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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

OCTOBER 2020 | IT

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Editoriale

Editoriale

Care lettrici/cari lettori,

questo mese di ottobre segna un nuovo inizio per il Comitato economico e sociale europeo (CESE), dato che più del 40 % dei membri fa il suo ingresso al Comitato per la prima volta.
Con la nomina dei nuovi consiglieri sta per iniziare il nuovo mandato quinquennale del CESE. L'arrivo di nuovi membri, con le loro competenze uniche e il loro vivo entusiasmo, ha sempre costituito un'importante fonte di ispirazione per il CESE.

Questo nuovo mandato politico ha inizio in un momento in cui le sfide che si profilano per l'Unione europea e, più in generale, per il continente europeo sono più difficili che mai. La pandemia di coronavirus continua a mettere in ginocchio l'Europa intera, generando gravi crisi sul piano sanitario, sociale ed economico e, come se non bastasse, l'UE è anche alle prese con un contesto geopolitico estremamente complesso.

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Care lettrici/cari lettori,

Questo mese di ottobre segna un nuovo inizio per il Comitato economico e sociale europeo (CESE), dato che più del 40 % dei suoi membri fa il suo ingresso al Comitato per la prima volta.
Con la nomina dei nuovi consiglieri sta per iniziare il nuovo mandato quinquennale del CESE. L'arrivo di nuovi membri, con le loro competenze uniche e il loro vivido entusiasmo, ha sempre costituito un'importante fonte di ispirazione per il CESE.

Questo nuovo mandato politico inizia in un momento in cui le sfide che si profilano per l'Unione Europea e, più in generale, per tutto il continente europeo sono quanto mai difficili. La pandemia di coronavirus continua a mettere in ginocchio l'Europa intera, generando gravi crisi sul piano sanitario, sociale ed economico e, come se non bastasse, l'UE è anche alle prese con un contesto geopolitico estremamente complesso.

Il Comitato si adopera attivamente per realizzare gli obiettivi prioritari dell'Unione europea mettendo i cittadini al centro dei suoi pareri e delle sue attività. Oggi più che mai dobbiamo fare in modo che la società civile abbia voce in capitolo sulla scena europea al momento dell'elaborazione delle nuove politiche e iniziative. I lavori del Comitato verteranno sui settori strategici prioritari che stanno veramente a cuore ai cittadini, come un'Unione sanitaria europea più forte, il Green Deal europeo, i diritti umani e lo Stato di diritto, il nuovo patto sulla migrazione, la trasformazione digitale e le conseguenze della Brexit. Il CESE esaminerà una serie di proposte strategiche che dimostrano chiaramente la necessità di una stretta collaborazione tra tutti i livelli di governance.

Il Comitato svolgerà pienamente il proprio ruolo realizzando attività negli Stati membri, coltivando ed estendendo la propria rete di contatti con le organizzazioni nazionali ed europee della società civile, e privilegiando l'ascolto delle esperienze concrete e delle aspirazioni di cittadini e imprese.

Questo sarà possibile grazie alle competenze specialistiche già acquisite, ma anche grazie a voi! Il vostro impegno e incessante contributo, così come il vostro operato in qualità di ambasciatori, apportano ai lavori del Comitato una prospettiva autentica e originale e un reale valore aggiunto. Di concerto con le altre istituzioni, possiamo agire insieme e trovare soluzioni comuni e coese.

Colgo l'occasione per porgere a tutti i nuovi membri del CESE, di ogni parte d'Europa, un caloroso benvenuto e i migliori auguri per i prossimi cinque anni, che saranno decisivi per il futuro dell'Unione europea e del nostro Comitato. 

Gianluca Brunetti

Segretario generale del CESE

Date da ricordare

3-4 novembre 2020, Bruxelles, Belgio
Conferenza delle parti interessate dell'economia circolare (online)

2-3 dicembre 2020, Bruxelles, Belgio
sessione plenaria del CESE

Venite a farci una visita... virtuale!

Il CESE propone EESC Online Talks (Colloqui online al CESE) come alternativa alle visite in sede

Ogni anno il servizio Visite del CESE accoglie migliaia di visitatori provenienti da tutta Europa e dal resto del mondo per presentare le attività del nostro Comitato e il funzionamento dell'Unione europea ad un pubblico estremamente eterogeneo.

A causa della pandemia di Covid-19 in corso, tuttavia, l'accesso alla sede del CESE è temporaneamente vietato ai visitatori esterni.

Il CESE propone quindi EESC Online Talks (Colloqui online al CESE) come alternativa alle tradizionali visite in loco.

Durante queste visite virtuali i visitatori avranno occasione di conoscere meglio il funzionamento e il ruolo del CESE nell'ambito del processo decisionale dell'UE.

Per prenotare un EESC Online Talk per i membri della vostra organizzazione o altre parti interessate pertinenti, inviate un'e-mail all'indirizzo: visitEESC@eesc.europa.eu

Contattateci presto, vi aspettiamo! (cl)

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Il CESE propone EESC Online Talks (Colloqui online al CESE) come alternativa alle visite in sede

Ogni anno il servizio Visite del CESE accoglie migliaia di visitatori provenienti da tutta Europa e dal resto del mondo per presentare le attività del nostro Comitato e il funzionamento dell'Unione europea ad un pubblico estremamente eterogeneo.

A causa della pandemia di Covid-19 in corso, tuttavia, l'accesso alla sede del CESE è temporaneamente vietato ai visitatori esterni.

Il CESE propone quindi EESC Online Talks (Colloqui online al CESE) come alternativa alle tradizionali visite in loco.

Durante queste visite virtuali i visitatori avranno occasione di conoscere meglio il funzionamento e il ruolo del CESE nell'ambito del processo decisionale dell'UE.

Per prenotare un EESC Online Talk per i membri della vostra organizzazione o altre parti interessate pertinenti, inviate un'e-mail all'indirizzo: visitEESC@eesc.europa.eu

Contattateci presto, vi aspettiamo! (cl)

UE-Africa: verso un partenariato più equo

Nel marzo 2020 la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato la nuova strategia sull'Africa, volta a ridefinire le relazioni tra l'UE e i paesi africani. In vista del vertice UE-Africa, atteso con vivo interesse, il CESE ha compiuto un ulteriore passo avanti, proponendo un partenariato UE-Africa sostenibile, basato su diritti umani universali, strutture democratiche, investimenti a lungo termine nelle infrastrutture e il pieno coinvolgimento della società civile organizzata.

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Nel marzo 2020 la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato la nuova strategia sull'Africa, volta a ridefinire le relazioni tra l'UE e i paesi africani. In vista del vertice UE-Africa, atteso con vivo interesse, il CESE ha compiuto un ulteriore passo avanti, proponendo un partenariato UE-Africa sostenibile, basato su diritti umani universali, strutture democratiche, investimenti a lungo termine nelle infrastrutture e il pieno coinvolgimento della società civile organizzata. La nuova relazione tra l'UE e l'Africa che viene proposta non può basarsi sull'approccio obsoleto della politica industriale e per la crescita, che è dannoso per il pianeta e ha conseguenze sociali molto negative. L'attenzione, afferma il CESE, deve essere rivolta a un'equa distribuzione della ricchezza e alla creazione di strutture assistenziali pubbliche.

In pratica il CESE rileva che il partenariato dell'UE per la crescita deve sostenere maggiormente la creazione di sistemi locali di pubblica istruzione a tutti i livelli, con un ampliamento del programma Erasmus+. L'obiettivo ultimo sarebbe quello di evitare una fuga di cervelli dall'Africa all'UE e di invertire la migrazione.

Il Presidente uscente del CESE Luca Jahier ha sottolineato che l'Africa è stata una delle principali priorità del suo mandato e che il progetto in corso di costruire una zona di libero scambio continentale africana creerebbe delle sinergie con il mercato interno dell'UE. Jahier ha menzionato la migrazione e il necessario coinvolgimento della società civile africana nel prossimo partenariato UE-ACP e ha concluso affermando che "l'Africa non ha perso la sua centralità nell'agenda del CESE, nonostante la pandemia di Covid-19". (dgf)

Il CESE segnala il rischio di una guerra commerciale "verde"

Dalla firma del protocollo di Kyoto, vari paesi e territori di tutto il mondo hanno applicato sistemi di scambio delle quote di emissione (ETS). Il sistema ETS dell'UE è il più ampio e quello in vigore da più tempo, e deve essere rivisto in linea con il quadro 2030 dell'UE per le politiche dell'energia e del clima. In un parere adottato alla sessione plenaria di settembre, il CESE fa una panoramica del sistema ETS dell'UE e di altri ETS in vigore nel mondo, e delinea gli approcci per regolamentare gli scambi in questo New Deal dei mercati del carbonio.

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Dalla firma del protocollo di Kyoto, vari paesi e territori di tutto il mondo hanno applicato sistemi di scambio delle quote di emissione (ETS). Il sistema ETS dell'UE è il più ampio e quello in vigore da più tempo, e deve essere rivisto in linea con il quadro 2030 dell'UE per le politiche dell'energia e del clima. In un parere adottato alla sessione plenaria di settembre, il CESE fa una panoramica del sistema ETS dell'UE e di altri ETS in vigore nel mondo, e delinea gli approcci per regolamentare gli scambi in questo New Deal dei mercati del carbonio.

Nel parere, il Comitato economico e sociale europeo ribadisce il proprio sostegno per il Green Deal europeo, invita la Commissione a monitorare i mercati locali del carbonio di tutto il mondo per individuare le migliori pratiche possibilmente utili per rivedere l'ETS europeo e soppesa i vantaggi e gli svantaggi, ambientali e commerciali, dell'attuazione di un meccanismo UE di adeguamento del carbonio.

Uno dei punti principali del parere è che il CESE esprime preoccupazione per l'asimmetria dei prezzi del carbonio tra paesi, territori e mercati differenti. La parità di condizioni tra le industrie dell'UE e dei paesi terzi potrebbe effettivamente essere compromessa a causa dello sviluppo di sistemi differenti di scambio delle quote di emissione e della concorrenza di mercati terzi in paesi che non attuano politiche climatiche ambiziose. Il CESE chiede pertanto alla Commissione di presentare nei prossimi mesi un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere che tuteli le imprese ad alta intensità energetica dell'UE da importazioni più economiche provenienti da paesi terzi le cui politiche climatiche sono più deboli o inesistenti. Per prevenire una guerra commerciale, il CESE raccomanda che l'adeguamento del carbonio alle frontiere sia attuata nel rispetto delle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio. (dgf)

New publications

"Disegnami..." è online!

L'opuscolo "Disegnami..." presenta 43 testimonianze di membri del CESE di tutti i 27 Stati membri raccolte nel periodo tra aprile e settembre 2020. Ispirandoci alla frase "Disegnami..." tratta dal Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, abbiamo chiesto ai membri di parlarci dell'"invisibile". Attraverso le loro testimonianze, i membri ci hanno fatto viaggiare nei loro mondo personale, offrendoci un mosaico di paesaggi, immagini, colori e suoni. Vi invitiamo a percorrere queste storie autentiche, la cui rilevanza è esaltata dalla grande intensità con cui sono state vissute.

Un grande ringraziamento ai membri che hanno partecipato alla produzione di questo opuscolo.

Isabel Caño Aguilar, Milena Angelova, Giuseppe Guerini, Adam Rogalewski, Helena de Felipe Lehtonen, Gonçalo Lobo Xavier, Anne Demelenne, Cillian Lohan, Christa Schweng, Georges Dassis, Baiba Miltoviča, Maurizio Reale, Lucie Studničná, Carlos Trias Pintó, Martina Širhalová, Judith Vorbach, Lidija Pavić-Rogošić, Arnold Puech d'Alissac, José María Zufiaur Narvaiza, Yves Somville, Evangelia Kekeleki, Tellervo Kylä-Harakka-Ruonala, Sofia Björnsson, Irini Pari, Tatjana Babrauskienė, Reet Teder, Peter Schmidt, Kinga Joó, Philip von Brockdorff, Michalis Antoniou, Gunta Anča, Cristian Pîrvulescu, Claudine Otto, Giulia Barbucci, Laure Batut, Bente Sorgenfrey, Karolina Dreszer-Smalec, Dilyana Slavova, Renate Heinisch, Janusz Pietkiewicz, Jože Smole, Martin Siecker and Arnaud Schwartz.

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L'opuscolo "Disegnami..." presenta 43 testimonianze di membri del CESE di tutti i 27 Stati membri raccolte nel periodo tra aprile e settembre 2020. Ispirandoci alla frase "Disegnami..." tratta dal Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, abbiamo chiesto ai membri di parlarci dell'"invisibile". Attraverso le loro testimonianze, i membri ci hanno fatto viaggiare nei loro mondo personale, offrendoci un mosaico di paesaggi, immagini, colori e suoni. Vi invitiamo a percorrere queste storie autentiche, la cui rilevanza è esaltata dalla grande intensità con cui sono state vissute.

Un grande ringraziamento ai membri che hanno partecipato alla produzione di questo opuscolo.

Isabel Caño Aguilar, Milena Angelova, Giuseppe Guerini, Adam Rogalewski, Helena de Felipe Lehtonen, Gonçalo Lobo Xavier, Anne Demelenne, Cillian Lohan, Christa Schweng, Georges Dassis, Baiba Miltoviča, Maurizio Reale, Lucie Studničná, Carlos Trias Pintó, Martina Širhalová, Judith Vorbach, Lidija Pavić-Rogošić, Arnold Puech d'Alissac, José María Zufiaur Narvaiza, Yves Somville, Evangelia Kekeleki, Tellervo Kylä-Harakka-Ruonala, Sofia Björnsson, Irini Pari, Tatjana Babrauskienė, Reet Teder, Peter Schmidt, Kinga Joó, Philip von Brockdorff, Michalis Antoniou, Gunta Anča, Cristian Pîrvulescu, Claudine Otto, Giulia Barbucci, Laure Batut, Bente Sorgenfrey, Karolina Dreszer-Smalec, Dilyana Slavova, Renate Heinisch, Janusz Pietkiewicz, Jože Smole, Martin Siecker and Arnaud Schwartz.

Notizie dal CESE

Il CESE inizia il suo nuovo mandato con oltre il 40 % di membri di nuova nomina

Quando in ottobre si aprirà il mandato 2020-2025, 137 dei 329 membri del Comitato economico e sociale europeo (CESE) saranno membri di nuova nomina.

Essi inizieranno il loro mandato in un contesto di restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19: a Bruxelles il distanziamento sociale e le riunioni ibride sono ormai la norma, vista l'impennata dei tassi di infezione in tutta Europa.

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Quando in ottobre si aprirà il mandato 2020-2025, 137 dei 329 membri del Comitato economico e sociale europeo (CESE) saranno membri di nuova nomina.

Essi inizieranno il loro mandato in un contesto di restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19: a Bruxelles il distanziamento sociale e le riunioni ibride sono ormai la norma, vista l'impennata dei tassi di infezione in tutta Europa.

I 329 membri del CESE sono nominati ogni cinque anni. Quest'anno oltre il 40 % di essi sarà al primo mandato, apportando prospettive, idee ed energie nuove al lavoro svolto a fianco dei membri riconfermati.

In questo nuovo mandato le donne rappresenteranno il 33 % dei membri, un chiaro aumento rispetto al 27,3 % del mandato precedente e al 24,7 % del mandato 2010-2015. Lo Stato membro maggiormente rappresentato da donne sarà l'Estonia (85,71 %), seguita dalla Cechia e dalla Croazia (66,67 %). All'estremo opposto si trovano il Portogallo e Cipro, che non hanno nominato donne tra i loro rappresentanti, mentre la Svezia presenta un equilibrio di genere perfetto.

Il membro più giovane ha 27 anni, mentre quello più anziano, che presiederà la sessione plenaria in cui sarà eletta la nuova leadership del CESE, ne ha 76.

I membri sono nominati dal Consiglio per un periodo di cinque anni, sulla base delle designazioni effettuate dagli Stati membri. L'elenco completo dei membri per il nuovo mandato — che avrà inizio nel 2020 e terminerà nel 2025 — sarà disponibile a breve sul sito web del CESE.

I 329 membri, di nuova nomina o riconfermati, si riuniranno per la prima volta il 27 ottobre a Bruxelles. Il 28 ottobre eleggeranno, per un mandato di due anni e mezzo, un nuovo Presidente e due nuovi vicepresidenti, responsabili, questi, rispettivamente della Comunicazione e del Bilancio. 

La carica di Presidente viene assunta a rotazione da un membro di uno dei tre gruppi che compongono il CESE (Datori di lavoro, Lavoratori e Diversità Europa). I due Presidenti precedenti provenivano dal gruppo Lavoratori e dal gruppo Diversità Europa.

Ciascun membro dovrà aderire a uno dei tre gruppi, il quale eleggerà il suo presidente per un mandato - rinnovabile - di due anni e mezzo.

Il ruolo principale del CESE consiste nel fornire pareri ai legislatori dell'UE (Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio) in merito alle proposte legislative e politiche dell'Unione, attraverso i lavori di sei sezioni e di una commissione consultiva che, nel loro complesso, coprono un'ampia gamma di politiche europee, da quelle sociali ed economiche a quelle agricole, ambientali e dei trasporti. (dm)

 

Il CESE conclude il suo mandato facendo un bilancio del suo contributo al progetto europeo

Il 17 settembre, durante l'ultima sessione plenaria prima dell'inizio del prossimo mandato in ottobre, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto la sua cerimonia di fine mandato. Luca Jahier, Presidente del CESE dall'aprile 2018, ha espresso la sua gratitudine a tutti i membri e sottolineato l'importante contributo che le organizzazioni della società civile rappresentate al CESE apportano al progetto europeo.

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Il 17 settembre, durante l'ultima sessione plenaria prima dell'inizio del prossimo mandato in ottobre, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto la sua cerimonia di fine mandato. Luca Jahier, Presidente del CESE dall'aprile 2018, ha espresso la sua gratitudine a tutti i membri e sottolineato l'importante contributo che le organizzazioni della società civile rappresentate al CESE apportano al progetto europeo.

Nel suo ultimo discorso come Presidente del CESE, Jahier ha parlato delle principali priorità del suo mandato, vale a dire lo sviluppo sostenibile, il rafforzamento delle relazioni UE-Africa, l'allargamento dell'UE e la cultura come elemento unificante in Europa. Ha inoltre messo in evidenza il contributo fornito dal CESE negli ultimi anni nell'affrontare le sfide che l'UE si trova dinanzi, ricordando che, per esempio, il CESE è stata la prima istituzione europea a proporre un'Unione sanitaria europea, e auspicando una partecipazione attiva del CESE alla conferenza sul futuro dell'Europa proposta dalla Commissione europea e dal Parlamento europeo.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha inviato un video in cui elogia l'"eccellente lavoro" svolto dal CESE negli ultimi cinque anni e il suo importante contributo alla procedura legislativa dell'UE. Anche il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha inviato un videomessaggio in cui esprime la sua volontà di collaborare in maniera più ravvicinata con il CESE per creare un dialogo strutturato con la società civile. Klara Dobrev, Vicepresidente del Parlamento europeo, ha preso la parola alla plenaria del CESE per sottolineare che "nulla può cambiare nel mondo se non abbiamo il sostegno della gente; il ruolo del CESE è appunto quello di entrare in contatto con la società civile organizzata, con persone reali, provenienti da differenti contesti e con bisogni diversi" (dgf)

Il CESE mette in guardia: la crisi della Covid-19 è una bomba a orologeria per il settore turistico europeo

La pandemia di coronavirus sta mettendo in ginocchio il turismo europeo. Nel giro di sei mesi la metà delle imprese del settore potrebbe sparire, a meno che l'UE non intervenga in fretta, avverte il Comitato economico e sociale europeo (CESE) in un nuovo parere.

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La pandemia di coronavirus sta mettendo in ginocchio il turismo europeo. Nel giro di sei mesi la metà delle imprese del settore potrebbe sparire, a meno che l'UE non intervenga in fretta, avverte il Comitato economico e sociale europeo (CESE) in un nuovo parere.

In un parere a cura del relatore Panagiotis Gkofas adottato alla plenaria di settembre il CESE invoca un intervento dell'UE, indispensabile per garantire la sopravvivenza delle imprese del turismo e dei loro posti di lavoro di fronte alla crisi della Covid-19. Ma non c'è tempo da perdere: se si aspettano altri sei mesi, la metà di queste imprese potrebbe aver già chiuso i battenti.

A sostegno della sua analisi, durante l'estate il CESE ha condotto un'indagine online con la partecipazione di 175 organizzazioni che rappresentano migliaia di imprese turistiche e danno lavoro a centinaia di migliaia di persone in tutta l'UE.

Le loro risposte al sondaggio del CESE hanno dipinto un quadro di catastrofe imminente:

per l'88,2 % dei partecipanti la crisi della Covid-19 ha avuto un impatto "molto negativo", l'80,6 % ritiene che gli effetti della pandemia avranno per loro conseguenze ancora più gravi sul lungo periodo e il 45 % non prevede di riuscire a sopravvivere nel 2021.

Il parere è stato elaborato in risposta alla comunicazione della Commissione europea intitolata Turismo e trasporti nel 2020 e oltre.

Si stima che, a causa della Covid-19, il turismo nell'UE perda ogni mese circa 1 miliardo di EUR di ricavi e che alla fine del 2020 potrebbe registrare 6,4 milioni di posti di lavoro in meno.

Per rilanciare le attività turistiche, l'UE deve prima di tutto agire per fare in modo che i cittadini ritrovino la fiducia nella sicurezza dei viaggi, sottolinea il CESE.

In attesa di un vaccino, il Comitato sostiene la proposta di un "passaporto sanitario interno dell'UE" con un modulo armonizzato per la localizzazione dei passeggeri (Passenger Locator Form – PLF) e un sistema di codici QR, combinati con una piattaforma multilingue di assistenza sanitaria.

I cittadini potrebbero utilizzare il codice QR per accedere a informazioni e servizi sanitari nel paese in cui sono ospiti e anche per beneficiare, in situazioni di emergenza, dei sistemi di assistenza sanitaria e di sicurezza sociale del paese ospitante.

Un'altra priorità assoluta è quella di mettere al più presto liquidità a disposizione delle imprese turistiche e dei loro dipendenti, poiché la mancanza di liquidità minaccia la loro stessa sopravvivenza.

Secondo il CESE, il programma SURE per la riduzione della disoccupazione dovrebbe fornire un aiuto ai lavoratori disoccupati del settore turistico e una compensazione salariale per le PMI almeno fino al 30 giugno 2021.

Il Comitato ritiene inoltre che l'UE dovrebbe istituire un meccanismo per monitorare l'attuazione delle misure di sostegno, in quanto molte delle organizzazioni che hanno risposto al sondaggio hanno lamentato di non aver ricevuto nessun aiuto finanziario dopo che l'UE aveva annunciato la messa a disposizione dei fondi. (dm)

Il CESE si esprime sulla necessità di uno strumento UE per i salari minimi.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere sul tema Salari minimi dignitosi in tutta Europa quale contributo al dibattito in materia in corso in tutta l'UE.

Tale parere esplorativo è stato richiesto dal Parlamento europeo dopo che la Commissione aveva annunciato che stava valutando la possibilità di proporre uno strumento giuridico per garantire il diritto di ogni lavoratore dell'UE a un salario minimo in grado di assicurare un tenore di vita dignitoso.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere sul tema Salari minimi dignitosi in tutta Europa quale contributo al dibattito in materia in corso in tutta l'UE.

Tale parere esplorativo è stato richiesto dal Parlamento europeo dopo che la Commissione aveva annunciato che stava valutando la possibilità di proporre uno strumento giuridico per garantire il diritto di ogni lavoratore dell'UE a un salario minimo in grado di assicurare un tenore di vita dignitoso.

Nel parere il CESE sostiene che salari minimi equi, insieme a politiche di inclusione incentrate sulla persona, integrate e attive potrebbero contribuire a ridurre la povertà tra i lavoratori poveri,

sottolineando tuttavia che qualsiasi iniziativa dell'UE di questo tipo deve basarsi su un'analisi accurata della situazione negli Stati membri e rispettare pienamente il ruolo e l'autonomia delle parti sociali, nonché i diversi modelli di relazioni industriali.

Tuttavia, i tre gruppi del CESE, che rappresentano i datori di lavoro, i sindacati e le organizzazioni della società civile dell'UE, hanno opinioni divergenti sull'approccio da seguire.

A nome del gruppo Datori di lavoro del CESE, il relatore Stefano Malliaha affermato: "il gruppo Datori di lavoro ritiene che l'UE non abbia alcuna competenza in materia di retribuzioni, compresi i livelli salariali, e che la determinazione dei salari minimi sia una questione di competenza nazionale, da effettuarsi conformemente alle caratteristiche specifiche dei rispettivi sistemi nazionali. Va evitato, specie in questo momento, qualsiasi intervento inappropriato dell'UE. Là dove le parti sociali hanno bisogno di sostegno, dovremmo esaminare la possibilità di affrontare esigenze specifiche promuovendo lo scambio di buone pratiche e lo sviluppo di capacità, evitando di cadere nella trappola di un approccio indifferenziato che potrebbe avere gravi conseguenze negative."

In rappresentanza del gruppo Lavoratori del CESE, il relatore Oliver Röpke ha dichiarato: "Garantire che i lavoratori di tutta l'UE beneficino di salari minimi dignitosi deve essere un elemento essenziale della strategia di ripresa dell'UE. Per il gruppo Lavoratori è incontestabile che tutti i lavoratori debbano essere tutelati da salari minimi equi, che consentano un tenore di vita dignitoso ovunque essi lavorino. La contrattazione collettiva rimane il modo più efficace per garantire salari equi e deve essere rafforzata e promossa in tutti gli Stati membri. Apprezziamo quindi il riconoscimento, da parte della Commissione, dell'esistenza di un margine di azione dell'UE nel promuovere il ruolo della contrattazione collettiva a sostegno dell'adeguatezza e della copertura dei salari minimi." (ll)

Gli scioperi dei ragazzi per il clima ci dicono che è tempo di dare a questi giovani un posto al tavolo delle discussioni

L'emergenza climatica che deve oggi affrontare il nostro pianeta ha mobilitato milioni di giovani in tutto il mondo, molti dei quali sono profondamente preoccupati dalla minaccia che essa fa pesare sul loro futuro. Nello stesso tempo, sono proprio i giovani ad avere dato ripetutamente prova della loro energia e creatività e della loro motivazione a mettere in discussione gli attuali modelli non più sostenibili, e sono loro a fare pressione sui decisori perché mettano in campo politiche ambiziose. C'è però una bella differenza tra prestare semplicemente ascolto a questi giovani e passare davvero all'azione mettendo in pratica le loro raccomandazioni.

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L'emergenza climatica che deve oggi affrontare il nostro pianeta ha mobilitato milioni di giovani in tutto il mondo, molti dei quali sono profondamente preoccupati dalla minaccia che essa fa pesare sul loro futuro. Nello stesso tempo, sono proprio i giovani ad avere dato ripetutamente prova della loro energia e creatività e della loro motivazione a mettere in discussione gli attuali modelli non più sostenibili, e sono loro a fare pressione sui decisori perché mettano in campo politiche ambiziose. C'è però una bella differenza tra prestare semplicemente ascolto a questi giovani e passare davvero all'azione mettendo in pratica le loro raccomandazioni.

Nel presente parere il CESE si sforza di ridurre questo iato tra le parole e i fatti, nella convinzione che un coinvolgimento strutturato e formale dei nostri ragazzi sia fondamentale in tutte le fasi dei processi decisionali dell'UE.

"L'Europa e il mondo intero hanno bisogno di ambizione, di leadership e di azione. I nostri sistemi si basano su prestiti contratti con il futuro, e invece è giunto il momento di cominciare a investire nell'avvenire", ha sottolineato il relatore del parere Cillian Lohan.

Il CESE propone quindi di istituire tavole rotonde dei giovani sul clima e la sostenibilità che saranno ospitate dallo stesso Comitato in collaborazione con la Commissione e il Parlamento europeo, e anche di includere un delegato dei giovani nella delegazione ufficiale dell'UE che parteciperà alle riunioni della Conferenza delle parti della Convenzione quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC COP).

È un'occasione unica e irripetibile, nell'arco di una generazione, di correggere le disuguaglianze sistemiche e di imboccare la strada verso un futuro migliore. (mr)

Giornata mondiale dell'alimentazione: per il CESE, l'UE deve trasformare la strategia "dal produttore al consumatore" in azioni significative e tempestive

Da anni il CESE è in prima linea nel promuovere una politica alimentare globale dell'UE, con l'obiettivo di offrire un'alimentazione sana a partire da sistemi alimentari sostenibili, di collegare l'agricoltura all'alimentazione e ai servizi ecosistemici, e di garantire catene di approvvigionamento che tutelino la salute pubblica per l'intera società europea.

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Da anni il CESE è in prima linea nel promuovere una politica alimentare globale dell'UE, con l'obiettivo di offrire un'alimentazione sana a partire da sistemi alimentari sostenibili, di collegare l'agricoltura all'alimentazione e ai servizi ecosistemici, e di garantire catene di approvvigionamento che tutelino la salute pubblica per l'intera società europea.

Secondo il Comitato, la strategia "dal produttore al consumatore" che è stata proposta non tiene conto in misura sufficiente di questi obiettivi.

Uno strumento essenziale per l'attuazione della strategia è il bilancio della politica agricola comune (PAC), che rappresenta il 40 % circa della spesa totale dell'UE. Il bilancio della PAC dovrebbe quindi essere aumentato in conformità con tali obiettivi.

Inoltre, la strategia non affronta il problema della gestione sostenibile dei terreni e dell'accesso alla terra, uno dei maggiori ostacoli al ricambio generazionale della popolazione agricola. Al tempo stesso, la funzione di sostegno al reddito dei pagamenti della PAC è essenziale ed è destinata a rimanere tale negli anni a venire, anche quando si adotteranno misure per garantire che i prezzi dei prodotti alimentari rispecchino i costi reali di produzione.

Un'altra grande preoccupazione per gli agricoltori dell'UE è rappresentata dal fatto che devono competere con prodotti importati che non rispettano gli obiettivi di sostenibilità. Il CESE invita quindi l'UE ad assicurare una reale reciprocità delle norme contenute negli accordi commerciali preferenziali.

L'Europa e il mondo hanno tanta strada da fare per diventare pienamente sostenibili. L'Europa dispone degli strumenti e delle conoscenze per realizzare quest'obiettivo. È tempo di dimostrare che abbiamo anche la volontà e l'impegno sul piano politico, e di indicare agli altri il cammino da seguire. (mr)

La chiarezza sullo status dei lavoratori può contribuire a garantire condizioni di lavoro dignitose nell'economia delle piattaforme

Il Comitato economico e sociale europeo esorta l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi per chiarire i termini dell'occupazione nell'economia delle piattaforme. La mancanza di definizioni standardizzate dello status dei lavoratori e dei datori di lavoro può infatti complicare l'applicazione del diritto del lavoro e di molti diritti in materia di protezione del lavoro.

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Il Comitato economico e sociale europeo esorta l'UE e gli Stati membri ad adoperarsi per chiarire i termini di occupazione nell'economia delle piattaforme. La mancanza di definizioni standardizzate dello status dei lavoratori e dei datori di lavoro può infatti complicare l'applicazione del diritto del lavoro e di molti diritti in materia di protezione del lavoro.

I concetti principali che devono essere chiariti sono quelli che definiscono le piattaforme come "intermediari tra domanda e offerta" e non come "datori di lavoro". Ne consegue che i lavoratori sono considerati "autonomi" anziché "dipendenti", privandoli spesso della protezione giuridica e sociale, ivi comprese la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, o della tutela dell'occupazione, la cui importanza è emersa in particolare durante l'attuale pandemia.

Secondo il CESE, per determinare se un lavoratore sia dipendente o autonomo, l'UE e gli Stati membri dovrebbero utilizzare come parametro il concetto di dipendenza economica e subordinazione. Il Comitato afferma inoltre che l'UE e gli Stati membri dovrebbero valutare attentamente l'adozione del principio secondo cui un lavoratore è considerato un lavoratore subordinato finché non si provi il contrario. Tuttavia, coloro che sono effettivamente lavoratori autonomi dovrebbero poter continuare a godere di tale status se lo desiderano.

Il CESE indica nella flessibilità e autonomia del lavoro, nel reddito supplementare per i lavoratori e nell'accesso più agevole delle persone vulnerabili all'occupazione alcuni dei benefici offerti dall'economia delle piattaforme, ma mette in guardia contro i pericoli, che non devono essere sottovalutati.

Oltre al rischio che i lavoratori vedano negati i loro diritti fondamentali, compresi il diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva, vi sono anche quelli per la società nel suo complesso, tra i quali il rischio di una concorrenza basata sulla corsa al ribasso delle norme sociali. Ciò ha conseguenze negative sia per i datori di lavoro, che sono soggetti a una pressione concorrenziale insostenibile, sia per gli Stati membri che perdono gettito fiscale e contributi previdenziali.

Il CESE ha presentato le proprie argomentazioni nel parere Condizioni di lavoro dignitose nell'economia delle piattaforme, adottato nella sessione plenaria di settembre ed elaborato, su richiesta della presidenza tedesca dell'UE, dal membro portoghese del Comitato Carlos Manuel Trindade. (ll)

La biodiversità è il tassello mancante nel complicato puzzle delle strategie dell'UE

È dal 1992 che l'Unione europea cerca di mettere in campo una strategia sulla biodiversità senza però ottenere grandi risultati, principalmente a causa di un'attuazione inadeguata del quadro giuridico negli Stati membri e delle scarse risorse finanziarie dedicate alle misure necessarie.

Il CESE accoglie favorevolmente il rinnovato impegno e i nuovi sforzi della Commissione per l'elaborazione di una strategia sulla biodiversità che fissi gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, come uno dei percorsi verso la realizzazione del Green Deal europeo. 

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È dal 1992 che l'Unione europea cerca di mettere in campo una strategia sulla biodiversità senza però ottenere grandi risultati, principalmente a causa di un'attuazione inadeguata del quadro giuridico negli Stati membri e delle scarse risorse finanziarie dedicate alle misure necessarie.

Il CESE accoglie favorevolmente il rinnovato impegno e i nuovi sforzi della Commissione per l'elaborazione di una strategia sulla biodiversità che fissi gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, come uno dei percorsi verso la realizzazione del Green Deal europeo. 

Secondo il relatore Antonello Pezzini e il correlatore Lutz Ribbe, questa strategia è la strada maestra da percorrere per mettere la biodiversità europea al centro della ripresa post Covid-19, a beneficio delle persone, del clima e del pianeta, riportando la natura nella nostra vita.

L'UE deve adoperarsi molto di più per proteggere le risorse naturali ancora esistenti attraverso campagne di sensibilizzazione e di comunicazione. Il CESE ritiene inoltre necessario estendere le superfici delle aree protette, soprattutto quelle rigorosamente protette, per il ripristino degli habitat e la lotta al declino delle specie.

Il CESE sottolinea che la protezione della biodiversità non può essere a carico degli agricoltori e dei proprietari di foreste dal punto di vista economico. La fornitura di questo "bene e valore pubblico" dovrebbe piuttosto diventare un'interessante opportunità di reddito per gli agricoltori stessi.

In vista della prossima Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica, che si terrà in Cina nel 2021, occorre fare molto di più per proteggere la biodiversità a livello mondiale. È tempo che l'Europa assuma il suo ruolo di leader e convinca le altre parti che vale la pena seguire le strategie adottate. (mr)

Il CESE chiede un piano d'azione dell'UE per garantire catene di approvvigionamento globali eque e sostenibili

La pandemia di Covid-19 ha messo in luce la fragilità delle catene di approvvigionamento. Ha inoltre messo in luce la vulnerabilità dei lavoratori e gli effetti negativi, sul piano sociale, sanitario e della sicurezza, delle operazioni delle imprese nelle odierne catene di approvvigionamento. In un momento cruciale per la dimensione concreta dell'azione politica e del processo decisionale, la presidenza tedesca dell'UE e il Parlamento europeo hanno chiesto al CESE di formulare le sue raccomandazioni. In due pareri adottati nella sessione plenaria di settembre, il CESE invita la Commissione europea a elaborare un piano d'azione europeo e a introdurre obblighi vincolanti in materia di dovere di diligenza nelle catene di approvvigionamento globali.

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La pandemia di Covid-19 ha messo in luce la fragilità delle catene di approvvigionamento. Ha inoltre messo in luce la vulnerabilità dei lavoratori e gli effetti negativi, sul piano sociale, sanitario e della sicurezza, delle operazioni delle imprese nelle odierne catene di approvvigionamento. In un momento cruciale per la dimensione concreta dell'azione politica e del processo decisionale concreti, la presidenza tedesca dell'UE e il Parlamento europeo hanno chiesto al CESE di formulare le sue raccomandazioni. In due pareri adottati nella sessione plenaria di settembre, il CESE invita la Commissione europea a elaborare un piano d'azione europeo e a introdurre obblighi vincolanti in materia di dovere di diligenza nelle catene di approvvigionamento globali.

In un parere esplorativo, il CESE chiede un piano d'azione europeo su diritti umani, lavoro dignitoso e sostenibilità nelle catene di approvvigionamento globali, con in primo piano una legislazione vincolante trasversale dell'UE su diritti umani, dovuta diligenza e condotta imprenditoriale responsabile. Esso dovrebbe comprendere un'ampia definizione dei diritti umani, inclusi i diritti dei lavoratori e sindacali, e basarsi su una serie di strumenti internazionali.

Parallelamente al suo lavoro sul piano d'azione, il CESE ha formulato un parere per il Parlamento europeo su un'iniziativa giuridica europea che introduca l'obbligo di un dovere di diligenza sui diritti umani e sulle ripercussioni ambientali delle pratiche imprenditoriali. L'iniziativa, annunciata dal Commissario europeo Didier Reynders nell'aprile 2020 e attesa per il 2021, renderà giuridicamente vincolante per le società che operano nell'UE l'individuazione, la prevenzione, l'attenuazione e la presa in considerazione delle ripercussioni negative delle loro attività sui diritti umani e sui diritti dei lavoratori e sull'ambiente. (dgf)

Settore delle materie prime dell'UE: il CESE raccomanda la digitalizzazione dell'industria mineraria

Garantire un accesso sostenibile alle materie prime, compresi i metalli, i minerali industriali e i materiali per l'edilizia, e in particolare alle materie prime essenziali, è di grande importanza per l'economia europea, dato che nell'UE almeno 30 milioni di posti di lavoro dipendono dalla disponibilità di materie prime. La pandemia di Covid-19 in corso mette in luce tutta l'importanza della trasformazione digitale. 

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Garantire un accesso sostenibile alle materie prime, compresi i metalli, i minerali industriali e i materiali per l'edilizia, e in particolare alle materie prime essenziali, è di grande importanza per l'economia europea, dato che nell'UE almeno 30 milioni di posti di lavoro dipendono dalla disponibilità di materie prime. La pandemia di Covid-19 in corso mette in luce tutta l'importanza della trasformazione digitale. 

Nella sessione plenaria di settembre, in un momento cruciale per l'attuazione del Green Deal europeo e del piano dell'UE per la ripresa, il CESE ha adottato un parere d'iniziativa sul tema L'attività estrattiva digitale in Europa: nuove soluzioni per la produzione sostenibile di materie prime.

Nel parere il Comitato raccomanda la digitalizzazione del settore delle materie prime dell'UE sostenendo che si tratta di un'opportunità unica per accrescere la resilienza delle catene di approvvigionamento industriali europee, migliorare le prestazioni ambientali del settore dei minerali e rafforzare la trasparenza e il dialogo con i cittadini e le comunità interessate da attività minerarie.

Secondo il relatore del parere Marian Krzaklewski, ''la trasformazione digitale del settore minerario richiede uno sforzo ambizioso per apportare modifiche alla legislazione e alle regolamentazioni in vigore, uno sforzo che dovrebbe essere compiuto con il coordinamento di organizzazioni sovranazionali e nella sfera del diritto internazionale''.

Il CESE sottolinea l'importanza di predisporre una rete di informazione globale e a vasto raggio sui minerali per sostenere la trasformazione digitale e contribuire all'assunzione di decisioni consapevoli a livello dell'UE. Il Comitato riconosce l'azione che sta svolgendo il Centro comune di ricerca (JRC) per creare e mantenere un sistema europeo d'informazione sulle materie prime.

Ritiene inoltre che l'UE e gli Stati membri debbano sostenere attivamente la trasformazione digitale del settore minerario europeo, poiché si tratta di un processo fondamentale per aumentare la resilienza dell'industria dell'UE e della catena del valore delle materie prime. Le miniere che utilizzano tecnologie digitali, in particolare l'automazione integrata, le reti cognitive e le analisi in tempo reale, sono più efficienti, ecologiche e sicure. Nelle "miniere intelligenti" è più facile conseguire impronte ambientali ridotte e ambienti più sicuri, e questo è essenziale per ottenere la "licenza sociale ad operare" (SLO) in Europa. (ks)

Aviazione - Il CESE esorta la Commissione a adottare un piano globale di ripresa

Il CESE invita la Commissione europea a predisporre un'ampia tabella di marcia per la ripresa dell'aviazione europea nel suo complesso, con risorse specifiche per il sostegno di tutti i sottosettori e dei loro addetti.

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Il CESE invita la Commissione europea a predisporre una tabella di marcia completa per la ripresa dell'aviazione europea nel suo complesso, con risorse specifiche per il sostegno di tutti i sottosettori e dei loro addetti. Nel parere elaborato da Thomas Kropp e adottato nella sessione plenaria di settembre, il Comitato sostiene la necessità di una risposta politica ambiziosa e coordinata, con una netta distinzione tra una fase iniziale di ripresa, a breve termine, e l'esigenza di garantire la competitività internazionale del settore e condizioni di parità nella concorrenza, a medio e lungo termine.

A margine di tale sessione plenaria, il relatore Kropp ha dichiarato: "Benché in passato il settore dell'aviazione abbia attraversato delle crisi, quella attuale è una crisi senza precedenti. Secondo stime aggiornate, la piena ripresa del settore non avrà luogo prima del 2024. Né le istituzioni europee né altri organismi internazionali sono finora stati in grado di coordinare le misure normative atte a stabilire standard internazionali. Il settore dell'aviazione non comprende solo le compagnie aeree, ma anche altri attori importanti, come gli aeroporti e altri fornitori di servizi (di navigazione aerea, assistenza a terra ecc.), che devono essere tutti presi in considerazione ai fini della ricerca di soluzioni".

In generale, la Commissione deve cercare un giusto equilibrio tra le misure necessarie per la ripresa e i requisiti finanziari posti dal Green Deal europeo, evitando l'imposizione di oneri normativi aggiuntivi, in particolare nella fase di ripresa, in quanto l'intero settore è estremamente fragile dal punto di vista finanziario.

 

Per la transizione energetica serve una visione chiara del futuro

La transizione energetica richiede una visione politica chiara, perché non si tratta solo di una questione tecnologica, ma anche di una sfida profondamente sociale.

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La transizione energetica richiede una visione politica chiara, perché non si tratta solo di una questione tecnologica, ma anche di una sfida profondamente sociale. Nel parere elaborato da Lutz Ribbe e Thomas Kattnig e adottato nella sua sessione plenaria di settembre, il CESE sottolinea che il futuro sistema energetico dovrà avere elementi sia centralizzati che decentrati, ma che la sua organizzazione non può essere lasciata al caso.

Durante il dibattito Ribbe ha affermato: "Serve una visione chiara in merito all'opportunità di dare priorità al decentramento o alla centralizzazione. La transizione energetica in Europa, infatti, richiede anzitutto certezza degli investimenti sia per il settore pubblico che per quello privato, e solo decisioni fondamentali chiare possono generare tale certezza."

Facendo eco a questa affermazione, Kattnig ha aggiunto che: "Bisogna garantire la partecipazione dei lavoratori, dei sindacati e dei consumatori alla transizione energetica, come promesso dai responsabili politici e richiesto con forza dal CESE. Ma anche a questo riguardo la Commissione e gli Stati membri lasciano aperti più interrogativi di quanti non ne risolvano. Per di più, le attuali iniziative di politica energetica impediranno, anziché incoraggiare, un'ampia partecipazione del pubblico."

Sia i sistemi centralizzati che quelli decentrati presentano vantaggi e svantaggi. In un sistema centralizzato la creazione di valore è in genere concentrata nelle mani di pochi operatori, mentre in un sistema decentrato i consumatori possono contribuire come clienti attivi, comunità energetiche di cittadini, agricoltori, PMI e aziende municipali. (mp)

La futura governance economica dell'UE deve far segnare una "svolta" e non un "ritorno alla normalità"

Il riesame della governance economica 2020 presentato dalla Commissione europea giunge al momento giusto e dovrebbe spianare la strada a una riforma globale, facendo segnare una "svolta" verso un quadro riveduto e riequilibrato, anziché rappresentare un "ritorno" alla normalità.

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Il riesame della governance economica 2020 presentato dalla Commissione europea giunge al momento giusto e dovrebbe spianare la strada a una riforma globale, facendo segnare una "svolta" verso un quadro riveduto e riequilibrato, anziché rappresentare un "ritorno" alla normalità. In un parere elaborato da Judith Vorbach e Tommaso Di Fazio e adottato alla sessione plenaria di settembre, il CESE sostiene la necessità di una nuova politica economica a livello dell'UE, e più precisamente di una politica economica incentrata sulla prosperità per promuovere il benessere delle persone e su una serie di obiettivi politici, come una crescita sostenibile e inclusiva, la piena occupazione e posti di lavoro dignitosi, un'equa distribuzione della ricchezza materiale, salute pubblica e qualità della vita, sostenibilità ambientale, mercati finanziari e stabilità dei prezzi, relazioni commerciali equilibrate, un'economia sociale di mercato competitiva e finanze pubbliche stabili.

Esortando la Commissione e gli Stati membri a riprendere la riflessione sulle attuali regole dell'UE alla luce della pandemia di Covid-19, Judith Vorbach ha affermato: "Occorre rivedere e modernizzare con urgenza il quadro di governance economica, in modo che sia più equilibrato e ponga in primo piano la prosperità, al fine di promuovere il benessere dei cittadini in Europa. Nessuno deve essere lasciato indietro. Un modo per realizzare questo obiettivo è quello di applicare la "regola d'oro" (golden rule) per gli investimenti pubblici al fine di salvaguardare la produttività e la base sociale ed ecologica del benessere delle generazioni future. Altri aspetti importanti sono garantire entrate pubbliche sufficienti, una politica fiscale equa e attenuare l'influenza di indicatori economicamente discutibili sulla definizione delle politiche. Sarà inoltre essenziale un più stretto coinvolgimento del Parlamento europeo, delle parti sociali e della società civile nel suo complesso".

Facendo eco alle parole della relatrice Vorbach, Di Fazio ha aggiunto: "La crisi della Covid-19 costituisce uno shock enorme, che richiede pieni poteri finanziari. È necessaria un'armonia di intenti per contenere le conseguenze economiche e sociali di questa pandemia e per ripartire equamente tra gli Stati membri e all'interno di essi il peso dei danni causati dalla pandemia. Sono già state stabilite importanti misure a breve termine, come l'attivazione della clausola di salvaguardia generale del quadro di bilancio. Tuttavia, invece di puntare a un "ritorno alla normalità" precipitoso, dobbiamo fare un balzo in avanti e compiere una "svolta" verso una visione economica rinnovata, che intensifichi gli investimenti nella formazione, nella ricerca e nello sviluppo e potenzi le attività produttive strategiche". (mp)

Agenda territoriale dell'UE - Le nuove politiche devono tenere conto delle conseguenze della crisi del coronavirus

La nuova agenda urbana e territoriale riveduta dell'UE deve affrontare gli effetti della crisi causata dalla pandemia di Covid-19, e la politica di coesione può essere lo strumento giusto per occuparsi della ripresa economica dell'Europa. In due pareri adottati nella sessione plenaria di settembre, il CESE fa il punto delle politiche territoriali dell'UE e traccia la via da seguire.

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La nuova agenda urbana e territoriale riveduta dell'UE deve affrontare gli effetti della crisi causata dalla pandemia di Covid-19, e la politica di coesione può essere lo strumento giusto per occuparsi della ripresa economica dell'Europa. In due pareri adottati nella sessione plenaria di settembre, il CESE fa il punto delle politiche territoriali dell'UE e traccia la via da seguire.

Nel primo parere, Petr Zahradník e Roman Haken si concentrano sulla revisione della Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili e si associano alle richieste avanzate nella nuova agenda territoriale 2030 per un’Europa equa e verde e per una dimensione territoriale più forte in tutte le politiche e a tutti i livelli di governance.

A livello locale, le parole chiave per il futuro devono essere integrazione, sostenibilità e resilienza delle città e delle regioni. Intervenendo in sessione plenaria, Petr Zahradník ha dichiarato: "Il potenziale per attuare progetti integrati nel campo dello sviluppo territoriale e urbano è enorme, come lo sono i vantaggi derivanti da tale approccio in termini di sinergia di effetti, risparmi sui costi e interconnessioni funzionali.”

Roman Haken ha aggiunto: "Considerati gli effetti dei cambiamenti climatici, l'uso delle risorse e la necessità di ridurre i rischi ambientali, la sostenibilità e la resilienza delle città e delle regioni non possono essere affrontate separatamente. Pertanto l’agenda urbana dovrebbe essere coordinata il più strettamente possibile con la politica di coesione territoriale.”

La coesione è quindi cruciale, ed è anche al centro di un parere elaborato da Gonçalo Lobo Xavier, in cui il CESE afferma che essa potrebbe costituire lo strumento ideale per affrontare le numerose sfide derivanti dalla pandemia di coronavirus e invita la Commissione ad agire. "Dobbiamo intervenire con urgenza e dare una risposta rapida; i mezzi finanziari necessari per aiutare e sostenere gli Stati membri vanno impiegati attenendosi ai criteri pertinenti, ma al tempo stesso agendo con coraggio", ha dichiarato Lobo Xavier. "Oggi più che mai, l'Europa ha bisogno di un approccio differenziato ad una sfida che è la stessa per tutti." (mp)

Notizie dai gruppi

Risposte ad alto livello alla lettera del gruppo Datori di lavoro sul bilancio dell'UE per la ripresa

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

L'appello del gruppo Datori di lavoro del CESE per un rapido accordo su un bilancio ambizioso per la ripresa ha ricevuto risposte dal più alto livello politico. Nel giugno 2020 il gruppo Datori di lavoro ha inviato una lettera su questo tema ai membri del Consiglio europeo, nonché ai Presidenti del Consiglio europeo Charles Michel, della Commissione europea Ursula von der Leyen e del Parlamento europeo David Sassoli.

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

L'appello del gruppo Datori di lavoro del CESE per un rapido accordo su un bilancio ambizioso per la ripresa ha ricevuto risposte dal più alto livello politico. Nel giugno 2020 il gruppo Datori di lavoro ha inviato una lettera su questo tema ai membri del Consiglio europeo, nonché ai Presidenti del Consiglio europeo Charles Michel, della Commissione europea Ursula von der Leyen e del Parlamento europeo David Sassoli.

Uno dei messaggi chiave del gruppo Datori di lavoro è che le imprese prospere e resilienti sono fondamentali per la ripresa dell'intera economia dell'UE. Nel prepararsi al periodo che seguirà la crisi [ pertanto fondamentale concentrarsi con determinazione sulle condizioni dell'attività imprenditoriale. Nella sua risposta inviata il 3 luglio Frédéric Bernard, capo di gabinetto del Presidente Michel, ha sottolineato che il prossimo QFP sarà fondamentale per una ripresa stabile e servirà anche a favorire un "mercato unico pienamente funzionante e modernizzato".

Gli ha fatto eco il Presidente Sassoli, che nella sua risposta al gruppo Datori di lavoro del 17 luglio ha osservato che "abbiamo bisogno di misure economiche straordinarie e senza precedenti e di un'unità europea incondizionata" e ha espresso soddisfazione per l'identità di vedute con il gruppo Datori di lavoro sulla necessità di una risposta unitaria a livello dell'UE. Per aiutare i cittadini e le imprese d'Europa a riprendersi dalla crisi è necessario un QFP ambizioso.

Anche la Presidente von der Leyen ha espresso la sua gratitudine per la lettera e il documento di sintesi intitolato L'attività d'impresa è fondamentale per la ripresa dell'UE dalla crisi del coronavirus. I due documenti sono stati trasmessi a Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione per il portafoglio Relazioni interistituzionali e prospettive strategiche. A nome del Presidente Macron, il capo di gabinetto Patrick Strzoda ha confermato l'importanza di rilanciare rapidamente l'economia. La lettera è stata inviata anche a Bruno le Maire, ministro francese dell'Economia e delle finanze, e a Clément Beaune, ministro di Stato francese per gli Affari europei.

Giornata mondiale per il lavoro dignitoso

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Quest'anno la celebrazione della Giornata mondiale per il lavoro dignitoso assume una rilevanza del tutto particolare. La pandemia di Covid-19 ha esacerbato le inadeguatezze delle nostre società, in particolare in tema di lavoro, salari e redditi dignitosi.

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A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Quest'anno la celebrazione della Giornata mondiale per il lavoro dignitoso assume una rilevanza del tutto particolare. La pandemia di Covid-19 ha esacerbato le inadeguatezze delle nostre società, in particolare in tema di lavoro, salari e redditi dignitosi. Ancora una volta, determinati gruppi di persone, che erano già tra i più vulnerabili, sono stati colpiti oltre misura: giovani in lavori precari, donne rappresentate in misura sproporzionata nei settori più colpiti oppure donne che rimangono a casa per occuparsi della scolarità dei figli e assistere altri membri della famiglia, lavoratori autonomi e lavoratori delle piattaforme, lavoratori con bassi salari, persone in lavori non dichiarati e migranti.

Nella Giornata per il lavoro dignitoso, il gruppo Lavoratori si è unito alla Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) e alla Confederazione europea dei sindacati (CES) nella richiesta di un Nuovo contratto sociale per la ripresa e la resilienza, con l'obiettivo di contrastare gli effetti della crisi causata dalla pandemia di Covid-19 in modo sostenibile, dando finalmente una risposta ai bisogni delle persone. Un rinnovamento autentico del progetto europeo esige robusti investimenti sociali per integrare le politiche economiche, grazie a un'attenzione specifica alla conservazione e alla creazione di posti di lavoro di alta qualità, a retribuzioni eque e all'eliminazione del lavoro precario.

È urgente che la Commissione prosegua il processo di attuazione del pilastro dei diritti sociali e in particolare porti avanti le iniziative relative ai salari minimi, al reddito minimo, alla trasparenza delle retribuzioni e al rafforzamento delle normative riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro. A tale riguardo, occorre garantire la contrattazione collettiva e gli interessi dei lavoratori precari e vulnerabili. È inoltre fondamentale assicurare l'equità nel settore delle piattaforme, che genera enormi profitti per le imprese, mentre le persone che vi lavorano si trovano in una situazione estremamente precaria in termini di diritti del lavoro, salari e condizioni di lavoro.

Quali priorità per le future politiche dell'UE?

A cura del gruppo Diversità Europa del CESE

Di Simo Tiainen, membro del gruppo Diversità Europa, rappresentante dell'Unione centrale finlandese dei produttori agricoli e dei proprietari di foreste (MTK)

Le priorità delle politiche dell'UE devono continuare ad articolarsi attorno a un migliore equilibrio economico, sociale e regionale in Europa e alla competitività delle industrie e delle imprese dell'UE, compresa l'agricoltura. La nostra competitività dovrebbe basarsi su una produzione sostenibile, sull'occupazione e sulla crescita economica.

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A cura del gruppo Diversità Europa del CESE

Di Simo Tiainen, membro del gruppo Diversità Europa, rappresentante dell'Unione centrale finlandese dei produttori agricoli e dei proprietari di foreste (MTK)

Le priorità delle politiche dell'UE devono continuare ad articolarsi attorno a un migliore equilibrio economico, sociale e regionale in Europa e alla competitività delle industrie e delle imprese dell'UE, compresa l'agricoltura. La nostra competitività dovrebbe basarsi su una produzione sostenibile, sull'occupazione e sulla crescita economica. Solo un'Europa economicamente forte può assumere ruoli di leadership e responsabilità. Nei negoziati commerciali non bisogna mai compromettere i principi alla base della produzione alimentare europea, quali la sostenibilità, gli standard elevati e la sicurezza alimentare.

L'agricoltura è di fondamentale importanza per le sfide strategiche, economiche, ambientali e sociali di domani. Gli europei vogliono continuare a mangiare cibi sostenibili e sicuri. Per questo motivo la politica agricola comune (PAC) deve garantire l'approvvigionamento di alimenti sani e sicuri, la protezione dell'ambiente e dello spazio rurale, il benessere degli animali, le misure di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, il sostentamento degli agricoltori e la vitalità delle zone rurali. L'UE deve difendere il modello agricolo europeo sulla base dei principi della sovranità alimentare e della sostenibilità. La PAC dovrebbe essere semplificata, vi dovrebbe essere meno burocrazia e maggiore sussidiarietà.

Infine, le politiche dell'UE dovrebbero migliorare la gestione sostenibile delle foreste. L'UE ha bisogno di una strategia forestale solida che tenga conto di tutte le dimensioni della sostenibilità. Una strategia forestale che consenta di coltivare più legname e altri prodotti in Europa e possa contribuire in modo significativo allo sviluppo di un nuovo tipo di bioeconomia, alla neutralità in termini di emissioni di carbonio, come anche all'occupazione e alla crescita. La gestione sostenibile delle foreste, i necessari pozzi di assorbimento del carbonio e la necessità di preservare la biodiversità sono aspetti pienamente compatibili tra loro.

Soon in the EESC/Cultural events

La mostra "Habitat" di Tom Hegen arriva al CESE

Uno studio del rapporto tra esseri umani e natura attraverso la fotografia aerea.

Il CESE accoglierà una mostra fotografica intitolata Habitat, che presenterà il lavoro di Tom Hegen, un fotografo e designer tedesco di Monaco di Baviera, la cui opera ha già ottenuto numerosi riconoscimenti.

Il fulcro del lavoro di Tom Hegen è costituito da progetti di fotografia aerea volti a presentare l'impatto dell'attività umana sulla terra e, in molti casi, a illustrare il rapporto tra esseri umani e natura. Il progetto Habitat invita i visitatori a scoprire il nostro pianeta da una nuova prospettiva, a comprendere la portata dell'attività umana sul nostro pianeta e, in ultima analisi, ad assumersi le proprie responsabilità. La mostra espone una serie di 31 immagini di paesaggi che sono stati trasformati dall'attività umana.

La mostra, un evento legato alla presidenza tedesca del Consiglio dell'UE, resterà aperta al CESE dal 26 ottobre al 30 novembre 2020. (ck)

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Uno studio del rapporto tra esseri umani e natura attraverso la fotografia aerea.

Il CESE accoglierà una mostra fotografica intitolata Habitat, che presenterà il lavoro di Tom Hegen, un fotografo e designer tedesco di Monaco di Baviera, la cui opera ha già ottenuto numerosi riconoscimenti.

Il fulcro del lavoro di Tom Hegen è costituito da progetti di fotografia aerea volti a presentare l'impatto dell'attività umana sulla terra e, in molti casi, a illustrare il rapporto tra esseri umani e natura. Il progetto Habitat invita i visitatori a scoprire il nostro pianeta da una nuova prospettiva, a comprendere la portata dell'attività umana sul nostro pianeta e, in ultima analisi, ad assumersi le proprie responsabilità. La mostra espone una serie di 31 immagini di paesaggi che sono stati trasformati dall'attività umana.

La mostra, un evento legato alla presidenza tedesca del Consiglio dell'UE, resterà aperta al CESE dal 26 ottobre al 30 novembre 2020. (ck)

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Daniela Marangoni (dm)
David Gippini Fournier (dgf)
Jasmin Kloetzing  (jk)
Katharina Radler (kr)
Katerina Serifi (ks)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarida Reis (mr)
Margarita Gavanas (mg)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Katerina Serifi (ks)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
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October 2020
10/2020

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