European Economic
and Social Committee
Lavoro dignitoso in tutto il mondo: lotta al lavoro forzato e miglioramento delle condizioni di lavoro nelle catene di approvvigionamento europee
a cura del gruppo Lavoratori del CESE
Appoggiamo fermamente la promozione del lavoro dignitoso da parte della Commissione, ma temiamo che le lacune delle proposte attuali possano portare a un'attuazione non ottimale.
Il lavoro forzato può sembrare un problema lontano per molti europei ma, in realtà, la questione è molto meno remota di quanto non sembri. È stato riscontrato che molti beni di uso quotidiano, dall'abbigliamento agli smartphone, contengono materiali prodotti con il lavoro forzato.
Gli sforzi volti a ridurre e prevenire la schiavitù moderna avevano determinato un calo costante delle persone vittime del lavoro forzato, ma nel 2016 questa tendenza si è invertita.
L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima che nel 2021 le persone costrette al lavoro forzato sono state 28 milioni, ossia 10 milioni in più rispetto al 2016. Nello stesso periodo, il numero di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni coinvolti nel lavoro minorile è aumentato di oltre 8 milioni, raggiungendo un totale di 160 milioni.
L'Unione europea ha cercato di utilizzare la politica commerciale per combattere la schiavitù moderna al di fuori dei suoi confini. Questi sforzi non sono stati infruttuosi. All'inizio di quest'anno, l'OIL ha dichiarato l'Uzbekistan libero dal lavoro minorile e dal lavoro forzato grazie all'impegno profuso congiuntamente dall'UE, dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Svizzera e dall'OIL.
Più di recente, l'UE ha cercato di rafforzare gli strumenti che utilizza per contrastare le pratiche lavorative scorrette fuori dal suo territorio. In febbraio, la Commissione ha pubblicato una comunicazione sul lavoro dignitoso in tutto il mondo, nella quale ha riaffermato l'impegno dell'Europa a favore del lavoro dignitoso sia all'interno dei suoi confini che nel resto del mondo. La comunicazione ha inoltre delineato i settori sui quali la Commissione intende concentrarsi per rafforzare gli strumenti esistenti e futuri. La proposta di direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità istituirebbe l'obbligo per i grandi datori di lavoro di affrontare l'impatto negativo sull'ambiente e sui diritti umani nella loro catena di approvvigionamento. Inoltre, nell'ambito del suo discorso sullo stato dell'Unione, la Presidente von der Leyen ha annunciato una proposta volta a vietare l'ingresso nel mercato dell'UE di prodotti ottenuti con il lavoro forzato.
Continuiamo ad appoggiare fermamente la promozione del lavoro dignitoso da parte della Commissione, tuttavia, temiamo che le lacune esistenti nelle proposte attuali possano portare a un'attuazione non ottimale. Numerose piccole e medie imprese non raggiungeranno la soglia di dipendenti o di fatturato netto che le farebbe rientrare nel campo di applicazione della normativa. L'utilizzo di una terminologia vaga nella direttiva ne pregiudica l'efficacia e richiede ulteriori chiarimenti. La mancata codificazione delle strutture per il dialogo sociale rischia di escludere i lavoratori quale componente efficace di controllo. Gli sforzi messi in campo dall'Europa per migliorare le norme del lavoro a livello mondiale sono chiaramente nobili, ma resta da vedere se le sue proposte saranno adeguatamente applicate. (lc)