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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

JUNE 2023 | IT

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Editoriale

Editoriale

Cari lettori,

mentre ci prepariamo per un'altra sessione plenaria, che si preannuncia densa di impegni, con molti pareri su numerose questioni importanti, desidero attirare la vostra attenzione su un tema in particolare, ossia i giovani.

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Cari lettori,

mentre ci prepariamo per un'altra sessione plenaria, che si preannuncia densa di impegni, con molti pareri su numerose questioni importanti, desidero attirare la vostra attenzione su un tema in particolare, ossia i giovani. Coinvolgere i giovani nei nostri processi democratici non è semplicemente un'iniziativa auspicabile, ma è qualcosa che dobbiamo fare ad ogni costo, perché il futuro dell'Europa è il loro futuro. Per questo motivo una delle mie priorità politiche fondamentali è trasformare il CESE in un vero e proprio forum per le nuove generazioni, in cui i giovani possano esprimersi e, soprattutto, far sentire la loro voce. E questa settimana avremo l'opportunità di discutere e decidere in merito ad alcuni dei primi elementi costitutivi di questo forum per le nuove generazioni.

In primo luogo, decideremo se creare in seno al CESE un nuovo gruppo Giovani. Grazie ai risultati conseguiti dall'Anno europeo dei giovani e alle importanti realizzazioni che il nostro Comitato può già vantare, disponiamo di una base solida per far avanzare questa iniziativa. L'idea è che questo gruppo possa concentrarsi sulla comprensione delle diverse sfide che i giovani si trovano ad affrontare attualmente e sulla formulazione di soluzioni efficaci per la loro partecipazione alle attività del CESE. Il gruppo dovrebbe inoltre esaminare le diverse opzioni per la creazione, in seno al CESE, di un organo permanente di rappresentanza del mondo giovanile. Con la creazione di questo gruppo intendiamo garantire che le questioni relative ai giovani siano affrontate in modo globale con la massima dedizione e, soprattutto, che rimangano in cima all'agenda del CESE.

In secondo luogo, nelle prossime settimane esamineremo un progetto pilota per integrare nei pareri del CESE la valutazione d'impatto dell'UE dal punto di vista dei giovani. L'idea è appunto di fare in modo che i nostri pareri superino lo Youth test. Ciò ci aiuterà a integrare pienamente le loro prospettive, esigenze e aspirazioni nel nostro processo decisionale, promuovendo un approccio realmente partecipativo e inclusivo nella definizione delle politiche dell'UE.

Nei prossimi giorni, il sostegno e l'impegno dei nostri membri saranno fondamentali per promuovere queste decisioni. In questo modo potremo dimostrare ai giovani cittadini dell'UE che siamo in grado di trasformare le parole in fatti concreti, le promesse in azioni reali e questo forum nel loro forum.

Oliver Röpke

Presidente del CESE

Date da ricordare

5-6 luglio 2023, Alessandria d'Egitto

Vertice euromediterraneo 2023 dei consigli economici e sociali e istituzioni analoghe

12-13 luglio 2023, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

19 luglio 2023, Bruxelles

Combattere la povertà energetica per una transizione giusta

Veniamo al punto!

In questo numero il relatore del CESE Jan Dirx condivide le vedute del Comitato su una delle questioni più scottanti all'ordine dell giorno dell'UE: la riforma del mercato dell'energia elettrica.

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In questo numero il relatore del CESE Jan Dirx condivide le vedute del Comitato su una delle questioni più scottanti all'ordine dell giorno dell'UE: la riforma del mercato dell'energia elettrica.

Il CESE ha esaminato il piano predisposto dalla Commissione europea per tale mercato, e in questo contributo Dirx spiega in sintesi la proposta del Comitato per rendere detto piano più vantaggioso per i consumatori, le imprese e, più in generale, i cittadini.

Il parere del CESE sulla riforma del mercato dell'energia elettrica sarà discusso alla sessione plenaria di giugno.

Riforma del mercato dell'energia elettrica: Liberalizzare ove possibile, regolamentare ove necessario

Di Jan DIRX

La riforma del mercato dell'energia elettrica dell'UE dovrebbe basarsi su un modello ibrido che combini le forze di mercato e una gestione guidata dallo Stato, perché l'energia non è una merce come un'altra.

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Di Jan DIRX

La riforma del mercato dell'energia elettrica dell'UE dovrebbe basarsi su un modello ibrido che combini le forze di mercato e una gestione guidata dallo Stato, perché l'energia non è una merce come un'altra.

Il Comitato economico e sociale europeo chiede da tempo una riforma del mercato dell'energia elettrica dell'UE. I rischi cui è esposto tale mercato vengono in pratica trasferiti in grande misura ai consumatori e alle imprese. Dopo l'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina, i prezzi dell'energia, già in aumento dal 2021, sono cresciuti ancora più rapidamente. La guerra ha avuto un forte impatto sul costo dei combustibili fossili - specialmente del gas, usato per produrre grandi quantità di energia elettrica - e i conseguenti aumenti sono stati trasferiti sulle bollette dei consumatori finali.

Questi sviluppi hanno condotto a una proposta di riforma del mercato dell'energia elettrica dell'UE, presentata dalla Commissione europea. Pur constatando che la proposta della Commissione compie significativi passi in avanti, il CESE ritiene che essi non siano sufficienti.

Il Comitato avanza quindi una serie di proposte di riforma di maggiore portata. Il principio essenziale per il CESE è che l'energia non dovrebbe essere trattata come un prodotto di base qualsiasi, ma costituisce una componente cruciale del nostro sistema economico e sociale, ed è quindi un elemento centrale della fornitura di servizi pubblici. Bisogna pertanto creare, per l'energia futura, un quadro normativo che garantisca sia un approvvigionamento energetico rispettoso dell'ambiente, economicamente accessibile e affidabile, sia il diritto all'energia. Tale quadro consisterà di un modello ibrido, composto dalla presenza di forze di mercato e da una gestione mirata guidata dallo Stato, al motto di "liberalizzare ove possibile, regolamentare ove necessario".

Nella proposta del Comitato questo modello è incentrato su un "servizio E", istituito dallo Stato, che acquista l'energia elettrica dai produttori e la rivende ai fornitori delle utenze domestiche, alle piccole e medie imprese, alle comunità energetiche dei cittadini, ai grandi consumatori e, dove ciò sia appropriato e possibile, ad altri paesi.

Il Comitato accoglie con favore il proposito della Commissione di incentrare maggiormente sui consumatori il mercato dell'energia elettrica, ma ritiene che la Commissione avrebbe potuto compiere ulteriori passi in tale direzione. Il CESE reputa ad esempio che il mercato dovrebbe essere organizzato in modo da garantire che i consumatori e gli altri piccoli operatori del mercato che producono la propria energia elettrica possano beneficiare il più possibile dell'energia elettrica da essi stessi prodotta, anche se la immettono nella rete. Un altro modo, più equo, per dare ai piccoli produttori questa opportunità, è la nostra idea di una "banca dell'energia elettrica", un esempio che può essere ulteriormente considerato e concepito nei dettagli.

Il Comitato rileva infine che il mercato dell'energia elettrica si trova in una fase di passaggio da un modello a un altro, e avrà senza dubbio bisogno di ulteriori riforme nei prossimi anni.

"Una domanda a…"

Una domanda a…

La Commissione europea ha recentemente presentato una nuova proposta per favorire la riparazione dei beni anziché la loro sostituzione, che negli ultimi anni era diventata l'alternativa standard. Questo mese il CESE presenterà le sue proposte per migliorare il "diritto alla riparazione". Abbiamo chiesto a Thierry Libaert di spiegare le richieste del CESE.

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La Commissione europea ha recentemente presentato una nuova proposta per favorire la riparazione dei beni anziché la loro sostituzione, che negli ultimi anni era diventata l'alternativa standard. Questo mese il CESE presenterà le sue proposte per migliorare il "diritto alla riparazione". Abbiamo chiesto a Thierry Libaert di spiegare le richieste del CESE.

Libaert è il relatore del parere del CESE su questo tema ed è stato anche l'autore di una relazione pionieristica del CESE che nel 2013 ha portato per la prima volta la questione dell'obsolescenza programmata all'attenzione dell'UE. Alcune proposte originarie di quella relazione stanno ora trovando concreta attuazione.

"Per un autentico diritto alla riparazione in Europa"

Domanda del CESE: Quali sono le novità che il Comitato intende introdurre nel parere sul diritto alla riparazione?

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Domanda del CESE: Quali sono le novità che il Comitato intende introdurre nel parere sul diritto alla riparazione?

Thierry Libaert: La riparabilità dei prodotti è un tema davvero emblematico del lavoro del nostro Comitato, per due motivi.

Prima di tutto, perché rientra in una dinamica consolidata che affonda le radici nella protezione dei consumatori, battendosi in particolare a favore di prodotti sostenibili e contro le asserzioni ambientali ingannevoli. In secondo luogo, perché è su argomenti come questo che quasi sempre si riesce a ottenere una maggioranza schiacciante nel voto in sessione plenaria.

Il parere sul tema Il diritto alla riparazione, che ho elaborato insieme alla correlatrice Emilie Prouzet, è la dimostrazione che le questioni relative ai consumatori e le considerazioni di protezione dell'ambiente procedono sempre più di pari passo. I prodotti riparati richiedono l'estrazione di un quantitativo inferiore di materie prime, in particolare di materie prime critiche, e soprattutto meno discariche, in un periodo in cui si stima che i rifiuti elettrici ed elettronici ammontino a 7,4 milioni di tonnellate all'anno.

Nel nostro parere ci pronunciamo a favore della proposta della Commissione ma le chiediamo di spingersi oltre, di modo che il diritto alla riparazione non esista solo sulla carta. Questo significa anche vietare determinate pratiche - come la serializzazione - che ostacolano la riparazione, sostenere i prodotti ricondizionati e la stampa 3D e offrire un aiuto efficace ai riparatori, ad esempio per la loro formazione. Si dovrà inoltre fare opera di sensibilizzazione presso i consumatori, gran parte dei quali non hanno più il riflesso di far riparare gli oggetti anziché buttarli e sostituirli. Le iniziative al riguardo devono essere di portata globale e coinvolgere tutte le parti in causa.

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

In questa rubrica ospitiamo personalità di spicco della scienza, del giornalismo, della cultura e della vita sociale e politica.

Questo mese la nostra ospite è Oleksandra Matviichuk, attivista impegnata nella difesa dei diritti umani, direttrice del Centro per le libertà civili (Ucraina). 

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In questa rubrica ospitiamo personalità di spicco della scienza, del giornalismo, della cultura e della vita sociale e politica.

Questo mese la nostra ospite è Oleksandra Matviichuk, attivista impegnata nella difesa dei diritti umani, direttrice del Centro per le libertà civili (Ucraina). Matviichuk ha acquisito una preziosa esperienza nella creazione di strutture orizzontali per il coinvolgimento di massa dei cittadini in azioni a favore dei diritti umani - in particolare con l'iniziativa "Euromaidan SOS" - nonché diversi anni di pratica nella documentazione dei crimini di guerra. È inoltre autrice di una serie di relazioni per l'ONU, il Consiglio d'Europa, l'UE, l'OSCE e la Corte penale internazionale ed è stata l'iniziatrice della campagna per il rilascio di Oleg Sentsov e di altri prigionieri politici in Crimea e nel Donbass. Oleksandra Matviichuk ha ricevuto dalle missioni di diversi paesi presso l'OCSE il Democracy Defender Award (Premio "Difensore della democrazia") per il suo "contributo esclusivo alla promozione della democrazia e dei diritti umani", e nel 2022 è stata insignita del premio Right Livelihood Award e indicata dal Financial Times come una delle 25 donne più influenti del mondo. Sempre nel 2022 il Centro per le libertà civili diretto da Oleksandra Matviichuk è stato insignito del premio Nobel per la pace insieme all'attivista bielorusso per l'indipendenza e la democrazia Ales Bialiatski e all'organizzazione russa Memorial.

L'Ucraina renderà la NATO più forte

di Oleksandra Matviichuk

In quanto avvocata per i diritti umani, documento i crimini di guerra commessi da quando la Russia ha iniziato questo conflitto nel 2014, in modo che prima o poi tutti i colpevoli siano puniti. In quanto essere umano, tuttavia, capisco che non possiamo aspettare fino ad allora per fermarli. Per questo motivo sostengo un rapido avvio del processo di adesione dell'Ucraina alla NATO.

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di Oleksandra Matviichuk

In quanto avvocata per i diritti umani, documento i crimini di guerra commessi da quando la Russia ha iniziato questo conflitto nel 2014, in modo che prima o poi tutti i colpevoli siano puniti. In quanto essere umano, tuttavia, capisco che non possiamo aspettare fino ad allora per fermarli. Per questo motivo sostengo un rapido avvio del processo di adesione dell'Ucraina alla NATO.

Il numero di crimini di guerra che abbiamo osservato è impensabile. Le truppe russe hanno deliberatamente distrutto edifici residenziali, chiese, scuole e ospedali, hanno attaccato i corridoi di evacuazione, hanno creato un sistema di campi di filtrazione, hanno organizzato deportazioni forzate, si sono rese responsabili di rapimenti, stupri e torture e dell'uccisione di civili nelle zone occupate.

Questa non è una guerra tra due Stati, è una guerra tra due sistemi: l'autoritarismo e la democrazia. La Russia sta cercando di dimostrare che la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani sono falsi valori. Se sono autentici, perché non riescono a proteggere nessuno? Perché l'intero sistema internazionale di pace e sicurezza non è in grado di fermare le atrocità russe? Perché io, un'avvocata per i diritti umani che da molti anni protegge le persone attraverso la pratica della legge, quando mi chiedono "Cosa possiamo fare per aiutare a proteggere le persone dall'aggressione russa?" sono costretta a rispondere "Date all'Ucraina armi moderne"?

Rispondo così perché per il momento la legge non funziona, anche se sono fiduciosa che questa situazione sia solo temporanea.

Da decenni i militari russi commettono crimini internazionali in Cecenia, Moldova, Georgia, Mali, Libia e Siria, e nessuno è mai stato punito.

Dobbiamo spezzare questa catena di impunità. Dobbiamo istituire fin da ora un tribunale speciale per il crimine di aggressione e chiamare Putin, Lukashenko e altri a rispondere di questo reato.

Certo, è una misura molto audace, ma è la cosa giusta da fare.

Tuttavia, se come avvocata per i diritti umani ho documentato i crimini di guerra in modo che un giorno tutti i criminali russi siano chiamati a rispondere delle loro azioni, in quanto essere umano mi rendo conto che non possiamo aspettare fino ad allora per fermare questi crimini. Per questo motivo sostengo che

fintantoché l'Ucraina rimane vulnerabile, l'intero sistema di sicurezza euroatlantico è vulnerabile. Al posto dell'adesione alla NATO, alcuni politici parlano di concedere garanzie di sicurezza, che però in realtà non possono nemmeno essere paragonate all'articolo 5 del Patto atlantico. In che modo misure disgiunte possono garantire la sicurezza di un paese così grande, che nessun singolo scudo può proteggere dai missili russi? E quanto costeranno, in una prospettiva a lungo termine, in particolare viste le conseguenze dirette dell'insicurezza come la "crisi alimentare"? Queste garanzie particolari ci permettono forse di conseguire la sostenibilità, se ciò che viene ricostruito oggi può essere nuovamente distrutto domani? In che modo ci aiutano a rendere sicuro il rimpatrio di milioni di rifugiati ucraini?

L'Ucraina merita di essere membro della NATO. Il nostro paese condivide i valori della libertà e della democrazia ed è pronto a difenderli. L'Ucraina non sarà solo un beneficiario, ma contribuirà in modo determinante alla sicurezza dell'Alleanza. Non sono solo promesse, ma fatti, dimostrati sui campi di battaglia. L'Ucraina renderà più forte la NATO.

Dare il via alla sua effettiva adesione all'Alleanza è un modo per porre fine alla guerra e non per espanderla, perché l'"incertezza strategica" servirà sempre alla Russia come pretesto per continuare ad attaccare il paese.

Il popolo ucraino si aspetta risultati concreti dal vertice NATO dell'11 e 12 luglio 2023 a Vilnius. Il tempo delle vaghe rassicurazioni sulle porte sempre aperte è passato: è giunto il momento di prendere le decisioni che avvieranno il processo di adesione dell'Ucraina.

La Russia è sempre stata quella che ha fatto la prima mossa. Si serve delle guerre e dell'occupazione di territori stranieri per mettere la comunità internazionale davanti al fatto compiuto e costringerla a fare i conti con la nuova realtà. È tempo che i paesi democratici che fanno parte della NATO prendano finalmente l'iniziativa e inizino a gestire questo processo. Per troppo tempo abbiamo dato la sicurezza per scontata: ora dobbiamo assumerci la responsabilità del nostro futuro comune.

Notizie dal CESE

Il CESE è favorevole alla creazione di un Fondo europeo di sovranità invece di finanziamenti a livello nazionale

In un parere esplorativo dedicato al 30º anniversario del mercato unico, il CESE ha approvato la proposta della Commissione europea di istituire un fondo dell'UE per mettere in comune risorse da investire in progetti chiave nel settore delle tecnologie verdi anziché allentare le regole di concorrenza.

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In un parere esplorativo dedicato al 30º anniversario del mercato unico, il CESE ha approvato la proposta della Commissione europea di istituire un fondo dell'UE per mettere in comune risorse da investire in progetti chiave nel settore delle tecnologie verdi anziché allentare le regole di concorrenza.

Allentare le norme in materia di aiuti di Stato per proteggere le industrie europee dalla concorrenza degli Stati Uniti in risposta all'Inflation Reduction Act (Legge statunitense per la riduzione dell'inflazione) potrebbe creare asimmetrie tra paesi dell'UE più ricchi (come la Germania) in grado di sovvenzionare le loro industrie, e Stati membri con un margine di bilancio inferiore, che invece non possono permetterselo: questa la conclusione evidenziata in un nuovo parere esplorativo del CESE che traccia un bilancio di 30 anni di mercato unico e delinea le prospettive per il futuro.

"Un Fondo europeo di sovranità è il modo migliore per imprimere nuovo slancio alla politica industriale europea e agli investimenti nelle tecnologie verdi," ha dichiarato il relatore Felipe Medina Martín del gruppo Datori di lavoro del CESE, che ha anche insistito sulla necessità di rivedere e riformare le attuali norme in materia di aiuti di Stato.

"Occorre un'analisi approfondita dei criteri di assegnazione degli aiuti di Stato, dei loro effetti e della loro utilità", ha aggiunto il relatore. "Sappiamo che mentre alcuni settori hanno potuto beneficiare degli aiuti di Stato e anche di deroghe ed esenzioni in relazione a questi aiuti, altri invece non hanno potuto. Se in più si tiene conto degli squilibri esistenti tra Stati membri, ecco che si spiegano le enormi differenze di competitività all'interno dell'Unione."

Il parere del CESE sottolinea che il mercato unico è indubbiamente una delle maggiori realizzazioni dell'UE in campo politico, economico e sociale, ma deve rimanere uno work in progress che si adatta continuamente a realtà in evoluzione e raccoglie sempre le sfide dietro l'angolo.

Tra queste, il primo posto spetta alla sfida dell'autonomia strategica aperta: l'approvvigionamento e gli scambi commerciali, l'energia e le materie prime critiche devono essere priorità assolute, e su questo tema un approccio che vale la pena di seguire consiste nello stringere accordi con paesi che condividono i nostri stessi principi e valori.

Il CESE evidenzia il dato preoccupante che nel mercato interno gli oneri normativi continuano a essere generati per la maggior parte a livello di Stati membri, con regolamentazioni nazionali che talvolta entrano in vigore prima della presentazione delle iniziative europee, il che ostacola l'armonizzazione e potrebbe causare distorsioni del mercato unico. Per evitare queste conseguenze, il CESE raccomanda che l'UE presenti le proprie iniziative legislative in modo più proattivo e rapido.

Dal punto di vista dei lavoratori, il CESE auspica che le misure volte a promuovere la competitività e la sostenibilità delle imprese siano accompagnate anche da provvedimenti per salvaguardare la qualità del lavoro e garantire i diritti dei cittadini, la protezione dei consumatori e condizioni eque per le piccole aziende.

"Il mondo sta cambiando e dunque anche il paradigma che abbiamo usato per il mercato unico negli ultimi trent'anni dovrà essere modificato, probabilmente in maniera radicale, se vogliamo superare le nuove sfide geopolitiche", ha sottolineato il correlatore Angelo Pagliara, del gruppo Lavoratori del CESE. "Per garantire una reale competitività, dobbiamo lottare contro tutte le forme di dumping: il dumping sociale, il dumping fiscale, il dumping di qualsiasi tipo. Perché il dumping è una pratica che mina la concorrenza.

Questo parere di portata generale sarà seguito da una serie di pareri che affronteranno temi specifici legati al mercato unico. (dm)

Il CESE chiede che l'UE legiferi per prevenire i rischi psicosociali legati al lavoro

In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro di quest'anno, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato l'Unione europea ad adottare una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Sono infatti in aumento le prove del fatto che il lavoro precario ha pesanti ricadute sulla salute mentale dei lavoratori.

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In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro di quest'anno, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato l'Unione europea ad adottare una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Sono infatti in aumento le prove del fatto che il lavoro precario ha pesanti ricadute sulla salute mentale dei lavoratori.

Lo scorso 27 aprile il CESE ha presentato il suo parere sul tema Lavoro precario e salute mentale nel corso di un dibattito con il sottosegretario di Stato spagnolo al Lavoro e all'economia sociale Joaquín Pérez Rey.

Il relatore del parere José Antonio Moreno Díaz ha ribadito che vi sono prove evidenti del fatto che la precarietà dell'occupazione fa aumentare le probabilità di un deterioramento della salute mentale dei lavoratori, e quindi si tratta di un problema di salute pubblica.

Il lavoro precario – che ha a che fare con aspetti quali l'incertezza lavorativa, i contratti a tempo determinato che sfruttano i lavoratori, le ore di lavoro eccessive e l'impossibilità a pianificare l'orario di lavoro – viola i diritti fondamentali dei lavoratori, e dev'essere pertanto eliminato e combattuto in tutte le sue forme. Per questo motivo il CESE ha chiesto all'UE di adottare una legislazione vincolante, nonché di migliorare la direttiva sulla sicurezza e la salute sul lavoro (89/391/CEE) e di metterla al passo coi tempi.

"C'è bisogno di un ambiente di lavoro di qualità che non porti a sofferenze fisiche o psicologiche. C'è bisogno che l'UE adotti una direttiva apposita in materia di rischi psicosociali", ha detto Moreno Díaz.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha dichiarato che "il Comitato si è impegnato a dare il suo contributo per portare avanti l'agenda sociale dell'UE e costruire un'Europa sostenibile, competitiva e consona al XXI secolo. Questo significa anche assicurare condizioni di lavoro dignitose, sostenere il coinvolgimento dei lavoratori e lottare contro il lavoro precario". (ll)

La carta europea della disabilità per garantire la libera circolazione delle persone con disabilità

Una delle principali priorità del movimento delle persone con disabilità, la carta europea della disabilità, consentirà a queste persone di esercitare il loro diritto fondamentale alla libera circolazione nell'UE allo stesso titolo degli altri cittadini.

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Una delle principali priorità del movimento delle persone con disabilità, la carta europea della disabilità, consentirà a queste persone di esercitare il loro diritto fondamentale alla libera circolazione nell'UE allo stesso titolo degli altri cittadini.

Il CESE ha accolto con favore l'iniziativa di introdurre una carta europea della disabilità, lanciata dalla Commissione europea per aiutare le persone con disabilità a circolare e soggiornare liberamente all'interno dell'Unione europea.

In un parere adottato nella sessione plenaria di aprile, il CESE ha tuttavia avvertito che il successo della carta dipenderà dal riconoscimento reciproco dello status di disabilità tra i paesi dell'UE, cosa che attualmente non avviene e che priva le persone con disabilità di misure di sostegno quando si recano in altri paesi. Si tratta di una violazione fondamentale della loro libertà di circolazione, che è un valore fondamentale dell'UE.

Il relatore del parere Ioannis Vardakastanis ha dichiarato: "Oggi abbiamo cittadini europei di prima e di seconda classe: la prima classe è quella che può spostarsi da uno Stato membro all'altro per viaggiare, lavorare o studiare o per stabilirvisi, mentre la seconda classe è quella che non è in grado di farlo. La carta europea della disabilità eliminerà queste discriminazioni".

Nel parere, il CESE osserva che la carta costituisce una priorità assoluta del movimento delle persone con disabilità, che la richiedeva da tempo. Il Comitato raccomanda che la carta sia istituita mediante un regolamento, in quanto si tratta dello strumento più appropriato per garantirne un'applicazione coerente e universale ed evitare differenze di attuazione a livello nazionale.

Occorre inoltre adottare misure complementari per garantire che i trasporti, i servizi e gli edifici siano accessibili a tutti, mentre i dati personali contenuti nella carta dovrebbero essere protetti dai regolamenti vigenti in materia. In questo modo, la carta fungerà da passaporto europeo per le persone con disabilità.

Secondo il CESE, la carta obbligherà gli Stati membri a migliorare gli attuali sistemi, basati principalmente su un approccio medico alla disabilità, e ad allinearli ai modelli che rispettano la Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD).

Per garantire il successo della carta, il CESE ha chiesto il pieno coinvolgimento delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni in tutte le fasi della sua introduzione e durante il processo di monitoraggio.

Un'altra richiesta riguarda la separazione fisica della carta europea della disabilità dal contrassegno di parcheggio dell'UE, che renderebbe più facile per le persone con disabilità usufruire dei sistemi di trasporto e accedere ai servizi pubblici. (ll)

Un dialogo sociale efficace richiede impegno e volontà a livello politico

Il CESE ritiene che le proposte della Commissione volte a rafforzare il dialogo sociale negli Stati membri e nell'UE siano tempestive e necessarie, ma chiede ulteriori misure. È necessario intervenire per migliorare le consultazioni nazionali con le parti sociali, la copertura della contrattazione collettiva a livello nazionale ed europeo e l'attuazione degli accordi delle parti sociali.

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Il CESE ritiene che le proposte della Commissione volte a rafforzare il dialogo sociale negli Stati membri e nell'UE siano tempestive e necessarie, ma chiede ulteriori misure. È necessario intervenire per migliorare le consultazioni nazionali con le parti sociali, la copertura della contrattazione collettiva a livello nazionale ed europeo e l'attuazione degli accordi delle parti sociali.

Il Comitato economico e sociale europeo ha accolto con favore la recente iniziativa della Commissione europea intesa a rafforzare e promuovere il dialogo sociale nell'UE. Tuttavia, ha segnalato alcune questioni che devono essere affrontate per garantire che il dialogo sociale sia significativo ed efficace a livello nazionale ed europeo.

Nel parere adottato alla sessione plenaria di aprile, il CESE ha analizzato la recente comunicazione della Commissione sul rafforzamento del dialogo sociale e la proposta di raccomandazione del Consiglio sullo stesso argomento.

Il CESE ha avvertito di non dare per scontato un esito positivo del dialogo sociale e ha raccomandato alla Commissione di esaminare i modelli nazionali, regionali e settoriali riusciti e valutare i motivi per cui hanno avuto successo.

"Nella sua ambizione di rafforzare il dialogo sociale, l'iniziativa della Commissione va accolta con favore. Allo stesso tempo, il nostro parere raccomanda ulteriori misure, ad esempio per quanto riguarda il miglioramento del dialogo sociale tripartito a livello nazionale, il miglioramento della copertura della contrattazione collettiva e l'utilizzo delle direttive del Consiglio per elaborare norme chiare per l'attuazione degli accordi delle parti sociali", ha dichiarato il relatore del parere, Pekka Ristelä.

Il CESE ritiene che un dialogo sociale efficace debba includere parti sociali rappresentative e dotate di legittimità, nonché di conoscenze, capacità tecnica e un accesso tempestivo alle informazioni. Sono inoltre necessari impegno e volontà a livello politico per partecipare al dialogo. È necessario rispettare l'autonomia e i diritti delle parti sociali, come il diritto alla libertà di associazione e di contrattazione collettiva, nonché un quadro giuridico e istituzionale abilitante.

"Riteniamo che la raccomandazione proposta sia uno strumento adeguato per sostenere il processo se prevede disposizioni di monitoraggio chiare ed efficaci inizialmente proposte dalla Commissione. Dalla discussione tra gli Stati membri comprendiamo che questo sembra essere un problema fin dall'inizio. Il testo finale della raccomandazione sarà una cartina di tornasole per la genuina volontà politica di rafforzare veramente il processo", ha dichiarato la correlatrice Maryia Mincheva.

Per contrastare il fatto che in alcuni Stati membri i dialoghi sociali tripartiti sono più formali che sostanziali, il CESE propone di istituire un quadro comune efficace per il coinvolgimento delle parti sociali a livello nazionale. Se le parti sociali non sono coinvolte in modo significativo, il CESE raccomanda un intervento della Commissione.

Il CESE ha osservato che il dialogo civile, che coinvolge una gamma più ampia di soggetti interessati e di temi, è un processo separato. Questa distinzione dovrebbe essere fatta anche nel sostegno allo sviluppo delle capacità a favore delle parti sociali e della società civile. (ll)

Il CESE chiede un metaverso etico e sicuro per le imprese e la società

Nella sessione plenaria di aprile il Comitato economico e sociale europeo ha adottato un parere sull'impatto del metaverso sulla società, nel quale sottolinea la necessità che l'UE affronti rapidamente le opportunità e i rischi associati al metaverso per garantire un ambiente virtuale inclusivo e sicuro.

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Nella sessione plenaria di aprile il Comitato economico e sociale europeo ha adottato un parere sull'impatto del metaverso sulla società, nel quale sottolinea la necessità che l'UE affronti rapidamente le opportunità e i rischi associati al metaverso per garantire un ambiente virtuale inclusivo e sicuro.

Il metaverso ha già dimostrato di avere il potenziale per offrire soluzioni efficaci in termini di costi, nonché maggiore rapidità produttiva, migliore qualità, minori rischi e maggiore efficienza. E appare promettente anche ai fini della mitigazione degli impatti ambientali, poiché consente il lavoro a distanza e riduce quindi la necessità di spostamenti fisici e le emissioni di carbonio.

Il relatore del parere del CESE, Martin Böhme, ha sottolineato che "il metaverso e i mondi virtuali avranno un impatto determinante sulla nostra vita. Queste tecnologie aprono delle opportunità, ma celano anche potenziali insidie che dobbiamo anticipare."

I mondi virtuali presentano infatti diversi rischi, in particolare per i bambini e i gruppi vulnerabili. Il Comitato invita gli operatori delle piattaforme a mettere in atto meccanismi di controllo rigorosi per filtrare e rimuovere i contenuti dannosi e ad adottare misure di salvaguardia per prevenire molestie, abusi e sfruttamento. Inoltre, tra le preoccupazioni espresse dagli utenti figurano la dipendenza dalla realtà simulata e i problemi legati alla privacy e alla salute mentale.

La legislazione in vigore potrebbe non essere sufficiente per regolamentare i mondi virtuali. Il CESE esorta le istituzioni dell'UE a garantire che il metaverso rispetti la legislazione del mondo reale, anche in materia tributaria, e che vengano adottate nuove misure per rispondere alle esigenze specifiche poste da questa nuova tecnologia.

Il parere sottolinea che il metaverso industriale presenta un notevole potenziale per le imprese europee che cercano di ottimizzare le loro attività, raccogliere dati e migliorare le prestazioni. Esso pone però alle imprese anche una serie di sfide, data la necessità di assicurarsi una maggiore accettazione di queste nuove tecnologie, di riqualificare della forza lavoro e di garantire esperienze etiche e sicure.

"Costruire metaversi per le imprese richiede competenze particolari, e l'Europa, se vuole rimanere all'avanguardia, deve adoperarsi per diventare nuovamente una comunità accogliente per i ricercatori", ha dichiarato il correlatore del parere del CESE Hervé Jeannin.

Sempre sul tema del metaverso il CESE sta elaborando anche un secondo parere, la cui adozione è prevista per il secondo semestre di quest'anno. (gb)

I trasporti verdi devono essere accettabili sul piano finanziario e fattibili dal punto di vista sociale

Un sistema di trasporto sostenibile a lungo termine è possibile solo se i cittadini, l'industria e il settore dei trasporti aderiscono a due obiettivi: una riduzione delle emissioni del 90 % nel settore dei trasporti entro il 2050 e l'impegno a ricorrere alle modalità e ai mezzi concordati per conseguire il risultato finale.

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Un sistema di trasporto sostenibile a lungo termine è possibile solo se i cittadini, l'industria e il settore dei trasporti aderiscono a due obiettivi: una riduzione delle emissioni del 90 % nel settore dei trasporti entro il 2050 e l'impegno a ricorrere alle modalità e ai mezzi concordati per conseguire il risultato finale.

Questo è il messaggio trasmesso dal parere del CESE elaborato da Stefan Back e Mateusz Szymański e adottato nella sessione plenaria del 27 aprile 2023.

Per conseguire l'obiettivo di un sistema di trasporto verde a lungo termine, "la transizione deve essere attraente e realistica in modo tale che i cittadini e le imprese la considerino accettabile da tre punti di vista, cioè sul piano finanziario, sociale e pratico", ha affermato Back.

"Questo è l'unico modo in cui la nostra società può sostenere attivamente la transizione, altrimenti vi è il grave rischio non solo di fallimento ma anche, nella peggiore delle ipotesi, di disordini sociali", ha aggiunto Szymański.

Più in particolare, il CESE afferma che il successo della transizione dipende da alcune condizioni specifiche.

In primo luogo, le imprese devono sentire che non sono gravate eccessivamente dai costi e che manterranno la loro competitività, e questo non solo all'interno ma anche all'esterno dell'UE.

In secondo luogo, i lavoratori devono vivere la transizione come un'esperienza accettabile e avere la possibilità di adattarsi alle nuove condizioni di lavoro in modo socialmente accettabile.

In terzo luogo, i cittadini sia degli agglomerati urbani che delle zone rurali devono beneficiare di un'accessibilità e di una mobilità a costi ragionevoli e in condizioni complessivamente favorevoli. (mp)

Semestre europeo: un'ampia consultazione della società civile organizzata evidenzia la necessità di una solida riforma

Il CESE ha rinnovato la sua richiesta di una revisione del semestre europeo, invocando un regolamento dell'UE che renda obbligatoria la partecipazione della società civile al ciclo del semestre europeo.

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Il CESE ha rinnovato la sua richiesta di una revisione del semestre europeo, invocando un regolamento dell'UE che renda obbligatoria la partecipazione della società civile al ciclo del semestre europeo.

In un parere discusso e adottato nella sessione plenaria di aprile, il CESE ha sottolineato che le riforme economiche dovrebbero essere basate su fattori sociali e non più unicamente su indicatori economici. Ha inoltre evidenziato che va riveduto anche il processo delle raccomandazioni specifiche per paese in modo da incoraggiare gli Stati membri ad assumere un ruolo di primo piano nella relativa attuazione.

Il semestre europeo è il ciclo annuale di sei mesi di coordinamento delle politiche economiche, sociali e di bilancio degli Stati membri, e funge inoltre da strumento di monitoraggio dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR). Pur avendo svolto un ruolo importante sin dalla sua introduzione, nel 2011, il semestre europeo ha anche evidenziato dei significativi punti deboli.

In questo parere il CESE rinnova la sua richiesta di riforma del semestre europeo al fine di accrescerne la trasparenza e la democrazia e di rafforzare il coinvolgimento della società civile organizzata e l'efficacia del suo funzionamento. Il CESE raccomanda di:

  • riesaminare e integrare i sistemi esistenti di indicatori, e armonizzarli tra loro in modo da contribuire a migliorare le procedure di valutazione;
  • estendere la copertura delle raccomandazioni specifiche per paese – uno dei principali strumenti del semestre – a un periodo di tre anni, con valutazioni e riesami annuali, e collegarne l'attuazione e il finanziamento al bilancio dell'UE, quale incentivo più adeguato per garantire la conformità;
  • coinvolgere le parti sociali e le organizzazioni della società civile mediante una procedura di consultazione formale strutturata e un organismo specifico al quale tale funzione sia attribuita per legge. Anche i consigli economici e sociali nazionali esistenti dovrebbero svolgere un ruolo importante in questo processo;
  • definire in un regolamento dell'UE i principi e le caratteristiche generali del coinvolgimento strutturato e permanente della società civile organizzata nelle diverse fasi del semestre europeo.

Comunicato stampa

Testo completo del parere (tk)

Le azioni condotte dalla Russia in Ucraina andrebbero considerate un ecocidio ai sensi del diritto dell'UE

La guerra in Ucraina ha causato notevoli danni ambientali transfrontalieri, suscitando gravi preoccupazioni. Il CESE esorta a considerare reato le azioni della Russia ai sensi del diritto dell'UE e sottolinea che occorre proteggere l'ambiente per salvaguardare i diritti fondamentali.

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La guerra in Ucraina ha causato notevoli danni ambientali transfrontalieri, suscitando gravi preoccupazioni. Il CESE esorta a riconoscere come reato le azioni della Russia ai sensi del diritto dell'UE e sottolinea la necessità di proteggere l'ambiente per salvaguardare i diritti fondamentali.

La distruzione generalizzata delle foreste e l'inquinamento dell'aria e dell'acqua hanno compromesso gravemente gli ecosistemi ucraini, mettendo a rischio la ricca biodiversità, gli habitat naturali, la salute umana e la produzione agricola del paese. Il CESE si unisce al Parlamento europeo nel raccomandare che l'ecocidio sia riconosciuto come un reato ai sensi del diritto dell'UE, per far sì che la Russia sia chiamata a rispondere delle sue azioni e per prevenire disastri ambientali futuri.

La relatrice Ozlem Yildirim ha affermato: "Il CESE sottolinea che è necessario e urgente migliorare la protezione dell'ambiente per garantire il rispetto dei diritti fondamentali nell'UE e non solo, e che tale necessità è accentuata dai pesanti danni ambientali causati dalla guerra in Ucraina".

Il Comitato chiede inoltre un'iniziativa volta a documentare e quantificare questi effetti, in modo da garantire la protezione giuridica, l'assunzione di responsabilità e una ripresa postbellica giusta in linea con le norme internazionali.

Il diritto a un ambiente sano è essenziale per il benessere sociale ed economico dal momento che numerosi posti di lavoro dipendono proprio dalla salubrità dell'ambiente. Il CESE esorta gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a migliorare l'efficacia degli strumenti giuridici in vigore e a intensificare gli sforzi al fine di tutelare il diritto a un ambiente sano, in particolare alla luce della fragilità degli ecosistemi evidenziata dal conflitto in Ucraina. (ks)

Il CESE visita un villaggio modello in materia di energia sostenibile nella Germania meridionale

I membri hanno avuto modo di osservare da vicino un ecosistema sofisticato che al tempo stesso protegge l'ambiente, favorisce il successo economico, incoraggia pratiche dell'economia circolare nel settore agricolo e promuove la coesione sociale.

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I membri hanno avuto modo di osservare da vicino un ecosistema sofisticato che al tempo stesso protegge l'ambiente, favorisce il successo economico, incoraggia pratiche dell'economia circolare nel settore agricolo e promuove la coesione sociale.

Il 5 maggio scorso una delegazione di membri del Comitato economico e sociale europeo ha visitato Wildpoldsried, un villaggio dell'energia sostenibile nella regione tedesca dell'Allgäu.

Wildpoldsried è molto noto per i successi registrati nella produzione di energie rinnovabili generate localmente e per l'elevato livello di partecipazione dei suoi cittadini.

I membri del Comitato sono rimasti colpiti in particolare dalle numerose infrastrutture di cui questo piccolo centro è dotato, tra cui turbine eoliche, un impianto a biogas, un impianto di cogenerazione con una rete di riscaldamento locale e un sistema fotovoltaico a batteria.

L'approccio innovativo e sostenibile di Wildpoldsried ci offre un ottimo esempio di un ecosistema sofisticato che al tempo stesso protegge l'ambiente, favorisce il successo economico, incoraggia pratiche dell'economia circolare nel settore agricolo e promuove la coesione sociale attraverso la partecipazione dei cittadini.

La visita ha rivestito un particolare interesse per il CESE, dato che il nostro Comitato fornisce consulenza alle istituzioni dell'UE su questioni relative alla società civile e si sforza di colmare il divario tra l'impegno a livello di società e le politiche dell'UE. (ks)

Notizie dai gruppi

Trent'anni di mercato unico: un riesame critico del CESE

A cura di Felipe Medina, membro del gruppo Datori di lavoro del CESE

L'Unione europea celebra i 30 anni del mercato unico, che consente ai cittadini dell'Unione di studiare, vivere, fare acquisti e lavorare in qualsiasi Stato membro, garantendo la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Non è eccessivo affermare che il mercato unico è l'essenza dell'Unione europea, il grande strumento che ha consentito di eliminare le frontiere politiche, sociali ed economiche per progredire verso la cittadinanza e l'identità europee.

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A cura di Felipe Medina, membro del gruppo Datori di lavoro del CESE

L'Unione europea celebra i 30 anni del mercato unico, che consente ai cittadini dell'Unione di studiare, vivere, fare acquisti e lavorare un qualsiasi Stato membro, garantendo la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Non è eccessivo affermare che il mercato unico è l'essenza dell'Unione europea, il grande strumento che ha consentito di eliminare le frontiere politiche, sociali ed economiche per progredire verso la cittadinanza e l'identità europee.

Gli eventi che l'Unione europea - e il mondo intero - hanno dovuto affrontare negli ultimi anni ci inducono a riflettere su come creare un mercato unico che sia più resiliente e mendo dipendente dall'esterno. Il Comitato economico e sociale europeo ha affrontato questo tema nel parere INT/1011 sul tema 30 anni di mercato unico: come migliorare il funzionamento del mercato unico, adottato nella sessione plenaria di aprile.

In questo testo ricorre un concetto essenziale per il futuro dell'Unione europea: quello di competitività. Il parere sottolinea la necessità di creare condizioni di parità per le imprese, "promuovendo la crescita e una competitività equa e creando un ambiente favorevole alle imprese e socialmente equo". La principale preoccupazione per il CESE sono le carenze del mercato interno che incidono sulla competitività e sulla sostenibilità delle imprese.

Tutti i soggetti coinvolti nel progetto europeo hanno il dovere di sensibilizzare le giovani generazioni in merito all'importanza dei passi compiuti per costruire ciò che abbiamo oggi, e l'obbligo di segnalare i rischi che incombono sul mercato unico e di tentare di formulare degli orientamenti per superare tali rischi e continuare ad avanzare verso un futuro maggiormente consolidato e condiviso.

Il testo integrale dell'articolo è disponibile qui: https://europa.eu/!PHPc3R

Cinquant'anni di lotta per i lavoratori

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Numerosi membri del gruppo Lavoratori del CESE hanno partecipato alle celebrazioni per il 50º anniversario della Confederazione europea dei sindacati (CES).

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A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Numerosi membri del gruppo Lavoratori del CESE hanno partecipato alle celebrazioni per il 50º anniversario della Confederazione europea dei sindacati (CES).

Le cerimonie si sono svolte dal 23 al 26 maggio 2023 a Berlino, nel quadro del Congresso della CES.

La maggioranza delle organizzazioni sindacali rappresentate all'interno del gruppo Lavoratori del CESE è affiliata alla CES. Nei prossimi anni il gruppo Lavoratori continuerà a operare sulla base della cooperazione con la CES facendone una delle sue priorità, poiché le due organizzazioni sono alleati naturali di lunga data nella promozione e nella difesa degli interessi dei lavoratori.

Durante il Congresso i membri del gruppo Lavoratori e la neoeletta presidente Lucie Studničná hanno partecipato a importanti dibattiti su temi quali il rinnovamento dei sindacati, il futuro del lavoro e il futuro dell'Europa. La questione delle prossime elezioni dell'UE è stata tra quelle prioritarie all'ordine del giorno: il coordinamento sindacale - e in particolare quello tra il gruppo Lavoratori e la CES - sarà importante per mobilitare i cittadini a votare per i democratici progressisti in tutta l'UE.

I dibattiti hanno riguardato anche altre questioni fondamentali oggetto di discussione, quali la regolamentazione dell'intelligenza artificiale sul luogo di lavoro, la piena attuazione della direttiva sulla parità di retribuzione, la garanzia di una duplice transizione equa per tutti i lavoratori e l'aumento dell'adesione sindacale come baluardo contro l'ascesa dell'estrema destra.

Il Congresso ha eletto la nuova squadra dirigenziale della CES e ha adottato il Manifesto di Berlino e il programma d'azione della Confederazione per il periodo 2023-2027. (mg)

Come garantire in Europa sistemi sanitari e di assistenza resilienti e sostenibili: gli insegnamenti tratti dall'esperienza della pandemia di COVID-19

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

L'assistenza sanitaria deve essere incentrata sulle persone e valorizzata come un investimento sociale, non come un "costo". È questa la conclusione cui sono giunti i partecipanti al convegno che il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE ha organizzato lo scorso 25 maggio nella sede della "Casa dell'Europa" a Stoccolma.

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

L'assistenza sanitaria deve essere incentrata sulle persone e valorizzata come un investimento sociale, non come un "costo". È questa la conclusione cui sono giunti i partecipanti al convegno che il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE ha organizzato lo scorso 25 maggio nella sede della "Casa dell'Europa" a Stoccolma.

Perché ciò accada, è necessario cambiare mentalità sul piano sociale, economico e politico. Sulla base dei legami di cooperazione stretti durante la pandemia di COVID-19, gli Stati membri dell'UE devono unire le forze per costruire sistemi sanitari e di assistenza resilienti e sostenibili che non lascino indietro nessuno e che diano il giusto valore al lavoro degli operatori sanitari, delle organizzazioni della società civile e dei volontari.

Al convegno hanno partecipato circa 90 rappresentanti della società civile e delle istituzioni a livello nazionale ed europeo.

In apertura dell'evento, il presidente del gruppo Organizzazioni della società civile Séamus Boland ha ricordato che i cittadini dell'UE hanno diritto a usufruire di un'assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili, come riconosciuto da tutti gli Stati membri con l'adozione del pilastro europeo dei diritti sociali nel 2017. Il presidente del gruppo ha poi aggiunto che l'importanza di tale diritto è stata ribadita dai cittadini europei nel 2021, quando, nel quadro della Conferenza sul futuro dell'Europa, hanno chiesto che venisse sancito il "diritto alla salute". Boland ha inoltre sottolineato che, per prestare alle persone più vulnerabili (che si tratti di anziani, di minori o di persone con disabilità) le cure attente di cui hanno bisogno, è necessario garantire sistemi sanitari e di assistenza resilienti e di qualità.

Nel suo intervento Lena Hallengren, membro del Parlamento della Svezia ed ex ministra svedese alla Salute e alle politiche sociali (2019-2022), si è soffermata sulle misure decise dal governo del suo paese in risposta alla pandemia. Ha ricordato che, per quanto riguarda i provvedimenti adottati, la Svezia è stata spesso descritta dai media internazionali come "singolare" o "a parte",  ma si è poi visto che le misure messe in campo erano sufficienti, a patto che le persone mantenessero il distanziamento sociale e non frequentassero luoghi pubblici. Quando altri paesi hanno optato per la chiusura delle scuole, quelle svedesi sono rimaste aperte, perché "sapevamo quanto è importante la scuola per l'educazione dei bambini e dei ragazzi, specialmente per chi proviene da famiglie con pochissimi mezzi".

Per proseguire la lettura visitate il nostro sito web. 

Soon in the EESC/Cultural events

Giornata Porte aperte dell'UE 2023: un caloroso bentornato ai nostri visitatori

La casa della società civile organizzata europea ha riaperto le sue porte ai visitatori nell'anno in cui celebra il suo 65° anniversario.

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La casa della società civile organizzata europea ha riaperto le sue porte ai visitatori nell'anno in cui celebra il suo 65° anniversario.

Dopo aver celebrato la Giornata dell'Europa online per tre anni consecutivi, sabato 6 maggio il CESE ha nuovamente accolto i visitatori nella sua sede, in occasione della Giornata interistituzionale annuale Porte aperte.

Considerato che il CESE è la casa della società civile organizzata in Europa e che nel 2023 festeggia il suo 65º anniversario, la riapertura delle sue porte al pubblico è stata un'occasione davvero speciale.

Le numerose attività alle quali i visitatori hanno potuto partecipare tra le 10:00 e le 18:00 della giornata prevedevano, tra l'altro, musica dal vivo, quiz digitali, una ruota della fortuna, una pesca delle paperelle, un caricaturista, uno spazio di animazione per i bambini, una simulazione di speed voting con membri del CESE, una speed chat con i membri e persino con il nuovo Presidente del CESE, che ha incontrato e dialogato con i cittadini e i volontari.

Quasi 2300 visitatori hanno varcato la soglia del Comitato per partecipare a queste attività, assistere agli spettacoli e ricevere la calorosa accoglienza dei membri e di oltre 60 funzionari del CESE che si sono offerti volontari per l'occasione.

Clicca sul link per visualizzare alcune delle fotografie scattate quel giorno. (sp)

Il CESE partecipa all'Evento europeo per i giovani a Strasburgo

Il 9 giugno a Strasburgo il CESE ha tenuto un seminario nell'ambito dell'Evento europeo per i giovani (European Youth Event - EYE)

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Il 9 giugno a Strasburgo il CESE ha tenuto un seminario nell'ambito dell'Evento europeo per i giovani (European Youth Event - EYE)

Il seminario del CESE ha offerto l'occasione di presentare le raccomandazioni elaborate dagli studenti che il 23 e il 24 marzo avevano partecipato all'evento faro del CESE per i giovani, La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe Your Say! - YEYS) .

Due di tali studenti, infatti, con l'aiuto di un membro del CESE, hanno illustrato all'assemblea dei giovani alcune proposte vincenti, passando poi ad esplorarne le possibilità di attuazione nel corso di un dibattito aperto con l'auditorio.  

L'evento EYE, che verte sulle politiche giovanili e le iniziative per la sensibilizzazione dei giovani, ha quindi offerto un'altra opportunità di dimostrare ai partecipanti allo YEYS, e ai giovani in generale, che i loro punti di vista sono presi in considerazione a livello di Unione europea.

Per saperne di più sullo YEYS e sulle raccomandazioni scaturite dall'edizione 2023, cliccare qui. (sp)

Lo spettacolo dal vivo messo in scena dal Teatro Navpaky al CESE è ora disponibile in video

I momenti salienti dello spettacolo musicale intitolato "In piena luce, eppure lontano dagli occhi", che ha reso omaggio alla lotta degli ucraini per la democrazia e la libertà, sono stati registrati su video e sono ora disponibili sul sito web del CESE.

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I momenti salienti dello spettacolo musicale intitolato "In piena luce, eppure lontano dagli occhi", che ha reso omaggio alla lotta degli ucraini per la democrazia e la libertà, sono stati registrati su video e sono ora disponibili sul sito web del CESE.

Lo spettacolo, interpretato dalla compagnia polacca Teatro Navpaky, ha celebrato l'eroismo di comuni cittadini ucraini attraverso canzoni che raccontano le loro storie. Si è articolato in una selezione di nove canzoni che raccontano la storia di giovani che vivono esperienze di vita diverse in un contesto che rispecchia gli eventi in corso nell'Ucraina dilaniata dalla guerra.

L'idea alla base della rappresentazione è stata quella di mostrare che le donne e gli uomini che lottano coraggiosamente per la libertà non sono maestose statue di bronzo, bensì persone comuni in carne e ossa, con la loro vita, le loro gioie e i loro dilemmi.

Lo spettacolo è stato rappresentato nella sessione conclusiva dell'iniziativa "La vostra Europa, la vostra opinione!" (Your Europe, Your Say! – YEYS), l'evento annuale del CESE dedicato ai giovani, che quest'anno si è svolto il 24 marzo. Le canzoni sono state interpretate in ucraino, con sottotitoli in inglese.

Con questa iniziativa il CESE ha voluto sottolineare l'importanza di ascoltare i giovani ed esprimere il sostegno e la solidarietà del Comitato nei confronti dei cittadini ucraini in questi tempi sconvolgenti.

Guarda il video (dm)

La 20 km di Bruxelles 2023: il team del CESE si unisce a quello dell'UE che partecipa alla corsa per raccogliere fondi a difesa dei diritti umani

Domenica 28 maggio 2023, insieme con le altre istituzioni dell'UE, il Comitato ha partecipato, a fini di beneficienza, a una delle manifestazioni sportive più popolari della capitale belga, giunta alla 43a edizione.

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Domenica 28 maggio 2023, insieme con le altre istituzioni dell'UE, il Comitato ha partecipato, a fini di beneficienza, a una delle manifestazioni sportive più popolari della capitale belga, giunta alla 43a edizione.

All'evento, che celebra lo sport di base, hanno preso parte, correndo o camminando, oltre 40 000 persone provenienti da 89 paesi.

Il team dell'UE ha raccolto fondi per Amnesty International, l'organizzazione per la difesa dei diritti umani.

Il vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione Laurenţiu Plosceanu ha dato il via al quarto blocco della corsa, insieme alla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e al rappresentante della Commissione europea Stefaan De Rynck.

Plosceanu ha fatto notare la presenza dinamica delle istituzioni dell'UE nell'evento, a favore della democrazia e dei diritti umani, e ha descritto la folla come "uno tsunami di 40 000 cittadini che corrono per la pace, la democrazia, i diritti umani e i valori dell'UE".

I 60 aderenti all'associazione dei tirocinanti del CESE hanno partecipato alla corsa per raccogliere fondi da destinare ai veterani della guerra in Ucraina, in collaborazione con l'ONG Promote Ukraine e il National Council for Sports Rehabilitation del paese. I fondi così raccolti andranno a finanziare i programmi di riabilitazione.

All'evento, organizzato dal Syndicat d'Initiative - Bruxelles Promotion 1886, ha partecipato il primo ministro belga Alexander De Croo, che ha corso per la Croce Rossa belga. (at)

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Millie Tsoumani (mt)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Shah Parminder (sp)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

June 2023
07/2023

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