte le imprese, e specialmente le PMI, lungo il processo di applicazione dell'accordo, è necessario creare un sistema robusto ed efficace come una rete SOLVIT per la BREXIT.

Nel contempo, vi è chiaramente bisogno di tornare al tavolo dei negoziati al fine di includere nell'accordo anche il settore dei servizi, assicurare un flusso agevole di dati tra UE e Regno Unito e garantire il mutuo riconoscimento delle qualifiche.

Se vogliamo che l'UE e il Regno Unito continuino a mantenere tra loro stretti legami, dobbiamo continuare a lavorare per configurare i loro nuovi rapporti. Il Regno Unito non potrà mai essere semplicemente uno dei tanti paesi terzi. L'accordo deve costituire una solida piattaforma per la futura cooperazione in una serie di ambiti che hanno un forte impatto sul nostro ambiente concorrenziale, e vanno dai cambiamenti climatici alla trasformazione digitale, dalla ricerca e innovazione alle norme minime. Ma l'accordo in sé è solamente il punto conclusivo di un inizio.

La società civile, e in particolare gli imprenditori, devono lottare per mantenere aperti i canali commerciali e per sviluppare a tal fine una struttura ben congegnata e ben funzionante. (dv/kr)