In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro di quest'anno, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato l'Unione europea ad adottare una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Sono infatti in aumento le prove del fatto che il lavoro precario ha pesanti ricadute sulla salute mentale dei lavoratori.

Lo scorso 27 aprile il CESE ha presentato il suo parere sul tema Lavoro precario e salute mentale nel corso di un dibattito con il sottosegretario di Stato spagnolo al Lavoro e all'economia sociale Joaquín Pérez Rey.

Il relatore del parere José Antonio Moreno Díaz ha ribadito che vi sono prove evidenti del fatto che la precarietà dell'occupazione fa aumentare le probabilità di un deterioramento della salute mentale dei lavoratori, e quindi si tratta di un problema di salute pubblica.

Il lavoro precario – che ha a che fare con aspetti quali l'incertezza lavorativa, i contratti a tempo determinato che sfruttano i lavoratori, le ore di lavoro eccessive e l'impossibilità a pianificare l'orario di lavoro – viola i diritti fondamentali dei lavoratori, e dev'essere pertanto eliminato e combattuto in tutte le sue forme. Per questo motivo il CESE ha chiesto all'UE di adottare una legislazione vincolante, nonché di migliorare la direttiva sulla sicurezza e la salute sul lavoro (89/391/CEE) e di metterla al passo coi tempi.

"C'è bisogno di un ambiente di lavoro di qualità che non porti a sofferenze fisiche o psicologiche. C'è bisogno che l'UE adotti una direttiva apposita in materia di rischi psicosociali", ha detto Moreno Díaz.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha dichiarato che "il Comitato si è impegnato a dare il suo contributo per portare avanti l'agenda sociale dell'UE e costruire un'Europa sostenibile, competitiva e consona al XXI secolo. Questo significa anche assicurare condizioni di lavoro dignitose, sostenere il coinvolgimento dei lavoratori e lottare contro il lavoro precario". (ll)