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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

MAY 2022 | IT

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Editoriale
Christa SCHWENG

Editoriale

Giornata celebrativa per festeggiare l'unità e mostrare solidarietà

Le celebrazioni di quest'anno del 9 maggio, Giornata dell'Europa, sono state diverse da quelle degli altri anni. L'aggressione russa ingiustificata e non provocata nei confronti dell'Ucraina ci ha ricordato, in tutta la sua brutalità, il motivo per cui l'UE è stata creata e l'importanza della pace e della solidarietà. Quest'anno più che mai celebriamo la nostra unità e le conquiste realizzate dall'UE. Dobbiamo inoltre continuare a mostrare la nostra solidarietà verso l'Ucraina.

 

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Giornata celebrativa per festeggiare l'unità e mostrare solidarietà

Le celebrazioni di quest'anno del 9 maggio, Giornata dell'Europa, sono state diverse da quelle degli altri anni. L'aggressione russa ingiustificata e non provocata nei confronti dell'Ucraina ci ha ricordato, in tutta la sua brutalità, il motivo per cui l'UE è stata creata e l'importanza della pace e della solidarietà. Quest'anno più che mai celebriamo la nostra unità e le conquiste realizzate dall'UE. Dobbiamo inoltre continuare a mostrare la nostra solidarietà verso l'Ucraina.

Il 9 maggio abbiamo anche assistito all'evento di chiusura della Conferenza sul futuro dell'Europa. L'ambito iniziale dei suoi lavori è stato ampliato per raccogliere una nuova sfida: affrontare le conseguenze sociali ed economiche della guerra in Ucraina in un contesto post-pandemico già particolarmente impegnativo.

Dopo quasi un anno, posso dire che l'esperimento della Conferenza si è rivelato alquanto riuscito. Nel complesso, il processo si è svolto in maniera trasparente, e il risultato è piuttosto positivo. Ma il lavoro è ben lontano dall'essere concluso. Ora, dobbiamo rispondere alle richieste e alle aspettative dei cittadini.

Come primo passo, si dovrebbe creare un quadro di controllo che consenta ai cittadini di verificare quali azioni sono state intraprese in risposta a ciascuna raccomandazione. Tale strumento garantirebbe un seguito strutturato e trasparente. Proprio la trasparenza, infatti, insieme all'equa rappresentanza, è un fattore fondamentale di una democrazia partecipativa.

Un altro possibile risultato potrebbe essere l'avvio di uno scambio permanente con i cittadini sulla base degli insegnamenti tratti dalla Conferenza sul futuro dell'Europa, con il CESE in qualità di intermediario istituzionale.  

Nel contesto della Conferenza vorrei sottolineare ancora una volta l'importanza che la società civile organizzata sia coinvolta nella definizione delle politiche. Il Comitato proseguirà la sua stretta collaborazione con tutte le istituzioni dell'UE in merito a obiettivi comuni volti a rendere più forti le nostre società.

Noi faremo in modo che il contributo della società civile organizzata sia al centro di una democrazia partecipativa rafforzata. Il coinvolgimento di tutti noi, in maniera sistematica, deve costituire la base di un'Unione europea che sia un luogo ideale in cui vivere e prosperare.

Christa Schweng
Presidente del CESE

Date da ricordare

31 maggio - 1 giugno 2022, Marrakech

Vertice euromediterraneo 2022 dei consigli economici e sociali e istituzioni analoghe

2 giugno 2022, Bruxelles

Giornata dell'ICE 2022

8 giugno 2022, Bruxelles

Ventesimo anniversario della CCMI

15 - 16 giugno 2022, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

Veniamo al punto!

Nella rubrica "Veniamo al punto!" accendiamo i riflettori su pareri e iniziative del CESE che possono fare la differenza. In questa edizione il membro del CESE Tatjana Babrauskienė ci illustra i punti principali di una nuova relazione informativa da lei curata sul Sostegno al settore dei media indipendenti in Bielorussia. La relatrice insiste sui pericoli che corrono i giornalisti indipendenti in Bielorussia e in altri Stati autoritari in cui i principi democratici sono calpestati e chiede di assicurarne la protezione. (ehp)

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Nella rubrica "Veniamo al punto!" accendiamo i riflettori su pareri e iniziative del CESE che possono fare la differenza. In questa edizione il membro del CESE Tatjana Babrauskienė ci illustra i punti principali di una nuova relazione informativa da lei curata sul Sostegno al settore dei media indipendenti in Bielorussia. La relatrice insiste sui pericoli che corrono i giornalisti indipendenti in Bielorussia e in altri Stati autoritari in cui i principi democratici sono calpestati e chiede di assicurarne la protezione. (ehp)

Tatjana Babrauskienė: l'UE dovrebbe fornire aiuto e sostegno ai media indipendenti in Bielorussia

Il CESE ritiene che la situazione in Bielorussia riguardi l'Europa intera e debba essere oggetto di un'attenzione adeguata. L'UE e i suoi Stati membri potrebbero contribuire a fare da canale di trasmissione di notizie indipendenti provenienti dalla Bielorussia e a diffonderle, tradotte in diverse lingue, in tutta Europa.

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Il CESE ritiene che la situazione in Bielorussia riguardi l'Europa intera e debba essere oggetto di un'attenzione adeguata. L'UE e i suoi Stati membri potrebbero contribuire a fare da canale di trasmissione di notizie indipendenti provenienti dalla Bielorussia e a diffonderle, tradotte in diverse lingue, in tutta Europa. 

Dalle elezioni presidenziali che si sono tenute in Bielorussia nell'agosto 2020, caratterizzate secondo le denunce dell'opposizione e delle democrazie occidentali da brogli elettorali, il regime autoritario di Aleksandr Lukashenko ha adottato una serie di brutali provvedimenti volti a soffocare un movimento di protesta senza precedenti nel paese, sferrando un massiccio attacco contro la società civile e i mezzi di informazione. Oltre 35 000 persone sono state arrestate, migliaia hanno subito pestaggi da parte delle forze dell'ordine e diversi manifestanti sono stati uccisi. 

Durante tutto questo periodo, giornalisti, blogger e scrittori hanno garantito la copertura mediatica delle proteste, documentando la brutalità della polizia, riferendo informazioni veritiere, andando alla ricerca di un collegamento Internet funzionante per caricare i video delle loro riprese e cercando al tempo stesso di sfuggire all'arresto. È grazie a loro che il mondo intero ha potuto essere informato della crisi dei diritti umani senza precedenti che è in atto in Bielorussia. È importante riconoscere l'incredibile lavoro svolto dai giornalisti bielorussi, tutto quello che hanno fatto rischiando la vita, e a volte quella dei loro familiari, unicamente per far emergere la verità, come pure è fondamentale rendere omaggio a tutti i coraggiosi e pacifici manifestanti che sono riusciti a trovare i modi più creativi per esprimere la loro opposizione al regime.

Il CESE sottolinea che la situazione in Bielorussia riguarda l'Europa intera e dovrebbe essere oggetto di un'attenzione adeguata. L'UE e i suoi Stati membri potrebbero contribuire a diffondere notizie provenienti dalla Bielorussia presso un pubblico più vasto mettendosi in relazione con varie agenzie di stampa indipendenti nel paese e rendendo disponibili i contenuti forniti da queste agenzie in altre lingue. 

In una recente relazione informativa il CESE elenca una serie di misure fondamentali che gli Stati membri dell'Unione potrebbero adottare per sostenere i media indipendenti in Bielorussia e magari anche in altri paesi:

  • dare l'esempio a livello globale nell'offrire sostegno alla libertà dei media minacciata, fornendo aiuti e assistenza ed estendendo l'accoglienza di emergenza e l'esenzione dall'obbligo di visto ai giornalisti bielorussi in fuga dalla repressione;
  • istituire un fondo europeo e fondi nazionali a sostegno della libertà dei media e dei giornalisti bielorussi - un modello che potrebbe essere esteso ad altri paesi oppressi da una dittatura. Questo fondo dovrebbe prevedere anche aiuti di emergenza per i giornalisti perseguitati e costretti ad espatriare che necessitino di un'assistenza giuridica e finanziaria e di un sostegno psicologico;
  • elaborare una strategia su come incanalare il sostegno in modo da contribuire a un'attività dei giornalisti che duri nel tempo; 
  • valutare i modi per inserire professionalmente giornalisti indipendenti bielorussi presso organi di informazione nazionali negli Stati membri oppure offrire loro l'opportunità di usufruire di borse di studio;
  • incrementare gli aiuti e assicurare una certa flessibilità nell'iter per ottenere il sostegno da parte dell'UE riducendo gli adempimenti burocratici;
  • pensare a modalità alternative con cui l'UE possa garantire la connessione Internet nel caso in cui il fornitore statale ne impedisca o riduca l'accesso; 
  • promuovere le innovazioni in relazione al trasferimento delle informazioni; 
  • interrompere la fornitura alla Bielorussia di apparecchiature o software che possano essere usati per censurare Internet e i siti web nel paese, e sanzionare la società nazionale di telecomunicazioni Beltelecom, che detiene il monopolio delle operazioni del traffico web internazionale ed è responsabile dell'oscuramento di Internet nel paese;
  • contrastare la sorveglianza di Internet, fornire ai giornalisti bielorussi strumenti utili per eludere la censura e migliorare il loro livello di alfabetizzazione digitale. 

Il CESE ritiene inoltre che l'UE dovrebbe inserire quanto prima nell'elenco delle sanzioni tutti i magistrati, i pubblici ministeri e il personale di polizia coinvolti nelle azioni penali intentate nei confronti di giornalisti e attivisti.

Tatjana Babrauskienė, membro del CESE

Sulla strada, in viaggio dall'Ucraina verso ...

I tragici avvenimenti che stanno sconvolgendo l'Ucraina è come se accadessero davanti ai nostri occhi, grazie al lavoro instancabile ed eroico di giornalisti, fotografi e cineoperatori che vanno là dove noi non possiamo andare. Uno di essi, il fotografo polacco Sławek Kaminski, ci ha inviato le fotografie che ha scattato sul confine tra la Bielorussia e la Polonia, nella città polacca di Rzeszów e a Medyka-Shehyni, sulla frontiera tra la Polonia e l'Ucraina. Oggi pubblichiamo la terza fotografia di questa serie. Ringraziamo Kamiński per aver condiviso con noi l'attimo che ha immortalato.

Foto: Sławek Kaminski/GW

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I tragici avvenimenti che stanno sconvolgendo l'Ucraina è come se accadessero davanti ai nostri occhi, grazie al lavoro instancabile ed eroico di giornalisti, fotografi e cineoperatori che vanno là dove noi non possiamo andare. Uno di essi, il fotografo polacco Sławek Kaminski, ci ha inviato le fotografie che ha scattato sul confine tra la Bielorussia e la Polonia, nella città polacca di Rzeszów e a Medyka-Shehyni, sulla frontiera tra la Polonia e l'Ucraina. Oggi pubblichiamo la terza fotografia di questa serie. Ringraziamo Kamiński per aver condiviso con noi l'attimo che ha immortalato.

Foto: Sławek Kaminski/GW

"Una domanda a…"

Una domanda a…

Nella nostra rubrica "Una domanda a...", Jacques Glorieux, uno dei membri più esperti della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE, commenta il 20º anniversario che la CCMI si appresta a celebrare.

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Nella nostra rubrica "Una domanda a...", Jacques Glorieux, uno dei membri più esperti della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE, commenta il 20º anniversario della CCMI che la CCMI si appresta a celebrare.

Jacques Glorieux siede nel consiglio di amministrazione di numerose camere di commercio di Belgio e Lussemburgo ed è vicepresidente della Federazione delle camere di commercio belghe. Dal 1998 al luglio 2002 ha rappresentato il settore belga del carbone in seno al comitato consultivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Nel 2002 ha iniziato a lavorare al CESE in qualità di delegato della CCMI appena istituita, e attualmente è membro dell'organo direttivo - ossia l'ufficio di presidenza - di tale commissione. Partecipa attivamente a tutte le iniziative della CCMI relative al settore del carbone, come le tavole rotonde ad esso dedicate e l'iniziativa "Regioni carbonifere in transizione" nell'ambito della piattaforma della Commissione europea per una transizione giusta.

Vent'anni dopo, la CCMI è più importante che mai

CESE Info: L'8 giugno la CCMI festeggia i suoi primi vent'anni. Qual è stato finora il suo ruolo? Qual è stato il suo contributo agli obiettivi dell'UE e come ha servito la società civile europea? E avrà un ruolo essenziale da svolgere nell'Europa del futuro?

Jacques Glorieux, membro della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI): La commissione consultiva per le trasformazioni industriali è stata istituita al CESE, come commissione legislativa a sé stante, nel 2002. È subentrata al comitato consultivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), istituita dal Trattato di Parigi del 1952 per un periodo di cinquant'anni. Si tratta quindi dell'organo che da più lunga data si occupa di anticipare e sostenere le trasformazioni industriali.

 

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CESE Info: L'8 giugno la CCMI festeggia i suoi primi vent'anni. Qual è stato finora il suo ruolo? Qual è stato il suo contributo agli obiettivi dell'UE e come ha servito la società civile europea? E avrà un ruolo essenziale da svolgere nell'Europa del futuro?

Jacques Glorieux, membro della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI): La commissione consultiva per le trasformazioni industriali è stata istituita al CESE, come commissione legislativa a sé stante, nel 2002. È subentrata al comitato consultivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), istituita dal Trattato di Parigi del 1952 per un periodo di cinquant'anni. Si tratta quindi dell'organo che da più lunga data si occupa di anticipare e sostenere le trasformazioni industriali.

Ho avuto modo di assistere personalmente a questa transizione, in quanto ero il rappresentante belga del III gruppo (Carbone, importatori e consumatori) in seno alla commissione consultiva della CECA a Lussemburgo, dal 1998 al 2002. Sono quindi entrato a far parte del CESE e della CCMI appena istituita in seno ad esso, e attualmente sono membro dell'ufficio di presidenza di tale commissione (coordinatore della categoria III - Delegati).

In questi vent'anni la CCMI ha esaminato questioni di particolare rilievo per la società civile e formulato raccomandazioni in merito ad esse. È stata proprio la CCMI, ad esempio, a richiamare l'attenzione delle istituzioni dell'UE sull'obsolescenza programmata, già nel 2013. Ha prodotto un'ampia gamma di pareri, sfruttando al meglio le competenze settoriali non solo dei suoi membri, ma anche e soprattutto dei suoi delegati. Una duplice composizione, questa, che è un'altra caratteristica unica - e uno specifico punto di forza - della CCMI.

L'attività fondamentale della CCMI è radicata nella sua missione storica, che è quella di analizzare le trasformazioni industriali - e in particolare la delocalizzazione, la rilocalizzazione e la ristrutturazione - del settore carbosiderurgico. Ciò nonostante, ricordo con particolare orgoglio che la CCMI è andata via via ampliando le sue competenze, occupandosi con successo - per esempio - delle industrie ad alta intensità di energia e di risorse, delle materie prime critiche, dei settori della salute, dell'automobile e della cantieristica navale, dell'industria aerospaziale e della produzione di materiali per la difesa.

Riguardo al futuro della CCMI, io sono fiducioso, considerato che il suo compito oggi è più importante che mai. La politica industriale, che è stata al centro dell'integrazione europea fin dall'inizio con la CECA, rimane in cima all'agenda europea, in particolare nel contesto della ripresa dalla pandemia, che ha messo in luce dipendenze critiche e inciso pesantemente sul mercato unico. Analogamente, la recente invasione dell'Ucraina ha messo in luce vulnerabilità che hanno portato alla carenza di taluni materiali e componenti critici in Europa e all'aumento dei prezzi dell'energia. In un contesto così volatile, il successo della transizione verde e digitale della nostra economia è essenziale e urgente per sviluppare la resilienza e l'autonomia strategica dell'Europa.

Queste trasformazioni stanno avendo e avranno un impatto senza precedenti sulla nostra vita di ogni giorno, e al riguardo il CESE - e più specificamente la CCMI - sono chiamati a svolgere un ruolo essenziale, contribuendo a una transizione giusta verso un'industria che sia compatibile con l'ambiente, in un contesto di prosperità economica e di tutela dei lavoratori. Già prima dell'estate la CCMI adotterà pareri in merito alla normativa sui chip dal punto di vista dei settori della difesa e aerospaziale, alle tecnologie critiche della difesa e della sicurezza - un tema chiave ai fini del conseguimento di un'autonomia strategica aperta - e alle tecnologie per la decarbonizzazione.

Nel convegno dell'8 giugno celebreremo il ventennale della CCMI, ma soprattutto guarderemo al futuro e affronteremo tutti questi temi, riflettendo su quale possa essere per il CESE il modo migliore di contribuire a rispondere alle sfide che i vari settori dell'industria europea dovranno vincere per rimanere competitivi. Il convegno costituirà un'occasione per dar voce alla società civile organizzata, un attore chiave per garantire che queste trasformazioni avvengano in modo giusto ed equo, senza lasciare nessuno indietro.  

Siete tutti invitati a seguire tale evento sulla pagina web dedicata alla CCMI: https://www.eesc.europa.eu/it/agenda/our-events/events/ccmi-20th-anniversary

 

 

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

Ogni mese, in questa rubrica vi invitiamo a scoprire una personalità che, con il suo lavoro e il suo impegno, rappresenta una fonte di ispirazione. Il suo coraggio, la sua forza di carattere e la sua determinazione ad agire sono particolarmente esemplari, e il suo valore merita rispetto. La nostra ospite di questo mese è Nadija Afanasieva, direttrice dell'Istituto ucraino di politica internazionale di Kiev (Ucraina). È inoltre coordinatrice della piattaforma della società civile UE-Ucraina e del gruppo di lavoro di tale piattaforma. È esperta in materia di cooperazione transfrontaliera e strategie macroregionali, fondi UE, specializzazione intelligente e gestione di progetti.

 

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Ogni mese, in questa rubrica vi invitiamo a scoprire una personalità che, con il suo lavoro e il suo impegno, rappresenta una fonte di ispirazione. Il suo coraggio, la sua forza di carattere e la sua determinazione ad agire sono particolarmente esemplari, e il suo valore merita rispetto. La nostra ospite questo mese è Nadija Afanasieva, direttrice dell'Istituto ucraino di politica internazionale di Kiev (Ucraina). È inoltre coordinatrice della piattaforma della società civile UE-Ucraina e del gruppo di lavoro di tale piattaforma. È esperta in materia di cooperazione transfrontaliera e strategie macroregionali, fondi UE, specializzazione intelligente e gestione di progetti.

 

Nadija Afanasieva: Collaborare per costruire un'Ucraina forte e sicura

Mentre festeggiavamo il Capodanno con amici e parenti, esprimendo desideri e facendo programmi per il 2022, nessuno nel mondo si aspettava che la nostra vita sarebbe cambiata in maniera così drammatica nel giro di pochi mesi.

 

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Mentre festeggiavamo il Capodanno con amici e parenti, esprimendo desideri e facendo programmi per il 2022, nessuno nel mondo si aspettava che la nostra vita sarebbe cambiata in maniera così drammatica nel giro di pochi mesi.

L'Ucraina ha visto la guerra in faccia nel 2014, per la prima volta dopo la sua indipendenza.

Durante la Rivoluzione della dignità, oltre 100 persone rimasero uccise dopo che fu aperto il fuoco contro la folla radunata in piazza dell'Indipendenza (o Maidan), la principale piazza di Kiev. Successivamente ebbe luogo l'invasione del Donbas e l'annessione della Crimea. Nel 2014 si verificò una trasformazione significativa della società civile ucraina: volontari si recarono in prima linea ad aiutare gli sfollati interni e a sostenere i soldati feriti. Allora pensammo, erroneamente, che quelli fossero i giorni più bui della nostra storia.

Nel 2014 la divisione all'interno della nostra società sulla necessità o meno di aderire all'UE scomparve quasi del tutto. Secondo l'ultimo sondaggio di opinione, realizzato prima dell'invasione nel febbraio 2022, un significativo 68 % degli ucraini era risultato favorevole all'adesione dell'Ucraina all'UE; tale sostegno è salito all'86 % subito dopo l'invasione, per raggiungere poi il 91 % alla fine di marzo - un record assoluto!

Questo sostegno massiccio è una risposta agli sforzi profusi dalla società civile europea per fornire aiuto, attraverso la mobilitazione immediata dei governi dell'UE, sollecitati a prendere decisioni rapide. Il ruolo dei volontari, attivi fin dalle prime ore dell'invasione, è stato enorme. Il loro superpotere consiste nella capacità di trovare soluzioni rapide a qualsiasi problema: dalle munizioni e dai droni ai medicinali e agli indumenti per i profughi. L'ondata di manifestazioni e l'enorme numero di bandiere giallo-blu sventolate in tutta l'UE sono stati davvero incredibili. Nascosti nei rifugi, abbiamo trovato la forza di resistere guardando le immagini delle persone che in tutto il mondo sostengono l'Ucraina.

La maggior parte dei nostri partner ha iniziato a chiamare poco dopo aver ricevuto la notizia dei massicci attacchi aerei in tutta l'Ucraina, chiedendo: "come possiamo aiutare?". Abbiamo ricevuto molti aiuti, ma abbiamo bisogno di riceverne ancora di più.

L'esercito ha bisogno di soluzioni e tecnologie innovative per vincere la battaglia; i medici, in tutte le specializzazioni, necessitano di attrezzature moderne e di personale aggiornato per aiutare i soldati e i civili feriti; i volontari hanno bisogno di maggiori contatti in tutto il mondo ecc.

Abbiamo però bisogno anche di una visione strategica del processo di ripresa in Ucraina – ed è qui che svolgono un ruolo cruciale gli sforzi comuni di tutto il mondo democratico per costruire uno Stato forte e sicuro e sviluppare soluzioni innovative in materia di costruzioni, organizzazione delle infrastrutture, sostegno alle imprese e alla scienza, sviluppo di capacità per le istituzioni ai diversi livelli ecc.

Sia i cittadini ucraini che l'UE hanno tratto insegnamenti molto chiari da questa guerra:

-    alcune situazioni richiedono soluzioni urgenti, soprattutto per quanto riguarda le questioni in materia di sicurezza comune.
La guerra è iniziata nel 2014 e in questi ultimi otto anni gli ucraini hanno messo in guardia contro i pericoli derivanti dalle strette relazioni con la Russia, nonché dalla dipendenza dalle risorse energetiche russe e da altri prodotti provenienti da un paese che utilizza le sue entrate per finanziare attentati terroristici e massacri. Tuttavia, né l'Ucraina né l'UE erano pronte per un'invasione così brutale e su così ampia scala, altrimenti avremmo entrambi dato prova di maggiore determinazione. Ma l'invasione ci sarebbe stata se le sanzioni imposte nel 2014 fossero state severe quanto quelle del 2022?

-    La guerra del 2022 è anche una guerra di innovazione e tecnologia. Certo, se riusciremo ad aumentare l'efficienza energetica, diversificando le fonti energetiche, trovando nuove soluzioni digitali, sviluppando tecnologie spaziali e migliorando il modo in cui gestiamo le nostre risorse naturali ecc., il nostro livello di indipendenza e sicurezza sarà più elevato rispetto a quello che abbiamo in questo momento, nel quale tutti i paesi stanno attraversando una grave crisi.

Se sapremo riconoscere l'importanza di una risposta immediata da parte di politici, diplomatici, forze militari, volontari e società civile, potremo allora procedere nella direzione giusta per vincere la battaglia. La necessità di sostegno è ancora enorme, ma la motivazione cresce di giorno in giorno.

Noi ucraini abbiamo dimostrato che i nostri valori principali sono la dignità umana e la libertà, la democrazia e l'uguaglianza, lo Stato di diritto e i diritti umani. Non è mai stata adottata una procedura accelerata per l'adesione all'UE, ma la situazione dell'Ucraina è eccezionale ed è probabilmente giunto il momento di riconsiderare questa procedura.

Gli ucraini sono pienamente consapevoli del volume del lavoro che dovranno svolgere per aderire all'UE. La nostra forza è nella nostra motivazione a costruire uno Stato libero e a formare partenariati con coloro che ci hanno difeso nei tempi più difficili. E quindi teniamo duro, confidando nelle nostre forze armate e in un futuro di prosperità per il nostro paese.

Nadija Afanasieva, direttrice dell'Istituto ucraino di politica internazionale di Kiev (Ucraina).

 

Notizie dal CESE

Dibattito al CESE sulle priorità della presidenza ceca dell'UE e sul giusto mix energetico per il futuro dell'Europa

Il ministro ceco agli Affari europei Mikuláš Bek ha illustrato le cinque priorità politiche che saranno probabilmente adottate dalla prossima presidenza ceca del Consiglio dell'UE in un discorso pronunciato a Praga, davanti ai membri del CESE, lo scorso 28 aprile.

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Il ministro ceco agli Affari europei Mikuláš Bek ha illustrato le cinque priorità politiche che saranno probabilmente adottate dalla prossima presidenza ceca del Consiglio dell'UE in un discorso pronunciato a Praga, davanti ai membri del CESE, lo scorso 28 aprile.

Mikuláš Bek ha indicato le probabili priorità politiche della presidenza ceca in una riunione dell'Ufficio di presidenza del CESE, e ha sottolineato che l'accento verrà posto non solo sulla duplice transizione verde e digitale, ma anche sulla sicurezza, per tenere conto dei recenti avvenimenti.

Ispirandosi al motto "L'Europa come compito", che riprende il titolo di un discorso che lo scrittore e capo di Stato della Cechia Václav Havel pronunciò ad Aquisgrana, la presidenza ceca dell'UE concentrerà la propria attenzione sui seguenti temi:

1) la gestione della crisi dei rifugiati e la ripresa dalla guerra in Ucraina;
2) la sicurezza energetica in Europa;
3) il rafforzamento della capacità di difesa e della sicurezza del ciberspazio in Europa;
4) la resilienza strategica dell'economia europea;
5) la resilienza delle istituzioni democratiche.

Facendo riferimento agli sviluppi della crisi in Ucraina, il ministro ha affermato che "garantire l'accesso a fonti energetiche non solo sostenibili e a prezzi accessibili, ma anche affidabili, rappresenterà una delle sfide più grandi che l'UE abbia mai dovuto affrontare".

Nel corso del dibattito, i membri del CESE hanno esortato il ministro a rafforzare il sostegno che l'UE e i governi degli Stati membri danno alle organizzazioni della società civile, in quanto tali organizzazioni si trovano in prima linea nella gestione della crisi umanitaria provocata dall'invasione russa dell'Ucraina e hanno quindi bisogno di un sostegno urgente e concreto.

Il tema della solidarietà europea è stato un altro filo conduttore delle discussioni: i membri hanno sottolineato che sarebbe possibile interrompere le importazioni di energia dalla Russia solo se tutti gli Stati membri facessero causa comune e condividessero le fonti energetiche disponibili.

Vari oratori hanno inoltre messo in guardia contro la scarsa considerazione per gli aspetti sociali sotto la presidenza ceca del Consiglio nella seconda metà dell'anno in corso. Con l'aumento dei prezzi dell'energia e dei prodotti alimentari, il fenomeno della povertà si sta espandendo e minaccia la coesione sociale.

In un seminario sul tema Mix energetico ottimale per un'energia sostenibile e a prezzi accessibili che si è svolto nel quadro dell'evento, la Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato che è essenziale ridurre la dipendenza energetica dell'UE dai paesi terzi. La via da seguire consiste nel diversificare le fonti energetiche e nell'aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Per il buon esito della transizione, le organizzazioni della società civile devono svolgere un ruolo di primo piano nella definizione e attuazione delle opportune politiche", ha affermato Christa Schweng. (mp)

Semplificare la giungla normativa: l'intervento dell'UE sul lavoro tramite piattaforme dovrebbe servire a garantire condizioni lavorative eque per tutti

Il CESE ha accolto con favore la proposta di direttiva della Commissione europea relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali, poiché considera l'iniziativa un passo avanti particolarmente necessario al fine di stabilire criteri chiari e ben precisi per classificare i rapporti di lavoro e disciplinare l'utilizzo degli algoritmi al momento di assumere e impiegare i lavoratori delle piattaforme.

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Il CESE ha accolto con favore la proposta di direttiva della Commissione europea relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali, poiché considera l'iniziativa un passo avanti particolarmente necessario al fine di stabilire criteri chiari e ben precisi per classificare i rapporti di lavoro e disciplinare l'utilizzo degli algoritmi al momento di assumere e impiegare i lavoratori delle piattaforme.

Secondo il CESE, il ricorso a una direttiva, ossia a uno strumento giuridico vincolante, per regolamentare il lavoro tramite piattaforme è giustificato, dato che l'estrema diversità delle condizioni lavorative e della legislazione in ciascuno Stato membro si traduce spesso in un trattamento inadeguato dei lavoratori delle piattaforme digitali e in un forte degrado delle norme nazionali ed europee in materia di protezione del lavoro. Il parere è stato adottato dal Comitato nella sessione plenaria di marzo, con 149 voti favorevoli, 80 voti contrari e 17 astensioni.

La relatrice del parere Cinzia Del Rio ha dichiarato: Osserviamo evidenti esempi di discriminazione e disparità di trattamento nei confronti dei lavoratori delle piattaforme digitali in tutta l'UE. La situazione nei vari Stati membri è estremamente eterogenea: siamo di fronte a una giungla normativa che deve essere semplificata. La proposta di direttiva intende fornire un quadro normativo flessibile, che sia adattabile a livello nazionale e tenga conto delle disparità tra le condizioni di lavoro.

Il nodo fondamentale è la classificazione giuridica del rapporto di lavoro e la sua chiara distinzione dal lavoro autonomo vero e proprio. A tal fine è necessario individuare chiaramente il datore di lavoro giuridicamente responsabile, sia per garantire il corretto versamento delle imposte dovute e dei contributi sociali, sia per consentire le procedure di contrattazione collettiva. Dal punto di vista del CESE, tuttavia, il testo della proposta della Commissione è troppo generico e vago su questo punto e su diversi altri, come i diritti dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali all'informazione e alla consultazione.

Queste incertezze giuridiche possono, in alcune circostanze, favorire l'emergere e il proliferare di forme di lavoro sommerso, nonché deplorevoli situazioni di sfruttamento e di concorrenza tra i lavoratori stessi, che potrebbero essere oggetto di pratiche illegali di subappalto, ha osservato il CESE. 

Il gruppo Datori di lavoro del CESE ha presentato un controparere, che ha ottenuto oltre il 30 % dei voti espressi ed è stato pubblicato come allegato al parere adottato. Il gruppo si oppone al ricorso ad un direttiva per regolamentare il lavoro tramite piattaforme, nel timore che adottare una legislazione vincolante possa rappresentare una soluzione universale "adatta" a tutti i contesti, il che può costituire un ostacolo all'innovazione e agli investimenti nella creazione e nello sviluppo di piattaforme digitali nell'UE.

I datori di lavoro sono contrari anche all'introduzione di una definizione giuridica, a livello dell'UE, di chi sia un lavoratore subordinato e chi un lavoratore autonomo delle piattaforme, dal momento che una tale definizione non potrebbe tenere debitamente conto dei diversi modelli in uso negli Stati membri né stare al passo con l'evoluzione dinamica dei mercati del lavoro. (ll)
 

Il CESE chiede sanzioni coerenti e severe nei confronti dei datori di lavoro che impiegano migranti il cui soggiorno è irregolare

Il CESE ha invitato gli Stati membri dell'UE a intensificare gli sforzi e ad attuare la direttiva dell'UE che prevede sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. In un parere recentemente adottato il CESE ha messo in guardia contro le carenze nel recepimento e nell'attuazione della direttiva in tutta l'UE.

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Il CESE ha invitato gli Stati membri dell'UE a intensificare gli sforzi e ad attuare la direttiva dell'UE che prevede sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. In un parere recentemente adottato il CESE ha messo in guardia contro le carenze nel recepimento e nell'attuazione della direttiva in tutta l'UE.

Spesso all'origine dello sfruttamento di lavoratori, l'impiego di migranti il cui soggiorno è irregolare è anche un fattore di attrazione per il traffico di migranti, che ogni anno costa la vita a migliaia di persone che intraprendono viaggi pericolosi per raggiungere l'Europa. Secondo il CESE, entrambe queste pratiche criminali dovrebbero essere oggetto di un'azione risoluta a livello nazionale e dell'UE.

Nel suo parere, il CESE sottolinea che la severità delle sanzioni varia notevolmente da uno Stato membro all'altro e che, nella maggior parte dei casi, esse sono inefficaci nel dissuadere i datori di lavoro dall'assumere cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. 

Un'altra lacuna della direttiva è la sua incapacità di incoraggiare i migranti a sporgere ufficialmente denuncia contro i loro datori di lavoro. Ciò è dovuto al timore spesso giustificato e legittimo dei migranti di essere rimpatriati nei paesi di origine.Il CESE appoggia fermamente l'intenzione della Commissione di avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri, se questi continueranno a non fornire tutte le informazioni pertinenti sul rispetto degli obblighi principali in materia di sanzioni, ispezioni e tutela dei diritti dei migranti, secondo quanto stabilito dalla direttiva.Così si è espresso Carlos Manuel Trindade, relatore del documento. 

In un secondo parere il CESE ha esaminato il piano d'azione rinnovato dell'UE contro il traffico di migranti (2021-2025). Il Comitato accoglie con favore l'approccio globale adottato dal piano e lo saluta come proseguimento del proprio lavoro volto a combattere questa pericolosa attività criminale. Secondo le cifre di Europol, oltre il 90 % delle persone che entrano in modo irregolare nell'Unione europea si è servito di reti di trafficanti in qualche fase del proprio viaggio.

La lotta contro il traffico di migranti è considerata una priorità nel quadro del nuovo patto dell'UE sulla migrazione e l'asilo, in quanto tale pratica ha causato la morte di migliaia di donne, bambini e uomini tra i migranti. Il traffico di persone viola i loro diritti, approfittando di coloro che cercano di entrare nell'UE, e rappresenta una minaccia per la sicurezza europea.

La lotta contro il traffico di migranti non può mai essere diretta contro i migranti stessi o contro gli aiuti umanitari e l'assistenza loro forniti. La solidarietà non deve mai essere criminalizzata,ha dichiarato il relatore del parere José Antonio Moreno Diaz.Comprendiamo che la salvaguardia delle frontiere esterne dell'UE è una priorità, ma deve sempre essere attuata nel rispetto dei diritti umani.

L'UE e l'ambiente: è giunto il momento di inasprire il diritto penale

Nel suo parere Migliorare la tutela penale dell'ambiente, adottato nella sessione plenaria di marzo, il CESE suggerisce all'UE di imporre sanzioni penali per il maggior numero possibile di reati ambientali.

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Nel suo parere Migliorare la tutela penale dell'ambiente, adottato nella sessione plenaria di marzo, il CESE suggerisce all'UE di imporre sanzioni penali per il maggior numero possibile di reati ambientali.

Il parere prende in esame la proposta di una nuova direttiva dell'UE sulla tutela penale dell'ambiente e suggerisce modalità pratiche per renderla realmente efficace, proporzionata e dissuasiva.

Il CESE accoglie con favore l'estensione dell'elenco dei reati ambientali da nove a diciotto, ma sostiene che la direttiva debba contemplare il maggior numero possibile di tipi di reati contro l'ambiente. Ritiene inoltre che i limiti massimi per le sanzioni debbano essere notevolmente più elevati affinché tali sanzioni siano realmente efficaci, proporzionate e dissuasive.

Una nuova proposta formulata nel parere prevede che i reati ambientali siano di competenza della Procura europea, dato che molti di essi sono notoriamente legati alla criminalità organizzata.

Il CESE chiede inoltre che il reato di ecocidio sia inserito nella direttiva e sia definito come "un atto illecito o negligente, commesso nella piena consapevolezza che esso comporti una probabilità sostanziale di danni gravi e diffusi o a lungo termine all'ambiente". Il CESE osserva che i conflitti armati sono praticamente sempre, per definizione, ecocidi. 

I reati contro l'ambiente costituiscono la quarta categoria di attività criminale più redditizia a livello mondiale e sono in aumento nell'Unione europea. Sebbene le condanne transfrontaliere non siano cresciute in modo sostanziale, è aumentato il tasso di reati ambientali commessi in Europa.
Il CESE sottolinea tuttavia che la revisione della direttiva non è sufficiente. Uno dei punti deboli segnalati nelle valutazioni della direttiva attuale riguarda l'attuazione negli Stati membri. Il CESE pone quindi l'accento sulla necessità di rafforzare la catena di contrasto e raccomanda agli Stati membri dell'UE di istituire forze di polizia, pubblici ministeri, giudici e tribunali specializzati nel settore della criminalità ambientale.

La direttiva del 2008 sulla tutela penale dell'ambiente è il principale strumento vincolante attualmente in vigore nell'Unione europea volto a contrastare la criminalità ambientale. Da una valutazione effettuata nel 2019 e nel 2020 è emerso che essa non ha avuto effetti significativi sul campo. Nell'ultimo decennio il numero di casi di reati ambientali oggetto di indagini e condanne è rimasto contenuto, le sanzioni imposte non sono risultate sufficientemente dissuasive e non vi è stata una cooperazione transfrontaliera sistematica. In seguito alla valutazione, la Commissione ha deciso di sostituire la direttiva vigente con una nuova direttiva dell'UE. (mr)
 

L'antisemitismo rappresenta un banco di prova per l'idea europea

L'Unione europea ha l'obbligo di difendere i nostri valori fondamentali, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Per questa ragione, nella sessione plenaria di marzo, il CESE ha accolto con grande favore la strategia dell'UE sulla lotta contro l'antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica.

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L'Unione europea ha l'obbligo di difendere i nostri valori fondamentali, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Per questa ragione, nella sessione plenaria di marzo, il CESE ha accolto con grande favore la strategia dell'UE sulla lotta contro l'antisemitismo e il sostegno alla vita ebraica.

Il CESE è fermamente convinto che l'antisemitismo rappresenti un banco di prova per l'idea europea, lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e la democrazia,afferma Ákos Topolánszky, relatore del parere su questo tema.

Il Comitato accoglie con favore la strategia, poiché è diretta non soltanto a combattere l'antisemitismo, ma anche a sostenere la vita ebraica e a perseguire politiche pubbliche e cooperazioni a livello di comunità che promuovano l'accettazione reciproca.

Il CESE ritiene indispensabile comprendere le radici e le cause di tutte le forme di violenza contro le persone e le comunità ebraiche, al fine di poter intervenire efficacemente non solo attraverso gli strumenti della giustizia penale, ma anche attraverso un sistema più efficace di interventi a livello della comunità e della società. 

Inoltre la cultura ebraica, in quanto patrimonio inscindibile dell'identità europea, dovrebbe essere resa più accessibile al pubblico e ai cittadini in generale. Il Comitato invita le istituzioni dell'UE, gli Stati membri e le parti sociali a presentare e celebrare in maniera adeguata il contributo della comunità ebraica all'Unione europea quale parte integrante e inalienabile di una cultura comune.

Considera necessario utilizzare in modo coerente tutti gli strumenti giuridici costituzionali e dell'UE per contrastare i contenuti antisemiti nei media, e nel contempo migliorare la conoscenza e la comprensione della vita ebraica attraverso relazioni più equilibrate e sensibili. 

La rappresentazione delle comunità ebraiche e dei loro membri nei media tradizionali e nei social media è, nella maggior parte dei casi, molto limitata e si concentra anzitutto sull'impatto della violenza e del terrorismo antisemiti. Tuttavia è anche necessario presentare contenuti positivi al di là di questo, in uno spirito di riconoscimento dell'importanza della coesistenza nella società. 

In conclusione, il CESE incoraggia la Commissione a conferire alla lotta contro l'antisemitismo e all'agenda strategica per il sostegno alla vita ebraica una forte dimensione di politica esterna, in tutti gli aspetti della cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali. Il Comitato richiama l'attenzione sugli strumenti di politica di vicinato e di cooperazione allo sviluppo, nonché sugli strumenti che avvicinano all'UE i paesi candidati all'adesione, quali meccanismi adeguati per combattere l'antisemitismo e sostenere la vita ebraica. (gb)

Il CESE mette in evidenza le lacune nelle proposte della Commissione per la lotta alle società di comodo

Pur sostenendo le misure proposte dalla Commissione per combattere l'uso improprio delle società di comodo e istituire un'imposizione minima effettiva sulle imprese, il CESE auspica che siano rafforzate. In due pareri adottati nella sessione plenaria di marzo il Comitato segnala possibili lacune e suggerisce alcune importanti aggiunte. 

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Pur sostenendo le misure proposte dalla Commissione per combattere l'uso improprio delle società di comodo e istituire un'imposizione minima effettiva sulle imprese, il CESE auspica che siano rafforzate. In due pareri adottati nella sessione plenaria di marzo il Comitato segnala possibili lacune e suggerisce alcune importanti aggiunte. 

Garantire una tassazione efficace ed equa in tutto il mercato unico è fondamentale per stimolare una ripresa effettiva dopo la pandemia di COVID-19 e finanziare la transizione digitale e verde. Nei due pareri, pur accogliendo con favore le proposte della Commissione volte a combattere il ricorso alle società di comodo per eludere la tassazione e a introdurre un'imposizione minima effettiva sulle imprese, il CESE segnala possibili lacune e suggerisce alcune importanti misure supplementari. 

"Le società di comodo create negli Stati membri devono essere messe in conformità con la proposta della Commissione, e la collaborazione tra gli Stati membri è quanto mai essenziale per evitare di intaccare la capacità di bilancio dell'UE", sottolinea Benjamin Rizzo, relatore del parere sulla lotta al ricorso a entità di comodo. 

Sulla stessa linea il correlatore Javier Doz Orrit: "Se la direttiva contro le società di comodo integra il pacchetto legislativo antiriciclaggio della Commissione, essa dovrebbe a sua volta essere accompagnata da una norma contro i "professionisti facilitatori" che gestiscono tali società". 

"L'OCSE dovrebbe presentare una serie di importanti norme in materia di porti sicuri, presentazione semplificata di documenti amministrativi e altri punti fondamentali", afferma dal canto suo Krister Andersson, relatore del parere sull'imposizione minima effettiva delle imprese. Anche queste norme dovrebbero essere incluse nella direttiva. È essenziale che la legislazione sia recepita in modo uniforme nell'UE e applicata allo stesso modo e allo stesso tempo a livello mondiale". 

"Il CESE avrebbe apprezzato che venisse realizzata una valutazione d'impatto per quelle parti della direttiva che la mettono in conformità con il diritto dell'UE, - sottolinea invece il correlatore Petru Sorin Dandea. Chiediamo che una tale valutazione sia realizzata e messa a disposizione del pubblico". (tk)
 

Il CESE è pronto a partecipare attivamente al Nuovo Bauhaus europeo

Il nuovo Bauhaus europeo pone una dimensione culturale e creativa al centro del Green Deal europeo e dell'ondata di ristrutturazioni, offrendo un trampolino di lancio per la transizione verde. È con queste parole che la Presidente del CESE Christa Schweng ha sintetizzato la posizione del Comitato in merito a questa nuova iniziativa della Commissione quando ha incontrato la commissaria europea per l'Innovazione, la ricerca, la cultura, l'istruzione e i giovani Mariya Gabriel nella sessione plenaria del CESE del 23 marzo 2022.

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Il nuovo Bauhaus europeo pone una dimensione culturale e creativa al centro del Green Deal europeo e dell'ondata di ristrutturazioni, offrendo un trampolino di lancio per la transizione verde. È con queste parole che la Presidente del CESE Christa Schweng ha sintetizzato la posizione del Comitato in merito a questa nuova iniziativa della Commissione quando ha incontrato la commissaria europea per l'Innovazione, la ricerca, la cultura, l'istruzione e i giovani Mariya Gabriel nella sessione plenaria del CESE del 23 marzo 2022.

"Appoggiamo pienamente l'obiettivo di permettere a tutti i cittadini di avere accesso a beni circolari e a minore intensità di carbonio nei luoghi in cui vivono e lavorano, tanto nelle case quanto negli edifici pubblici, attraverso esperienze concrete", ha dichiarato la Presidente Schweng; e, sottolineando l'importanza di coinvolgere le organizzazioni della società civile e di guardare al futuro, ha aggiunto che "il CESE è pronto a prendere parte attivamente all'approccio partecipativo seguito dal movimento del Nuovo Bauhaus europeo, al fine di garantire un dialogo proficuo con i cittadini e la società civile che fornisca soluzioni per la loro vita quotidiana e la migliori".

Riferendosi alle gravi conseguenze della pandemia e dello scoppio della guerra in Ucraina, la commissaria Gabriel ha sottolineato l'importanza di riuscire a realizzare progetti come questo in un momento come quello attuale, nel quale "è più importante che mai continuare a lavorare insieme per alimentare la speranza nel nostro futuro. Il Nuovo Bauhaus europeo rappresenta proprio questo, e il CESE è un partner essenziale per il successo di questa iniziativa. Insieme, garantiremo che essa sia messa in pratica al livello più vicino possibile alle comunità locali, ai cittadini europei e alle loro abitazioni".

La commissaria europea ha giudicato l'approccio partecipativo "cruciale per mantener il dialogo con i cittadini", aggiungendo che "è proprio questa idea di co-creazione e cooperazione che ha ispirato la nostra iniziativa". La commissaria Gabriel ha espresso vivo apprezzamento per le proposte del CESE, come l'idea di creare una piattaforma della società civile per fornire sostegno a livello locale e l'intenzione di organizzare un convegno specifico nel quadro del festival annuale del Nuovo Bauhaus europeo, in programma per il 9-12 giugno 2022. Un altro passo importante è costituito dal lancio, nell'aprile 2022, del "laboratorio del Nuovo Bauhaus europeo", ossia di un gruppo di riflessione e di azione sui temi della co-creazione, della realizzazione di prototipi e della sperimentazione.

 

Edifici efficienti sotto il profilo energetico contribuiranno a combattere la povertà energetica

Nella sessione plenaria di marzo il CESE ha adottato un parere sulla rifusione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, accogliendo con favore il fatto che la nuova proposta della Commissione tenga conto delle questioni evidenziate in precedenti pareri del CESE.

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Nella sessione plenaria di marzo il CESE ha adottato un parere sulla rifusione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, accogliendo con favore il fatto che la nuova proposta della Commissione tenga conto delle questioni evidenziate in precedenti pareri del CESE.

Esprimendosi sull'adozione del documento, il relatore Mordechaj Martin Salamon ha osservato che "il CESE accoglie con grande favore l'approccio dell'UE, in quanto promuove la ristrutturazione soprattutto degli edifici più inefficienti dal punto di vista energetico e avvia l'Unione europea sulla strada di un riscaldamento e un raffrescamento decarbonizzati: le misure adottate a livello dell'UE sono più efficienti nell'accelerare la necessaria transizione."

La direttiva aggiornata sulla prestazione energetica nell'edilizia è intesa a realizzare un ambiente edificato efficiente sotto il profilo energetico, di alta qualità e privo di combustibili fossili, fornendo gli strumenti per affrontare efficacemente la povertà energetica e rimediare al sottoinvestimento strutturale a lungo termine nel settore dell'edilizia.

La recente brusca impennata dei prezzi dell'energia e la prospettiva, perlomeno nel medio periodo, di prezzi energetici elevati, hanno dimostrato che è più importante che mai mettere in atto una strategia per alleviare ed eliminare la povertà energetica. 

Nel 2018 il 6,8 % degli abitanti dell'UE (circa 30,3 milioni di persone) non è stato in grado di pagare regolarmente le bollette, comprese quelle dell'energia, e ha quindi rischiato la sospensione dell'erogazione; gli ultimi sviluppi hanno ulteriormente peggiorato la situazione. 

Per garantire a tutti un alloggio dignitoso, economicamente accessibile e sano, l'UE dovrebbe attuare misure a lungo termine per migliorare l'efficienza energetica degli edifici, compresa la rimozione sicura dell'amianto. Ciò è tanto più urgente in quanto il riscaldamento e il raffrescamento basati sui combustibili fossili diventeranno più costosi con l'aumento dei prezzi delle quote del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS). (mp)

Transizione energetica: fiducia e giustizia procedurale aumenteranno l'accettazione sociale

La giustizia procedurale e il dialogo con le comunità locali faranno comprendere agli europei i vantaggi della transizione energetica, motivandoli a parteciparvi, afferma il CESE in un parere adottato nella sessione plenaria di marzo.

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La giustizia procedurale e il dialogo con le comunità locali faranno comprendere agli europei i vantaggi della transizione energetica, motivandoli a parteciparvi, afferma il CESE in un parere adottato nella sessione plenaria di marzo.

Creare fiducia reciproca con tutte le parti interessate è un elemento indispensabile per garantire l'accettabilità sociale della transizione energetica e a basse emissioni di carbonio, ha sottolineato il CESE nel parere "Quali sono le condizioni necessarie per l'accettabilità sociale della transizione energetica e verso un'economia a basso consumo di carbonio?". 

"Tutte le misure collegate alla transizione energetica richiedono una comunicazione aperta e una piena partecipazione, nella fase più precoce possibile, allo sviluppo dei progetti, a tutti i livelli territoriali appropriati, da quello dell'UE a quello locale", ha dichiarato il relatore Arnaud Schwartz.

Il correlatore Jean Coulon ha osservato: "Il sostegno da parte della società civile è estremamente importante affinché la comunità si appropri della transizione, dato che le organizzazioni locali possono contribuire più facilmente al dibattito pubblico e utilizzare dati scientifici per confutare le eventuali idee erronee che potrebbero circolare".

L'Unione europea ha bisogno della transizione energetica, perché è più giusta e più pulita, a livello individuale e collettivo, e a lungo termine sarà meno costosa per i cittadini. La transizione energetica richiede però cambiamenti individuali e collettivi e, a breve termine, la decarbonizzazione potrebbe comportare un aumento dei costi per i produttori e prezzi più elevati per i consumatori.

È pertanto fondamentale che la popolazione e tutte le parti interessate rafforzino la loro fiducia reciproca e accettino la trasformazione e i relativi cambiamenti tecnici, dalla pianificazione all'attuazione. A tal fine bisogna che il processo sia indipendente, trasparente e inclusivo, che le informazioni fornite siano di elevata qualità e facilmente accessibili e che i responsabili politici siano chiamati a rispondere. (mp)

Il nuovo regolamento TEN-T è fondamentale per la sostenibilità e la mobilità intelligente dell'Europa

L'aggiornamento proposto del regolamento sulle reti transeuropee dei trasporti è necessario e accolto con favore, se l'UE vuole realmente contribuire alla sostenibilità e alla mobilità intelligente, anche attraverso il trasporto ferroviario. Questo è il messaggio principale del parere sulla Revisione del regolamento TEN-T e del regolamento sui corridoi merci ferroviari adottato nella sessione plenaria di marzo.

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L'aggiornamento proposto del regolamento sulle reti transeuropee dei trasporti è necessario e accolto con favore, se l'UE vuole realmente contribuire alla sostenibilità e alla mobilità intelligente, anche attraverso il trasporto ferroviario. Questo è il messaggio principale del parere sulla Revisione del regolamento TEN-T e del regolamento sui corridoi merci ferroviari adottato nella sessione plenaria di marzo.

Il nuovo regolamento aggiornerà il quadro normativo esistente, che risale al 2013, e contribuirà a conseguire, sul versante delle infrastrutture, gli obiettivi fissati nel Green Deal, nella strategia per una mobilità sostenibile e intelligente e nel piano d'azione per le ferrovie. 

A proposito dell'adozione del parere Back ha osservato che"Era giunto il momento di proporre un nuovo regolamento che tenesse conto del contesto politico attuale e facesse tesoro degli insegnamenti degli scorsi anni. Il piano per rafforzare le norme sull'attuazione della TEN-T è un'ottima notizia, poiché l'attuazione del regolamento vigente ha registrato notevoli ritardi e non è stata soddisfacente".

Il Comitato apprezza in particolare l'intenzione della Commissione europea di porre la coesione al centro della proposta. Ciò significa garantire l'accessibilità e la connettività di tutte le regioni dell'Unione per il traffico sia dei passeggeri che delle merci nell'attuazione della rete. Inoltre, il nuovo regolamento dovrebbe anche garantire un coordinamento e un'interconnessione efficienti tra, rispettivamente, il traffico a lunga distanza, regionale e locale, e il trasporto nei nodi urbani.

Dal punto di vista tecnico, il CESE approva la proposta di armonizzare sempre più i requisiti dell'infrastruttura della rete "centrale" e della rete "globale" e di fissare le seguenti tappe: il 2030 per la realizzazione della rete centrale, il 2040 per la rete centrale estesa e il 2050 per la rete globale. Per quanto riguarda la scadenza del 2030, il CESE ribadisce i dubbi circa la fattibilità espressi nella sua relazione di valutazione del 2020, ma ritiene che essa vada mantenuta per fare pressione sugli Stati membri. (mp)

Il CESE propone di istituire un'agenzia per coordinare meglio l'azione dell'UE in materia di protezione civile e aiuti umanitari

In un recente parere d'iniziativa, il CESE ha proposto di istituire un'agenzia europea per colmare le lacune del meccanismo di protezione civile dell'UE, che non sembra più in grado di reagire in modo adeguato ai disastri legati ai cambiamenti climatici e alle catastrofi multiple come l'attuale guerra in Ucraina. 

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In un recente parere d'iniziativa, il CESE ha proposto di istituire un'agenzia europea per colmare le lacune del meccanismo di protezione civile dell'UE, che non sembra più in grado di reagire in modo adeguato ai disastri legati ai cambiamenti climatici e alle catastrofi multiple come l'attuale guerra in Ucraina. 

L'agenzia proposta dal CESE garantirebbe un nesso più coerente tra la protezione civile e gli aiuti umanitari e potrebbe spianare la strada a un'azione più incisiva nel campo della politica estera.

Benché, nel maggio 2021, il Meccanismo unionale di protezione civile (UCPM) sia stato rafforzato e adeguato sul piano giuridico, il conflitto in Ucraina ha dimostrato la necessità e l'urgenza di migliorare tale meccanismo e di collegare tra loro in maniera più coerente la protezione civile e l'aiuto umanitario.

Christophe Quarez, relatore del parere del CESE intitolato Rafforzare il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea, lo ha spiegato chiaramente: Di fronte a tutte queste nuove sfide, e in particolare alla guerra in Ucraina, riteniamo che l'UPCM non disponga di strumenti sufficienti o sufficientemente efficienti. L'agenzia europea per la protezione civile e gli aiuti umanitari che proponiamo di istituire consentirà di recare un aiuto più efficace alla popolazione ucraina e di affrontare meglio le altre sfide legate a catastrofi naturali o a situazioni di crisi umanitaria.

Da parte sua Violeta Jelić, correlatrice del parere, ha aggiunto che è necessario un maggiore riconoscimento del valore e dell'importanza della protezione civile da parte di tutti i paesi partecipanti al meccanismo, da considerare come un puro atto di solidarietà e un'espressione del nostro senso di appartenenza.

Il CESE ritiene inoltre che la dimensione diplomatica della protezione civile dell'UE non sia ancora sufficientemente sviluppata. Infatti, dato che l'Unione europea è da tempo la maggiore donatrice di aiuti umanitari ai paesi vicini, il meccanismo unionale di protezione civile può diventare per l'UE uno strumento di politica estera estremamente efficace.

Il CESE ha anche proposto un emendamento legislativo inteso ad autorizzare il meccanismo a reagire in maniera automatica e immediata in caso di catastrofi o crisi provocate dall'uomo, sia all'interno dell'UE che al di fuori del suo territorio. (at)

Il CESE lancia il Forum della società civile sul commercio e lo sviluppo sostenibile

Il 29 marzo scorso il CESE ha organizzato il primo incontro del Forum della società civile europea sul commercio e lo sviluppo sostenibile, che ha riunito la società civile, il mondo accademico e le istituzioni dell'UE e internazionali per discutere idee innovative e raccomandazioni concrete sul futuro della politica commerciale dell'UE. 

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Il 29 marzo scorso il CESE ha organizzato il primo incontro del Forum della società civile europea sul commercio e lo sviluppo sostenibile, che ha riunito la società civile, il mondo accademico e le istituzioni dell'UE e internazionali per discutere idee innovative e raccomandazioni concrete sul futuro della politica commerciale dell'UE. 

L'evento, che si è svolto in un momento delicato per il commercio e lo sviluppo sostenibile, si è articolato in una serie di sessioni di lavoro che hanno riguardato questioni che vanno dai diritti sostanziali al monitoraggio, fino all'applicazione delle norme e molto altro, nelle quali i partecipanti sono stati invitati a esprimere le loro opinioni nel quadro della revisione in corso del piano d'azione in 15 punti relativo ai capitoli su commercio e sviluppo sostenibile e dei recenti sviluppi intervenuti nei paesi partner dell'UE. 

"Il CESE è impegnato a fare da forza trainante per un dibattito ambizioso sul tema del commercio e sviluppo sostenibile, in modo da rispondere alle elevate aspettative della società civile", ha ricordato la Presidente del Comitato Christa Schweng, facendo riferimento anche alle sfide geopolitiche del nostro tempo: la guerra in Ucraina, come molti altri conflitti nel mondo, ha una dimensione che interessa la sostenibilità: sono in gioco le risorse e le dipendenze in un mondo colpito dai cambiamenti climatici.

Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, ha sottolineato che la pandemia di COVID-19 e l'aggressione da parte della Russia hanno cambiato il quadro mondiale. Il sistema multilaterale è in pericolo, ha affermato Lange, ed è chiaro che si dovrebbe dare più importanza agli accordi commerciali bilaterali.

Luisa Santos, di BusinessEurope, ha convenuto sul fatto che siamo di fronte a una crisi del multilateralismo, ma ha aggiunto che: Non dobbiamo arrenderci perché, per mantenere aperto il dialogo, abbiamo bisogno delle istituzioni multilaterali, ricordando una serie di recenti iniziative in materia ambientale adottate a livello di Organizzazione mondiale del commercio (OMC). 

Anaïs Berthier, di Client Earth, ha osservato che la politica commerciale dell'UE è troppo isolata dalle altre politiche, come quella ambientale e quella climatica. Berthier ha sottolineato che: Le iniziative intraprese autonomamente devono garantire che i prodotti immessi sul mercato dell'UE rispondano ai criteri di sostenibilità. 

Maria Martin-Prat, direttrice generale aggiunta per il Commercio presso la Commissione europea, che guida i lavori in corso sul riesame dei capitoli su commercio e sviluppo sostenibile, ha affermato che l'obiettivo non è tanto quello della coerenza quanto quello di apportare modifiche che siano efficaci e producano un reale cambiamento. 

Per parte sua, Jean-Marie Paugam, direttore generale aggiunto presso l'OMC, ha sottolineato che il commercio non deve essere un ostacolo alle politiche in materia ambientale. "Per lo sviluppo sostenibile, disponiamo di un meccanismo di notifica delle misure commerciali e abbiamo visto che tali misure commerciali, applicate in maniera massiccia, sono state utilizzate per realizzare obiettivi ambientali". 

Tanja Buzek, presidente del comitato di monitoraggio Commercio internazionale del CESE e relatrice del parere del CESE sul riesame in materia di commercio e sviluppo sostenibile, ha alzato l'asticella delle aspettative affermando che "le nostre priorità sul riesame dei capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile richiedono un ripensamento del modello seguito fin qui, il che significa anche andare oltre la compartimentazione". Una revisione ambiziosa deve prevedere un approccio di applicazione rinnovato, accompagnato da sanzioni e da un monitoraggio più rigoroso da parte della società civile, che si avvalga di strumenti innovativi e rafforzi l'effetto leva in materia di commercio e sviluppo sostenibile. (at)
 

Il nuovo quadro per gli accordi di libero scambio deve includere le organizzazioni della società civile

In una recente relazione, il CESE ha affermato che le organizzazioni della società civile dovrebbero essere strettamente coinvolte nella negoziazione di nuovi accordi di libero scambio nel quadro della nuova politica commerciale dell'UE. 

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In una recente relazione, il CESE ha affermato che le organizzazioni della società civile dovrebbero essere strettamente coinvolte nella negoziazione di nuovi accordi di libero scambio nel quadro della nuova politica commerciale dell'UE. 

Il CESE è fermamente convinto che alle organizzazioni della società civile e alle parti sociali dovrebbe essere assegnato un ruolo nei negoziati per la nuova strategia commerciale dell'UE. Ciò contribuirà a garantire che i benefici di questa politica siano realmente distribuiti tra tutti i partecipanti, sia nell'UE che nei paesi partner. 

Nel febbraio 2021 la Commissione europea ha predisposto le linee per una nuova strategia commerciale europea aperta, sostenibile e autorevole, che vede l'UE assumere un ruolo più fermo nei confronti dei suoi partner commerciali e attribuisce un ruolo centrale alla sostenibilità. Il CESE ritiene tuttavia che debbano essere soddisfatte una serie di condizioni preliminari per l'attuazione di questa nuova strategia.

In un parere d'iniziativa adottato nella sessione plenaria di marzo del CESE, i rappresentanti delle organizzazioni della società civile hanno sottolineato la necessità di un nuovo quadro per gli accordi di libero scambio e di investimento che garantisca il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, assicurando al contempo stesso la sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Stefano Palmieri, membro CESE e relatore del parere ha sottolineato cheè opportuno elaborare una nuova metodologia negoziale, in grado di stabilire una nuova tabella di marcia, tale da prevedere, in tutte le fasi negoziali, il coinvolgimento attivo delle organizzazioni della società civile e delle parti sociali.

Il CESE, che ha espresso una posizione critica nei confronti dei vari strumenti negoziali utilizzati dall'UE, ritiene che sia giunto il momento di elaborare una nuova strategia negoziale, con nuove regole e procedure, allo scopo di garantire un coinvolgimento ampio e costruttivo della società civile e delle parti sociali. Il primo passo in tale direzione sarebbe la firma di un memorandum d'intesa tra le parti negoziali, che garantirebbe il completamento delle diverse fasi dei negoziati da entrambe le parti. Il secondo passo è rappresentato da una profonda riforma dei gruppi consultivi interni (GCI). Il parere suggerisce che ogni accordo firmato debba comprendere un protocollo sul funzionamento dei gruppi consultivi interni.

Questo duplice processo di riforma si baserà sulla nuova politica commerciale dell'UE e contribuirà al conseguimento dei suoi obiettivi. 

#YEYS2022: i giovani europei discutono di disinformazione e fanno sentire la propria voce alla vicepresidente Jourová

Otto proposte concrete sono state presentate alla vicepresidente della Commissione europea per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, dagli studenti di scuole secondarie di tutta Europa, che hanno partecipato all'evento virtuale per i giovani "La vostra Europa, la vostra opinione!" (YEYS2022), sul tema "The truth about lies. Youth challenging disinformation" ("La verità sulle menzogne. I giovani sfidano la disinformazione"). L'evento è stato ospitato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) il 31 marzo e il 1º aprile 2022. 
 

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Otto proposte concrete sono state presentate alla vicepresidente della Commissione europea per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, dagli studenti di scuole secondarie di tutta Europa, che hanno partecipato all'evento virtuale per i giovani "La vostra Europa, la vostra opinione!" (YEYS2022), sul tema "The truth about lies. Youth challenging disinformation" ("La verità sulle menzogne. I giovani sfidano la disinformazione"). L'evento è stato ospitato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) il 31 marzo e il 1º aprile 2022. 

Al termine di due giornate di animate discussioni e dibattiti virtuali, i 99 studenti di età compresa tra i 16 e i 18 anni partecipanti all'iniziativa #YEYS2022 hanno formulato una serie di raccomandazioni specifiche, che hanno presentato e discusso con la vicepresidente Věra Jourová.

"L'istruzione è fondamentale per aumentare la resilienza della nostra società contro la disinformazione e le notizie false" ha ribadito Jourová chiudendo l'evento YEYS2022. La vicepresidente Jourová ha affrontato in modo approfondito tutte le raccomandazioni degli studenti e le ha discusse una per una con gli studenti. "La disinformazione rappresenta una minaccia per la nostra società, soprattutto in tempi di guerra. Dobbiamo affrontarla preservando la libertà di parola", ha concluso. 

L'obiettivo di #YEYS2022 era sensibilizzare in merito ai pericoli della disinformazione e incoraggiare gli studenti ad impegnarsi in modo più attivo nella lotta contro le notizie false. Durante l'evento, i giovani sono stati formati su come individuare facilmente la disinformazione e agire per contrastarla. Hanno lavorato in piccoli gruppi, partecipato a diversi workshop e sviluppato una campagna di disinformazione, che hanno successivamente contrastato attraverso una forte controcampagna di informazione.   

La Presidente del CESE Christa Schweng ha accolto gli studenti con queste parole: "Le notizie false si diffondono costantemente nel tentativo di minare i principi democratici e i valori europei. #YEYS2022 è un'opportunità per i giovani di sviluppare un pensiero critico e imparare a conoscere gli strumenti per combattere la disinformazione. I giovani sono fondamentali per creare un futuro migliore per l'Europa".

Cillian Lohan, vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione, ha pronunciato l'intervento conclusivo dell'evento affermando: "Come rappresentanti della società civile, vorremmo incontrare più spesso i nostri giovani, fare tesoro della loro apertura mentale e combinare le nostre preoccupazioni con la loro immaginazione e la loro visione per il futuro". 

La vostra Europa, la vostra opinione 2022! (YEYS2022) è stato segnalato come uno dei principali eventi per i giovani in programma nell'Anno europeo dei giovani 2022.

Informazioni più dettagliate su YEYS 2022 sono disponibili sulla pagina ufficiale dell'evento. (ks)
 

Il CESE celebra la Giornata dell'Europa con una dimostrazione di sostegno all'Ucraina

Il CESE ha celebrato la Giornata dell'Europa, lo scorso 7 maggio, mettendo in primo piano due temi: la gioventù e il sostegno all'Ucraina.

Il Comitato si è unito ad altri organi e istituzioni a Bruxelles per celebrare l'Europa, concentrandosi sui due temi condivisi della gioventù e dell'Ucraina.

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Il CESE ha celebrato la Giornata dell'Europa, lo scorso 7 maggio, mettendo in primo piano due temi: la gioventù e il sostegno all'Ucraina.

Il Comitato si è unito ad altri organi e istituzioni a Bruxelles per celebrare l'Europa, concentrandosi sui due temi condivisi della gioventù e dell'Ucraina.

Mentre la gioventù costituisce l'oggetto principale dell'Anno europeo a essa dedicato, il CESE ha lanciato in parallelo, in una pagina predisposta appositamente per questo evento online, una forte esortazione a sostenere e accompagnare l'Ucraina.

La Giornata dell'Europa viene organizzata a Bruxelles e altrove per commemorare la storica dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950. Si tratta di un'occasione per considerare retrospettivamente i risultati conseguiti dall'UE attraverso la pace, la cooperazione e la solidarietà, e per portare avanti ciò che ci auguriamo di realizzare in futuro. In questa giornata l'UE invita i cittadini di tutta Europa a fare conoscenza del funzionamento delle istituzioni europee e di quello che l'Unione può fare per loro.

Per saperne di più cliccare qui. (ck)

Notizie dai gruppi

Nel suo secondo mandato, il Presidente francese Macron deve porre l'accento sulla mobilità sociale verso l'alto

a cura di Arnold Puech d'Alissac, vicepresidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

Quando fu eletto Presidente della Repubblica per la prima volta, nel 2017, Emmanuel Macron divenne immediatamente il portabandiera del centrismo radicale. Questa volta invece, vista l'attuale situazione geopolitica e nazionale, la sua candidatura si è fondata non tanto sulle sue aspirazioni di centrista radicale quanto sulla sua storia di autentico riformatore, sulla sua visione delle questioni mondiali e sul suo ruolo di leader che ha ridato slancio alla politica francese. I risultati definitivi delle elezioni mostrano, tuttavia, che il paese è chiaramente più diviso e frammentato rispetto al 2017.

 

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a cura di Arnold Puech d'Alissac, vicepresidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

Quando fu eletto Presidente della Repubblica per la prima volta nel 2017, Emmanuel Macron divenne immediatamente il portabandiera del centrismo radicale. Questa volta invece, vista l'attuale situazione geopolitica e nazionale, la sua candidatura si è fondata non tanto sulle sue aspirazioni di centrista radicale quanto sulla sua storia di autentico riformatore, sulla sua visione delle questioni mondiali e sul suo ruolo di leader che ha ridato slancio alla politica francese. I risultati definitivi delle elezioni mostrano, tuttavia, che il paese è chiaramente più diviso e frammentato rispetto al 2017.

Come possiamo ridare speranza ai cittadini francesi e assicurarci che, la prossima volta, non assisteremo a una Marine Le Pen che cerca ancora di più di convincerli che rappresenta il centro dello spettro politico? La risposta è semplice: occorre puntare sulla mobilità sociale verso l'alto. Macron deve occuparsi in via prioritaria delle persone svantaggiate e offrire loro prospettive concrete di progredire sulla scala economica e sociale.

In giugno si terrà una terza tornata elettorale, vale a dire le elezioni legislative. Visto che, nella sua configurazione attuale, il sistema è sempre stato favorevole al presidente in carica, non mi preoccupo affatto per Emmanuel Macron in questa fase: potrà infatti contare su una maggioranza solida poiché l'opposizione, sia di sinistra che di destra, non è sufficientemente coesa.

E, se i repubblicani vogliono salvarsi, dovranno modificare il loro modo di agire, in particolare riguardo ai principali problemi che affliggono la Francia, vale a dire il deficit e il patto di stabilità e crescita. Questo spianerebbe la strada alla prosperità e alla speranza.

Il nostro paese ha bisogno di riforme, in particolare in materia di pensioni, dato che il sistema previdenziale è segnato da profonde disuguaglianze tra il settore pubblico e quello privato. Su questo fronte, tuttavia, vi è una situazione di stallo. Se considerate tutto ciò che il Presidente Macron ha fatto negli ultimi cinque anni, sono molte le riforme che non è stato in grado di attuare. Il banco di prova decisivo del suo secondo mandato sarà la capacità di realizzare tali riforme,

e saranno riforme molto difficili. Siamo strettamente legati all'Unione europea, e la revisione del patto di stabilità e crescita potrebbe aiutarci a cambiare le cose.  Per quanto riguarda l'Europa, ritengo che il Presidente Macron sia un buon alleato e che continuerà a procedere su questa linea. Infine, designando due ministri responsabili della transizione ambientale, egli si sta allineando alla proposta del governo tedesco.

La strada che attende Macron è disseminata di ostacoli e di sfide, ma, dato che si tratta del suo secondo mandato, ci auguriamo che abbia tratto gli opportuni insegnamenti dal primo quinquennio della sua presidenza.

 

 

Il gruppo Lavoratori del CESE chiede chiarezza giuridica e protezione sociale per tutti i lavoratori delle piattaforme

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Alla sessione plenaria di marzo il CESE ha adottato un importante parere sulla proposta di direttiva della Commissione relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali. Nelle sue osservazioni il CESE ha ritenuto fondamentale insistere sulla presunzione dell'esistenza di un rapporto di lavoro e sulla necessità di rafforzare le disposizioni in materia, al fine di evitare ulteriori lacune normative che consentano di classificare lavoratori dipendenti come lavoratori autonomi. Il parere si concentra anche sui temi della funzione della gestione algoritmica e dei diritti collettivi dei lavoratori delle piattaforme.

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Alla sessione plenaria di marzo il CESE ha adottato un importante parere sulla proposta di direttiva della Commissione relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali. Nelle sue osservazioni il CESE ha ritenuto fondamentale insistere sulla presunzione dell'esistenza di un rapporto di lavoro e sulla necessità di rafforzare le disposizioni in materia, al fine di evitare ulteriori lacune normative che consentano di classificare lavoratori dipendenti come lavoratori autonomi. Il parere si concentra anche sui temi della funzione della gestione algoritmica e dei diritti collettivi dei lavoratori delle piattaforme.

Il dibattito su questa nuova direttiva destinata ai lavoratori delle piattaforme, che punta a fare in modo che vengano chiaramente considerati lavoratori dipendenti per mettere fine alle pratiche attuali, ha suscitato una forte resistenza da parte di molti datori di lavoro di tutta Europa. Il netto rifiuto opposto da tanti di loro a regolarizzare il lavoro precario e il lavoro autonomo fittizio non fa che rendere ancora più evidente la necessità di questa nuova normativa: il problema non potrà essere risolto con l'autoregolamentazione del settore. In assenza di una legislazione, le piattaforme continueranno a muoversi in una zona grigia in cui non è ben chiaro che cosa debba intendersi per "lavoratore dipendente", evitando la contrattazione collettiva e la protezione sociale. In questo modo riescono ad offrire prezzi bassi ai consumatori e, come al solito, fanno ricadere le drammatiche conseguenze e i costi occulti di questo modello sull'intera società.

Tuttavia, questa iniziativa volta a garantire certezza e chiarezza in tutta Europa non difende solo gli interessi dei lavoratori. Sono tante le aziende che si sono espresse senza trovare ascolto, che rispettano non solo la lettera ma anche lo spirito della legislazione sul lavoro, e che sono costrette ad affrontare una concorrenza sleale a causa di queste forme di dumping sociale. Mentre è in corso il dibattito sul Futuro dell'Europa, questa è l'alternativa che rientra a pieno titolo nel nostro confronto: o la convergenza sociale verso l'alto o la corsa al ribasso. In definitiva una pace sociale di cui possano godere tutti, incluse le imprese, dipende anche dalla coesione sociale e da un certo grado di uguaglianza, principi che sono minacciati dal capitalismo predatorio.

Le nuove forme di lavoro, per loro stessa natura, daranno sempre adito a controversie, ed evidentemente il lavoro tramite piattaforma digitale non fa eccezione. Da un lato, gli sviluppi tecnologici offrono nuove possibilità di organizzazione e opportunità occupazionali. Dall'altro, però, il loro corollario è spesso la precarietà. Il processo in realtà non è nuovo: fin dagli inizi della rivoluzione industriale i sindacati sono nati come risposta fondata sulla solidarietà alle condizioni di lavoro disumane create dalla fabbrica. Da allora sono stati fatti molti passi avanti, e in genere i lavoratori possono contare su una protezione del lavoro forte, perlomeno in Europa. Tuttavia, ancora una volta sono necessari dei correttivi per garantire che questa innovazione non avvenga a scapito delle condizioni di vita e di lavoro dei nostri concittadini lavoratori. (pbr)

 

Un nuovo studio del CESE mette in luce le implicazioni della pandemia di COVID-19 sui diritti fondamentali e lo spazio civico

a cura del gruppo Diversità Europa del CESE

Un nuovo studio del CESE sul tema Le implicazioni della COVID-19 sui diritti fondamentali e lo spazio civico, richiesto dal gruppo Diversità Europa del CESE, esamina in che modo la pandemia di COVID-19 ha influito sulle attività delle organizzazioni della società civile (OSC) e in che misura gli interventi decisi dai singoli Stati membri dell'UE hanno inciso sulla capacità delle OSC di esercitare i loro diritti e le loro libertà fondamentali.

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a cura del gruppo Diversità Europa del CESE

Un nuovo studio del CESE sul tema Le implicazioni della COVID-19 sui diritti fondamentali e lo spazio civico, richiesto dal gruppo Diversità Europa del CESE, esamina in che modo la pandemia di COVID-19 ha influito sulle attività delle organizzazioni della società civile (OSC) e in che misura gli interventi decisi dai singoli Stati membri dell'UE hanno inciso sulla capacità delle OSC di esercitare i loro diritti e le loro libertà fondamentali.

Secondo Filip Pazderski, autore principale dello studio, le conclusioni e raccomandazioni principali sono le seguenti:

Innanzitutto, la pandemia ha avuto un impatto eterogeneo e complesso sulle OSC. Per un verso, le OSC sono state spesso le prime a riorganizzare le proprie attività, rispondendo quindi più rapidamente delle amministrazioni pubbliche o delle imprese alle esigenze delle comunità locali. Lo spostamento delle loro operazioni verso l'ambiente online ha accelerato la digitalizzazione. Tutto ciò ha consentito alle OSC di raggiungere un pubblico nuovo e di aumentare l'efficienza e la portata delle loro attività. È così diventato più facile stringere alleanze, promuovere lo scambio di esperienze e definire posizioni pubbliche comuni. La visibilità delle OSC nella società è quindi aumentata, e ora vi è una migliore comprensione della loro funzione nella vita di tutti i giorni.

Per un altro verso, le OSC sono state fortemente colpite dal perdurare della crisi sanitaria. Le difficoltà finanziarie hanno rappresentato il problema più acuto. In particolare, gli enti più piccoli che operano al di fuori delle grandi città e si rivolgono a gruppi di persone più soggetti a esclusione digitale sono stati costretti a sospendere l'attività. Inoltre, molti di questi enti non hanno ancora riaperto i battenti. Gli attivisti hanno dovuto fronteggiare problemi di salute mentale, la stanchezza derivante dal lavoro a distanza e una crescente incertezza circa il futuro, difficoltà che sono state tutte aggravate dal protrarsi dell'isolamento sociale. L'equilibrio tra vita professionale e vita privata è stato spesso difficile da mantenere a causa di orari di lavoro irregolari.

La pandemia ha messo in evidenza problemi già esistenti, oppure li ha acuiti. La capacità delle OSC di operare è stata ostacolata dalle misure straordinarie varate, dato che tali misure hanno reso meno trasparente l'attività dei governi, ostacolato il controllo del loro operato e limitato la libertà di riunione e di espressione. Tali restrizioni e limitazioni sono state introdotte con il pretesto di contrastare la pandemia. Si è venuti meno alle prassi di dialogo civico lungo l'iter legislativo. Spesso le OSC non sono state neanche consultate in merito alle misure per affrontare le conseguenze della crisi. 

Perché queste sfide trovino una risposta, bisogna assicurare alle OSC finanziamenti più flessibili e accessibili, garantirne una partecipazione significativa al monitoraggio dei fondi dell'UE, adottare una strategia per la società civile che metta l'accento sulla funzione delle OSC, prestare la massima attenzione agli attacchi contro gli attori civici e rispondere a tali attacchi, nonché fornire un quadro più strutturato per un dialogo civile dell'UE che sia aperto, costante e trasparente. Non si tratta di idee nuove, ma la pandemia ha dato loro un nuovo significato. Inoltre, il ruolo svolto dalle OSC e la loro visibilità potrebbero contribuire a mettere finalmente in pratica queste idee.

La versione finale dello studio è stata presentata in occasione delle Giornate della società civile dello scorso marzo. Per maggiori informazioni cliccare qui.

Soon in the EESC/Cultural events

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali del CESE compie 20 anni

Per celebrare il suo 20º anniversario, il prossimo 8 giugno la commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE terrà un evento a Bruxelles, all'edificio Charlemagne, dedicato alle sfide future dell'industria europea. 

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Per celebrare il suo 20º anniversario, il prossimo 8 giugno la commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE terrà un evento a Bruxelles, all'edificio Charlemagne, dedicato alle sfide future dell'industria europea. 

Il convegno esaminerà il ruolo della CCMI in seno al CESE e nei confronti delle altre istituzioni europee, e valuterà in che modo la CCMI possa offrire un valore aggiunto e contribuire a garantire all'industria europea una duplice transizione verde e digitale di successo. In tale occasione si condurrà una riflessione su come il CESE possa meglio contribuire a fornire risposte alle sfide cui devono far fronte tutti i settori industriali europei per rimanere competitivi e sulla necessità di avanzare verso un'autonomia strategica aperta. 

La CCMI (acronimo tratto dal titolo francese: Commission Consultative des mutations industrielles) ha ripreso l'eredità del comitato consultivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) nel 2002, data in cui la CECA è giunta al termine del suo mandato di 50 anni previsto dal relativo Trattato istitutivo. Si tratta quindi dell'organismo europeo di più lunga data incaricato di prevedere il futuro sviluppo dei settori industriali e di accompagnarne la transizione. La CCMI è stata istituita in seno al Comitato economico e sociale europeo sotto forma di commissione a se stante. Se la sua attività precipua è radicata nella sua missione storica di analizzare le trasformazioni dei settori industriali del carbone e dell'acciaio, il suo mandato si è andato via via allargando fino ad abbracciare tutti gli ecosistemi industriali, coprendo così sia la produzione che i servizi.

Per saperne di più, si rimanda alla pagina https://www.eesc.europa.eu/en/agenda/our-events/events/ccmi-20th-anniversary (ks).

Il CESE celebra gli eroi bielorussi

Una recente mostra fotografica organizzata dal CESE ha messo in luce la situazione dei prigionieri politici in Bielorussia e i pericoli derivanti dal regime autoritario e oppressivo del paese.

 

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Una recente mostra fotografica organizzata dal CESE ha messo in luce la situazione dei prigionieri politici in Bielorussia e i pericoli derivanti dal regime autoritario e oppressivo del paese.

La mostra virtuale intitolata "Heroes of Dark Times" ("Eroi dei tempi bui") ha esposto 32 opere di quattro fotografi che raffigurano delle persone condannate e incarcerate dal governo bielorusso.

Il regime bielorusso ha incarcerato oltre 1 100 prigionieri politici. Queste fotografie mettono in evidenza le violazioni dei diritti umani e della libertà di parola in Bielorussia, e costituiscono una testimonianza viva delle repressioni senza precedenti di cui è vittima il popolo bielorusso per la sua coraggiosa lotta a favore della democrazia.

Con questa esposizione il Comitato economico e sociale europeo ha voluto rendere omaggio a questi eroi dimenticati e richiamare l'attenzione sulla drammatica situazione degli oppositori politici in questo paese vicino.

La mostra fotografica si è tenuta dal 12 aprile al 6 maggio. (kc)

Per saperne di più: https://europa.eu/!fdhy6F

 

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Amalia Tsoumani (at)
Chrysanthi Kokkini (ck)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Thomas Kersten (tk)

 

 

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Katerina Serifi (ks)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

May 2022
06/2022

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