A cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro

La proposta della Commissione è incompleta e deve essere inclusa in una visione a lungo termine per un'agenda per la competitività.

Il 1° febbraio 2023 la Commissione europea ha presentato la sua prima risposta al pacchetto per il clima del presidente statunitense Joe Biden, un provvedimento senza precedenti, denominato normativa sulla riduzione dell'inflazione (IRA) e diretto a sostenere l'industria statunitense con sussidi record per 369 miliardi di dollari. La proposta della Commissione risponde per molti versi alle aspettative riguardo a un quadro normativo prevedibile, l'accesso ai finanziamenti, una forza lavoro adeguatamente qualificata e un'agenda commerciale aperta ma, dopo una prima valutazione, i datori di lavoro dell'UE sono concordi nel dire che costituisce un'opera ancora in corso per quanto riguarda la realizzazione di una competitività a lungo termine.

Per prima cosa non va dimenticato il complemento della transizione verde: la transizione digitale.

In secondo luogo, vale la pena rilevare che i sussidi da soli non basteranno. Il vero problema derivante dal pacchetto statunitense consiste non solo nell'importo delle sovvenzioni, che in realtà sono inferiori a quanto offerto dal bilancio e dai diversi fondi dell'UE, ma più ancora nella combinazione di tali sovvenzioni con i bassi prezzi dell'energia negli Stati Uniti. La combinazione di questi due elementi rende il pacchetto problematico per l'Europa. Se a questa combinazione di fattori si aggiunge la produttività relativamente bassa delle industrie dell'UE, ne risulta una situazione molto pericolosa per l'economia europea. I sussidi hanno già creato divisioni tra i paesi dell'UE e condurranno in ultima analisi a una frammentazione del mercato interno, a competizioni dannose e a un indebolimento dello sviluppo regionale.

In terzo luogo, il piano della Commissione sembra basato su un approccio antiquato che consiste nello scegliere quali saranno i soggetti vincenti. Rinvia a uno scenario in cui i responsabili politici fisserebbero obiettivi in materia di capacità industriale, sulla base di un'analisi settoriale e considerando l'intera catena di approvvigionamento e del valore, determinando in tal modo le imprese da favorire con il sostegno normativo e finanziario. Già il termine "settore delle tecnologie pulite" è arbitrario, perché la transizione verde interessa tutti i settori e i tipi di imprese.

Sappiamo tutti che il vero problema è la competitività. Urge riguadagnare terreno, e la transizione verso l'economia verde ce ne offre l'opportunità. Ma essere competitivi e creare posti di lavoro deve diventare uno stile di vita e un elemento centrale del nostro processo decisionale. È per questo che i datori di lavoro dell'UE chiedono un'agenda per la competitività.