a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Il gruppo Lavoratori del CESE avverte che i diritti sociali e dei lavoratori conquistati con fatica non dovrebbero essere messi da parte nel quadro degli sforzi profusi dall'UE per rimanere competitiva nell'economia globale. Mentre si moltiplicano le richieste di una maggiore deregolamentazione, l'UE non deve fare passi indietro per quanto riguarda normative fondamentali, come il pilastro europeo dei diritti sociali.

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Il gruppo Lavoratori del CESE avverte che i diritti sociali e dei lavoratori conquistati con fatica non dovrebbero essere messi da parte nel quadro degli sforzi profusi dall'UE per rimanere competitiva nell'economia globale. Mentre si moltiplicano le richieste di una maggiore deregolamentazione, l'UE non deve fare passi indietro per quanto riguarda normative fondamentali, come il pilastro europeo dei diritti sociali.

A seguito delle raccomandazioni formulate nelle relazioni Draghi e Letta, la Commissione ha pubblicato una comunicazione sulla bussola per la competitività che, integrata dalle iniziative orizzontali da essa proposte, è tesa a promuovere le attività delle imprese. L'obiettivo è quello di rafforzare la competitività dell'Europa.

Il gruppo Lavoratori è profondamente preoccupato per il fatto che in questa iniziativa i diritti sociali e del lavoro rischiano di essere lasciati indietro, in quanto l'UE sembra aver scelto di tenere il passo con altre economie competitive a qualsiasi costo.

Per questo motivo il gruppo Lavoratori ha proposto una serie di pareri d'iniziativa che affrontano la questione della competitività dal punto di vista del valore aggiunto del capitale umano.  È il caso ad esempio della proposta di parere sul tema Il ruolo dei sindacati nel miglioramento della produttività, intesa a dimostrare che la forza trainante della produttività nell'UE (che incide sulla competitività) è principalmente costituita dagli investimenti nel capitale umano (i lavoratori), nonché nella tecnologia e nell'innovazione.

In tale contesto si pone in rilievo il ruolo chiave dei sindacati, che uniscono i singoli lavoratori attraverso la contrattazione e l'azione collettive, incidendo sulle dinamiche del mercato del lavoro per contribuire a mantenere la promessa di un'economia competitiva.

Analogamente, un prossimo studio del gruppo Lavoratori servirà a fare il punto e a valutare lo stato di avanzamento della legislazione dell'UE relativa al pilastro europeo dei diritti sociali. Lo studio costituirà un importante strumento di monitoraggio della politica sociale, in quanto nella sua ricerca di un percorso ideale verso la competitività, l'Europa dovrebbe concentrarsi principalmente sulla sua economia.   

Infine, nella riunione di aprile della categoria "Voce dei lavoratori per una maggiore partecipazione democratica", il gruppo esaminerà le iniziative proposte per ridurre gli oneri normativi che gravano sulle imprese – considerati un fattore che riduce la competitività dell'Europa – e il loro impatto sulle leggi dell'UE che proteggono i lavoratori e l'ambiente, in particolare nel contesto del dovere di diligenza ai fini della sostenibilità e della rendicontazione societaria di sostenibilità.

La seconda edizione della Settimana della società civile del CESE si svolgerà dal 17 al 20 marzo 2025 e sarà dedicata al tema Rafforzare la coesione e la partecipazione nelle società polarizzate. Iscrivetevi cliccando qui per essere sicuri di partecipare!

La seconda edizione della Settimana della società civile del CESE si svolgerà dal 17 al 20 marzo 2025 e sarà dedicata al tema Rafforzare la coesione e la partecipazione nelle società polarizzate. Iscrivetevi cliccando qui per essere sicuri di partecipare!

Siete ancora in tempo per iscrivervi alla seconda edizione della Settimana della società civile del CESE - un evento che riunirà esponenti della società civile europea, responsabili politici dell'UE, esperti, giornalisti e altri partecipanti per discutere di uno dei problemi più urgenti che dobbiamo affrontare oggi: come lottare contro la polarizzazione delle nostre società.

Conseguenza delle molteplici crisi che abbiamo conosciuto più o meno nello stesso periodo – dalla pandemia e dalla crisi climatica fino all'aumento del costo della vita e alle crescenti disparità di reddito – la polarizzazione si è diffusa in tutta l'UE e non solo, aggravando le fratture sociali, minando la fiducia nelle istituzioni democratiche e mettendo a dura prova la coesione delle nostre comunità.

In questo contesto, la Settimana della società civile 2025 è un appello risoluto e coraggioso all'azione per promuovere la coesione sociale e rafforzare la partecipazione democratica. Attraverso una serie di animati dibattiti e seminari collaborativi, il forum, articolato in quattro giornate, offrirà a tutti i partecipanti una piattaforma unica per prendere parte a discussioni critiche, scambiare buone pratiche e collaborare allo sviluppo di soluzioni pragmatiche. 

Cosa c'è in programma

In questa edizione 2025 della Settimana della società civile si svolgeranno tavole rotonde moderate dal gruppo di collegamento del CESE, la Giornata dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) e la cerimonia di consegna del Premio CESE per la società civile.

La manifestazione prenderà il via con uno stimolante intervento di apertura della studiosa, autrice e notista politica Albena Azmanova, che definirà lo scenario e presenterà una serie di spunti utili per i dibattiti che seguiranno.

La successiva tavola rotonda ad alto livello cercherà di rispondere alla domanda "Siamo ancora uniti nella diversità?", con la partecipazione del vicepresidente del Parlamento europeo Younous Omarjee, della ministra polacca per la Società civile Adriana Porowska in rappresentanza della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, del Presidente del CESE Oliver Röpke, della copresidente del gruppo di collegamento del CESE Brikena Xhomaqi, del segretario generale del Movimento europeo internazionale Petros Fassoulas e della rappresentante del consiglio nazionale della gioventù della Moldova Mădălina-Mihaela Antoci.

Nel corso della Settimana della società civile esamineremo i modi in cui l'educazione civica può contribuire a superare le divisioni, in cui l'Europa può guidare l'innovazione senza rinunciare ai propri valori e in cui possiamo mettere a disposizione alloggi sostenibili e a prezzi più accessibili affrontando al tempo stesso il problema della povertà energetica e favorendo la convivenza tra generazioni diverse. Discuteremo inoltre dei modi per rafforzare la società civile grazie al sostegno pubblico e al contributo dei filantropi, per garantire che le politiche dell'UE tengano conto delle esigenze locali nelle transizioni verde e blu, e per riconoscere e tutelare – ma anche coinvolgere – in modo più efficiente la società civile in tutta Europa.

Una sessione ad hoc, organizzata in collaborazione con il Parlamento europeo, sarà dedicata al quadro finanziario pluriennale (QFP) e alle sue implicazioni per la società civile.

Giornata dell'ICE 2025

Il 18 marzo, Giornata dell'ICE, i riflettori saranno puntati su quel potente strumento di democrazia partecipativa che è l'Iniziativa dei cittadini europei (ICE). Introdotta dal Trattato di Lisbona, l'ICE consente ai cittadini di chiedere alla Commissione europea di presentare una nuova proposta legislativa su un tema specifico. Affinché la Commissione esamini la loro iniziativa, i promotori di un'ICE devono raccogliere un milione di firme.

Attraverso dibattiti ad alto livello e seminari interattivi, i partecipanti analizzeranno temi chiave quali il ruolo dell'ICE nel contrastare la polarizzazione e i modi per ottenere un sostegno più forte in tutti gli Stati membri. Particolare attenzione sarà rivolta alle possibilità offerte alle organizzazioni della società civile per partecipare attivamente al processo dell'ICE, affinché i cittadini abbiano voce in capitolo nell'elaborazione delle politiche europee.

I partecipanti avranno inoltre l'opportunità unica di dialogare direttamente con promotori di ICE – passate, presenti e future – al fine di condividere buone pratiche e insegnamenti utili per organizzare le proprie campagne.

La Giornata servirà inoltre a sottolineare tutta l'importanza delle strategie d'impatto nel rendere più efficace l'attività delle ICE e dei panel di cittadini, insistendo soprattutto sui modi di accrescere le probabilità che le istituzioni dell'UE diano un seguito legislativo a queste iniziative.

Premio CESE per la società civile 2025

Nella giornata conclusiva della Settimana della società civile 2025 si svolgerà, tra l'altro, la cerimonia di consegna della 15a edizione del Premio CESE per la società civile.

L'obiettivo del Premio per la società civile è sensibilizzare in merito al contributo straordinario della società civile alla creazione di un'identità e di una cittadinanza europee e alla promozione dei valori comuni che sono alla base dell'integrazione europea. Il premio è assegnato ogni anno a persone e organizzazioni della società civile per progetti innovativi e creativi senza scopo di lucro su una serie di temi importanti per l'Unione europea.

Quest'anno il riconoscimento sarà assegnato a tre progetti che combattono la pericolosa polarizzazione della società europea.

La Settimana si chiuderà con una vivace sessione conclusiva con la partecipazione di oratori tra cui il vicepresidente esecutivo della Commissione europea (da confermare), la vicepresidente del Parlamento europeo Katarina Barley, il Presidente del CESE Oliver Röpke e la segretaria generale della Fondazione serba "Centro per la democrazia" Nataša Vučković.

Partecipate al dibattito!

Con quattro giorni densi di discussioni approfondite, interventi stimolanti di oratori di spicco e grandi opportunità di allacciare contatti, la Settimana della società civile 2025 promette di essere un evento che non vorrete perdere. Assicuratevi quindi di poter partecipare e unitevi a noi per trasformare la discussione e il dibattito in cambiamento. La vostra voce conta per costruire un'Europa più coesa e partecipativa!

Il programma completo è disponibile qui.

Iscrivetevi cliccando qui entro il 12 marzo. (ma)

L'11 febbraio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha annunciato l'apertura del periodo di presentazione delle candidature per la quarta edizione dei premi dell'UE per la produzione biologica, con scadenza il 27 aprile 2025.

L'11 febbraio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha annunciato l'apertura del periodo di presentazione delle candidature per la quarta edizione dei premi dell'UE per la produzione biologica, con scadenza il 27 aprile 2025.

Questi premi celebrano l'eccellenza lungo tutta la catena del valore del biologico, riconoscendo i contributi straordinari in categorie quali "migliore agricoltore biologico", "migliore città biologica", "migliore regione biologica", "migliore PMI di trasformazione alimentare biologica", "migliore rivenditore di alimenti biologici" e "migliore ristorante / servizio di ristorazione biologico". Il CESE segue in particolare tre categorie:

  • Migliore PMI di trasformazione alimentare biologica
  • Migliore rivenditore di alimenti biologici
  • Migliore ristorante / servizio di ristorazione biologico

La proclamazione dei vincitori avverrà il prossimo 23 settembre, in concomitanza con le celebrazioni annuali per la Giornata europea della produzione biologica. Le parti interessate del settore biologico, tra cui gli agricoltori, le imprese di trasformazione, i rivenditori al dettaglio e le autorità pubbliche, sono incoraggiate a presentare la loro candidatura.

Per maggiori dettagli sulle condizioni di ammissibilità e sulle candidature si rimanda al sito web della Commissione europea. Eventuali domande relative alle categorie gestite dal CESE possono essere inviate a EUorganicawardsEESC@eesc.europa.eu.

L'iniziativa sostiene il piano d'azione dell'UE per l'agricoltura biologica, volto a promuovere la produzione biologica e la sensibilizzazione dei consumatori. (ks) 

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

I prezzi delle abitazioni sono aumentati del 47 % nell'UE tra il 2010 e il 2022. Nello stesso periodo, gli affitti sono cresciuti del 18 %. Secondo Eurostat, nel 2023 oltre il 10 % delle famiglie residenti nelle città e il 7 % di quelle che abitano nelle zone rurali hanno speso per l'alloggio più del 40 % del loro reddito disponibile. Per fare maggiore chiarezza su come rendere gli alloggi più accessibili e sostenibili per tutti gli europei, il CESE ha commissionato uno studio che esamina le possibili soluzioni, a livello di politiche, per conseguire questo obiettivo. In questa intervista, le coautrici dello studio, Agnieszka Maj, economista, e Karolina Zubel, direttrice della sezione Ambiente, energia e cambiamenti climatici del Centro per la ricerca sociale ed economica (CASE), ne discutono i principali risultati.

 

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

I prezzi delle abitazioni sono aumentati del 47 % nell'UE tra il 2010 e il 2022. Nello stesso periodo, gli affitti sono cresciuti del 18 %. Secondo Eurostat, nel 2023 oltre il 10 % delle famiglie residenti nelle città e il 7 % di quelle che abitano nelle zone rurali hanno speso per l'alloggio più del 40 % del loro reddito disponibile. Per fare maggiore chiarezza su come rendere gli alloggi più accessibili e sostenibili per tutti gli europei, il CESE ha commissionato uno studio che esamina le possibili soluzioni, a livello di politiche, per conseguire questo obiettivo. In questa intervista, le coautrici dello studio, Agnieszka Maj, economista, e Karolina Zubel, direttrice della sezione Ambiente, energia e cambiamenti climatici del Centro per la ricerca sociale ed economica (CASE), ne discutono i principali risultati.

Di quali argomenti tratta lo studio del CESE e perché è rilevante?

Lo studio sugli alloggi sostenibili a prezzi accessibili nell'UE esamina la necessità di alloggi sostenibili e a prezzi accessibili nell'UE, ponendo l'accento sul ruolo della digitalizzazione (IA, concessioni edilizie digitali, banche dati pertinenti) e delle strutture dell'economia sociale. Attraverso studi di casi, evidenzia gli sforzi innovativi volti a migliorare la sostenibilità e l'accessibilità, anche economica, degli alloggi. Lo studio formula delle raccomandazioni attuabili entro il 2030 e il 2050, in linea con gli obiettivi dell'UE in materia di resilienza climatica, equità sociale e crescita economica. Offre indicazioni strategiche per adattare le politiche abitative alle sfide in evoluzione, promuovendo nel contempo il benessere delle comunità.

Quali sono le conclusioni principali dello studio?

La digitalizzazione offre opportunità significative in termini di aumento dell'efficienza nella progettazione, costruzione e gestione degli alloggi, potenzialmente in grado di ridurre i costi e accrescere la sostenibilità. Tuttavia, il suo impatto a livello di risparmi sui costi risulta attualmente limitato. Tra i principali fattori che ostacolano lo sfruttamento dei progressi digitali figurano la mentalità tradizionalista dei soggetti interessati, la percezione di un basso rendimento degli investimenti, gli elevati costi di attuazione e la mancanza di incentivi, formazione e regolamentazioni. Per sfruttare appieno il potenziale della digitalizzazione, sono essenziali ulteriori investimenti nelle infrastrutture digitali, ad esempio rendendo interoperabili le piattaforme digitali.

Il coinvolgimento di soggetti dell'economia sociale (associazioni a lucro limitato attive nel settore dell'edilizia abitativa, organizzazioni di pubblica utilità, cooperative) rappresenta un'innovazione promettente dal punto di vista delle politiche intese ad affrontare le attuali sfide in materia di alloggi. Tali soggetti offrono soluzioni abitative correttamente pianificate ed efficienti sotto il profilo dei costi, in grado di promuovere la coesione delle comunità e la stabilità abitativa a lungo termine. Ad esempio, a Vienna, gli alloggi senza scopo di lucro e a lucro limitato, che rappresentano il 30 % della produzione abitativa totale della città, svolgono un ruolo cruciale nella stabilizzazione del mercato immobiliare, esercitando un effetto di contenimento dei prezzi. Ciò contribuisce a mantenere gli affitti a prezzi accessibili ed evita distorsioni del mercato.

Partendo dalle conclusioni dello studio, quali sono le principali raccomandazioni per quanto riguarda le azioni da intraprendere e le ulteriori ricerche da compiere?

A medio termine, le politiche abitative dell'UE dovrebbero dare priorità all'introduzione di un "nuovo patto europeo per alloggi sociali sostenibili a prezzi accessibili" e di una "direttiva sugli alloggi" per un approccio unificato in tutti gli Stati membri. I paesi dovrebbero promuovere modelli innovativi, come le cooperative e gli alloggi a lucro limitato, fornire un sostegno finanziario flessibile ai progetti di edilizia abitativa e adottare strumenti digitali per migliorare le soluzioni abitative.

A lungo termine, le politiche abitative dovrebbero adottare un approccio strategico e sostenibile, ponendo l'accento sulle soluzioni locali e sul monitoraggio continuo. La digitalizzazione dovrà essere standardizzata per via legislativa, con pratiche di economia circolare quali i prestiti bancari legati alla circolarità degli edifici, gli incentivi alla locazione basati sull'efficienza energetica e le iniziative di finanziamento a livello locale. Inoltre, il concetto di "edilizia popolare" dovrebbe essere esteso alle famiglie a medio reddito, analogamente al modello di "edilizia per la società" di Vienna, promuovendo l'eterogeneità sociale e prevenendo la gentrificazione. È inoltre fondamentale concentrarsi sia sulle nuove costruzioni e ristrutturazioni, sia sul cambio di destinazione degli edifici inutilizzati, per soddisfare efficacemente le esigenze abitative.

La ricerca futura dovrebbe concentrarsi su approcci inclusivi in materia di pianificazione urbana, edilizia e fornitura di alloggi, per migliorare l'accessibilità per tutti i cittadini. Dovrebbe inoltre esaminare l'impatto delle tecnologie emergenti (come l'IA e l'automazione) a livello di risparmi sui costi e di efficienza nello sviluppo e nella gestione degli alloggi. Inoltre, la ricerca dovrebbe esplorare modelli abitativi innovativi in tutti gli Stati membri dell'UE, individuando strategie in grado di migliorare sia l'accessibilità economica che la sostenibilità.

Lo studio è stato commissionato dal CESE su richiesta del gruppo Organizzazioni della società civile.

Il mercato dell'energia elettrica deve essere riformato in modo che non si limiti a conseguire gli obiettivi di neutralità climatica fissati per il 2050. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), è di vitale importanza garantire la sicurezza dell'approvvigionamento, assicurare la stabilità e l'accessibilità dei prezzi e sancire il diritto all'energia al fine di proteggere i gruppi vulnerabili.

Il mercato dell'energia elettrica deve essere riformato in modo che non si limiti a conseguire gli obiettivi di neutralità climatica fissati per il 2050. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), è di vitale importanza garantire la sicurezza dell'approvvigionamento, assicurare la stabilità e l'accessibilità dei prezzi e sancire il diritto all'energia al fine di proteggere i gruppi vulnerabili.

Nel parere sul tema Il futuro dell'offerta e della tariffazione dell'energia elettrica nell'UE, elaborato da Jan Dirx e Thomas Kattnig e adottato in gennaio, il CESE propugna un modello basato sulla regolamentazione pubblica, ove necessaria, e sull'iniziativa economica privata, ove possibile, e raccomanda di tradurlo in realtà come "servizio E".

Tale servizio potrebbe prendere la forma di un'impresa statale che funga da market maker (ossia da operatore di riferimento) sul mercato dell'energia elettrica al fine di realizzare gli obiettivi della neutralità climatica, della sicurezza dell'approvvigionamento e della stabilità e accessibilità dei prezzi.

Secondo il CESE, i cambiamenti di cui il mercato dell'energia elettrica ha bisogno dovrebbero essere apportati in tre fasi:

  • nella prima, da qui al 2030:

    il servizio E vedrà crescere il suo portafoglio energetico con una combinazione di diversi modi di produzione di energia elettrica (con emissioni diverse dalla CO2). In questa fase, la negoziazione di energia elettrica avverrà sulla base della negoziazione del giorno prima, ma crescerà progressivamente l'influenza del servizio E sul mercato;

  • nella seconda fase, dal 2030 al 2040:

    il servizio E raggiungerà la sua posizione di market maker e controllerà una parte congrua dell'offerta sul mercato attraverso contratti di fornitura. In questa fase la negoziazione del giorno prima si ridimensionerà di conseguenza;

  • nella terza fase, dal 2040 al 2050:

    il servizio E ottimizzerà l'offerta di energia elettrica per garantire, a partire dal 2050, una fornitura di elettricità sostenibile a lungo termine, a zero emissioni nette di gas effetto serra ed a prezzi stabili e prevedibili. (mp)

I progressi dell'Europa riguardo gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) sono molto rallentati, cosa che ha suscitato preoccupazioni circa il conseguimento degli obiettivi fissati per il 2030. La relazione 2025 sullo sviluppo sostenibile in Europa (ESDR) (Europe Sustainable Development Report), presentata dalla rete delle Nazioni Unite per le soluzioni di sviluppo sostenibile (UN Sustainable Development Solutions Network - SDSN), rivela che il ritmo dei progressi in materia di OSS dal 2020 al 2023 è stato inferiore alla metà di quello del periodo precedente.

I progressi dell'Europa riguardo gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) sono molto rallentati, cosa che ha suscitato preoccupazioni circa il conseguimento degli obiettivi fissati per il 2030. La relazione 2025 sullo sviluppo sostenibile in Europa (ESDR) (Europe Sustainable Development Report), presentata dalla rete delle Nazioni Unite per le soluzioni di sviluppo sostenibile (UN Sustainable Development Solutions Network - SDSN), rivela che il ritmo dei progressi in materia di OSS dal 2020 al 2023 è stato inferiore alla metà di quello del periodo precedente.

Tra il 2016 e il 2019 si sono registrati avanzamenti pari a 1,9 punti, ma tale aumento è sceso a soli 0,8 punti negli anni successivi. Questo rallentamento si verifica in un contesto di crescenti sfide ambientali, sociali e geopolitiche. L'OSS 2 (fame zero) continua a destare grande preoccupazione, dato che in tutta Europa persistono problemi di sicurezza alimentare e di sostenibilità.

In uno studio elaborato per il Comitato economico e sociale europeo (CESE) viene sottolineata l'esigenza di introdurre dei cambiamenti nel regime alimentare per favorire l'agricoltura sostenibile e promuovere la salute pubblica.

Con l'insediamento di una nuova leadership dell'UE, gli esperti chiedono politiche e investimenti più forti per accelerare i progressi in materia di OSS. La cooperazione e il finanziamento a livello mondiale sono considerati fondamentali e si prevede che la 4a conferenza internazionale sul finanziamento per lo sviluppo, in programma in Spagna nel giugno 2025, si concentrerà sull'aumento del sostegno finanziario per la sostenibilità.

Guillaume Lafortune, vicepresidente della SDSN e autore principale della relazione, avverte che le crescenti tensioni geopolitiche complicano gli sforzi volti a promuovere la sostenibilità, ma rimane ottimista.

"Il mondo è sempre più pericoloso, instabile e incerto", ha detto. "Allo stesso tempo c'è un'aspirazione allo sviluppo sostenibile, specialmente da parte dei giovani. Date le dimensioni dell'economia globale e le tecnologie disponibili, il mondo ha il potenziale per soddisfare pienamente quest'aspirazione."

"Dei sistemi alimentari sostenibili costituiscono un fattore importantissimo per l'attuazione degli OSS. Al fine di accelerare l'azione abbiamo bisogno di meccanismi più ambiziosi, che salvaguardino i mezzi di sussistenza degli agricoltori, dei piccoli produttori alimentari e di altri portatori di interessi lungo tutta la filiera alimentare. Ma dobbiamo anche affrontare la questione della distribuzione sleale e garantire una transizione giusta", ha affermato il presidente della sezione Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente (NAT) del CESE Peter Schmidt, chiedendo nel contempo un maggiore impegno della società civile.

A solo cinque anni dalla scadenza fissata, l'UE ha di fronte una scelta difficile: agire con determinazione o rischiare di mancare ai suoi impegni per un futuro sostenibile ed equo. (ks)

Finanziamenti per la difesa nell'UE

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L'UE deve concentrarsi in misura maggiore sulla politica di concorrenza per rafforzare la sua competitività globale, stimolare la sua produttività e garantire che il mercato unico rimanga un pilastro della sua potenza economica.

L'UE deve concentrarsi in misura maggiore sulla politica di concorrenza per rafforzare la sua competitività globale, stimolare la sua produttività e garantire che il mercato unico rimanga un pilastro della sua potenza economica.

Nella sessione plenaria dello scorso gennaio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato il parere sul tema Una politica di concorrenza al centro della competitività dell'UE in cui chiede una maggiore integrazione delle economie nazionali e strategie più intelligenti in materia di aiuti di Stato, allo scopo di liberare il potenziale economico dell'Europa e affrontare le sfide globali principali, tra cui la digitalizzazione, i cambiamenti climatici e la resilienza.

Il CESE ha sottolineato che la politica di concorrenza è cruciale per incoraggiare l'innovazione, la sostenibilità e la crescita economica. "Non c'è contraddizione tra concorrenza e competitività", ha dichiarato la relatrice Isabel Yglesias. "Con procedure semplificate, strumenti flessibili e risorse sufficienti, la politica di concorrenza può fare da volano per la prosperità delle imprese e dei cittadini dell'UE".

Le nuove norme dell'UE in materia di concorrenza, come il regolamento sui mercati digitali e il regolamento sulle sovvenzioni estere, stanno già affrontando le distorsioni del mercato e rafforzando la posizione dell'UE a livello mondiale. Il CESE chiede tuttavia che siano varate ulteriori misure per mettere al passo coi tempi le valutazioni delle operazioni di concentrazione e garantire un controllo efficace delle concentrazioni indotte dall'innovazione, anche se di valore inferiore alle soglie di fatturato attualmente stabilite dall'UE.

Nel parere il CESE mette l'accento sul ruolo essenziale degli aiuti di Stato nel sostenere la duplice transizione verde e digitale. Tuttavia, un coordinamento carente delle sovvenzioni rischia di compromettere sia la produttività che la crescita. Da alcuni studi emerge che un coordinamento migliore all'interno dell'UE potrebbe far aumentare la produttività di oltre il 30 %. Il CESE raccomanda di allineare le sovvenzioni tra tutti gli Stati membri allo scopo di rafforzare le catene del valore europee e prevenire le inefficienze.

Gli importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) e il fondo europeo per la competitività che è stato proposto dovrebbero essere concepiti in una prospettiva paneuropea al fine di stimolare l'innovazione industriale su larga scala. Questi strumenti devono assicurare un'equa distribuzione dei benefici in tutta l'Unione, promuovendo la sostenibilità e la resilienza.

Per assicurare all'UE una posizione da leader mondiale, il CESE sottolinea la necessità di:

  • aumentare l'integrazione per ridurre un'assegnazione inefficiente delle sovvenzioni e stimolare la produttività;
  • rafforzare la normativa per proteggere l'innovazione europea in caso di acquisizioni estere;
  • semplificare e velocizzare le procedure in materia di concorrenza e aiuti di Stato per incrementare l'efficienza;
  • garantire una politica equilibrata in materia di concentrazioni che promuova l'innovazione, la sostenibilità e gli investimenti infrastrutturali. (ll)

Il modo migliore per difendere i legittimi interessi dell'UE nell'Artico europeo è farlo insieme, attraverso una strategia dell'UE per l'Artico che rafforzi la partecipazione della società civile in tutte le decisioni pertinenti. Una stretta cooperazione con la Groenlandia è altrettanto imprescindibile per garantire la prosperità e la resilienza dell'Artico tramite investimenti sostenibili nella regione.

Il modo migliore per difendere i legittimi interessi dell'UE nell'Artico europeo è farlo insieme, attraverso una strategia dell'UE per l'Artico che rafforzi la partecipazione della società civile in tutte le decisioni pertinenti. Una stretta cooperazione con la Groenlandia è altrettanto imprescindibile per garantire la prosperità e la resilienza dell'Artico tramite investimenti sostenibili nella regione.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha elaborato un parere d'iniziativa – adottato nella sessione plenaria di gennaio – sul tema Sviluppare la strategia dell'Europa per l'Artico in dialogo con la società civile, in cui sottolinea l'importante ruolo che l'Artico svolge per l'autonomia strategica, la resilienza e la competitività dell'Europa.

Anders Ladefoged, membro del CESE e relatore del parere, ha dichiarato: "Questo nuovo parere fornisce la prospettiva della società civile in merito al modo in cui l'UE potrebbe sviluppare la sua politica per l'Artico, con l'obiettivo sia di tutelare i propri interessi che di contribuire ad assicurare una regione resiliente e prospera per le persone che vi abitano".

Inoltre, il Comitato sostiene e incoraggia la consultazione approfondita delle popolazioni indigene dell'Artico e la piena cooperazione con esse. A tale riguardo, il membro del CESE e correlatore del parere Christian Moos ha dichiarato: "Il modo migliore per difendere gli interessi degli Stati artici europei è farlo insieme, sia attraverso la cooperazione tra gli Stati membri settentrionali dell'UE che con una strategia artica europea che garantisca il coinvolgimento della società civile e rispetti i diritti delle popolazioni locali e indigene".

Il parere si sofferma anche sulla Groenlandia, che si trova ad affrontare una situazione simile a quella dell'Artico europeo per quanto concerne sia le sfide che le opportunità connesse alla rapida trasformazione in atto nella regione.

In merito a questo territorio, Moos ha dichiarato: "Una migliore cooperazione europea, anche in Groenlandia, è essenziale per investire in maniera sostenibile nell'Artico europeo e renderlo una regione prospera e resiliente".

Uno degli obiettivi principali dei groenlandesi è quello di rafforzare la loro autodeterminazione come nazione, all'insegna del motto "niente su di noi senza di noi". L'UE è vista però come un alleato stretto, sulla base di valori condivisi quali i diritti umani e il dialogo sociale. (at)

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto di modificare alcune norme dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato al fine di riconoscere i soggetti dell'economia sociale, che svolgono un ruolo cruciale nell'affrontare le sfide sociali, e di andare meglio incontro alle loro esigenze. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto di modificare alcune norme dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato al fine di riconoscere i soggetti dell'economia sociale, che svolgono un ruolo cruciale nell'affrontare le sfide sociali, e di andare meglio incontro alle loro esigenze.

Nel parere sul tema Come sostenere i soggetti dell'economia sociale in linea con le norme in materia di aiuti di Stato: alcune riflessioni a seguito dei suggerimenti contenuti nella relazione di Enrico Letta, adottato nella sessione plenaria di gennaio, il CESE avverte che le normative esistenti non forniscono un sostegno adeguato alle imprese di questo settore, le quali in molti casi, invece di ridistribuire agli investitori i profitti ottenuti, li reinvestono in attività tese a conseguire obiettivi sociali.

"Vogliamo che più cittadini si rendano conto dei vantaggi che una regolamentazione efficace in materia di concorrenza e di aiuti di Stato può apportare sia alle imprese dell'economia sociale che all'intero sistema dei servizi di interesse generale", ha dichiarato il relatore del parere Giuseppe Guerini.

I soggetti dell'economia sociale – che vanno dalle cooperative alle mutue e comprendono anche le fondazioni – danno lavoro a più di 11 milioni di persone in tutta l'UE, ossia al 6,3 % della popolazione attiva. Le imprese di questo tipo operano in settori quali i servizi sociosanitari e le energie rinnovabili, oltre a battersi per ridurre la povertà. Malgrado il loro contributo alla società, molti di questi soggetti si trovano ad affrontare ostacoli sistemici nell'assicurarsi il capitale per investimenti a lungo termine e nell'orientarsi nelle procedure relative agli appalti pubblici, in quanto l'attuale quadro normativo spesso non tiene conto del fatto che queste imprese non hanno finalità di lucro o che hanno carattere solidale.

Nel parere il CESE sottolinea, tra l'altro, che le autorità pubbliche non si avvalgono in misura adeguata degli strumenti esistenti, come il regolamento generale di esenzione per categoria e la disciplina sui servizi di interesse economico generale (SIEG).

Per questo motivo il Comitato chiede che le norme obsolete ed eccessivamente complesse previste dal regolamento generale di esenzione per categoria e volte a sostenere l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate o con disabilità siano semplificate e modernizzate, in linea con alcune delle raccomandazioni formulate nella relazione Letta sul mercato unico.

Pur accogliendo favorevolmente il recente aumento dei massimali relativi agli aiuti "de minimis" (300 000 EUR per il settore ordinario e 750 000 EUR per il settore dei SIEG), il CESE sostiene che strumenti più mirati – come il regolamento generale di esenzione per categoria o disposizioni specifiche relative ai SIEG – risponderebbero meglio alle esigenze dei soggetti dell'economia sociale in settori quali i servizi sociosanitari. (ll)