European Economic
and Social Committee
La Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa dice no al "pacchetto Omnibus": le politiche dell'UE non dovrebbero essere guidate dagli interessi aziendali
La Commissione europea presenterà a breve un pacchetto di riforme legislative sugli obblighi di comunicazione societaria, noto come "pacchetto Omnibus". Il pacchetto mira a semplificare e razionalizzare i regolamenti in materia di sostenibilità, rendendo gli obblighi di comunicazione più agevoli per le imprese. Dal suo annuncio, nel novembre scorso, il pacchetto ha suscitato grande sconcerto in tutta l'UE, provocando un vasto dibattito e le proteste di diversi gruppi. Le organizzazioni della società civile, i sindacati, le imprese, gli investitori, la professione legale e gli studiosi del ramo hanno espresso tutti preoccupazione per la possibile deregolamentazione che deriverebbe da questo pacchetto, e hanno esortato la Commissione a salvaguardare gli strumenti in questione, anziché indebolirli. Andriana Loredan, della Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa (ECCJ) ci spiega qual è la posta in gioco e il motivo per cui organizzazioni della società civile come la ECCJ si oppongono al "pacchetto Omnibus".
La competitività utilizzata come pretesto per indebolire indispensabili atti legislativi in materia di sostenibilità
Il "pacchetto Omnibus" si concentra su tre essenziali strumenti di sostenibilità al centro del Green Deal europeo: la direttiva relativa alla rendicontazione societaria di sostenibilità, la direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità e il regolamento sulla tassonomia. Questo pacchetto è il risultato diretto del nuovo orientamento della Commissione, che ha avuto inizio con la relazione di Mario Draghi sul futuro della competitività europea del settembre 2024. La relazione Draghi ascrive in parte la stagnazione dei mercati dell'UE a oneri normativi eccessivi a carico delle imprese, trascurando in modo conveniente rispetto alle argomentazioni che presenta altri fattori chiave, come l'inflazione dei prezzi del petrolio, del gas e dei prodotti alimentari indotta dalla speculazione di alcune multinazionali. Secondo la relazione, il quadro dell'UE in materia di rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza è all'origine di ingenti oneri normativi. In assenza di prove che colleghino la legislazione in materia di sostenibilità alla presunta mancanza di competitività dell'UE, questa visuale ristretta è diventata un pretesto per eventualmente smantellare per intero la legislazione in materia di sostenibilità.
Con questo particolare "pacchetto Omnibus", la Commissione intende semplificare alcuni degli strumenti più importanti recentemente adottati per affrontare l'impatto delle grandi imprese sui cittadini e sull'ambiente: tra questi, la direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, adottata solo lo scorso anno e non ancora attuata.
Qualsiasi discussione sul contenuto del pacchetto rimane per ora allo stadio di ipotesi. Tuttavia, uno dei principali rischi derivanti dal "pacchetto Omnibus" è che gli strumenti di sostenibilità vengano rimessi in discussione, cosa che potrebbe portare alla rinegoziazione di disposizioni essenziali (come la responsabilità civile o i piani di transizione climatica a norma della direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità). La Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa è fermamente contraria a una riapertura della discussione sulla legislazione già concordata in materia di sostenibilità, che avrebbe l'effetto di accrescere l'incertezza normativa, di mettere a rischio il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente da parte delle imprese e di penalizzare gli operatori che si muovono per primi.
Influenza sproporzionata delle imprese nell'ambito di un processo di consultazione viziato
L'annuncio del "pacchetto Omnibus" e l'elaborazione della proposta da parte della Commissione sono stati condotti in una totale mancanza di trasparenza e senza tenere conto dei Trattati dell'UE o delle norme procedurali della Commissione stessa.
La Commissione intende presentare la sua "iniziativa Omnibus" in tempi molto brevi, cosa che renderà impossibile effettuare un'adeguata valutazione d'impatto e una consultazione pubblica. Tale approccio è incompatibile con il diritto di partecipare ai processi decisionali dell'UE, un principio democratico tutelato dai Trattati dell'UE. È inoltre in contrasto con gli orientamenti per legiferare meglio della Commissione, che richiedono una consultazione ampia e trasparente dei portatori di interessi durante l'elaborazione delle politiche da parte della stessa Commissione.
Nel febbraio 2025 la Commissione ha invece dato vita a una parvenza di consultazione, facendo a suo dire "il punto della situazione", con un piccolo e selettivo gruppo di portatori di interessi, principalmente grandi aziende e associazioni di imprese. Molte di queste imprese sono attualmente alle prese con azioni legali riguardanti i diritti umani o gli abusi ambientali nelle loro attività o nelle loro catene del valore. Hanno pertanto un interesse concreto a indebolire la legislazione in materia di sostenibilità, a discapito dei lavoratori, delle comunità locali e dell'azione per il clima. Inoltre, la rappresentanza sproporzionata delle grandi imprese è in netto contrasto con quella, inadeguata, della società civile. Le organizzazioni della società civile, i sindacati e le piccole imprese sono stati rappresentati solo simbolicamente, mentre le vittime di abusi societari e le imprese che promuovono le norme in materia di sostenibilità sono state completamente escluse dal confronto.
"Pacchetto Omnibus": una potenziale minaccia per delle politiche climatiche ambiziose
La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il commissario Valdis Dombrovskis, che supervisiona l'intero processo di "semplificazione", sembrano allinearsi all'agenda delle imprese più grandi e potenti. In particolare, tra i partner principali della Commissione nella proclamata verifica del "punto della situazione" figuravano imprese dei settori petrolifero e petrolchimico, del gas, dell'automobile e finanziario, le cui attività contribuiscono in modo significativo ai cambiamenti climatici e che hanno interesse a ridurre gli obblighi climatici. Data l'attuale crisi climatica e i suoi effetti negativi sulle persone e sull'ambiente, ciò fa temere che il "pacchetto Omnibus" possa rappresentare un passo indietro per le politiche climatiche.
La priorità della Commissione dovrebbe essere l'attuazione e non già la deregolamentazione
Se è realmente preoccupata per la competitività, la riduzione dell'onere normativo, i diritti umani e la giustizia climatica, la Commissione dovrebbe valutare come attuare efficacemente gli strumenti di sostenibilità. Ciò può essere facilmente realizzato elaborando orientamenti per assistere le imprese e le autorità degli Stati membri, come indicato dalla direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, nonché sviluppando il finanziamento e promuovendo la creazione di capacità. Tale approccio risponderebbe alle critiche espresse nella relazione Draghi in merito alla mancanza di orientamenti per facilitare l'applicazione della legislazione dell'UE in materia di sostenibilità.
In ultima analisi la riscrittura di normative fondamentali in materia di sostenibilità, effettuata in tutta segretezza, a porte chiuse e insieme ad alcune delle maggiori imprese mondiali, non è certo la strada giusta verso il conseguimento di un'autentica competitività.
Andriana Loredan è responsabile delle politiche presso la Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa (ECCJ) e partecipa alla campagna in favore della direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità sin dalla presentazione della relativa proposta nel 2022. In precedenza ha lavorato presso l'organizzazione Anti-Slavery International, occupandosi del tema delle imprese e dei diritti umani sotto il profilo del lavoro forzato.