Dai fatti e dalle cifre relativi alla salute mentale nell'Unione europea non emerge un quadro rassicurante, bensì un appello ad agire. Il CESE raccomanda di adottare misure più incisive per promuovere la salute mentale a livello nazionale ed europeo e ha inoltre chiesto una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Con il Premio per la società civile dedicato alla salute mentale il CESE rende omaggio agli sforzi continui compiuti dalla società civile per migliorare il benessere dei cittadini europei.

Dai fatti e dalle cifre relativi alla salute mentale nell'Unione europea non emerge un quadro rassicurante, bensì un appello ad agire. Il CESE raccomanda di adottare misure più incisive per promuovere la salute mentale a livello nazionale ed europeo. e ha inoltre chiesto una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Con il Premio per la società civile dedicato alla salute mentale il CESE rende omaggio agli sforzi continui compiuti dalla società civile per migliorare il benessere dei cittadini europei.

  1. Il CESE ha deciso di dedicare il Premio per la società civile – fiore all'occhiello del Comitato - alla salute mentale considerato che, all'indomani della pandemia di COVID-19, disturbi mentali come l'ansia e la depressione sono aumentati in maniera significativa in tutta Europa. Secondo l'OCSE, la percentuale di giovani che soffrono di sintomi di ansia è più che raddoppiata in diversi paesi europei. La pandemia ha inoltre abbassato l'età in cui insorgono i disturbi alimentari, in particolare tra gli adolescenti. Già prima della pandemia di COVID-19 almeno 84 milioni di persone, circa una su sei, soffrivano di problemi di salute mentale nell'Unione europea.
  2. Circa il 4 % dei decessi annuali nell'UE è riconducibile a disturbi mentali e comportamentali. La cattiva salute mentale ha inoltre un impatto economico enorme, in quanto i suoi costi diretti e indiretti sono pari a circa il 4 % del PIL. Oltre un terzo di questi costi deriva da tassi di occupazione più bassi e dal calo della produttività sul lavoro.
  3. Secondo i dati di Eurostat, nel 2020 il 44,6 % della popolazione attiva di età compresa tra i 15 e i 64 anni nell'UE ha segnalato la presenza di fattori di rischio per il proprio benessere mentale sul lavoro. Quasi un quinto degli occupati nell'UE ha riferito che il sovraccarico di lavoro o l'incalzare delle scadenze costituivano i principali fattori di rischio per il benessere mentale sul lavoro.
  4. Il benessere mentale è diventato una priorità dell'agenda politica dell'UE. Di conseguenza, nel giugno 2023 la Commissione ha adottato un approccio globale in materia di salute mentale. Con una dotazione di 1,23 miliardi di EUR di finanziamenti dell'UE, questo nuovo approccio intende promuovere la salute mentale in tutte le politiche dell'Unione ed è incentrato su tre principi guida: prevenzione adeguata ed efficace; accesso a un'assistenza sanitaria e a cure per la salute mentale di alta qualità e a costi abbordabili; e reinserimento nella società dopo il recupero. La salute mentale è una priorità politica anche per il CESE ed è al centro delle sue attività.
  5. Il CESE ha ricevuto ben 105 candidature da tutta l'UE su un'ampia gamma di tematiche, dai progetti sulla prevenzione dei rischi psicosociali sul luogo di lavoro o sul contrasto di fenomeni quali l'abuso di sostanze e la cyberdipendenza, alla lotta contro la stigmatizzazione legata alla salute mentale e alla promozione dell'assistenza di tipo partecipativo. Il CESE si augura che il riconoscimento e la segnalazione di questi grandi sforzi compiuti da attori non statali a favore della salute mentale possano riuscire a ispirare anche altri a promuovere iniziative simili. (sg)

Il Premio del CESE per la società civile tributa un riconoscimento a progetti senza scopo di lucro realizzati da singoli, organizzazioni della società civile e imprese, ed è dedicato ogni anno a un tema diverso, legato a un importante settore di attività del CESE. Il vincitore della 14ª edizione del Premio, dedicata al tema della salute mentale, è la Third Age Foundation, una fondazione irlandese che, con la rete di impegno sociale AgeWell, aiuta le persone anziane a combattere la solitudine.

Il Premio del CESE per la società civile tributa un riconoscimento a progetti senza scopo di lucro realizzati da singoli, organizzazioni della società civile e imprese, ed è dedicato ogni anno a un tema diverso, legato a un importante settore di attività del CESE. Il vincitore della 14ª edizione del Premio, dedicata al tema della salute mentale, è la Third Age Foundation, una fondazione irlandese che, con la rete di impegno sociale AgeWell, aiuta le persone anziane a combattere la solitudine.

Il 7 marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha reso omaggio a cinque organizzazioni senza scopo di lucro per il loro eccezionale contributo alla lotta contro i disturbi mentali, che nell'UE sono aumentati drasticamente.

Il premio di 50 000 EUR è stato suddiviso tra i cinque progetti vincitori.

Alla fondazione per la terza età Third Age Foundation (Irlanda) è andato il primo premio in palio, dell'importo di 14 000 EUR,

mentre le altre quattro organizzazioni selezionate hanno ricevuto 9 000 EUR ciascuna e si sono classificate come segue:

IL VINCITORE DEL PRIMO PREMIO

Con la sua rete di impegno sociale AgeWell ("Invecchiare bene"), la fondazione irlandese per la terza età Third Age Foundation aiuta gli anziani isolati, fragili e vulnerabili. AgeWell è un servizio unico nel suo genere, basato sulla comunità, in cui persone ultracinquantenni offrono il loro supporto ad anziani a rischio e bisognosi. Combinando visite a domicilio alle persone anziane con l'uso di un questionario per monitorarne la salute mentale basato su un'applicazione per smartphone, AgeWell è in grado di offrire a queste persone compagnia e supporto emotivo e di individuare i rischi per la loro salute in una fase precoce.

GLI ALTRI PROGETTI VINCITORI

Al secondo posto si è classificata l'associazione finlandese Pro Lapinlahti, con il suo centro sociale Lapinlahden Lähde, ovvero "La sorgente di Lapinlahti". Il centro, realizzato grazie alla ristrutturazione dell'ospedale Lapinlahti di Helsinki, organizza seminari, laboratori e altri eventi dedicati all'alfabetizzazione in materia di salute mentale e vanta 50 000 visitatori all'anno. Dichiarato "zona libera da diagnosi", è un luogo in cui ciascuno può vivere ed esprimersi liberamente, senza vedersi attribuire delle etichette, e un servizio che offre responsabilizzazione anziché un atteggiamento paternalista.

Il terzo posto è andato all'organizzazione slovacca Integra, con la sua iniziativa Crazy? So what! ("Matti? E allora?!"), che scardina gli stereotipi promuovendo tra i giovani una conoscenza della salute mentale fondata sulla compassione e offrendo una comprensione diretta di quel che significa soffrire di disturbi mentali e aver iniziato un percorso di guarigione.

Vincitrice del quarto premio è la fondazione finlandese Lilinkoti, la cui missione è sostenere la salute mentale con due giochi innovativi e creativi, denominati The World of Recovery ("Il mondo della guarigione"), che promuovono la guarigione dai disturbi mentali attraverso obiettivi che favoriscono lo sviluppo di una sana immagine di sé, dell'autonomia personale e di una vita attiva e di significato. I due giochi – un gioco non violento per dispositivi mobili e un gioco di ruolo da tavolo che ha già ricevuto diversi premi – si rivolgono a chi, con l'aiuto di professionisti, segue un percorso di recupero da disturbi mentali e da tossicodipendenze, e sono gratuiti e liberamente accessibili.

Il progetto Raccontare per sensibilizzare è valso il quinto posto all'organizzazione non profit italiana Animenta. Con tale progetto, Animenta è impegnata a riscrivere le narrazioni stereotipate sui disturbi alimentari, disturbi che soltanto in Italia colpiscono oltre quattro milioni di persone, metà delle quali adolescenti. I suoi programmi di prevenzione e sensibilizzazione sono realizzati da professionisti volontari, sia online che nelle scuole di tutta Italia.

L'edizione 2024 del Premio CESE per la società civile è stata lanciata nel luglio scorso. Dedicandola al tema della salute mentale, il CESE ha inteso riconoscere il ruolo cruciale svolto dalla società civile nel trattamento e nella prevenzione dei disturbi mentali. I vincitori sono stati selezionati tra oltre 100 candidature, provenienti da 23 Stati membri.

Edizioni precedenti del Premio sono state dedicate ai giovani, all'aiuto all'Ucraina, all'azione per il clima, alla parità di genere, all'emancipazione femminile e alle migrazioni, mentre nel 2020 il Premio per la società civile è stato sostituito da un Premio speciale per la solidarietà rivolto a chi si era distinto nella lotta contro la pandemia di COVID-19. (ll)

La Giornata dell'ICE del 2024 ha messo in piena luce le potenzialità e i limiti dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE). Pur celebrando i successi delle iniziative passate sul piano della sensibilizzazione e dello stimolo ai dibattiti pubblici, le discussioni hanno anche fatto emergere le frustrazioni quanto alla necessità di una maggiore reattività e di un migliore seguito da parte delle istituzioni dell'UE.

La Giornata dell'ICE 2024 ha messo in piena luce le potenzialità e i limiti dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE). Pur celebrando i successi delle iniziative passate sul piano della sensibilizzazione e dello stimolo ai dibattiti pubblici, le discussioni hanno anche fatto emergere le frustrazioni quanto alla necessità di una maggiore reattività e di un migliore seguito da parte delle istituzioni dell'UE.

Principali elementi emersi dalla giornata dell'ICE:

  • Al di là dei meri suggerimenti.  Le ICE andate a buon fine dovrebbero comportare automaticamente un'azione significativa da parte della Commissione, comprese risposte concrete e, se del caso, proposte legislative. Ciò garantirebbe un'influenza diretta delle ICE sul diritto dell'UE, promuovendo un dialogo più significativo tra i cittadini e le istituzioni.
  • Partenariati più forti. La collaborazione è fondamentale. Per amplificare la voce dei cittadini è necessaria una collaborazione strategica tra gli organizzatori, la società civile, gli organi di informazione e i partner pubblici.
  • Miglioramenti continui. Il quadro dell'ICE è in costante evoluzione. Sfruttando le migliori pratiche e promuovendo la condivisione delle conoscenze tra le parti interessate, possiamo rafforzare il processo dell'ICE e consentire a un numero ancora maggiore di cittadini di partecipare attivamente.

L'ICE consente ai cittadini di chiedere all'UE di intervenire e proporre una nuova legge su una questione particolare. Una volta che un'iniziativa raggiunge un milione di firme, la Commissione decide quali azioni intraprendere. (gb)

L'ospedale Lapinlahti a Helsinki, primo istituto psichiatrico finlandese e simbolo, con i suoi 170 anni di storia, della cura della salute mentale nel paese, nel 2013 era vuoto e in abbandono. Poi è entrato in azione un gruppo di attivisti del settore della salute mentale, con l'idea di trasformare lo storico sito, ormai in rovina, in un centro aperto per la salute mentale, la cultura e le arti. Siru Valleala, rappresentante dell'associazione Pro Lapinlahti, che gestisce il centro Lapinlahden Lähde, sorto nella sede dell'antico ospedale, ci ha detto che il centro è adesso anzitutto un luogo inclusivo, in cui la stigmatizzazione e i pregiudizi vengono lasciati fuori e tutti si sentono ben accetti.

L'ospedale Lapinlahti a Helsinki, primo istituto psichiatrico finlandese e simbolo, con i suoi 170 anni di storia, della cura della salute mentale nel paese, nel 2013 era vuoto e in abbandono. Poi è entrato in azione un gruppo di attivisti del settore della salute mentale, con l'idea di trasformare lo storico sito, ormai in rovina, in un centro aperto per la salute mentale, la cultura e le arti. Siru Valleala, rappresentante dell'associazione Pro Lapinlahti, che gestisce il centro Lapinlahden Lähde, sorto nella sede dell'antico ospedale, ci ha detto che il centro è adesso anzitutto un luogo inclusivo, in cui la stigmatizzazione e i pregiudizi vengono lasciati fuori e tutti si sentono ben accetti.

Che cosa vi ha indotto ad avviare questo progetto?

Nel 2013 l'ospedale Lapinlahti, il primo centro psichiatrico finlandese, costruito nel 1841, era vuoto. La città di Helsinki non aveva progetti per il suo futuro. Lo storico sito, con il suo ricco patrimonio e il bellissimo parco che lo circonda, era dimenticato e in rovina. Alla luce di questa situazione, un gruppo di attivisti del settore della salute mentale ha iniziato a proporre idee e progetti per trasformare l'ospedale e il suo parco in un centro aperto di salute mentale, cultura e arte.

È iniziato così il progetto noto oggi come Lapinlahden Lähde (la sorgente di Lapinlahti).  Le attività prendono spunto dalla rilevanza storica e architettonica dell'area, situata nel cuore della baia di Lapinlahti, e traggono ispirazione da 170 anni di lavoro nel campo della salute mentale. L'attenzione si è andata spostando dal trattamento delle malattie alla promozione del benessere di persone di ogni condizione. Lapinlahden Lähde è ora un esempio pulsante del lavoro diretto a contrastare la stigmatizzazione, e rappresenta una drastica svolta verso la promozione di ciò che è positivo.

In passato Lapinlahti era stato un centro di eccellenza della psichiatria, un luogo in cui si sviluppava costantemente la cura della salute mentale. Adesso invece gli attivisti che avevano lavorato per l'associazione Pro Lapinlahti, fondata nel 1988, quando l'istituto era ancora in attività come ospedale, hanno voluto creare un centro innovativo per la promozione della salute mentale, che usa tutte le conoscenze disponibili nel XXI secolo. Un luogo che incarna la svolta radicale dalla cura della malattia mentale alla promozione del benessere mentale.

Che accoglienza ha ricevuto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dai vostri assistiti?  Può fare un esempio?

All'inizio abbiamo faticato a incoraggiare il pubblico a varcare i cancelli del centro. L'area era stata chiusa al pubblico per i 170 anni in cui è servita da ospedale psichiatrico, e nonostante l'interesse e la curiosità, è stato difficile convincere le persone a venire a dare un'occhiata. Ma le attività e gli eventi hanno pian piano richiamato dei partecipanti, che hanno contribuito con entusiasmo a svilupparli ulteriormente, prestando servizio volontario e apportando nuove idee. Artisti e interpreti hanno portato le loro mostre d'arte e i loro eventi culturali a Lapinlahden Lähde, e adesso ogni anno ospitiamo più di 400 eventi e tra 50 e 60 mostre d'arte. Lapinlahti è diventato un ambiente aperto per tutti a Helsinki, promuovendo il benessere mentale e riducendo la solitudine e l'esclusione sociale ogni giorno.

"Quando ho aderito all'iniziativa ho sentito la soddisfazione di essere qui e di contribuire a dare nuova vita a questo luogo ... l'atmosfera dissolve tutto ciò che è pesante." (Cresswell-Smith et al, 2022)

Oggi l'ospedale Lapinlahti è considerato un luogo molto sicuro e inclusivo, dove ognuno si sente ben accetto, a prescindere dallo stato d'animo in cui si trova e dalla sua situazione personale. Il passato del centro come ospedale psichiatrico non è esente da effetti, perché consente di sentirsi vulnerabili e offre un'apertura assolutamente unica nei confronti del disagio mentale. Ci basiamo su un forte senso di comunità e tutti possono esplorare con fiducia i propri punti di forza. La stigmatizzazione e la discriminazione rimangono fuori dalla porta, e noi di Lapinlahden Lähde siamo orgogliosi di includere tutti.

Le attività del centro sono state sviluppate in collaborazione con il proprietario, la città di Helsinki, e questo lavoro di sviluppo è stato una condizione preliminare dell'intero progetto. In questo momento vengono prese decisioni politiche di ampia portata riguardo la futura proprietà del sito, e ci auguriamo che si tenga pienamente conto del successo delle operazioni in corso.

Come userete questo specifico finanziamento per proseguire la vostra opera al servizio della collettività? Avete già in programma nuovi progetti?

Continueremo a sviluppare le nostre attività per fare in modo che un numero ancora maggiore di persone possa parteciparvi e trarne vantaggio. Abbiamo recentemente lanciato un interessante progetto per le persone in fase di recupero da disturbi mentali, che mira ad aumentare l'accesso, e persino il diritto, alle attività culturali. Più specificamente, il progetto aiuta i partecipanti a trovare il proprio modo di pervenire all'espressione culturale, a individuare ciò che è efficace per loro in termini di benessere mentale, di cultura e di arte. Sarà questa la destinazione del generoso premio in denaro che ci è stato assegnato.

Che tipo di azione collettiva è necessaria per ridurre la stigmatizzazione che spesso accompagna i problemi di salute mentale? L'arte può svolgere un ruolo nel contribuire all'autonomia delle persone con problemi di salute mentale?      

Dobbiamo offrire attività che permettano a persone con esperienze e storie individuali diverse di incontrarsi. La partecipazione ad attività non basate sullo stato di salute o sulle circostanze personali crea incontri umani unici e legami significativi tra persone provenienti da contesti diversi. L'esplorazione della salute mentale attraverso diversi mezzi, come le arti, ha aumentato la consapevolezza e la comprensione. L'arte ha una speciale capacità di riunire le persone, e offre nuovi modi per affrontare questioni anche dolorose. Funge da tramite per l'espressione e crea l'opportunità di essere visti e ascoltati. La capacità di farsi ascoltare può cambiare la vita di una persona e la sua autopercezione.

Iniziativa EuroHPC

Document Type
PAC

Dispositivi medici/Eudamed

Document Type
PAC
Reference number
14/2024

Animenta ha condiviso il Premio con altri tre candidati, mentre la fondazione caritativa irlandese Third Age è stata proclamata prima vincitrice del Premio per la società civile conferito dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) a progetti che promuovono la salute mentale.

Ritenendo che vi fosse ancora spazio per l'innovazione e nuovi approcci alla salute mentale, la Fondazione finlandese Lilinkoti ha sviluppato due giochi denominati The World of Recovery ["Il mondo della guarigione"]: uno online e l'altro da tavolo. Sono entrambi giochi di ruolo nei quali i giocatori devono mettersi nei panni di un determinato personaggio. Ambientati in un mondo futuristico di speranza, questi giochi promuovono il percorso del giocatore verso la guarigione. I destinatari sono le persone che seguono un percorso di recupero da disturbi mentali e da tossicodipendenze ma anche i professionisti. Due rappresentanti di Lilinkoti, Reetta Sedergren e Venla Leimu, ci hanno spiegato che i giochi hanno un potenziale enorme in termini di miglioramento della salute mentale, che rimane però in gran parte inutilizzato. 

Ritenendo che vi fosse ancora spazio per l'innovazione e nuovi approcci alla salute mentale, la Fondazione finlandese Lilinkoti ha sviluppato due giochi denominati The World of Recovery ["Il mondo della guarigione"]: uno online e l'altro da tavolo. Sono entrambi giochi di ruolo nei quali i giocatori devono mettersi nei panni di un determinato personaggio. Ambientati in un mondo futuristico di speranza, questi giochi promuovono il percorso del giocatore verso la guarigione. I destinatari sono le persone che seguono un percorso di recupero da disturbi mentali e da tossicodipendenze ma anche i professionisti. Due rappresentanti di Lilinkoti, Reetta Sedergren e Venla Leimu, ci hanno spiegato che i giochi hanno un potenziale enorme in termini di miglioramento della salute mentale, che rimane però in gran parte inutilizzato. 

Che cosa vi ha indotto ad avviare questo progetto? 

Alcuni anni fa, alla fondazione Lilinkoti, abbiamo pensato che vi fossero ampie possibilità di fare innovazione e sviluppare nuovi approcci in materia di recupero della salute mentale. La diffusione dell'orientamento alla guarigione ha rappresentato un enorme passo avanti in questo ambito, anche se mancano strumenti moderni e innovativi per la sua applicazione. La nostra organizzazione, che opera da alcuni decenni con persone che seguono un percorso di recupero da disturbi mentali, ha avuto un'idea: creare uno strumento moderno per promuovere la salute mentale, sotto forma di gioco digitale al quale partecipare come protagonista. 

Che accoglienza ha ricevuto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato?   

I giochi sono stati sviluppati con la collaborazione di soggetti impegnati in un percorso di recupero da disturbi mentali e di professionisti, pertanto il feedback ricevuto è stato costante durante tutto il processo di sviluppo del gioco e ha permesso di orientare tale processo verso il risultato finale. 

Abbiamo ricevuto commenti, anonimi e personali, estremamente positivi da utilizzatori di entrambi i giochi. Ad esempio, in oltre il 90 % dei commenti si affermava che il gioco per dispositivi mobili aveva rafforzato il benessere dei giocatori e li aveva aiutati a diventare attivi, mentre il gioco di ruolo li aveva aiutati a sviluppare le loro competenze sociali.  

Forse alcune delle informazioni più interessanti ricevute riguardano le reazioni dei partecipanti, che ridevano durante il gioco, e le conversazioni sui loro stati d'animo, le difficoltà incontrate e i punti di forza, nonché la capacità di aggregazione di questi giochi, che hanno riunito i giocatori, indipendentemente dal loro ruolo e dal contesto. 

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo? 

Essere in prima linea nell'innovazione e sfruttare i numerosi vantaggi conseguenti. Trarre ispirazione da questa situazione stimolante che permette di fare qualcosa di nuovo. Approfittare di questa opportunità senza cercare di trovare delle spiegazioni a tutti i costi. Seguire il proprio istinto, essere curiosi di ascoltare le opinioni di tutti. Più di ogni altra cosa, coinvolgere nel processo di progettazione soggetti impegnati in un percorso di recupero e persone che hanno acquisito un'esperienza concreta. Quando si inventano dei giochi, prepararsi ad affrontare numerosi pregiudizi da parte dei professionisti. Nel settore della salute mentale si ritiene comunemente che i giochi in generale siano dannosi o creino dipendenza. Non farsi scoraggiare! Essere ambiziosi, creativi e osare sognare. 

Quali sono le potenzialità dei giochi per computer e dei videogiochi per il miglioramento della salute mentale? Ritiene che i giochi dovrebbero essere utilizzati maggiormente nel trattamento dei problemi di salute mentale? 

Le potenzialità dei giochi per computer e dei videogiochi (e in particolare dei giochi di ruolo) per il miglioramento della salute mentale sono enormi. Poiché un numero allarmante di persone soffre di problemi di salute mentale, abbiamo bisogno di nuovi metodi versatili per migliorare la salute mentale. È un vero peccato che le potenzialità dei giochi non siano state esplorate a fondo: non per mancanza di interesse ma per carenza di finanziamenti. Non esiste un modo rapido e semplice per sviluppare giochi di qualità per migliorare la salute mentale. Abbiamo bisogno di maggiori finanziamenti, di più progetti co-sviluppati e di un maggior numero di professionisti del settore della salute mentale e dei giochi che lavorino per conseguire questo obiettivo. E, ultimo ma non meno importante, abbiamo bisogno di molta, moltissima ricerca. 

Pacchetto per l'energia eolica

Document Type
AS

Nel mondo sono più di 55 milioni le persone, per la maggior parte adolescenti, affette da disturbi alimentari che hanno un impatto sulla loro salute mentale e fisica. Lo stigma che circonda questi disturbi impedisce a molti di chiedere aiuto. Il progetto Telling Stories for Good [Raccontare per sensibilizzare], condotto dall'associazione italiana Animenta, punta a smantellare gli stereotipi, a promuovere il riconoscimento precoce e a fornire assistenza. Dal 2021 l'associazione ha incontrato più di 10 000 ragazze e ragazzi nelle scuole di tutta Italia. Abbiamo parlato con la presidente e fondatrice di Animenta, Aurora Caporossi.

Nel mondo sono più di 55 milioni le persone, per la maggior parte adolescenti, affette da disturbi alimentari che hanno un impatto sulla loro salute mentale e fisica. Lo stigma che circonda questi disturbi impedisce a molti di chiedere aiuto. Il progetto Telling Stories for Good [Raccontare per sensibilizzare], condotto dall'associazione italiana Animenta, punta a smantellare gli stereotipi, a promuovere il riconoscimento precoce e a fornire assistenza. Dal 2021 l'associazione ha incontrato più di 10 000 ragazze e ragazzi nelle scuole di tutta Italia. Abbiamo parlato con la presidente e fondatrice di Animenta, Aurora Caporossi.

Che cosa vi ha indotto ad avviare questa iniziativa?

Animenta nasce dalla necessità di dare voce a tutti coloro che soffrono di un disturbo alimentare, ma anche alle persone che li circondano. L'associazione mira a garantire un accesso adeguato alle cure per i disturbi alimentari, in quanto è possibile guarire se si ha l'opportunità di intraprendere un percorso di "autoguarigione".

Come è stato accolto questo vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato?  Ci può fornire un esempio?

"Animenta è un luogo in cui ci si sente bene accolti e dove ho capito che anch'io, pur non essendo sottopeso, soffrivo di un disturbo alimentare". Questo è un messaggio arrivato diversi mesi fa dalla nostra community, grazie al quale abbiamo compreso l'importanza e l'impatto del nostro lavoro. Animenta è stata accolta con curiosità, ma anche perché ha dato speranza nel cambiamento.

Come userete questi finanziamenti specifici per continuare ad aiutare la collettività? Avete già in programma nuovi progetti?

Vorremmo investire sempre di più nei progetti che portiamo avanti nelle scuole per ampliare il nostro impatto. Allo stesso modo, i finanziamenti saranno utilizzati per creare gruppi di autosostegno destinati alle persone affette da un disturbo alimentare. Tra i nostri progetti ci sono anche i campi Animenta: un'esperienza di sei giorni nella natura che consente ai partecipanti di riscoprire il rapporto con se stessi, con il loro corpo e con il cibo.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?

Cominciate dalle storie, per capire quali sono le preoccupazioni della comunità cui vi rivolgete. Chiedete un riscontro e distribuite dei questionari per capire di che cosa hanno bisogno. Ma, più di tutto, metteteci la faccia, per raccontare la vostra lotta e il cambiamento che volete realizzare. Allo stesso tempo, è fondamentale creare una rete con altri per dare vita a un sistema di sostegno efficiente ed efficace.

A Suo parere, oggi i disturbi alimentari sono adeguatamente riconosciuti come un grave problema di salute mentale? Le persone affette da questi disturbi ricevono un sostegno adeguato, e che cosa si dovrebbe fare per migliorarlo?

Oggi si parla di più di disturbi alimentari, per cui possiamo dire che vi è più informazione. Si tratta tuttavia di malattie su cui pesa un profondo stigma sociale e che sono oggetto di una rappresentazione molto stereotipata. Alcuni, ancora oggi, liquidano i disturbi alimentari come un segno di mancanza di volontà se non addirittura come un capriccio. In realtà, i disturbi alimentari sono una malattia psichiatrica complessa che necessita di un trattamento adeguato, trattamento che al momento non sempre è disponibile perché non vi sono sufficienti centri di cura e molti malati non riescono ad accedere al percorso terapeutico.