Alla sua sessione plenaria di luglio, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha discusso con Cristina Fabre, dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, la proposta di direttiva presentata dalla Commissione europea sulla lotta alla violenza di genere e sull'uguaglianza di genere.

Negli ultimi anni l'Unione europea ha intensificato gli sforzi volti a promuovere e a integrare nelle proprie politiche l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile. Malgrado questi sforzi, la violenza contro le donne rimane in tutta Europa la forma più comune di violazione dei diritti umani, e colpisce un terzo della popolazione femminile.

Aprendo la discussione, la Presidente del CESE Christa Schweng ha affermato che "In veste di portavoce della società civile, il CESE persegue una società caratterizzata da una maggiore parità di genere e un'Unione europea dove non esista la violenza nei confronti di donne e bambine."

Cristina Fabre, dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, ha ricordato l'impatto economico delle disuguaglianze affermando che "promuovere l'uguaglianza di genere migliora la nostra economia. Se fossero garantiti alle donne e alle bambine pari diritti, il PIL pro capite potrebbe aumentare in misura compresa tra il 6,9 e il 9,6 %.

José Antonio Moreno Diaz, relatore del parere in merito alla recente proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, ha discusso le modalità con cui l'UE può combattere l'attuale recrudescenza di questo fenomeno: "La violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani, e quindi chiediamo che sia inserita nell'elenco dei reati dell'UE di cui all'articolo 83, paragrafo 1, del TFUE". Il CESE sostiene che i problemi sociali non possono essere risolti solo per via giudiziaria e che la sanzione non dovrebbe essere l'unica risposta. "Dobbiamo garantire alle vittime l'accesso ai servizi sanitari, compresi quelli per la salute sessuale e riproduttiva", ha detto la correlatrice Ody Neisingh, aggiungendo che "bisogna intervenire sul sistema, non sulle donne".

Nel corso della plenaria è stato adottato un altro parere concernente l'uguaglianza di genere, richiesto dalla presidenza ceca del Consiglio. La relatrice del CESE, Milena Angelova, ha affermato che l'uguaglianza di genere richiede il riconoscimento, la titolarità e l'impegno costante di tutte le parti interessate della società. "Dobbiamo costruire una cultura permanente dell'uguaglianza di genere, che comprenda tutte le fasi e tutti gli ambiti della vita", ha dichiarato Angelova. (gb)