European Economic
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Il CESE affronta le lacune in materia di integrazione delle donne e dei minori migranti
Le politiche di integrazione degli Stati membri dell'UE non tengono sempre pienamente conto delle esigenze specifiche delle donne e dei minori che lottano per superare le discriminazioni o gli ostacoli alla loro integrazione. Il CESE ha proposto diversi modi per ovviare a tali carenze in un parere esplorativo presentato alla sessione plenaria di ottobre.
La presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione europea ha chiesto al CESE di esaminare i modi per agevolare l'integrazione delle donne, delle madri e delle famiglie provenienti da un contesto migratorio.
Questo parere è stato elaborato da Indrė Vareikytė, ex membro del CESE, e presentato dal relatore generale, Ákos Topolánszky, alla sessione plenaria del 29 ottobre.
Topolánszky ha avvertito che meno della metà degli Stati membri ha attuato politiche che sostengono in forma esplicita le donne e i minori discendenti di migranti che devono far fronte a discriminazioni e ostacoli all'integrazione. "Isolati, sono troppo spesso vittime di solitudine e violenza", ha dichiarato. Quanto alle soluzioni, Topolánszky ha sottolineato l'importanza di adottare un approccio multisettoriale nelle politiche in materia di integrazione, in maniera da tenere conto dell'inclusione sociale, dell'istruzione, della salute, della giustizia e degli alloggi.
Secondo il CESE, i migranti dovrebbero essere informati meglio circa gli obiettivi e i vantaggi della formazione linguistica per la loro vita. Il Comitato incoraggia inoltre a verificare ulteriormente se il quadro comune europeo di riferimento per le lingue possa essere utilizzato per semplificare il processo di formazione linguistica dei migranti e assicurare un approccio maggiormente personalizzato.
Le donne provenienti da contesti migratori sono spesso oggetto di discriminazioni multiple e intersezionali in molti ambiti della vita sociale.
Pertanto il CESE incoraggia gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Istanbul e chiede che tutti gli Stati membri provvedano a che le donne migranti vittime di violenza possano accedere a servizi, sostegno e strutture adeguati al pari delle donne autoctone.
Dato che la crisi della COVID-19 ha colpito in maniera sproporzionata le comunità vulnerabili, in particolare le donne migranti appartenenti a minoranze etniche, il CESE incoraggia vivamente la Commissione, nell'elaborare la sua nuova iniziativa sull'integrazione e sull'inclusione, a tenere conto degli insegnamenti tratti da tale crisi in tutta l'Unione e all'interno degli Stati membri.
Nell'allegato il parere presenta un elenco di progetti sociali stimolanti che sostengono le donne e i minori migranti nel quadro dell'integrazione e della formazione linguistica. (ll/tk)