A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

L'assistenza sanitaria deve essere incentrata sulle persone e valorizzata come un investimento sociale, non come un "costo". È questa la conclusione cui sono giunti i partecipanti al convegno che il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE ha organizzato lo scorso 25 maggio nella sede della "Casa dell'Europa" a Stoccolma.

Perché ciò accada, è necessario cambiare mentalità sul piano sociale, economico e politico. Sulla base dei legami di cooperazione stretti durante la pandemia di COVID-19, gli Stati membri dell'UE devono unire le forze per costruire sistemi sanitari e di assistenza resilienti e sostenibili che non lascino indietro nessuno e che diano il giusto valore al lavoro degli operatori sanitari, delle organizzazioni della società civile e dei volontari.

Al convegno hanno partecipato circa 90 rappresentanti della società civile e delle istituzioni a livello nazionale ed europeo.

In apertura dell'evento, il presidente del gruppo Organizzazioni della società civile Séamus Boland ha ricordato che i cittadini dell'UE hanno diritto a usufruire di un'assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili, come riconosciuto da tutti gli Stati membri con l'adozione del pilastro europeo dei diritti sociali nel 2017. Il presidente del gruppo ha poi aggiunto che l'importanza di tale diritto è stata ribadita dai cittadini europei nel 2021, quando, nel quadro della Conferenza sul futuro dell'Europa, hanno chiesto che venisse sancito il "diritto alla salute". Boland ha inoltre sottolineato che, per prestare alle persone più vulnerabili (che si tratti di anziani, di minori o di persone con disabilità) le cure attente di cui hanno bisogno, è necessario garantire sistemi sanitari e di assistenza resilienti e di qualità.

Nel suo intervento Lena Hallengren, membro del Parlamento della Svezia ed ex ministra svedese alla Salute e alle politiche sociali (2019-2022), si è soffermata sulle misure decise dal governo del suo paese in risposta alla pandemia. Ha ricordato che, per quanto riguarda i provvedimenti adottati, la Svezia è stata spesso descritta dai media internazionali come "singolare" o "a parte",  ma si è poi visto che le misure messe in campo erano sufficienti, a patto che le persone mantenessero il distanziamento sociale e non frequentassero luoghi pubblici. Quando altri paesi hanno optato per la chiusura delle scuole, quelle svedesi sono rimaste aperte, perché "sapevamo quanto è importante la scuola per l'educazione dei bambini e dei ragazzi, specialmente per chi proviene da famiglie con pochissimi mezzi".

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