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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

JUNE 2021 | IT

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Editoriale

La casa della società civile organizzata dell'UE è più importante che mai

Care lettrici e cari lettori,

maggio è il mese in cui tradizionalmente stiliamo un bilancio dei progressi compiuti nel percorso verso l'integrazione europea e allo stesso tempo rivolgiamo il nostro sguardo al futuro.

Domenica 9 maggio, come ogni anno, abbiamo festeggiato l'Europa con una giornata speciale piena di attività. Per il secondo anno consecutivo abbiamo tenuto una versione del tutto virtuale della Giornata porte aperte della nostra istituzione, illustrando il contributo estremamente prezioso del CESE al processo decisionale dell'UE e spiegando perché, soprattutto in questi tempi difficili e problematici, le organizzazioni della società civile svolgono un ruolo fondamentale e unico nell'UE.

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Care lettrici e cari lettori,

maggio è il mese in cui tradizionalmente stiliamo un bilancio dei progressi compiuti nel percorso verso l'integrazione europea e allo stesso tempo rivolgiamo il nostro sguardo al futuro.

Domenica 9 maggio, come ogni anno, abbiamo festeggiato l'Europa con una giornata speciale piena di attività. Per il secondo anno consecutivo abbiamo tenuto una versione del tutto virtuale della Giornata porte aperte della nostra istituzione, illustrando il contributo estremamente prezioso del CESE al processo decisionale dell'UE e spiegando perché, soprattutto in questi tempi difficili e problematici, le organizzazioni della società civile svolgono un ruolo fondamentale e unico nell'UE.

La Giornata dell'Europa segna la data della Dichiarazione Schuman, il momento in cui, 71 anni fa, tutto è cominciato per l'Unione europea di oggi, ed è una giornata in cui si celebrano soprattutto e prima di tutto la pace e l'unità dell'Europa. È un'occasione per provare un sentimento di unione e di appartenenza a qualcosa di più grande, ma anche un'opportunità per tutti noi di riflettere su ciò che la solidarietà ha costruito finora e su ciò che speriamo di realizzare in futuro. Non dobbiamo dimenticare che le enormi sfide che ci troviamo ad affrontare come società ci impongono di lavorare insieme.

La Giornata dell'Europa rappresenta anche un'occasione per riflettere sugli eroi del nostro presente: personale medico, insegnanti, lavoratori sociali, personale delle pulizie e tutte le persone coinvolte nella lotta contro le drammatiche conseguenze della pandemia. Ma non dobbiamo dimenticare le associazioni, le organizzazioni e le ONG che lavorano ogni giorno in prima linea per migliorare la vita delle persone. Insomma, pensiamo alla società civile organizzata in tutta la sua estensione.

Quando parliamo di organizzazioni della società civile, stiamo parlando di noi, del CESE, la casa della società civile organizzata dell'UE, l'organo dell'UE che dà voce a tutte queste organizzazioni e permette loro di avere un impatto diretto sulla legislazione dell'UE.

Attribuiamo particolare valore al loro contributo e per tale motivo, qui al Comitato, mettiamo in evidenza ogni anno le iniziative della società che si segnalano per la loro eccellenza, conferendo loro il premio della società civile. L'edizione 2021 si concentrerà sull'azione per il clima e premierà i progetti efficaci, innovativi e creativi che mirano a promuovere una transizione giusta verso un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici. Invito tutti a esaminare le condizioni per la presentazione delle candidature e ad iscriversi al più presto. La scadenza è il 30 giugno 2021.

Il 9 maggio abbiamo anche guardato al futuro, contribuendo allo storico lancio della Conferenza sul futuro dell'Europa, in cui convergeranno tutte le idee e le visioni per il nostro continente. È un evento estremamente importante, in cui le persone avranno modo di esprimere le loro idee e, attraverso una serie di dialoghi guidati dai cittadini, dare forma al nostro comune futuro europeo.

Al momento, le istituzioni democratiche dell'Unione hanno di fronte una duplice sfida: cercare di affrontare la crisi economica e sanitaria, riuscendo - al tempo stesso - a mantenere il sostegno dei cittadini. Su questo sfondo, le asserzioni secondo cui l'UE non ascolta i suoi cittadini hanno messo in risalto la necessità di dare impulso al dialogo e di offrire alla società civile in Europa uno spazio pubblico più ampio in cui possa esprimersi.

Il ruolo della nostra istituzione non è mai stato tanto cruciale: tutti noi sappiamo che dare voce alla società civile è un elemento decisivo per superare i tempi difficili che l'Europa sta vivendo. La Conferenza sul futuro dell'Europa rappresenta pertanto un'opportunità vitale per la società civile di mobilitarsi e far sentire la propria voce, rafforzando la sua partecipazione. Ed è proprio di questo che si tratta, della democrazia partecipativa. Le due cose vanno di pari passo: non vi è democrazia senza partecipazione e non vi è partecipazione senza organizzazioni della società civile dinamiche.

Il Comitato ha una responsabilità e un ruolo fondamentale nel creare e alimentare il terreno su cui crescono le nostre democrazie: un dialogo civile che sia il più ampio e partecipativo possibile. Attraverso la nostra struttura, la conoscenza che viene dall'esperienza e la competenza specifica dei nostri membri, come pure il nostro ruolo di ponte tra le istituzioni dell'UE, da un lato, e il livello di base, dall'altro, siamo pronti a formulare le risposte più adatte alle sfide attuali che la società ha di fronte.

Oggi più che mai, le organizzazioni della società civile svolgono un ruolo essenziale in Europa, dal loro coinvolgimento nella ripresa al lavoro vitale che svolgono nell'affrontare le nostre sfide quotidiane.

Oggi più che mai, il CESE fa la differenza.

 

Cillian Lohan

Vicepresidente del CESE responsabile della Comunicazione

 

Date da ricordare

3 e 4 giugno 2021, Bruxelles

Giornate dell'ICE

10 giugno 2021, Bruxelles

Evento di lancio organizzato dal CESE nel quadro della Conferenza sul futuro dell'Europa

7 e 8 luglio 2021, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

13 luglio 2021, Bruxelles

Strategia industriale: il ruolo delle materie prime essenziali nella formazione di una base industriale forte

Una domanda a…

Nella sezione intitolata "Una domanda a…" invitiamo i membri del CESE a rispondere a una domanda su un tema di attualità che ci sembra particolarmente pertinente.

Per questa edizione di maggio/giugno abbiamo chiesto a Laurenţiu Plosceanu, presidente della sezione Occupazione, affari sociali e cittadinanza, di commentare per noi i temi sociali discussi al vertice sociale di Porto, in particolare nel contesto del lavoro che il CESE svolgerà nei prossimi anni.

"Non c'è dimensione sociale senza un solido fondamento economico"

CESE Info: Il 7 e l'8 maggio scorsi, i capi di Stato e di governo e le parti sociali hanno partecipato al vertice sociale di Porto, salutato come un momento potenzialmente storico per l'impegno dell'Europa in materia di diritti sociali. L'obiettivo era quello di dare un forte impulso politico al pilastro europeo dei diritti sociali e all'attuazione del relativo piano d'azione, volto a promuovere l'occupazione e a garantire pari opportunità e protezione sociale per tutti. Guardando ai risultati di questo vertice e alle questioni sociali che vi sono state discusse, quali compiti ritiene più importanti per il CESE nei prossimi anni?

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Nella sezione intitolata "Una domanda a…" invitiamo i membri del CESE a rispondere a una domanda su un tema di attualità che ci sembra particolarmente pertinente.

Per questa edizione di maggio/giugno abbiamo chiesto a Laurenţiu Plosceanu, presidente della sezione Occupazione, affari sociali e cittadinanza, di commentare per noi i temi sociali discussi al vertice sociale di Porto, in particolare nel contesto del lavoro che il CESE svolgerà nei prossimi anni.

"Non c'è dimensione sociale senza un solido fondamento economico"

CESE Info: Il 7 e l'8 maggio scorsi, i capi di Stato e di governo e le parti sociali hanno partecipato al vertice sociale di Porto, salutato come un momento potenzialmente storico per l'impegno dell'Europa in materia di diritti sociali. L'obiettivo era quello di dare un forte impulso politico al pilastro europeo dei diritti sociali e all'attuazione del relativo piano d'azione, volto a promuovere l'occupazione e a garantire pari opportunità e protezione sociale per tutti. Guardando ai risultati di questo vertice e alle questioni sociali che vi sono state discusse, quali compiti ritiene più importanti per il CESE nei prossimi anni?

Laurenţiu Plosceanu: "Non c'è dimensione sociale senza un solido fondamento economico".

In un certo modo siamo tutti diventati prigionieri in questo periodo di "polipandemia", prigionieri delle nostre fragilità, paure, speranze.

Dopo tutto, il coronavirus ha innescato molteplici pandemie che, oltre ad espandersi simultaneamente, si rafforzano a vicenda con i loro effetti dannosi.

Da questo punto di vista, il vertice sociale di Porto, del maggio 2021 costituisce un coraggioso passo avanti da parte delle istituzioni dell'UE e delle parti sociali europee.

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In un certo modo siamo tutti diventati prigionieri in questo periodo di "polipandemia", prigionieri delle nostre fragilità, paure, speranze.

Dopo tutto, il coronavirus ha innescato molteplici pandemie che, oltre ad espandersi simultaneamente, si rafforzano a vicenda con i loro effetti dannosi.

Da questo punto di vista, il vertice sociale di Porto, del maggio 2021 costituisce un coraggioso passo avanti da parte delle istituzioni dell'UE e delle parti sociali europee.

Ora disponiamo di una solida tabella di marcia che dovrebbe guidare rapidamente gli Stati membri e l'Unione europea verso importanti riforme strutturali, investimenti produttivi, crescita, competitività, occupazione e un maggiore benessere dei cittadini dell'UE.

Non vi è dimensione sociale senza un solido fondamento economico. La competitività, una maggiore produttività, la salute e la sicurezza basate sulle competenze e sulle conoscenze sono fattori cruciali per preservare il benessere delle società europee. La crescita economica e il buon funzionamento del mercato interno sono requisiti essenziali per rafforzare la dimensione sociale dell'UE. È giunto il momento di consolidare i punti di forza del nostro sistema europeo di economia sociale di mercato e di eliminarne le lacune.

La nostra è ed è sempre stata un'Europa sociale. La nostra economia sociale di mercato costituisce un riferimento di eccellenza a livello mondiale, che molti ammirano e alcuni persino invidiano. Essa è dotata di un ampio quadro di acquis sociale che, oltre a stabilire i principi fondanti, orienta, integra e coordina la legislazione e le politiche sociali degli Stati membri.

Per quanto riguarda l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, il piano d'azione presentato dalla Commissione offre una serie di orientamenti utili, in particolare nel settore dell'occupazione, delle competenze e della protezione sanitaria e sociale.

Le iniziative e le misure previste dal piano d'azione devono essere adottate al livello più adeguato, tenendo in considerazione e rispettando pienamente le diverse competenze, i poteri e i ruoli chiaramente definiti che spettano all'UE, agli Stati membri e alle parti sociali in materia di occupazione e di politica sociale.

Questo significa rispettare rigorosamente i principi di sussidiarietà e proporzionalità, i differenti ambienti socioeconomici e la diversità dei sistemi nazionali, nonché il ruolo e l'autonomia delle parti sociali.

Accolgo con particolare favore il fatto che la Dichiarazione di Porto e il piano d'azione siano incentrati sull'occupazione e sulle competenze. La sostenibilità competitiva costituisce uno dei pilastri dell'economia sociale di mercato europea, come si afferma nell'introduzione del piano d'azione. Un'economia forte e resiliente, fondata sull'attuazione di politiche economiche sane in tutta Europa e sullo sfruttamento del potenziale di produttività di una forza lavoro qualificata e innovativa, costituisce l'unica base di una dimensione veramente inclusiva e sociale in Europa.

Le transizioni verde e digitale richiederanno maggiori investimenti in materia di istruzione, formazione professionale, apprendimento lungo tutto l'arco della vita nonché miglioramento del livello delle competenze e riqualificazione, vale a dire un approccio pragmatico e più efficace all'istruzione e all'acquisizione di competenze.

A giudizio della sezione Occupazione, affari sociali e cittadinanza, le priorità politiche e il piano d'azione previsti per quest'anno sono in linea con le conclusioni del vertice di Porto. Siamo determinati a continuare a impegnarci a fondo e a elaborare i pareri necessari a nome delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile. Il CESE deve rafforzare il suo ruolo proattivo se vuole difendere e preservare il valori dell'UE.

Se qualcuno avesse bisogno di un altro motivo per il quale gli Stati membri dell'UE dovrebbero coordinare le misure a livello di UE in maniera più duratura e profonda per far fronte alle crisi, basterebbe pensare alle conseguenze che avrebbero delle misure isolate in un contesto "polipandemico". Se non si interviene nel nome dell'integrazione europea, si dovrebbe almeno comprendere che le nazioni da sole non sarebbero in grado assicurare una gestione più efficace di questa crisi.

In un certo modo siamo tutti diventati prigionieri in questo periodo di "polipandemia", prigionieri delle nostre fragilità, paure e speranze.

È ora di uscire dalla prigione, sia per onorare l'eredità dei nostri padri che per la prossima generazione.

 

Laurenţiu Plosceanu

Presidente della sezione SOC

 

New publications

L'ospite a sorpresa

Ogni mese presentiamo un ospite a sorpresa, un personaggio noto che ci offre il suo punto di vista sull'attualità: un soffio di aria fresca per ampliare i nostri orizzonti, trovare nuove ispirazioni e conoscere meglio il mondo di oggi.

Per il numero di maggio siamo lieti di accogliere il noto storico Norman Davies, che ha gentilmente accettato di lasciarsi intervistare per questa edizione del CESE Info. Grande specialista della storia europea, in particolare in rapporto a Gran Bretagna, Polonia ed Europa centrorientale, Norman Davies è l'autore di diversi libri di grande successo, come Storia d'Europa, God's Playground, La rivolta, Europe at war 1939-45 e Microcosmo. L'Europa centrale nella storia di una città. Norman Davies è anche Visiting Professor presso il Collegio d'Europa.

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Ogni mese presentiamo un ospite a sorpresa, un personaggio noto che ci offre il suo punto di vista sull'attualità: un soffio di aria fresca per ampliare i nostri orizzonti, trovare nuove ispirazioni e conoscere meglio il mondo di oggi.

Per il numero di maggio siamo lieti di accogliere il noto storico Norman Davies, che ha gentilmente accettato di lasciarsi intervistare per questa edizione del CESE Info. Grande specialista della storia europea, in particolare in rapporto a Gran Bretagna, Polonia ed Europa centrorientale, Norman Davies è l'autore di diversi libri di grande successo, come Storia d'Europa, God's Playground, La rivolta, Europe at war 1939-45 e Microcosmo. L'Europa centrale nella storia di una città. Norman Davies è anche Visiting Professor presso il Collegio d'Europa.

Norman Davies, nato nel 1939 a Bolton (nella contea inglese del Lancashire), ha studiato presso la Bolton School, il Magdalen College di Oxford, l'Università del Sussex e varie altre università europee, tra cui quelle di Grenoble, Perugia e Cracovia. La sua formazione gli ha permesso di avere sempre una prospettiva di respiro europeo. È stato per molti anni professore di storia presso la SSEES (Scuola di studi slavi e dell'Europa orientale) dell'Università di Londra, e ha anche insegnato alla Columbia University, alla McGill University, nelle università di Hokkaido, Stanford, Harvard e Adelaide, e presso l'Università nazionale australiana di Canberra. 

Norman Davies è l'autore dei seguenti libri: White Eagle, Red Star: the Polish-Soviet War, 1919-20 [Aquila bianca, stella rossa: la guerra sovietico-polacca del 1919-1920] (1972), God's Playground: A History of Poland [Storia della Polonia] (1981), il best-seller Storia d'Europa (1996), Isole (1998), Microcosmo. L'Europa centrale nella storia di una città (scritto assieme a Roger Moorhouse, 2002), La rivolta. Varsavia 1944 (2003), Europe at War, 1939-45 [L'Europa in guerra: 1939-1945] (2006) e Vanished Kingdoms [Regni scomparsi] (2011). I suoi libri sono stati tradotti in più di venti lingue, ed è frequentemente invitato a partecipare a programmi radiotelevisivi. 

Dal 1997 al 2006 Norman Davies è stato docente soprannumerario presso il Wolfson College di Oxford; attualmente è docente onorario presso il St. Antony's College di Oxford e professore titolare della cattedra Unesco presso l'Università Jagellonica di Cracovia. Dal 1997 è membro della British Academy e dal 2011 fa parte della Learned Society del Galles. Per i suoi lavori in campo storico è stato insignito dell'ordine polacco dell'Aquila bianca e dell'ordine cavalleresco britannico di San Michele e San Giorgio. Varie università britanniche e polacche gli hanno inoltre assegnato il titolo di dottore honoris causa e cinque città gli hanno conferito la cittadinanza onoraria; Norman Davies è inoltre membro a vita di due college di Cambridge, il Clare Hall e il Peterhouse.

Norman Davies e sua moglie Maria vivono tra Oxford e Cracovia, e hanno due figli, Daniel e Christian (ehp).

Se non si rimane uniti, si finisce con l'andare in pezzi

"Sono sempre stato attratto dal divario tra le apparenze e la realtà. Le cose non sono mai come sembrano" - Norman Davies.

CESE Info: l'Europa è a una svolta, è infatti in corso la preparazione della Conferenza sul futuro dell'Europa. Tra i cambiamenti manifestatisi parallelamente alla crisi pandemica sono emerse, specie in Europa centrorientale, delle forze centrifughe che potrebbero mettere in discussione l'integrazione europea. Quali sono le Sue osservazioni in proposito?

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"Sono sempre stato attratto dal divario tra le apparenze e la realtà. Le cose non sono mai come sembrano"- Norman Davies.

CESE Info: l'Europa è a una svolta, è infatti in corso la preparazione della Conferenza sul futuro dell'Europa. Tra i cambiamenti manifestatisi parallelamente alla crisi pandemica sono emerse, specie in Europa centrorientale, delle forze centrifughe che potrebbero mettere in discussione l'integrazione europea. Quali sono le Sue osservazioni in proposito?

N. D.: Come storico, dovrei cominciare col dire che siamo sempre a una svolta. C'è sempre qualcosa che cambia, muovendosi in direzioni impreviste. In effetti, il cambiamento più importante verificatosi in Europa occidentale negli ultimi cinque anni è stato l'uscita del Regno Unito dall'Unione. E, secondo me, il Regno Unito si sta disgregando. Penso che ben presto il Regno Unito non ci sarà più, e sarà sostituito da qualcos'altro. Riguardo l'Europa centrale, non avevamo idea che una parte rilevante della popolazione fosse insoddisfatta dei cambiamenti intervenuti dopo il 1989, e ovviamente non avevamo un nome che definisse tale insoddisfazione. All'epoca non avevamo sentito parlare di populismo. Per di più, non sapevamo che il processo che iniziava in Polonia avesse dei parallelismi in altri paesi. All'epoca non c'erano né il presidente Trump né il rischio di una Brexit. Adesso sappiamo che ci sbagliavamo. Queste tendenze populiste hanno dei parallelismi in molti paesi. La stessa Unione europea, e la stabilità internazionale in generale, sono messe fortemente in discussione in questo momento.

Riguardo la questione delle forze centrifughe nell'UE, direi che senza dubbio esse esistono, e non sono localizzate esclusivamente in Ungheria e Polonia, bensì possono manifestarsi anche nel cuore dell'eurozona, allontanando i paesi più ricchi dell'Europa settentrionale dalle economie più fragili del Sud.                                                                                                            

CESE Info: Parlando della Conferenza sul futuro dell'Europa, quale dovrebbe essere, secondo Lei, l'elemento più importante dell'attività dell'UE?

N. D.: L'elemento più importante è la cultura della cooperazione, in contrapposizione alla vecchia idea secondo cui le singole nazioni possono seguire quello che i francesi chiamavano il loro "égoisme sacré", l'egoismo sacro dei singoli paesi, che un tempo era la norma. La seconda guerra mondiale ha dimostrato che il diritto di comportarsi egoisticamente e di perseguire i propri "interessi nazionali", a prescindere da ogni altra considerazione, era (e rimane) distruttivo per tutti; la cultura della cooperazione in luogo dell'egoismo nazionale costituisce il risultato più prezioso messo a segno dalla comunità europea. È chiaro che determinati governi e gruppi desiderano tornare a perseguire i propri interessi nazionali, ma sono profondamente convinto che sbaglino. C'è una vecchia espressione della lingua inglese che dice "o andare avanti insieme, o andare al patibolo separatamente". È questo il segreto della sopravvivenza del movimento europeista e del lungo periodo di pace che abbiamo avuto.

CESE Info: Il presidente François Mitterrand e il cancelliere Helmut Kohl sono due personalità politiche importanti che si sono assicurate un posto nella storia. Secondo Lei, esiste una coppia di paesi che potrebbe analogamente guidare la lotta contro l'egoismo nazionale? Chi può essere un leader nell'UE?

N. D.: No, penso che la leadership nell'UE sia stata debole, lo abbiamo visto con la pandemia, che non è stata ben gestita in Europa. La leadership franco-tedesca è stata forse essenziale all'inizio del movimento europeo, 50 anni fa. Nell'Europa dei Sei, Francia e Germania erano i membri di gran lunga più importanti, senza offesa per l'Italia, ed è naturale che Francia e Germania, che guidavano il processo di riconciliazione postbellica, dovevano dare avvio al progetto. Ma le cose sono cambiate da allora. Adesso ci sono 27 Stati membri e serve più coesione. È auspicabile la comparsa di una leadership proveniente da orizzonti diversi, non semplicemente franco-tedesca, e questo per buoni motivi.

La Francia è uno dei paesi maggiormente a rischio di populismo, Marine Le Pen avanza e Macron non è politicamente molto forte. È improbabile che la Francia possa prendere le redini. Parimenti, la Germania affronta un periodo di turbolenza con l'uscita di scena di Angela Merkel. L'Europa deve quanto prima trovare altrove una leadership efficace, o in alternativa il futuro somiglierà più a un dibattito televisivo che a un programma di azione.

CESE Info: Come valuta il ruolo della società civile nel dibattito sul futuro dell'Europa? Il 19 aprile 2021 la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno lanciato una piattaforma per i cittadini, ai quali è stato chiesto di inviare domande riguardanti le loro aspettative sul futuro dell'Europa. Quale può essere, secondo Lei, il ruolo dei cittadini in questo dibattito?

N. D.: Ovviamente la società ha un ruolo da svolgere, ma veicola migliaia di opinioni diverse e non può mai dar vita da sola a un'azione efficace . La società deve essere guidata da leader politici che capiscono i timori e le aspirazioni dei cittadini ma, in assenza di questa leadership, è la società stessa a cadere preda di ciarlatani ed estremisti. È evidentemente giusto chiedere ai cittadini il loro parere, ma alla politica serve di più. La società deve essere ispirata e mobilitata da leader dinamici, da partiti e movimenti e, ovviamente, da buone idee.

CESE Info: Quali possono essere, a Suo giudizio, i risultati della Conferenza sul futuro dell'Europa? Ci sono prospettive di progressi durante la presidenza francese? Ricorda cos'è accaduto dopo la Convenzione europea del 2002-2003, presieduta da Giscard d'Estaing, che aveva prodotto una Costituzione europea prontamente respinta da Francia e Paesi Bassi nei rispettivi referendum del 2005?

N. D.: Sono uno storico, non un astrologo. Non posso dirvi cosa succederà in futuro ma, in generale, le conferenze non sono organi decisionali, a meno che non si tratti di conferenze esecutive, come quelle di Yalta o di Potsdam, che hanno preso decisioni di rilevanza internazionale. Ciò che la maggior parte delle conferenze può fare è stabilire il tono generale, creare il clima politico, l'atmosfera, incoraggiando o scoraggiando i partecipanti. Si spera che una buona Conferenza migliorerà lo stato d'animo generale e incoraggerà i leader a passare all'azione, ma di per sé le conferenze raramente hanno questo effetto.

E sì, mi ricordo bene di Giscard d'Estaing, era originario di un piccolo centro dell'Alvernia dove ho dei buoni amici. Ma si può rimproverare alla Convenzione il fallimento della costituzione dell'UE? Le cause di tale fallimento andavano ben al di là: qualcuno non aveva fatto i compiti a casa.

CESE Info: Il primo maggio scorso era il 17° anniversario dell'ampliamento dell'UE, che ha visto l'adesione di dieci nuovi Stati membri, seguiti più tardi da altri tre. Come giudica questo sviluppo, a 17 anni di distanza?

N. D.: Questo grande ampliamento è stato accompagnato da molte grandi speranze, in particolare che la pace e la prosperità di cui l'Europa occidentale aveva beneficiato per i 30-40 anni precedenti si sarebbero estese all'altra metà del continente, cosa che per molti versi si è realizzata. Ed è molto difficile credere che determinati paesi, che hanno votato per l'ampliamento, per aderire all'UE con il massiccio sostegno della popolazione, abbiano oggi governi con convinzioni del tutto opposte. Dicevo prima della cultura della cooperazione in contrapposizione all'egoismo nazionale, ma non tutti hanno appreso questa lezione.

CESE Info: Come cittadino del Regno Unito vive adesso in un paese terzo, quali sono gli insegnamenti che l'Europa può trarre dalla Brexit?

N. D.: E chi lo sa? Per me la Brexit è stata un terribile errore e probabilmente distruggerà il paese in cui sono nato. Peraltro, sono anche cittadino polacco e mia moglie è polacca, abbiamo un piede in ognuno dei due campi. Come dico sempre ai miei amici polacchi, la situazione in Polonia sarà forse non ideale, ma non è così minacciosa come in Gran Bretagna. La Polonia non è prossima alla disgregazione, mentre il Regno Unito probabilmente sì. Giorni fa ho tenuto un simposio online per una platea che si trovava ad Armagh, in Irlanda del Nord: la traiettoria è ben chiara, la tendenza in Irlanda del Nord è andare verso l'adesione alla Repubblica di Irlanda. La Brexit non solo ha distrutto l'unione con l'UE, ma sta pure distruggendo l'unione dell'Inghilterra con l'Irlanda del Nord e la Scozia e, con il passare del tempo, anche con il Galles. La Brexit è stata fomentata fin dall'inizio dal nazionalismo inglese egoista, e finirà per produrre un'Inghilterra più povera e più debole, privata del sostegno delle altre nazioni situate sulle isole britanniche. Se non si rimane uniti, si finisce con l'andare in pezzi. Ritengo che tutti questi movimenti populisti stiano, come si dice, "segando il ramo su cui sono seduti", preparando un disastro per sé stessi. A tutt'oggi non riesco a vedere in che direzione sta andando l'UE, tutto quello che posso dire è che ha molti problemi. Prima della Brexit, tra il Regno Unito e l'UE c'era una gara per vedere "chi dei due sarebbe crollato per primo". A Brexit avvenuta, so che il Regno Unito sta vincendo questa miserabile gara: difficilmente l'UE crollerà prima del Regno Unito. Qui in quest'isola provo sentimenti di invidia per il fatto che i problemi dell'Europa sono meno acuti dei nostri.

CESE Info: Possiamo imitare il modo in cui il Presidente Joe Biden sta rapidamente gestendo cambiamenti e riforme negli Stati Uniti? Ritiene che possano derivarne conseguenze per l'UE?

N. D.: Sì, la sconfitta elettorale di Donald Trump ha inferto al populismo il colpo più pesante di questi ultimi dieci anni. Trump era il leader globale dei populisti; era oggetto di adorazione da parte di certi regimi in Europa, che ammiravano il modo in cui qualificava e mortificava l'ordine esistente; e ha perso. Adesso c'è Biden e sta facendo sorprendentemente bene. C'è poco tempo a disposizione, ed è difficile sapere se il suo successo avrà vita lunga o vita breve. Gli auguro di procedere "con il vento in poppa". Come sapete, il mondo occidentale, cioè l'Europa e l'America settentrionale, costituisce un blocco unico sul piano politico e della civilizzazione, e gli Stati Uniti sono il paese più grande e più forte di tale blocco. Quello che succede in America ci riguarda tutti.

 CESE Info: Un'ultima domanda, a cosa sta lavorando in questo momento? Un nuovo libro?

N. D.: Sto sempre lavorando a un nuovo libro. Ne posso menzionare due. Uno uscirà nei prossimi giorni presso la casa editrice Penguin di Londra; è una biografia del re Giorgio II, una storia "continentale" di un monarca britannico che ha regnato dal 1727 al 1760 e che io chiamo Giorgio Augusto. Era il sovrano di uno Stato composto da tre parti, il Regno di Gran Bretagna, il Regno d'Irlanda e l'Elettorato di Brunswick-Lüneburg, noto anche come Elettorato di Hannover, in Germania. È stato un importante principe elettore del Sacro romano Impero, oltre che un re britannico, e ha governato per molti anni nel periodo in cui la Gran Bretagna è diventata sia la prima potenza navale al mondo che la principale promotrice del commercio di schiavi. La maggior parte dei cittadini britannici non ha familiarità con l'idea che un monarca delle isole britanniche possa essere al tempo stesso il sovrano di uno Stato sul continente. Così ho scritto questo breve libro, che susciterà probabilmente un acceso dibattito.

Adesso che ho finito il libro su Giorgio Augusto, mi dedicherò a completare una storia della Galizia austroungarica, uno dei "regni scomparsi", che non esistono più. La Galizia, il cui territorio si trova oggi parte in Polonia e parte in Ucraina, era abitata prima del 1918 da tre grandi comunità, cioè da polacchi, ucraini ed ebrei. Tuttavia, dopo la sua frammentazione, la sua memoria è stata distorta da pregiudizi nazionali. I polacchi ne scrivono come se fosse stata una regione polacca, gli ucraini come se fosse stata anzitutto ucraina, e a leggere gli storici ebrei a volte si ha l'impressione che la Galizia fosse un pianeta ebraico a parte. A mio avviso, la Galizia storica può essere immaginata e ricostruita accuratamente solo combinando tutti e tre gli elementi nel contesto austriaco, e cerco di ottenere l'effetto desiderato utilizzando numerose fonti e testimonianze di quel periodo.

CESE Info: Molte grazie

N. D.: Grazie a Lei, è stato un piacere!

Herman van Rompuy: The old poet speaks gently

We are pleased to continue the publication of the series of haikus, under the common title "The old poet speaks softly", offered to us by their author, Herman van Rompuy, former President of the European Council.

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We are pleased to continue the publication of the series of haikus, under the common title "The old poet speaks softly", offered to us by their author, Herman van Rompuy, former President of the European Council.

Original version of haiku is in French

Herman van Rompuy: The old poet speaks gently       

A son of the sun

The cold of May does not get used to

The heat is already beckoning

           xxx

Trees in bloom

Landmarks in the fog

Greyish-white mystery

           xxx

Every country is different

But the sky and the clouds

Cover everything

 

Notizie dal CESE

Il CESE lancia l'edizione 2021 del Premio per la società civile, dedicato quest'anno all'azione per il clima

Il CESE assegnerà un riconoscimento a un numero massimo di cinque progetti sul clima che mettano in evidenza l'inestimabile contributo della società civile al conseguimento della neutralità climatica.

 

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Il CESE assegnerà un riconoscimento a un numero massimo di cinque progetti sul clima che mettano in evidenza l'inestimabile contributo della società civile al conseguimento della neutralità climatica.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è pronto a ricevere le candidature per l'edizione 2021 del suo Premio per la società civile. Il filo conduttore dell'edizione di quest'anno sarà l'azione per il clima e il CESE selezionerà i vincitori tra chi presenterà iniziative creative e innovative volte a promuovere una transizione giusta verso un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici.

La candidatura può essere inviata da tutte le organizzazioni della società civile che sono ufficialmente registrate nell'Unione europea e che operano a livello locale, regionale, nazionale o europeo. Al premio possono candidarsi anche persone fisiche che risiedono nell'UE. Per essere ammissibili, le iniziative e i progetti devono essere realizzati nell'UE.

Inoltre, i progetti devono essere già stati realizzati, oppure essere ancora in fase di attuazione.

Il termine per la presentazione delle candidature scade il 30 giugno 2021 alle ore 10.00 (ora di Bruxelles).

L'importo complessivo in palio è di 50 000 EUR, da ripartire tra un numero massimo di cinque vincitori. La cerimonia di premiazione si svolgerà probabilmente durante la sessione plenaria del CESE in programma a Bruxelles per l'8 e il 9 dicembre 2021, in funzione dell'evoluzione della situazione sanitaria.

Il CESE, che è stata la prima istituzione dell'UE ad aver dato la parola a Greta Thunberg nella fase iniziale del movimento mondiale di sciopero per il clima chiamato "Fridays for Future" ("Venerdì per il futuro"), è da sempre un fervente sostenitore dell'azione per il clima portata avanti dal basso e ha sempre sottolineato l'importanza delle organizzazioni che operano sul campo, oltre che dei singoli cittadini, nel dare attuazione concreta alla transizione verso la neutralità climatica. Sia le organizzazioni che i cittadini svolgono un ruolo cruciale nel contribuire a modificare norme e comportamenti, rendere l'economia a livello locale più rispettosa dell'ambiente, e guidare la transizione verso società neutrali in termini di emissioni di carbonio a livello territoriale.

Attraverso il suo lavoro, il CESE ha ripetutamente sottolineato che il successo del Green Deal europeo, nell'ambito del quale l'UE si è impegnata a conseguire la neutralità climatica entro il 2050, dipende dall'azione e dall'impegno di tutte le parti in causa. Una delle iniziative principali del Green Deal, ossia il patto europeo per il clima, deve puntare a incoraggiare le persone a diventare parte della soluzione invece che del problema, dando loro la capacità di modificare i sistemi che ci hanno portato sull'orlo della crisi climatica.

Dedicando il suo premio più rappresentativo a questo tema di grande importanza, il CESE intende celebrare e mettere in luce gli sforzi per il clima compiuti finora da soggetti non statali. L'obiettivo è anche spronare i progetti in corso e ispirarne di nuovi, sottolineando in tal modo il contributo che le organizzazioni della società civile e i singoli cittadini possono dare al Green Deal europeo.

Per essere ammissibili, i progetti devono affrontare almeno uno dei temi elencati nel nostro comunicato stampa,disponibile qui.

L'elenco completo delle condizioni per partecipare e il modulo di candidatura online sono disponibili su un'apposita pagina web del sito Internet del CESE (http://www.eesc.europa.eu/civilsocietyprize/). (ll)

Il CESE al vertice sociale di Porto: mettiamo le persone al centro di tutte le misure!

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) intende partecipare attivamente agli sforzi congiunti europei volti a trasformare in azioni concrete i principi del pilastro europeo dei diritti sociali e a costruire un'Europa più equa e più prospera per tutti.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) intende partecipare attivamente agli sforzi congiunti europei volti a trasformare in azioni concrete i principi del pilastro europeo dei diritti sociali e a costruire un'Europa più equa e più prospera per tutti.

I rappresentanti del CESE che hanno partecipato alla conferenza ad alto livello, organizzata dalla presidenza portoghese dell'UE il 7 maggio scorso nel quadro del vertice sociale di Porto, hanno espresso l'impegno del Comitato a favore della ricostruzione economica e sociale, una ricostruzione che ponga le persone al centro delle politiche.

Il CESE lavorerà con le altre istituzioni dell'UE, con gli Stati membri e i cittadini per raggiungere gli obiettivi fissati dal piano d'azione per l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali. Gli obiettivi del piano comprendono l'aumento dell'occupazione, il rafforzamento dell'istruzione e della formazione, la riduzione della povertà e dell'esclusione sociale

"Con le nostre misure possiamo aiutare l'Europa a risollevarsi, oppure possiamo essere più ambiziosi e contribuire alla sua prosperità! Affinché questo accada, dobbiamo creare le condizioni perché la prosperità dell'UE sia all'insegna dell'occupazione", ha dichiarato la Presidente del CESE Christa Schweng. "Dobbiamo inoltre garantire che tutti i cittadini siano sostenuti e dotati delle competenze necessarie per il lavoro e la vita, in modo da poter guardare al futuro con fiducia. Potete contare sul nostro impegno per dimostrare che l'UE e gli Stati membri agiscono insieme con i loro cittadini e per il loro benessere, senza lasciare indietro nessuno."

Oltre che dalla Presidente, la delegazione del CESE al vertice era composta dai presidenti dei tre gruppi del CESE, Stefano Mallia (gruppo Datori di lavoro), Oliver Ropke (gruppo Lavoratori) e Seamus Bolland (Diversità Europa).

La delegazione del CESE ha preso parte alle sessioni di lavoro del vertice articolate intorno a temi collegati agli obiettivi proposti nel piano d'azione: 1) lavoro e occupazione, 2) competenze e innovazione, 3) stato sociale e protezione sociale.

Tenutosi in un momento cruciale della presidenza portoghese dell'UE, il vertice sociale di Porto ha riunito attorno al tavolo di discussione per la prima volta le parti sociali, con le istituzioni europee, per sottoscrivere un accordo su ciò che la futura Europa sociale dovrebbe essere.

La conferenza ad alto livello si è incentrata su come attuare nel modo migliore il pilastro europeo dei diritti sociali proclamato dall'UE in un precedente vertice tenutosi a Göteborg nel 2017. Il pilastro europeo dei diritti sociali contiene una serie di 20 principi che dovrebbero contribuire a costruire un'Europa più forte, più equa e più inclusiva, che offra pari opportunità a tutti i suoi cittadini. (ll)

 

Come cogliere un'opportunità tanto attesa

Dichiarazione della Presidente del CESE Christa Schweng in merito al lancio della Conferenza sul futuro dell'Europa

Nel giorno del lancio della Conferenza sul futuro dell'Europa, incoraggio i cittadini a partecipare a questa iniziativa storica. Rivolgo inoltre un appello ai responsabili politici: assicuriamoci di trarre il massimo frutto da ciò che i cittadini hanno da dire.

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Dichiarazione della Presidente del CESE Christa Schweng in merito al lancio della Conferenza sul futuro dell'Europa

Nel giorno del lancio della Conferenza sul futuro dell'Europa, incoraggio i cittadini a partecipare a questa iniziativa storica. Rivolgo inoltre un appello ai responsabili politici: assicuriamoci di trarre il massimo frutto da ciò che i cittadini hanno da dire.

La Conferenza offre un'occasione unica di esercitare la democrazia partecipativa. Per il suo buon esito, occorre puntare sulla partecipazione dal basso. Bisogna arrivare ai comuni cittadini, in qualunque angolo dell'UE si trovino, e ascoltare ciò che hanno da dire. Dobbiamo dialogare allo stesso modo con chi è già convinto della bontà del progetto europeo e con chi invece è titubante.

Tuttavia, l'ascolto dei cittadini è solo il primo passo. Le idee espresse nel corso degli eventi previsti dalla Conferenza dovrebbero condurre a raccomandazioni concrete per l'azione dell'UE. Quanto alla portata dei dibattiti, preferirei un approccio "con i piedi per terra". Meglio giungere a conclusioni meno ambiziose, accettabili per tutti, piuttosto che avventurarsi in disquisizioni filosofiche di alto livello che non hanno alcuna possibilità di giungere a un consenso.

Inoltre, i passi avanti compiuti devono essere misurabili. Sono favorevole alla creazione di un "quadro operativo" tramite il quale i cittadini possano seguire passo passo le misure proposte nell'ambito della Conferenza. I cittadini devono poter avere una visione chiara dell'avanzamento dei lavori e disporre di un calendario per i temi a cui hanno dato un contributo. Le istituzioni devono spiegare perché danno seguito, o meno, ad alcune proposte.

Il futuro dell'Europa esige una narrazione costruttiva e innovativa. Dobbiamo dimostrare che l'Europa è un territorio straordinario in cui vivere e realizzarsi, un luogo che dà a tutti l'opportunità di vivere la vita che vogliono, sulla base di valori accettati da tutti. I cittadini degli Stati Uniti sono fieri del loro sogno americano. Credo sia tempo per gli europei di cominciare finalmente ad apprezzare il loro modo di vivere, e i benefici che apporta, e a riconoscerne il valore.

Il CESE continuerà a contribuire attivamente ai lavori della Conferenza attraverso i propri eventi e la mobilitazione delle organizzazioni della società civile in tutta Europa. Ci auguriamo che la nostra voce risuoni forte e chiara. Se vogliamo davvero riportare il progetto europeo tra i cittadini, la società civile dovrebbe assumere un ruolo di guida.

Il vertice sociale di Porto rappresenta una pietra miliare per l'Europa

Il 28 aprile, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha avuto uno scambio di opinioni con Nicolas Schmit, commissario per l'Occupazione e i diritti sociali, sul piano d'azione per il pilastro europeo dei diritti sociali e il vertice sociale di Porto, che prevedeva una discussione di tale piano al più alto livello.

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Il 28 aprile, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha avuto uno scambio di opinioni con Nicolas Schmit, commissario per l'Occupazione e i diritti sociali, sul piano d'azione per il pilastro europeo dei diritti sociali e sul vertice sociale di Porto, che prevedeva una discussione al più alto livello in merito a tale piano.

Nel corso del dibattito, svoltosi durante la sessione plenaria virtuale del CESE, il Comitato ha anche presentato e adottato una risoluzione sul suo contributo al vertice di Porto, dal titolo La società civile europea collabora per il nostro futuro sostenibile.

Nella risoluzione, il CESE afferma che il vertice di Porto rappresenta una pietra miliare ed "un'occasione per dimostrare che l'UE e gli Stati membri agiscono insieme ai cittadini europei e per il loro benessere, senza lasciare indietro nessuno".

Secondo il CESE, il piano d'azione per il pilastro europeo dei diritti sociali non poteva essere più tempestivo nel contesto della ripresa post-pandemia. Tutti i cittadini, compresi più vulnerabili, devono avere la possibilità di essere coinvolti, identificarsi e trovare motivo di speranza nella prospettiva e futura attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, per il tramite dell'impegno attivo della società civile europea.

Il CESE ha esortato gli Stati membri e le istituzioni europee ad agire su diversi fronti, anche al fine di aumentare la resilienza sociale delle economie europee e rilanciare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

La Presidente del CESE Christa Schweng ha dichiarato: "Questo vertice rappresenta un passo avanti nella collocazione dei cittadini al centro delle politiche dell'UE. Attraverso il suo lavoro, il CESE intende contribuire nel modo migliore alla ripresa e alla preparazione di società ed economie più verdi e digitali, utilizzando le idee e le raccomandazioni della società civile organizzata".

Schmit ha descritto il piano d'azione come "un piano per le persone", aggiungendo che esso mira a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei gruppi più svantaggiati e vulnerabili della società, come le donne, i bambini, i giovani e le persone con disabilità. L'accento è posto sulla promozione di un ambiente più sociale e sugli investimenti nelle persone come prerequisito per la competitività e l'innovazione.

"Le economie non prospereranno e le transizioni digitale e verde non avranno successo se le persone non saranno sufficientemente sane, istruite e formate. Ci teniamo a sottolineare che il nostro modello sociale non è un onere, ma una caratteristica e una risorsa distintiva che ci ha consentito di fare fronte alla pandemia meglio di quanto è avvenuto in altre regioni del mondo", ha dichiarato.

Schmit ha tuttavia sottolineato che la Commissione è molto consapevole della ripartizione delle competenze tra il livello nazionale e quello dell'UE e non ha intenzione di legiferare in settori che non rientrano nelle sue competenze. Ciò riguarda in particolare il modo in cui gli obiettivi devono essere raggiunti, un aspetto questo che viene definito dai governi degli Stati membri. (ll)

Il CESE sostiene un'Unione europea della salute solida e inclusiva

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha assunto una posizione ferma a favore della costruzione di un'Unione europea della salute, esortando l'UE e gli Stati membri a rispondere alle richieste degli europei di considerare la salute una priorità.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha assunto una posizione ferma a favore della costruzione di un'Unione europea della salute, esortando l'UE e gli Stati membri a rispondere alle richieste degli europei di considerare la salute una priorità.

Da recenti sondaggi è emerso che ben il 66 % degli europei vorrebbe che l'UE avesse più voce in capitolo sulle questioni relative alla salute e oltre la metà è favorevole a che la sanità pubblica diventi la priorità assoluta dell'UE in termini di spesa.

In un parere adottato nel corso della sessione plenaria di aprile, il CESE ha quindi accolto con favore il pacchetto di misure per un'Unione europea della salute proposto dalla Commissione, ritenendo che sia il punto di partenza per realizzare il diritto a un'assistenza sanitaria di qualità per tutti gli europei. In tal modo saranno garantiti servizi sanitari di qualità a tutti i cittadini dell'UE, indipendentemente dal loro status sociale ed economico o dal loro paese o luogo di residenza, cosa che non avviene oggi.

Anche se il pacchetto della Commissione, presentato nel novembre scorso, è incentrato su una migliore prevenzione e gestione delle minacce sanitarie transfrontaliere e di eventuali pandemie future, il CESE lo ha descritto come "un nuovo importante sviluppo" capace di avviare un cambiamento sistemico che andrà oltre la semplice gestione delle crisi. 

Pronunciandosi in merito alla posizione adottata dal CESE, la Presidente del Comitato Christa Schweng ha affermato che: "Queste iniziative costituiscono i primi passi verso la vera Unione europea della salute di cui abbiamo bisogno, un'Unione nella quale tutti gli Stati membri dell'UE lavorino insieme per migliorare la prevenzione, il trattamento delle malattie e l'assistenza successiva. Un'Unione di questo tipo consentirebbe ai paesi dell'UE di essere preparati ad affrontare qualsiasi futura crisi sanitaria e di gestirla insieme. Le azioni in questo campo devono anche tener conto dei punti di vista della società civile e delle parti sociali, che hanno svolto un ruolo fondamentale nella protezione e nella promozione dei diritti durante la pandemia".

Il relatore del parere, Ioannis Vardakastanis, ha aggiunto: "Il nostro messaggio è semplice: i cittadini dell'UE ritengono che alla salute pubblica debba essere data priorità sia a livello europeo che nazionale, e per parte nostra dobbiamo rafforzare il ruolo che l'UE svolge in questo contesto". Vardakastanis ha anche sottolineato che la pandemia ha fatto emergere la necessità di cambiare la nostra idea di sanità, mostrando chiaramente che l'assistenza sanitaria non può essere trattata come una merce.

Come ha evidenziato il CESE nel suo parere, per il buon funzionamento della futura Unione europea della salute è essenziale migliorare sia le condizioni di lavoro degli operatori sanitari, in particolare la retribuzione e gli incentivi affinché continuino a lavorare in questo settore, sia la loro salute e sicurezza.

L'Unione della salute dovrebbe essere concentrata sulle malattie non trasmissibili, poiché l'attuale pandemia ha messo a nudo il "rapporto negativo" (toxic relationship) tra queste e le malattie trasmissibili. Si dovrebbe inoltre prestare un'attenzione particolare alla salute mentale. (ll)

 

Una nuova narrazione per l'Europa: la risoluzione del CESE in merito alla Conferenza sul futuro dell'Europa

Nella sessione plenaria di aprile il CESE ha adottato una risoluzione sulla Conferenza sul futuro dell'Europa in cui invoca "una nuova narrazione per l'Europa, che sia calata nelle realtà della vita quotidiana", per ristabilire il contatto e il dialogo con i cittadini europei. Per far ciò, occorre coinvolgere in questo processo la società civile organizzata e attribuirle un ruolo di rilievo.

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Nella sessione plenaria di aprile il CESE ha adottato una risoluzione sulla Conferenza sul futuro dell'Europa in cui invoca "una nuova narrazione per l'Europa, che sia calata nelle realtà della vita quotidiana", per ristabilire il contatto e il dialogo con i cittadini europei. Per far ciò, occorre coinvolgere in questo processo la società civile organizzata e attribuirle un ruolo di rilievo.

La risoluzione Una nuova narrazione per l'Europa contiene una serie di raccomandazioni volte a sfruttare appieno l'opportunità offerta dall'imminente Conferenza sul futuro dell'Europa per progettare un futuro più prospero, sostenibile ed equo per l'Unione europea. La Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato l'importanza di ottenere risultati tangibili, spiegando che "la Conferenza deve far segnare dei progressi concreti e misurabili anziché limitarsi ad una serie di discussioni non vincolanti; in altri termini, le idee espresse nel corso degli eventi della Conferenza dovrebbero tradursi in raccomandazioni concrete per l'azione dell'UE".

La Presidente Schweng ha inoltre riaffermato la necessità di "riconquistare" i cittadini, risvegliando in loro il senso di titolarità dell'Unione: "per il futuro dell'Europa", ha affermato, "c'è bisogno anche di una nuova narrazione, che sia una narrazione positiva. Dobbiamo dimostrare e ricordare a tutti che l'Europa è un luogo ideale in cui vivere e prosperare. Inoltre, la voce della società civile organizzata europea non può essere messa da parte: se vogliamo davvero riportare il progetto europeo tra i cittadini, dobbiamo far sì che la società civile abbia un ruolo guida".

Tra gli altri aspetti, la risoluzione del CESE delinea la necessità di "una ripresa equa e sostenibile dalla crisi della pandemia di COVID-19, in grado di aprire la strada a una società più inclusiva e di sviluppare una competitività a lungo termine". In essa, inoltre, il CESE riconosce l'importanza fondamentale della duplice transizione, verde e digitale, e la necessità di cogliere l'occasione offerta dalla Conferenza per modernizzare e trasformare i settori industriali dell'UE e le loro catene di approvvigionamento, in modo che rimangano competitivi in un mondo a più basse emissioni.

In sintesi, la Conferenza sul futuro dell'Europa dovrebbe essere il vettore di cambiamenti duraturi dell'Unione, compreso un coinvolgimento maggiore e più significativo dei cittadini e della società civile organizzata nella sfera pubblica europea. (dgf)

"Parte della soluzione": il CESE è favorevole alla normativa proposta dall'UE per limitare il potere delle Big Tech

La legge sui mercati digitali e la legge sui servizi digitali proposte dalla Commissione europea per ridurre il crescente potere dei giganti digitali in Europa sono adatte allo scopo, a parere del CESE, a condizione che procedano di pari passo con la tassazione delle aziende tecnologiche, il miglioramento delle condizioni di lavoro per i lavoratori delle piattaforme digitali e la governance dei dati.

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La legge sui mercati digitali e la legge sui servizi digitali proposte dalla Commissione europea per ridurre il crescente potere dei giganti digitali in Europa sono adatte allo scopo, a parere del CESE, a condizione che procedano di pari passo con la tassazione delle aziende tecnologiche, il miglioramento delle condizioni di lavoro per i lavoratori delle piattaforme digitali e la governance dei dati.

In un pacchetto di pareri adottato nella sessione plenaria di aprile, il CESE si è pronunciato a favore della legge sui mercati digitali e della legge sui servizi digitali proposte dalla Commissione europea per rilanciare la concorrenza su Internet.

La legge sui mercati digitali è un atto legislativo atteso da tempo. "Da oltre dieci anni i rappresentanti dell'UE chiedono condizioni di parità con le grandi piattaforme online", ha dichiarato Emilie Prouzet, relatrice per il CESE del parere Legge sui mercati digitali. "Con questa legge, la Commissione europea avvia un processo specificamente concepito per questi attori di grandi dimensioni. E noi sosteniamo, come buona soluzione per l'Europa, la maggior parte di ciò che essi propongono. La legge sui mercati digitali si occupa dei "gatekeeper" (controllori dell'accesso) e questo è tutto ciò che fa, ma è già tanto!

Pur sostenendo a pieno titolo la legge sui mercati digitali, il CESE insiste sulla necessità di completare questo ecosistema giuridico con regolamenti che affrontino le altre questioni cruciali relative all'economia digitale.

Il Comitato è favorevole a seguire con attenzione la legislazione prevista per quanto riguarda la tassazione delle Big Tech, le condizioni di lavoro per i lavoratori delle piattaforme, la protezione dei consumatori sui mercati globali e altre questioni spinose che devono essere affrontate per garantire che tutti possano trarre beneficio: consumatori e lavoratori ma anche imprese.

Il CESE sostiene inoltre, nel complesso, la legge sui servizi digitali, che mira a regolamentare i servizi che continuano a plasmare e trasformare il modo in cui le persone comunicano, si collegano, consumano e svolgono attività commerciali.

A giudizio del CESE, è importante sostenere gli sforzi della Commissione volti a mantenere norme uniformi in tutti i paesi dell'UE, allo scopo di rendere la legislazione "adeguata all'era digitale", in quanto ciò consentirà all'Europa di esercitare una maggiore influenza sulla scena mondiale.

"Dobbiamo evitare che il mercato interno sia frammentato da una proliferazione di norme e regolamentazioni nazionali che potrebbe compromettere il sistema e impedire a tutte le imprese europee di beneficiare di un mercato unico forte", sostiene Gonçalo Lobo Xavier, relatore del parere del CESE Legge sui servizi digitali.

Il CESE ricorda che l'esistenza di norme comuni rappresenta anche un'opportunità per l'Europa di fissare norme globali che garantiscano ai consumatori un elevato livello di sicurezza e protezione per quanto riguarda i beni e i contenuti online, come ha fatto il GDPR per la protezione dei dati.

Poiché i dati stanno diventando il "nuovo petrolio" nell'attuale economia sempre più digitale, la Commissione europea si sta anche adoperando con misure volte a incoraggiare la condivisione sicura dei dati secondo norme comuni in tutta Europa.

Il CESE sostiene fermamente il regolamento sulla governance dei dati.

"Tale legislazione offre una possibilità molto interessante di promuovere un percorso europeo di digitalizzazione, in quanto l'UE è attualmente l'unica organizzazione che sta pensando seriamente e dettagliatamente a come gestire i dati digitali", ha dichiarato Giuseppe Guerini, relatore del parere del CESE sulla proposta di regolamento relativo alla governance dei dati. "Vogliamo evitare di spingerci verso un'eccessiva liberalizzazione e vogliamo anche garantire che i dati non siano utilizzati per fini non approvati dai cittadini. Incoraggiamo quindi la Commissione a proseguire in tale direzione, con il sostegno necessario per l'attuazione di questo sistema di governance dei dati". (dm)

La nuova strategia dell'UE in materia di cibersicurezza costituisce un passo avanti

Il Comitato economico e sociale europeo ha accolto con favore la proposta di un nuovo pacchetto di misure dell'UE in materia di cibersicurezza, ma ha evidenziato le debolezze nell'affrontare l'enorme carenza di competenze specifiche che si registra in Europa. Secondo il CESE, anche per i soggetti critici vi è un'esigenza di concentrazione funzionale, di semplificazione e di maggiore chiarezza in merito alle indicazioni per l'applicazione.

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Il Comitato economico e sociale europeo ha accolto con favore la proposta di un nuovo pacchetto di misure dell'UE in materia di cibersicurezza, ma ha evidenziato le debolezze nell'affrontare l'enorme carenza di competenze specifiche che si registra in Europa. Secondo il CESE, anche per i soggetti critici vi è un'esigenza di concentrazione funzionale, di semplificazione e di maggiore chiarezza in merito alle indicazioni per l'applicazione.

In un parere adottato nella sessione plenaria di aprile il CESE ha accolto con favore la nuova strategia dell'UE in materia di cibersicurezza quale passo positivo verso la protezione di governi, cittadini e imprese dalle minacce informatiche e verso la salvaguardia della crescita economica: un ambito in cui l'UE sembra essere altamente vulnerabile, considerando che, secondo le stime, l'impatto sulla sua economia è pari allo 0,84 % del PIL, rispetto allo 0,78 % dell'America settentrionale.

Il CESE sottolinea tuttavia che in Europa si registra una grave carenza di competenze in materia di cibersicurezza e che la nuova strategia non sarà sufficiente per porvi rimedio. La domanda di professionisti della cibersicurezza è andata crescendo in questi ultimi anni e si è impennata con la pandemia.

Il numero di profili necessari è tuttavia superiore a quello dei professionisti in grado di ricoprirli: nell'UE si prevede che le offerte di lavoro nella cibersicurezza saliranno ad almeno 200 000 entro il 2022.

"È evidente che l'UE ha urgentemente bisogno di professionisti preparati ad operare nel campo della cibersicurezza, sia nel settore privato che in quello pubblico, per la sicurezza dei cittadini, delle imprese e dell'UE", ha dichiarato Philip von Brockdorff, relatore del parere del CESE sulla strategia in materia di cibersicurezza. "Questo è il motivo per cui il CESE raccomanda vivamente di armonizzare il percorso professionale nel campo della cibersicurezza al fine di contribuire a colmare la crescente carenza di competenze in tutta l'UE."

Gli Stati Uniti hanno messo a punto uno strumento specifico denominato Cyber Security Career Pathways Tool volto ad aiutare chi voglia intraprendere una carriera nel campo della cibersicurezza a individuare, creare ed esplorare un percorso professionale pertinente. Il CESE suggerisce che l'UE sviluppi un proprio strumento europeo analogo per contribuire a formare una forza lavoro nel settore della cibersicurezza con competenze equiparabili, in grado di muoversi oltre le frontiere e rispondere alla domanda di questo settore in forte crescita in tutta l'Unione.

In un altro parere, elaborato da Maurizio Mensi e adottato nella plenaria di aprile, il CESE ha accolto con favore le due proposte della Commissione volte ad aumentare la resilienza dei soggetti critici pubblici e privati contro le minacce derivanti dagli attacchi cibernetici e fisici, sottolineando la necessità di rafforzare l'industria e la capacità di innovazione in modo inclusivo, secondo una strategia basata su quattro pilastri: protezione dei dati, diritti fondamentali, sicurezza e cibersicurezza.

Tuttavia, per esigenze di semplificazione e concentrazione funzionale, il Comitato chiede che le due proposte siano accorpate in un unico testo, in quanto strettamente collegate e complementari (una è incentrata principalmente sulla cibersicurezza e l'altra sulla sicurezza fisica), con disposizioni che talvolta si sovrappongono.

Con riferimento al campo di applicazione, il CESE sottolinea la necessità di indicazioni specifiche e più chiare per individuare con precisione i soggetti "critici" tenuti al rispetto della direttiva proposta. A tale riguardo, Mensi ha spiegato che: "i criteri per distinguere tra soggetti 'essenziali' e soggetti 'importanti' in settori individuati in base alla loro criticità per l'economia e la società dovrebbero essere definiti più precisamente. Bisogna evitare che approcci divergenti a livello nazionale si traducano in ostacoli al commercio o alla libera circolazione di beni e servizi, con il rischio di pregiudicare le imprese e compromettere gli scambi commerciali". (dm/mp)

Nuovo quadro dell'UE per i Rom: il successo è nelle mani degli Stati membri

Tratti i dovuti insegnamenti dalle carenze del precedente piano decennale, la Commissione europea è oggi determinata a realizzare gli obiettivi principali del nuovo quadro strategico per i Rom, riducendo almeno della metà la percentuale di Rom vittime di discriminazione ed esclusione socioeconomica entro il 2030. Per ottenere risultati tangibili, però, sarà cruciale l'impegno degli Stati membri. In assenza di strategie efficaci e misure pragmatiche a livello nazionale, il nuovo quadro rischia infatti di fallire come il precedente.

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Tratti i dovuti insegnamenti dalle carenze del precedente piano decennale, la Commissione europea è oggi determinata a realizzare gli obiettivi principali del nuovo quadro strategico per i Rom, riducendo almeno della metà la percentuale di Rom vittime di discriminazione ed esclusione socioeconomica entro il 2030. Per ottenere risultati tangibili, però, sarà cruciale l'impegno degli Stati membri. In assenza di strategie efficaci e misure pragmatiche a livello nazionale, il nuovo quadro rischia infatti di fallire come il precedente.

Secondo i partecipanti a un'audizione online sul tema Il nuovo quadro dell'UE per i Rom: punti di vista e aspettative per il futuro delle comunità Rom, il motivo degli scarsi risultati ottenuti dalla precedente strategia va ravvisato nella situazione politica di alcuni Stati membri e nella mancanza di sostegno da parte dei loro governi.

Il nuovo quadro per i Rom si basa sui tre pilastri dell'uguaglianza, dell'inclusione e della partecipazione, e punta a completare e a riformare notevolmente le misure per l'integrazione socioeconomica dei Rom emarginati previste dal precedente quadro.

Tuttavia, sebbene il nuovo quadro presenti molti aspetti positivi, i problemi di attuazione restano gli stessi.

Isabela Mihalache, della rete ERGO, ha dichiarato di apprezzare il fatto che il nuovo quadro abbia tenuto conto di numerose sinergie e politiche complementari dell'UE, ma ha osservato che, quando si tratta di stabilire gli impegni minimi comuni degli Stati membri, il nuovo quadro li delinea in maniera piuttosto generica.

Bernard Rorke, del Centro europeo per i diritti dei Rom, ha avvertito che "a meno che la giustizia non prevalga senza danneggiare i cittadini Rom, il nuovo quadro fallirà esattamente come il precedente".

Sulla stessa lunghezza d'onda, Florin Botonogu, del Centro strategico per i Rom e le minoranze con sede a Bucarest, ha posto fortemente l'accento sulla necessità di proporre soluzioni realistiche.

Il presidente del gruppo di studio tematico del CESE Inclusione dei Rom, Alfredas Jonuška, ha incoraggiato le OSC e le ONG a far sentire la loro voce, poiché, nonostante i progressi compiuti, c'è ancora molta strada da fare. (at)

#EuropeDay 2021: il CESE fa la differenza oggi più che mai

Quest'anno, al CESE, la casa della società civile organizzata dell'UE, festa online per la Giornata dell'Europa! Il Comitato ha celebrato l'Unione europea e il 71º anniversario della dichiarazione di Robert Schuman, primo passo verso l'integrazione europea, ospitando sul suo sito web una serie di attività che mettono in evidenza il ruolo fondamentale e unico svolto in Europa dalle organizzazioni della società civile in questi tempi, un ruolo che va dall'impegno per la ripresa al lavoro imprescindibile che svolgono per far fronte alle sfide quotidiane.

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Quest'anno, al CESE, la casa della società civile organizzata dell'UE, festa online per la Giornata dell'Europa! Il Comitato ha celebrato l'Unione europea e il 71º anniversario della dichiarazione di Schuman, primo passo verso l'integrazione europea, ospitando sul suo sito web una serie di attività che mettono in evidenza il ruolo fondamentale e unico svolto in Europa dalle organizzazioni della società civile in questi tempi, un ruolo che va dall'impegno per la ripresa al lavoro imprescindibile che svolgono per far fronte alle sfide quotidiane.

L'ampio programma della giornata si è articolato in colloqui online, una visita virtuale a 360° della sede del Comitato e altre attività interattive che hanno consentito ai visitatori di scoprire meglio il funzionamento del CESE, la sua funzione consultiva nel processo decisionale dell'UE e le attività dei suoi membri.

Inoltre, il Comitato ha organizzato un webinar sul tema Democrazia partecipativa: un pilastro fondamentale della Conferenza sul futuro dell'Europa, moderato dal vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione Cillian Lohan, nel corso del quale i membri del CESE Milena Angelova, Tatjana Babrauskienė, Miroslav Hajnoš, Violeta Jelić e Elena Sinkevičiūtė hanno discusso di come le organizzazioni della società civile possano svolgere un ruolo di più alto profilo a livello europeo e rendere ancora più efficace il loro prezioso contributo.

Attendiamo già con impazienza l'edizione del prossimo anno della Giornata Porte aperte del CESE, che potrebbe tornare a svolgersi nella sua sede ufficiale: l'edificio Jacques Delors, nel quartiere dell'UE a Bruxelles. (mp)

 

Il CESE sostiene le iniziative volte a ridurre i rischi legati ai pesticidi, ma insiste sulla necessità di trovare soluzioni alternative efficaci sotto il profilo dei costi

L'UE vanta alcune delle normative più rigorose al mondo per quanto riguarda l'uso di prodotti fitosanitari (PPP o pesticidi) in agricoltura. Tuttavia, si può fare molto di più per migliorare la convergenza normativa al fine di ridurre i rischi legati all'utilizzo dei PPP e garantire un approvvigionamento alimentare sano e sicuro per una popolazione mondiale in continua crescita.

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L'UE vanta alcune delle normative più rigorose al mondo per quanto riguarda l'uso di prodotti fitosanitari (PPP o pesticidi) in agricoltura. Tuttavia, si può fare molto di più per migliorare la convergenza normativa al fine di ridurre i rischi legati all'utilizzo dei PPP e garantire un approvvigionamento alimentare sano e sicuro per una popolazione mondiale in continua crescita.

Come contributo alla valutazione della direttiva 2009/128/CE sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi (USP) da parte della Commissione, il CESE ha adottato una relazione informativa su questo tema.

A più di dieci anni dalla sua attuazione, è essenziale valutare se la direttiva sia adeguata ai suoi obiettivi.

Nonostante i notevoli progressi compiuti nella manipolazione e nel trattamento dei pesticidi, la mancanza di conoscenze adeguate rimane il principale ostacolo all'uso ottimale di tali sostanze.

Inoltre, si considerano punti deboli della direttiva anche il monitoraggio e la vigilanza sull'osservanza della normativa, insieme all'assenza di sanzioni efficaci per gli Stati membri che non si conformano alle sue regole.

Sebbene gli agricoltori europei continuino ad essere fortemente motivati a passare a pratiche agricole più sostenibili, essi sono ampiamente concordi anche sul fatto che manchino soluzioni alternative e nuove tecnologie abbastanza efficienti sotto il profilo dei costi da garantire un trattamento ottimale delle colture.

"Abbiamo bisogno di un approccio olistico e ambizioso per creare un quadro legislativo che ci permetta di trattare l'uso dei pesticidi in modo coerente, uniforme e scientifico", ha sottolineato José Manuel Roche Ramo, relatore del parere del CESE. (mr)

Il CESE chiede un'attuazione rapida, uniforme e sicura del certificato COVID-19 dell'UE

Di fronte al congelamento che dura da oltre un anno di uno dei valori fondamentali dell'UE, il certificato COVID-19 dell'UE, invece del "Certificato verde digitale" proposto dalla Commissione, apre la strada a una circolazione libera e sicura in Europa.

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Di fronte al congelamento che dura da oltre un anno di uno dei valori fondamentali dell'UE, il certificato COVID-19 dell'UE, invece del "Certificato verde digitale" proposto dalla Commissione, apre la strada a una circolazione libera e sicura in Europa. Il CESE accoglie con favore, con riserva del pieno rispetto dei diritti fondamentali e degli obblighi relativi alla protezione dei dati personali, l'introduzione del certificato quale eccellente standard comune in grado di minimizzare le complicazioni per i viaggiatori e semplificare i loro spostamenti,

Nel suo parere, il CESE sostiene che il certificato faciliterà i viaggi, ma il regolamento proposto non stabilisce un obbligo o un diritto di vaccinazione, "Il certificato deve essere trasparente e deve proteggere le nostre vite private," ha insistito il relatore del parere George Vernicos.

È necessario tenere conto degli aspetti etici e sociali.

Il certificato fornirà la prova non solo del fatto che la persona sia stata o meno vaccinata, ma anche i risultati di test PCR recenti e informazioni sulla guarigione di una persona dopo che abbia contratto l'infezione SARS-CoV-2.

Le autorità nazionali devono assicurarne l'attuazione rapida e gratuita, senza discriminazioni. Il CESE sottolinea anche che il certificato non deve causare discriminazioni sul posto di lavoro o aprire la porta a un dumping salariale attraverso l'assunzione di persone vaccinate provenienti da paesi terzi,

È opportuno prestare particolare attenzione alla protezione dei dati, ragion per cui è fondamentale che tutti gli Stati membri dispongano di sistemi interoperabili con disposizioni altrettanto rigorose in materia di protezione dei dati. (at)

L'UE come attore globale dopo la pandemia - la via da seguire

La pandemia di COVID-19 ha provocato un rallentamento dell'attività di molti settori economici e, al tempo stesso, sta determinando un cambiamento significativo nei rapporti di forza globali. In tale contesto, l'UE è alla ricerca di una strategia adeguata per rafforzare il suo ruolo di attore economico globale, con politiche volte a potenziare il ruolo internazionale dell'euro, consolidare la resilienza delle infrastrutture dei mercati finanziari dell'Unione e migliorare l'attuazione delle sanzioni imposte ai paesi terzi.

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La pandemia di COVID-19 ha provocato un rallentamento dell'attività di molti settori economici e, al tempo stesso, sta determinando un cambiamento significativo nei rapporti di forza globali. In tale contesto, l'UE è alla ricerca di una strategia adeguata per rafforzare il suo ruolo di attore economico globale, con politiche volte a potenziare il ruolo internazionale dell'euro, consolidare la resilienza delle infrastrutture dei mercati finanziari dell'UE e migliorare l'attuazione delle sanzioni imposte ai paesi terzi.

Sullo sfondo di questi sviluppi, la Commissione europea ha presentato una comunicazione sul tema Il sistema economico e finanziario europeo: promuovere l'apertura, la forza e la resilienza, diretta a mettere l'Europa in condizione di svolgere un ruolo trainante nel sistema economico e finanziario globale, proteggendo al tempo stesso l'UE da pratiche sleali e abusive di paesi terzi o di imprese che hanno sede in tali paesi. Il contenuto della comunicazione è stato analizzato nel corso di un'audizione pubblica organizzata dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) in vista dell'elaborazione di un parere sull'argomento.

Nel suo intervento di apertura, Danuta Maria Hübner, europarlamentare e relatrice di una relazione sulla promozione del ruolo internazionale dell'euro, ha fatto osservare che "i cambiamenti geopolitici e le sfide globali, tra cui la pandemia di COVID-19, hanno messo in evidenza la necessità di una maggiore resilienza dell'economia dell'UE", e ha aggiunto che "un ruolo internazionale più forte per l'euro tenderebbe a essere sostenuto da un sistema finanziario più liquido nell'UE, cosa che potrebbe anche contribuire a ridurre la vulnerabilità a future crisi".

Tomasz Wróblewski, relatore del parere del CESE Il sistema economico e finanziario europeo: promuovere l'apertura, la forza e la resilienza, ha così riassunto i punti principali del dibattito: "Servono misure audaci e non convenzionali per rafforzare il ruolo internazionale dell'euro. Ciò sarà essenziale per collocare la nostra economia su un percorso di crescita nel mondo post-pandemia". (dgf)

Un quadro normativo di portata europea a tutela dei diritti delle persone LGBITQ

In tutta Europa, le persone LGBTIQ sono vittime di discriminazioni che incidono sul loro rendimento scolastico, sulle loro prospettive di lavoro, sul loro benessere e persino sull'esercizio dei loro diritti fondamentali, come la libertà di circolazione all'interno dell'UE.

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In tutta Europa, le persone LGBTIQ sono vittime di discriminazioni che incidono sul loro rendimento scolastico, sulle loro prospettive di lavoro, sul loro benessere e persino sull'esercizio dei loro diritti fondamentali, come la libertà di circolazione all'interno dell'UE.

Di fronte a questa situazione, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha proposto, in un parere adottato nella sessione plenaria di aprile, di introdurre una regolamentazione non discriminatoria riguardo alla nozione di "famiglia" a livello dell'UE.

Nel parere, il CESE plaude alla strategia per la parità LGBTIQ 2020-2025 presentata dalla Commissione europea, che punta a ridurre le discriminazioni e a garantire la sicurezza e i diritti fondamentali delle persone LGBTIQ in tutta l'Unione europea tramite l'adozione di misure legislative su scala europea.

Il relatore del parere Ionuţ Sibian ha posto in risalto la tempestività della strategia, apprezzando il coraggio mostrato dalla Commissione nell'adottare la strategia "in un momento in cui omofobia e transfobia sono in aumento sulla scena europea".

Nel parere si raccomanda una definizione della nozione di "famiglia" che sia riconosciuta in tutti gli Stati membri, a garanzia del rispetto dei diritti delle cosiddette "famiglie arcobaleno" su tutto il territorio dell'UE, e specialmente nei contesti transfrontalieri. Il CESE esorta inoltre l'UE a definire linee d'azione in materia di politiche attive dell'occupazione affinché gli Stati membri sviluppino piani nazionali per l'occupazione comprendenti misure specifiche per le persone LGBTIQ, e chiede che tutti gli Stati membri vietino le pratiche e terapie cosiddette "di conversione". (dgf)

La mobilità nell'UE deve essere sostenibile e intelligente

Un futuro sistema dei trasporti dell'UE che sia sostenibile, sociale e intelligente: è questa la sfida che dovrà affrontare un settore che ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni, oltre a essere stato duramente colpito dalla pandemia di COVID‑19. Nel corso del dibattito in plenaria sulla nuova strategia della Commissione in materia di trasporti, svoltosi il 28 aprile scorso, la Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato che l'UE ha bisogno di una visione per un'Europa post COVID-19; nel settore dei trasporti, tale visione comprenderebbe una mobilità sostenibile, intelligente e resiliente.

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Un futuro sistema dei trasporti dell'UE che sia sostenibile, sociale e intelligente: è questa la sfida che dovrà affrontare un settore che ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni, oltre a essere stato duramente colpito dalla pandemia di COVID‑19. Nel corso del dibattito in plenaria sulla nuova strategia della Commissione in materia di trasporti, svoltosi il 28 aprile scorso, la Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato che l'UE ha bisogno di una visione per un'Europa post COVID-19; nel settore dei trasporti, tale visione comprenderebbe una mobilità sostenibile, intelligente e resiliente.

Sulla stessa lunghezza d'onda, Adina Vălean, commissaria europea per i Trasporti, ha sottolineato che la pandemia non ha modificato la visione generale della Commissione in materia di trasporti: tale visione è saldamente ancorata al Green Deal dell'UE e si basa sui pilastri della decarbonizzazione e della digitalizzazione.

Nell'insieme, il CESE sostiene l'approccio generale che consiste nell'allineare la strategia della Commissione per una mobilità intelligente e sostenibile agli obiettivi del Green Deal europeo. Tuttavia, nel parere elaborato da Stefan Back e Tanja Buzek e adottato il 27 aprile 2021, il CESE si chiede se tale approccio raggiunga il giusto equilibrio tra misure tecniche e di politica dei trasporti.

Molte delle misure proposte in materia di sostenibilità e digitalizzazione hanno effetti di vasta portata sul mercato unico e sui lavoratori del settore dei trasporti. Purtroppo, la strategia non presta sufficiente attenzione a questi aspetti e ciò potrebbe compromettere l'efficacia della sua attuazione. Inoltre, una trasformazione sostenibile e digitale dei trasporti nell'UE sarà possibile solo se il settore nel suo complesso e la relativa base industriale dell'UE saranno resi più competitivi. (mp)

traffic sign: urban - to the right, rural - dead end

Sviluppo territoriale delle aree rurali: la PAC da sola non può realizzarlo, dice il CESE

Dobbiamo fermare l'ampliarsi dei divari tra le zone rurali e quelle urbane e coordinare meglio le politiche volte a colmarli. La nuova PAC non sarà sufficiente, da sola, a riequilibrare queste aree interconnesse. Affinché l'Europa affronti realmente le disuguaglianze, dobbiamo attivare una gamma più ampia di politiche e di strumenti di finanziamento.

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Dobbiamo fermare l'ampliarsi dei divari tra le zone rurali e quelle urbane e coordinare meglio le politiche volte a colmarli. La nuova PAC non sarà sufficiente, da sola, a riequilibrare queste aree interconnesse. Affinché l'Europa affronti realmente le disuguaglianze, dobbiamo attivare una gamma più ampia di politiche e di strumenti di finanziamento.

In una relazione informativa adottata alla sessione plenaria di aprile, il CESE ha presentato, su richiesta della Commissione europea, una valutazione complementare del contributo fornito dagli strumenti e dalle misure dell'attuale politica agricola comune (PAC) dell'UE 2014-2020 a uno sviluppo territoriale equilibrato nelle zone rurali.

Sulla base delle consultazioni effettuate in cinque paesi dell'UE selezionati (Francia, Ungheria, Irlanda, Italia e Spagna), il CESE ha valutato come la PAC possa contribuire meglio a ridurre gli squilibri sociali ed economici nelle aree rurali.

Scarsa coerenza tra le politiche dell'UE

Sebbene la PAC sia la politica principale per il finanziamento e il mantenimento dell'occupazione nel settore agricolo, altri programmi di finanziamento esistenti, complementari alla PAC, svolgono anch'essi un ruolo cruciale. Tuttavia, la coerenza con altre politiche dell'UE, nazionali e locali è stata considerata non ottimale in termini di politica sociale, di politica alimentare, di politica ambientale, di ricerca e innovazione e di commercio. La sostenibilità ambientale, quella economica e quella sociale devono andare di pari passo.

Raccomandazioni per la futura PAC

LEADER e lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) sono risultati potenzialmente le misure più efficaci di tutto il pacchetto della PAC. Tali misure devono tuttavia essere dotate di risorse molto maggiori e devono essere ottimizzate. "Il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile è fondamentale per garantire il buon funzionamento dei programmi e assicurare che le esigenze locali siano debitamente prese in considerazione", ha sottolineato la relatrice del CESE Piroska Kállay.

Anche l'agricoltura sociale è stata giudicata come una misura efficace nell'ambito della PAC 2014-2020, che andrebbe ulteriormente sostenuta.

Le misure della PAC non hanno avuto l'impatto positivo sull'occupazione rurale di cui la maggior parte dei paesi aveva bisogno. Nei paesi visitati numerose parti in causa hanno sottolineato con forza l'importanza della condizionalità sociale."Una condizionalità sociale nel finanziamento della PAC deve quindi garantire i diritti dei lavoratori e condizioni di lavoro dignitose", ha concluso Kállay.

Si dovrebbe inoltre istituire un Osservatorio dello sviluppo rurale. (mr)

 

Notizie dai gruppi

I piani dell'UE per la ripresa devono affrontare i divari evidenziati dalla crisi della COVID-19

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Questo mese la Commissione europea ha svelato la sua tanto attesa revisione della strategia industriale dell'UE. Tuttavia, più che di strategie, le imprese hanno bisogno di un'azione immediata che aiuti l'Europa a riacquistare competitività e ritornare a crescere.

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Questo mese la Commissione europea ha svelato la sua tanto attesa revisione della strategia industriale dell'UE. Tuttavia, più che di strategie, le imprese hanno bisogno di un'azione immediata che aiuti l'Europa a riacquistare competitività e ritornare a crescere.

Oggi, in termini di crescita economica, l'Europa si trova molto indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. E, benché le previsioni di primavera 2021 rese note di recente dalla Commissione appaiano più ottimistiche, i datori di lavoro sono convinti che l'attività economica non tornerà da un giorno all'altro ai livelli precedenti alla crisi.

Per ritornare a crescere e tornare competitivi, non esistono scorciatoie. I piani per la ripresa devono affrontare i divari messi in luce dalla crisi indotta dalla pandemia. Occorre affrontare la questione dell'eccessiva dipendenza da determinate catene di approvvigionamento. Per mantenere e sviluppare una nuova competitività, abbiamo bisogno di maggiore diversificazione.

Inoltre, abbiamo bisogno di un ecosistema d'innovazione più coerente, del quale possano essere parte attiva anche le PMI e al quale possano accedere meglio le regioni che si trovano in condizioni meno favorevoli per ripartire dopo le gravi ripercussioni economiche della pandemia. Senza dimenticare che, oltre che d'innovazione, l'industria necessita anche di energia a prezzi contenuti, grazie allo sviluppo di nuovi modelli per il mercato dell'elettricità e alla promozione della transizione energetica verso combustibili più puliti.

Da ultimo, ma non in ordine d'importanza, le persone e le imprese devono assumere la titolarità di questo programma di trasformazioni per la ripresa. Il processo diventerà più rapido soltanto se le persone saranno disposte ad impegnarsi nella transizione. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo, e nessuna strategia potrà avere successo senza il sostegno della società civile.

Pertanto, ora che abbiamo la strategia, dobbiamo riacquistare consapevolezza dell'urgenza di realizzare il cambiamento, specie se vogliamo raggiungere i massimi livelli di crescita e competitività. Sarà una battaglia in salita, ma è una battaglia che dobbiamo vincere.

L'aggiornamento della nuova strategia industriale per l'Europa è adesso oggetto di un parere in corso di elaborazione al CESE sotto la guida della relatrice Sandra Parthie - un lavoro che, ne siamo certi, addurrà argomenti validi in grado di incidere sulle decisioni sia del Parlamento che del Consiglio, consentendoci così di passare dalla strategia all'azione.

Per la categoria "Voce dei lavoratori", è adesso che occorre sfruttare lo slancio politico per rafforzare i diritti partecipativi dei lavoratori

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

"È adesso che occorre sfruttare lo slancio politico per rafforzare i diritti partecipativi dei lavoratori", ha dichiarato il presidente del gruppo Lavoratori Oliver Röpke, riferendosi all'appello dei cittadini a garantire una maggiore democrazia nella Conferenza sul futuro dell'Europa e affinché i leader politici al vertice sociale di Porto si impegnino ad attuare il piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali

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A cura del gruppo Lavoratori del CESE

"È adesso che occorre sfruttare lo slancio politico per rafforzare i diritti partecipativi dei lavoratori", ha dichiarato il presidente del gruppo Lavoratori Oliver Röpke, riferendosi all'appello dei cittadini a garantire una maggiore democrazia nella Conferenza sul futuro dell'Europa e affinché i leader politici al vertice sociale di Porto si impegnino ad attuare il piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali

Röpke ha aperto con queste parole la prima riunione in assoluto di una categoria del CESE cui abbiano partecipato dei membri del gruppo Lavoratori, svoltasi il 19 maggio scorso e dedicata al tema "La voce dei lavoratori per una maggiore partecipazione democratica".

Vi è bisogno di un quadro europeo solido in materia di informazione, consultazione e partecipazione obbligatorie dei lavoratori in relazione ai processi decisionali delle imprese, in quanto presupposto chiave di una transizione verde e digitale equa. Una necessità, questa, posta in evidenza dalle gravi minacce che incombono sui diritti di partecipazione dei lavoratori, quali la ristrutturazione delle imprese, la rilocalizzazione in Asia dei posti di lavoro o l'introduzione di nuove tecnologie o processi basati sull'IA; tutti cambiamenti che, in un'impresa, possono mutare radicalmente i profili professionali o indurre a licenziare molti lavoratori senza che ai lavoratori stessi, ossia ai soggetti che più subiscono gli effetti di tali cambiamenti, sia data la possibilità di partecipare ai processi decisionali che li riguardano.

Altre minacce - segnalate da diversi membri, che hanno accennato agli attacchi rivolti negli ultimi tempi alla contrattazione collettiva - provengono dai governi che mirano a restringere i diritti dei lavoratori e a indebolire il ruolo delle parti sociali nei processi decisionali economici e politici. La costituzione della nuova categoria coincide con un'iniziativa del Parlamento europeo volta a rafforzare la democrazia sul lavoro. Gabriele Bischoff, ex presidente del gruppo Lavoratori e relatrice del PE sul tema "La democrazia al lavoro: un quadro europeo per i diritti di partecipazione dei lavoratori e la revisione della direttiva sui comitati aziendali europei", ha presentato il testo della relazione che sta elaborando sul tema, sottolineando che la resilienza e la democrazia sul lavoro sono elementi chiave di un'impresa sostenibile.

La nuova categoria fungerà da forum di discussione su questo tema con le istituzioni, le parti sociali e le altre parti interessate dell'UE, con l'obiettivo di fare del rafforzamento della democrazia sul lavoro una priorità del programma politico dell'UE e di promuoverne l'integrazione nei lavori del CESE.

 

Un'opportunità per mettere la società civile al posto di guida

Di Séamus Boland, presidente del gruppo Diversità Europa

La Conferenza sul futuro dell'Europa offre ai cittadini e alle organizzazioni della società civile delle occasioni per farsi ascoltare e dar forma al futuro, ma anche per dar vita a un cambiamento sostenibile e incentrato sulle persone.

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Di Séamus Boland, presidente del gruppo Diversità Europa

La Conferenza sul futuro dell'Europa offre ai cittadini e alle organizzazioni della società civile opportunità di farsi ascoltare e di dar forma al futuro. ma anche di dar vita a un cambiamento sostenibile e incentrato sulle persone.

Il gruppo Diversità Europa attribuisce particolare importanza a tre punti:

in primo luogo, questo processo costituisce un'opportunità per determinare il futuro! Un'opportunità per far sì che la società civile sia collocata saldamente al posto di guida! Il risultato che ci attendiamo dalla Conferenza è un sincero riconoscimento, da parte delle autorità europee e nazionali, del fatto che le organizzazioni della società civile sono guardiane del bene comune e costituiscono un elemento imprescindibile dell'individuazione di soluzioni. Un riconoscimento del fatto che la società civile è essenziale per creare fiducia, dar vita a opinioni collettive e agire in quanto fattore positivo di cambiamento.

In secondo luogo, la Conferenza sul futuro dell'Europa è un'occasione per provocare un cambio di mentalità. Un differente modo di pensare, che associ la ripresa dalla COVID-19 con la coerenza delle politiche e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. La riduzione della povertà costituisce naturalmente il primo obiettivo degli obiettivi di sviluppo sostenibile, e dev'essere al centro del nostro futuro.

In terzo luogo, in qualsiasi discussione sul futuro dell'UE si deve tenere conto del fatto che la pandemia di COVID-19 ha generato nei cittadini un maggiore rispetto per i valori della solidarietà, della giustizia sociale, della cooperazione intergenerazionale, della parità di genere e di transizioni verdi e digitali giuste. È giunto il momento di far leva sul sostegno pubblico di cui sono oggetto questi valori per ripensare i nostri modelli di crescita e di governance. Per costruire una società più equa, basata sul benessere dei cittadini. Per recepire nuove definizioni di benessere e di sviluppo, che vadano al di là del PIL e rispettino al tempo stesso le opinioni e i diritti dei cittadini.

Fai sentire la tua voce: https://futureu.europa.eu/

#TheFutureIsYours

Soon in the EESC/Cultural events

Un nuovo opuscolo "Rispetto e dignità al CESE"

Il CESE ha pubblicato un nuovo opuscolo dal titolo "Rispetto e dignità al CESE", che può essere consultato qui.

L'opuscolo fornisce informazioni sul Codice di condotta riveduto, che è stato adottato in gennaio, e una serie di consigli pratici sul comportamento considerato rispettoso ed etico al CESE, sui modi per evitare situazioni di molestie e sulle persone a cui rivolgersi in caso di necessità (ad esempio il comitato etico).

La pubblicazione dimostra che il CESE mantiene saldo l'impegno a favore di elevati principi etici e di integrità, nonché di metodi di lavoro moderni e trasparenti. (mwj)

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Il CESE ha pubblicato un nuovo opuscolo dal titolo "Rispetto e dignità al CESE", che può essere consultato qui.

L'opuscolo fornisce informazioni sul Codice di condotta riveduto, che è stato adottato in gennaio, e una serie di consigli pratici sul comportamento considerato rispettoso ed etico al CESE, sui modi per evitare situazioni di molestie e sulle persone a cui rivolgersi in caso di necessità (ad esempio il comitato etico).

La pubblicazione dimostra che il CESE mantiene saldo l'impegno a favore di elevati principi etici e di integrità, nonché di metodi di lavoro moderni e trasparenti. (mwj)

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Amalia Tsoumani (at)
Aude François (af)
Chloé Lahousse (cl)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Jasmin Kloetzing  (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Nicola Accardo (na)
Pablo Ribera Paya (prp)
Stefano Martinelli (sm)
 

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Katerina Serifi (ks)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

June 2021
06/2021

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