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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

JUNE 2022 | IT

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Editoriale

Editoriale

Il principio della parità di genere nella preparazione del bilancio dell'UE

I bilanci non sono neutrali. Essi possono essere indicatori dell'impegno a soddisfare, ad esempio, le esigenze delle donne e a conseguire la parità di genere. La commissione Affari finanziari e di bilancio del CESE ha deciso pertanto di effettuare un'analisi approfondita del bilancio di genere. Ma di cosa stiamo parlando in effetti? Si tratta di integrare una prospettiva di parità di genere nell'elaborazione e nell'esecuzione del bilancio. Ciò significa promuovere la responsabilità e la trasparenza per quanto riguarda i potenziali impatti delle decisioni di spesa sulla parità di genere, specificando i gruppi di beneficiari per evitare discriminazioni o disuguaglianze nell'attuazione delle diverse politiche e azioni. Questa metodologia consente di comprendere meglio come le entrate e le spese nelle politiche dei diversi organi, istituzioni e governi possano avere impatti diversi sulle donne e sugli uomini. Ciò può anche contribuire a utilizzare le risorse pubbliche in modo da rendere i bilanci e le politiche più efficienti ed efficaci.
 

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Il principio della parità di genere nella preparazione del bilancio dell'UE

I bilanci non sono neutrali. Essi possono essere indicatori dell'impegno a soddisfare, ad esempio, le esigenze delle donne e a conseguire la parità di genere.

La commissione Affari finanziari e di bilancio del CESE ha deciso pertanto di effettuare un'analisi approfondita del bilancio di genere. Ma di cosa stiamo parlando in effetti? Si tratta di integrare una prospettiva di parità di genere nell'elaborazione e nell'esecuzione del bilancio. Ciò significa promuovere la responsabilità e la trasparenza per quanto riguarda i potenziali impatti delle decisioni di spesa sulla parità di genere, specificando i gruppi di beneficiari per evitare discriminazioni o disuguaglianze nell'attuazione delle diverse politiche e azioni. Questa metodologia consente di comprendere meglio come le entrate e le spese nelle politiche dei diversi organi, istituzioni e governi possano avere impatti diversi sulle donne e sugli uomini. Ciò può anche contribuire a utilizzare le risorse pubbliche in modo da rendere i bilanci e le politiche più efficienti ed efficaci.

Il bilancio di genere si basa sull'impegno dell'UE riguardo l'integrazione di genere, e il Parlamento europeo e il Consiglio hanno ripetutamente invitato gli Stati membri a introdurre e ad attuare questo approccio. Anche la Commissione europea è fortemente impegnata per una metodologia che renderebbe possibile valutare l'impatto di genere della spesa nell'intero bilancio dell'UE.

Uno studio dalla commissione BUDG del Parlamento europeo ha raccomandato che il Parlamento, la Commissione europea e il Consiglio intervengano per incorporare il principio della parità di genere nell'elaborazione del bilancio dell'UE. Una risoluzione del Parlamento europeo ha dimostrato l'impegno di tale istituzione a favore del bilancio di genere, anche con lo scopo di influenzare altre istituzioni dell'UE in futuro.

Ritengo che il Comitato economico e sociale europeo si trovi in una situazione ideale per seguire tale raccomandazione. Naturalmente, il Parlamento europeo potrebbe utilizzare le discussioni in plenaria sul bilancio e sul discarico di bilancio per chiedere che venga perseguito tale obiettivo. L'inclusione del bilancio di genere nel bilancio e la sua attuazione da parte delle istituzioni europee richiederà inevitabilmente un impegno politico e un'azione legislativa. Valuteremo attentamente se, in qualità di istituzione consultiva che rappresenta le organizzazioni della società civile, possiamo partecipare a tale importante processo strategico.

Giulia Barbucci, vicepresidente del CESE per il bilancio

 

Date da ricordare

20 giugno 2022, Bruxelles

Convegno "One Health" (Salute)

6 luglio 2022, Bratislava (Slovacchia)

Lo Stato di diritto: perché dovremmo preoccuparcene?

13 e 14 luglio 2022, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

31 luglio 2022, ore 10:00 (ora di Bruxelles)

Premio per la società civile: Creare un futuro migliore per i giovani e aiutare le vittime della guerra in Ucraina - termine per la presentazione delle candidature

Dall'Ucraina, in viaggio verso....

Kolya ha vissuto da solo con il gatto di famiglia nel suo appartamento, nel centro di Irpin, semidistrutto dagli attacchi dell'aviazione russa. La sua famiglia è fuggita in Francia, ma lui ha scelto di rimanere per difendere la casa e i loro averi. Ci ha mostrato con orgoglio le fotografie dei suoi figli, i trofei che hanno vinto nei saggi di balletto o nelle gare di taekwondo, e ci ha detto che è sicuro che si riunirà presto con loro, "quando tutto questo sarà finito".

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Kolya ha vissuto da solo con il gatto di famiglia nel suo appartamento, nel centro di Irpin, semidistrutto dagli attacchi dell'aviazione russa. La sua famiglia è fuggita in Francia, ma lui ha scelto di rimanere per difendere la casa e i loro averi. Ci ha mostrato con orgoglio le fotografie dei suoi figli, i trofei che hanno vinto nei saggi di balletto o nelle gare di taekwondo, e ci ha detto di essere sicuro che si riunirà presto con loro, "quando tutto questo sarà finito".

Costas Constantinou è capo redattore del giornale cipriota Politis. È andato in Ucraina a marzo e di nuovo in aprile per coprire la guerra, la crisi dei rifugiati e la lotta degli ucraini per la sopravvivenza. Un ringraziamento di cuore a Constantinou per aver condiviso con noi l'attimo che ha immortalato. (ks)

Veniamo al punto!

Nella sezione "Veniamo al punto!" i membri del CESE esprimo il loro punto di vista su temi importanti dell'agenda europea. Alena Mastantuono figura tra i relatori del parere in materia di sicurezza dell'approvvigionamento energetico - intitolato REPowerEU: azione europea comune per un'energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili - che il CESE ha adottato nella sessione plenaria dello scorso maggio.

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Nella sezione "Veniamo al punto!" i membri del CESE esprimo il loro punto di vista su temi importanti dell'agenda europea. Alena Mastantuono figura tra i relatori del parere in materia di sicurezza dell'approvvigionamento energetico - intitolato REPowerEU: azione europea comune per un'energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili - che il CESE ha adottato nella sessione plenaria dello scorso maggio. In questo numero Mastantuono si rivolge ai lettori per parlare del nuovo pacchetto sul piano REPowerEU che la Commissione europea ha presentato lo scorso 18 maggio. (ehp)

L'Europa e la roulette russa

La minaccia del Cremlino di tagliare gli approvvigionamenti di gas grava sull'Europa. Dopo la Polonia e la Bulgaria, anche Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi sono finiti sulla "lista nera" del governo russo e hanno visto ridurre le loro forniture di gas.

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La minaccia del Cremlino di tagliare il gas russo aggira l'Europa. Dopo la Polonia e la Bulgaria, anche Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi sono finiti sulla "lista nera" del governo russo e hanno visto ridurre le loro forniture di gas.

Il 18 maggio la Commissione europea ha reso noto il suo piano REPowerEU, dotato di 300 miliardi di EUR e volto a eliminare le importazioni di energia dalla Russia entro il 2027. I governi dell'UE sono alla ricerca di soluzioni per sostituire rapidamente gli approvvigionamenti energetici russi. Stanno accelerando la diffusione delle fonti rinnovabili e incrementando la spesa pubblica per costruire le infrastrutture necessarie all'importazione e allo stoccaggio del gas naturale liquefatto. Sono inoltre alla ricerca di settori in cui sia possibile risparmiare energia e sostituire il gas. Intanto il tempo passa, e nessuno sa chi sarà il prossimo bersaglio di questa "roulette russa". La situazione è senza dubbio estremamente grave e richiede azioni senza precedenti.

Gli investimenti straordinari nelle infrastrutture e la diffusione delle energie rinnovabili sembrano difficili, soprattutto in un momento in cui le economie si stanno riprendendo dalla COVID-19. Ogni euro speso deve essere generato in un'economia che è attualmente oberata da un'inflazione elevata, e se viene preso in prestito ha il suo prezzo e contribuisce al rischio di indebitamento. Allo stesso tempo, le regole del mercato fanno sì che, essendoci una domanda più elevata, anche i prezzi sono in aumento. I costi aggiuntivi per la sicurezza causati dalla guerra rischiano a loro volta di far salire ulteriormente i prezzi dell'energia. Un'altra sfida che ci troviamo ad affrontare è quella dell'interruzione delle catene di approvvigionamento, che ostacola la diffusione delle energie rinnovabili.

Per accelerare l'adozione delle tecnologie pulite, il piano REPowerEU si concentra giustamente sull'accelerazione delle procedure di autorizzazione, e i nuovi progetti eolici e solari sono stati definiti una questione di "interesse pubblico prevalente". Il piano invoca inoltre, in linea con il parere del CESE sulla comunicazione REPowerEU, l'introduzione di "aree di riferimento" a livello nazionale nelle zone a basso rischio ambientale. Allo stesso tempo, propone di aumentare l'obiettivo dell'UE in materia di energie rinnovabili portandolo al 45 % entro il 2030, rispetto all'obiettivo del 40 % presentato lo scorso anno, e di portare l'obiettivo di efficienza energetica dal 9 % proposto nel luglio 2021 al 13 %. Propone inoltre di rendere obbligatori i pannelli solari per gli edifici residenziali pubblici e i nuovi edifici residenziali rispettivamente entro il 2025 e il 2029. Data l'attuale situazione del mercato, è chiaro, semplicemente, che sul piano tecnico non sarà possibile raggiungere tali obiettivi. È giusto essere ambiziosi, ma dobbiamo pensare a quanto siano realistici e affidabili i nostri obiettivi.

Nel piano, inoltre, la Commissione sottolinea che affrancare i paesi dalla dipendenza dai rifornimenti russi renderà i prezzi dell'energia in Europa più elevati e più volatili. La situazione richiede misure temporanee mirate negli Stati membri, che abbiano il minore effetto distorsivo possibile sul mercato dell'UE, oppure misure a livello dell'UE che non compromettano gli sforzi di decarbonizzazione o l'approvvigionamento energetico. Nel complesso, gli interventi sul mercato comportano il rischio di effetti controproducenti per il raggiungimento degli obiettivi a più lungo termine, in quanto generano incertezze negli investimenti e disincentivano la decarbonizzazione nel settore dell'energia.

Il mercato europeo dell'energia elettrica ha dimostrato di funzionare bene nel prevenire la riduzione o persino l'interruzione dell'erogazione di energia elettrica in determinati territori. La solidarietà tra gli Stati membri sul mercato dell'energia elettrica dell'UE sarà fondamentale, non solo prima del prossimo inverno, ma anche prima del prossimo giro di questa partita di "roulette russa".

Alena Mastantuono, membro del CESE

 

"Una domanda a…"

Una domanda a …

In questa sezione invitiamo i membri del CESE a rispondere a una domanda su un argomento che ritengono prioritario per l'agenda europea.

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In questa sezione invitiamo i membri del CESE a rispondere a una domanda su un argomento che ritengono prioritario per l'agenda europea.

Nella sessione plenaria di maggio il Comitato ha adottato una risoluzione dal titolo Coinvolgimento della società civile organizzata nei piani nazionali per la ripresa e la resilienza – Come migliorarlo? Luca Jahier è uno dei tre relatori della risoluzione con Gonçalo Lobo Xavier e Javier Doz Orrit.
Abbiamo invitato il relatore Jahier, ex Presidente del Comitato economico e sociale europeo (2018-2020) e attuale vicepresidente del gruppo Semestre europeo, a rispondere a una domanda su questo tema. (ehp)

 

Luca Jahier: i piani nazionali per la resilienza sono a buon punto

CESE info: Qual è il Suo parere sullo stato di attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza negli Stati membri?

Luca Jahier: Un anno fa eravamo all'inizio del processo di attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza, e solo pochissimi paesi avevano compiuto progressi nella preparazione dei loro piani nazionali. 

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CESE info: Qual è il Suo parere sullo stato di attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza negli Stati membri?

Luca Jahier: Un anno fa eravamo all'inizio del processo di attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza, e solo pochissimi paesi avevano compiuto progressi nella preparazione dei loro piani nazionali.  

Era essenziale prima di tutto verificare e sottolineare l'importanza di attuare l'articolo 18 del regolamento UE, relativo all'obbligo per gli Stati membri di coinvolgere le organizzazioni della società civile, le parti sociali, gli enti locali, le università e altre parti interessate nella preparazione, nell'attuazione e nel monitoraggio dei piani.

Quest'anno 26 paesi hanno ultimato la messa a punto dei loro piani (i Paesi Bassi la stanno completando) e, ad eccezione di due soli paesi, per effetto della condizionalità legata allo "Stato di diritto", tutti gli altri piani sono già stati approvati e molti sono già in fase di attuazione. Alcuni sono già stati finalizzati, hanno ricevuto una valutazione positiva dall'UE per i primi sei mesi di attuazione e stanno progredendo rapidamente nel secondo semestre. Vi sono del resto molti altri elementi relativi all'applicazione pratica dell'articolo 18 del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, e in generale il contenuto finale dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza è stato ora valutato favorevolmente dalla società civile organizzata.

Sebbene vi siano molte differenze qualitative nel coinvolgimento delle organizzazioni della società civile nei vari Stati membri, che in alcuni di essi è risultato minimo, sono state individuate anche alcune buone pratiche. Ad esempio, in Austria, Francia, Lussemburgo, Spagna e Svezia esiste una cooperazione ravvicinata e costruttiva con i governi, rafforzata dalla trasparenza e dal dialogo continuo. In Cechia, Estonia, Finlandia, Italia e Spagna è stato inoltre realizzato un sito web o un portale governativo dedicato al dispositivo per la ripresa e la resilienza, con informazioni trasparenti a disposizione del pubblico. In Italia, nel novembre 2021 è stato istituito, a livello governativo, un Tavolo permanente per il partenariato coordinato dal presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL). In Croazia la società civile organizzata è coinvolta nella preparazione dei bandi di gara per l'attuazione del PNRR. In Portogallo infine è stato creato un organismo di monitoraggio, il Comitato nazionale di monitoraggio, che comprende, tra gli altri, rappresentanti delle parti sociali, delle università e del settore sociale.

Possiamo pertanto concludere che, in primo luogo, è necessario sottolineare ulteriormente questo punto, invitando gli Stati membri a fare propri gli insegnamenti positivi e a seguire queste buone pratiche. In secondo luogo, possiamo confermare che una partecipazione efficace, stabile e di qualità delle organizzazioni della società civile alla governance economica degli Stati membri deve basarsi su norme giuridiche e su procedure pubbliche e trasparenti, garantite da una direttiva o da un regolamento dell'UE.

 

 

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

Ogni mese, in questa rubrica vi invitiamo a scoprire una personalità che, con il suo lavoro e il suo impegno, rappresenta una fonte di ispirazione. Il suo coraggio, la sua forza di carattere e la sua determinazione ad agire sono particolarmente esemplari, e il suo valore merita rispetto. Il nostro ospite di questo mese è Kostas Onisenko.

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Ogni mese, in questa rubrica vi invitiamo a scoprire una personalità che, con il suo lavoro e il suo impegno, rappresenta una fonte di ispirazione. Il suo coraggio, la sua forza di carattere e la sua determinazione ad agire sono particolarmente esemplari, e il suo valore merita rispetto. Il nostro ospite di questo mese è Kostas Onisenko.

Kostas Onisenko è un giornalista che da vent'anni lavora per i media, i giornali e la televisione greci. Dal 2014 copre la guerra tra Russia e Ucraina, e da cinque anni vive a Kiev, città da cui invia i suoi articoli a vari mezzi di informazione greci. Allo stesso tempo, Onisenko informa regolarmente il pubblico greco sugli sviluppi in Ucraina attraverso le sue pagine sui social network.

"Obiettività" o "moralità"? Questo il dilemma per i media che seguono la guerra in Ucraina

Dopo la guerra in Vietnam, la comunità internazionale dei giornalisti ha mostrato la tendenza a seguire in modo acritico i conflitti armati, evitando cioè di sostenere l'una o l'altra parte. Contrariamente a quanto avveniva in passato, quando cioè il giornalista era direttamente integrato nell'esercito di un paese, questa nuova pratica è stata giudicata un enorme passo avanti verso l'obiettività. Ciò è stato reso possibile dalla crescita economica dei mezzi di comunicazione di massa, ma anche dal fatto che la maggior parte dei conflitti si svolgeva "lontano" dalla sede dei media più importanti. Si trattava di guerre "straniere", ed era quindi relativamente facile per i giornalisti prendere le distanze dagli avvenimenti. La guerra in Ucraina ha intaccato questo principio e potrebbe, nel prossimo futuro, apportare cambiamenti significativi al funzionamento generale dei media e alle loro relazioni con la società e lo Stato.

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Dopo la guerra in Vietnam, la comunità internazionale dei giornalisti ha mostrato la tendenza a seguire in modo acritico i conflitti armati, evitando cioè di sostenere l'una o l'altra parte. Contrariamente a quanto avveniva in passato, quando cioè il giornalista era direttamente integrato nell'esercito di un paese, questa nuova pratica è stata giudicata un enorme passo avanti verso l'obiettività. Ciò è stato reso possibile dalla crescita economica dei mezzi di comunicazione di massa, ma anche dal fatto che la maggior parte dei conflitti si svolgeva "lontano" dalla sede dei media più importanti. Si trattava di guerre "straniere", ed era quindi relativamente facile per i giornalisti prendere le distanze dagli avvenimenti. La guerra in Ucraina ha intaccato questo principio e potrebbe, nel prossimo futuro, apportare cambiamenti significativi al funzionamento generale dei media e alle loro relazioni con la società e lo Stato.

Dal punto di vista della comunicazione, la guerra in Ucraina, che ha avuto inizio con l'invasione della Crimea ad opera della Russia nel 2014, era costellata di bugie fin dal principio. I media internazionali, sia grandi che più piccoli, hanno trasmesso notizie di "russofoni repressi dai neonazisti" nell'Ucraina orientale, fornendo al Cremlino la scusa per proseguire le proprie atrocità. La pubblicazione di queste notizie non è stata, tanto, il risultato di un lavoro malfatto da parte dei media occidentali, ma ha dimostrato, piuttosto, che il sistema mediatico dell'"Occidente" era impreparato di fronte a una simile ondata di disinformazione, organizzata e finanziata da Mosca, e che quest'ultima ha approfittato delle libertà del mondo occidentale per attaccare queste stesse libertà.

Quando tutto ciò è è venuto alla luce, soprattutto negli ultimi tre mesi, gran parte dei giornalisti stranieri si è schierata apertamente a favore dell'Ucraina. E non solo in quanto il paese è vittima di un'aggressione non provocata, ma anche perché si è capito che erano stati attaccati tutti i principi e i valori su cui poggiano - tra l'altro - la libertà d'espressione e il funzionamento dei media.

A prima vista, questa scelta potrebbe essere vista come un "passo indietro" da parte della comunità dei giornalisti in termini di obiettività, per quanto "obiettivo" e "imparziale" possa mai essere il modo di presentare un violentatore e la sua vittima. In questa guerra è apparso più chiaro, rispetto ad altre occasioni, che "l'equidistanza" fra vittima e aggressore gioca sempre a favore del secondo.

Si è posto anche il dilemma di scegliere tra obiettività e moralità. Potrà sembrar strano, ma per alcuni dei media più grandi questo dilemma sussiste ancora, al pari del seguente interrogativo: l'Europa, almeno nell'accezione che gli Ucraini danno a questa parola, è disposta a proteggere le sue libertà anche se ciò comporta un controllo più stretto di eventuali violazioni a tali libertà?

La società ucraina e soprattutto i giornalisti presenti nel paese avevano capito già otto anni fa che per la Federazione russa - e di conseguenza per qualunque potere che voglia boicottare i principi e i valori dell'Europa - la nostra libertà d'espressione e i media in quanto istituzione sono uno strumento di guerra. Di una guerra contro di noi.

Oltre al fatto di aver subito un'invasione militare, negli ultimi otto anni gli Ucraini sono stati presentati come responsabili o corresponsabili di questa situazione: da vittime che erano, sono stati fatti apparire come aggressori. Ciò ha avuto conseguenze, tra l'altro, sul piano della guerra, sotto forma di sanzioni minori nei confronti della Russia, ritardi nella fornitura di attrezzature militari all'Ucraina e altro ancora. E se oggi la situazione sembra invertirsi, ciò è dovuto al fatto che molte delle bugie grossolane della Russia vengono svelate grazie al lavoro dei giornalisti, ma anche che una parte di questi sta riscoprendo il proprio ruolo nella società. Non il ruolo di un canale di informazioni passivo, ma del sistema nervoso centrale della società, che aiuta tra l'altro a rispondere a un quesito fondamentale: dove sta il bene e dove il male?

Kostas Onisenko

Kostas Onisenko è un giornalista greco che vive e lavora in Ucraina come corrispondente per alcuni media greci.

 

 

Notizie dal CESE

Charles Michel, intervenendo al CESE, chiede la creazione di una comunità geopolitica europea che includa l'Ucraina

Aprendo la sessione plenaria di maggio, la Presidente del CESE ha sottolineato: "Dobbiamo affrontare uniti le conseguenze della guerra in Ucraina e le sfide geopolitiche che ci attendono. Il ruolo guida dell'Europa nella gestione delle crisi deve evolversi in un una leadership mondiale nel dar forma al futuro.

 

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Aprendo la sessione plenaria di maggio, la Presidente del CESE ha sottolineato: "Dobbiamo affrontare uniti le conseguenze della guerra in Ucraina e le sfide geopolitiche che ci attendono. Il ruolo guida dell'Europa nella gestione delle crisi deve evolversi in un una leadership mondiale nel dar forma al futuro.

"Il Cremlino ha sbagliato: riguardo le sue capacità militari, riguardo l'intensità della resistenza ucraina, riguardo la determinazione e l'unità dell'Europa" ha detto il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che ha proposto un nuovo approccio ai negoziati di adesione.

Dato il lento avanzamento dei negoziati con i paesi dei Balcani occidentali e le recenti richieste di adesione di Ucraina, Georgia e Moldova, l'UE dovrebbe considerare un approccio "di integrazione proporzionato e controllato".

Secondo Michel "una soluzione consisterebbe in un'integrazione graduale e progressiva durante il processo di adesione".

Il Presidente del Consiglio europeo ha menzionato la creazione di una comunità geopolitica europea, man mano che l'UE assume una maggiore leadership politica. La politica estera costituirebbe un importante settore di cooperazione all'interno di questa Comunità. "L'obiettivo è costruire la convergenza e approfondire la cooperazione operativa per affrontare le sfide comuni, la pace, la stabilità e la sicurezza nel nostro continente", ha dichiarato il Presidente.

Tuttavia, ha precisato, "questa iniziativa non è in alcun modo destinata a sostituire l'allargamento o a trovare una nuova scusa per procrastinare, né equivale a una garanzia per chi partecipa che un giorno sarà membro dell'UE". (at)

 

Un sistema migratorio globale e coeso può costituire un'arma in grado di proteggere l'Europa dalle minacce dei dittatori e dalle crisi dei rifugiati

In risposta alla strumentalizzazione dei migranti da parte di paesi terzi alle frontiere esterne dell'UE, il CESE ha organizzato un convegno su questo tema, sottolineando la necessità di rilanciare con urgenza l'europeizzazione della politica migratoria. Finora i leader autoritari hanno strumentalizzato la sofferenza delle persone per provocare crisi umanitarie e ricattare così l'Europa, approfittando delle lacune esistenti della politica migratoria dell'UE.

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In risposta alla strumentalizzazione dei migranti da parte di paesi terzi alle frontiere esterne dell'UE, il CESE ha organizzato un convegno su questo tema, sottolineando la necessità di rilanciare con urgenza l'europeizzazione della politica migratoria. Finora i leader autoritari hanno strumentalizzato la sofferenza delle persone per provocare crisi umanitarie e ricattare così l'Europa, approfittando delle lacune esistenti nella politica migratoria dell'UE.

Il convegno intitolato Verso un'europeizzazione della politica migratoria? Insegnamenti da trarre dalla strumentalizzazione dei migranti e dalla guerra in Ucraina si è tenuto in concomitanza con la riunione della sezione Relazioni esterne (REX).

Va sottolineato che la strumentalizzazione dei migranti da parte del regime bielorusso non costituisce affatto il primo caso di questo genere, dato che anche la Turchia, la Libia e il Marocco hanno commesso abusi simili.

Riferendosi alla strumentalizzazione dei migranti come arma nelle mani di leader autoritari, Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea responsabile per la Promozione dello stile di vita europeo, ha affermato che "la lezione principale da trarre dalle nostre politiche è che, fintantoché non riusciremo a mettere in atto un sistema comune e concordato in materia migratoria, continueremo a costituire un bersaglio".

Da parte sua, la Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato che "la crisi dei rifugiati ha dimostrato chiaramente che la migrazione è una sfida che riguarda tutti gli Stati membri. L'Unione europea deve trasformare questa sfida in un'opportunità per portare avanti il nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, al fine di realizzare i cambiamenti sistematici necessari per definire una politica dell'UE in materia di asilo e migrazione che sia razionale e basata sui diritti".

"Questo è il momento della geopolitica", ha poi aggiunto Margaritis Schinas, spiegando che "così come ci siamo uniti durante la pandemia, la guerra in corso sta producendo gli stessi effetti nell'opinione pubblica europea, e questo è un aspetto estremamente importante". (at)

 

Non può esservi spazio per la repressione del dialogo con la società civile nell'UE

Il Comitato economico e sociale europeo esorta con forza le istituzioni dell'UE ad adottare una politica di "tolleranza zero" nei confronti degli atteggiamenti e delle pratiche degli Stati membri che ostacolano il lavoro della società civile e ne restringono gli spazi in Europa.

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Il Comitato economico e sociale europeo esorta con forza le istituzioni dell'UE ad adottare una politica di "tolleranza zero" nei confronti degli atteggiamenti e delle pratiche degli Stati membri che ostacolano il lavoro della società civile e ne restringono gli spazi in Europa.

Per contrastare questi preoccupanti sviluppi, il CESE chiede all'UE di prendere una serie di provvedimenti (ad esempio revocare l'assegnazione di fondi europei ai paesi che non rispettano i valori dell'UE) che garantiscano la piena partecipazione della società civile in tutte le fasi del processo di definizione delle politiche e salvaguardino la democrazia partecipativa in Europa.

Nel parere Il ruolo delle organizzazioni della società civile in quanto custodi del bene comune nella ripresa e ricostruzione post-pandemia delle società e delle economie dell'UE, il CESE osserva che nell'UE la società civile si trova ancora di fronte a molti ostacoli di rilievo e, in alcuni Stati membri, vede addirittura ridursi drasticamente il proprio spazio di manovra. Tutto ciò nonostante il ruolo essenziale che essa continua a svolgere nell'attutire gli effetti della pandemia, e per quanto esemplare sia l'aiuto che essa presta ai rifugiati ucraini fin dal primo giorno dell'aggressione russa al loro paese.

"La società civile è stata ed è determinante nell'aiutare la società europea a superare la pandemia di COVID-19. Adesso, poi, la crisi in Ucraina ha reso evidente il valore e l'importanza della società civile per le nostre democrazie", spiega il relatore del parere Ioannis Vardakastanis.

Ora che la società civile si appresta a recare un contributo cruciale alla ripresa dagli effetti devastanti della pandemia, e che a tal fine ogni componente sociale è chiamata a fare la sua parte, l'UE deve assicurarsi che i decisori politici dialoghino con la società civile: l'assenza di tale dialogo, infatti, è uno degli ostacoli principali incontrati dalla società civile europea.

E un altro ostacolo è costituito dall'assenza di un coinvolgimento significativo della società civile nei processi decisionali relativi a importanti iniziative politiche e legislative.

Secondo il CESE, le istituzioni europee devono adottare una politica di "tolleranza zero" nei confronti di tali atteggiamenti di ostracismo e diniego, e "reagire con forza e senza compromessi", dato che l'inclusione della società civile nei processi decisionali è parte integrante del rispetto dei valori dell'UE e dei Trattati europei. Per eradicare tali pratiche, occorre adottare misure legislative a livello sia nazionale ed europeo.

Le organizzazioni della società civile dovrebbero ricevere - a livello europeo, nazionale e locale - un sostegno tecnico e finanziario che le aiuti a sviluppare il proprio ruolo senza tuttavia comprometterne l'indipendenza. (ll)

 

I piani per la ripresa avranno successo solo con un coinvolgimento sistematico della società civile europea

Il CESE ha adottato una nuova risoluzione sul coinvolgimento della società civile organizzata nell'attuazione e nel monitoraggio dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR). Da una recente consultazione emerge che, contrariamente a quanto previsto dalla regolamentazione, la società civile organizzata non è sufficientemente coinvolta in questi piani.

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Il CESE ha adottato una nuova risoluzione sul coinvolgimento della società civile organizzata nell'attuazione e nel monitoraggio dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR). Da una recente consultazione emerge che, contrariamente a quanto previsto dalla regolamentazione, la società civile organizzata non è sufficientemente coinvolta in questi piani.

Il Comitato chiede regole chiare per porre rimedio in modo efficace a tale situazione e riportare l'economia sulla buona strada. Nel dibattito sull'adozione del parere, la Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato che "coinvolgere la società civile organizzata nelle riforme stabilite nei PNRR è indispensabile per migliorare la qualità, la trasparenza e l'attuazione delle nuove politiche." Gonçalo Lobo Xavier, vicepresidente del gruppo Semestre europeo (GSE), ha esposto alcuni dei principali risultati della consultazione, sottolineando che

"in linea generale, il contenuto finale dei PNRR è valutato positivamente dalla società civile organizzata. In questi piani, tuttavia, la dimensione sociale è spesso poco sviluppata". Javier Doz Orrit, presidente del GSE, ha presentato le principali raccomandazioni. Ha inoltre invitato gli Stati membri "a conformarsi con urgenza alle norme stabilite nel dispositivo per la ripresa e la resilienza" e ha chiesto alla Commissione europea e al Parlamento di garantire tale rispetto. Luca Jahier, vicepresidente del GSE, ha illustrato alcune buone pratiche e dichiarato che "la mancanza di una partecipazione efficace e di qualità della società civile organizzata alla governance economica dell'UE non sarà risolta in modo soddisfacente fino a quando non vi sarà una riforma del semestre europeo".

Al dibattito ha partecipato anche Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, il quale ha sottolineato l'impatto dell'invasione russa dell'Ucraina sulla ripresa economica mondiale e sull'UE, e le misure da adottare per assorbire questo shock e andare avanti. (tk)

 

Il CESE avverte che la guerra in Ucraina mette a dura prova la politica di coesione dell'UE

La politica di coesione è fondamentale per superare la crisi della COVID-19, per realizzare la neutralità climatica entro il 2050 e per ridurre le disparità in Europa. Un recente parere del CESE mette in guardia sul fatto che la guerra in Ucraina rappresenta la sfida più grave per il prossimo futuro.

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La politica di coesione è fondamentale per superare la crisi della COVID-19, per realizzare la neutralità climatica entro il 2050 e per ridurre le disparità in Europa. Un recente parere del CESE mette in guardia sul fatto che la guerra in Ucraina rappresenta la sfida più grave per il prossimo futuro.

Per aiutare i rifugiati e garantire l'integrazione europea dell'Ucraina è necessaria un'azione rapida. Nel suo parere, il CESE sottolinea anche di essere fortemente favorevole a un'adesione senza indugi di questo paese all'UE, e chiede che la politica di coesione e i relativi strumenti finanziari vengano adeguati di conseguenza.

In particolare, il Comitato propone di istituire un fondo UE ad hoc per favorire la ricostruzione e lo sviluppo postbellici. Il parere, adottato nella sessione plenaria di maggio, analizza una comunicazione che la Commissione europea ha pubblicato sulla base della sua relazione sul tema La coesione in Europa in vista del 2050.

Nella relazione, che era uscita due settimane prima dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, non si era quindi potuto tenere conto delle conseguenze che ne derivano. Il relatore Krzysztof Balon ha affermato: "Nel breve e medio termine, la sfida maggiore per la politica di coesione è rappresentata dall'aggressione da parte della Russia, che di fatto costituisce anche un atto di aggressione contro l'Unione Europea". Per parte sua, il correlatore Gonçalo Lobo Xavier ha aggiunto: "La politica di coesione è ancora uno strumento fondamentale per la ripresa e la resilienza dell'economia europea, e occorre prestare particolare attenzione alle PMI".  (tk)

Il CESE chiede uno spazio Schengen aperto e sicuro

Secondo un parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) adottato nella sessione plenaria di maggio, la guerra in Ucraina, che ha causato un flusso senza precedenti di profughi in cerca di protezione nell'UE, evidenzia l'urgente necessità di una regolamentazione comune europea efficace, umana e umanitaria, in materia di migrazione e asilo in uno spazio Schengen aperto ma anche sicuro.

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Secondo un parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) adottato nella sessione plenaria di maggio, la guerra in Ucraina, che ha causato un afflusso senza precedenti di profughi in cerca di protezione nell'UE, evidenzia l'urgente necessità di una regolamentazione comune europea efficace, umana e umanitaria, in materia di migrazione e asilo in uno spazio Schengen aperto ma anche sicuro.

"L'aggressione militare russa contro l'Ucraina cambia la situazione. Storicamente, si tratta della più grande minaccia che si sia mai presentata per il funzionamento dello spazio Schengen e per la sicurezza dell'UE. I terribili eventi verificatisi in Ucraina mettono nuovamente in primo piano l'importanza della sicurezza alle frontiere esterne dello spazio Schengen e della stabilità come presupposto della sicurezza interna dell'UE," ha detto il relatore del parere Pacchetto Unione della sicurezza/Pacchetto Schengen, Krzysztof Balon.

Il relatore ha affermato che il CESE sostiene la posizione della Commissione secondo cui qualsiasi chiusura delle frontiere tra paesi dello spazio Schengen dovrebbe essere temporanea.

Nel parere, in cui viene valutato il recente pacchetto di misure della Commissione che aggiorna le regole dello spazio Schengen, il CESE afferma che, piuttosto che introdurre controlli alle frontiere interne, una risposta migliore alle preoccupazioni degli Stati membri in materia di sicurezza consisterebbe nell'aumentare e rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra le autorità di contrasto.

Il parere mette in forte rilievo l'esigenza che l'UE e gli Stati membri, nella gestione delle frontiere, della migrazione e dell'asilo, rispettino sempre la Carta dei diritti fondamentali e in particolare la libertà di circolazione e soggiorno, il diritto di asilo e il principio di non respingimento. Lo stesso vale per tutti i casi di cooperazione giudiziaria e di polizia tra Stati membri.

Il CESE invita gli Stati membri a sostenere proattivamente il meccanismo di solidarietà e ad assumere la responsabilità condivisa per la gestione dei migranti, come previsto dal nuovo patto per l'asilo e la migrazione.

Potrebbero essere sviluppati meccanismi di solidarietà tra Stati membri sulla base della direttiva sulla protezione temporanea, che è stata da poco attivata nel contesto dell'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia e che il CESE apprezza fortemente. La Commissione dovrebbe prendere in considerazione l'applicazione della direttiva sulla protezione temporanea ai cittadini di paesi terzi in caso di future situazioni di crisi gravi e urgenti.

Il CESE ribadisce inoltre la propria preoccupazione per il fatto che la Romania, la Bulgaria, la Croazia e Cipro continuino a essere esclusi dallo spazio Schengen e invoca, al pari della Commissione, un intervento rapido e risoluto da parte del Consiglio a tale riguardo. (ll)

 

 

Il CESE plaude al piano d'azione da tempo atteso per l'economia sociale

Pur ritenendo che l'adozione di misure più incisive in quattro settori specifici renderebbe il piano più efficace, il CESE è lieto di constatare che molte delle sue proposte sono state prese in considerazione.

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Pur ritenendo che l'adozione di misure più incisive in quattro settori specifici renderebbe il piano più efficace, il CESE è lieto di constatare che molte delle sue proposte sono state prese in considerazione.

In un parere adottato nella sessione plenaria di maggio, il CESE ha dato il via libera al piano d'azione per l'economia sociale della Commissione europea, che riprende molte delle proposte formulate dal CESE da oltre un decennio a questa parte.

"Siamo entusiasti di vedere adottato questo piano, così lungamente atteso, ma è chiaro che il lavoro è appena iniziato", dichiara il relatore del parere, Giuseppe Guerini. "Adesso il piano va attuato con misure coraggiose e a lungo termine. Il CESE formula numerose proposte innovative e concrete per garantire che il potenziale dell'economia sociale sia pienamente sfruttato nel maggior numero possibile di Stati membri dell'UE".

Nel piano il CESE individua quattro settori chiave in cui ritiene si possano adottare misure più incisive, ossia:

•    forme più agili di cooperazione tra le amministrazioni pubbliche e le imprese dell'economia sociale che collaborano a livello locale per la fornitura di servizi di interesse generale, con una chiara distinzione, nella direttiva sugli appalti pubblici, tra il perseguimento dell'interesse generale e le attività orientate alla concorrenza;

•    un'azione normativa, eventualmente sotto forma di orientamenti, per chiarire i requisiti per l'accesso agli aiuti di Stato e l'entità del sostegno a disposizione degli Stati membri, affinché questi possano avvalersi di tutta la flessibilità disponibile per aiutare le imprese dell'economia sociale. Non sarà sufficiente organizzare seminari e webinar, come suggerito dalla Commissione;

•    un sistema di crediti e prestiti garantiti, come quello già esistente in tutta l'UE per le PMI, istituito dagli Stati membri con il sostegno dell'Unione È un'ottima idea lanciare nuovi prodotti finanziari per mobilitare finanziamenti privati per le imprese dell'economia sociale, ma molte di esse hanno bisogno di sostegno anche solo per avere accesso al credito per le attività correnti;

•    una tassazione specifica per l'economia sociale è auspicabile, ma gli Stati membri devono essere accompagnati sulla via di un'armonizzazione fiscale coordinata, eventualmente ispirata dalle buone pratiche attuate in alcuni di essi, quali esenzioni fiscali sugli utili non distribuiti, aliquote IVA più basse, riduzioni o esenzioni dagli oneri sociali. (dm)

 

L'Europa deve combattere con forza la diffusione dell'incitamento all'odio e dei reati generati dall'odio

In un parere adottato nella sessione plenaria di maggio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene l'iniziativa della Commissione europea volta ad ampliare l'elenco dei reati dell'UE per includervi tutte le forme di reati generati dall'odio e di incitamento all'odio, e incoraggia il Consiglio ad accogliere questa proposta.

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In un parere adottato nella sessione plenaria di maggio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene l'iniziativa della Commissione europea volta ad ampliare l'elenco dei reati dell'UE per includervi tutte le forme di reati generati dall'odio e di incitamento all'odio, e incoraggia il Consiglio ad accogliere questa proposta.

Le organizzazioni della società civile hanno potuto constatare direttamente l'aumento dell'incitamento all'odio e dei reati generati dall'odio, sia come bersagli di questi comportamenti che nell'offrire assistenza alle comunità minacciate. Di conseguenza, il Comitato riconosce la necessità di proteggere la dignità umana, i diritti fondamentali e l'uguaglianza. "La democrazia, e la stessa UE, non sono possibili se le persone vivono nella paura e nella vergogna", ha affermato il relatore Cristian Pîrvulescu.
La sfera pubblica nell'UE è sempre più integrata grazie ai progressi dei social media e alla libertà di circolazione. Per combattere efficacemente l'odio è pertanto indispensabile disporre di una base comune. Vi è inoltre bisogno di sensibilizzazione ed istruzione per individuare gli impatti di tali azioni e prevenirle. Il Comitato raccomanda di prestare particolare attenzione a coloro che svolgono un ruolo importante nella lotta all'odio, come gli insegnanti, i giornalisti e il personale delle forze dell'ordine. Esorta inoltre tutti i leader politici ad agire in modo responsabile

e sottolinea il ruolo fondamentale svolto dalle parti sociali a livello di base nella prevenzione e nella lotta contro i reati generati dall'odio. "Le organizzazioni della società civile sono i 'guardiani' della nostra società nella lotta contro l'odio", ha affermato la correlatrice Milena Angelova. L'UE deve promuovere i loro codici di condotta e le loro buone pratiche, e fornire maggiori finanziamenti per sfruttare al massimo le loro competenze. (gb)

 

Lavoro dignitoso: gli affari non dovrebbero mai andare a scapito della dignità e della libertà delle persone

Un forte aumento del lavoro minorile e forzato e il continuo sfruttamento dei lavoratori in tutto il mondo rendono sempre più urgente l'azione dell'UE in materia di lavoro dignitoso.

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Un forte aumento del lavoro minorile e forzato e il continuo sfruttamento dei lavoratori in tutto il mondo rendono sempre più urgente l'azione dell'UE in materia di lavoro dignitoso.

Lo scorso 4 maggio si è svolta un'audizione sul tema "Lavoro dignitoso in tutto il mondo", alla quale hanno partecipato membri del CESE, rappresentanti delle istituzioni europee e dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), nonché esponenti del mondo accademico e delle organizzazioni della società civile.

L'audizione è stata organizzata al fine di raccogliere contributi per il parere che il CESE elaborerà sull'argomento, in risposta sia alla comunicazione sul lavoro dignitoso in tutto il mondo pubblicata dalla Commissione lo scorso febbraio, che alla proposta di direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità.

Con queste iniziative, la Commissione si sta adoperando per posizionare l'UE quale paladino del lavoro dignitoso, sia al proprio interno che a livello mondiale, al fine di permettere a milioni di persone di lavorare e vivere dignitosamente.

"La nostra aspirazione per il futuro è che il lavoro sia sempre dignitoso, ma questo è ancora un sogno per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, una situazione che rende difficile conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile", ha affermato María del Carmen Barrera Chamorro, che è la relatrice del suddetto parere del CESE.

La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente aggravato la situazione nel mondo del lavoro, dato che in molti paesi la precarietà lavorativa ha fatto registrare un'impennata. Questo peggioramento delle condizioni lavorative ha riguardato soprattutto le donne e i gruppi vulnerabili, come i minori e i lavoratori dell'economia informale. I minori impegnati in attività lavorative avevano iniziato ad aumentare già prima della pandemia, dato che tra il 2016 e il 2020 il loro numero era arrivato a oltre 8 milioni, mentre prima di tale periodo era diminuito.

Secondo le stime attuali, i minori che lavorano sono 160 milioni, cioè un minore su dieci a livello mondiale. Non va poi dimenticato che 25 milioni di persone sono ridotte in una situazione di lavoro forzato. In assenza di una protezione sociale adeguata, nel prossimo futuro altri 46 milioni di minori potrebbero finire nelle maglie del lavoro minorile.

L'obiettivo delle iniziative dell'UE consiste nell'incoraggiare un comportamento imprenditoriale sostenibile e responsabile nei mercati degli Stati membri e in quelli dei paesi terzi, e da un capo all'altro delle catene globali del valore. Gli strumenti fondamentali dell'UE saranno le sue politiche in materia di responsabilità e trasparenza delle imprese. È inoltre previsto uno strumento giuridico teso a vietare i prodotti realizzati con lavoro forzato. Tutte le politiche promuoveranno la parità di genere e la non discriminazione.

"Il CESE accoglie favorevolmente l'iniziativa della Commissione, ma sono necessari un programma più ambizioso e una politica integrata basata sui diritti umani universali. Il lavoro dignitoso è nell'interesse non solo delle persone in generale, ma anche delle imprese, dei consumatori e del pianeta", ha concluso Barrera Chamorro. (ll)

 

 

 

L'UE deve eliminare gli ostacoli all'occupazione dei giovani con disabilità

I principali attori della politica in materia di disabilità, comprese le parti sociali e le organizzazioni della società civile, riuniti l'8 maggio dal CESE per un'audizione, sottolineano la necessità di aumentare il tasso di occupazione delle persone con disabilità e in particolare di quelle giovani. I dati mostrano che, benché il livello medio di istruzione di queste persone sia in aumento, molte di esse sono ancora vittime di discriminazioni nel mondo del lavoro a causa dello stereotipo secondo cui sarebbero improduttive.

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I principali attori della politica in materia di disabilità, comprese le parti sociali e le organizzazioni della società civile, riuniti l'8 maggio dal CESE per un'audizione, sottolineano la necessità di aumentare il tasso di occupazione delle persone con disabilità e in particolare di quelle giovani. I dati mostrano che, malgrado gli sforzi compiuti sul piano normativo, molte di queste persone sono ancora vittime di discriminazioni nel mondo del lavoro a causa dello stereotipo secondo cui sarebbero improduttive.

Il messaggio principale dell'audizione è che la nuova strategia dell'UE sui diritti delle persone con disabilità ha riconosciuto i problemi cui devono far fronte i giovani con disabilità per quanto riguarda l'occupazione e l'istruzione. Tuttavia, le parti sociali attendono ancora di vedere quanto ambiziosi saranno gli sforzi annunciati.

I giovani con disabilità incontrano ostacoli quando cercano di entrare nel mercato del lavoro, e tali ostacoli esistono sia nel settore privato che in quello pubblico. In effetti, il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità è sproporzionatamente elevato rispetto alla popolazione in generale, e ciò vale in particolare per le donne e i giovani. Secondo i dati più recenti disponibili a livello UE, le persone con disabilità hanno, rispetto alle altre, il 24,4 % in meno di probabilità di trovare un impiego. E la pandemia di COVID-19 sembra avere aumentato tale disuguaglianza.

Daphne Nathalie Ahrendt, responsabile senior della ricerca per Eurofound, ha presentato i risultati di un'indagine di tale agenzia secondo cui la percentuale dei rispondenti dichiaratisi disoccupati è pari al 27 % tra le persone con disabilità e al 12 % tra quelle senza disabilità, e la percentuale dei rispondenti finanziariamente fragili è pari al 55 % tra le prime e al 38 % tra le seconde. Sempre da tale indagine, inoltre, risulta che le persone con disabilità hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione e di solitudine.

Secondo Francesca Sbianchi, del comitato dei giovani del Forum europeo della disabilità, "molti di noi devono far fronte a un costo della vita più elevato e quindi, per vivere dignitosamente, dipendono dai servizi di sostegno e dagli assegni di invalidità". Uno dei presupposti principali per risolvere almeno in parte questa disuguaglianza consiste nel permettere alle persone con disabilità di continuare a percepire l'assegno di invalidità anche quando iniziano a lavorare, in modo da dare loro il tempo di rendersi finanziariamente indipendenti.

Da parte sua, Stefan Tromel, dell'Organizzazione internazionale del lavoro, sottolinea che, sebbene le nuove forme di occupazione offrano l'opportunità di includere un maggior numero di persone con disabilità, i dati dell'OCSE mostrano che esiste anche un divario di competenze digitali tra le persone con e senza disabilità e che il telelavoro deve continuare ad essere un'opzione disponibile. Per colmare questo divario e migliorare l'accessibilità sul luogo di lavoro, i sindacati devono lavorare insieme con le altre parti sociali: i comitati economici e sociali dei singoli paesi potrebbero costituire una buona piattaforma per fornire tale spazio.

Le persone con disabilità subiscono discriminazioni ancora maggiori se sono giovani. Nel 2022, Anno europeo dei giovani, è fondamentale farsi un'idea più chiara della realtà che questa specifica categoria di persone si trova ad affrontare. (rl)

 

Le nuove fonti di finanziamento del bilancio dell'UE devono essere stabili, eque e favorevoli alle imprese

Il CESE invita la Commissione europea a condurre valutazioni d'impatto più mirate delle sue proposte in merito a nuove fonti di finanziamento del bilancio dell'UE per rimborsare i prestiti contratti per finanziare NextGenerationEU.

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Il CESE invita la Commissione europea a condurre valutazioni d'impatto più mirate delle sue proposte in merito a nuove fonti di finanziamento del bilancio dell'UE per rimborsare i prestiti contratti per finanziare NextGenerationEU.

In linea generale, il CESE concorda con la proposta relativa alle entrate provenienti dalle "risorse proprie" dell'UE che devono, tuttavia, essere stabili ed eque e non devono comportare oneri per le famiglie e le imprese.

In un parere adottato nella sessione plenaria di maggio il CESE invita inoltre la Commissione a garantire che le sue proposte possano far fronte agli shock economici e avverte che esse potrebbero essere vanificate dalle conseguenze dell'aumento dei costi energetici dovuto alla guerra in Ucraina.

"La definizione delle nuove risorse proprie non dovrebbe compromettere i bilanci di altri programmi e strumenti dell'UE né provocare un aumento dei contributi alle risorse proprie basate sul reddito nazionale lordo", ha affermato il relatore del parere Philip von Brockdorff. Il correlatore Antonio García del Riego ha aggiunto: "Il CESE accoglie con favore gli sforzi compiuti dall'OCSE per far sì che le multinazionali siano tassate laddove viene svolta l'attività economica e ha luogo la creazione di valore, ma avverte che le imprese dell'UE non devono trovarsi in una situazione di svantaggio competitivo". (tk)

La politica di concorrenza dovrebbe essere all'altezza dei nuovi e ambiziosi obiettivi dell'UE

Le norme sul controllo delle concentrazioni, delle pratiche anticoncorrenziali (antitrust) e degli aiuti di Stato dovrebbero essere rivedute affinché siano al servizio delle ambizioni dell'Unione in materia di azione per il clima e digitale e ci aiutino a conseguire l'autonomia strategica, un obiettivo che richiederà ingenti investimenti. Due nuovi pareri del CESE spiegano come andrebbero riformate queste norme.

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Le norme sul controllo delle concentrazioni, delle pratiche anticoncorrenziali (antitrust) e degli aiuti di Stato dovrebbero essere rivedute affinché siano al servizio delle ambizioni dell'Unione in materia di azione per il clima e digitale e ci aiutino a conseguire l'autonomia strategica, un obiettivo che richiederà ingenti investimenti. Due nuovi pareri del CESE spiegano come andrebbero riformate queste norme.

Nel corso di un dibattito tenutosi il 19 maggio alla plenaria del CESE sono stati esaminati due nuovi testi dedicati, rispettivamente, alla politica di concorrenza dell'UE e agli aiuti di Stato e ai servizi sociali e sanitari in un contesto mutato a livello globale.
Nel parere sul tema Una politica della concorrenza pronta a nuove sfide il CESE esorta la Commissione europea a spingersi oltre quanto mai fatto finora nell'attuale processo di riforma della politica di concorrenza dell'UE. 

Le misure messe in campo per fronteggiare la crisi della COVID-19 e, in seguito, l'aggressione russa in Ucraina sono state di grandissimo aiuto per le imprese, anche se i provvedimenti adottati per la crisi ucraina devono essere ulteriormente migliorati. È inoltre necessario assicurare che i criteri di ammissibilità consentano a tutti i settori di beneficiarne e non escludano le imprese più duramente colpite. 

Va poi sottolineato che il quadro generale in materia di diritto della concorrenza è stato sì adeguato a una serie di sfide, ma non abbastanza per farsi carico degli obiettivi strategici dell'UE, vale a dire la duplice transizione, verde e digitale, e la resilienza. Soddisfare queste ambizioni, insiste il CESE, è un obiettivo che richiede enormi investimenti, pubblici e privati, e dovrebbe ricevere il massimo sostegno possibile.

Le misure per il controllo delle concentrazioni e delle fusioni talvolta sembrano ostacolare lo sforzo dell'Unione di rimanere competitiva rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Le norme sull'abuso di posizione dominante non sono necessariamente concepite per raccogliere le nuove sfide nel campo dell'ecologia e del digitale. 

"Proponiamo una serie di adeguamenti tecnici per facilitare l'accesso al sostegno, ma anche modi migliori per tenere conto dell'innovazione e degli sviluppi digitali. Abbiamo inoltre avanzato proposte per consentire a tutti i settori, non solo all'industria, di beneficiare della riforma, e penso in particolare al settore del commercio e alle PMI," osserva la relatrice del parere Émilie Prouzet.

Nel secondo parere discusso in plenaria il CESE affronta il tema degli Aiuti di Stato per i servizi sociali e sanitari. 

"La pandemia di COVID-19 ha dimostrato che i sistemi sanitari e di protezione sociale devono essere in grado di adattarsi rapidamente a qualsiasi cambiamento," sottolinea il relatore Giuseppe Guerini (Diversità Europa, IT), "e le misure che proponiamo contribuiranno a semplificare e accelerare la concessione degli aiuti di Stato."

Il CESE osserva che il settore in questione non ha in realtà un grande impatto sulla concorrenza transfrontaliera, dato che i servizi sanitari e sociali sono organizzati prevalentemente a livello di territori nei singoli paesi UE e utilizzati essenzialmente là dove vengono erogati. Gli aiuti di Stato a questo settore non dovrebbero essere considerati distorsivi della concorrenza.

Un'altra proposta importante riguarda l'importo massimo consentito per un aiuto di Stato. Il CESE ritiene che il massimale per la notifica dell'aiuto alla Commissione (attualmente pari a 500 000 EUR su tre esercizi finanziari), che segna l'inizio di una procedura lunga e complessa, dovrebbe essere più alto per i servizi sanitari e sociali rispetto ad altri servizi di interesse economico generale (SIEG). Tale innalzamento sarebbe giustificato dal ruolo di interesse pubblico che rivestono questi servizi e dal loro impatto limitato sul commercio transfrontaliero, oltre che dal ritorno dell'inflazione. (dm)

La sostenibilità dell'industria degli imballaggi potrebbe svolgere un ruolo chiave per la protezione del pianeta

In un parere proposto dalla commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) e adottato nella sessione plenaria di maggio, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) raccomanda alla Commissione europea e ai governi nazionali, in consultazione con tutte le parti interessate del settore degli imballaggi, di adottare le misure necessarie durante tutto il ciclo di vita di ciascun prodotto per aumentare la sostenibilità del settore.

 

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In un parere proposto dalla commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) e adottato nella sessione plenaria di maggio, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) raccomanda alla Commissione europea e ai governi nazionali, in consultazione con tutte le parti interessate del settore degli imballaggi, di adottare le misure necessarie durante tutto il ciclo di vita di ciascun prodotto per aumentare la sostenibilità del settore.

La maggior parte delle enormi quantità di materiali di imballaggio attualmente utilizzate per la sicurezza, l'igiene, il trasporto, la conservazione, la presentazione e l'applicazione di tutti i tipi di prodotti – siano essi a fini industriali, di costruzione, di comunicazione o di consumo individuale – sono composti da fibre di carbonio o metallo, ovvero da risorse la cui disponibilità è limitata.

"La futura legislazione dell'UE dovrebbe concentrarsi sull'intero ciclo di vita dei prodotti per promuovere l'economia circolare. La produzione, il consumo e il trattamento dei rifiuti nell'industria degli imballaggi sono fondamentali per progredire verso un futuro sostenibile", ha dichiarato il relatore del parere Matteo Carlo Borsani.

Il parere contiene un elenco di materie prime preferite: gli imballaggi a base di fibre e di altri materiali naturali possono di fatto dissociare la crescita dall'uso delle risorse. I materiali rinnovabili sono infatti durevoli, attraenti, riciclabili e biodegradabili.

Anche il modo in cui i consumatori considerano e interagiscono con gli imballaggi sta cambiando. È fondamentale che l'industria e i consumatori modifichino le loro abitudini in materia di imballaggi.

Il CESE chiede inoltre l'attuazione di un dialogo sociale europeo nel settore degli imballaggi, che coinvolga le federazioni sindacali e le federazioni dei datori di lavoro. Vista l'importanza degli imballaggi in tutti i settori dell'economia, il parere sottolinea inoltre la necessità che la Commissione europea istituisca un forum annuale sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, che riunisca le parti interessate e i rappresentanti delle istituzioni europee, per monitorare l'attuazione della direttiva e individuare le buone pratiche in materia di regolamentazione degli imballaggi sostenibili. (ks/rl)

 

 

Ripristino dei cicli sostenibili del carbonio: il CESE concorda con la Commissione europea

In un parere adottato nella sessione plenaria di maggio, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene la comunicazione della Commissione europea sui cicli sostenibili del carbonio e afferma che la politica agricola comune (PAC) deve fornire un quadro strategico che apra la strada a una transizione verso un'agricoltura a basse emissioni di carbonio.

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In un parere adottato nella sessione plenaria di maggio, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene la comunicazione della Commissione europea sui cicli sostenibili del carbonio e afferma che la politica agricola comune (PAC) deve fornire un quadro strategico che apra la strada a una transizione verso un'agricoltura a basse emissioni di carbonio.

In risposta all'urgenza di agire a favore del clima, l'Unione europea ha fissato per legge l'obiettivo della neutralità climatica in tutti i settori dell'economia entro il 2050. Per conseguire questo ambizioso obiettivo, è necessario stabilire cicli di carbonio sostenibili e resilienti ai cambiamenti climatici mediante azioni chiave quali il riciclaggio del carbonio proveniente dai flussi di rifiuti, da fonti di biomassa sostenibili o direttamente dall'atmosfera e la diffusione di soluzioni di assorbimento del carbonio che catturino il biossido di carbonio (CO2) dall'atmosfera e lo stocchino a lungo termine.

"Per trovare una soluzione alla neutralità in termini di emissioni di carbonio è necessario ridurre le emissioni di gas a effetto serra, trovare alternative verdi al carbonio fossile e aumentare i pozzi di assorbimento del carbonio", dichiara il relatore del parere Arnold Puech d'Alissac. Aggiunge che il CESE sostiene la comunicazione della Commissione europea sui cicli del carbonio, che propone due soluzioni per rimuovere e sequestrare il carbonio: le soluzioni basate sulla natura (il "sequestro del carbonio") e quelle basate sulle tecnologie industriali.

Il CESE incoraggia pertanto la Commissione europea ad adottare un approccio olistico al tema: l'aumento dei pozzi di assorbimento del carbonio e la sostituzione più ampia possibile del carbonio fossile richiederanno una maggiore produzione di biomassa, il che inciderà sul settore del suolo. Il settore dell'uso del suolo può partecipare attivamente alla lotta contro il riscaldamento climatico e al tempo stesso concorrere all'ampia transizione verso un sistema alimentare sostenibile.

Il sequestro del carbonio nei suoli agricoli deve essere visto non solo come un'opportunità commerciale, ma anche come un elemento fondamentale del futuro dell'agricoltura europea e uno strumento di lotta contro i cambiamenti climatici: i crediti di carbonio devono remunerare un servizio prestato, vale a dire quello del sequestro del carbonio nell'atmosfera, ma devono anche sostenere la transizione del settore agricolo per quanto riguarda il carbonio.

Il Comitato sottolinea inoltre il ruolo centrale della PAC nel definire un quadro politico che apre la strada alla transizione verso un'agricoltura a basse emissioni di carbonio, vale a dire un'agricoltura che ne emette di meno e ne sequestra di più. Tuttavia, osserva anche che lo stoccaggio del carbonio non dovrebbe costituire una condizionalità di tale politica, e che occorre piuttosto creare e sostenere un mercato specifico a tal fine. Il CESE ritiene che, affinché il sequestro del carbonio nei suoli agricoli possa svilupparsi, sarà necessario mettere a punto un quadro giuridico chiaro e condiviso tra gli Stati membri, che tenga conto delle differenze nel livello di investimenti e di sostegno che gli Stati membri possono fornire. (ks)

 

Il CESE: garantire un approvvigionamento energetico sicuro e a prezzi accessibili è una priorità

L'indipendenza energetica è fondamentale per il futuro dell'Europa: l'UE deve quindi provvedere quanto prima a rendere sicuro il suo approvvigionamento energetico, ponendo fine alla dipendenza dal gas russo e accelerando drasticamente la transizione verso l'energia pulita. Questo è il messaggio principale del parere REPowerEU: azione europea comune per un'energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili, elaborato da Thomas Kattnig, Alena Mastantuono e Simo Tiainen e adottato nella sessione plenaria di maggio.

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L'indipendenza energetica è fondamentale per il futuro dell'Europa: l'UE deve quindi provvedere quanto prima a rendere sicuro il suo approvvigionamento energetico, ponendo fine alla dipendenza dal gas russo e accelerando drasticamente la transizione verso l'energia pulita. Questo è il messaggio principale del parere REPowerEU: azione europea comune per un'energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili, elaborato da Thomas Kattnig, Alena Mastantuono e Simo Tiainen e adottato nella sessione plenaria di maggio.

Il CESE sostiene la comunicazione della Commissione europea REPowerEU, approvata dal collegio dei commissari lo stesso giorno del parere, affermando che essa corrisponde agli obiettivi del Green Deal e dell'Unione europea dell'energia. La proposta prevede anche nuove azioni per aumentare la produzione di energia verde, diversificare gli approvvigionamenti e ridurre la domanda di gas russo, che ha provocato aumenti significativi dei prezzi del mercato dell'energia elettrica a causa della manipolazione del mercato.

Il CESE avverte inoltre che l'UE deve mostrarsi particolarmente cauta nella scelta di fonti alternative al gas russo, tenendo conto del loro impatto ambientale e del rischio di creare nuove dipendenze da paesi terzi che non condividono i valori europei.

Lo scenario geopolitico delineatosi a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina ha ulteriormente aggravato gli effetti dell'impennata senza precedenti dei prezzi dell'energia che l'UE si è trovata ad affrontare negli ultimi mesi. È quindi estremamente importante intraprendere azioni immediate per attenuare le ripercussioni dei prezzi elevati sulle famiglie, sugli agricoltori, sulle imprese e sull'industria in Europa. (mp)

 

Il CESE chiede un'azione più concreta per sostenere e proteggere i giornalisti bielorussi indipendenti

Dall'agosto 2020, in Bielorussia il regime autoritario di Aleksandr Lukashenko perpetra un attacco di massa contro la società civile e i giornalisti, blogger e scrittori indipendenti. Il CESE ha pubblicato una relazione informativa sulla situazione dei media in Bielorussia, formulando raccomandazioni sui modi di assistere i media e i giornalisti locali che hanno lasciato il paese e quelli che vi sono rimasti e lottano contro il regime.

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Dall'agosto 2020, in Bielorussia il regime autoritario di Aleksandr Lukashenko perpetra un attacco di massa contro la società civile e i giornalisti, blogger e scrittori indipendenti. Il CESE ha pubblicato una relazione informativa sulla situazione dei media in Bielorussia, formulando raccomandazioni sui modi di assistere i media e i giornalisti locali che hanno lasciato il paese e quelli che vi sono rimasti e lottano contro il regime.

La relazione, intitolata Sostegno al settore dei media indipendenti in Bielorussia, è stata presentata nella sessione plenaria di maggio del CESE dalla relatrice Tatjana Babrauskienė, che ha richiamato l'attenzione sul prezioso contributo della sua esperta - la giornalista bielorussa indipendente Hanna Liubakova - all'elaborazione della relazione e ha sottolineato l'importanza di "riconoscere l'incredibile lavoro dei giornalisti bielorussi, che in molti casi hanno rischiato la propria loro vita e quella dei loro cari all'unico scopo di farci conoscere la verità", aggiungendo che "abbiamo il dovere di proteggere e sostenere questi giornalisti".

Dato che la situazione in Bielorussia è una questione europea, il CESE propone che gli Stati membri non solo collaborino con le agenzie di stampa bielorusse indipendenti, ma contribuiscano anche a diffondere e trasmettere notizie da tale paese.

La relazione informativa del CESE formula raccomandazioni specifiche e propone un esempio di sostegno a tutto campo alla libertà dei media minacciata
: • esenzione dall'obbligo del visto per i giornalisti bielorussi in fuga dalla repressione
; • istituzione di un fondo europeo, come anche di fondi nazionali (negli Stati membri), a sostegno della libertà di media e giornalisti bielorussi
; • assistenza legale e finanziaria e sostegno psicologico per i giornalisti perseguiti e perseguitati
; • inserimento lavorativo dei giornalisti bielorussi indipendenti negli Stati membri, grazie ad offerte di lavoro e borse di studio
; • drastica riduzione degli adempimenti burocratici per l'ottenimento di aiuti finanziari dall'UE
; • attrezzature informatiche che consentano l'accesso ad Internet e strumenti digitali per eludere la censura.

 

I giovani dei Balcani occidentali hanno bisogno di politiche concrete per il loro futuro

I partecipanti all'audizione che il CESE ha organizzato sul tema Politiche per la gioventù nei Balcani occidentali, nel quadro dell'agenda per l'innovazione a favore di questi paesi hanno ribadito l'importanza dei giovani per il futuro di questa parte dell'Europa. Hanno inoltre messo l'accento sul problema dell'esodo dei talenti migliori e su come trasformare questo fenomeno in una "mobilità circolare dei talenti" che possa stimolare la crescita economica e lo sviluppo nei paesi dei Balcani occidentali.

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I partecipanti all'audizione che il CESE ha organizzato sul tema Politiche per la gioventù nei Balcani occidentali, nel quadro dell'agenda per l'innovazione a favore di questi paesi hanno ribadito l'importanza dei giovani per il futuro di questa parte dell'Europa. Hanno inoltre messo l'accento sul problema dell'esodo dei talenti migliori e su come trasformare questo fenomeno in una "mobilità circolare dei talenti" che possa stimolare la crescita economica e lo sviluppo nei paesi dei Balcani occidentali.

Il membro del CESE Dragica Martinović Džamonja ha affermato che "i giovani sono una risorsa indispensabile per lo sviluppo e un fattore essenziale per la pace e la stabilità".

Con parole analoghe si è espresso Andrej Zorko, anch'egli membro del CESE, affermando che "i giovani non dovrebbero essere i destinatari passivi dei progetti, ma rappresentare davvero una componente attiva nell'elaborazione delle politiche".

Dafina Peci, direttrice esecutiva del Congresso nazionale per la gioventù dell'Albania, ha sottolineato l'importanza dei giovani e delle organizzazioni della società civile, e ha richiamato l'attenzione sui lavori della piattaforma di cooperazione tra i giovani dei Balcani occidentali, attiva da anni nei sei paesi di quella regione dell'Europa.

L'esodo dei talenti migliori può essere invertito

Un'istruzione non adeguata, la mancanza di competenze, condizioni di lavoro insoddisfacenti e opportunità limitate non possono garantire un futuro prospero per i giovani.

Albert Hani, segretario generale dell'Ufficio regionale per la cooperazione giovanile (RYCO), ha dichiarato che circa il 52 % dei giovani dei Balcani occidentali vorrebbe emigrare. Ha poi aggiunto che "per convincere i giovani a rimanere nel loro paese, i governi devono dimostrare il loro impegno nei confronti delle necessità e priorità della gioventù".

Milica Škiljević, responsabile di progetto presso la "Belgrade Open School", ha segnalato la mancanza di informazioni sulle prospettive di carriera e, più in generale, lavorative. 

Ognjen Marković, team leader del progetto Laboratorio per i giovani dei Balcani occidentali presso il Consiglio di cooperazione regionale, ha spiegato qual è il valore aggiunto apportato dalla partecipazione dei giovani, che possono contribuire con le loro conoscenze e competenze a patto di poter partecipare su un piano di parità con i responsabili politici.

Con l'aiuto delle reti giovanili e delle parti interessate a livello nazionale, la garanzia per i giovani nel quadro dell'iniziativa per i Balcani occidentali potrebbe segnare l'inizio di un processo di riforme volto a rafforzare l'occupabilità delle giovani generazioni di quei paesi. (at)

 

Correre per l'Ucraina

Il 29 maggio scorso la vicepresidente del CESE, Giulia Barbucci, ha partecipato, a nome del Comitato, alla 42a edizione della 20 km di Bruxelles, assieme a rappresentanti di altre istituzioni europee, tra cui la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.

Secondo Giulia Barbucci, questo evento riveste grande importanza, in particolare nel contesto attuale. "Il successo della maratona di 20 km di Bruxelles, alla quale hanno partecipato 33 000 cittadini europei e rappresentanti delle istituzioni dell'UE, ha inviato un forte messaggio a favore della pace e della solidarietà con l'Ucraina", ha dichiarato.

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Il 29 maggio scorso la vicepresidente del CESE, Giulia Barbucci, ha partecipato, a nome del Comitato, alla 42a edizione della 20 km di Bruxelles, assieme a rappresentanti di altre istituzioni europee, tra cui la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.

Secondo Giulia Barbucci, questo evento riveste grande importanza, in particolare nel contesto attuale. "Il successo della maratona di 20 km di Bruxelles, alla quale hanno partecipato 33 000 cittadini europei e rappresentanti delle istituzioni dell'UE, ha inviato un forte messaggio a favore della pace e della solidarietà con l'Ucraina", ha dichiarato.

Quest'anno hanno partecipato alla maratona più di 33 000 persone di 137 nazionalità diverse, oltre a 800 membri del personale del team "Running for Europe". Come nel 2021, la gara è stata vinta dal belga Amaury Paquet, che ha percorso i 20 km in un'ora e un secondo.

L'edizione di quest'anno si è tenuta a dimostrazione della solidarietà dell'Unione europea con l'Ucraina. I fondi raccolti per questo evento saranno donati all'Organizzazione nazionale degli scout dell'Ucraina per fornire cibo, medicinali, sacchi a pelo e altri prodotti essenziali alle persone e alle comunità colpite dal conflitto, e per coordinare il sostegno psicologico alle vittime della guerra. (ehp)

 

Notizie dai gruppi

La normativa europea sui semiconduttori: un'iniziativa importante con alcuni punti interrogativi

A cura di Heiko Willems, membro del gruppo Datori di lavoro del CESE

I semiconduttori sono una componente essenziale in svariati settori economici e in numerosi aspetti della vita, sia per l'industria che per i consumatori. Inoltre, senza i semiconduttori gli obiettivi di trasformazione verde e digitale non sono raggiungibili. La normativa europea sui semiconduttori, presentata dalla Commissione europea l'8 febbraio 2022, dovrebbe garantire la sicurezza dell'approvvigionamento, la resilienza e la leadership tecnologica dell'UE nelle tecnologie e nelle applicazioni dei semiconduttori.

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A cura di Heiko Willems, membro del gruppo Datori di lavoro del CESE

I semiconduttori sono una componente essenziale in svariati settori economici e in numerosi aspetti della vita, sia per l'industria che per i consumatori. Inoltre, senza i semiconduttori gli obiettivi di trasformazione verde e digitale non sono raggiungibili. La normativa europea sui semiconduttori, presentata dalla Commissione europea l'8 febbraio 2022, dovrebbe garantire la sicurezza dell'approvvigionamento, la resilienza e la leadership tecnologica dell'UE nelle tecnologie e nelle applicazioni dei semiconduttori.

Per rafforzare l'ecosistema europeo dei semiconduttori occorrono investimenti privati e un sostegno pubblico significativo. La Commissione prevede pertanto di investire 43 miliardi di EUR nei prossimi anni. Tuttavia, il grosso dello stanziamento sarà semplicemente riassegnato da altri programmi e questa cifra rappresenta appena circa un terzo del denaro che la Cina intende mobilitare entro il 2025. Al tempo stesso, la concessione di aiuti di Stato di importo significativo potrebbe portare a investimenti che non sono sostenibili dal punto di vista commerciale e potrebbero avere un impatto negativo sul mercato.

L'UE deve concentrare l'attenzione anche sulle necessità dell'industria europea. La padronanza nella lavorazione delle strutture di piccole dimensioni (<10 nm) non è l'unica determinante per il successo dell'ecosistema dei semiconduttori. Bisogna tenere conto anche dei punti di forza del settore europeo dei semiconduttori.

La catena del valore dei semiconduttori è una delle più globalizzate. Pertanto, la creazione di una catena del valore chiusa in ogni regione del mondo non avrebbe senso dal punto di vista economico. Invece, un'analisi dettagliata dei punti di forza e di debolezza dell'ecosistema europeo dei semiconduttori dovrebbe servire da punto di partenza per un dibattito sui modi che possano permettere a investimenti mirati di accrescere la resilienza dell'Europa. Parallelamente, l'UE dovrebbe rafforzare i partenariati internazionali.

Questa situazione deve essere tenuta presente anche per quanto riguarda le misure di emergenza previste, che sono di portata assai ampia. La priorità ai contratti per i settori critici, i sistemi di approvvigionamento congiunti e il controllo delle esportazioni sono interventi che hanno un impatto profondo sul mercato e che devono essere riservati a situazioni assolutamente eccezionali.

Nella plenaria di giugno, il CESE discuterà il parere sul tema Una normativa sui chip per l'Europa (INT/984).

 

 

Garantire che alle richieste dei cittadini sia riservato un seguito dopo la Conferenza sul futuro dell'Europa

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Dopo un anno di intenso lavoro, la Conferenza sul futuro dell'Europa ha infine formulato le sue raccomandazioni, presentando una serie di proposte ambiziose per un'Europa più equa e più forte, presentate da cittadini di tutta Europa, in collaborazione con le parti sociali e altri attori. I cittadini hanno indicato chiaramente che l'Unione europea deve impegnarsi maggiormente negli ambiti che li riguardano, in particolare in settori quali la disuguaglianza, la povertà, la lotta ai cambiamenti climatici e la protezione della democrazia. Tale invito si riflette, ad esempio, nell'inclusione di un protocollo sul progresso sociale volto a garantire che i diritti sociali e del lavoro siano su un piano di parità con le quattro libertà fondamentali del mercato unico. I cittadini hanno inoltre chiesto un'Europa più coraggiosa, in grado di agire sulla scena internazionale con una sola voce, di reagire al suo ambiente, di avvicinarsi ai suoi cittadini e di diventare più trasparente nel suo funzionamento.

 

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A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Dopo un anno di intenso lavoro, la Conferenza sul futuro dell'Europa ha infine formulato le sue raccomandazioni, presentando una serie di proposte ambiziose per un'Europa più equa e più forte, presentate da cittadini di tutta Europa, in collaborazione con le parti sociali e altri attori. I cittadini hanno indicato chiaramente che l'Unione europea deve impegnarsi maggiormente negli ambiti che li riguardano, in particolare in settori quali la disuguaglianza, la povertà, la lotta ai cambiamenti climatici e la protezione della democrazia. Tale invito si riflette, ad esempio, nell'inclusione di un protocollo sul progresso sociale volto a garantire che i diritti sociali e del lavoro siano su un piano di parità con le quattro libertà fondamentali del mercato unico. I cittadini hanno inoltre chiesto un'Europa più coraggiosa, in grado di agire sulla scena internazionale con una sola voce, di reagire al suo ambiente, di avvicinarsi ai suoi cittadini e di diventare più trasparente nel suo funzionamento.

L'invito dei cittadini non deve tuttavia tradursi in una semplice dichiarazione contenente buone intenzioni o parole vuote. È invece essenziale assicurare un seguito concreto a tali richieste. Ciò significa organizzare una convenzione ed esplorare la possibilità di creare strutture permanenti per la partecipazione dei cittadini, un processo per il quale il Comitato economico e sociale europeo sarebbe particolarmente qualificato. Il CESE, in quanto casa della società civile organizzata e della democrazia deliberativa nell'UE, deve garantire che le ambiziose proposte dei cittadini si trasformino in politiche concrete. I cittadini sono stati invitati e hanno risposto. Il gruppo Lavoratori ha organizzato un convegno ad alto livello con i membri delle varie componenti della Conferenza per discutere le raccomandazioni e il possibile seguito da riservarvi, assicurando continuità al processo. Ora spetta alle istituzioni intervenire. (prp)

 

Il gruppo Diversità Europa del CESE cambia nome e diventa il gruppo Organizzazioni della società civile

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile

Il 18 maggio 2022, il gruppo Diversità Europa (III gruppo) del Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha deciso all'unanimità di modificare il proprio nome in "gruppo Organizzazioni della società civile". La modifica del nome entra in vigore con effetto immediato.

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile

Il 18 maggio 2022, il gruppo Diversità Europa (III gruppo) del Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha deciso all'unanimità di modificare il proprio nome in "gruppo Organizzazioni della società civile". La modifica del nome entra in vigore con effetto immediato.

Séamus Boland, presidente del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE ha dichiarato: "La crisi economica e finanziaria, la pandemia di COVID-19 e ora la guerra in Ucraina hanno dimostrato che le organizzazioni della società civile contribuiscono attivamente alla resilienza e alla sostenibilità delle nostre comunità. Apportano soluzioni alle sfide, difendono i nostri valori europei e sono essenziali per l'attuazione di politiche efficaci. Le organizzazioni della società civile sono attori chiave per un futuro sostenibile e devono essere riconosciute come tali".  

In questo contesto, il gruppo ha deciso di modificare il proprio nome per fornire alle parti interessate maggiore chiarezza in merito alla sua composizione e alla sua missione.

Il cambiamento di nome avviene in un momento particolarmente propizio, alla luce della pubblicazione della relazione sul risultato finale della Conferenza sul futuro dell'Europa. La relazione propone di rafforzare le strutture esistenti per rispecchiare meglio le esigenze e le aspettative dei cittadini dell'UE nel processo decisionale e, in tale contesto, rafforzare il ruolo istituzionale del CESE, conferendogli il ruolo di facilitatore e garante di attività di democrazia partecipativa, come il dialogo strutturato con le organizzazioni della società civile e i panel di cittadini.

Durante la presidenza 2020-2023, il gruppo Organizzazioni della società civile sta concentrando i suoi lavori sul tema Povertà e ruolo delle organizzazioni della società civile nella lotta a questo fenomeno.

Per saperne di più sul dibattito consultate il sito web del CESE.

Soon in the EESC/Cultural events

Biodiversità: scendono in campo gli artisti

Una nuova generazione di artisti pone la biodiversità e la natura al centro della propria produzione artistica. La mostra online Biodiversity: artists take action (Biodiversità: scendono in campo gli artisti) mette in luce il legame tra uomo e natura in maniera del tutto unica. La mostra, organizzata nel quadro della presidenza francese del Consiglio dell'UE, sarà visitabile online dal 20 maggio al 20 giugno 2022.

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Una nuova generazione di artisti pone la biodiversità e la natura al centro della propria produzione artistica. La mostra online Biodiversity: artists take action (Biodiversità: scendono in campo gli artisti) mette in luce il legame tra uomo e natura in maniera del tutto unica. La mostra, organizzata nel quadro della presidenza francese del Consiglio dell'UE, sarà visitabile online dal 20 maggio al 20 giugno 2022.

In questo progetto artistico online, cinque giovani artisti emblematici sono stati selezionati dai membri della delegazione francese presso il Comitato economico e sociale europeo in riconoscimento del loro lavoro, che pone questi temi sotto i riflettori e li fa entrare nel dibattito pubblico.

Gli artisti sono stati selezionati tra i 21 vincitori del premio Planète Art Solidaire, conferito nel 2021 dall'organizzazione senza scopo di lucro Art of Change 21. La mostra, interamente virtuale, presenta un'opera di ciascun artista, accompagnata da una spiegazione dell'artista stesso, nonché un breve filmato in cui ogni artista parla del suo lavoro. (ck)

 

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Amalia Tsoumani (at)
Chrysanthi Kokkini (ck)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

June 2022
07/2022

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