Reference number
36/2024

A pochi giorni dallo svolgimento delle elezioni europee del 2024 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e i consigli economici e sociali nazionali dell'UE si sono riuniti per discutere dello stato di avanzamento della duplice transizione verde e digitale in corso, e hanno concluso che la società civile organizzata ha chiaramente un ruolo essenziale nel cercare di porre rimedio alle lacune riscontrate.

A cura del gruppo Lavoratori del CESE 

Attualmente nelle grandi multinazionali esistono oltre 1 200 comitati aziendali europei (CAE), organismi che costituiscono uno strumento importante per garantire la democrazia sul luogo di lavoro grazie al diritto di ricevere dalla direzione centrale dell'impresa informazioni - e di esprimere il proprio parere - in merito a questioni transnazionali; questioni che riguardano, ad esempio, l'attuale situazione economica e finanziaria e i probabili sviluppi in materia di occupazione, investimenti o nuovi metodi di lavoro. I CAE non hanno peraltro il diritto di negoziare accordi.

A cura del gruppo Lavoratori del CESE 

Attualmente nelle grandi multinazionali esistono oltre 1 200 comitati aziendali europei (CAE), organismi che costituiscono uno strumento importante per garantire la democrazia sul luogo di lavoro grazie al diritto di ricevere dalla direzione centrale dell'impresa informazioni - e di esprimere il proprio parere - in merito a questioni transnazionali; questioni che riguardano, ad esempio, l'attuale situazione economica e finanziaria e i probabili sviluppi in materia di occupazione, investimenti o nuovi metodi di lavoro. I CAE non hanno peraltro il diritto di negoziare accordi. 

Poiché le decisioni sono adottate prevalentemente dalla direzione centrale dell'impresa ma vengono attuate in ogni ambito di attività di quest'ultima, questi organismi rivestono una crescente importanza. I CAE aiutano i rappresentanti dei lavoratori a comprendere meglio le decisioni delle imprese. Nel contempo, un'informazione e una consultazione adeguate possono aiutare la dirigenza a prendere decisioni che sia possibile attuare agevolmente in tutti i paesi. 

Detto ciò, i fatti dimostrano che l'attuale direttiva sui CAE (che risale al 2009), così come la sua attuazione, presentano una serie di gravi carenze. Un primo dato cruciale è costituito dal fatto che molti CAE non hanno la possibilità di agire in giudizio in caso di violazione dei loro diritti. Un'analisi dei procedimenti giudiziari e delle sentenze rivela il permanere di elementi di incertezza sul piano giuridico, in particolare per quanto riguarda le definizioni di "informazione", "consultazione", "transnazionale" e "riservatezza" come pure il diritto del CAE di ricorrere ad esperti (ad esempio consulenti giuridici o rappresentanti sindacali). Vi sono inoltre diverse disposizioni obsolete, che devono essere adeguate all'attuale situazione mondiale. 

Oggi, infatti, le imprese e la loro forza lavoro si trovano ad affrontare molteplici sfide: digitalizzazione, misure contro i cambiamenti climatici, demografia, competenze. Si tratta di cambiamenti potenzialmente dirompenti e tali da incidere sulla competitività delle imprese, nonché sulla sicurezza sociale e sulla produttività dei lavoratori. Studi scientifici dimostrano che diritti di informazione, consultazione e/o partecipazione dei lavoratori attuati in modo efficace migliorano la sostenibilità delle decisioni delle imprese e la competitività di queste ultime; il che, a sua volta, autorizza a ritenere che i CAE possano svolgere un ruolo cruciale nell'attuazione di una transizione giusta. 

Una revisione della direttiva è pertanto necessaria per garantire la certezza del diritto e il corretto funzionamento dei CAE. E tale revisione andrà attuata correttamente e in tempi brevi, affrontando le carenze esistenti e preparando i CAE per il futuro. Il parere del CESE in merito valuta la proposta di revisione presentata dalla Commissione e rivolge ai legislatori una serie di proposte concrete su come migliorare ulteriormente la direttiva.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE ) ha avviato un nuovo programma per approfondire le relazioni con la comunità dei consigli economici e sociali (CES) nazionali. L'iniziativa mira a consentire scambi più regolari in merito ai temi prioritari, ai pareri e alle relazioni in programma e alle buone pratiche.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE ) ha avviato un nuovo programma per approfondire le relazioni con la comunità dei consigli economici e sociali (CES) nazionali. L'iniziativa mira a consentire scambi più regolari in merito ai temi prioritari, ai pareri e alle relazioni in programma e alle buone pratiche.

Il primo scambio di questo tipo si è tenuto lo scorso marzo in Francia e ha coinvolto la presidente del gruppo Gioventù del CESE Katrīna Leitāne, che ha effettuato una visita di due giorni al Consiglio economico, sociale e ambientale francese per uno scambio di opinioni sulle politiche per la gioventù. Ne sono scaturite nuove idee per promuovere l'agenda per i giovani a livello nazionale e dell'UE, per integrare le aspettative dei giovani in tutte le attività del CESE e per incontrare nuovi colleghi che si occupano dello stesso tema in uno degli Stati membri. 

In questo video Katrīna Leitāne condivide le proprie impressioni in merito alla visita di lavoro e ai proficui scambi avvenuti con il Consiglio economico, sociale e ambientale francese. 

Per maggiori informazioni sul programma di scambio si rimanda all'apposita pagina web. 

Per qualsiasi informazione, si prega di contattare la segreteria che si occupa dei rapporti con i CES nazionali e la società civile (segreteria CSS) (EESC-ESCS-relations@eesc.europa.eu).

Il CESE sottolinea l'importanza di integrare le prospettive dei giovani nelle politiche dell'UE, esortando le organizzazioni giovanili a impegnarsi nell'ambito del test Giovani, l'iniziativa promossa dal CESE per amplificare la voce dei giovani nell'elaborazione delle politiche.

Il CESE sottolinea l'importanza di integrare le prospettive dei giovani nelle politiche dell'UE, esortando le organizzazioni giovanili a impegnarsi nell'ambito del test Giovani, l'iniziativa promossa dal CESE per amplificare la voce dei giovani nell'elaborazione delle politiche. 

Nel suo recente invito a presentare candidature, il CESE ha invitato le organizzazioni giovanili a partecipare alla valutazione d'impatto del CESE dal punto di vista dei giovani (test Giovani), entro il 30 giugno 2024. Le organizzazioni selezionate individueranno i pareri del CESE che desiderano influenzare, parteciperanno a riunioni e audizioni e forniranno contributi scritti. Le organizzazioni, per essere ammissibili, devono essere costituite democraticamente, rispettare i principi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e prevedere attività o organi decisionali guidati da giovani. 

Nell'ultimo anno il CESE ha sperimentato questo test, consentendo ai rappresentanti dei giovani di tutta Europa di contribuire alle discussioni su questioni importanti, quali la democrazia, la politica agricola comune e il coinvolgimento dei giovani UE-Regno Unito. Il successo di questo progetto pilota ha portato alla sua istituzione come strumento permanente, e il CESE invita le altre istituzioni dell'UE ad adottare misure analoghe. 

Nel corso di un recente dibattito in plenaria, rappresentanti dei giovani hanno espresso soddisfazione per l'iniziativa, che garantisce il loro coinvolgimento al di là di temi tradizionalmente incentrati sui giovani, come la crisi climatica. 

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato che questa iniziativa rappresenta un impegno politico fondamentale, sottolineando la necessità di un coinvolgimento costante dei giovani nel processo decisionale dell'UE. Ha inoltre osservato che le elezioni non dovrebbero essere l'unica occasione per far sentire la voce dei giovani e che il test Giovani assicurerà il loro contributo regolare alle politiche dell'UE. 

Katrīna Leitāne, presidente del gruppo ad hoc Gioventù del CESE, ha richiamato l'attenzione sui progressi compiuti nell'integrazione della voce dei giovani nel processo decisionale dell'UE, osservando che il test Giovani è un documento dinamico che evolverà con l'esperienza. Elias Dray, vicepresidente del Forum europeo della gioventù, ha elogiato il CESE per il suo ruolo di guida e ha incoraggiato le organizzazioni giovanili ad aderire all'iniziativa, in modo da assicurare che le loro prospettive plasmino i futuri pareri del CESE. 

Alla sessione plenaria del CESE ha partecipato anche la ministra della Gioventù e dell'infanzia albanese Bora Muzhaqi. Il suo paese si sta adoperando per diventare un modello nel campo della politica per la gioventù, dimostrando il valore di avere in carica persone che sono responsabili esclusivamente delle questioni giovanili. "Credo davvero che mediante il nostro lavoro di oggi con i giovani e per i giovani, stiamo preparando le nostre giovani generazioni al futuro... stiamo dando loro la possibilità di essere i leader del presente per garantire che ereditino un pianeta sostenibile e diversificato dal punto di vista ecologico".

Il CESE intrattiene eccellenti relazioni di lavoro con l'Albania, evidenziando il ruolo chiave del partenariato transnazionale nel promuovere la partecipazione dei giovani a tutti i livelli di governance.

Il CESE è impegnato a favore di questa iniziativa dal settembre 2022, quando ha adottato un parere sulla valutazione d'impatto dell'UE dal punto di vista dei giovani. Gli sforzi in corso in seno al CESE, compreso l'evento annuale La vostra Europa, la vostra opinione! dimostrano ulteriormente il suo impegno a rafforzare la partecipazione dei giovani al processo decisionale dell'UE. 

Le raccomandazioni che sono emerse dall'evento di quest'anno, che si è tenuto nel mese di marzo, sono rivolte ai prossimi leader dell'UE e sono disponibili online. (ks)

La Commissione europea ha proposto l'obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra del 90 % entro il 2040, puntando alla neutralità climatica entro il 2050. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha approvato questo traguardo nella sessione plenaria di maggio, sottolineando che gli obiettivi stabiliti sono in linea con le raccomandazioni della comunità scientifica di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius.

La Commissione europea ha proposto l'obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra del 90 % entro il 2040, puntando alla neutralità climatica entro il 2050. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha approvato questo traguardo nella sessione plenaria di maggio, sottolineando che gli obiettivi stabiliti sono in linea con le raccomandazioni della comunità scientifica di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius. 

Offrendo il suo sostegno alla proposta, il CESE ha messo in rilievo l'importanza di apportare un giusto contributo agli sforzi globali in materia di clima, garantendo nel contempo la competitività delle industrie europee durante la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Teppo Säkkinen, relatore del parere Traguardo climatico europeo per il 2040, ha sottolineato la necessità di un sistema di produzione di energia elettrica a emissioni zero entro il 2040 per consentire la decarbonizzazione dell'industria, dei trasporti e dell'edilizia, raccomandando un'effettiva riduzione delle emissioni attraverso l'eliminazione graduale dei combustibili fossili. 

Il CESE mette in guardia dal rischio di un'eccessiva dipendenza dall'assorbimento di carbonio, a causa di pericoli quali incendi boschivi e parassiti, ed esorta ad adottare un approccio di equilibrio tra riduzione delle emissioni e assorbimento di carbonio. La prossima fase della politica climatica dell'UE dovrebbe concentrarsi sugli investimenti, per dar vita a un'economia solida, rafforzare la sicurezza energetica e creare posti di lavoro di alta qualità. A tal fine è fondamentale conseguire l'obiettivo di ridurre le emissioni del 55 % entro il 2030 e attuare la legislazione "Pronti per il 55 %". 

Il CESE chiede che il settore della produzione di energia elettrica nell'UE diventi a emissioni zero entro il 2040 e che lo stesso avvenga poi, a breve distanza, per il riscaldamento e il raffrescamento. La disponibilità di energia pulita e a prezzi accessibili è essenziale per decarbonizzare l'industria, l'edilizia e i trasporti. 

Il CESE propone inoltre di fissare un obiettivo di riduzione delle emissioni per il settore agroalimentare attraverso il dialogo con gli agricoltori e le parti interessate, al fine di garantire la sicurezza alimentare e tenendo conto delle diverse condizioni naturali esistenti nell'UE. 

Il sostegno dell'opinione pubblica e il coinvolgimento dei portatori di interessi sono fondamentali per raggiungere il traguardo per il 2040. Il CESE invita pertanto a portare avanti un ampio dialogo, anche con le parti sociali, la società civile e i cittadini, per definire i traguardi e sviluppare le politiche. 

Nel quadro della preparazione della proposta legislativa dell'UE relativa al traguardo per il 2040, il CESE sottolinea la necessità di ampliare la verifica della competitività in relazione ad altre grandi economie, per preservare la competitività globale e la base industriale dell'Europa, assicurando nel contempo elevati standard ambientali e sociali. (ks)

Nella sessione plenaria di maggio il CESE ha adottato due pareri in cui sottolinea il ruolo cruciale della politica di coesione — strumento di finanziamento primario dell'UE per lo sviluppo regionale — nei futuri allargamenti. Il CESE ha chiesto, tra l'altro, di includere nei trattati di adesione strumenti di conformità che permettano di affrontare le potenziali sfide post-adesione, come l'emigrazione e le preoccupazioni in materia di Stato di diritto.

Nella sessione plenaria di maggio il CESE ha adottato due pareri in cui sottolinea il ruolo cruciale della politica di coesione — strumento di finanziamento primario dell'UE per lo sviluppo regionale — nei futuri allargamenti. Il CESE ha chiesto, tra l'altro, di includere nei trattati di adesione strumenti di conformità che permettano di affrontare le potenziali sfide post-adesione, come l'emigrazione e le preoccupazioni in materia di Stato di diritto. 

In una nuova serie di raccomandazioni il CESE ha sottolineato l'importanza di integrare e responsabilizzare le organizzazioni della società civile ai fini di un uso efficace dei fondi di coesione. Il successo della politica di coesione non si misura solo dagli investimenti economici, ma anche dai risultati territoriali e sociali. Per conseguire la coesione è essenziale rafforzare le capacità della pubblica amministrazione. 

La discussione in sessione plenaria con Elisa Ferreira, commissaria europea per la Coesione e le riforme, e Vasco Alves Cordeiro, Presidente del Comitato europeo delle regioni, ha richiamato l'attenzione sull'importanza degli aiuti di preadesione e sull'esigenza di responsabilizzare le organizzazioni della società civile. 

Il Presidente del CESE Oliver Röpke e altri oratori hanno sottolineato la necessità di una solida politica di coesione per affrontare le sfide dell'allargamento dell'UE e prevenire una frammentazione dell'Unione. Per la pace e la prosperità è essenziale adattare gli aiuti alle regioni candidate; le principali raccomandazioni riguardano tra l'altro il rafforzamento dell'istruzione, il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile e il ricorso a meccanismi speciali per paesi come l'Ucraina. 

Il CESE ha inoltre rilevato i più ampi impatti dell'allargamento sugli attuali Stati membri, e segnalato l'esigenza di fondi aggiuntivi per le regioni colpite. La 9a relazione sulla coesione auspica un adattamento alle nuove sfide attraverso investimenti nelle PMI, il rafforzamento delle amministrazioni locali e il sostegno di un accesso equo all'occupazione. Una politica di coesione dinamica è essenziale per dispiegare il potenziale economico dell'UE e garantire l'effettiva integrazione dei nuovi Stati membri (tk).

La medicina nucleare e l'approvvigionamento di radioisotopi devono costituire una priorità assoluta per l'Unione europea se vogliamo fare in modo che tutti i pazienti abbiano pari accesso ai trattamenti antitumorali in Europa. 

 

La medicina nucleare e l'approvvigionamento di radioisotopi devono costituire una priorità assoluta per l'Unione europea se vogliamo fare in modo che tutti i pazienti abbiano pari accesso ai trattamenti antitumorali in Europa. 

L'UE e gli Stati membri dovrebbero assicurare che siano disponibili i finanziamenti per le tecnologie medico-radiologiche e nucleari. Dovrebbero anche intensificare la loro cooperazione per eliminare gli ostacoli normativi alle forniture di radioisotopi e ridurre la loro dipendenza da paesi terzi per quanto riguarda le materie prime. 

Il parere del CESE intitolato Piano europeo di lotta contro il cancro - Fattori di spinta per la sicurezza dell'approvvigionamento di radioisotopi per uso medico, adottato nella sessione plenaria di maggio, persegue questo obiettivo ultimo e sottolinea che non dobbiamo lasciare nulla di intentato nella nostra lotta contro il cancro. 

La relatrice Alena Mastantuono e il correlatore Philippe Charry sono fermamente convinti che l'unico modo di garantire un più efficace approvvigionamento di radioisotopi in Europa e di soddisfare la crescente domanda dei pazienti consista nell'adottare "decisioni politiche coraggiose e nell'avere una buona normativa". 

Ogni anno in Europa fino a 10 milioni di pazienti si avvalgono della diagnostica per immagini (imaging) basata sulla medicina nucleare per le diagnosi di diverse patologie quali tumori o cardiopatie. Le tecnologie radiologiche e nucleari che fanno uso di radioisotopi sono fondamentali nella lotta contro il cancro in tutte le fasi della cura dei pazienti, dall'individuazione precoce alla diagnosi, alla terapia e alle cure palliative. (mp)

Di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del Comitato economico e sociale europeo 

Con le elezioni europee ormai concluse, è chiaro che siamo circondati da forti turbolenze. La vittoria delle forze conservatrici ha bloccato lo slittamento verso l'estrema destra. Tuttavia, anche se il centro-destra ha mantenuto la sua posizione, non possiamo ignorare che l'estrema destra sarà più forte nel nuovo Parlamento europeo, il che renderà più complicato il voto su dossier fondamentali. Ne abbiamo avuto un'avvisaglia l'anno scorso quando il PPE per poco non è riuscito a formare, con uno schieramento di destra, una maggioranza di blocco con l'intento di bocciare una normativa sul ripristino della natura. Dobbiamo inoltre seguire molto da vicino quel che sta succedendo in Francia: una vittoria della coalizione di estrema destra alle elezioni nazionali potrebbe molto verosimilmente far tremare persino le fondamenta della stessa UE.

Di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del Comitato economico e sociale europeo 

Con le elezioni europee ormai concluse, è chiaro che siamo circondati da forti turbolenze. La vittoria delle forze conservatrici ha bloccato lo slittamento verso l'estrema destra. Tuttavia, anche se il centro-destra ha mantenuto la sua posizione, non possiamo ignorare che l'estrema destra sarà più forte nel nuovo Parlamento europeo, il che renderà più complicato il voto su dossier fondamentali. Ne abbiamo avuto un'avvisaglia l'anno scorso quando il PPE per poco non è riuscito a formare, con uno schieramento di destra, una maggioranza di blocco con l'intento di bocciare una normativa sul ripristino della natura. 

In cima all'elenco delle preoccupazioni per le imprese figura il tema di come assicurare passi avanti sul piano della politica industriale e della sicurezza economica, in particolare per quanto riguarda la tecnologia, le materie prime critiche, i semiconduttori, i veicoli elettrici, la resilienza economica e la competitività generale. È essenziale rafforzare il mercato unico e stimolare gli investimenti privati attraverso un'autentica unione dei mercati dei capitali. Il nuovo Parlamento europeo sarà all'altezza del compito? 

Non abbiamo altra scelta se non quella di competere con potenze mondiali come la Cina e gli Stati Uniti. 

Nel 2008 la zona euro e gli Stati Uniti avevano un prodotto interno lordo (PIL) a prezzi correnti simile, ossia rispettivamente di 14 200 e 14 800 miliardi di dollari (in EUR, 13 100 e 13 600 miliardi). Quindici anni dopo, il PIL della zona euro è di poco superiore a 15 000 miliardi di dollari, mentre quello degli Stati Uniti è balzato a 26 900 miliardi di dollari. Se le cinque principali economie europee — Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna — avessero eguagliato l'aumento della produttività registrato in America tra il 1997 e il 2022, il loro PIL pro capite a parità di potere d'acquisto sarebbe oggi più elevato, in media, di quasi 13 000 dollari USA (o 12 000 EUR). Questi dati non sono privi di significato. 

Per molti anni, con la bilancia commerciale dell'UE in attivo, molti non hanno visto che la nostra competitività era a rischio. Abbiamo avuto fiducia nel rispetto sia delle condizioni di parità a livello mondiale che dell'ordine internazionale basato su regole, aspettandoci che gli altri avrebbero fatto altrettanto. Adesso, però, il mondo sta cambiando rapidamente ed è necessario che l'UE si rimbocchi le maniche e reagisca con rapidità a tutti i campanelli d'allarme che aveva finora ignorato. Ci auguriamo che il Parlamento europeo sia all'altezza del compito e che non si limiti alle tattiche di partito.

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile

Gli operatori sanitari e i rappresentanti della società civile invitano i responsabili politici a introdurre una "valutazione dell'impatto sulla salute" di tutte le politiche future. Nella nuova legislatura, il "diritto alla salute" deve continuare a essere in cima alle agende dell'UE e degli Stati membri, come richiesto dagli europei nel corso della Conferenza sul futuro dell'Europa.

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile

Gli operatori sanitari e i rappresentanti della società civile invitano i responsabili politici a introdurre una "valutazione dell'impatto sulla salute" di tutte le politiche future. Nella nuova legislatura, il "diritto alla salute" deve continuare a essere in cima alle agende dell'UE e degli Stati membri, come richiesto dagli europei nel corso della Conferenza sul futuro dell'Europa. 

Le misure nazionali ed europee nel campo della salute devono essere coordinate e allineate meglio, in modo da costruire un settore sanitario più sostenibile, che sia resiliente agli shock futuri e garantisca a tutti parità di accesso a un'assistenza sanitaria di qualità. 

In questa azione svolgeranno un ruolo chiave gli investimenti, la prevenzione, le innovazioni tecnologiche e l'educazione sanitaria precoce, come emerso dal convegno intitolato Lo stato della sanità nell'Unione europea, svoltosi a Liegi (Belgio) il 4 giugno scorso. L'evento è stato organizzato dal gruppo Organizzazioni della società civile del CESE insieme a due enti ospedalieri di Liegi - il CHU Liège e l'Hôpital de la Citadelle -, nel quadro della presidenza belga del Consiglio dell'UE. 

"Nella prossima legislatura (2024-2029), la salute deve rimanere una priorità strategica fondamentale per la nuova Commissione europea, il nuovo Parlamento europeo e il Consiglio", ha dichiarato Séamus Boland, presidente del gruppo Organizzazioni della società civile. Le istituzioni europee dovrebbero adottare un approccio "One Health" che promuova le interconnessioni tra la politica sanitaria e l'evoluzione demografica, la transizione digitale e quella ambientale, la sicurezza economica e la politica industriale. 

Boland sottolinea che la politica sanitaria può essere efficace solo se è gestita insieme a servizi sociali accessibili, adeguati e di alta qualità e a politiche sociali pubbliche, e se è realizzata da un numero sufficiente di operatori sanitari adeguatamente formati. Ribadendo la necessità di un coinvolgimento e una responsabilità diretti nell'assistenza sanitaria per le organizzazioni della società civile (OSC), come le associazioni di pazienti, Boland ha aggiunto che "l'accettazione e il successo delle iniziative e dei programmi europei in materia di salute dipendono da un dialogo trasparente, regolare e strutturato con le OSC. E la capacità delle OSC di svolgere questo ruolo dipende a sua volta dal fatto di ottenere finanziamenti sostenibili e prevedibili". 

Nel convegno di Liegi si è discusso di diversi aspetti fondamentali per un'Unione europea della salute rafforzata: 

  • l'impegno a favore dell'approccio "One Health"; 
  • le innovazioni digitali e il loro impatto sulla sanità; 
  • gli investimenti sociali necessari per la sostenibilità di sistemi sanitari adeguati alle esigenze future; e
  • la lotta a livello mondiale contro le disuguaglianze sanitarie attraverso il prisma della solidarietà europea: il caso delle malattie rare. 

Le conclusioni e le raccomandazioni del convegno saranno pubblicate sulla pagina web dell'evento

Maggiori informazioni sul convegno di Liegi sono fornite nel nostro comunicato stampa.

Nella sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo (CESE) dello scorso maggio si è tenuto un dibattito sugli insegnamenti tratti dall'allargamento dell'UE nel 2004. L'attuale quadro geopolitico e di sicurezza fa sì che un nuovo allargamento diventi una missione ancora più urgente per l'Europa.

Nella sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo (CESE) dello scorso maggio si è tenuto un dibattito sugli insegnamenti tratti dall'allargamento dell'UE nel 2004. L'attuale quadro geopolitico e di sicurezza fa sì che un nuovo allargamento diventi una missione ancora più urgente per l'Europa. 

Nel dibattito alla plenaria del CESE dedicato al grande allargamento del 2004 sono intervenuti oratori che all'epoca avevano svolto un ruolo significativo nei negoziati, e tra questi l'ex sottosegretario di Stato polacco responsabile dell'adesione all'UE Jarosław Pietras, il segretario generale della Fondazione europea di studi progressisti (FEPS), l'ungherese László Andor, e l'ex commissario europeo per la Repubblica ceca responsabile dell'Allargamento Štefan Füle

Nel corso della discussione i partecipanti hanno sottolineato che l'UE — che solo di recente ha ripreso a guardare con interesse a un nuovo allargamento — deve offrire ai paesi candidati una chiara tabella di marcia verso l'adesione: se li lasciamo troppo a lungo in attesa sulla soglia, infatti, il processo di allargamento potrebbe non risultare più credibile. 

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha dichiarato: "Questo 20° anniversario non solo segna una tappa importante, ma celebra anche il successo costante del processo di allargamento dell'Unione, con un maggior numero di paesi che ambiscono a farne parte". 

Pietras ha aggiunto: "L'allargamento è un processo di trasformazione che va nelle due direzioni, poiché reca benefici non solo ai paesi candidati ma anche agli attuali Stati membri". 

Füle, che oggi presiede la task force del Centro di politica europea (EPC) sull'allargamento dell'UE, ha fatto presente che "dobbiamo preparare sia i paesi candidati che gli Stati membri dell'UE alla nuova ondata di adesioni". 

Nel suo intervento dedicato alla forza trainante che fu alla base del processo del 2004, Tinatin Akhvlediani, ricercatrice presso l'unità Politica estera dell'UE del Centro per gli studi politici europei (CEPS), ha insistito sugli aspetti economici dell'allargamento, dato che all'epoca i paesi candidati versavano in condizioni finanziarie precarie. Oggi però la motivazione principale del futuro allargamento è la questione della sicurezza. 

Secondo Andor, il rispetto dello Stato di diritto è uno dei punti deboli dell'allargamento di vent'anni fa, e l'UE non è riuscita a creare gli strumenti giusti per rimediare al problema. Ecco perché è stata da poco introdotta una condizionalità dello Stato di diritto. 

A settembre il CESE organizzerà un vertice della società civile sull'allargamento, e per la prima volta inviterà a partecipare a una sua sessione plenaria tutti i "membri di paesi candidati all'adesione".