"Freedom is just another word for nothing left to lose…" [Libertà è solo un'altra parola per dire che non hai più niente da perdere], sono le parole di "Me and Bobby McGee", una canzone country molto popolare scritta da Kris Kristofferson nel 1969 e interpretata da molti artisti, da Janis Joplin a Kenny Rogers. Ma oggi, in Europa, a differenza del testo della canzone, libertà significa che abbiamo molto da perdere se non lottiamo per difenderla. Specialmente in Ungheria.

"Freedom is just another word for nothing left to lose…" [Libertà è solo un'altra parola per dire che non hai più niente da perdere], sono le parole di "Me and Bobby McGee", una canzone country molto popolare scritta da Kris Kristofferson nel 1969 e interpretata da molti artisti, da Janis Joplin a Kenny Rogers. Ma oggi, in Europa, a differenza del testo della canzone, libertà significa che abbiamo molto da perdere se non lottiamo per difenderla. Specialmente in Ungheria.

Ci si abitua presto alle cose belle, e non ci si guarda indietro per apprezzare conquiste come la libertà di viaggio, la libertà di stampa, la libertà di lavoro o la libertà di studio in tutta Europa. Le persone della mia generazione (sono un boomer nato alla fine degli anni 1950, quando l'Ungheria faceva ancora parte del Patto di Varsavia) ricordano bene la lunga strada che ci ha condotto alla libertà di oggi, dalla caduta del muro di Berlino all'adesione dell'Ungheria all'UE, la famiglia delle nazioni libere, nel 2004. Ci sono voluti quattordici anni dalla caduta del comunismo fino a che il nostro paese, insieme a Cechia, Slovacchia e Polonia, è riuscito a entrare nell'UE. Oggi mi sembra che da quattordici anni l'Ungheria a poco a poco regredisca e resti indietro, passando da una situazione in cui era all'avanguardia delle libertà civili e della libertà di stampa, all'inizio degli anni Novanta, fino ad arrivare al populismo, all'autocrazia e alla dittatura costituzionale di oggi, il che rappresenta di per sé una contraddizione.

Il governo di Budapest ha praticamente dichiarato guerra ai valori comuni europei: la sua narrazione addita "Bruxelles" come il nemico e dipinge l'UE come il diavolo in persona. Questa situazione va avanti da quasi 14 anni e dimostra la difficoltà di sostenere qualsiasi campagna filoeuropea, da parte dell'opposizione (o di ciò che ne resta) o della società civile e delle ONG (anche in questo caso, di ciò che ne resta). Noi però non ci arrendiamo – non intendiamo lasciare che i valori europei siano gettati alle ortiche solo perché alcuni politici ungheresi hanno deciso di ballare al ritmo di una musica che viene da lontano, forse dal Cremlino.

I recenti sondaggi in Ungheria mostrano che quasi il 68-70 % della popolazione in età di voto ancora sostiene, e sfrutta, i vantaggi connessi all'Unione europea e ai valori comuni europei. Il punto è se queste stesse persone saranno disposte ad andare a votare in massa il 9 giugno 2024. In Ungheria, le elezioni europee si svolgono lo stesso giorno delle elezioni comunali e, con il malcontento che cresce nel paese, le prospettive non appaiono negative. Un voto di protesta contro le politiche del governo sarà anche un voto a favore dell'Europa.

Mihály Hardy è un giornalista ungherese, caporedattore di Klubrádió

Su invito della presidenza belga del Consiglio dell'UE, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato raccomandazioni di cruciale importanza per stimolare la coesione sociale, gestire il debito e dare priorità agli investimenti nell'assistenza sanitaria e nell'occupazione in ogni parte d'Europa. Il CESE ha in particolare espresso la preoccupazione che le ristrettezze dei bilanci possano rallentare i progressi nella lotta contro la povertà e i cambiamenti climatici.

Su invito della presidenza belga del Consiglio dell'UE, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato raccomandazioni di cruciale importanza per stimolare la coesione sociale, gestire il debito e dare priorità agli investimenti nell'assistenza sanitaria e nell'occupazione in ogni parte d'Europa. Il CESE ha in particolare espresso la preoccupazione che le ristrettezze dei bilanci possano rallentare i progressi nella lotta contro la povertà e i cambiamenti climatici.

Il CESE ha la formulato le sue raccomandazioni nel parere intitolato Promuovere una crescita inclusiva a lungo termine attraverso riforme e investimenti, che nella sessione plenaria di marzo i suoi membri hanno prima adottato e poi discusso in un dibattito ad alto livello con il commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit e la ministra belga delle Pensioni e dell'integrazione sociale Karine Lalieux.

Nel parere il CESE ha posto l'accento sulla necessità di allineare tra loro i quadri pertinenti già in essere, quali il semestre europeo e il pilastro europeo dei diritti sociali. Da parte loro, gli oratori intervenuti nel dibattito hanno sottolineato che occorre spingere più in là l'Europa sociale e affrontare questioni urgenti quali il divario pensionistico di genere e l'inclusione digitale. Il convegno ad alto livello sul pilastro europeo dei diritti sociali, che si terrà a breve in Belgio, è un'ulteriore dimostrazione dell'impegno del CESE a promuovere l'attuazione di questo strumento.

Le proposte del Comitato sottolineano l'importanza di impiegare in modo efficiente le risorse finanziarie, di coinvolgere le parti sociali e la società civile nei processi decisionali e di garantire una duplice transizione verde e digitale giusta. L'inclusività è un tema centrale, così come la massimizzazione dell'impatto degli investimenti sociali in parallelo con la promozione della stabilità economica e della coesione sociale nell'UE. (tk)

L'ospite a sorpresa di questo numero è Danuta Hübner, deputata al Parlamento europeo e membro del PPE, che ci elencherà tutti i motivi che rendono le elezioni del 2024 una vera e propria battaglia per l'Europa e che devono spingere i partiti politici a farsi carico della grande responsabilità di incoraggiare i loro potenziali elettori a recarsi alle urne. Nel 2024 non possiamo permetterci di lasciare ad altri la scelta di chi ci rappresenterà nelle decisioni a livello europeo: questa volta la posta in gioco è troppo grande.

L'ospite a sorpresa di questo numero è Danuta Hübner, deputata al Parlamento europeo e membro del PPE, che ci elencherà tutti i motivi che rendono le elezioni del 2024 una vera e propria battaglia per l'Europa e che devono spingere i partiti politici a farsi carico della grande responsabilità di incoraggiare i loro potenziali elettori a recarsi alle urne. Nel 2024 non possiamo permetterci di lasciare ad altri la scelta di chi ci rappresenterà nelle decisioni a livello europeo: questa volta la posta in gioco è troppo grande. 

Ogni cinque anni i cittadini europei si recano alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo, l'unica istituzione dell'Unione europea a elezione diretta. Quest'anno saranno eletti 720 deputati, che prenderanno parte ai lavori della decima legislatura. Nel corso del loro mandato quinquennale i deputati svolgeranno un ruolo decisivo non solo per plasmare l'Europa, le sue istituzioni e le sue politiche, ma anche per definire il suo ruolo in uno scenario mondiale polarizzato e per affermare il suo impegno a favore di valori comuni.

Ogni cinque anni i cittadini europei si recano alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo, l'unica istituzione dell'Unione europea a elezione diretta. Quest'anno saranno eletti 720 deputati, che prenderanno parte ai lavori della decima legislatura. Nel corso del loro mandato quinquennale i deputati svolgeranno un ruolo decisivo non solo per plasmare l'Europa, le sue istituzioni e le sue politiche, ma anche per definire il suo ruolo in uno scenario mondiale polarizzato e per affermare il suo impegno a favore di valori comuni.

Tutte le consultazioni elettorali sono importanti, perché costituiscono il fondamento della democrazia. Sappiamo però che non basta indire elezioni per avere un sistema democratico. È sufficiente guardarsi intorno per vedere governi democraticamente eletti che, nell'esercitare i loro poteri democratici, distorcono lo Stato di diritto. Le consultazioni elettorali, anche se organizzate in modo corretto e nel rispetto delle libertà, non rappresentano l'unica garanzia di un sistema democratico, così come non sono l'unico fattore a determinare la democrazia. È per questo motivo che gli elettori dovrebbero impegnarsi attivamente nelle consultazioni.

Gli ultimi cinque anni sono stati caratterizzati da una serie di sfide che hanno quasi messo in discussione l'esistenza stessa dell'Unione europea. Abbiamo dovuto affrontare la Brexit e le sue conseguenze, a cui si sono poi aggiunte la pandemia di COVID-19 e l'invasione brutale ed efferata dell'Ucraina da parte della Russia, con le relative sfide economiche, tra cui la crisi energetica e l'impennata dell'inflazione. Abbiamo affrontato tutti questi sconvolgimenti inattesi senza desistere dal nostro obiettivo fondamentale di realizzare la duplice transizione verso un'economia verde e digitale competitiva. Il modificarsi del contesto geopolitico ha spinto l'UE e i paesi partner democratici a imporre pesanti sanzioni alla Russia, ad agire per non correre più il rischio di dipendere dalla Cina e a cementare come mai prima le relazioni con gli Stati Uniti. L'Unione ha inoltre dato avvio al primo programma per l'industria europea della difesa, che porterà i suoi frutti negli anni a venire.

Le elezioni del 2024 saranno una vera e propria battaglia per l'Europa. La campagna elettorale dovrà rispondere alle aspettative dei cittadini, il cui ruolo nel processo decisionale europeo va rispettato. Non c'è alcun dubbio che temi come la migrazione, i cambiamenti climatici e il sostegno all'Ucraina nella difesa del suo territorio dall'aggressione russa riguardano tutti noi che abbiamo a cuore la libertà, la democrazia e la pace. I candidati eletti non dovranno lesinare gli sforzi per assicurare l'effettivo rilancio della politica di allargamento. Nei dibattere con i candidati sul compito che li attende per i prossimi cinque anni, bisogna far loro capire che, se eletti, dovranno tenere presente che l'Unione europea fa parte di un mondo che si sta sfaldando, diviso tra democrazie e regimi autoritari. Il 2024 è un anno di elezioni in tutto il mondo: saranno 4 miliardi le persone chiamate alle urne in un gran numero di paesi.

Noi europei presteremo grande attenzione alla scelta che i cittadini statunitensi faranno quando voteranno per eleggere il loro Presidente. Le relazioni transatlantiche sono un tema importante nei dibattiti elettorali europei. Gli esponenti politici europei e i loro partiti devono adoperarsi senza sosta per dialogare con i cittadini e incoraggiarli a far sentire la loro voce, perché l'incertezza geopolitica rende tale partecipazione più importante che mai. I candidati alle elezioni militano all'interno di partiti politici che hanno spesso posizioni diverse su questioni d'importanza fondamentale per la nostra vita. Possiamo avere voce in capitolo e imprimere un segno sul futuro dell'Europa – ossia sul nostro futuro – solo se noi, i cittadini, prendiamo parte ai dibattiti con i candidati e andiamo poi a votare. Talvolta proviamo rabbia e frustrazione, ma è proprio per questo che la nostra partecipazione attiva al dialogo preelettorale con i partici politici è così importante.

Nel 2019, per la prima volta nella storia, l'affluenza alle elezioni europee ha superato di poco la barra del 50 %, ed è stato il voto dei giovani europei che ha contribuito ad aumentare la percentuale di affluenza. Da un lato, è una buona notizia che la metà delle persone aventi diritto di voto si sia recata alle urne ma, dall'altro, questo significa che l'altra metà ha disertato le elezioni. Nel 2024 non possiamo permetterci di lasciare ad altri la scelta di chi ci rappresenterà nell'iter decisionale e legislativo europeo. La scarsa affluenza riduce la legittimità di coloro che risultano eletti e ne pregiudica il ruolo in seno al Parlamento europeo. I partiti politici hanno la grande responsabilità di incoraggiare i loro potenziali elettori a recarsi alle urne.

Da decenni gli europei considerano il proprio governo nazionale come il loro rappresentante nell'UE. Le elezioni del 2024 offrono l'opportunità per dimostrare il reale potere del Parlamento europeo in quanto portavoce dei cittadini. Anche in queste elezioni ci saranno persone che avranno per la prima volta il diritto di votare, e in cinque Stati membri saranno giovani di 16 anni. I giovani si aspettano dai politici cose diverse; lo abbiamo capito durante la Conferenza sul futuro dell'Europa e lo vediamo adesso negli incontri di follow-up organizzati dalla Commissione europea. I responsabili politici dovrebbero vedere nelle prossime elezioni europee un'opportunità per dare inizio al cammino che forgerà una nuova generazione di elettori e una nuova classe politica, promuoverà un'educazione politica trasparente e rafforzerà l'identità europea e la fiducia dei cittadini.

La strategia di comunicazione del Parlamento europeo per le elezioni europee del 2024 punta a sensibilizzare chi tende ad astenersi e chi potrà votare per la prima volta, creando sinergie (ad esempio, con i media, le ONG, le imprese e i singoli cittadini) e sostenendo l'impegno civico delle persone e organizzazioni europee che, indipendentemente dal loro orientamento politico, mettono l'accento sull'importanza di andare a votare.

Siamo già testimoni di ingerenze esterne nelle elezioni europee e di operazioni ibride che hanno lo scopo di disinformare e di distruggere la fiducia nelle istituzioni e nei responsabili politici, oltre a divulgare narrazioni divisive. Gli interventi di questo tipo aumenteranno man mano che la data delle elezioni si avvicina, si moltiplicheranno nei giorni del voto e proseguiranno patologicamente nella fase post-elettorale. Le leggi contro la disinformazione vanno applicate, ma le azioni a livello nazionale ed europeo non saranno sufficienti. Ci sarà bisogno di finanziamenti significativi a sostegno di un approccio che coinvolga tutta la società per smascherare la disinformazione e i suoi autori, perché questi intrighi si ripercuotono sulla vita quotidiana dei popoli e sulle loro scelte strategiche.

La posta in gioco di queste elezioni è il destino della democrazia, della libertà e della sicurezza. Andare a votare è importante.

Danuta Hübner, deputata al Parlamento europeo (gruppo PPE)

Sempre più europei temono di non essere in grado di reperire alloggi dignitosi e a prezzi per loro accessibili, e di ritrovarsi esposti ai seguenti rischi: alloggi inadeguati, pressioni finanziarie, insicurezza abitativa e persino deprivazione abitativa. Il problema degli alloggi economicamente inaccessibili può infatti ripercuotersi sulla salute e sul benessere delle persone, comportare disuguaglianze in termini di condizioni di vita e di opportunità e tradursi in costi sanitari maggiori, minore produttività e danni ambientali.

Sempre più europei temono di non essere in grado di reperire alloggi dignitosi e a prezzi per loro accessibili, e di ritrovarsi esposti ai seguenti rischi: alloggi inadeguati, pressioni finanziarie, insicurezza abitativa e persino deprivazione abitativa. Il problema degli alloggi economicamente inaccessibili può infatti ripercuotersi sulla salute e sul benessere delle persone, comportare disuguaglianze in termini di condizioni di vita e di opportunità e tradursi in costi sanitari maggiori, minore produttività e danni ambientali.

Un convegno, organizzato di recente dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) a Bruxelles, ha lanciato un chiaro avvertimento: la crisi degli alloggi in Europa si sta aggravando e sta provocando una serie di effetti collaterali.

Secondo un recente studio di Eurofound, la crisi abitativa colpisce in particolare i giovani, impedendo loro di uscire dalla famiglia di origine. L’età in cui almeno il 50 % delle persone nell’UE viveva fuori dalla casa dei genitori è aumentata da 26 a 28 anni tra il 2007 e il 2019. Tra il 2010 e il 2019 Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Belgio, Grecia e Irlanda hanno registrato i maggiori aumenti del numero di persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni che vivevano con i genitori.

In questi ultimi anni il CESE ha cercato di richiamare l'attenzione sul problema della penuria di alloggi, che interessa tutta l'UE. Nel 2020 il Comitato ha adottato un parere sul tema Accesso universale a un alloggio dignitoso, sostenibile ed economicamente accessibile sul lungo periodo, elaborato dai membri Raymond Hencks e András Edelényi, e ha raccomandato l'adozione di un piano d'azione europeo in materia di alloggi.

Con le raccomandazioni formulate in questo convegno, il CESE intende dare impulso politico al dibattito e garantire che la crisi degli alloggi nell'UE figuri nell'agenda 2024-2029 del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione. L'Unione europea deve mobilitare le risorse necessarie per far fronte alla carenza di disponibilità di alloggi dignitosi e a prezzi accessibili. (mp)

Il ripensamento strategico del mercato unico dell'UE è ormai una necessità. "Il mondo non è più quello di 30 anni fa: il mercato unico deve essere adattato al nuovo panorama internazionale", ha dichiarato l'ex capo del governo italiano Enrico Letta, intervenendo in un dibattito nella seduta plenaria del CESE del 20 marzo scorso.

Il ripensamento strategico del mercato unico dell'UE è ormai una necessità. "Il mondo non è più quello di 30 anni fa: il mercato unico deve essere adattato al nuovo panorama internazionale", ha dichiarato l'ex capo del governo italiano Enrico Letta, intervenendo in un dibattito nella seduta plenaria del CESE del 20 marzo scorso.

Presentando l'idea fondamentale alla base della sua relazione ad alto livello sul futuro del mercato unico, Letta, che attualmente presiede l'Istituto Jacques Delors, ha sottolineato che il futuro mercato unico deve avere un inquadramento geopolitico e deve essere imperniato sull'autonomia strategica dell'Europa e su pilastri quali la difesa, le telecomunicazioni, l'energia e le finanze.

"Il panorama geopolitico è ormai completamente diverso da quello di 30 anni fa. Oggi il compito dell'UE è valutare le conseguenze che questo nuovo scenario mondiale ha sul mercato unico e sul suo futuro. Il mercato unico ha bisogno di un nuovo approccio che includa anche questioni come la difesa e l'allargamento", ha affermato l'ex premier.

Da parte sua, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato che il successo del mercato unico non può essere misurato solo in termini economici, ma deve anche consistere nel rispondere alle attese, e assicurare il benessere, dei cittadini europei: "al CESE riteniamo che il mercato unico riguardi essenzialmente le persone, e che diritto alla libera circolazione significhi anche libertà di rimanere dove si è".

Letta ha anch'egli fatto notare che il mercato unico riguarda e serve le persone. E ha osservato che la competitività economica deve andare di pari passo con la protezione sociale, e che il diritto di spostarsi e quello di restare sono parti di una medesima libertà, spiegando che "in alcuni paesi la fuga di cervelli sta avendo un impatto devastante. Dobbiamo affrontare la questione della libertà di restare o di ritornare nel proprio paese. Oggi, infatti, partire significa acquistare un biglietto di sola andata, e questo incide sulla competitività e crea un grande problema in Europa". (mp)

L'8 marzo 2024 il Comitato economico e sociale europeo e la Commissione europea hanno tenuto un convegno sul tema Le malattie rare nell'UE: azione comune volta a plasmare il futuro delle reti di riferimento europee (ERN) (riunione di avvio dell'azione comune JARDIN) a Bruxelles. L'obiettivo era lanciare un'iniziativa europea congiunta sulle malattie rare per integrare le ERN nei sistemi sanitari nazionali, costruendo nel contempo un fronte comune tra le istituzioni dell'UE, i paesi europei, le organizzazioni della società civile, le associazioni di pazienti, gli scienziati, i medici e i dirigenti ospedalieri.

L'8 marzo 2024 il Comitato economico e sociale europeo e la Commissione europea hanno tenuto un convegno sul tema Le malattie rare nell'UE: azione comune volta a plasmare il futuro delle reti di riferimento europee (ERN) (riunione di avvio dell'azione comune JARDIN) a Bruxelles. L'obiettivo era lanciare un'iniziativa europea congiunta sulle malattie rare per integrare le ERN nei sistemi sanitari nazionali, costruendo nel contempo un fronte comune tra le istituzioni dell'UE, i paesi europei, le organizzazioni della società civile, le associazioni di pazienti, gli scienziati, i medici e i dirigenti ospedalieri.

I sistemi sanitari dell'UE faticano a fornire un'assistenza di alta qualità ed efficace sotto il profilo dei costi quando si tratta di malattie complesse rare o a bassa incidenza che colpiscono la vita quotidiana di circa 30 milioni di europei. Per questo motivo è importante sfruttare il potenziale delle ERN, le reti virtuali dei prestatori di assistenza sanitaria in tutta Europa, che facilitano le discussioni sulle malattie e le condizioni complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e conoscenze e risorse concentrate.

L'azione comune JARDIN è un progetto che integra le ERN nei sistemi sanitari nazionali e si adopera per renderle sostenibili. Sviluppa percorsi nazionali per i pazienti collegati alle ERN, reti di riferimento nazionali che rispecchiano e integrano le ERN e strutture per i pazienti non diagnosticati.

Il progetto, che coinvolge i 27 Stati membri dell'UE, la Norvegia e l'Ucraina, è coordinato dall'Austria e dispone di un finanziamento totale di 18,75 milioni di EUR (15 milioni di EUR dall'UE e 3,75 milioni di EUR dagli Stati membri) per un periodo di tre anni. I risultati attesi da JARDIN, comprese le raccomandazioni, i modelli e le relazioni di progetti pilota concreti, dovrebbero consistere nell'adozione di piani nazionali più efficaci per le malattie rare negli Stati membri dell'UE. (mp)

Il nostro voto conta!

Care lettrici e cari lettori,

dall'inizio della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, diversi fattori stanno avendo un forte impatto sull'Europa, mettendo alla prova le nostre democrazie e comportando gravi conseguenze sul piano sociale, politico e finanziario in ogni Stato membro e nella stessa Unione. Eppure, sono sempre stato convinto che nei momenti di difficoltà i cittadini europei debbano rimanere uniti, fianco a fianco, determinati a tracciare insieme la via da percorrere e a plasmare l'Europa che desiderano per il loro futuro e per le generazioni a venire, scegliendo con il proprio voto la nuova leadership europea.

Il nostro voto conta!

Care lettrici e cari lettori,

dall'inizio della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, diversi fattori stanno avendo un forte impatto sull'Europa, mettendo alla prova le nostre democrazie e comportando gravi conseguenze sul piano sociale, politico e finanziario in ogni Stato membro e nella stessa Unione. Eppure, sono sempre stato convinto che nei momenti di difficoltà i cittadini europei debbano rimanere uniti, fianco a fianco, determinati a tracciare insieme la via da percorrere e a plasmare l'Europa che desiderano per il loro futuro e per le generazioni a venire, scegliendo con il proprio voto la nuova leadership europea.

Poiché le imminenti elezioni europee avranno una grande influenza sulla rotta dell'UE nei prossimi cinque anni, il CESE ha unito le forze con il Parlamento europeo firmando un memorandum d'intesa sulla cooperazione in vista delle elezioni, che si terranno tra il 6 e il 9 giugno 2024.

L'esperienza dimostra che l'affluenza alle urne per le elezioni europee è inferiore rispetto a quella per le elezioni nazionali. Per questo motivo, il CESE sarà molto attivo nel sensibilizzare i cittadini in merito alle prossime elezioni europee. Mobilitando la nostra rete di 90 milioni di persone – organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e altre organizzazioni della società civile – possiamo contribuire ad aumentare l'affluenza alle urne.

Sono state già messe in atto una serie di misure, a cominciare dalla Settimana della società civile (dal 4 al 7 marzo 2024), cui hanno preso parte oltre 800 rappresentanti di organizzazioni della società civile e di gruppi giovanili riunitisi per discutere delle prossime elezioni e del futuro dell'UE.

In una risoluzione adottata nella sessione plenaria di marzo il CESE ha lanciato ai cittadini europei un appello ad andare a votare. È stata creata un'apposita pagina web, all'insegna dello slogan #USAILTUOVOTO (#USEYOURVOTE), in cui trovare attività, eventi e iniziative realizzate dai membri e dal personale del CESE. Le attività di sensibilizzazione organizzate a livello locale dai membri svolgeranno un ruolo chiave!

Il 4 maggio tutte le istituzioni dell'UE apriranno le loro porte ai visitatori per promuovere la partecipazione democratica alle elezioni, celebrando l'anniversario della dichiarazione Schuman. Inoltre, il 26 maggio la squadra "Run For Europe", formata da nostri colleghi amanti della corsa, parteciperà alla 20 chilometri di Bruxelles al fine di promuovere la campagna "Usa il tuo voto". Non dimentichiamo che più persone votano, più la democrazia si rafforza. Più persone votano, maggiore è la legittimità delle decisioni prese. Ora più che mai è importante che i cittadini, e soprattutto i giovani, vadano a votare. Tramite il loro voto, possono fare la differenza e dare un "volto" all'Europa – un volto di cui saranno orgogliosi.

Poiché questa campagna riguarda l'interesse generale dei cittadini europei, la società civile può svolgervi un ruolo cruciale, in particolare al fine di sensibilizzare le persone in merito all'importanza delle elezioni e incoraggiarle a votare.

Il mio invito è quello di lavorare insieme: contattiamo cittadini e organizzazioni della società civile a tutti i livelli (europeo, nazionale e regionale), stabiliamo con loro un dialogo vero, prestiamo loro ascolto e facciamo sapere ai nostri leader politici quali sono le aspettative delle organizzazioni dei milioni di cittadini che rappresentiamo nei confronti dei nuovi eurodeputati e della nuova Commissione per i prossimi cinque anni.

Il nostro voto conta! #USAILTUOVOTO

Con i miei più rispettosi saluti,

Laurenţiu Plosceanu vicepresidente responsabile della Comunicazione

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

La categoria Libere professioni del CESE terrà l'8a edizione della Giornata europea delle libere professioni il 7 maggio 2024, dalle ore 10:30 alle ore 16:00, a Bruxelles.

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

La categoria Libere professioni del CESE terrà l'8a edizione della Giornata europea delle libere professioni il 7 maggio 2024, dalle ore 10:30 alle ore 16:00, a Bruxelles.

Invitiamo i lettori a partecipare al dibattito sul tema di quest'anno: il sostegno alla professione per il Blue Deal europeo. Insieme a rappresentanti di spicco della Commissione europea, del Parlamento europeo e degli Stati membri, andremo alla ricerca di soluzioni per far fronte alle crescenti sfide in materia di risorse idriche.

L'acqua è una risorsa vitale, ma sempre più scarsa. Con l'aumento della popolazione mondiale, aumenta la domanda di acqua. Quasi due terzi dei cittadini europei ritengono che la qualità e/o la quantità dell'acqua disponibile nel loro paese costituisca un grave problema. I cambiamenti climatici sono destinati ad incidere ulteriormente sulla disponibilità, sulla qualità e sulla quantità dell'acqua. Se non si interviene, la scarsità e la povertà idrica potrebbero interessare fasce via via più ampie della società civile in tutto il mondo, con implicazioni di vasta portata per la sicurezza alimentare, l'ambiente, la salute umana e la stabilità economica, sociale e politica.

Nel corso del convegno, che si è già affermato come una piattaforma interessante e pertinente per le maggiori categorie professionali d'Europa, discuteremo su come le libere professioni possano contribuire a trovare soluzioni innovative per mettere in atto il Blue Deal europeo e per attenuare le sfide in materia di risorse idriche che l'Europa e il mondo intero si troveranno ad affrontare negli anni e nei decenni a venire.

Un servizio di interpretazione simultanea sarà disponibile in inglese, tedesco e italiano. Il convegno sarà aperto al pubblico, che potrà partecipare di persona o online. In entrambi i casi è richiesta la registrazione preventiva,

entro il 2 maggio 2024, sulla pagina appositadel CESE.

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Le cooperative e le comunità energetiche sono fondamentali per il buon esito della transizione verde. Eppure la Commissione non attribuisce loro la dovuta importanza nel suo piano d'azione per l'energia eolica in Europa, nel quale essa sembra ignorare la crescente opposizione a nuovi parchi eolici.

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Le cooperative e le comunità energetiche sono fondamentali per il buon esito della transizione verde. Eppure la Commissione non attribuisce loro la dovuta importanza nel suo piano d'azione per l'energia eolica in Europa, nel quale essa sembra ignorare la crescente opposizione a nuovi parchi eolici.

In ottobre la Commissione europea ha presentato il piano d'azione europeo per l'energia eolica volto a garantire che la transizione verso l'energia pulita vada di pari passo con la competitività industriale e che l'energia eolica continui a essere uno dei fiori all'occhiello dell'Europa.

L'energia eolica, che genera più di un terzo dell'energia elettrica rinnovabile in Europa – e oltre il 17 % della produzione totale di elettricità –, è un tassello fondamentale della futura produzione di energia elettrica a zero emissioni nette.

Tuttavia, nel suo piano d'azione, la Commissione sembra ignorare la crescente opposizione alla creazione di nuovi parchi eolici, che trova espressione nelle proteste di vari gruppi, dai difensori del paesaggio agli ecologisti, con reazioni del tipo "NIMBY": si faccia pure ovunque, ma non vicino a casa mia.

Le cooperative e le comunità, che portano avanti un processo locale guidato dai cittadini e possono assumere un ruolo di protagonisti del cambiamento, sono fondamentali per superare questa opposizione e garantire che i benefici della transizione siano ampiamente condivisi. Inoltre, è su di esse che bisogna fare affidamento se si vuole davvero che la produzione di energia da fonti rinnovabili porti a un nuovo sistema più decentrato di produzione di energia elettrica.

Il piano d'azione della Commissione è concentrato invece unicamente sulle grandi imprese, il che pregiudicherà il processo di diffusione dell'eolico, riducendone l'accettazione e ponendo a rischio la transizione stessa. La Commissione dovrebbe riconsiderare la portata del suo piano d'azione integrando la partecipazione dei cittadini nel pilastro 7 di tale piano.

Essa dovrebbe garantire che i bandi d'asta non siano esclusivamente orientati ai prezzi e tengano conto, invece, delle preoccupazioni in materia di ambiente, salute e sicurezza sul lavoro e di contrattazione collettiva, come il CESE ha recentemente raccomandato nel suo parere sull'argomento.