A cura del gruppo Lavoratori

La Germania ha assunto la presidenza del Consiglio dell'UE in un momento cruciale per l'Europa, con l'Unione di fronte a un bivio. Affrontiamo oggi la crisi più brutale e senza precedenti verificatasi in tempo di pace da quasi un secolo a questa parte, una crisi che ha provocato centinaia di migliaia di morti solo nel nostro continente e shock economici di enormi dimensioni, per non parlare dell'incertezza circa eventuali nuovi picchi della pandemia. Durante i difficili mesi in cui erano in vigore le misure di confinamento, gli operatori sanitari, ma anche gli addetti dei servizi di consegna, dei supermercati, delle pulizie e della raccolta dei rifiuti - tutti lavori spesso precari e mal retribuiti - hanno sostenuto lo sforzo più gravoso per consentire ai nostri paesi di continuare a funzionare.

'"Insieme per l'Europa" è un motto sul quale siamo tutti d'accordo, ma i principi ad esso sottesi - sostenibilità, equità, sicurezza, valori comuni e innovazione - devono essere tradotti in realtà. Iniziative concrete nell'ambito del pilastro europeo dei diritti sociali - ad esempio un salario minimo europeo, l'attuazione del principio della parità salariale per lo stesso lavoro, provvedimenti sul distacco dei lavoratori e condizioni di lavoro trasparenti - sono oggi più necessarie che mai.

Invece delle misure di austerità adottate nel corso dell'ultima crisi, che ci hanno portato a una spirale negativa di debito e stagnazione e hanno ridotto all'osso le risorse dei nostri sistemi di assistenza sanitaria (tagli di cui paghiamo ora il prezzo in vite umane), l'Europa ha bisogno di mettere in campo provvedimenti robusti e condivisi per un piano di ripresa e di ricostruzione, sia per il breve che per il lungo periodo. Dobbiamo aspettarci un crollo del PIL del 15 %, e andare avanti con interventi di ordinaria amministrazione non è più possibile. Gli Stati membri non sono tutti ugualmente attrezzati per fronteggiare la crisi man mano che questa si aggrava, e l'assenza di una risposta europea coordinata potrebbe aprire la strada a un collasso sociale ed economico, mettendo in forse la stessa sopravvivenza dell'UE.

Il compito che la presidenza tedesca deve affrontare è gigantesco, ma sono enormi anche i rischi di insuccesso se i piani per la ripresa continueranno a rimanere bloccati in sede di Consiglio, resi inutili dai veti di questo o quel paese su ogni singolo euro, o se si trasformeranno in "salvataggi" sul modello della "troika" che già dieci anni fa hanno arrecato danni all'Europa, lasciandola impreparata così come si trova oggi. Nelle parole del presidente del gruppo Lavoratori: "Quanto più le misure per la ripresa saranno forti e tagliate su misura per la situazione degli Stati membri e delle loro popolazioni, tanto più l'Europa sarà credibile e si dimostrerà all'altezza delle sfide senza precedenti che abbiamo di fronte in questa crisi. Si tratta quindi di una questione di giustizia sociale e di solidarietà, ma il piano per la ripresa costituisce anche un baluardo contro possibili derive autoritarie che le disuguaglianze e le divisioni sociali potrebbero fomentare nei paesi dell'Unione, una volta superata l'emergenza sanitaria".