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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

SEPTEMBER 2023 | IT

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Editoriale

Editoriale

Care lettrici, cari lettori,

bentornati dopo la pausa estiva!

Spero proprio che vi siate goduti questa pausa e siate ora rilassati e ricaricati per i mesi di intenso lavoro che ci attendono. Mentre si prepara una fase critica per l'Unione europea, con accordi e normative di cruciale importanza da mettere a punto prima che entri nel vivo la campagna elettorale per il Parlamento europeo, il CESE è impegnato ad affrontare una serie di questioni urgenti all'ordine del giorno della società civile. 

Dopo un'estate caratterizzata da ondate di calore senza precedenti, incendi boschivi e inondazioni devastanti in varie parti dell'Unione, è fin troppo chiaro che è indispensabile agire quanto prima. L'Europa ha estremo bisogno di un piano d'azione globale per l'acqua. Il CESE sta lavorando a un parere trasversale volto a sollecitare una strategia ma anche finanziamenti e infrastrutture adeguati in questo campo, che salvaguardino l'accesso di tutti all'acqua potabile. Proprio come il Green Deal è diventato sinonimo dell'impegno dell'UE a favore dell'azione per il clima, il Blue Deal che va profilandosi deve aspirare a ridefinire il parametro di riferimento globale per la gestione sostenibile delle risorse idriche. 

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Care lettrici, cari lettori,

bentornati dopo la pausa estiva!

Spero proprio che vi siate goduti questa pausa e siate ora rilassati e ricaricati per i mesi di intenso lavoro che ci attendono. Mentre si prepara una fase critica per l'Unione europea, con accordi e normative di cruciale importanza da mettere a punto prima che entri nel vivo la campagna elettorale per il Parlamento europeo, il CESE è impegnato ad affrontare una serie di questioni urgenti all'ordine del giorno della società civile. 

Dopo un'estate caratterizzata da ondate di calore senza precedenti, incendi boschivi e inondazioni devastanti in varie parti dell'Unione, è fin troppo chiaro che è indispensabile agire quanto prima. L'Europa ha estremo bisogno di un piano d'azione globale per l'acqua. Il CESE sta lavorando a un parere trasversale volto a sollecitare una strategia ma anche finanziamenti e infrastrutture adeguati in questo campo, che salvaguardino l'accesso di tutti all'acqua potabile. Proprio come il Green Deal è diventato sinonimo dell'impegno dell'UE a favore dell'azione per il clima, il Blue Deal che va profilandosi deve aspirare a ridefinire il parametro di riferimento globale per la gestione sostenibile delle risorse idriche. 

È interessante notare come già oltre dieci anni fa i cittadini dell'Unione avessero chiesto che fosse aggiornata la normativa europea sull'acqua potabile. Il pieno potenziale di uno strumento come l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) rimane inutilizzato, e noi dobbiamo migliorare insieme la nostra capacità di dare risposte ai cittadini. Per questo motivo, nella sessione plenaria del CESE di settembre ascolteremo gli interventi degli organizzatori dell'ICE "Fur Free Europe" (Basta pellicce in Europa), che ha già raccolto 1,5 milioni di adesioni da tutta l'UE. Nel corso della plenaria discuteremo inoltre di una revisione mirata del bilancio dell'UE, che ha dovuto far fronte a una crisi imprevista e richiede quindi un adattamento rapido ed efficace per poter affrontare le nuove, pressanti priorità.  

Nel continuare ad adempiere il nostro compito di portavoce della società civile, rimane centrale l'impegno del mio programma politico ad amplificare in particolare le voci dei giovani. Nel luglio scorso il CESE è diventato il primo tra le istituzioni e gli altri organi dell'Unione ad attuare la "valutazione d'impatto dell'UE dal punto di vista dei giovani" - una tappa importante, che sottolinea la mia dedizione su questo tema. Desidero pertanto ringraziare tutti i membri del CESE per il loro sostegno all'adozione di questa decisione cruciale. Andando oltre, stiamo ora istituendo un gruppo Giovani del CESE e selezionando alcuni pareri per il primo ciclo della valutazione d'impatto dell'UE dal punto di vista dei giovani. 

I prossimi mesi ci vedranno inoltre impegnati a rafforzare i legami con la società civile al di là delle nostre frontiere, e in particolare con quella dei paesi candidati all'adesione all'UE. Il CESE ha raddoppiato gli sforzi per intensificare i rapporti con questi paesi, in modo da poter coinvolgerli più strettamente nel nostro lavoro quotidiano. Nel corso della nostra ultima sessione plenaria abbiamo ribadito questo impegno; e in tal senso appare promettente il prossimo Forum della società civile dei Balcani occidentali, che si terrà a Salonicco, la stessa città in cui vent'anni fa è stato proclamato il futuro europeo di quella regione. 

Nel contempo ci stiamo preparando per il più grande esercizio democratico dell'Unione, ossia le elezioni del Parlamento europeo del giugno 2024. In tale contesto, vorrei richiamare la vostra attenzione sull'iniziativa EurHope e su una consultazione online che definirà l'agenda per i giovani in vista delle elezioni europee. Il contributo della società civile nel raccogliere i punti di vista dei cittadini europei, e specialmente dei giovani, è fondamentale per costruire la resilienza democratica e plasmare il futuro dell'Europa.

Oliver RÖPKE

Presidente del CESE

Date da ricordare

25 settembre 2023

Giornata europea della produzione biologica - Cerimonia di assegnazione dei premi dell'UE per la produzione biologica

30 settembre 2023

14a edizione del Premio CESE per la società civile – termine per la presentazione delle candidature

25-26 ottobre 2023, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

Veniamo al punto!

Le materie prime critiche sono da tempo tra i temi di più scottante attualità affrontati nel dibattito pubblico in Europa. La dolorosa esperienza della pandemia di COVID-19 e dei conseguenti lockdown, che hanno perturbato le catene di approvvigionamento mondiali, ha reso l'industria e i responsabili politici dell'UE acutamente consapevoli della necessità di garantire all'Europa la sicurezza delle forniture di materie prime critiche, con l'obiettivo di realizzare la transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio.

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Le materie prime critiche sono da tempo tra i temi di più scottante attualità affrontati nel dibattito pubblico in Europa. La dolorosa esperienza della pandemia di COVID-19 e dei conseguenti lockdown, che hanno perturbato le catene di approvvigionamento mondiali, ha reso l'industria e i responsabili politici dell'UE acutamente consapevoli della necessità di garantire all'Europa la sicurezza delle forniture di materie prime critiche, con l'obiettivo di realizzare la transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio.

Adesso che i colegislatori dell'UE si apprestano a discutere e negoziare la normativa europea sulle materie prime critiche, Maurizio Mensi e Michal Pinter, rispettivamente relatore e correlatore del parere del CESE su tale proposta legislativa, indicano cosa è necessario fare affinché questa normativa sia davvero utile all'industria europea.

 

Normativa sulle materie prime critiche: quella che oggi non è considerata una materia prima critica, potrebbe diventarlo domani

di Maurizio Mensi e Michal Pinter

È necessario che l'elenco delle materie prime critiche rimanga flessibile e sia riveduto ogni due anni per tenere il passo con gli sviluppi in campo tecnologico e strategico

 

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di Maurizio Mensi e Michal Pinter

È necessario che l'elenco delle materie prime critiche rimanga flessibile e sia riveduto ogni due anni per tenere il passo con gli sviluppi in campo tecnologico e strategico

La carenza di materie prime critiche di cui soffre l'Europa può essere affrontata soltanto con una strategia dell'UE coraggiosa e a tutto campo, che associ investimenti, innovazione, riciclo, sostenibilità e sicurezza dell'approvvigionamento. Il CESE accoglie con grande favore la pubblicazione della normativa sulle materie prime critiche da parte della Commissione europea, dato che tratta tutti questi aspetti e contribuisce anche a prevenire le potenziali distorsioni della concorrenza e la frammentazione del mercato unico

Attualmente l'UE dipende dalle importazioni per una quota compresa tra il 75 e il 100 % per gran parte delle materie prime di cui ha bisogno, e questo la rende vulnerabile sul piano sia economico che strategico (basti pensare al divieto di esportazione di gallio e germanio appena introdotto dal governo cinese).

Il netto aumento della domanda di materie prime critiche registrato tra il 2017 e il 2022 è in larga misura dovuto alla crescente diffusione delle tecnologie pulite (veicoli elettrici, batterie, sistemi solari fotovoltaici ecc.), con il settore energetico quale principale responsabile del maggiore consumo di litio (la cui domanda è più che triplicata), cobalto (+ 70 %) e nichel (+ 40 %). Alla luce di questi dati, è evidente che la stessa sicurezza economica dell'UE dipende dalla sicurezza del suo approvvigionamento di materie prime critiche, dato che i rischi nelle catene di fornitura di queste materie hanno un'incidenza sull'economia nel suo complesso e sul mercato unico.

Il CESE ritiene che il primo passo da fare sia garantire un quadro giuridico prevedibile e stabile per attrarre investimenti non solo nei settori della prospezione e dell'estrazione delle materie prime, ma anche in quelli della trasformazione e del riciclo (i quali possono fornire quantità significative di rame, litio, nichel, cobalto e altri minerali preziosi ricavati da batterie esauste, rifiuti minerari e altro ancora).

In secondo luogo, l'elenco delle materie prime critiche deve essere flessibile, in modo tale che sia possibile adattarlo agevolmente e aggiornarlo almeno ogni due anni. Questo perché, oltre ai materiali elencati come strategici o critici nella normativa proposta, ve ne sono altri al momento non ritenuti critici ma che potrebbero diventarlo nel medio-lungo periodo. L'importanza strategica dei diversi materiali dovrebbe inoltre essere valutata a livello settoriale per tener conto della domanda nei vari comparti industriali.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di assicurarci un ampio sostegno da parte dell'opinione pubblica. L'espansione delle industrie estrattive, della trasformazione e del riciclo creerà nuovi posti di lavoro e contribuirà al progresso economico. Nell'UE il settore delle materie prime occupa direttamente circa 350 000 persone, e oltre 30 milioni di posti di lavoro nelle industrie manifatturiere dipendono dall'accesso alle materie prime minerali. Eppure, l'accettazione dei cittadini non può essere data per scontata. Garantire all'UE un approvvigionamento sostenibile di materie prime e di materiali avanzati richiederà la creazione di oltre 1,2 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. È di cruciale importanza sostenere lo sviluppo di competenze nel mondo accademico, ma anche nell'industria delle materie prime e nelle pubbliche amministrazioni degli Stati membri, con misure mirate sia per i lavoratori del settore che per i funzionari pubblici.

Un altro aspetto fondamentale consiste nell'assicurare l'accesso, a prezzi competitivi, a quantità sufficienti di energia elettrica affidabile e non prodotta a partire da combustibili fossili. Il CESE auspica che venga avviata una riforma dei finanziamenti disponibili per sostenere la fase di commercializzazione e coprire i costi di esercizio, anziché, come avviene oggi, accordare la priorità alla fase di R&S dei nuovi progetti strategici. Con una simile riforma l'UE riuscirebbe più facilmente a porsi obiettivi altrettanto ambiziosi di quelli dell'Inflation Reduction Act - IRA (legge sulla riduzione dell'inflazione) varata negli Stati Uniti.

È anche opportuno sostenere i mercati delle materie prime secondarie con una serie di provvedimenti intesi a creare mercati ben funzionanti e a ridurre al minimo le perdite di rottami o scarti. Questi mercati delle materie prime secondarie sono infatti fondamentali per l'economia circolare e potrebbero trarre vantaggio dall'eliminazione degli ostacoli normativi, economici o tecnici che insorgono nelle diverse fasi della catena del valore.

Il CESE raccomanda che i finanziamenti pubblici siano concessi più facilmente se le estrazioni si basano su studi economici e ambientali preliminari che ne valutino l'impatto inquinante. Per questo occorre un coordinamento con le norme in materia di aiuti di Stato. Inoltre, alcuni degli strumenti antitrust dell'UE dovrebbero essere adattati per agevolare il conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla proposta legislativa, evitando nel contempo indebite distorsioni della concorrenza nel mercato interno: ad esempio, si potrebbe applicare in modo più flessibile il quadro di controllo nel caso delle concentrazioni, tenendo conto non solo degli obiettivi del Green Deal ma anche di quelli della normativa sulle materie prime critiche.

Infine, servono misure di difesa commerciale efficaci per tutelare i nuovi investimenti europei e garantire che l'Europa possa competere con gli altri grandi attori globali. Per diversificare le fonti esterne di materie prime critiche, l'UE dovrebbe valutare possibili partenariati e accordi di cooperazione, anche con i paesi candidati all'adesione, finanziando progetti per il lancio di campagne di prospezione in nuovi siti selezionati e/o in siti minerari dismessi. Questi partenariati potrebbero essere subordinati all'impegno dei paesi candidati ad allineare più rapidamente le loro politiche ambientali alle normative e agli standard dell'UE.

 

"Una domanda a…"

Una domanda a

Nella nostra rubrica "Una domanda a...", CESE Info ha chiesto al relatore Javier Doz di parlare delle nuove norme proposte in materia di governance economica dell'UE.

 

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Nella nostra rubrica "Una domanda a...", CESE Info ha chiesto al relatore Javier Doz di parlare delle nuove norme proposte in materia di governance economica dell'UE.

 

"Dobbiamo andare oltre il patto di stabilità e crescita"

CESE info: Qual è la posizione del CESE in merito alla proposta della Commissione sulla nuova governance economica?

Javier Doz: La Commissione ha presentato la proposta in considerazione della scadenza, nel gennaio 2024, della clausola di salvaguardia generale prevista dal patto di stabilità e crescita (PSC), degli elevati livelli di disavanzo e di debito in numerosi Stati membri dell'UE all'indomani della pandemia e, forse, a seguito di una riflessione critica sulle conseguenze negative della rigida applicazione delle regole del PSC riguardo alla gestione politica della Grande recessione.
Nella proposta, pur mantenendo i limiti relativi al disavanzo e al debito (rispettivamente del 3 % e del 60 % del PIL), si rendono più flessibili e si differenziano – a seconda della situazione di ciascuno Stato membro – le modalità e i tempi per il conseguimento di tali obiettivi.

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CESE info: Qual è la posizione del CESE in merito alla proposta della Commissione sulla nuova governance economica?

Javier Doz: La Commissione ha presentato la proposta in considerazione della scadenza, nel gennaio 2024, della clausola di salvaguardia generale prevista dal patto di stabilità e crescita (PSC), degli elevati livelli di disavanzo e di debito in numerosi Stati membri dell'UE all'indomani della pandemia, e forse a seguito di una riflessione critica sulle conseguenze negative della rigida applicazione delle regole del PSC riguardo alla gestione politica della Grande recessione.

Nella proposta, pur mantenendo i limiti relativi al disavanzo e al debito (rispettivamente del 3 % e del 60 % del PIL), si rendono più flessibili e si differenziano – a seconda della situazione di ciascuno Stato membro – le modalità e i tempi per il conseguimento di tali obiettivi.

Vengono inoltre semplificate le regole, in quanto il tasso di crescita della spesa primaria netta diventa l'indicatore chiave, il che significa che vengono esclusi gli interessi sul debito, le prestazioni di disoccupazione e le spese finanziate mediante misure discrezionali o fondi europei. La principale novità è costituita dai piani strutturali di bilancio della durata di quattro anni, estendibili a sette, che ogni governo negozierà con la Commissione e che conterranno le riforme strutturali da attuare.

Il 26 aprile la Commissione ha pubblicato due proposte di regolamento e una proposta di direttiva che modificano i corrispondenti obiettivi del PSC in materia di coordinamento delle politiche economiche e sorveglianza di bilancio, la procedura per i disavanzi eccessivi e i requisiti per i quadri di bilancio nazionali. A seguito delle pressioni esercitate dal governo tedesco sono state introdotte alcune disposizioni più rigide rispetto a quanto previsto nella comunicazione presentata nel novembre scorso, in particolare l'obbligo di ridurre il debito di 0,5 punti percentuali del PIL all'anno per i paesi con un livello di disavanzo superiore al 3 % o l'applicazione automatica della procedura per i disavanzi eccessivi ai paesi che si discostano dal piano a medio termine.

Pur sostenendo gli aspetti fondamentali del pacchetto presentato dalla Commissione, i piani strutturali nazionali di bilancio differenziati e gli elementi di flessibilità che esso introduce nel PSC, il CESE ritiene che occorra mantenere le condizioni della proposta originaria di novembre e chiede un dibattito sulla necessità di andare oltre il quadro del 1997.

Inoltre, secondo il CESE bisogna affrontare, tra l'altro, la questione della possibilità di creare una "capacità di bilancio permanente" a livello dell'Unione per poter finanziare una crescente gamma di "beni comuni europei". Il Comitato ritiene altresì che il coinvolgimento dei parlamenti nazionali, degli enti locali e regionali, delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile nell'elaborazione dei piani strutturali di bilancio rafforzerebbe la "titolarità nazionale" degli impegni che accomunano tali piani.

Il CESE reputa necessario che nei piani strutturali di bilancio sia garantito il trattamento differenziato degli investimenti, in particolare nei settori della transizione verde e della difesa. Occorre inoltre rafforzare gli obiettivi sociali e occupazionali negli investimenti e nelle riforme e rivedere attentamente la metodologia di analisi della sostenibilità del debito e il coinvolgimento dei governi e degli organismi di bilancio nazionali indipendenti nella definizione della "traiettoria tecnica" di riduzione del debito.

 

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

Questo mese il nostro ospite a sorpresa è il giornalista francese Régis Genté, che vive in Georgia e analizza il conflitto latente che cova nel paese, mentre tutti gli sguardi sono rivolti all'Ucraina.

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Questo mese il nostro ospite a sorpresa è il giornalista francese Régis Genté, che vive in Georgia e analizza il conflitto latente che cova nel paese, mentre tutti gli sguardi sono rivolti all'Ucraina.

Régis Genté è un giornalista freelance ed esperto dell'ex URSS. Risiede a Tbilisi dal 2008 e copre la Russia, l'Ucraina, il Caucaso e l'Asia centrale per diversi organi di informazione francesi, tra cui RFI, France24 TV e Le Figaro.

È anche autore o coautore di vari libri, tra cui il recente "Volodymyr Zelensky, dans la tête d'un héros" (ed. it: Volodymyr Zelensky. Nella mente di un eroe), 2022, "Futbol, le ballon rond de Staline à Poutine" [Calcio, il gioco del pallone da Stalin a Putin], 2018, "Putin et le Caucase" [Putin e il Caucaso], 2014, e "Voyage au pays des Abkhazes" [Viaggio nel paese degli Abcasi], 2012. (dm)

La Georgia, un altro fronte per la Russia

La fine del 2023 sarà un momento gravido di conseguenze per la Georgia. A dicembre il Consiglio europeo dovrebbe decidere se concedere o meno all'ex repubblica sovietica lo status di "paese candidato" all'UE. 

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La fine del 2023 sarà un momento gravido di conseguenze per la Georgia. A dicembre il Consiglio europeo dovrebbe decidere se concedere o meno all'ex repubblica sovietica lo status di "paese candidato" all'UE. 

Nel giugno 2022 il Consiglio aveva rifiutato tale "status" alla Georgia, a differenza dell'Ucraina e della Moldova, a causa della politica manifestamente ostile all'Occidente, e quindi filorussa, del governo georgiano. Pur riconoscendo alla Georgia una "prospettiva europea", il Consiglio ha subordinato la concessione dello status di "candidato" all'attuazione di dodici priorità, relative, ad esempio, al miglioramento dell'ambiente mediatico e all'indipendenza della magistratura.

La situazione nel paese è caratterizzata da una forte tensione sociopolitica interna dovuta alla divergenza di opinioni tra il partito al governo, il "Sogno georgiano" dell'oligarca Bidzina Ivanishvili (che ha accumulato una fortuna pari a 4,5 miliardi di EUR in Russia) e i 3,7 milioni di georgiani. Da un lato, vi è un potere saldamente al comando dal 2012, il quale ha gradualmente attuato una politica che appare oggi come decisamente filorussa e, dall'altro, una popolazione che, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe per l'81 % favorevole all'adesione all'UE.

Se la situazione è tesa, è anche perché è opinione comune che la Russia eserciti un'azione manipolatrice sul governo georgiano. Come spiegare altrimenti che il "Sogno georgiano" abbia cercato di far passare una legge contro gli "agenti stranieri", ispirata alla legge russa del 2012? È una mossa che poteva solo irritare i georgiani, i quali comprendono che tale legge farebbe loro perdere definitivamente l'opportunità di avvicinarsi all'Europa.

Il potere russo si adopera anche per sostenere il governo vicino a Ivanishvili nella sua politica di rottura con l'Occidente. Mentre il potere georgiano recide sistematicamente i legami con i partner occidentali (per mezzo di incessanti polemiche con i rappresentanti europei e americani come pure di una propaganda su presunte intenzioni occidentali di aprire un secondo fronte in Georgia per indebolire la Russia), il Cremlino elogia le decisioni del governo vicino a Ivanishvili e adotta una serie di misure tese ad ammansire l'opinione pubblica georgiana, ad esempio ripristinando i voli diretti tra i due paesi (sospesi dal 2019) o abolendo i visti per i georgiani che si recano sul territorio dell'ex potenza coloniale.

È un cocktail esplosivo, a pochi mesi dalla decisione del Consiglio europeo, che viene percepita come storica da un gran numero di georgiani. Una parte dell'opinione pubblica non perdona ai gregari di Ivanishvili di riportare il paese nella sfera d'influenza russa. Un'altra, forse maggioritaria, non esita a dichiararsi proeuropea ma non sa che cosa pensare di fronte a una comunicazione governativa che rivolge aspre critiche all'Occidente e fa mostra della preoccupazione di non irritare una Russia più aggressiva che mai. I rischi per la sicurezza sono molto elevati in un paese dove - non dimentichiamolo - ha avuto inizio il braccio di ferro tra Mosca e l'Occidente con lo scoppio della guerra russo-georgiana nel 2008.

Notizie dal CESE

Basta con l'ageismo - Il CESE esorta gli Stati membri dell'UE a ideare una nuova strategia per gli anziani

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato la Commissione europea e gli Stati membri a elaborare una nuova strategia europea a favore degli anziani, per lasciarci alle spalle l'attuale percezione delle persone avanti negli anni come un fardello e un costo per la società. Finalità della strategia sarebbe infatti mettere a profitto il loro potenziale - sul piano sociale, economico e intellettuale - di cui purtroppo spesso non si tiene conto.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato la Commissione europea e gli Stati membri a elaborare una nuova strategia europea a favore degli anziani, per lasciarci alle spalle l'attuale percezione delle persone avanti negli anni come un fardello e un costo per la società. Finalità della strategia sarebbe infatti mettere a profitto il loro potenziale - sul piano sociale, economico e intellettuale - di cui purtroppo spesso non si tiene conto.

In assenza di una politica globale sugli anziani e l'invecchiamento, questa sarebbe la prima strategia dell'UE volta a proteggere i diritti degli anziani e a garantirne la piena partecipazione alla società e all'economia.

Le richieste del CESE sono state presentate in un parere adottato nella sessione plenaria di luglio, nella quale si è tenuto un dibattito con la vicepresidente della Commissione europea con delega alla Democrazia e alla demografia Dubravka Šuica e con la presidente della Piattaforma AGE Europe Heidrun Mollenkopf. Il parere era stato chiesto dalla presidenza spagnola del Consiglio dell'UE.

La strategia in questione contribuirebbe a scacciare i pregiudizi legati all'età (il cosiddetto "ageismo"), i quali vanno a sommarsi alle pratiche discriminatorie nei confronti degli anziani. Tali pratiche, insieme alla discriminazione di genere, continuano a figurare tra le forme di discriminazione più comuni nell'UE, malgrado il fatto che la popolazione europea nel suo insieme stia rapidamente invecchiando. Secondo le stime di Eurostat, infatti, entro il 2050 nell'UE il numero delle persone di età compresa tra i 75 e gli 84 anni sarà aumentato del 56,1 % e quello delle persone di età compresa tra i 65 e i 74 anni del 16,6 %.

"Il CESE lancia un invito chiaro e inequivocabile alla Commissione affinché elabori una strategia europea a favore degli anziani prima della fine del mandato in corso. Credo che si tratti di un punto di partenza che avrà effetti di vasta portata sulla politica sociale e demografica europea", ha dichiarato il relatore del parere Miguel Angel Cabra de Luna.

Da parte sua, la vicepresidente della Commissione Dubravka Šuica ha affermato: "Gli anziani non sono né un costo né un fardello, bensì una risorsa. Non possiamo pensare al cambiamento demografico slegandolo dal contesto: dobbiamo invece considerarlo nelle sue interazioni con megatendenze come la duplice transizione verde e digitale".

"Gli anziani vanno considerati non come meri beneficiari di prestazioni sociali, bensì come cittadini con pieno diritto a una vita serena senza discriminazioni, al pari delle persone di ogni altra età. Questo diritto deve essere garantito in tutti gli ambiti della vita", ha dichiarato Heidrun Mollenkopf.

Inoltre, una percentuale significativa della ricchezza di molti paesi è nella mani di persone anziane, il cui potere d'acquisto è considerevole. Si prevede che la cosiddetta "economia d'argento", cioè quella basata sulle risorse possedute da persone avanti negli anni, farà registrare una crescita sostanziale e dovrebbe raggiungere i 5,7 miliardi di EUR entro il 2025. Per cogliere questo potenziale, l'UE ha bisogno di strategie efficaci che tengano conto delle dinamiche regionali e delle opportunità offerte dall'economia d'argento. (ll)

 

Il CESE inserisce le risorse idriche nell'agenda dell'UE con le prime proposte concrete per un Blue Deal

L'adozione di un approccio basato sui diritti umani nella gestione delle risorse idriche, la promozione degli investimenti, l'introduzione dell'etichettatura sul consumo d'acqua e la ristrutturazione delle tariffe figurano tra le principali raccomandazioni formulate in sei pareri del CESE sulle risorse idriche, adottati nella sessione plenaria di luglio. Si tratta di una prima serie di proposte avanzate dal CESE per una politica a tutto campo dell'UE in materia di risorse idriche nell'ambito della sua iniziativa sul Blue Deal.

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L'adozione di un approccio basato sui diritti umani nella gestione delle risorse idriche, la promozione degli investimenti, l'introduzione dell'etichettatura sul consumo d'acqua e la ristrutturazione delle tariffe figurano tra le principali raccomandazioni formulate in sei pareri del CESE sulle risorse idriche, adottati nella sessione plenaria di luglio. Si tratta di una prima serie di proposte avanzate dal CESE per una politica a tutto campo dell'UE in materia di risorse idriche nell'ambito della sua iniziativa sul Blue Deal.

In risposta alle sfide pressanti da affrontare in questo settore, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) indica la via da seguire con una serie globale di raccomandazioni per una politica idrica sostenibile per l'Europa. Nella sua iniziativa sul Blue Deal il CESE chiede un approccio uniforme in tutta Europa per eliminare la povertà idrica e garantire l'accesso ad acqua e servizi igienico-sanitari sicuri e a prezzi accessibili in quanto diritto umano.

Il CESE sottolinea che per realizzare questi obiettivi è importante sviluppare infrastrutture e reti di distribuzione idriche resilienti, partendo dalla mappatura delle condizioni attuali delle infrastrutture idriche e della disponibilità d'acqua in ciascuno Stato membro, al fine di individuare le esigenze di investimento e garantire una gestione efficiente delle risorse idriche.

La serie di raccomandazioni del CESE sull'economia di un Blue Deal europeo comprende l'attuazione di strategie di tariffazione che scoraggino lo spreco d'acqua, nonché la proposta di nuovi strumenti di finanziamento delle politiche in materia di risorse idriche. Il Comitato chiede che l'UE diventi un leader mondiale nel campo delle tecnologie efficienti sotto il profilo idrico. Propone di integrare le risorse idriche in tutte le politiche industriali dell'UE per ridurre il consumo d'acqua, promuoverne il riutilizzo e il riciclaggio ed affrontare il problema dell'inquinamento idrico. Per quanto riguarda l'agricoltura, il CESE propone un approccio analogo che garantisca la piena integrazione della dimensione idrica nel quadro della politica agricola comune (PAC).

Riconoscendo l'importante ruolo che i consumatori rivestono quali agenti di cambiamento, il CESE intende inoltre promuovere l'impiego di apparecchi efficienti sotto il profilo idrico grazie all'introduzione dell'etichettatura sul consumo d'acqua e all'adozione di pratiche circolari di consumo, conferendo ai cittadini maggiore autonomia e responsabilità nel contribuire alla soluzione.
Queste proposte saranno consolidate in una serie di principi e azioni chiave da presentare alle istituzioni europee in occasione del convegno Appello a lanciare un Blue Deal europeo che si svolgerà il 26 ottobre 2023. L'obiettivo del CESE è fare in modo che l'acqua figuri tra le principali priorità della prossima Commissione europea. (gb)

La promozione e il sostegno della salute mentale richiedono un approccio globale

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto una riforma dei sistemi sanitari in tutta l'Unione europea al fine di garantire un approccio globale alla salute mentale, a seguito dell'impennata di disturbi comportamentali e di salute mentale tra gli europei e in particolare tra i giovani europei.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto una riforma dei sistemi sanitari in tutta l'Unione europea al fine di garantire un approccio globale alla salute mentale, a seguito dell'impennata di disturbi comportamentali e di salute mentale tra gli europei e in particolare tra i giovani europei.

In un parere richiesto dalla presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE ha affermato che l'assistenza in materia di salute mentale dovrebbe concentrarsi sulla prevenzione tempestiva, sull'individuazione precoce e sull'assistenza di prossimità.

"Abbiamo urgente bisogno di incentivare una riforma dei sistemi sanitari in tutta l'Unione europea, per garantire che essi, anziché essere organizzati sulla base di modelli occasionali di assistenza, forniscano, attraverso équipe multidisciplinari, interventi e cure a lungo termine integrati e pianificati, non solo per curare ma anche per prevenire le malattie" ha affermato la relatrice del parere Milena Angelova.

"Dobbiamo cambiare i nostri sistemi di assistenza sanitaria. Abbiamo bisogno di un maggior numero di specialisti e di un maggiore sostegno per le persone che necessitano [di assistenza]", ha dichiarato il correlatore del parere Ivan Kokalov.
I giovani, i bambini, le donne e i gruppi svantaggiati, ma anche le persone esposte a stress prolungato, sono le categorie che rischiano maggiormente di sviluppare un disturbo mentale.

A seguito della pandemia di COVID-19, la salute mentale si è ulteriormente deteriorata e gli europei con esigenze di salute mentale, da gravi a moderate, sono circa il 20 %. Ciò ha inciso, tra l'altro, anche sulla vita lavorativa e sul reddito. Secondo le stime attuali, i costi annui che l'UE deve sostenere ogni anno per la salute mentale e i disturbi comportamentali sono pari a circa il 4 % del suo PIL.
I disturbi mentali stanno anche provocando un alto numero di vittime e sono responsabili di circa il 4 % dei decessi annui in Europa; inoltre, sono la seconda causa più comune di morte tra i giovani.

Il CESE si congratula con la Commissione europea per il recente piano globale sulla salute mentale, e chiede che tale piano sia rapidamente recepito in una strategia dell'UE per la salute mentale adeguatamente finanziata. La strategia dovrebbe prevedere un calendario, definire responsabilità chiare e includere indicatori di progresso misurabili.

Secondo il CESE, i sistemi di salute mentale dovrebbero essere basati sui diritti e incentrati sulla persona, dando priorità all'emancipazione e alla partecipazione attiva della persona al proprio recupero.
Il CESE raccomanda vivamente alla Commissione europea di proclamare il 2024 Anno europeo della salute mentale. Ciò invierebbe un segnale forte e incoraggerebbe la creazione di una solida alleanza per migliorare e promuovere la salute mentale in tutta l'UE.

 

Il CESE discute dell'iniziativa "membri onorari di paesi dell'allargamento" intesa a sostenere la graduale integrazione dei paesi candidati all'adesione all'UE

Nella sessione plenaria di luglio il CESE ha accolto i rappresentanti delle organizzazioni della società civile dei paesi candidati, annunciando l'iniziativa di nominare dei "membri onorari dei paesi dell'allargamento" e di invitarli a partecipare ai lavori consultivi quotidiani del Comitato.

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Nella sessione plenaria di luglio il CESE ha accolto i rappresentanti delle organizzazioni della società civile dei paesi candidati, annunciando l'iniziativa di nominare dei "membri onorari dei paesi dell'allargamento" e di invitarli a partecipare ai lavori consultivi quotidiani del Comitato.

Come primo passo concreto verso tale obiettivo, nella sessione plenaria di luglio il CESE ha tenuto un dibattito sull'importanza della società civile nel processo di allargamento dell'UE. Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha inoltre firmato un memorandum d'intesa con il Consiglio di cooperazione regionale (RCC) per far progredire l'impegno strutturato della società civile e dei giovani nella promozione della pace e della prosperità nell'Europa sudorientale.

Il commissario per il Vicinato e l'allargamento Olivér Várhelyi ha elogiato l'iniziativa del CESE di nominare dei "membri onorari dei paesi dell'allargamento" quale strumento per mantenere la politica di allargamento in cima all'agenda dell'UE. 

Dorin Recean, primo ministro della Moldova, ha sottolineato che questa nuova iniziativa del CESE giunge al momento opportuno e rafforzerà la cooperazione con la società civile moldova. 

Majlinda Bregu, segretaria generale dell'RCC, ha dichiarato: "Nell'ambito dell'RCC non possiamo immaginare né di coordinare gli sforzi regionali sulla ambiziosa Agenda verde per i Balcani occidentali senza il forum consultivo delle nostre organizzazioni della società civile (OSC), né di coordinare gli sforzi verso un mercato regionale senza che le nostre camere di commercio abbiano la possibilità di far sentire la propria voce". 

Boško Savković, dell'Unione dei datori di lavoro della Serbia, ha elogiato la società civile serba per aver parlato apertamente, opponendosi alla disinformazione straniera e ricordando ai serbi la prospettiva di adesione all'UE. 

Oleksandr Yavorskyi, della Federazione dei datori di lavoro dell'Ucraina, ha dichiarato: "L'Ucraina ha scelto di iniziare il suo viaggio verso l'adesione all'UE molto prima dello scoppio della guerra. Le parti sociali e la società civile ucraine hanno ora bisogno di una formazione adeguata che le sostenga in questo percorso".

Anisa Subashi, vicepresidente della Confederazione dei sindacati albanesi, ha sottolineato il ruolo dei sindacati nel rafforzamento del dialogo sociale, soprattutto in un momento in cui il governo albanese sta tentando di ridurre lo spazio civico. 

Sia Dajana Cvjetković, del Centro per la promozione della società civile (Bosnia-Erzegovina), che Daliborka Uljarević, direttrice esecutiva del Centro per l'educazione civica del Montenegro, hanno sostenuto il ruolo della società civile nel processo di allargamento. "Siamo la spina dorsale della nostra società e diamo voce alle aspirazioni dei nostri cittadini. Siamo i più stretti alleati delle istituzioni dell'UE, e questa iniziativa rafforzerà ulteriormente la nostra cooperazione", ha dichiarato Uljarević. (mt)

Piano industriale del Green Deal: l'UE può fare meglio

Nel piano per un'industria a zero emissioni nette manca una visione su come garantire che l'industria europea rimanga competitiva e attragga investimenti.

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Nel piano per un'industria a zero emissioni nette manca una visione su come garantire che l'industria europea rimanga competitiva e attragga investimenti.

Il CESE ritiene che il piano industriale del Green Deal (Green deal industrial plan - GDIP) e la normativa sull'industria a zero emissioni nette (Net-Zero Industry Act - NZIA) siano complessivamente apprezzabili, ma che dovrebbero essere più specifici per quanto riguarda le azioni che saranno intraprese per migliorare i fattori di localizzazione e la competitività delle economie europee e per differenziare l'UE dai suoi rivali sistemici.

"Non possiamo che deplorare il fatto che ci sia voluto un provvedimento come la legge statunitense sulla riduzione dell'inflazione per spingere l'UE ad agire", dichiara Sandra Parthie, relatrice del parere del CESE sul piano GDIP e sulla normativa NZIA. "Avremmo voluto che succedesse prima. Avremmo voluto che l'UE reagisse con maggiore forza e convinzione per dimostrare alle imprese e alla società europee che vogliamo davvero che l'Europa rimanga un polo industriale importante, con buoni posti di lavoro e buone retribuzioni per i lavoratori".

Negli ultimi decenni l'industria europea è diventata meno competitiva di quella dei suoi principali rivali. Il PIL pro capite dell'UE è sceso da circa il 70 % di quello degli Stati Uniti negli anni 2000 a meno del 66 %. Tra il 1999 e il 2020 le quote degli Stati Uniti e dell'UE negli investimenti lordi mondiali sono scese rispettivamente dal 29 % al 20 % e dal 23 % al 15 %. 

Per invertire questa tendenza al ribasso, il CESE raccomanda di effettuare un audit per individuare il modo in cui l'Unione può controllare e migliorare le proprie catene del valore ed evitare dipendenze eccessive. Propone inoltre di sottoporre tutti i progetti legislativi dell'UE a una verifica della competitività.

Un problema che a giudizio del CESE richiede azioni più ambiziose è quello degli oneri burocratici e dei tempi di trattamento. Ad esempio, nel caso dei finanziamenti pubblici le decisioni di concedere un sostegno finanziario ai progetti e l'accesso ai finanziamenti richiedono troppo tempo. Il CESE sostiene che, se si vuole evitare che gli investitori intraprendano la loro attività altrove, c'è bisogno di misure volte a garantire finanziamenti tempestivi e accessibili in termini sia di costi operativi che di spese in conto capitale, che coprano imprese di tutti i tipi, sia grandi che piccole. 

Un altro aspetto sul quale il piano GDIP risulta carente è quello relativo alle autorizzazioni: esso individua una serie di tecnologie a zero emissioni nette che dovrebbero beneficiare di una procedura di autorizzazione accelerata e di un maggiore sostegno finanziario per i progetti, mentre lascia altri settori in una situazione di maggiore difficoltà.

Secondo il CESE, il piano GDIP e la normativa NZIA si concentrano in modo troppo restrittivo sulla promozione delle tecnologie verdi e sulla selezione dei "vincitori". Dovrebbero invece incoraggiare un'industria diversificata con un'ampia gamma di settori.  
L'Europa ospita numerose industrie pesanti e primarie ad alta intensità energetica che devono essere decarbonizzate e non sono incluse nel piano. 

L'allentamento delle norme dell'UE in materia di aiuti di Stato è un'altra potenziale trappola, in quanto potrebbe ampliare il divario tra gli Stati membri più ricchi e quelli più poveri che non dispongono del margine di bilancio necessario per investire nella transizione verde e sostenere le industrie di punta e le famiglie. Per questo motivo dovrebbe esserci un serio dibattito su un Fondo per la sovranità europea che offra finanziamenti supplementari a livello dell'UE per la transizione. 

Secondo i dati della Commissione europea, vi è un notevole potenziale in termini di creazione di posti di lavoro nella tecnologia a zero emissioni nette, dato che vi è bisogno di 180 000 lavoratori nella produzione di idrogeno per le celle a combustibile, di 66 000 lavoratori nella produzione di energia solare fotovoltaica e di 800 000 lavoratori nella produzione di batterie. 

Il piano GDIP sostiene lo sviluppo delle competenze verdi, ma il CESE ritiene che dovrebbe sostenere lo sviluppo dell'intera gamma di competenze necessarie nel settore industriale, nonché accelerare e standardizzare i permessi di lavoro per i lavoratori qualificati provenienti da paesi terzi. (dm)
 

Il CESE esorta l'UE ad adottare un approccio coerente nelle politiche sulle materie prime per garantire la sicurezza delle risorse e affrontare la transizione verde

In un parere adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE esorta l'UE ad adottare un approccio a tutto campo nelle politiche sulle materie prime. Propone inoltre di ampliare gli elenchi delle materie prime critiche, garantire prezzi dell'energia equi, semplificare le procedure di autorizzazione, dare priorità al riciclaggio e promuovere lo sviluppo delle capacità nelle politiche dell'UE per le materie prime.

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In un parere adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE esorta l'UE ad adottare un approccio a tutto campo nelle politiche sulle materie prime. Propone inoltre di ampliare gli elenchi delle materie prime critiche, garantire prezzi dell'energia equi, semplificare le procedure di autorizzazione, dare priorità al riciclaggio e promuovere lo sviluppo delle capacità nelle politiche dell'UE per le materie prime.

Oggi è la Cina a dominare l'approvvigionamento globale di materie prime critiche, mentre l'Europa produce meno del 5 % del totale mondiale di materie prime minerali. Tenuto conto delle proiezioni secondo cui la domanda di materie prime a livello mondiale è destinata a raddoppiare entro il 2060, è indispensabile intervenire.

Per affrontare queste sfide, il CESE raccomanda di ampliare l'elenco delle materie prime critiche per includervi quelle essenziali per le tecnologie verdi e sostenibili, in modo da consentire politiche e investimenti mirati. Chiede inoltre prezzi dell'energia equi, un sostegno finanziario, procedure di autorizzazione semplificate e partenariati con altri paesi per aumentare la sicurezza delle risorse e dare impulso alla transizione verde dell'UE.

Il relatore del parere del CESE Maurizio Mensi ha sottolineato la necessità che nella legislazione sui rifiuti si dia priorità al recupero e al riutilizzo delle materie prime, in modo da ridurre la dipendenza dalle fonti primarie e stimolare la crescita economica. Tuttavia, il Comitato mette in guardia sull'importanza di trovare un equilibrio tra la sicurezza delle risorse e le considerazioni ambientali per allinearsi agli obiettivi di sostenibilità dell'UE.

Da parte sua, il correlatore Michal Pintér ha raccomandato di creare capacità a livello dell'UE nel settore delle industrie estrattive. Il parere invita a porre l'accento sullo sviluppo del capitale umano in tali industrie e sulla riqualificazione e il miglioramento delle competenze della forza lavoro attuale, al fine di promuovere un settore delle materie prime solido.

Affrontando questi aspetti in maniera collettiva, l'UE può realizzare con successo la transizione verso un'economia verde, gettando le basi per un settore delle materie prime resiliente, sostenibile e competitivo a livello mondiale. (gb)

La transizione verso l'energia sostenibile nel settore della pesca e dell'acquacoltura dell'UE: un percorso verso la neutralità climatica

In un parere richiesto dalla presidenza spagnola e adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE accoglie con favore la strategia della Commissione europea sulla transizione energetica nel settore della pesca e dell'acquacoltura dell'UE. Riconoscendo l'urgente necessità di ridurre le emissioni di carbonio e di promuovere fonti di energia alternative sostenibili, rinnovabili e commercialmente redditizie, il CESE sottolinea l'importanza di conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

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In un parere richiesto dalla presidenza spagnola e adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE accoglie con favore la strategia della Commissione europea sulla transizione energetica nel settore della pesca e dell'acquacoltura dell'UE. Riconoscendo l'urgente necessità di ridurre le emissioni di carbonio e di promuovere fonti di energia alternative sostenibili, rinnovabili e commercialmente redditizie, il CESE sottolinea l'importanza di conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

Il CESE sottolinea che il settore della pesca riveste un ruolo essenziale nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. I pescatori forniscono una delle proteine animali più sane, e lo fanno generando un'impronta di carbonio minima. Si calcola infatti che nel 2023 il settore sarà responsabile di una piccola quota delle emissioni mondiali totali, il che ne mette in evidenza l'impatto ambientale relativamente basso. Tuttavia, il CESE esorta a proseguire gli sforzi per migliorare l'efficienza energetica e ridurre ulteriormente le emissioni.

"La decarbonizzazione del settore della pesca richiede un approccio a tutto campo, incentivi finanziari e il passaggio a fonti energetiche a zero emissioni", ha spiegato il relatore del parere Javier Garat Pérez "Dobbiamo trovare un equilibrio tra realismo ed ambizione. Abbiamo bisogno di un calendario di decarbonizzazione adeguato e realistico, che tenga conto degli sviluppi tecnologici, logistici e legislativi", ha proseguito Garat Pérez, aggiungendo che "i costi della transizione non devono gravare sui datori di lavoro e sui lavoratori dei comparti marittimi e devono consentire di non lasciare indietro nessuno. Per il buon esito della transizione energetica è fondamentale conciliare gli obiettivi della decarbonizzazione, da un lato, e la sostenibilità economica, dall'altro".

Il CESE riconosce le sfide legate allo sviluppo e alla disponibilità globale di tecnologie verdi alternative e innovative. E, come soluzione intermedia, propone di ricorrere alle propulsioni ibride, esplorando nel contempo opzioni che vadano al di là dei combustibili fossili. Inoltre, segnala che qualsiasi cambiamento sul piano delle fonti energetiche obbligherà a progettare le nuove navi in maniera assolutamente innovativa e con una maggiore capacità a bordo ("stazza lorda") per fare spazio ai nuovi macchinari. Il CESE invita pertanto la Commissione europea a rivedere la definizione di capacità di pesca al fine di consentire l'applicazione delle nuove tecnologie rese necessarie dalla transizione energetica. (ks)

 

La pubblicità attraverso gli influencer: il CESE propone che la regolamentazione dell'UE stabilisca limiti

Le norme dovrebbero stabilire obblighi per gli influencer, ma anche per le piattaforme per la condivisione di video e i social network

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Le norme dovrebbero stabilire obblighi per gli influencer, ma anche per le piattaforme per la condivisione di video e i social network

La pubblicità e il marketing tramite influencer costituiscono uno dei settori in più rapida crescita dell'ultimo decennio. Percepiti dai consumatori come più vicini, autentici e affidabili rispetto alla pubblicità tradizionale o all'endorsement delle celebrità, gli influencer attirano sempre più investimenti da parte dei marchi.

A differenza della pubblicità tradizionale, soggetta a norme molto rigorose, la pubblicità tramite influencer può tuttavia sfuggire ai controlli in materia di divulgazione pubblicitaria. La natura commerciale delle comunicazioni degli influencer non è sempre identificabile in quanto tale, con annunci pubblicati accanto a contenuti editoriali di stile analogo, ma indipendenti. 

Questa mancanza di trasparenza è pericolosa per i consumatori in generale e per i minori in particolare. Esporre questo gruppo vulnerabile a pubblicità occulta rischia di nuocere al loro sviluppo fisico, psicologico, sociale ed emotivo. 

È il caso che l'UE faccia qualcosa a riguardo? "In realtà, l'UE dispone già di alcuni meccanismi per il controllo degli influencer, la cui attività è disciplinata sia dalla legislazione sugli inserzionisti che da quella sui venditori/commercianti. Tuttavia, riteniamo che sia auspicabile adottare un approccio globale, vista la rapida crescita di questo fenomeno", afferma Bernardo Hernández Bataller, relatore di un parere del CESE su questo tema.

Il Comitato propone che l'UE stabilisca obblighi specifici sia per gli amministratori delle piattaforme per la condivisione di video e dei social network su cui operano gli influencer, sia per gli stessi creatori di contenuti / influencer. 

Questi ultimi dovrebbero:

  • inserire un'avvertenza ben visibile a priori per indicare che un determinato messaggio ha finalità commerciali;
  • rispettare le norme settoriali tese a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei consumatori e degli utenti, in particolare dei minori e di altre categorie vulnerabili;
  • essere responsabili qualora non dichiarino in modo sufficientemente chiaro di essere pagati per sostenere o promuovere un certo prodotto o servizio.

Gli amministratori delle piattaforme e i social network dovrebbero:

  • assumersi la responsabilità dei contenuti ospitati, pubblicati da creatori di contenuti / influencer; 
  • farsi obbligo di rimuovere i contenuti illegali e denunciare le attività illecite;
  • chiedere ai creatori di contenuti / agli influencer che operano al di fuori dell'UE di indicare chiaramente chi abbia la responsabilità giuridica delle loro attività nel territorio dell'UE e di disporre di un'assicurazione professionale che intervenga in caso di danni causati da comportamenti illeciti.

Al fine di tutelare i minori, gli amministratori delle piattaforme e dei social network, insieme agli influencer, dovrebbero garantire che: 

  • esista la possibilità tecnica di escludere gli utenti minorenni dalla visione di contenuti sensibili, che in ogni caso devono riportare l'avvertenza "vietato ai minori di 18 anni", di richiedere la verifica dell'età e di consentire il ricorso al controllo parentale;
  • le comunicazioni degli influencer dirette ai minori includano avvertenze "pubblicità", "comunicazione commerciale" o "sponsorizzato da", le immagini ritoccate o modificate riportino la dicitura "immagine ritoccata" e le produzioni create con l'intelligenza artificiale abbiano l'indicazione "immagine virtuale".

Il parere del CESE è stato elaborato su richiesta della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, che sta valutando l'opportunità di adottare un regolamento specifico e ha chiesto al Comitato di esprimersi al riguardo. (dm)
 

L'UE registra il livello di inflazione più elevato dall'introduzione dell'euro: 96,5 milioni di persone a rischio di povertà

L'inflazione nell'Unione europea ha raggiunto il massimo storico dall'introduzione dell'euro. Attualmente 96,5 milioni di europei sono a rischio di povertà e di esclusione sociale: si tratta delle persone più colpite dal forte aumento dei prezzi dei beni e dei servizi, dall'incremento dei costi energetici e dalla perdita di potere d'acquisto.

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L'inflazione nell'Unione europea ha raggiunto il massimo storico dall'introduzione dell'euro. Attualmente 96,5 milioni di europei sono a rischio di povertà e di esclusione sociale: si tratta delle persone più colpite dal forte aumento dei prezzi dei beni e dei servizi, dall'incremento dei costi energetici e dalla perdita di potere d'acquisto.

Queste sono solo alcune delle cifre allarmanti rivelate dal parere del CESE elaborato da Felipe Medina Martín e adottato nella sessione plenaria di luglio.

La crisi energetica ha un notevole impatto sull'economia europea. L'aumento dei prezzi dell'energia, delle materie prime, dei servizi e dei beni industriali ha dato luogo a un'inflazione elevata e indebolito la crescita economica; ha inoltre esercitato una forte pressione sulle finanze pubbliche e sulle imprese, compromettendo la competitività economica esterna.

Per invertire questa tendenza, il CESE sottolinea che le famiglie e i settori chiave (agroalimentare, trasporti, commercio al dettaglio etc.) dovrebbero beneficiare di piani volti a ridurre l'impatto dei prezzi elevati dell'energia, e invita le istituzioni europee a istituire meccanismi di controllo. I futuri interventi dovrebbero essere su misura, mirati e a prova di transizione, e sostenere in particolare le famiglie con i redditi più bassi e le maggiori difficoltà.

Alcune misure nazionali di controllo dei prezzi hanno dimostrato di essere le più adatte ad attenuare gli effetti dei prezzi elevati dei prodotti di base sui bilanci delle famiglie. Ad esempio, l'"eccezione iberica" sul sistema dei prezzi di mercato dell'energia elettrica ha consentito alla Spagna e al Portogallo di porre un limite al prezzo del gas negli impianti di produzione di energia elettrica e, quindi, di ridurre drasticamente le bollette. Un altro esempio è la riduzione temporanea dell'IVA sui prezzi dell'energia elettrica, dei prodotti alimentari e dei carburanti introdotta da alcuni Stati membri. (mp)

Il CESE chiede una maggiore protezione dei depositi, armonizzazione e proporzionalità per rafforzare il sistema bancario dell'UE

In seguito alle crisi bancarie verificatesi di recente negli Stati Uniti e al caso del Crédit Suisse, il CESE ha esaminato la proposta della Commissione di riformare il quadro in materia di gestione delle crisi bancarie e assicurazione dei depositi (Bank Crisis Management and Deposit Insurance - CMDI). Il Comitato chiede, tra altre misure, di tutelare gli interessi delle banche più piccole e con radicamento locale, oltre che dei depositanti e dei contribuenti, e di coordinare il pacchetto CMDI con la futura riforma del regolamento sugli aiuti di Stato.

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In seguito alle crisi bancarie verificatesi di recente negli Stati Uniti e al caso del Crédit Suisse, il CESE ha esaminato la proposta della Commissione di riformare il quadro in materia di gestione delle crisi bancarie e assicurazione dei depositi (Bank Crisis Management and Deposit Insurance - CMDI). Il Comitato chiede, tra altre misure, di tutelare gli interessi delle banche più piccole e con radicamento locale, oltre che dei depositanti e dei contribuenti, e di coordinare il pacchetto CMDI con la futura riforma del regolamento sugli aiuti di Stato.

È su iniziativa del governo spagnolo che è stato chiesto al CESE di esaminare la questione e di formulare una serie di raccomandazioni politiche all'indirizzo dei colegislatori e della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE. La proposta di riforma del quadro in materia di gestione delle crisi bancarie e assicurazione dei depositi presentata dalla Commissione è intesa a far fronte ai rischi che permangono nel settore bancario europeo, compiendo ulteriori progressi verso il completamento dell'unione bancaria e rafforzando il mercato unico europeo nell'interesse dei depositanti e dei contribuenti.

"Il CESE riconosce che è importante che la risposta alle crisi bancarie sia rapida, flessibile e basata sulla cooperazione, senza tuttavia trascurare la protezione di depositanti e contribuenti", ha osservato Giuseppe Guerini, relatore del parere del CESE sull'argomento. "La proposta della Commissione rappresenta un passo avanti verso il completamento dell'unione bancaria, che è fondamentale per conseguire il pieno consolidamento del sistema finanziario dell'UE e ridurre la frammentazione del mercato".

Nel parere il CESE sottolinea con forza che armonizzare la protezione dei depositi e prendere in considerazione delle alternative alla risoluzione e all'insolvenza sono passaggi cruciali per tutelare gli interessi dei depositanti e preservare l'ecosistema bancario europeo in tutta la sua diversità. (tk)
 

Il CESE festeggia 65 anni

Nel 1957 veniva istituito il Comitato economico e sociale, un organo dotato di poteri consultivi chiamato a trasmettere, attraverso i suoi pareri e un'ampia gamma di altre attività, la prospettiva e le preoccupazioni della società civile organizzata alle istituzioni decisionali europee, avvicinando così l'Unione europea ai suoi cittadini.

 

 

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Nel 1957 veniva istituito il Comitato economico e sociale, un organo dotato di poteri consultivi chiamato a trasmettere, attraverso i suoi pareri e un'ampia gamma di altre attività, la prospettiva e le preoccupazioni della società civile organizzata alle istituzioni decisionali europee, avvicinando così l'Unione europea ai suoi cittadini.

L'anno seguente, ed esattamente 65 anni fa, il Comitato economico e sociale teneva la sua prima sessione plenaria. Per saperne di più sul 65° anniversario del CESE: www.eesc.europa.eu/65.

 

Una retrospettiva sul 2022 - la nostra relazione sulle attività è stata pubblicata!

Che cosa abbiamo fatto l'anno scorso? Potete scoprirlo nella nostra relazione sulle attività del 2022: Una retrospettiva dell'anno. Quali sono stati gli eventi più significativi e i temi più importanti dello scorso anno?

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Che cosa abbiamo fatto l'anno scorso? Potete scoprirlo nella nostra relazione sulle attività del 2022: Una retrospettiva dell'anno. Quali sono stati gli eventi più significativi e i temi più importanti dello scorso anno?

Il 2022 è stato caratterizzato da eventi drammatici. Il 24 febbraio 2022 la Russia ha iniziato una guerra non provocata contro l'Ucraina. A seguito di questa aggressione, il CESE ha sostenuto la società civile ucraina attraverso una serie di pareri, convegni e risoluzioni. Abbiamo aperto le porte della nostra sede alle organizzazioni della società civile ucraina attive a Bruxelles, offrendo loro un luogo sicuro per continuare a lavorare e mantenere viva la società civile ucraina. Il nostro Premio per la società civile ha ricompensato iniziative volte ad alleviare le sofferenze causate dalla guerra alla popolazione civile.

In risposta all'aumento dei prezzi dell'energia, il CESE ha proposto un approccio globale alla transizione energetica, basato sulla necessità di un nuovo modello energetico e di un'Unione indipendente dal punto di vista energetico. E sebbene l'UE stia ancora lottando contro le conseguenze della pandemia di COVID-19, gli investimenti nelle trasformazioni verde e digitale sono oggi più che mai essenziali. Il Comitato ha quindi sostenuto anche l'attuazione e l'applicazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza.

Per saperne di più, scaricate l'opuscolo:
https://www.eesc.europa.eu/it/our-work/publications-other-work/publications/2022-year-review.

 

Notizie dai gruppi

La diplomazia climatica deve essere un'iniziativa prioritaria della politica estera dell'UE

A cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro

Quest'estate gli incendi boschivi hanno imperversato in diversi paesi dell'Europa meridionale, distruggendo abitazioni e località costiere e trasformando vaste aree forestali in zone desolate annerite dal fumo, mentre la Slovenia è stata colpita da inondazioni. I fenomeni climatici estremi non sono una novità per l'Europa, ma la loro intensità è aumentata, sia nel vecchio continente che nel resto del pianeta. È indubbio che i cambiamenti climatici stanno rendendo questi fenomeni più frequenti e più intensi.

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A cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro

Quest'estate gli incendi boschivi hanno imperversato in diversi paesi dell'Europa meridionale, distruggendo abitazioni e località costiere e trasformando vaste aree forestali in zone desolate annerite dal fumo, mentre la Slovenia è stata colpita da inondazioni. I fenomeni climatici estremi non sono una novità per l'Europa, ma la loro intensità è aumentata, sia nel vecchio continente che nel resto del pianeta. È indubbio che i cambiamenti climatici stanno rendendo questi fenomeni più frequenti e più intensi.

Per effetto della pandemia di COVID-19, della guerra in Ucraina e della successiva crisi energetica, gli sforzi volti ad affrontare i cambiamenti climatici e ad avviare un'autentica transizione verde in Europa sono stati in qualche modo ostacolati.

Alcuni Stati membri hanno adottato una serie di misure che stanno di fatto ritardando la graduale messa al bando dell'estrazione di combustibili fossili, se non persino incoraggiando investimenti in nuove attività estrattive di questo tipo, al fine di soddisfare il loro fabbisogno energetico. Un comportamento di questo tipo invia messaggi che generano confusione non solo tra i cittadini europei ma anche tra i paesi terzi, che potrebbero servirsene per giustificare ritardi nelle loro transizioni. Tutto ciò potrebbe chiaramente compromettere l'esito della COP28 di quest'anno, nel cui quadro i paesi dovrebbero concludere un accordo sulla graduale messa al bando dell'uso dei combustibili fossili responsabili delle emissioni di CO2.

Per questo motivo l'approccio dell'UE alla politica in materia di cambiamenti climatici deve rimanere coerente e uniforme. Dobbiamo mettere in pratica i principi che sosteniamo! Di recente l'UE ha intensificato la sua diplomazia climatica, il cui successo dipende in larga misura non solo dalle decisioni interne adottate dall'Unione per la politica in materia di cambiamenti climatici, ma anche dall'effettiva attuazione del Green Deal europeo. Anche se le nuove sfide geopolitiche sono in fase di accelerazione, l'UE deve approfondire la sua comprensione degli aspetti geopolitici del Green Deal. È quindi necessaria una strategia nuova, solida e credibile per adeguare la diplomazia climatica dell'UE all'attuale panorama geopolitico.

Da dove iniziare? Secondo il CESE, andrebbe arricchito lo strumentario della diplomazia climatica con iniziative volte non solo a puntare più in alto in materia di clima, ma anche a condividere l'esperienza dell'UE e ad affrontare i rischi legati ai cambiamenti climatici.

Per rendere operativa la diplomazia climatica bisogna far leva sulla sua natura multilivello, e al riguardo la creazione di una rete diplomatica della società civile potrebbe costituire un punto di partenza.

Pur avanzando lungo il cammino, non c'è tempo da perdere se vogliamo evitare danni irreparabili. La diplomazia climatica ha uno scopo preventivo, ed è per questo motivo che spicca con chiarezza l'urgente necessità di elevarla al rango di azione prioritaria degli affari esterni e della politica estera dell'UE.

Contrattazione collettiva, democrazia e futuro del lavoro: temi da discutere alla fine dell'estate 2023

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

La contrattazione collettiva, pur essendo uno dei capisaldi delle relazioni industriali in Europa, mostra notevoli differenze tra uno Stato membro e l'altro, anche per quel che riguarda il suo raggio d'azione e il livello di protezione dei lavoratori.

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

La contrattazione collettiva, pur essendo uno dei capisaldi delle relazioni industriali in Europa, mostra notevoli differenze tra uno Stato membro e l'altro, anche per quel che riguarda il suo raggio d'azione e il livello di protezione dei lavoratori.

Essa fa parte del dialogo sociale, un tema che rientra tra le priorità della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE. Il gruppo Lavoratori sta lavorando a stretto contatto con il governo spagnolo al riguardo, in particolare attraverso i pareri "Contrattazione collettiva verde" e "Democrazia sul luogo di lavoro", i cui temi portanti saranno discussi in occasione dell'evento ad alto livello sul dialogo sociale, organizzato dalla presidenza spagnola, che si terrà a Santiago de Compostela il 21 e 22 settembre 2023.

Il prossimo 20 settembre il gruppo Lavoratori discuterà dell'importanza del dialogo sociale e della contrattazione collettiva. Il gruppo sta inoltre conducendo uno studio (che era qui aperto a manifestazioni d'interesse fino allo scorso 8 settembre) i cui risultati dovrebbero permettere di comprendere meglio e di chiarire il complesso quadro della contrattazione collettiva a livello dell'UE.

 

Proteggiamo e responsabilizziamo la società civile giovanile

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

A luglio, il gruppo Organizzazioni della società civile (OSC) del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e i Giovani federalisti europei (JEF Europe) hanno organizzato congiuntamente un seminario sui giovani sul tema Gioventù sotto pressione: salvaguardare la società civile giovanile. Il seminario ha fatto seguito ai precedenti webinar sulla partecipazione civica dei giovani, organizzati dal gruppo Organizzazioni della società civile nel 2021 e nel 2022.

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

A luglio, il gruppo Organizzazioni della società civile (OSC) del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e i Giovani federalisti europei (JEF Europe) hanno organizzato congiuntamente un seminario sui giovani sul tema Gioventù sotto pressione: salvaguardare la società civile giovanile. Il seminario ha fatto seguito ai precedenti webinar sulla partecipazione civica dei giovani, organizzati dal gruppo Organizzazioni della società civile nel 2021 e nel 2022.

In occasione di uno scambio di vedute tra i rappresentanti dei giovani e delle istituzioni, tra cui gli oratori ospiti Sergey Lagodinsky (membro del Parlamento europeo, Verdi/ALE), Alessia Valentino (giurista, Commissione europea) e Christian Moos (membro del gruppo OSC e relatore del prossimo parere del CESE sul pacchetto per la difesa della democrazia), i partecipanti al seminario hanno affrontato le tendenze e le violazioni specifiche degli spazi civici per i giovani in tutta Europa.

La manifestazione ha evidenziato l'urgente necessità di un dialogo civico coordinato a livello sia nazionale che europeo, di un aumento dei finanziamenti per le organizzazioni giovanili e della partecipazione inclusiva di tutti i giovani. Ha inoltre sottolineato la necessità di istituire meccanismi di protezione degli attivisti, di dare un seguito significativo ai dialoghi con i giovani e di affrontare le crescenti restrizioni imposte alle organizzazioni della società civile. Malgrado i punti di vista differenti e pur riconoscendo che non esiste una soluzione unica per rispondere alle preoccupazioni dei diversi Stati membri, tutti gli oratori e i partecipanti hanno convenuto sull'urgente necessità di proteggere e responsabilizzare la società civile giovanile affinché le democrazie possano mantenere la loro vitalità.

Il testo integrale delle conclusioni e raccomandazioni formulate nel corso del seminario è disponibile online all'indirizzo: https://europa.eu/!DFFpPj
 

Soon in the EESC/Cultural events

Premi dell'UE per la produzione biologica 2023: il CESE annuncia i finalisti

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è orgoglioso di annunciare i finalisti, per categoria, della seconda edizione dei Premi dell'UE per la produzione biologica, organizzati congiuntamente con la Commissione europea e altri partner come riconoscimento dell'eccellenza lungo la catena del valore del biologico europeo.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è orgoglioso di annunciare i finalisti, per categoria, della seconda edizione dei Premi dell'UE per la produzione biologica, organizzati congiuntamente con la Commissione europea e altri partner come riconoscimento dell'eccellenza lungo la catena del valore del biologico europeo. I vincitori per ciascuna categoria saranno proclamati il 25 settembre, nel quadro della Giornata europea del biologico, in una cerimonia alla presenza del commissario europeo per l'Agricoltura Janusz Wojciechowski.

Man mano che la transizione biologica acquista slancio in tutta Europa, si moltiplicano le iniziative di rilievo in questo campo. Conclusa la valutazione iniziale, e dopo un attento esame di tutte le candidature, siamo orgogliosi di presentare i finalisti delle tre categorie, elencati qui di seguito.

In ordine alfabetico:

  1. Migliore piccola o media impresa (PMI) di trasformazione alimentare biologica
    • Ekološka kmetija Kukenberger, Slovenia, specializzata nella trasformazione di latticini.
    • Fürstenhof GmbH, Germania, produzione di uova e carni avicole.
    • The Merry Mill, Ireland, produce principalmente avena e farina senza glutine.
  2. Miglior dettagliante di alimenti biologici
    • Gut Wulkselde GmbH, Germania, rivendita di prodotti dell'azienda agricola appartenente agli stessi proprietari.
    • NaturaSì Ariele Conegliano, Italia, negozio appartenente alla rete NaturaSì.
    • Valle y Vega Cooperative Agroecológica de Granada, Spagna, negozio gestito da una cooperativa di agricoltori.
  3. Miglior ristorante / servizio di ristorazione biologico
    • Biohotel St. Daniel, Slovenia, ristorante di un "biohotel".
    • Luftburg - Kolariks Freizeitbetriebe GmbH, Austria, ristorante per famiglie.
    • Trnulja Country Estate, Slovenia, ristorante situato in una tenuta agricola.

Grazie alla sua rete di organizzazioni della società civile, il CESE ha potuto raccogliere ancora una volta candidature di alta qualità. Questi progetti di grande interesse abbracciano l'intera catena del valore dell'agricoltura biologica, il che dimostra chiaramente che è già in corso un vero e concreto passaggio a sistemi alimentari più sostenibili ed equi. Adesso è indispensabile che i responsabili politici definiscano condizioni favorevoli che consentano a queste iniziative di prosperare e di essere emulate in varie regioni, ha affermato il presidente della sezione Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente (NAT) del CESE Peter Schmidt.

L’iniziativa della Commissione e del CESE è stata lanciata nel quadro di un impegno assunto nel piano d'azione della Commissione per lo sviluppo della produzione biologica con l'obiettivo di premiare l'eccellenza lungo la filiera alimentare del biologico, dall’azienda agricola fino al ristorante. Essa costituisce un riconoscimento per gli operatori biologici migliori e più innovativi, che fanno la loro parte per ridurre l'impatto dell'agricoltura sul clima e sull'ambiente, e che con le loro azioni contribuiranno a realizzare le ambizioni della strategia Dal produttore al consumatore e della strategia sulla biodiversità.

Ulteriori informazioni sui candidati, i criteri di selezione e i premi in generale sono disponibili sul sito web dei Premi dell'UE per la produzione biologica e sul sito web del CESE. (ks)

Sono aperte le candidature al Premio CESE per la società civile sul tema della salute mentale

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato il bando della 14ª edizione del Premio per la società civile, aperto sia a organizzazioni della società civile che a persone fisiche, come anche a società private registrate o aventi sede nell'Unione europea.

Scegliendo la salute mentale come tema dell'edizione di quest'anno, il CESE premierà i progetti creativi e innovativi senza scopo di lucro che aiutano le persone con problemi di salute mentale e creano un ambiente volto a favorirne il benessere psicologico, sia a livello individuale che come sforzo collettivo.

 

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato il bando della 14ª edizione del Premio per la società civile, aperto sia a organizzazioni della società civile che a persone fisiche, come anche a società private registrate o aventi sede nell'Unione europea.

Scegliendo la salute mentale come tema dell'edizione di quest'anno, il CESE premierà i progetti creativi e innovativi senza scopo di lucro che aiutano le persone con problemi di salute mentale e creano un ambiente volto a favorirne il benessere psicologico, sia a livello individuale che come sforzo collettivo.

L'importo complessivo in palio è di 50 000 EUR, da ripartire tra un massimo di cinque vincitori. Il termine per la presentazione delle candidature scade il 30 settembre 2023 alle ore 10:00 (ora di Bruxelles). La cerimonia di premiazione dovrebbe svolgersi durante la Settimana della società civile del CESE in programma per la primavera del 2024.

Per essere ammissibili, le iniziative e i progetti devono essere realizzati nell'UE e devono essere già stati attuati o essere ancora in corso. Devono inoltre riguardare almeno uno dei temi elencati nei criteri di ammissibilità pubblicati nel regolamento della 14ª edizione del Premio CESE per la società civile organizzata, consultabile sulla pagina web del CESE dedicata al premio.

I progetti possono essere finalizzati, tra le altre cose, a prevenire e combattere i rischi psicosociali legati al lavoro e a promuovere culture di sostegno sul posto di lavoro. Possono essere inoltre volti a rispondere alle esigenze di salute mentale dei gruppi svantaggiati e di una popolazione che invecchia, o promuovere il benessere mentale dei ragazzi e degli adolescenti.

Saranno ammissibili anche progetti incentrati sul lavoro di comunità, tesi ad esempio a rafforzare il ruolo delle comunità locali, a sviluppare reti per il coinvolgimento delle comunità e a creare un ambiente favorevole alla salute mentale. Al concorso possono partecipare anche progetti volti a migliorare l'alfabetizzazione in materia di salute mentale e a combattere lo stigma che spesso scoraggia le persone dal cercare aiuto.

Il CESE si augura che il premio renda omaggio e dia risalto agli sforzi compiuti finora dagli attori non statali per aiutare le persone alle prese con problemi di salute mentale. L'obiettivo è anche quello di dare un nuovo impulso ai progetti in corso e ispirarne di nuovi, evidenziando in tal modo il contributo che essi possono apportare per arginare l'esplosione di questa epidemia che serpeggia silente nell'UE.

L'obiettivo del Premio CESE per la società civile – fiore all'occhiello del Comitato – è quello di sensibilizzare in merito al contributo straordinario della società civile alla creazione di un'identità e di una cittadinanza europee e alla promozione dei valori comuni alla base dell'integrazione europea. Il premio è dedicato ogni anno a un argomento diverso, ma sempre di particolare importanza per l'UE. Tra i temi delle passate edizioni figurano i giovani e gli aiuti per l'Ucraina, il clima e la parità di genere. Nel 2020 il CESE ha indetto un'edizione speciale, con un "Premio per la solidarietà civile" dedicato alla lotta contro la COVID-19.

Per candidarsi, cliccare qui. (ll)

 

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Millie Tsoumani (mt)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Aude François (af)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

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September 2023
09/2023

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