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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

JULY 2023 | IT

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Editoriale

Uniti in difesa dei valori europei

Uniti in difesa dei valori europei

Care lettrici e cari lettori,

la strategia in materia di comunicazione che abbiamo adottato nel 2022 sta per passare alla fase di attuazione.

Sono in cantiere numerosi sviluppi che daranno forza alla nostra voce e ci consentiranno una migliore comprensione delle nostre parti interessate e dei nostri partner, per poter formulare risposte consone al loro "stile".

 

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Uniti in difesa dei valori europei

Care lettrici e cari lettori,

la strategia in materia di comunicazione che abbiamo adottato nel 2022 sta per passare alla fase di attuazione.

Sono in cantiere numerosi sviluppi che daranno forza alla nostra voce e ci consentiranno una migliore comprensione delle nostre parti interessate e dei nostri partner, per poter formulare risposte consone al loro "stile".

In questi tempi di crisi molteplici, sullo sfondo di un'elevata insicurezza sociale ed economica, dobbiamo comunicare il senso del nostro scopo e della nostra missione con maggiore chiarezza ed empatia. E con intelligenza emotiva, quando occorre.

Dobbiamo svolgere un nuovo ruolo nella preparazione delle elezioni europee del 2024, al fine di consolidare i valori democratici e rendere l'Europa più forte e più resiliente di fronte alle minacce autoritarie.

Inoltre, in concomitanza con il 65º anniversario del CESE, daremo maggiore risonanza al contributo che abbiamo fornito in tutti questi anni, continuando a migliorare la legislazione attuale e futura dell'UE a beneficio delle parti sociali, della società civile e dei cittadini dell'UE.

Nell'attesa di scoprire gli sviluppi che l'estate ha in serbo, godetevi il meritato riposo e preparatevi per il futuro!

Aurel Laurențiu Plosceanu
Vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione

 

Date da ricordare

18 luglio 2023, Bruxelles

Tavola rotonda dei giovani sul clima e la sostenibilità n. 4

20-21 settembre 2023, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

10-11 ottobre 2023, Bilbao (Spagna)

Convegno sul tema Le malattie rare e le reti di riferimento europee

Veniamo al punto!

In questa rubrica, Pietro De Lotto, presidente della commissione consultiva per le trasformazioni industriali, spiega la posizione del CESE in merito al "Blue Deal" - uno dei temi più scottanti all'ordine del giorno dell'UE - e le ragioni per cui abbiamo bisogno di una strategia idrica globale.

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In questa rubrica, Pietro De Lotto, presidente della commissione consultiva per le trasformazioni industriali, spiega la posizione del CESE in merito al "Blue Deal" - uno dei temi più scottanti all'ordine del giorno dell'UE - e le ragioni per cui abbiamo bisogno di una strategia idrica globale.

Pietro De Lotto: Per far fronte alle sfide idriche, l'UE ha bisogno di un Blue Deal

L'acqua costituisce un diritto umano ed è fondamentale per tutti gli aspetti della vita. In Europa l'accesso all'acqua è stato a lungo dato per scontato.

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L'acqua costituisce un diritto umano ed è fondamentale per tutti gli aspetti della vita. In Europa l'accesso all'acqua è stato a lungo dato per scontato.

Ma ora il mondo si trova di fronte a una crisi idrica, e il nostro continente non fa eccezione. Gli ultimi rapporti pubblicati mostrano che, per quanto riguarda l'acqua, l'Unione europea non è sulla buona strada per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Circa il 30 % della popolazione dell'UE risente di una qualche forma di stress idrico. Nell'estate del 2022 l'Europa ha registrato le siccità più gravi degli ultimi 500 anni. La mancanza di accesso all'acqua e a servizi igienico-sanitari di buona qualità e a prezzi abbordabili – la cosiddetta "povertà idrica" – è una realtà quotidiana per milioni di cittadini dell'UE.  

Il CESE è fermamente convinto che l'attuale approccio dell'UE alle politiche in materia di acque sia frammentato e non risponda in misura sufficiente alle sfide che ci troviamo ad affrontare. È giunto il momento di realizzare un cambiamento di scala, come si è fatto qualche anno fa per le politiche in materia di clima. È per questo motivo che quest'anno il CESE ha deciso di scegliere l'acqua come tema del suo pacchetto trasversale di pareri e di chiedere l'introduzione di un Blue Deal europeo - una strategia globale per far fronte a tutte le sfide idriche che ci attendono. L'acqua è di vitale importanza e pertanto non può più essere trattata semplicemente come uno dei pilastri del Green Deal europeo: essa merita una politica specifica.

Tutte le sezioni del CESE sono state incaricate di elaborare una serie di pareri d'iniziativa che trattano gli aspetti economici, sociali, ambientali e geopolitici delle sfide idriche. Esaminiamo l'impatto di tali sfide sull'agricoltura, sulle industrie, sulle infrastrutture e sul consumo sostenibile, evidenziamo la necessità di adottare una prospettiva in materia di acque nell'UE e di disporre di dati affidabili, e chiediamo finanziamenti adeguati.  

Riteniamo che sia necessario integrare meglio la questione dell'acqua in tutte le politiche dell'UE, compresa la politica industriale. L'Unione ha inoltre l'opportunità di porsi all'avanguardia in questo campo. Per sostenere la trasformazione della nostra società, l'Europa deve diventare il leader mondiale delle tecnologie efficienti sotto il profilo idrico. Queste costituiscono una parte importante della soluzione, a beneficio dell'intera collettività, rendendo l'agricoltura e i consumi pubblici e privati più sostenibili ed efficienti sotto il profilo idrico e contribuendo alla nostra competitività e all'occupazione futura.

Il nostro obiettivo è far sì che la prossima Commissione europea includa la questione dell'acqua tra le priorità politiche per il suo mandato. Il 26 ottobre il CESE adotterà il suo parere generale sul tema - intitolato Invito a lanciare un Blue Deal dell'UE - e presenterà proposte concrete e significative per una nuova strategia europea per l'acqua.

Si tratta però di un obiettivo che non possiamo raggiungere da soli. Il CESE lavora infatti a stretto contatto con le principali istituzioni e parti interessate per definire una politica ambiziosa in materia di acque per l'Europa. Seguiremo da vicino il recepimento delle nostre proposte per l'acqua assicurandoci che, nei mesi e negli anni a venire, sia dato seguito con azioni concrete ai nostri pareri su questo tema, che ha un impatto diretto sulla vita di tutti i cittadini. Vi invito a unirvi a noi e a sostenerci nel nostro appello a favore di un Blue Deal dell'UE.

Pietro Lotto, presidente della commissione consultiva per le trasformazioni industriali

"Una domanda a…"

Una domanda a

Nella nostra rubrica "Una domanda a..." invitiamo i membri del CESE a evidenziare l'importanza di un parere su cui hanno lavorato.

In questo numero diamo la parola a Giuseppe Guerini, membro del CESE e relatore del parere sul tema Revisione del quadro per la gestione delle crisi bancarie e l'assicurazione dei depositi. L'adozione del parere è prevista per la sessione plenaria di luglio.

 

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Nella nostra rubrica "Una domanda a..." invitiamo i membri del CESE a evidenziare l'importanza di un parere su cui hanno lavorato.

In questo numero diamo la parola a Giuseppe Guerini, membro del CESE e relatore del parere sul tema Revisione del quadro per la gestione delle crisi bancarie e l'assicurazione dei depositi. L'adozione del parere è prevista per la sessione plenaria di luglio.

 

Giuseppe Guerini: "Il sistema europeo di garanzia dei depositi è essenziale per il completamento dell'unione bancaria"

Domanda del CESE: "Qual è la posizione del Comitato in merito alla proposta dell'Eurogruppo e alle successive proposte legislative sull'unione bancaria? In particolare, qual è il suo punto di vista sulla gestione delle crisi bancarie e l'assicurazione dei depositi?"

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Domanda del CESE: "Qual è la posizione del Comitato in merito alla proposta dell'Eurogruppo e alle successive proposte legislative sull'unione bancaria? In particolare, qual è il suo punto di vista sulla gestione delle crisi bancarie e l'assicurazione dei depositi?"

Giuseppe Guerini: Il 18 aprile 2023 la Commissione europea ha pubblicato il pacchetto sulla gestione delle crisi bancarie e l'assicurazione dei depositi, che è inteso ad ampliare l'ambito di applicazione del regime di risoluzione bancaria alle banche di medie e piccole dimensioni, a preservare la stabilità finanziaria, a proteggere i contribuenti e i depositanti e a sostenere l'economia reale e la sua competitività.

Facendo seguito a una richiesta della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui accoglie con favore la proposta della Commissione, ma sottolinea anche che nella risposta alle crisi bancarie occorre trovare un punto di equilibrio tra flessibilità e prevedibilità.

Nel parere, il Comitato afferma che "le recenti crisi bancarie hanno evidenziato l'importanza di intervenire in modo rapido e flessibile, nonché quella di organizzare in brevissimo tempo il trasferimento di una banca in difficoltà a una banca sana".

Il CESE è preoccupato per l'estensione dell'ambito di applicazione della risoluzione e dei relativi requisiti patrimoniali alle banche di dimensioni minori e con radicamento locale, in quanto ciò potrebbe avere un impatto negativo su tali istituti.

D'ora in poi, una "valutazione dell'interesse pubblico" rafforzata, che determinerà l'applicabilità del regime di risoluzione, dovrà trovare un equilibrio adeguato e garantire un'applicazione proporzionata, riducendo al minimo l'incertezza sulle modalità di risoluzione di una crisi.

Si dovrebbe giungere a una procedura pragmatica e flessibile in termini di approccio normativo, strumenti da utilizzare e velocità di esecuzione, implicazioni dell'azione intrapresa, cooperazione tra le parti interessate e natura delle risorse utilizzate. Tale procedura eviterà di ledere gli interessi delle banche più piccole, specie quelle a dimensione locale, e proteggerà meglio l'ecosistema economico in cui operano.

Il sistema europeo di garanzia dei depositi è essenziale per il completamento dell'unione bancaria, e il ricorso al meccanismo di garanzia dei depositi e al Fondo di risoluzione unico rappresentano passi avanti in questa direzione. Tuttavia, finché l'unione bancaria non sarà una realtà, continueranno a esservi inefficienze e i mercati rimarranno frammentati.

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

In questa rubrica ospitiamo personalità di spicco della scienza, del giornalismo, della cultura e di altri settori della vita pubblica. Il nostro ospite di questo mese è Boško Savković, scrittore e giornalista serbo, oltre che produttore di film e documentari. È copresidente del comitato consultivo misto UE-Serbia - un organo che opera nell'ambito della sezione Relazioni esterne del CESE con il compito di favorire legami più stretti tra la società civile dell'UE e quella serba - ed è membro della presidenza dell'Unione dei datori di lavoro del suo paese.

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In questa rubrica ospitiamo personalità di spicco della scienza, del giornalismo, della cultura e di altri settori della vita pubblica. Il nostro ospite di questo mese è Boško Savković, scrittore e giornalista serbo, oltre che produttore di film e documentari. È copresidente del comitato consultivo misto UE-Serbia - un organo che opera nell'ambito della sezione Relazioni esterne del CESE con il compito di favorire legami più stretti tra la società civile dell'UE e quella serba - ed è membro della presidenza dell'Unione dei datori di lavoro del suo paese.

Savković ha lavorato in numerosi quotidiani dell'ex Iugoslavia e della Serbia, contribuendovi con propri articoli. Durante il conflitto nell'ex Iugoslavia è stato corrispondente di guerra per il quotidiano Intervju e per l'emittente televisiva Politika. Disgustato dalla censura sui mezzi di informazione, nel 1993 ha cessato di lavorare per media serbi e ha fondato la sua agenzia di marketing - Alternativa - tuttora attiva con successo nella produzione televisiva, nell'editoria, nella grafica e nell'elaborazione di pagine web. Nel 1996 ha fondato la rivista satirica La nostra scrofa, che è diventata un simbolo di resistenza al regime di Slobodan Milosevic.

È l'autore di tre libri: "I falsi combattenti corrono un giro d'onore" (1989), da cui è stato tratto un documentario, "La devastazione della settima forza" (1994) e "I misteri che hanno cambiato la Serbia" (1997).

Ha inoltre lavorato alla promozione del Vangelo di Miroslav, un manoscritto appartenente al ricco patrimonio culturale medievale della Serbia, e ha realizzato il film In principio era il Verbo. Nel 2008 ha fondato il festival cinematografico Silafest. Ha ricevuto numerosi premi in Serbia e in festival cinematografici internazionali, compreso il Delfino d'oro per il miglior documentario al festival di Cannes del 2011 per il cortometraggio Frutti invernali, e il Delfino d'argento a Cannes nel 2013 per il film Dopo le bombe.

Nel corso di una sua visita al CESE lo scorso giugno, Savković ha ringraziato personalmente la presidenza del Comitato per il sostegno ricevuto quando è stato arrestato con l'accusa di aver incitato al rovesciamento violento della costituzione serba. Savković è stato poi rilasciato alcuni giorni dopo la richiesta in questo senso fatta dal CESE.

Boško Savković sarà presente alla sessione plenaria di luglio del CESE, nel cui quadro parteciperà a un dibattito sul tema "Il futuro ruolo della società civile nel processo di allargamento" assieme ad altri ospiti in qualità di oratori.

 

Boško Savković: non sono Che Guevara, sono soltanto un cittadino che chiede un paese sicuro

CESE Info: Ci dica dell'evento che ha condotto al Suo arresto e alla Sua detenzione.

Boško Savković: Il 4 giugno 2023, a Belgrado, è stata organizzata una grande manifestazione in risposta a due massacri che hanno provocato 18 vittime, per metà bambini. La gente l'ha presa per una manifestazione politica, mentre si trattava di una manifestazione pacifica – tra le più imponenti viste finora. I dimostranti chiedevano l'allontanamento del ministro responsabile della pubblica sicurezza e dei membri dell'Autorità di regolamentazione dei media elettronici.

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CESE Info: Ci dica dell'evento che ha condotto al Suo arresto e alla Sua detenzione.

Boško Savković: Il 4 giugno 2023, a Belgrado, è stata organizzata una grande manifestazione in risposta a due massacri che hanno provocato 18 vittime, per metà bambini. La gente l'ha presa per una manifestazione politica, mentre si trattava di una manifestazione pacifica – tra le più imponenti viste finora. I dimostranti chiedevano l'allontanamento del ministro responsabile della pubblica sicurezza e dei membri dell'Autorità di regolamentazione dei media elettronici.

Io portavo un cartello su cui campeggiavano due scritte, da un lato PINK STINK (in riferimento al principale gruppo mediatico filo-governativo serbo, che si chiama appunto PINK) e, dall'altro, "Avvoltoi e iene vanno a braccetto per una Serbia sicura" che alludeva all'espressione "Avvoltoi e iene per la sicurezza" utilizzata da alcuni membri del governo in un intervento di fronte al Parlamento nazionale. Qualcuno ha legato al mio cartello un pupazzo che sembrava il Presidente serbo Vučić impiccato. Il pupazzo è stato rimosso nel giro di poco, ma nel frattempo erano già state scattate alcune foto che sono state condivise sui social, diventando virali.

Benché io non figurassi nelle foto, sono stato comunque accusato di questo atto e imputato per tentativo di sovvertire l'ordine costituzionale in Serbia, un reato questo che viene punito con una trentina d'anni di carcere. Quattro poliziotti sono venuti ad arrestarmi. "Perché in quattro?", ho chiesto. "Due per te e due per il pupazzo", hanno risposto. Però non hanno trovato né il cartello, che era rimasto nell'auto di un amico, né il pupazzo.

La Sua detenzione ha mobilitato un gran numero di persone in Serbia e a Bruxelles. Essendo Lei copresidente del comitato consultivo misto UE-Serbia, il CESE ha chiesto il Suo immediato rilascio con un tweet che ha avuto 27 000 visualizzazioni. Cosa pensa di questa reazione?

Ero in carcere e non avevo idea di cosa stesse accadendo. L'unica cosa che so è che mia moglie ha chiamato il vicepresidente del CESE Plosceanu, e il Comitato ha reagito immediatamente, così come hanno fatto i media, la società civile e le ONG del mio paese. La gente, in Serbia, mi conosce e ha reagito in blocco organizzando manifestazioni davanti al Palazzo di giustizia. Io, però, in quel momento, non ero a conoscenza di tutto questo. Quando mi hanno condannato a 30 giorni di carcere, ho iniziato a pensare a tutte le cose che mi sarebbero potute accadere e agli anni che avrei trascorso dietro le sbarre. In momenti del genere è impossibile ragionare lucidamente, anche se ho cercato di sfruttare la mia formazione da avvocato per pensare in modo razionale.

Credo si sia capito che ero innocente, grazie alle pressioni esercitate dalle istituzioni dell'UE, dalle ONG e dalla gente. C'è chi ha parlato con le autorità serbe e il risultato è stato un patteggiamento, da sottoscrivere con il pubblico ministero, che prevedeva una pena di sei mesi con la condizionale in cambio di una generica ammissione di colpevolezza da parte mia.

Non sono Che Guevara, sono soltanto uno dei cittadini che protestano nelle piazze chiedendo un paese sicuro, nient'altro. Sono uno scrittore, un giornalista e un regista. Ma la situazione è questa: membri del governo attaccano gli attori, i media, i giornalisti e i cittadini, e la gente è scesa in piazza, perché non vuole più ascoltare questi discorsi di incitamento all'odio in Parlamento.

Pensa che l'incidente in cui è stato coinvolto possa avere un impatto sulla società serba?

Forse, ma quello di cui abbiamo bisogno sono dei media liberi e indipendenti. A Belgrado ce n'è qualcuno, ma al di fuori della capitale, nelle città e nei centri più piccoli, la gente non sa cosa stia accadendo. È in corso una guerra dell'informazione, contro le notizie false provenienti dal governo, che presenta al pubblico un'immagine completamente distorta delle manifestazioni e delle richieste dei cittadini.

Pensa che quanto accaduto lascerà su di Lei un segno indelebile?

Voglio lasciarmi questa vicenda alle spalle, perché il carcere non è un posto adatto per le persone perbene. Non voglio avere paura: un momento di paura può cancellare dieci momenti della propria vita. Ma la paura è un istinto che tutti noi abbiamo. Non sono un rivoluzionario, sono soltanto un uomo che vuole avere il diritto di esprimersi, è forse chiedere troppo? Si tratta solo di alcuni dei valori fondamentali dell'UE: libertà del sistema giudiziario, libertà di parola e diritto a pensare liberamente.

Che tipo di aiuto e di sostegno si attende dal CESE e dall'UE?

Seguire la situazione in Serbia, monitorando gli avvenimenti giorno per giorno, vorrebbe già dire tanto. È inoltre importante che le istituzioni dell'UE seguano i media e le notizie di attualità dalla Serbia. Un sostegno a qualsiasi livello ci è davvero utile. Ad esempio, in questo preciso istante due giornalisti sono in carcere, perciò sarebbe di aiuto l'invio di messaggi politici e diplomatici al nostro governo. La mia idea è l'Europa: un percorso europeo per la Serbia.

Può dirci qualcosa di più sulla situazione dei media in Serbia?

Nel paese abbiamo alcuni media indipendenti, ma non bastano e non riescono a raggiungere l'intero territorio nazionale. Credo inoltre che non ci siano abbastanza media per promuovere l'UE, ed è per questo che l'idea di Europa non è popolare in Serbia. Il filosofo greco Archimede ha detto "Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo". E io dico "Datemi dei media e due mesi di tempo e cambierò questo paese". Con dei mezzi di comunicazione liberi la Serbia cambierebbe di sicuro. In questo momento operano in Serbia dei gruppi per la protezione dei giornalisti, ma non c'è mica bisogno di tutelarli come se fossero animali a rischio di estinzione.

Cosa pensa della nuova generazione di giornalisti?

Stanno facendo il loro lavoro con grande passione e dedizione. Sono convinti che un'informazione imparziale e notizie riportate in modo obiettivo siano utili per un paese e per la sua società. So che respingono le offerte di lavoro di canali televisivi che pagano bene a condizione che rispettino fedelmente la linea editoriale. Ci sono cose, come la dignità, che il denaro non può comprare. Questa giovane generazione sa cos'è la dignità e prova a costruirsi una carriera professionale che le permetta, ogni mattina, di guardarsi allo specchio senza provar vergogna.

Come vede il futuro della Serbia?

Il futuro della Serbia è nell'UE. Mia figlia ha 23 anni. Sono certo che un giorno vivrà nell'Unione europea, ma non credo che sarà lo stesso per me. Non so quanti anni serviranno alla Serbia per soddisfare le norme dell'UE, o se l'UE fisserà nuove norme per la Serbia. Credo però che questo sia l'unico percorso possibile per la Serbia.

20 anni fa mi trovavo a un convegno, a Salonicco, in cui i partecipanti sostenevano che c'era bisogno della Serbia nell'UE perché è il solo paese che può collegare i Balcani occidentali all'Unione. Ed è vero, perché il percorso si può fare in nave, in treno, in aereo, e ora esiste anche un collegamento attraverso la Bulgaria e la Romania. Quindi il destino dei Balcani occidentali è strettamente legato al destino della Serbia. Comunque sia, nessun altro paese della regione potrebbe, da solo, far parte dell'UE.

Notizie dal CESE

Riforma del mercato dell'energia elettrica: il CESE propone un "servizio E" per la compravendita di energia elettrica

Il Comitato appoggia la creazione di un futuro mercato dell'energia elettrica basato su un partenariato pubblico-privato e su una combinazione di regolamentazione e liberalizzazione.

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Il Comitato appoggia la creazione di un futuro mercato dell'energia elettrica basato su un partenariato pubblico-privato e su una combinazione di regolamentazione e liberalizzazione.

Questo modello è incentrato su un "servizio E", istituito dallo Stato, che acquista l'energia elettrica dai produttori e la rivende ai fornitori delle utenze domestiche, alle PMI, alle comunità energetiche dei cittadini, ai grandi consumatori e - laddove ciò sia appropriato e possibile - anche ad altri paesi.

Sulla base di gare d'appalto, il "servizio E" stipulerebbe con i produttori di energia elettrica contratti a lungo termine di vario tipo, ad esempio accordi per l'acquisto di energia elettrica, contratti per differenza e commesse a margine garantito.

È questa la riforma principale che si dovrebbe realizzare nell'attuale mercato dell'energia elettrica dell'UE, secondo le raccomandazioni formulate nel parere del CESE a cura di Jan Dirx e Christophe Quarez, adottato nella sessione plenaria del Comitato dello scorso 14 giugno.

"Il Comitato raccomanda da tempo di operare una riforma nel mercato dell'energia elettrica dell'UE", ha dichiarato il relatore Jan Dirx. "A nostro avviso, la via da seguire consiste in un modello ibrido basato sul principio di liberalizzare ove possibile e regolamentare ove necessario".

"L'energia è un elemento costitutivo fondamentale del nostro sistema economico e sociale e non dovrebbe essere trattata come una merce qualsiasi. L'energia è un fattore centrale dei servizi pubblici erogati", ha sottolineato il correlatore Christophe Quarez. "In base alla nostra proposta, le autorità pubbliche hanno la responsabilità di conseguire gli obiettivi di sostenibilità, accessibilità economica e sicurezza dell'approvvigionamento". (mp)

Crisi energetica: le misure del futuro dovranno essere mirate, su misura e a prova di transizione

Il CESE raccomanda di adottare un criterio della "tripla T verde" per valutare l'impatto dei futuri interventi sul sistema economico dell'UE.

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Il CESE raccomanda di adottare un criterio della "tripla T verde" per valutare l'impatto dei futuri interventi sul sistema economico dell'UE.

Facendo riferimento alle raccomandazioni della Banca centrale europea (BCE), il CESE sottolinea che, nel lungo periodo, misure non mirate in materia di prezzi non farebbero altro che protrarre la fase di elevata inflazione oggi in atto. Se non eliminate gradualmente, tali misure potrebbero compromettere la capacità della BCE di conseguire i suoi obiettivi di medio termine, determinando un inasprimento monetario per un periodo più lungo di quello auspicabile.

Secondo il parere del CESE sul tema L'impatto della crisi energetica sull'economia europea, elaborato da Alena Mastantuono e adottato nella sessione plenaria di giugno, l'Unione europea deve andare oltre le risposte di bilancio di emergenza per concentrarsi invece sui cambiamenti strutturali che le consentano di sganciarsi più rapidamente dai combustibili fossili.

"Crediamo fermamente che occorra trarre insegnamento dagli effetti negativi della crisi energetica sui risultati economici dell'UE e far tesoro di tali insegnamenti nelle prossime iniziative strategiche", ha dichiarato la relatrice Mastantuono.

Per rimanere competitiva, l'UE ha bisogno di un approvvigionamento energetico affidabile, sicuro e a prezzi accessibili, con alla base un mercato integrato dell'energia che, oltre ad avere un'ampia quota di energia pulita, sia resiliente e in grado di resistere a perturbazioni e shock. (mp)

 

L'UE dovrebbe vietare i prodotti non riparabili

Il CESE raccomanda di non commercializzare in Europa prodotti che non siano riparabili e sottolinea anche che non basta imporre ai produttori di informare i consumatori nei casi in cui un prodotto non possa essere riparato.

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Il CESE raccomanda di non commercializzare in Europa prodotti che non siano riparabili e sottolinea anche che non basta imporre ai produttori di informare i consumatori nei casi in cui un prodotto non possa essere riparato.

Secondo il Comitato, il nuovo diritto alla riparazione introdotto dall'UE rappresenta, almeno in teoria, un importante passo avanti. Tuttavia, un consumatore che desideri far riparare uno smartphone o un apparecchio guasto invece di acquistarne uno nuovo potrebbe scontrarsi con tutta una serie di ostacoli pratici che renderanno la riparazione troppo difficile o costosa, se non addirittura impossibile. L'UE dovrebbe spingersi oltre e chiedere agli Stati membri di vietare qualsiasi pratica di non riparabilità intenzionale.

Non può esistere alcun diritto alla riparazione se certi oggetti sono progettati in modo da non essere riparabili, dichiara il relatore del parere del CESE Thierry Libaert.

Nel parere sulla proposta di direttiva relativa al diritto alla riparazione il CESE propone una serie di misure concrete per rafforzare tale diritto e garantire che la scelta di far riparare un prodotto rimanga praticabile ed economicamente accessibile al di là del periodo di garanzia, anche dal punto di vista delle imprese. Le proposte comprendono:

  • l'offerta di incentivi alla scelta della riparazione – anche incentivi piuttosto semplici, ad esempio la proroga del periodo di garanzia durante il quale si può far riparare un prodotto;
  • la possibilità di soluzioni innovative come la stampa 3D per la produzione di parti di ricambio, o il ricondizionamento, che implica offrire alle merci una seconda vita, o ancora lo sviluppo di un mercato di componenti di seconda mano;
  • il lancio di programmi di formazione e di riqualificazione professionale per formare i riparatori alle competenze necessarie per esercitare un mestiere che un tempo era basato sulla meccanica, ma che oggi deve confrontarsi sempre di più con i dispositivi connessi. Più in generale, si deve affrontare il problema della carenza di lavoratori in Europa nel settore della riparazione,

il quale crea valore e anche posti di lavoro di elevata qualità nell'UE difficili da delocalizzare altrove. La riparazione crea 404 posti di lavoro per 10 000 tonnellate di materiali trattati, ossia 50 volte di più rispetto al loro smaltimento come rifiuti, pratica che è ormai la tendenza prevalente negli ultimi anni. Il 65 % dei consumatori sceglie di gettare via i prodotti non funzionanti, il che genera ogni anno 7,5 milioni di tonnellate di rifiuti.

Greenwashing: no alle dichiarazioni basate sulle compensazioni delle emissioni di CO2

Proprio come la direttiva sul diritto alla riparazione, anche la direttiva sulle asserzioni ambientali si propone di responsabilizzare i cittadini europei affinché realizzino acquisti sostenibili. I consumatori sono sempre più disposti a farlo, ma hanno ben poca fiducia nelle dichiarazioni dei produttori sulle prestazioni ambientali dei loro prodotti e servizi e di fronte al gran numero di marchi "ecologici" presenti sul mercato non sanno più come scegliere.

La nuova direttiva dovrebbe rendere credibili e affidabili i marchi e le asserzioni ambientali, ma presenta anche alcuni punti deboli. A giudizio del CESE, la direttiva dovrebbe vietare le dichiarazioni basate sulla compensazione, dal momento che diverse autorità per la tutela dei consumatori e una serie di procedimenti giudiziari hanno ritenuto che dichiarazioni quali "climaticamente neutro" o "compensazione per la plastica", fondate sulla compensazione delle emissioni mediante investimenti in progetti per soluzioni climatiche (ad es. la piantumazione di alberi), siano non corrette sul piano scientifico e, in ogni caso, fuorvianti per i consumatori.

Il CESE mette inoltre in evidenza la necessità di una legislazione coerente. Corriamo il rischio che quel che abbiamo chiuso fuori dalla porta rientri dalla finestra, afferma il relatore del CESE Angelo Pagliara. La direttiva sulle asserzioni ambientali dovrebbe diventare un modello per un livello minimo di protezione contro il greenwashing (ossia l'ambientalismo di facciata). La legislazione settoriale dovrebbe rispecchiare i requisiti stabiliti dalla direttiva, di modo che non sia possibile rinunciare alle disposizioni della direttiva stessa, creare scappatoie o indebolire il livello di protezione dei consumatori.

Il testo del parere del CESE sul pacchetto sul diritto alla riparazione è disponibile qui
Il testo del parere del CESE sulla direttiva sulle asserzioni ambientali è disponibile qui

 

Il CESE propone la creazione di un Consiglio europeo per la politica alimentare

Il Consiglio aiuterebbe ad affrontare le numerose crisi che interessano attualmente i sistemi alimentari e ad anticipare le sfide future che si presenteranno con l'adesione dell'Ucraina all'UE.

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Il Consiglio aiuterebbe ad affrontare le numerose crisi che interessano attualmente i sistemi alimentari e ad anticipare le sfide future che si presenteranno con l'adesione dell'Ucraina all'UE.

Il sistema alimentare dell'Unione europea si trova attualmente ad affrontare molteplici crisi, che prevedono sfide a livello ambientale, climatico, sanitario e sociale. Anche la prospettiva della futura adesione dell'Ucraina solleva alcune questioni e dovrebbe presupporre una riforma della PAC. Per affrontare al meglio questi cambiamenti, e in vista del prossimo quadro per i sistemi alimentari sostenibili, il CESE propone la creazione di un Consiglio europeo per la politica alimentare.

Tale Consiglio può contribuire ad accelerare la convergenza delle politiche locali, nazionali e dell'UE e, aspetto ancora più importante, può contribuire a migliorare la politica alimentare dell'UE. Piroska Kállay, relatrice del parere in materia, ha dichiarato: "Siamo fermamente convinti che l'inclusività e il dialogo tra le varie parti interessate e le autorità del sistema alimentare miglioreranno la qualità e la legittimità dell'elaborazione delle politiche alimentari e che un Consiglio europeo per la politica alimentare sia uno strumento utile per conseguire un approccio più integrato, partecipativo e democratico alla governance alimentare".

Il CESE è pronto a ospitare il Consiglio europeo per la politica alimentare e auspica che esso sia modellato sulla piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare, di cui è coproprietario assieme alla Commissione.

Il Consiglio europeo per la politica alimentare promuoverebbe uno sviluppo sostenibile ed equilibrato delle zone sia rurali che urbane. Inizialmente, includerebbe accademici, scienziati, rappresentanti della filiera alimentare, organizzazioni della società civile, educatori, rappresentanti dei giovani e responsabili politici dell'UE, e successivamente anche rappresentanti delle autorità locali, regionali e nazionali, garantendo una partecipazione paritaria dei rappresentanti degli Stati membri a livello dell'UE. (ks)

I giovani: discriminati solo a causa dell'età

I giovani dovrebbero ricevere la stessa retribuzione e le stesse prestazioni di sicurezza sociale degli altri lavoratori, compreso lo stesso salario minimo, e questo ancora non avviene in tutti gli Stati membri.

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I giovani dovrebbero ricevere la stessa retribuzione e le stesse prestazioni di sicurezza sociale degli altri lavoratori, compreso lo stesso salario minimo, e questo ancora non avviene in tutti gli Stati membri.

Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), l'UE e gli Stati membri devono porre fine alle pratiche discriminatorie nei confronti dei giovani, come i salari minimi bassi per i giovani e i tirocini non retribuiti. Occorre anche coinvolgerli più direttamente nella definizione delle politiche, in particolare di quelle che li riguardano.

Queste richieste, avanzate dal CESE in due pareri adottati nella sessione plenaria del 15 giugno, hanno coinciso con l'adozione da parte del Parlamento europeo di una relazione su tirocini di qualità in cui invitava la Commissione a proporre una direttiva intesa a rendere illegali i tirocini non retribuiti di durata più lunga.

"Sono troppi i giovani che, assunti con i salari minimi più bassi o nel quadro di tirocini non retribuiti, hanno un'esperienza negativa del mercato del lavoro. Oggi non possiamo più ignorare questa realtà negli Stati membri", ha dichiarato Michael McLoughlin, relatore del parere Parità di trattamento dei giovani nel mercato del lavoro.

"I giovani hanno il diritto di essere ascoltati e di agire", ha sottolineato Nicoletta Merlo, relatrice del parere Cooperazione nel settore della gioventù, richiesto dalla futura presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, che mira a dare nuovo slancio all'agenda dell'UE per la gioventù.

"La loro partecipazione deve essere incoraggiata durante l'intero processo di progettazione, attuazione e seguito delle politiche pubbliche, che devono evidenziare l'importanza del ruolo delle organizzazioni giovanili e prendere in considerazione i nuovi modi informali in cui i giovani si impegnano, discutono e si mobilitano", ha osservato Merlo.

Il CESE ha chiesto di garantire ai giovani le stesse condizioni di lavoro e le stesse prestazioni occupazionali degli altri lavoratori, come pure la stessa previdenza sociale e assistenza sociale. In base al principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro, essi dovrebbero avere diritto allo stesso salario minimo degli altri lavoratori. Attualmente questo principio non è rispettato in alcuni paesi, che hanno fissato salari minimi diversi e più bassi per i giovani, nonostante il fatto che 1 giovane lavoratore su 4 percepisca il salario minimo, rispetto all'1 su 10 delle altre fasce di età.

Il nuovo Presidente del CESE, Oliver Röpke, ha posto fortemente l'accento sul rafforzamento del dialogo con i giovani e sul loro coinvolgimento nella definizione delle politiche.

In una discussione con le organizzazioni giovanili tenutasi durante la sessione plenaria, Röpke ha dichiarato: "Siamo impegnati a favore di un modello più inclusivo che ponga i giovani al centro del processo di coinvolgimento. Aprire le porte del CESE ai giovani è una mia priorità politica, e non intendo fermarmi alle frontiere dell'UE. Voglio coinvolgere anche le organizzazioni giovanili dei paesi candidati."
Al dibattito hanno partecipato rappresentanti del Forum europeo della gioventù, di Generation Climate Europe e di ReDI School of Digital Integration. (ll)

 

Il CESE appoggia la richiesta di dare priorità ai diritti sociali fondamentali rispetto alle libertà economiche nel quadro del diritto UE

Il CESE ha invitato la presidenza spagnola del Consiglio dell'UE a portare avanti la proposta di fare del protocollo sul progresso sociale uno strumento giuridico vincolante per contribuire a rafforzare e a preservare i diritti sociali in Europa.

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Il CESE ha invitato la presidenza spagnola del Consiglio dell'UE a portare avanti la proposta di fare del protocollo sul progresso sociale uno strumento giuridico vincolante per contribuire a rafforzare e a preservare i diritti sociali in Europa.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha espresso il proprio accordo con le recenti proposte di modifica dei Trattati dell'UE al fine di includervi il protocollo sul progresso sociale (PPS), strumento che darebbe priorità ai diritti sociali fondamentali rispetto alle libertà economiche sia in caso di conflitto tra i primi e le seconde che nelle politiche dell'UE. In questo modo si garantirebbe la certezza del diritto e la parità di trattamento dei lavoratori in tutti gli Stati membri.

In un parere esplorativo richiesto dalla presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, il CESE ha affermato che il PPS garantirebbe il progresso sociale promuovendo e salvaguardando le norme più rigorose in materia di diritti sociali in tutte le politiche dell'UE e prevenendo qualsiasi arretramento.

Il parere è stato adottato nella sessione plenaria del CESE del 15 giugno con 132 voti favorevoli, 102 voti contrari e 7 astensioni. Tuttavia, non ha ricevuto il sostegno del gruppo Datori di lavoro del CESE, che ha presentato un controparere in opposizione all'inclusione del PPS nel diritto primario dell'UE. Il controparere è stato respinto ma ha ottenuto più di un quarto dei voti espressi ed è stato pertanto allegato al parere principale.

La relatrice del parere Maria del Carmen Barrera Chamorro ha dichiarato: "Il PPS rispetterebbe il principio di "non arretramento" rispetto alle norme sociali. Impedirebbe quindi l'adozione di politiche che siano in contrasto con gli interessi dei cittadini, come è accaduto con le politiche di austerità".

"Ora più che mai, dobbiamo essere vigili per garantire la difesa dei diritti sociali e civici e la loro applicazione uniforme in tutta l'UE. Questi diritti devono essere considerati più importanti del libero mercato, in particolare in caso di controversie", ha dichiarato il correlatore Diego Dutto.

Il CESE sottolinea che la presidenza spagnola rappresenta una grande opportunità per portare avanti la proposta, ed esorta la presidenza stessa a convocare una riunione del Consiglio EPSCO affinché si giunga a un accordo su una proposta comune e si programmi un apposito vertice europeo per adottarla.

Il PPS è stato proposto per la prima volta dalla Confederazione europea dei sindacati (CES) nel 2008 in risposta alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea a favore delle libertà economiche. La proposta è stata rilanciata lo scorso anno nelle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa (CoFoE), con l'adozione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione in cui si chiedeva l'integrazione del PPS nei Trattati dell'UE.

Il gruppo Datori di lavoro del CESE afferma che i diritti sociali ed economici dovrebbero godere dello stesso livello di protezione e che il PPS rischia seriamente di compromettere la base stessa del progresso sociale. (ll)

 

L'epidemia mondiale di HIV persiste. Servono con urgenza l'impegno della collettività e azioni contro lo stigma

Per il CESE, la prevenzione dell'HIV, la continuità dell'assistenza e l'eliminazione della discriminazione rimangono essenziali per far fronte a questa crisi sanitaria globale tuttora in atto

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Per il CESE, la prevenzione dell'HIV, la continuità dell'assistenza e l'eliminazione della discriminazione rimangono essenziali per far fronte a questa crisi sanitaria globale tuttora in atto

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene gli sforzi della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE di porre in cima all'agenda dell'UE l'obiettivo di eliminare lo stigma e la discriminazione legati all'HIV entro il 2030.

In un parere adottato alla sessione plenaria di giugno, il CESE si è espresso a favore di una dichiarazione ad alto livello da parte delle istituzioni europee sull'urgenza di porre fine allo stigma e alla discriminazione nei confronti delle persone affette da HIV, da presentare al Parlamento europeo il 1º dicembre 2023.

Il CESE ha inoltre chiesto un nuovo obiettivo più ambizioso negli sforzi per prevenire e controllare la diffusione dell'infezione da HIV, puntando a innalzare i livelli di copertura fino al 95 % per la diagnosi, la terapia e la soppressione virologica in tutti i paesi.

"In questo momento stiamo cercando di capire quale sia la situazione relativa all'HIV dopo un intervallo di oltre un decennio. La questione è stata trascurata per troppo tempo", ha dichiarato il relatore del parere Pietro Barbieri. "Ciò di cui abbiamo bisogno è il massimo impegno possibile: dobbiamo collaborare con le comunità, i medici, le scuole e sul luogo di lavoro".

È importante che sul posto di lavoro siano garantite pari opportunità per le persone affette da HIV, anche in termini di orari flessibili e permessi aggiuntivi per le visite mediche. Per combattere lo stigma e la discriminazione è essenziale promuovere campagne di sensibilizzazione, formazione e informazione nelle scuole, nella società civile e nelle organizzazioni giovanili.

"Il numero di diagnosi di HIV è in calo, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Al fine di controllare la diffusione dell'infezione, la diagnosi precoce, l'inizio tempestivo della terapia e la continuità dell'assistenza sono fondamentali", ha sottolineato la correlatrice del parere, Nicoletta Merlo.

L'HIV continua a rappresentare un serio problema di salute pubblica in tutto il mondo, che colpisce ancora più di 36 milioni di persone, 2,3 milioni delle quali vivono nella regione europea dell'OMS. Le regioni orientali del continente europeo sono particolarmente interessate, e l'Ucraina è il secondo paese più colpito dall'epidemia di AIDS nella regione dell'Europa orientale e dell'Asia centrale.

L'HIV colpisce principalmente i gruppi emarginati come i consumatori di droghe, gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, le persone transgender, i migranti e i detenuti. A causa dello stigma e della paura, le persone non si rivolgono ai servizi sanitari, con conseguenti ritardi nell'accesso ai test e nelle diagnosi, e con oltre il 50 % dei casi scoperti in fase avanzata. Questa situazione aumenta il rischio di trasmissione e di decessi evitabili, soprattutto nelle regioni che non sono in grado di fornire terapie adeguate contro l'AIDS.

Strategie globali che integrano l'assistenza e la prevenzione, unitamente a metodi di diagnosi innovativi, come il test rapido e il test autodiagnostico, sono fondamentali per combattere l'epidemia. (ll)

Il CESE propone flussi di entrate nuovi e innovativi per il bilancio dell'UE

Il CESE ha formulato le sue raccomandazioni strategiche su una nuova generazione di risorse proprie per il bilancio dell'UE. In un nuovo parere, il Comitato esorta la Commissione a sviluppare ulteriormente il quadro per l'imposizione dei redditi (BEFIT) e suggerisce di prendere in considerazione una tassa a livello dell'UE sulle transazioni elettroniche e un ulteriore prelievo a carico delle imprese che importano prodotti da fabbricanti di paesi terzi che non garantiscono un'adeguata protezione dei lavoratori.

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Il CESE ha formulato le sue raccomandazioni strategiche su una nuova generazione di risorse proprie per il bilancio dell'UE. In un nuovo parere, il Comitato esorta la Commissione a sviluppare ulteriormente il quadro per l'imposizione dei redditi (BEFIT) e suggerisce di prendere in considerazione una tassa a livello dell'UE sulle transazioni elettroniche e un ulteriore prelievo a carico delle imprese che importano prodotti da fabbricanti di paesi terzi che non garantiscono un'adeguata protezione dei lavoratori.

Le fonti di entrate per il bilancio dell'UE devono essere ripensate nel contesto delle pressioni sul bilancio cui fanno fronte gli Stati membri nella scia della pandemia, delle tensioni internazionali in atto e dell'attuale quadro di tassi di interesse elevati. "Siamo a favore di un bilancio dell'UE forte, che fornisca all'Unione i mezzi finanziari necessari per realizzare le sue ambizioni politiche, e di un passaggio a risorse più autenticamente proprie, che ci distolgano da una concentrazione esclusiva sui saldi netti, controproducente per l'integrazione europea", ha commentato il relatore Philip von Brockdorff durante l'adozione del parere in sessione plenaria. Il 20 giugno 2023 la Commissione ha presentato una proposta concernente una serie riveduta di risorse proprie basate sulla tassazione delle imprese, che integra le altre tre proposte in materia di risorse proprie presentate nel 2021 e non ancora adottate dal Consiglio.

Come condizione preliminare per la proposta di una risorsa propria basata sulla tassazione delle imprese, il CESE esorta la Commissione a sviluppare quanto prima lo strumento Imprese in Europa: quadro per l'imposizione dei redditi (BEFIT). Il Comitato ritiene inoltre opportuno verificare la possibilità di includere i servizi finanziari nel BEFIT o sviluppare un'imposta globale sulle transazioni finanziarie (ITF), come proposto dal Parlamento europeo. Il CESE chiede inoltre alla Commissione di considerare la possibilità di introdurre un prelievo aggiuntivo applicabile alle imprese dell'UE che importano prodotti da fabbricanti di paesi terzi che non garantiscono un'adeguata protezione dei lavoratori. (tk)

La società civile e i media indipendenti sono il baluardo contro la disinformazione

Una forte rete della società civile è una delle armi più efficaci per combattere la disinformazione sul campo, insieme alla consapevolezza politica, a un quadro legislativo solido e a media indipendenti.

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Una forte rete della società civile è una delle armi più efficaci per combattere la disinformazione sul campo, insieme alla consapevolezza politica, a un quadro legislativo solido e a media indipendenti.

Il 12 giugno il CESE ha lanciato il primo di una serie di eventi volti a sensibilizzare i cittadini al problema della disinformazione in vista delle elezioni europee del 2024. L'evento si è svolto a Sofia, in seguito alle conclusioni di un sondaggio secondo cui il 55 % dei bulgari ritiene di essere spesso esposto alla disinformazione e alle notizie false.

Dalle discussioni è emersa la necessità che le organizzazioni della società civile, i governi e i media indipendenti collaborino per costruire una barriera contro la manipolazione delle informazioni, sempre più diffusa come arma di ingerenza straniera.

L'aumento della disinformazione è una tendenza particolarmente preoccupante nella prospettiva delle prossime elezioni europee. Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato che "la disinformazione, cui ora si aggiunge anche la propaganda bellica, viene utilizzata per occultare i fatti reali e seminare discordia, rendendo impossibile un dibattito obiettivo. L'anno prossimo si terranno le elezioni europee, il momento più alto della democrazia in Europa. I cittadini europei hanno il diritto di compiere la loro scelta sulla base di informazioni fattuali, e ritengo che tutti noi dobbiamo contribuire a una campagna che non lasci spazio alla disinformazione e alle ingerenze straniere."

Kiril Valchev, direttore generale dell'Agenzia di stampa bulgara (BTA), ha affermato che l'arma migliore per combattere la disinformazione è l'informazione, e non la censura. "Dobbiamo permettere che le informazioni circolino liberamente e renderle accessibili al pubblico".

Alice Stollmeyer, fondatrice e direttrice esecutiva di "Defend Democracy", ha osservato: "Le società civili da sole non sono in grado di sconfiggere la disinformazione. Quello che invece possono fare è organizzarsi e agire insieme per indurre le grandi imprese tecnologiche, proprietarie delle piattaforme dei social media, ad assumersi maggiori responsabilità".

Dal dibattito, inoltre, è emerso il ruolo cruciale che svolgono i media indipendenti nel contrastare la disinformazione. Tikhon Dzyadko, giornalista russo indipendente e caporedattore di TV Rain, ha sottolineato che i media indipendenti non risparmiano gli sforzi per fornire ai russi prove e informazioni basate sui fatti nella lotta contro la propaganda del loro governo, il quale "non vuole che i cittadini conoscano la verità". (at)

Nuova pubblicazione: Le attività del CESE durante la presidenza spagnola (luglio-dicembre 2023)

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è chiamato a svolgere un ruolo importante nel contesto della nuova presidenza spagnola del Consiglio dell'Unione europea grazie alle numerose richieste di consultazione che questa gli ha rivolto

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Il Comitato economico e sociale europeo è chiamato a svolgere un ruolo importante nel contesto della nuova presidenza spagnola del Consiglio dell'Unione europea grazie alle numerose richieste di consultazione che questa gli ha rivolto

La presidenza spagnola del Consiglio dell'Unione europea si colloca in un momento cruciale per l'Europa. È arrivato il momento, per l'Unione, di rafforzare la propria resilienza.

Le innumerevoli crisi a cui l'Europa ha dovuto far fronte in questi ultimi anni ne hanno messo in luce le vulnerabilità e hanno evidenziato la necessità, per l'Unione, di sviluppare una propria autonomia strategica. Ed è per questo che l'autonomia strategica aperta - un elemento chiave che aggiungerà la resilienza agli obiettivi di un'Europa più verde, digitale e sociale - figura tra le massime priorità della presidenza spagnola.

Nel giugno 2024 i cittadini dell'UE parteciperanno al più imponente esercizio democratico di questo continente: le elezioni del Parlamento europeo. In questa prospettiva è indispensabile mettere a punto le garanzie necessarie per difendere la democrazia europea, specialmente contro le ingerenze straniere, onde evitare che le elezioni costituiscano un terreno fertile per la disinformazione, la propaganda e gli attacchi informatici.

Il CESE ha la ferma intenzione di collaborare strettamente con la presidenza spagnola e di dar voce alle organizzazioni della società civile europea per tutto il periodo della presidenza di turno. Su richiesta della presidenza spagnola, il CESE elaborerà quindi non meno di 22 pareri esplorativi riguardo a una serie di argomenti, tra cui la duplice transizione verde e digitale, la dimensione sociale dell'UE e il futuro dell'Europa. Questi pareri approfonditi ed ambiziosi, uniti a un certo numero di eventi e di convegni tematici, che verteranno, tra l'altro, sulla precarietà energetica, le malattie rare e l'economia sociale, consentiranno al CESE di fornire un contributo ai dibattiti della presidenza spagnola.
Il Comitato si rallegra di fronte alla prospettiva di collaborare con la presidenza di turno alla costruzione di un'Europa più resiliente, più inclusiva e più sicura, un'Europa al servizio dei propri cittadini e capace di reagire con efficacia alle sfide future.

Questo opuscolo è disponibile in EN, FR, DE ed ES sul sito Internet del CESE. (af)

Notizie dai gruppi

Il gruppo Datori di lavoro del CESE ottiene largo sostegno per il controparere relativo al protocollo sul progresso sociale

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Nella sessione plenaria di giugno del CESE, il gruppo Datori di lavoro ha presentato un controparere per esprimere con forza i propri timori circa l'aggiunta di un protocollo sul progresso sociale che cambierebbe radicalmente la natura e il funzionamento dell'economia sociale di mercato dell'UE.

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Nella sessione plenaria di giugno del CESE, il gruppo Datori di lavoro ha presentato un controparere per esprimere con forza i propri timori circa l'aggiunta di un protocollo sul progresso sociale che cambierebbe radicalmente la natura e il funzionamento dell'economia sociale di mercato dell'UE.

La proposta della Confederazione europea dei sindacati (CES) di aggiungere un protocollo sul progresso sociale porterebbe al primato dei diritti sociali, sindacali e del lavoro non solo nella loro interazione con le libertà economiche, ma anche in rapporto al mercato interno, alle regole di concorrenza e a qualsiasi altra misura politica dell'Unione, anche in settori quali la governance economica la digitalizzazione e l'ambiente.

"Far prevalere in linea generale i diritti sociali sulle libertà economiche sarebbe altrettanto sbagliato quanto far prevalere in linea generale le libertà economiche", ha affermato Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro.

Un protocollo sul progresso sociale richiederebbe infatti una modifica dei trattati e porrebbe quindi fine all'equilibrio esistente tra i diritti sociali e le quattro libertà alla base del mercato interno, un equilibrio attualmente garantito da diverse disposizioni dei Trattati.

"Anziché far elaborare all'UE un protocollo sul progresso sociale che distorcerebbe l'equilibrio tra libertà economiche e diritti sociali e che interferirebbe con competenze ben definite dell'UE e degli Stati membri, è importante compiere passi avanti verso una comprensione condivisa di ciò che costituisce il valore aggiunto dell'UE sul piano delle politiche occupazionali e sociali", ha aggiunto Mariya Mincheva, il membro del gruppo Datori di lavoro che ha presentato il controparere.

Il controparere del I gruppo del CESE - che ha ottenuto 101 voti favorevoli, 133 contrari e 7 astensioni - è allegato al parere del Comitato in materia.

  • Parere SOC/756 sul tema "Protocollo sul progresso sociale" (con allegato controparere): https://europa.eu/!jdMJ7Q
  • Si veda anche l'articolo Il CESE appoggia la richiesta di dare priorità ai diritti sociali fondamentali rispetto alle libertà economiche nel quadro del diritto UE (riportato sopra)

Un protocollo sul progresso sociale per i lavoratori

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Un protocollo sul progresso sociale sancito dal diritto fondamentale dell'UE risponderebbe alle rivendicazioni dei lavoratori che chiedono all'Europa di assicurare loro una solida protezione sociale.

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Un protocollo sul progresso sociale sancito dal diritto fondamentale dell'UE risponderebbe alle rivendicazioni dei lavoratori che chiedono all'Europa di assicurare loro una solida protezione sociale.

Salari dignitosi e condizioni di lavoro adeguate costituiscono un diritto fondamentale per tutti che deve essere garantito se vogliamo che la nostra società progredisca. Esso costituisce la pietra angolare di un'economia sociale di mercato solida che persegue un incremento in termini sia economici che di competitività e, nel contempo, definisce politiche sociali intese a consolidare il progresso sociale e i valori democratici. Si tratta di due aspetti indissociabili che sono stati oggetto delle principali preoccupazioni espresse dai lavoratori e dai cittadini durante la Conferenza sul futuro dell'Europa.

Quando sentono parlare del mercato unico, i cittadini si chiedono in che modo potrà migliorare la loro vita quotidiana. Essi rivendicano una protezione sociale solida, un reddito minimo, un dialogo sociale e una contrattazione collettiva rafforzati, pari opportunità nel mercato del lavoro (il che implica anche la necessità di eliminare i fenomeni di dumping sociale), politiche fiscali eque, alloggi a prezzi accessibili e parità di genere.

Un protocollo sul progresso sociale fornirebbe una risposta concreta a queste preoccupazioni pratiche, promuovendo e tutelando i massimi standard relativi ai diritti sociali ed evitando ogni eventuale passo indietro o inadempienza.

In un periodo in cui i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia sono confrontati a sfide sempre maggiori, l'UE deve ribadire il proprio impegno a favore di questi valori fondamentali ponendo l'Europa sociale al centro delle sue ambizioni. È necessario rassicurare i cittadini del fatto che i loro diritti sociali non saranno sacrificati a favore delle dinamiche economiche e del mercato, come nel caso delle misure di austerità adottate per far fronte alla crisi finanziaria del 2008.

  • Cfr. anche "Il CESE appoggia la richiesta di dare priorità ai diritti sociali fondamentali rispetto alle libertà economiche nel quadro del diritto UE" (sopra)

L'invecchiamento della popolazione in Europa: un tema essenziale per l'elaborazione delle politiche dell'UE

a cura di Miguel Ángel Cabra de Luna, membro del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Un nuovo parere del CESE presenta una serie di proposte politiche su come rispondere nel migliore dei modi a una sfida sempre più d'attualità, ossia il forte aumento della popolazione anziana in Europa.

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a cura di Miguel Ángel Cabra de Luna, membro del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Un nuovo parere del CESE presenta una serie di proposte politiche su come rispondere nel migliore dei modi a una sfida sempre più d'attualità, ossia il forte aumento della popolazione anziana in Europa.

Secondo dati recenti e alcune proiezioni, in Europa gli ultrasessantacinquenni dovrebbero aumentare del 44,7 % tra il 2019 e il 2050. La pandemia di COVID-19 ha messo l'accento sulla sfida strategica che l'invecchiamento della popolazione rappresenta per l'UE e sulla necessità di riformare e migliorare l'assistenza a lungo termine per gli anziani. Pertanto, visto che ormai l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato terminata l'emergenza legata alla COVID-19 e che l'UE sta studiando una nuova strategia sull'invecchiamento, questo è il momento giusto per riflettere sugli effetti della pandemia sulla popolazione più anziana.

Già nel gennaio 2022, con il parere - di cui ero relatore - sul tema Verso un nuovo modello di assistenza per gli anziani: imparare dalla pandemia di COVID-19, il CESE aveva sottolineato l'impellente necessità di un mutamento di paradigma e di un cambio di rotta nel modo in cui investiamo nell'assistenza per gli anziani, e aveva formulato varie raccomandazioni in proposito. Ora tali questioni sono approfondite in un nuovo parere, che sarà messo ai voti nella sessione plenaria di luglio del CESE.

Nel nuovo parere si pone l'accento sulla necessità di adottare una nuova strategia europea per gli anziani che punti a proteggerne i diritti e a garantirne la piena partecipazione alla società e all'economia. Si propone inoltre di creare un'Agenzia europea per le persone anziane, di dedicare un Anno europeo al tema della terza età, di far adottare dall'ONU una convenzione sui diritti degli anziani e di mettere al passo coi tempi la normativa pertinente, oppure di varare nuove leggi per il sostegno agli anziani e la salvaguardia della loro autonomia. Il CESE richiama inoltre l'attenzione sulla necessità di aumentare i finanziamenti e di assicurare un accesso universale all'assistenza, di garantire lo sviluppo e la formazione nelle tecnologie innovative che favoriscono l'autonomia e aiutano nelle cure, nonché di adottare misure volte a far sì che i prestatori di assistenza ricevano una formazione adeguata.

È importante tenere conto degli anziani nelle politiche europee e garantire sia a loro che alle loro famiglie un'assistenza a lungo termine accessibile e di qualità, al fine di assicurare l'autonomia, il benessere e la dignità delle persone anziane. È inoltre importante considerare l'invecchiamento e le persone anziane non come un peso o un costo per la società, ma nella prospettiva dei benefici sociali ed economici che si otterranno assicurando una maggiore inclusione attiva degli anziani.

Il CESE continuerà a formulare idee e proposte al riguardo. I membri del Comitato ritengono che questo dovrebbe essere un tema prioritario in vista delle elezioni europee del 2024. È in gioco la credibilità del modello sociale europeo, tenuto conto in particolare che in Europa la popolazione sta invecchiando più rapidamente che in qualsiasi altra regione del pianeta.

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Millie Tsoumani (mt)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Aude François (af)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

July 2023
08/2023

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