Nell'UE, ogni notte quasi 900 000 persone sono costrette a dormire per strada o in un ricovero. Un numero che negli ultimi 15 anni è più che raddoppiato. Il CESE chiede pertanto agli Stati membri e all'Unione europea di agire per risolvere questo problema.

Il CESE invoca una strategia europea globale contro la deprivazione abitativa e chiede di adottare in tempi brevi politiche nazionali efficaci in materia con l'obiettivo di ridurre in misura sostanziale entro il 2030 quella che è una delle forme più estreme di esclusione sociale.

"Chiediamo all'UE di mettere in campo una strategia contro la deprivazione abitativa che integri a pieno titolo la piattaforma europea per la lotta contro la mancanza di una fissa dimora (EPOCH) e permetta di includere le politiche nazionali in materia nel semestre europeo", sottolinea Maria del Carmen Barrera Chamorro, relatrice del parere del CESE sul tema Un quadro UE per le strategie nazionali in materia di deprivazione abitativa.

La strategia invocata dovrà essere sostenuta da una raccomandazione del Consiglio, ragion per cui il CESE invita la presidenza belga dell'UE ad avviare i relativi lavori. Inoltre, il CESE chiede alla Commissione europea di elaborare senza indugio la proposta di un nuovo programma di lavoro pluriennale che prosegua per l'intera durata del suo prossimo mandato.

"Il CESE chiede che la lotta contro la deprivazione abitativa rimanga una priorità di politica sociale per l'UE sia nell'imminenza delle prossime elezioni europee che dopo di esse. C'è bisogno di un cambio di passo strategico: dalla mera gestione della deprivazione abitativa alla sua effettiva eliminazione entro il 2030", chiarisce Ákos Topolánszky, correlatore del parere.

L'impostazione suggerita dal CESE nella lotta contro questo problema consiste nel promuovere attivamente l'applicazione del principio "prima la casa", in base al quale l'alloggio da fornire non deve essere un semplice rifugio per la notte, ma va inteso anche come uno strumento di reinserimento sociale. In concreto, significa offrire soluzioni abitative a lungo termine, prescindendo dal fatto che il beneficiario dia prova, ad esempio, di seguire un percorso di sviluppo personale o accetti un sostegno di altro tipo.

L'approccio propugnato dal CESE trova già conforto nella dichiarazione di Lisbona, sottoscritta nel 2021 da tutti e 27 gli Stati membri dell'Unione, dalle istituzioni dell'UE e da diverse ONG europee. Nella dichiarazione, che rappresenta il fondamento politico della piattaforma EPOCH, i firmatari si sono impegnati a cooperare a livello UE nella lotta alla deprivazione abitativa e ad adoperarsi per porre fine a questo fenomeno entro il 2030. Ciò nonostante, nel suo parere il CESE osserva che, malgrado gli sforzi profusi a livello politico, non si fa ancora abbastanza per affrontare il problema, sia a livello europeo che di singoli Stati membri.

La Finlandia è il solo paese europeo che negli ultimi 20 anni è riuscito a ridurre in misura sostanziale la deprivazione abitativa. (ll)