European Economic
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Il CESE chiede sanzioni coerenti e severe nei confronti dei datori di lavoro che impiegano migranti il cui soggiorno è irregolare
Il CESE ha invitato gli Stati membri dell'UE a intensificare gli sforzi e ad attuare la direttiva dell'UE che prevede sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. In un parere recentemente adottato il CESE ha messo in guardia contro le carenze nel recepimento e nell'attuazione della direttiva in tutta l'UE.
Spesso all'origine dello sfruttamento di lavoratori, l'impiego di migranti il cui soggiorno è irregolare è anche un fattore di attrazione per il traffico di migranti, che ogni anno costa la vita a migliaia di persone che intraprendono viaggi pericolosi per raggiungere l'Europa. Secondo il CESE, entrambe queste pratiche criminali dovrebbero essere oggetto di un'azione risoluta a livello nazionale e dell'UE.
Nel suo parere, il CESE sottolinea che la severità delle sanzioni varia notevolmente da uno Stato membro all'altro e che, nella maggior parte dei casi, esse sono inefficaci nel dissuadere i datori di lavoro dall'assumere cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.
Un'altra lacuna della direttiva è la sua incapacità di incoraggiare i migranti a sporgere ufficialmente denuncia contro i loro datori di lavoro. Ciò è dovuto al timore spesso giustificato e legittimo dei migranti di essere rimpatriati nei paesi di origine.Il CESE appoggia fermamente l'intenzione della Commissione di avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri, se questi continueranno a non fornire tutte le informazioni pertinenti sul rispetto degli obblighi principali in materia di sanzioni, ispezioni e tutela dei diritti dei migranti, secondo quanto stabilito dalla direttiva.
Così si è espresso Carlos Manuel Trindade, relatore del documento.
In un secondo parere il CESE ha esaminato il piano d'azione rinnovato dell'UE contro il traffico di migranti (2021-2025). Il Comitato accoglie con favore l'approccio globale adottato dal piano e lo saluta come proseguimento del proprio lavoro volto a combattere questa pericolosa attività criminale. Secondo le cifre di Europol, oltre il 90 % delle persone che entrano in modo irregolare nell'Unione europea si è servito di reti di trafficanti in qualche fase del proprio viaggio.
La lotta contro il traffico di migranti è considerata una priorità nel quadro del nuovo patto dell'UE sulla migrazione e l'asilo, in quanto tale pratica ha causato la morte di migliaia di donne, bambini e uomini tra i migranti. Il traffico di persone viola i loro diritti, approfittando di coloro che cercano di entrare nell'UE, e rappresenta una minaccia per la sicurezza europea.
La lotta contro il traffico di migranti non può mai essere diretta contro i migranti stessi o contro gli aiuti umanitari e l'assistenza loro forniti. La solidarietà non deve mai essere criminalizzata,
ha dichiarato il relatore del parere José Antonio Moreno Diaz.Comprendiamo che la salvaguardia delle frontiere esterne dell'UE è una priorità, ma deve sempre essere attuata nel rispetto dei diritti umani.