Reference number
7/2025

Nella sessione plenaria di febbraio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha ospitato un dibattito sulle priorità politiche dell'attuale presidenza del Consiglio dell'Unione europea, che è iniziata a gennaio e proseguirà fino a giugno di quest'anno.

Cooperazione amministrativa nel settore fiscale (DAC9)

Document Type
AC

Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno

Document Type
AC

Il settore dei servizi nell'Unione europea

Document Type
AC

Valutazione dei rapporti Letta e Draghi / Mercato unico dell'UE

Document Type
AC
Adottati on 26/02/2025 - Bureau decision date: 24/10/2024
Riferimento
TEN/845-EESC-2024
Employers - GR I
Finland
Plenary session number
594
-
  • Record of proceedings TEN/845
  • Follow-up from the Commission TEN/845

In questo numero:

  • Il punto di vista del CESE sulle relazioni Draghi e Letta, a cura di Matteo Carlo Borsani, Giuseppe Guerini e Stefano Palmieri
  • L'ossessione per la competitività, di Karel Lannoo, CEPS
  • La bussola per la competitività non garantisce un equilibrio tra le esigenze delle imprese e i diritti dei lavoratori, dialogo con Esther Lynch, CES
  • Future 500, l'iniziativa che aiuta le imprese europee a crescere e ad affermarsi a livello mondiale, a cura di Stjepan Orešković, Consiglio atlantico
  • La Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa dice no al "pacchetto Omnibus": le politiche dell'UE non dovrebbero essere guidate dagli interessi aziendali, a cura di Andriana Loredan, ECCJ

In questo numero:

  • Il punto di vista del CESE sulle relazioni Draghi e Letta, a cura di Matteo Carlo Borsani, Giuseppe Guerini e Stefano Palmieri
  • L'ossessione per la competitività, di Karel Lannoo, CEPS
  • La bussola per la competitività non garantisce un equilibrio tra le esigenze delle imprese e i diritti dei lavoratori, dialogo con Esther Lynch, CES
  • Future 500, l'iniziativa che aiuta le imprese europee a crescere e ad affermarsi a livello mondiale, a cura di Stjepan Orešković, Consiglio atlantico
  • La Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa dice no al "pacchetto Omnibus": le politiche dell'UE non dovrebbero essere guidate dagli interessi aziendali, a cura di Andriana Loredan, ECCJ

"È giunto il momento di dare attuazione concreta alla relazione Draghi, prima che questa scompaia nei meandri della politica. Abbiamo bisogno di validi strateghi e responsabili politici in grado di andare oltre questa relazione e sviluppare strategie per la politica industriale dell'UE", afferma Stjepan Orešković, imprenditore e scienziato croato che,  insieme a Jörn Fleck, direttore senior del think tank transatlantico Atlantic Council, ha presentato l'ambiziosa iniziativa "Future 500" alla conferenza pubblica internazionale "Conclave II" svoltasi a Bruxelles. Tale iniziativa, che fa parte della più ampia piattaforma SEEUS Futures dell'Atlantic Council, mira a individuare e sostenere 500 imprese europee destinate a crescere in maniera sostanziale e ad esercitare un impatto a livello mondiale. L'obiettivo è sostenere nuovi imprenditori europei nella concorrenza mondiale, rafforzando la presenza dell'Europa sulla scena economica internazionale. Stjepan Orešković ci ha spiegato più in dettaglio in cosa consiste questo progetto.

"È giunto il momento di dare attuazione concreta alla relazione Draghi, prima che questa scompaia nei meandri della politica. Abbiamo bisogno di validi strateghi e responsabili politici in grado di andare oltre questa relazione e sviluppare strategie per la politica industriale dell'UE", afferma Stjepan Orešković, imprenditore e scienziato croato che,  insieme a Jörn Fleck, direttore senior del think tank transatlantico Atlantic Council, ha presentato l'ambiziosa iniziativa "Future 500" alla conferenza pubblica internazionale "Conclave II" svoltasi a Bruxelles. Tale iniziativa, che fa parte della più ampia piattaforma SEEUS Futures dell'Atlantic Council, mira a individuare e sostenere 500 imprese europee destinate a crescere in maniera sostanziale e ad esercitare un impatto a livello mondiale. L'obiettivo è sostenere nuovi imprenditori europei nella concorrenza mondiale, rafforzando la presenza dell'Europa sulla scena economica internazionale. Stjepan Orešković ci ha spiegato più in dettaglio in cosa consiste questo progetto.

Ci può descrivere brevemente l'idea alla base dell'iniziativa "Future 500"?

Sulla base delle informazioni tratte da importanti relazioni sul futuro dell'Europa, elaborate da Draghi, Letta e Heitor, e analizzate attraverso la doppia lente di scienziati e imprenditori, l'iniziativa solleva diversi interrogativi critici: chi attuerà questi piani per la competitività e la bussola per la competitività recentemente pubblicata? Quali meccanismi verranno utilizzati? Quali costi dovranno essere sostenuti? E quali rendimenti ci si può attendere rispetto a quelli delle nuove imprese statunitensi a forte crescita? L'iniziativa "Future 500" è una pietra angolare della piattaforma SEEUS, che rappresenta gli Stati Uniti, l'UE e l'Europa sudorientale, e mira a rafforzare la visibilità e la cooperazione tra queste regioni. È stata strategicamente concepita per rispondere all'urgente necessità dell'Europa di alimentare un ambiente dinamico, in grado di trasformare le imprese locali in aziende leader a livello mondiale. L'iniziativa mira in particolare a fornire capitale di rischio e a offrire consulenza strategica e opportunità di creazione di reti internazionali, sfruttando gli insegnamenti di esperti come Dani Rodrik dell'Università di Harvard e Beata Jaworcik della BERS, per sviluppare politiche industriali del 21° secolo, che rafforzino in modo significativo la nostra posizione competitiva.

Ci sono già potenziali candidati per le 500 imprese che verranno selezionate? Quali sono i requisiti di base che un'impresa deve soddisfare per essere scelta?

Sebbene non siano ancora state scelte imprese specifiche, "Future 500" si orienterà verso soggetti con un potenziale di scalabilità e di crescita rapida. Il processo sarà aperto e continuo e darà priorità alla promessa economica, all'innovazione e all'importanza strategica nei rispettivi settori. Cercheremo inoltre di istituire partenariati con banche multilaterali di sviluppo e investitori che stanno già aiutando le imprese ad acquisire lo status di forza competitiva. L'attenzione viene rivolta alle imprese che già dimostrano un solido percorso di crescita, capacità innovative e l'ambizione di espandersi a livello mondiale. In questo modo viene garantito che le imprese siano non solo leader del mercato, ma anche pionieri nella tecnologia e nei modelli aziendali. Ci baseremo sulle esperienze di grandi progetti come "Scale-Up Europe", che riuniscono fondatori, investitori, dirigenti e scienziati, con la missione di rendere l'Europa la sede dei leader tecnologici. Per i paesi candidati all'adesione all'UE, queste imprese potenzialmente selezionate sono particolarmente importanti: esse, infatti, integreranno i principi della nuova economia e fungeranno da modello per imprese ambiziose e competitive a livello internazionale, che non dipendono principalmente dai finanziamenti nazionali da parte dei contribuenti.

Quanto è ottimista riguardo alle potenzialità dell'Europa in termini di competitività a livello mondiale?

Vi è un notevole ottimismo circa la capacità dell'Europa di rafforzare la sua posizione competitiva a livello mondiale, abbandonando gli atteggiamenti prevalenti di autocommiserazione. I rendimenti totali dei benchmark azionari della zona euro, dall'inizio del mercato al rialzo alla fine del 2022, hanno superato S&P 500, escludendo Nvidia. I sistemi sociali e sanitari europei mantengono le persone in buona salute e attive per periodi più lunghi, a costi molto inferiori, e hanno un impatto positivo sulla produttività e sulla competitività della nostra economia su scala mondiale.

Stiamo cercando di riprodurre il concetto di "autentico entusiasmo" citato da Immanuel Kant nel contesto della rivoluzione francese. Tale mentalità può trasformare le sfide in una forza motivazionale, sviluppando una determinazione apparentemente insuperabile. Abbiamo bisogno di meno "gatti grassi" e di meno "cagnolini", ossia di meno élite ricche e compiacenti, e di meno seguaci eccessivamente obbedienti e poco ambiziosi, categorie, queste, che sono state favorite negli ultimi due decenni. Abbiamo invece bisogno di un maggior numero di “giovani affamati”, cioè individui motivati, ambiziosi e pronti ad affrontare le sfide.

L'iniziativa "Future 500" mira ad affrontare in modo proattivo le problematiche croniche segnalate nelle relazioni sulla competitività, come la necessità di un'innovazione coraggiosa e l'espansione delle imprese. La posizione globale dell'Europa dipenderà fortemente dalla sua capacità di integrare tecnologie avanzate, coltivare il talento imprenditoriale e perfezionare le politiche industriali per sostenere la crescita inclusiva. Sfruttando la forza lavoro ben istruita, il ricco patrimonio innovativo e i settori industriali tradizionali e nuovi, nonché affrontando questioni quali la frammentazione normativa e gli squilibri di mercato, l'iniziativa mira a creare un ambiente fertile per i leader delle imprese e gli innovatori.

In sintesi, "Future 500" segna una svolta importante nel mettere alla prova il panorama economico europeo, posizionando il continente come concorrente globale, attraverso la promozione di aziende ad alto potenziale e il rafforzamento dell'ecosistema imprenditoriale. Non vi è alcuna possibilità di battere la concorrenza senza sapere chi sono i nostri concorrenti.

Stjepan Orešković è scienziato e imprenditore. È membro dell'Accademia europea delle scienze e delle arti e fondatore di  Bosqar Invest. Sotto la guida della sua famiglia, Bosqar Invest ha aumentato la propria forza lavoro da 300 a oltre 16 000 dipendenti in cinque anni, dando prova di una formidabile strategia di espansione, capace di integrare scienza, tecnologia, investimenti da fondi pensionistici e altri fondi, nonché coraggio imprenditoriale, seguendo lo stesso approccio fondamentale raccomandato nella relazione di Draghi. Questa enfasi strategica ha probabilmente ispirato la nascita dell'iniziativa "Future 500" promossa dall'Atlantic Council, di cui ci ha parlato Orešković.

La Commissione europea presenterà a breve un pacchetto di riforme legislative sugli obblighi di comunicazione societaria, noto come "pacchetto Omnibus".  Il pacchetto mira a semplificare e razionalizzare i regolamenti in materia di sostenibilità, rendendo gli obblighi di comunicazione più agevoli per le imprese. Dal suo annuncio, nel novembre scorso, il pacchetto ha suscitato grande sconcerto in tutta l'UE, provocando un vasto dibattito e le proteste di diversi gruppi. Le organizzazioni della società civile, i sindacati, le imprese, gli investitori, la professione legale e gli studiosi del ramo hanno espresso tutti preoccupazione per la possibile deregolamentazione che deriverebbe da questo pacchetto, e hanno esortato la Commissione a salvaguardare gli strumenti in questione, anziché indebolirli.  Andriana Loredan, della Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa (ECCJ) ci spiega qual è la posta in gioco e il motivo per cui organizzazioni della società civile come la ECCJ si oppongono al "pacchetto Omnibus". 

La Commissione europea presenterà a breve un pacchetto di riforme legislative sugli obblighi di comunicazione societaria, noto come "pacchetto Omnibus".  Il pacchetto mira a semplificare e razionalizzare i regolamenti in materia di sostenibilità, rendendo gli obblighi di comunicazione più agevoli per le imprese. Dal suo annuncio, nel novembre scorso, il pacchetto ha suscitato grande sconcerto in tutta l'UE, provocando un vasto dibattito e le proteste di diversi gruppi. Le organizzazioni della società civile, i sindacati, le imprese, gli investitori, la professione legale e gli studiosi del ramo hanno espresso tutti preoccupazione per la possibile deregolamentazione che deriverebbe da questo pacchetto, e hanno esortato la Commissione a salvaguardare gli strumenti in questione, anziché indebolirli.  Andriana Loredan, della Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa (ECCJ) ci spiega qual è la posta in gioco e il motivo per cui organizzazioni della società civile come la ECCJ si oppongono al "pacchetto Omnibus".

La competitività utilizzata come pretesto per indebolire indispensabili atti legislativi in materia di sostenibilità

Il "pacchetto Omnibus" si concentra su tre essenziali strumenti di sostenibilità al centro del Green Deal europeo: la direttiva relativa alla rendicontazione societaria di sostenibilità, la direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità e il regolamento sulla tassonomia. Questo pacchetto è il risultato diretto del nuovo orientamento della Commissione, che ha avuto inizio con la relazione di Mario Draghi sul futuro della competitività europea del settembre 2024. La relazione Draghi ascrive in parte la stagnazione dei mercati dell'UE a oneri normativi eccessivi a carico delle imprese, trascurando in modo conveniente rispetto alle argomentazioni che presenta altri fattori chiave, come l'inflazione dei prezzi del petrolio, del gas e dei prodotti alimentari indotta dalla speculazione di alcune multinazionali. Secondo la relazione, il quadro dell'UE in materia di rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza è all'origine di ingenti oneri normativi. In assenza di prove che colleghino la legislazione in materia di sostenibilità alla presunta mancanza di competitività dell'UE, questa visuale ristretta è diventata un pretesto per eventualmente smantellare per intero la legislazione in materia di sostenibilità.

Con questo particolare "pacchetto Omnibus", la Commissione intende semplificare alcuni degli strumenti più importanti recentemente adottati per affrontare l'impatto delle grandi imprese sui cittadini e sull'ambiente: tra questi, la direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, adottata solo lo scorso anno e non ancora attuata.

Qualsiasi discussione sul contenuto del pacchetto rimane per ora allo stadio di ipotesi. Tuttavia, uno dei principali rischi derivanti dal "pacchetto Omnibus" è che gli strumenti di sostenibilità vengano rimessi in discussione, cosa che potrebbe portare alla rinegoziazione di disposizioni essenziali (come la responsabilità civile o i piani di transizione climatica a norma della direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità). La Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa è fermamente contraria a una riapertura della discussione sulla legislazione già concordata in materia di sostenibilità, che avrebbe l'effetto di accrescere l'incertezza normativa, di mettere a rischio il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente da parte delle imprese e di penalizzare gli operatori che si muovono per primi.

Influenza sproporzionata delle imprese nell'ambito di un processo di consultazione viziato

L'annuncio del "pacchetto Omnibus" e l'elaborazione della proposta da parte della Commissione sono stati condotti in una totale mancanza di trasparenza e senza tenere conto dei Trattati dell'UE o delle norme procedurali della Commissione stessa.

La Commissione intende presentare la sua "iniziativa Omnibus" in tempi molto brevi, cosa che renderà impossibile effettuare un'adeguata valutazione d'impatto e una consultazione pubblica. Tale approccio è incompatibile con il diritto di partecipare ai processi decisionali dell'UE, un principio democratico tutelato dai Trattati dell'UE. È inoltre in contrasto con gli orientamenti per legiferare meglio della Commissione, che richiedono una consultazione ampia e trasparente dei portatori di interessi durante l'elaborazione delle politiche da parte della stessa Commissione.

Nel febbraio 2025 la Commissione ha invece dato vita a una parvenza di consultazione, facendo a suo dire "il punto della situazione", con un piccolo e selettivo gruppo di portatori di interessi, principalmente grandi aziende e associazioni di imprese. Molte di queste imprese sono attualmente alle prese con azioni legali riguardanti i diritti umani o gli abusi ambientali nelle loro attività o nelle loro catene del valore. Hanno pertanto un interesse concreto a indebolire la legislazione in materia di sostenibilità, a discapito dei lavoratori, delle comunità locali e dell'azione per il clima. Inoltre, la rappresentanza sproporzionata delle grandi imprese è in netto contrasto con quella, inadeguata, della società civile. Le organizzazioni della società civile, i sindacati e le piccole imprese sono stati rappresentati solo simbolicamente, mentre le vittime di abusi societari e le imprese che promuovono le norme in materia di sostenibilità sono state completamente escluse dal confronto.

"Pacchetto Omnibus": una potenziale minaccia per delle politiche climatiche ambiziose

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il commissario Valdis Dombrovskis, che supervisiona l'intero processo di "semplificazione", sembrano allinearsi all'agenda delle imprese più grandi e potenti. In particolare, tra i partner principali della Commissione nella proclamata verifica del "punto della situazione" figuravano imprese dei settori petrolifero e petrolchimico, del gas, dell'automobile e finanziario, le cui attività contribuiscono in modo significativo ai cambiamenti climatici e che hanno interesse a ridurre gli obblighi climatici. Data l'attuale crisi climatica e i suoi effetti negativi sulle persone e sull'ambiente, ciò fa temere che il "pacchetto Omnibus" possa rappresentare un passo indietro per le politiche climatiche.

La priorità della Commissione dovrebbe essere l'attuazione e non già la deregolamentazione

Se è realmente preoccupata per la competitività, la riduzione dell'onere normativo, i diritti umani e la giustizia climatica, la Commissione dovrebbe valutare come attuare efficacemente gli strumenti di sostenibilità. Ciò può essere facilmente realizzato elaborando orientamenti per assistere le imprese e le autorità degli Stati membri, come indicato dalla direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, nonché sviluppando il finanziamento e promuovendo la creazione di capacità. Tale approccio risponderebbe alle critiche espresse nella relazione Draghi in merito alla mancanza di orientamenti per facilitare l'applicazione della legislazione dell'UE in materia di sostenibilità.

In ultima analisi la riscrittura di normative fondamentali in materia di sostenibilità, effettuata in tutta segretezza, a porte chiuse e insieme ad alcune delle maggiori imprese mondiali, non è certo la strada giusta verso il conseguimento di un'autentica competitività. 

Andriana Loredan è responsabile delle politiche presso la Coalizione europea per la responsabilità sociale d'impresa (ECCJ) e partecipa alla campagna in favore della direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità sin dalla presentazione della relativa proposta nel 2022. In precedenza ha lavorato presso l'organizzazione Anti-Slavery International, occupandosi del tema delle imprese e dei diritti umani sotto il profilo del lavoro forzato. 

13-14 marzo 2025

La vostra Europa, la vostra opinione! 2025

17-20 marzo 2025

Settimana della società civile 2025

18 marzo 2025

Giornata dell'ICE 2025

26-27 marzo 2025

Sessione plenaria del CESE

13-14 marzo 2025

La vostra Europa, la vostra opinione! 2025

17-20 marzo 2025

Settimana della società civile 2025

18 marzo 2025

Giornata dell'ICE 2025

26-27 marzo 2025

Sessione plenaria del CESE