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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

DECEMBER 2020 | IT

GENERATE NEWSLETTER PDF

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Editoriale

Editoriale

Care lettrici/cari lettori,

è con grande entusiasmo che assumo il ruolo di vicepresidente del CESE in questo nuovo mandato e sono molto felice di essere stato eletto a questa carica dai miei colleghi. Sono convinto che il ruolo della comunicazione sia essenziale in qualsiasi organizzazione.

Ho sempre guardato con ammirazione il lavoro che il personale e i membri di questo Comitato svolgono quotidianamente. Un nuovo mandato offre l'opportunità di fare il punto e di avere una nuova prospettiva sulle cose, uno sguardo diverso. Le restrizioni ai viaggi, a causa della pandemia di COVID, sono un ulteriore motivo per cogliere l'opportunità di riesaminare la situazione.

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Care lettrici/cari lettori,

è con grande entusiasmo che assumo il ruolo di vicepresidente del CESE in questo nuovo mandato e sono felice di essere stato eletto a questa carica dai miei colleghi. Sono convinto che il ruolo della comunicazione sia essenziale in qualsiasi organizzazione. 

Ho sempre guardato con ammirazione il lavoro che il personale e i membri di questo Comitato svolgono quotidianamente. Un nuovo mandato offre l'opportunità di fare il punto e di avere una nuova prospettiva sulle cose, uno sguardo diverso. Le restrizioni ai viaggi, a causa della pandemia di COVID, sono un ulteriore motivo per cogliere l'opportunità di riesaminare la situazione.

Credo che nel nostro sistema politico il ruolo della società civile sia essenziale. Qui al CESE svolgiamo questa funzione a livello istituzionale. 

Quello che distingue e rende unico il CESE è il fatto che in esso convergono tutti i settori e i gruppi che di solito esprimono interessi contrapposti nella società. Costruiamo consenso attraverso la comprensione e il rispetto dei reciproci punti di vista e produciamo contenuti validi che hanno già passato il test di fattibilità. Le nostre proposte, fondate sulla costruzione del consenso, forniscono soluzioni pratiche alle sfide che ci troviamo dinanzi.

Questo è quello che il CESE fa meglio: collegare le parti interessate, fare in modo che le loro voci siano effettivamente ascoltate e offrire soluzioni pratiche che si dimostrino eque per tutti i settori.

Un nuovo mandato ci dà l'occasione di fare più cose di quelle che facciamo bene e ridurre o eliminare del tutto quelle in cui siamo meno efficaci.

Lo spirito di questo Comitato è quello di individuare quelli che vogliono essere efficaci e dar loro gli strumenti per garantire che l'impatto del loro lavoro sia significativo.

La mia intenzione è di prendere contatto con i colleghi di altre istituzioni per far conoscere le nostre vedute collettive. Allo stesso modo, voglio fare in modo di far conoscere meglio a un pubblico più vasto come il nostro lavoro viene accolto e quello che facciamo per garantire che le idee della società civile siano integrate nelle decisioni finali.

Infine, useremo, come sempre, le nostre risorse come uno strumento per facilitare il dialogo tra altre parti interessate, per andare al di là dei nostri membri e creare un reale collegamento tra la società civile e le istituzioni dell'UE. 

Guardo con fiducia a due anni e mezzo attivi e produttivi dinanzi a noi.

 
 

Cillian Lohan, vicepresidente responsabile della comunicazione

Date da ricordare

10 dicembre 2020, Bruxelles

COVID-19: Attenuare le conseguenze e superare la crisi (seminario on line)

 

20 e 21 gennaio 2021, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

I fondi per la ripresa e il bilancio non possono essere tenuti in ostaggio!

In una dichiarazione congiunta rilasciata il 18 novembre, Aurel Laurențiu Plosceanu, Stefano Palmieri e Cristian Pîrvulescu, rispettivamente presidenti della sezione Occupazione, affari sociali, cittadinanza (SOC) del CESE, della sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale (ECO) del CESE e del gruppo del CESE Diritti fondamentali e Stato di diritto, hanno espresso grande preoccupazione per la posizione di due governi che hanno minacciato di porre il veto al bilancio dell'UE se questo dovesse rimanere vincolato al rispetto dello Stato di diritto.

Il CESE ha già espresso il proprio convinto sostegno alla proposta della Commissione sul pacchetto Next Generation EU, che - assieme al Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 e per un importo complessivo di 1 820 miliardi di euro - dovrebbe attutire l'impatto della pandemia di COVID-19 e consentire una rapida ripresa delle economie dell'UE.

Nella dichiarazione si afferma che l'idea di vincolare l'utilizzo dei fondi UE al rispetto dello Stato di diritto da parte degli Stati membri non dovrebbe dare adito a controversie, essendo lo Stato di diritto uno dei valori principali su cui è fondata l'Unione europea.

La dichiarazione integrale è disponibile qui: https://www.eesc.europa.eu/it/news-media/presentations/recovery-funds-and-budget-cannot-be-held-hostage

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In una dichiarazione congiunta rilasciata il 18 novembre, Aurel Laurențiu Plosceanu, Stefano Palmieri e Cristian Pîrvulescu, rispettivamente presidenti della sezione Occupazione, affari sociali, cittadinanza (SOC) del CESE, della sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale (ECO) del CESE e del gruppo del CESE Diritti fondamentali e Stato di diritto, hanno espresso grande preoccupazione per la posizione di due governi che hanno minacciato di porre il veto al bilancio dell'UE se questo dovesse rimanere vincolato al rispetto dello Stato di diritto.

Il CESE ha già espresso il proprio convinto sostegno alla proposta della Commissione sul pacchetto Next Generation EU, che - assieme al Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 e per un importo complessivo di 1 820 miliardi di euro - dovrebbe attutire l'impatto della pandemia di COVID-19 e consentire una rapida ripresa delle economie dell'UE.

Nella dichiarazione si afferma che l'idea di vincolare l'utilizzo dei fondi UE al rispetto dello Stato di diritto da parte degli Stati membri non dovrebbe dare adito a controversie, essendo lo Stato di diritto uno dei valori principali su cui è fondata l'Unione europea.

La dichiarazione integrale è disponibile qui: https://www.eesc.europa.eu/it/news-media/presentations/recovery-funds-and-budget-cannot-be-held-hostage

Una domanda a…

Nella nostra sezione intitolata "Una domanda a… " invitiamo i membri del CESE a rispondere a una domanda su una tema di attualità che ci sembra particolarmente pertinente.

Abbiamo chiesto a Stefano Palmieri, presidente della sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale (ECO) di rispondere alla seguente domanda:

"Che cosa pensa del blocco del bilancio a lungo termine dell'UE e del pacchetto per la ripresa da parte di tre Stati membri? Sotto diversi aspetti, si tratta, a Suo avviso, di una delle maggiori crisi istituzionali e politiche che l'UE si trova ad affrontare?"

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Nella nostra sezione intitolata "Una domanda a… " invitiamo i membri del CESE a rispondere a una domanda su una tema di attualità che ci sembra particolarmente pertinente.

Abbiamo chiesto a Stefano Palmieri, presidente della sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale (ECO) di rispondere alla seguente domanda:

"Che cosa pensa del blocco del bilancio a lungo termine dell'UE e del pacchetto per la ripresa da parte di tre Stati membri? Sotto diversi aspetti, si tratta, a Suo avviso, di una delle maggiori crisi istituzionali e politiche che l'UE si trova ad affrontare?"

Stefano Palmieri, presidente della sezione ECO del CESE

È stato per me un vero shock apprendere che, dopo le notizie incoraggianti del 10 novembre, quando le squadre negoziali del Parlamento europeo e del Consiglio avevano raggiunto un accordo sui dettagli finali del prossimo quadro finanziario pluriennale e del fondo per la ripresa, due Stati membri - ai quali si è poi unito un terzo - hanno improvvisamente deciso di tenere in ostaggio tutta l'Europa. Neanche il colloquio in videoconferenza tra i leader europei il 19 novembre ha permesso di uscire da questa situazione di stallo.

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È stato per me un vero shock apprendere che, dopo le notizie incoraggianti del 10 novembre, quando le squadre negoziali del Parlamento europeo e del Consiglio avevano raggiunto un accordo sui dettagli finali del prossimo quadro finanziario pluriennale e del fondo per la ripresa, due Stati membri - ai quali si è poi unito un terzo - hanno improvvisamente deciso di tenere in ostaggio tutta l'Europa. Neanche il colloquio in videoconferenza tra i leader europei il 19 novembre ha permesso di uscire da questa situazione di stallo.

Per consentire una ripresa rapida ed efficace in tutti i paesi, nonché per tutti i nostri cittadini, è necessario e urgente approvare il pacchetto "Next Generation EU" insieme con il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027, rendendo così disponibile un totale di 1 850 miliardi di euro. È chiaro che, se non si troverà presto un accordo sul bilancio e sul fondo per la ripresa, ci troveremo di fronte a una delle più gravi crisi istituzionali e politiche dell'UE. Ma vi è di più: lungi dall'esaurirsi sul piano istituzionale e politico, tale crisi aggraverà anche la crisi economica e sociale che stiamo già attraversando.

La situazione di stallo creatasi nel Consiglio mi ha indotto a reagire immediatamente con un comunicato stampa, emesso insieme ai miei stimati colleghi Aurel Laurențiu Plosceanu, presidente della sezione SOC, e Cristian Pîrvulescu, presidente del gruppo Diritti fondamentali e Stato di diritto del CESE.

La cosa più sconcertante è che i due governi stanno bloccando il fondo per la ripresa allo scopo di evitare di collegare l'erogazione dei fondi del bilancio dell'UE al rispetto dello Stato di diritto. I diritti umani e lo Stato di diritto sono intrinseci alle società democratiche. Sono valori sui quali dovremmo essere tutti d'accordo, sanciti dall'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea. Si tratta di principi assolutamente non negoziabili!

Permettetemi di concludere con una nota positiva: nella sua lunga storia, l'UE ha dimostrato di essere una "macchina" per trovare accordi, anche su questioni complesse e politicamente controverse. Mi auguro sinceramente che alla fine usciremo anche da questa impasse. In questo momento non voglio neppure immaginare un altro esito.

Alcuni analisti politici ed economici hanno avanzato la proposta di andare avanti con il fondo per la ripresa ricorrendo alla procedura di cooperazione rafforzata e disaccoppiandolo dal QFP, qualora si rivelasse impossibile raggiungere un accordo tra tutti gli Stati membri, e sostengono che il Trattato prevede tale possibilità. Per parte mia, pur ammettendo che questa possa essere un'opzione percorribile in ultima istanza, resto fermamente convinto che l'obiettivo debba essere un accordo tra tutti i 27 Stati membri, e un accordo che tenga ferma la necessità di rispettare lo Stato di diritto.

Tuttavia, il tempo stringe. Esorto pertanto gli Stati membri, e in particolare quelli che attualmente stanno bloccando l'accordo, a non privare oltre i cittadini europei dei fondi necessari per la ripresa.

Notizie dal CESE

Un'Europa prospera, inclusiva e sostenibile al centro del nuovo programma della Presidente del CESE

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato il programma completo della nuova Presidente, Christa Schweng, per il mandato 2020-2023. Il programma è accessibile online ed è disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'UE.

Il documento offre una visione coraggiosa per un'Europa post-COVID-19 più forte e resiliente e prevede un robusto contributo del CESE alla ripresa dell'Europa e alla democrazia partecipativa.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato il programma completo della nuova Presidente, Christa Schweng, per il mandato 2020-2023. Il programma è accessibile online ed è disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'UE.

Il documento offre una visione coraggiosa per un'Europa post-COVID-19 più forte e resiliente e prevede un robusto contributo del CESE alla ripresa dell'Europa e alla democrazia partecipativa.

All'insegna del motto "Uniti per il futuro dell'Europa", attribuisce grande importanza all'unità, che sarà la parola chiave di una presidenza tesa a ricostruire il CESE e a renderlo più unito ed efficace nell'incidere sulla definizione delle politiche dell'UE.

Il programma definisce quattro priorità, che sono in linea con la sua visione di un'Europa post COVID-19 che permetta ai cittadini di prosperare e di vivere in una società aperta e fondata su valori.

La prima priorità è un'Europa economicamente prospera, incentrata sull'aiuto da dare agli Stati membri, alle imprese, ai lavoratori e ai cittadini in generale affinché possano sopravvivere e ricostruire le loro economie. La transizione verso un'economia più digitale e più verde dovrebbe andare di pari passo con il risanamento sociale.

La seconda priorità è un'Europa socialmente inclusiva, in grado di garantire che nessuno sia lasciato indietro durante le transizioni digitale e verde. È fondamentale salvaguardare l'occupazione e il reddito di tutti i lavoratori, prestando particolare attenzione ai gruppi vulnerabili. Il programma afferma che i valori comuni dell'UE non sono in alcun caso negoziabili, e sostiene anche la creazione di un'Unione europea della salute in quanto aspetto importante della solidarietà.

La terza priorità - un'Europa ecologicamente sostenibile - riconosce un'economia più verde e digitalizzata come forza trainante del piano di ripresa per l'Europa. Tuttavia, perché ciò possa riuscire, le imprese devono essere considerate parte della soluzione ed essere incoraggiate a contribuire attivamente a dar forma alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo delle risorse.

La quarta priorità consiste nel garantire che il CESE svolga un ruolo cruciale nella Conferenza sul futuro dell'Europa, un'iniziativa importante che dovrebbe dare ai cittadini europei un senso di titolarità nei confronti della loro Unione, consentendo loro di confrontarsi sulle principali tematiche relative all'UE, con l'obiettivo di migliorarne il funzionamento. Da sostenitore convinto della democrazia partecipativa e con membri di tutti i settori della società civile attivi sul campo in tutti gli Stati membri, il CESE ha l'opportunità di dimostrare il proprio valore aggiunto e svolgere un ruolo di facilitatore. (ll)

 

La piattaforma europea per l'economia circolare pronta a cambiare marcia con l'inizio del secondo mandato

In un convegno annuale, svoltosi interamente online il 3 e 4 novembre, il CESE ha espresso la sua determinazione a contribuire affinché la piattaforma per l'economia circolare diventi un vero e proprio polo di riferimento per lo sforzo collettivo teso a costruire un'economia circolare in Europa.

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In un convegno annuale, svoltosi interamente online il 3 e 4 novembre, il CESE ha espresso la sua determinazione a contribuire affinché la piattaforma per l'economia circolare diventi un vero e proprio polo di riferimento per lo sforzo collettivo teso a costruire un'economia circolare in Europa.

La Presidente del CESE Christa Schweng ha inaugurato il convegno con il vicepresidente esecutivo della Commissione Frans Timmermans, tracciando un bilancio di questi primi tre anni di attività della piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare come banca dati delle buone pratiche e forum di discussione per gli addetti ai lavori, per poi guardare avanti al nuovo mandato della piattaforma che si apre nel quadro del nuovo Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare.

"Questi tre anni hanno dimostrato che è questo è il modo in cui le persone vogliono lavorare insieme," ha affermato la Presidente. "La piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare, la vostra piattaforma, è un magnifico esempio di come la politica e la pratica possano lavorare fianco a fianco.

Vi esorto pertanto a continuare a condividere le esperienze acquisite e gli esempi stimolanti, che si tratti di prodotti di consumo progettati in una prospettiva circolare, idee innovative per ridurre e gestire i rifiuti, gioielli creati con materiale riciclato, strategie circolari adottate dai governi nazionali o scuole che formano la prossima generazione.

Basta guardarsi attorno per vedere che la nostra transizione comune è iniziata, ma dovremo impegnarci molto di più se vogliamo che l'UE sia veramente alla guida della transizione globale verso un'economia circolare."

Christa Schweng ha posto l'accento sul fatto che l'economia circolare sarà cruciale per il successo del Green Deal europeo, il piano faro dell'UE per i prossimi anni, mettendo in evidenza la sua comprovata capacità di creare occupazione (circa 4 milioni di nuovi posti tra il 2012 e il 2018) in un momento in cui i tagli occupazionali sono una preoccupazione generale, e sottolineando la necessità di aiutare le imprese a gestire la transizione mentre sono alle prese con le conseguenze della pandemia di COVID-19.

Il vicepresidente del CESE responsabile per la comunicazione, Cillian Lohan (uno dei fondatori della piattaforma e convinto sostenitore delle potenzialità che essa offre), ha aperto la seconda giornata del convegno sottolineando che la cooperazione è e deve continuare ad essere al centro del progetto:

"Fin dall'inizio la collaborazione è stata alla base della piattaforma", ha affermato Lohan. "Questa storia, seppure molto recente, va ricordata perché questo progetto è nato all'insegna dello spirito collaborativo: l'idea alla base è proprio quella di un progetto da realizzare in collaborazione e non in conflitto o in concorrenza. E la piattaforma ha continuato a operare in questo spirito. 

L'economia circolare è una transizione che deve essere realizzata da tutti, seguendo modalità di collaborazione, con le parti interessate a svolgere un ruolo di primo piano. Oggi il nostro obiettivo è portare avanti l'economia circolare affidando il ruolo guida a tutti voi."

Al convegno, che si è tenuto nell'arco di due giornate, hanno partecipato oltre 700 persone che hanno contribuito a renderlo uno degli eventi del Belgio più popolari su Twitter.

La Piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare è un'iniziativa congiunta CESE-Commissione europea con la quale si intende creare una "rete di reti" a sostegno di una transizione guidata dalle parti interessate. Si tratta di un progetto pionieristico che è servito da modello per iniziative simili sia negli Stati membri dell'UE che negli Stati Uniti.

I risultati dei dibattiti che si sono tenuti nel quadro del convegno saranno disponibili a breve sul sito web della piattaforma. (dm)

Il CESE affronta le lacune in materia di integrazione delle donne e dei minori migranti

Le politiche di integrazione degli Stati membri dell'UE non tengono sempre pienamente conto delle esigenze specifiche delle donne e dei minori che lottano per superare le discriminazioni o gli ostacoli alla loro integrazione. Il CESE ha proposto diversi modi per ovviare a tali carenze in un parere esplorativo presentato alla sessione plenaria di ottobre.

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Le politiche di integrazione degli Stati membri dell'UE non tengono sempre pienamente conto delle esigenze specifiche delle donne e dei minori che lottano per superare le discriminazioni o gli ostacoli alla loro integrazione. Il CESE ha proposto diversi modi per ovviare a tali carenze in un parere esplorativo presentato alla sessione plenaria di ottobre.

La presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione europea ha chiesto al CESE di esaminare i modi per agevolare l'integrazione delle donne, delle madri e delle famiglie provenienti da un contesto migratorio.

Questo parere è stato elaborato da Indrė Vareikytė, ex membro del CESE, e presentato dal relatore generale, Ákos Topolánszky, alla sessione plenaria del 29 ottobre.

Topolánszky ha avvertito che meno della metà degli Stati membri ha attuato politiche che sostengono in forma esplicita le donne e i minori discendenti di migranti che devono far fronte a discriminazioni e ostacoli all'integrazione. "Isolati, sono troppo spesso vittime di solitudine e violenza", ha dichiarato. Quanto alle soluzioni, Topolánszky ha sottolineato l'importanza di adottare un approccio multisettoriale nelle politiche in materia di integrazione, in maniera da tenere conto dell'inclusione sociale, dell'istruzione, della salute, della giustizia e degli alloggi.

Secondo il CESE, i migranti dovrebbero essere informati meglio circa gli obiettivi e i vantaggi della formazione linguistica per la loro vita. Il Comitato incoraggia inoltre a verificare ulteriormente se il quadro comune europeo di riferimento per le lingue possa essere utilizzato per semplificare il processo di formazione linguistica dei migranti e assicurare un approccio maggiormente personalizzato.

Le donne provenienti da contesti migratori sono spesso oggetto di discriminazioni multiple e intersezionali in molti ambiti della vita sociale.
Pertanto il CESE incoraggia gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Istanbul e chiede che tutti gli Stati membri provvedano a che le donne migranti vittime di violenza possano accedere a servizi, sostegno e strutture adeguati al pari delle donne autoctone.

Dato che la crisi della COVID-19 ha colpito in maniera sproporzionata le comunità vulnerabili, in particolare le donne migranti appartenenti a minoranze etniche, il CESE incoraggia vivamente la Commissione, nell'elaborare la sua nuova iniziativa sull'integrazione e sull'inclusione, a tenere conto degli insegnamenti tratti da tale crisi in tutta l'Unione e all'interno degli Stati membri.

Nell'allegato il parere presenta un elenco di progetti sociali stimolanti che sostengono le donne e i minori migranti nel quadro dell'integrazione e della formazione linguistica. (ll/tk)

Non c'è via d'uscita dalla crisi senza un rilancio degli investimenti pubblici e privati, afferma il CESE

Alla luce del disastroso impatto sociale ed economico della crisi causata dalla pandemia di COVID-19, il CESE ha espresso in due pareri le sue vedute sulla crisi economica in corso e sulle prospettive di ripresa nell'UE.

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Alla luce del disastroso impatto sociale ed economico della crisi causata dalla pandemia di COVID-19, il CESE ha espresso in due pareri le sue vedute sulla crisi economica in corso e sulle prospettive di ripresa nell'UE.

Da un lato, l'organo consultivo giudica positive e tempestive le proposte della Commissione relative al piano Next Generation EU, e avverte che qualsiasi indebito ritardo nell'approvazione e nell'attuazione del piano rischia di compromettere gravemente la ripresa economica dell'UE.

Dall'altro, i membri del CESE mettono in guardia gli Stati membri sulla necessità di rilanciare gli investimenti pubblici e creare sinergie con quelli privati: la clausola di salvaguardia del patto di stabilità e crescita e la massima flessibilità nelle norme in materia di aiuti di Stato dovrebbero applicarsi almeno fino a quando non si sia pienamente consolidata una ripresa economica su larga scala e la disoccupazione si sia notevolmente ridotta.

Nel complesso, l'UE ha bisogno di passare a una governance economica solidale e orientata alla prosperità, in quanto un ritorno all'austerità vanificherebbe tutti i vantaggi di Next Generation EU.

Secondo Philip von Brockdorff, relatore del parere sulla Strategia annuale di crescita sostenibile 2020 "Il CESE ravvisa nella strategia annuale di crescita sostenibile un'opportunità per fare in modo che il modello economico dominante diventi molto più resiliente e sostenibile e attribuisca la stessa importanza agli obiettivi economici e a quelli sociali."

Judith Vorbach, correlatrice del parere sulla Politica economica della zona euro 2020, ha sottolineato che "Per ridurre al minimo e scongiurare i gravi effetti della pandemia di COVID-19 e dei cambiamenti climatici, il CESE raccomanda una governance economica imperniata sulla prosperità, che aumenti gli investimenti nella crescita sostenibile, applichi il pilastro europeo dei diritti sociali e riformi le politiche fiscali".

I due pareri, adottati alla sessione plenaria di ottobre 2020, costituiscono il contributo del CESE al prossimo pacchetto d'autunno del semestre europeo e alle discussioni interistituzionali che vi faranno seguito. L'articolo completo è consultabile qui (na)

Occorre trovare con urgenza una soluzione coordinata al problema dei livelli inadeguati di competenze in Europa: questo il messaggio martellato dal forum CESE-Cedefop

Il 5 e 6 novembre 2020 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) hanno organizzato il terzo forum per l'apprendimento delle politiche (Policy Learning Forum - PLF) dedicato ai percorsi di miglioramento delle competenze. L'evento ha riunito parti sociali, esponenti governativi e rappresentanti della società civile interessati al settore, i quali hanno avvertito che la pandemia in corso potrebbe imprimere un'ulteriore accelerazione alle trasformazioni del mondo del lavoro già innescate dalla rivoluzione digitale, e questo rende ancora più importanti le iniziative di miglioramento delle competenze e di riqualificazione professionale.

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Il 5 e 6 novembre 2020 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) hanno organizzato il terzo forum per l'apprendimento delle politiche (Policy Learning Forum - PLF) dedicato ai percorsi di miglioramento delle competenze. L'evento ha riunito parti sociali, esponenti governativi e rappresentanti della società civile interessati al settore, i quali hanno avvertito che la pandemia in corso potrebbe imprimere un'ulteriore accelerazione alle trasformazioni del mondo del lavoro già innescate dalla rivoluzione digitale, e questo rende ancora più importanti le iniziative di miglioramento delle competenze e di riqualificazione professionale.

I partecipanti al forum hanno quindi sottolineato che è urgente realizzare dei percorsi per il miglioramento delle competenze, tema che è al centro della proposta legislativa adottata nel 2016 sotto forma di raccomandazione del Consiglio. Quest'ultima è un elemento costitutivo dell'agenda per le competenze dell'UE, che intende dotare tutti gli europei delle competenze necessarie per partecipare al mercato del lavoro e liberarne il pieno potenziale affinché possano vivere al meglio sia come individui che come membri della società.

Secondo studi del Cedefop, in Europa 128 milioni di adulti dovranno aggiornare le loro competenze o acquisirne di nuove per poter conservare o trovare un posto di lavoro che corrisponda al loro livello di abilità e competenze. Si tratta della cifra totale relativa all'UE a 27 Stati membri più Islanda, Norvegia e Regno Unito, ed è pari alla sbalorditiva percentuale del 46,1 % della popolazione.

"Dobbiamo mettere bene in evidenza che gli strumenti che offriamo fanno parte di un kit di sopravvivenza tanto per i lavoratori come per i datori di lavoro, perché il mondo dell'impresa non sarà più quello di prima. Competenze forti costituiscono un motore per la competitività a livello dell'UE, ma anche per la riuscita personale e professionale dei singoli", ha dichiarato il presidente della sezione Occupazione, affari sociali, cittadinanza del CESE Laurenţiu Plosceanu.

 

"Dobbiamo fare in modo che ogni adulto disponga in permanenza della possibilità di aggiornare le proprie competenze e di acquisirne di nuove, per consentirgli di superare eventuali periodi di incertezza e prosperare nella vita privata come in quella professionale", ha affermato il direttore esecutivo di Cedefop Jürgen Siebel, sottolineando inoltre che i sistemi di miglioramento delle competenze e di riqualificazione professionale dovrebbero anche tener conto dei fabbisogni delle aziende, che sono un elemento importante nell'equazione da risolvere per raggiungere traguardi ambiziosi.

Il terzo forum per l'apprendimento delle politiche ha esaminato con particolare attenzione le esperienze sulla progettazione e l'attuazione di percorsi di miglioramento delle competenze realizzate in Finlandia, Irlanda e Paesi Bassi, dove i governi hanno stabilito obiettivi ambiziosi corredati di strategie globali, e introdotto riforme in materia di apprendimento permanente e degli adulti che stanno già dando i loro frutti.

L'analisi si è soffermata anche sul programma del governo portoghese che è riuscito a promuovere la disponibilità di formazioni per gli adulti in un paese in cui, ancora nel 2016, metà della popolazione non aveva completato un ciclo di istruzione secondaria. (ll)

Il CESE chiede un rafforzamento del dialogo sociale nell'UE

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) auspica che venga promosso negli Stati membri dell'UE un dialogo sociale efficace, poiché esso svolge un ruolo basilare nell'elaborazione di politiche economiche, sociali e del lavoro capaci di creare condizioni di vita e di lavoro migliori in tutta l'UE. Esso è quindi necessario per promuovere e conseguire la sostenibilità economica.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) auspica che venga promosso negli Stati membri dell'UE un dialogo sociale efficace, poiché esso svolge un ruolo basilare nell'elaborazione di politiche economiche, sociali e del lavoro capaci di creare condizioni di vita e di lavoro migliori in tutta l'UE. Esso è quindi necessario per promuovere e conseguire la sostenibilità economica.

Nel parere sul temaIl dialogo sociale quale pilastro importante della sostenibilità economica e della resilienza delle economie alla luce dell'influenza del vivace dibattito pubblico negli Stati membri il CESE fornisce una panoramica della prassi del dialogo sociale negli Stati membri e la esamina nel contesto di crisi intervenute in passato. Esso valuta inoltre in che modo il concetto di dialogo sociale, e in particolare la sua forma tripartita, che coinvolge le autorità pubbliche, possa andare oltre la contrattazione collettiva e come esso sia uno strumento chiave per una buona governance di qualsiasi processo di cambiamento.

Il parere è stato elaborato, su richiesta della presidenza tedesca del Consiglio dell'UE, da Vladimíra Drbalová, ex membro del CESE, e da Cinzia Del Rio, membro attuale del Comitato.

I paesi dotati di solidi meccanismi di dialogo sociale sono quelli che rispondono meglio e più rapidamente alle crisi, comprese quelle di proporzioni globali, come l'attuale pandemia di COVID-19. Tuttavia, secondo il parere del CESE, in molti paesi il dialogo sociale è ancora frammentario e avviene solo occasionalmente, oppure è stato indebolito e l'autonomia delle parti sociali è stata compromessa.

Il parere elenca una serie di raccomandazioni per una sana gestione post-pandemia nel prossimo futuro, tra cui il coinvolgimento attivo delle parti sociali nell'elaborazione e nell'attuazione dei piani nazionali di ripresa e una solida governance societaria basata sul dialogo sociale e la contrattazione collettiva.

Tuttavia, per essere efficace, il dialogo sociale deve comprendere parti sociali rappresentative e legittime, nonché governi impegnati a parteciparvi. È altrettanto essenziale rispettare l'autonomia e la libertà di associazione delle parti sociali e il diritto alla contrattazione collettiva.

Il dialogo sociale europeo è sancito dai Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e le parti sociali europee dovrebbero avvalersi di tutte le potenzialità che esso offre,

oltre ad essere coinvolte nel semestre europeo di governance economica e specialmente nello sviluppo e nell'attuazione di riforme e politiche occupazionali, sociali e, se del caso, economiche.

"Abbiamo bisogno di un meccanismo di consultazione vincolante per le parti sociali nel semestre europeo. Oggi, tenendo conto dell'impatto economico e sociale della pandemia, è più che mai importante coinvolgere le parti sociali nell'elaborazione dei piani di ripresa e resilienza, compresi gli strumenti di rendicontazione pubblica", ha dichiarato Del Rio. (ll)

Giustizia sociale per i migranti e le minoranze etniche come condizione imprescindibile per affrontare il razzismo strutturale

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato l'Unione europea e gli Stati membri ad adottare un approccio olistico per promuovere la diversità e l'inclusività nelle loro società e ad adoperarsi in misura maggiore, sul piano sia giuridico che politico, per contrastare l'aumento del razzismo e della xenofobia in Europa.

Di fronte al volume crescente di attacchi e di discorsi di incitamento all'odio contro migranti e minoranze etniche, vittime di una discriminazione strutturale resa ancora più grave dalla pandemia in corso, l'UE deve intervenire con urgenza su questo fronte, anche attraverso la promozione di strategie di gestione della diversità.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato l'Unione europea e gli Stati membri ad adottare un approccio olistico per promuovere la diversità e l'inclusività nelle loro società e ad adoperarsi in misura maggiore, sul piano sia giuridico che politico, per contrastare l'aumento del razzismo e della xenofobia in Europa.

Di fronte al volume crescente di attacchi e di discorsi di incitamento all'odio contro migranti e minoranze etniche, vittime di una discriminazione strutturale resa ancora più grave dalla pandemia in corso, l'UE deve intervenire con urgenza su questo fronte, anche attraverso la promozione di strategie di gestione della diversità.

Il CESE ha presentato alcune proposte su questo tema nel parere Gestione della diversità negli Stati membri dell'UE, richiesto dalla presidenza tedesca dell'UE. Durante l'elaborazione di questo parere, il CESE ha realizzato studi di casi concreti in quattro paesi (Finlandia, Francia, Italia e Polonia) che rappresentano quattro aree geografiche distinte dell'Europa. I risultati sono stati presentati nel parere e nel relativo allegato.

Dagli studi condotti è emersa una concentrazione dei lavoratori migranti nei posti di lavoro scarsamente retribuiti e precari in tutti e quattro i paesi, con la situazione più grave registrata in Italia, seguita dalla Francia, e dalla Polonia che mostra una tendenza nella stessa direzione. Le donne di colore subiscono le più alte percentuali di discriminazione lavorativa, in tutti e quattro i paesi, a paragone degli uomini del loro stesso gruppo etnico e degli europei di pelle bianca. In tutti e quattro i paesi, i Rom rimangono la minoranza che subisce il più alto livello di emarginazione.

Il parere, elaborato dall'ex membro polacco del CESE Adam Rogalewski, è stato presentato alla sessione plenaria di ottobre dal relatore generale Carlos Trindade.

"La pandemia di COVID-19 sta aggravando il razzismo strutturale in Europa. Le minoranze etniche e i migranti non solo sono più esposti al nuovo virus, ma corrono anche rischi maggiori di subire le disuguaglianze associate alle ripercussioni economiche e sociali della malattia, oltre ad avere minori probabilità di ricevere un aiuto", ha osservato Trindade.

"Per contrastare il razzismo strutturale in tutte le istituzioni bisogna assicurare giustizia sociale alle minoranze etniche e ai migranti", ha ribadito Trindade, ricordando che, il CESE ha invitato l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi in misura maggiore, sul piano sia giuridico che politico, per lottare contro il razzismo e la xenofobia.

Il parere del CESE sostiene che un'attenta gestione della diversità dovrebbe focalizzarsi su tutti gli aspetti dell'attività lavorativa e della vita quotidiana dei migranti e delle minoranze etniche, compresi il modo in cui vengono trattati sul posto di lavoro, l'istruzione che ricevono, la loro capacità di accesso ai servizi pubblici, i loro diritti sociali e la loro integrazione nelle comunità locali. (ll)

Il CESE discute le sfide per l'industria siderurgica dell'UE

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) si è riunita il 9 novembre scorso per un dibattito a distanza sull'industria siderurgica dell'UE. Il dibattito, presieduto da Pietro Francesco De Lotto, nuovo presidente della CCMI, si è incentrato sulle questioni della sovraccapacità e della decarbonizzazione dell'industria siderurgica internazionale. I partecipanti hanno preso in esame le sfide che l'industria dell'acciaio europea deve affrontare: il piano di ripresa post COVID-19, la decarbonizzazione dei processi di produzione, le misure di salvaguardia dell'UE e gli scambi commerciali.

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La commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) si è riunita il 9 novembre scorso per un dibattito a distanza sull'industria siderurgica dell'UE. Il dibattito, presieduto da Pietro Francesco De Lotto, nuovo presidente della CCMI, si è incentrato sulle questioni della sovraccapacità e della decarbonizzazione dell'industria siderurgica internazionale. I partecipanti hanno preso in esame le sfide che l'industria dell'acciaio europea deve affrontare: il piano di ripresa post COVID-19, la decarbonizzazione dei processi di produzione, le misure di salvaguardia dell'UE e gli scambi commerciali.

L'acciaio è un prodotto essenziale in tutti i paesi, quelli sviluppati e quelli in via di sviluppo. La pandemia di COVID-19 ha sollevato interrogativi sulla dipendenza dalla catena di approvvigionamento globale, specie quando molti paesi si trovano a dipendere da un unico paese.

L'eccesso di capacità produttiva dell'industria siderurgica cinese suscita preoccupazione, dato che adesso la Cina domina più della metà del mercato mondiale. Nel 2018 gli Stati Uniti hanno introdotto imposte di natura protezionistica in modo da rendere l'economia americana meno dipendente dai prodotti cinesi. La misura ha finito con il danneggiare pesantemente il mercato dell'UE, essendo gli USA un cliente importante per l'acciaio prodotto nell'UE.

Contemporaneamente, sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra vengono messi in atto da paesi di tutto il mondo e un numero crescente di iniziative vengono avviate per realizzare la transizione verso un'economia circolare.

Alla conclusione del dibattito il presidente De Lotto ha dichiarato: "Dobbiamo garantire la competitività dei settori dell'industria siderurgica che rispettano le norme ambientali necessarie per questa transizione ma che devono far fronte alla concorrenza di altre regioni del mondo in cui tali norme non esistono o sono inadeguate. Ciò vale anche per le norme sulle condizioni di lavoro e sui diritti dei lavoratori."

Il CESE chiede pertanto un contesto di parità tra i produttori europei e gli esportatori di paesi terzi. (tk/ks)

L'ospite a sorpresa

È nata una nuova rubrica.

Ogni mese vi invitiamo a scoprire il nostro ospite a sorpresa: una personalità nota nel mondo della cultura europea e in sintonia con l'attualità, che ci presenterà la sua visione del mondo, ci porterà una ventata di novità, ci mostrerà nuovi orizzonti, ispirerà la nostra immaginazione e ci renderà felici.

In questa prima edizione, il nostro ospite a sorpresa è Pierre Kroll, caricaturista belga e disegnatore ufficiale dal quotidiano Le Soir.

Noto grazie ai suoi disegni, per il senso dell'umorismo e lo stile inimitabile, che gli permettono di commentare in maniera originale e sorprendente le questioni europee e mondiali.

Alla nostra richiesta di fare il punto sull'attualità più scottante del momento, Kroll ci ha gentilmente offerto questo disegno. (ehp)

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È nata una nuova rubrica.

Ogni mese vi invitiamo a scoprire il nostro ospite a sorpresa: una personalità nota nel mondo della cultura europea e in sintonia con l'attualità, che ci presenterà la sua visione del mondo, ci porterà una ventata di novità, ci mostrerà nuovi orizzonti, ispirerà la nostra immaginazione e ci renderà felici.

In questa prima edizione, il nostro ospite a sorpresa è Pierre Kroll, caricaturista belga e disegnatore ufficiale dal quotidiano Le Soir.

Noto grazie ai suoi disegni, per il senso dell'umorismo e lo stile inimitabile, che gli permettono di commentare in maniera originale e sorprendente le questioni europee e mondiali.

Alla nostra richiesta di fare il punto sull'attualità più scottante del momento, Kroll ci ha gentilmente offerto questo disegno. (ehp)

Pierre Kroll

 

 

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Notizie dai gruppi

Previsioni: L'economia potrebbe essere colpita più duramente rispetto alle previsioni della Commissione europea

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Il gruppo Datori di lavoro risponde alle previsioni economiche dell'autunno 2020 appena pubblicate dalla Commissione redigendo una dichiarazione su iniziativa del suo presidente Stefano Mallia. Il gruppo condivide le previsioni economiche dell'autunno 2020 della Commissione europea, che sottolineano come in Europa la ripresa economica sia stata interrotta dalla recrudescenza della pandemia.

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

In risposta alle previsioni economiche dell'autunno 2020 pubblicate di recente dalla Commissione europea, il gruppo Datori di lavoro ha preparato una dichiarazione su iniziativa del suo presidente Stefano Mallia. Il gruppo condivide le previsioni economiche dell'autunno 2020 della Commissione europea, che sottolineano come in Europa la ripresa economica sia stata interrotta dalla recrudescenza della pandemia, ma fa notare che l'attuale livello di incertezza potrebbe inficiare l'accuratezza delle previsioni economiche d'autunno e che l'economia potrebbe essere colpita ancor più duramente rispetto a tali previsioni.

Al fine di rilanciare l'economia, il gruppo Datori di lavoro invoca, tra le altre, le seguenti linee d'azione:

  • Promuovere l'innovazione e permettere la crescita autonoma delle start up contribuirà non solo a proteggere i posti di lavoro esistenti, ma anche a crearne di nuovi, colmando la spaccatura esistente tra chi ha un lavoro e chi ne è privo.
  • Accordare un'attenzione specifica agli strumenti di solvibilità eventualmente necessari per sostenere le imprese ancora vitali che subiscono gli effetti dei problemi di liquidità e nel contempo aiutare quelle ormai obsolete a chiudere l'attività in modo ordinato. Il gruppo è d'accordo che la migliore linea politica sia quella di rispondere con i fatti alle attese suscitate da NextGenerationEU.
  • Sincronizzare lo sforzo di bilancio per migliorare le prospettive di tutti. La politica di bilancio deve svolgere un ruolo trainante ai fini della ripresa, facendo sì che il livello di spesa non metta inutilmente a rischio la solidità dei conti pubblici.
  • Riconoscere l'assoluta necessità, nei negoziati UE-Regno Unito, che entrambe le parti riaffermino il loro impegno a raggiungere rapidamente un accordo che assicuri alle imprese un ambiente sano e competitivo, combinando un buon accesso al mercato con disposizioni volte a garantire la parità di trattamento.

Il testo integrale della dichiarazione è disponibile all'indirizzo https://europa.eu/!nK46cT

Sfide per l'Europa e priorità del gruppo Lavoratori

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

La salvaguardia dei diritti dei lavoratori deve essere una priorità assoluta di qualsiasi piano di ripresa e ricostruzione all'indomani della pandemia di COVID-19, e il principio informatore deve essere la solidarietà. Per fare in modo che questi capisaldi prendano la forma di priorità e azioni concrete, lo scorso 24 novembre il gruppo Lavoratori ha organizzato una riunione straordinaria.

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A cura del gruppo Lavoratori del CESE

La salvaguardia dei diritti dei lavoratori deve essere una priorità assoluta di qualsiasi piano di ripresa e ricostruzione all'indomani della pandemia di COVID-19, e il principio informatore deve essere la solidarietà. Per fare in modo che questi capisaldi prendano la forma di priorità e azioni concrete, lo scorso 24 novembre il gruppo Lavoratori ha organizzato una riunione straordinaria.

Al centro dei lavori figuravano le enormi sfide cui l'Europa è posta di fronte e le soluzioni più opportune per superarle, in modo che la creazione e la salvaguardia di posti di lavoro di qualità, la protezione dei lavoratori e la ripresa sociale siano poste sullo stesso piano delle preoccupazioni economiche, allo scopo di dare vita a un nuovo modello sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.

I temi affrontati nel corso delle discussioni, che contribuiranno ad aggiornare e a fissare le priorità del gruppo per il prossimo quinquennio e anche oltre, sono questioni cruciali, fonte di preoccupazione per l'UE e i suoi cittadini, come la crescente povertà e disuguaglianza, le condizioni di lavoro e le relazioni industriali, il dialogo sociale, la sostenibilità, la transizione equa e altri temi ancora.

Alla riunione sono state invitate varie personalità di spicco, al fine di discutere con i membri del gruppo Lavoratori le sfide sociali, economiche e ambientali per il futuro dell'Europa. Dopo un dibattito sulle sfide sociali con Oliver Röpke, presidente del gruppo Lavoratori, e Cinzia del Rio, vicepresidente della sezione Occupazione, affari sociali, cittadinanza, le priorità della futura presidenza portoghese sono state presentate da Ana Mendes Godinho, ministra del Lavoro, della solidarietà e della sicurezza sociale del Portogallo.

Jorge Valero, giornalista di Euractiv, ha moderato la sessione pomeridiana. La tavola rotonda dedicata alle sfide economiche in Europa è stata presieduta da Stefano Palmieri, presidente della sezione Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale del CESE. Le discussioni hanno potuto contare sui preziosi interventi degli oratori esterni, ossia Jonás Fernández, coordinatore del gruppo S&D e membro della commissione per i Problemi economici e monetari del PE, e Colin Crouch, professore emerito dell'Università di Warwick.

Il dibattito finale, che verteva sulle sfide ambientali e sul Green Deal, è stato aperto da Peter Schmidt, presidente della sezione Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente del CESE, ed è stato arricchito dagli interventi del commissario Frans Timmermans, responsabile del Green Deal, e di Lucie Studničná, vicepresidente del gruppo Lavoratori.

 

 

Séamus Boland è il nuovo presidente del gruppo Diversità Europa del CESE

A cura del gruppo Diversità Europa del CESE

Con l'inizio del nuovo mandato del CESE (2020-2025), Séamus Boland ha assunto la carica di presidente del gruppo Diversità Europa Il gruppo ne ha confermato il nuovo ruolo nella sua prima riunione del nuovo mandato, svoltasi il 27 ottobre 2020. </forte >

 

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A cura del gruppo Diversità Europa del CESE

Con l'inizio del nuovo mandato del CESE (2020-2025), Séamus Boland ha assunto la carica di presidente del gruppo Diversità Europa Il gruppo ne ha confermato il nuovo ruolo nella sua prima riunione del nuovo mandato, svoltasi il 27 ottobre 2020. </forte >

La presidenza di Séamus Boland presterà un'attenzione speciale "alla povertà e al ruolo che le organizzazioni della società civile svolgono nel combatterla". Conformemente a tale scelta, le priorità per il mandato 2020-2023 della presidenza del gruppo comprendono:

  • esaminare gli effetti della pandemia di COVID-19 sulla società;
  • attuare il Green Deal con tutte le parti interessate, sulla base dell'obiettivo di sviluppo sostenibile "Eliminare la povertà in tutte le sue forme e in tutto il mondo";
  • coinvolgere le organizzazioni della società civile, incluse le piattaforme europee, nei lavori del gruppo;
  • includere nei lavori tutti i membri del gruppo e mantenere un saldo equilibrio di genere;
  • promuovere in maniera più efficiente il lavoro del gruppo presso le altre istituzioni e il più vasto pubblico.

La candidatura di Séamus Boland alla presidenza è stata motivata dal desiderio di promuovere il ruolo della società civile e di rafforzarne la voce. Tra le questioni cui il membro irlandese propone di rivolgere l'attenzione vi è quella di affrontare i bisogni generali della società civile, garantendo, ai fini di tale obiettivo, lavori di qualità e procedure solide al CESE.

Il nuovo presidente sarà alla testa della presidenza del gruppo Diversità Europa insieme con sette vicepresidenti:

Pietro Vittorio Barbieri (IT), Jan Dirx (NL), Kinga Joó (HU), Rudolf Kolbe (AT), Ariane Rodert (SE), Simo Tiainen (FI) e Ioannis Vardakastanis (EL).

Durante la sessione plenaria inaugurale di ottobre del CESE, l'Assemblea ha nominato membri del gruppo Diversità Europa a diversi incarichi di rilievo. Si segnala, tra le altre, la nomina di Cillian Lohan alla carica di vicepresidente responsabile della comunicazione.

Informazioni dettagliate sono disponibili sulla pagina web del gruppo

Soon in the EESC/Cultural events

Il CESE ospita la mostra fotografia "Refuge", durante tutto il mese di dicembre

Il CESE ospita la mostra fotografica del fotografo francese Bruno Fert "Refuge: dans l’intimité de l’exil".

Ritratti e testimonianze, raffigurati su una serie di pannelli, si mescolano con immagini di spazi interni scattate in campi profughi e rifugi di fortuna in Grecia e Francia, compresa la "giungla" di Calais.

La mostra è stata organizzata dalla direzione Comunicazione e relazioni interistituzionali, in collaborazione con la sezione Occupazione, affari sociali e cittadinanza (SOC), per richiamare l'attenzione sul lavoro svolto dal CESE nell'ambito delle politiche migratorie, anche in relazione al Patto UE per la migrazione.

A causa delle misure restrittive anti COVID, l'evento è interamente virtuale. Venite, vi aspettiamo!

Per visitare la mostra seguite questo link:

https://www.eesc.europa.eu/it/agenda/our-events/events/refuge-private-worlds-exile (ck)

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Il CESE ospita la mostra fotografica del fotografo francese Bruno Fert "Refuge: dans l’intimité de l’exil".

Ritratti e testimonianze, raffigurati su una serie di pannelli, si mescolano con immagini di spazi interni scattate in campi profughi e rifugi di fortuna in Grecia e Francia, compresa la "giungla" di Calais.

La mostra è stata organizzata dalla direzione Comunicazione e relazioni interistituzionali, in collaborazione con la sezione Occupazione, affari sociali e cittadinanza (SOC), per richiamare l'attenzione sul lavoro svolto dal CESE nell'ambito delle politiche migratorie, anche in relazione al Patto UE per la migrazione.

A causa delle misure restrittive anti COVID, l'evento è interamente virtuale. Venite, vi aspettiamo!

Per visitare la mostra seguite questo link:

https://www.eesc.europa.eu/it/agenda/our-events/events/refuge-private-worlds-exile (ck)

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Daniela Marangoni (dm)
David Gippini Fournier (dgf)
Jasmin Kloetzing  (jk)
Katharina Radler (kr)
Katerina Serifi (ks)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarida Reis (mr)
Margarita Gavanas (mg)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Katerina Serifi (ks)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

December 2020
12/2020

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