Stefano Palmieri, presidente della sezione ECO del CESE

È stato per me un vero shock apprendere che, dopo le notizie incoraggianti del 10 novembre, quando le squadre negoziali del Parlamento europeo e del Consiglio avevano raggiunto un accordo sui dettagli finali del prossimo quadro finanziario pluriennale e del fondo per la ripresa, due Stati membri - ai quali si è poi unito un terzo - hanno improvvisamente deciso di tenere in ostaggio tutta l'Europa. Neanche il colloquio in videoconferenza tra i leader europei il 19 novembre ha permesso di uscire da questa situazione di stallo.

Per consentire una ripresa rapida ed efficace in tutti i paesi, nonché per tutti i nostri cittadini, è necessario e urgente approvare il pacchetto "Next Generation EU" insieme con il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, rendendo così disponibile un totale di 1 850 miliardi di euro. È chiaro che, se non si troverà presto un accordo sul bilancio e sul fondo per la ripresa, ci troveremo di fronte a una delle più gravi crisi istituzionali e politiche dell'UE. Ma vi è di più: lungi dall'esaurirsi sul piano istituzionale e politico, tale crisi aggraverà anche la crisi economica e sociale che stiamo già attraversando.

La situazione di stallo creatasi nel Consiglio mi ha indotto a reagire immediatamente con un comunicato stampa, emesso insieme ai miei stimati colleghi Aurel Laurențiu Plosceanu, presidente della sezione SOC, e Cristian Pîrvulescu, presidente del gruppo Diritti fondamentali e Stato di diritto del CESE.

La cosa più sconcertante è che i due governi stanno bloccando il fondo per la ripresa allo scopo di evitare di collegare l'erogazione dei fondi del bilancio dell'UE al rispetto dello Stato di diritto. I diritti umani e lo Stato di diritto sono intrinseci alle società democratiche. Sono valori sui quali dovremmo essere tutti d'accordo, sanciti dall'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea. Si tratta di principi assolutamente non negoziabili!

Permettetemi di concludere con una nota positiva: nella sua lunga storia, l'UE ha dimostrato di essere una "macchina" per trovare accordi, anche su questioni complesse e politicamente controverse. Mi auguro sinceramente che alla fine usciremo anche da questa impasse. In questo momento non voglio neppure immaginare un altro esito.

Alcuni analisti politici ed economici hanno avanzato la proposta di andare avanti con il fondo per la ripresa ricorrendo alla procedura di cooperazione rafforzata e disaccoppiandolo dal QFP, qualora si rivelasse impossibile raggiungere un accordo tra tutti gli Stati membri, e sostengono che il Trattato prevede tale possibilità. Per parte mia, pur ammettendo che questa possa essere un'opzione percorribile in ultima istanza, resto fermamente convinto che l'obiettivo debba essere un accordo tra tutti i 27 Stati membri, e un accordo che tenga ferma la necessità di rispettare lo Stato di diritto.

Tuttavia, il tempo stringe. Esorto pertanto gli Stati membri, e in particolare quelli che attualmente stanno bloccando l'accordo, a non privare oltre i cittadini europei dei fondi necessari per la ripresa.