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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

APRIL 2023 | IT

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Editoriale

Editoriale

Verso il rinnovo

Cari lettori,

è stato per me un grande piacere e un grande onore rappresentare il CESE per questo mandato di due anni e mezzo. Nonostante le sfide che ci siamo trovati di fronte, abbiamo lavorato insieme per creare un'Europa economicamente prospera, socialmente inclusiva e sostenibile dal punto di vista ambientale. Nel frattempo abbiamo dovuto affrontare prove difficili come la COVID-19 e l'aggressione non provocata e ingiustificata della Russia nei confronti dell'Ucraina, con tutte le sue conseguenze socioeconomiche. Abbiamo inoltre cercato di contrastare la crisi energetica e l'elevata inflazione, nonché di promuovere la crescita e la competitività.

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Verso il rinnovo

Cari lettori,

è stato per me un grande piacere e un grande onore rappresentare il CESE per questo mandato di due anni e mezzo. Nonostante le sfide che ci siamo trovati di fronte, abbiamo lavorato insieme per creare un'Europa economicamente prospera, socialmente inclusiva e sostenibile dal punto di vista ambientale. Nel frattempo abbiamo dovuto affrontare prove difficili come la COVID-19 e l'aggressione non provocata e ingiustificata della Russia nei confronti dell'Ucraina, con tutte le sue conseguenze socioeconomiche. Abbiamo inoltre cercato di contrastare la crisi energetica e l'elevata inflazione, nonché di promuovere la crescita e la competitività.

Non intendo fare qui un elenco dei successi ottenuti grazie alla nostra azione collettiva negli ultimi 30 mesi. Ci sarà il tempo di illustrare questi risultati in occasione della sessione plenaria di rinnovo di aprile, alla quale vi invito cordialmente. Vi invito anche a consultare questo opuscolo, che elenca la maggior parte dei nostri successi.
Durante la mia presidenza ho ricevuto un grande sostegno e riconoscimento per le iniziative intraprese e realizzate. I bei ricordi di questo periodo resteranno con me per sempre.

Ma ora è tempo di mettere la parola "fine"' e di fare il punto sugli insegnamenti tratti. Innanzitutto, abbiamo imparato gli uni dagli altri. Abbiamo appreso che il cambiamento è possibile quando vi è un forte impegno, che anche con le nostre diversità il nostro Comitato può fare la differenza, e che uniti possiamo ottenere molto di più di quanto riusciremmo a realizzare individualmente.  

Desidero esprimere la mia gratitudine per l'impegno e il sostegno dei membri e del personale del CESE durante tutta la mia presidenza. Insieme abbiamo avviato dialoghi autentici al fine di rafforzare ulteriormente la voce della società civile organizzata nell'elaborazione delle politiche dell'UE. Il nostro impegno deve continuare.
In quest'ultima edizione del CESE Info della mia presidenza troverete maggiori informazioni su alcuni dei nostri recenti pareri ed eventi. Vi invito pertanto a continuare a leggere.

Vorrei cogliere quest'occasione per augurare al prossimo Presidente un viaggio entusiasmante e pieno di successi.

Vi ringrazio. Uniti per il futuro dell'Europa!

Christa Schweng

Presidente del CESE

 

Date da ricordare

6 maggio 2023, Bruxelles

Giornata porte aperte dell'UE

8 giugno 2023, Bruxelles

Giornata dell'iniziativa dei cittadini europei

14-15 giugno 2023, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

 

Veniamo al punto!

Nella rubrica Veniamo al punto! chiediamo ai membri del CESE di mettere in evidenza gli elementi più importanti dei loro pareri. In questo numero, Felipe Medina Martin indica quali elementi del parere di cui è relatore possono contribuire a migliorare il funzionamento del mercato unico. Il parere sul tema 30 anni di mercato unico: come migliorare il funzionamento del mercato unico sarà presentato alla sessione plenaria di aprile.

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Nella rubrica Veniamo al punto! chiediamo ai membri del CESE di mettere in evidenza gli elementi più importanti dei loro pareri. In questo numero, Felipe Medina Martin indica quali elementi del parere di cui è relatore possono contribuire a migliorare il funzionamento del mercato unico. Il parere sul tema 30 anni di mercato unico: come migliorare il funzionamento del mercato unico sarà presentato alla sessione plenaria di aprile.  (ehp)

Felipe Medina: 30 anni di mercato unico: una revisione critica dal punto di vista del CESE

L'Unione europea celebra i 30 anni del mercato unico interno. La ricorrenza costituisce un'ottima occasione per una riflessione approfondita, che il Comitato economico e sociale europeo (CESE) affronta nel suo parere sul tema 30 anni di mercato unico: come migliorare il funzionamento del mercato unico. Il Comitato ritiene che questa politica abbia avuto un grande successo, ma che il mercato interno necessiti di "un riesame critico e un nuovo miglioramento, concernente (...) le nuove sfide da affrontare".

 

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L'Unione europea celebra i 30 anni del mercato unico interno. La ricorrenza costituisce un'ottima occasione per una riflessione approfondita, che il Comitato economico e sociale europeo (CESE) affronta nel suo parere sul tema 30 anni di mercato unico: come migliorare il funzionamento del mercato unico. Il Comitato ritiene che questa politica abbia avuto un grande successo, ma che il mercato interno necessiti di "un riesame critico e un nuovo miglioramento, concernente [...] le nuove sfide da affrontare".

Nel parere ricorre più volte una parola decisiva: competitività. Il CESE sottolinea la necessità di creare condizioni di parità per le imprese, "promuovendo la crescita e una competitività equa e creando un ambiente favorevole alle imprese e socialmente equo". Uno degli aspetti più preoccupanti è costituito dalla comparsa sempre più frequente di iniziative nazionali e regionali di regolamentazione che entrano in vigore prima della presentazione delle iniziative europee e rendono quindi difficile l'armonizzazione delle norme e l'attività quotidiana delle imprese.

È inoltre urgente fare in modo che qualsiasi nuova regolamentazione superi la verifica della competitività e dimostri di poter migliorare la qualità della legislazione in Europa e negli Stati membri evitando per quanto possibile norme superflue o confuse, che generano insicurezza per gli operatori e che, tra l'altro, producono una frammentazione del mercato unico europeo. Per non perdere competitività è inoltre necessario avere un impatto sulla libera circolazione delle persone e dei lavoratori, approfondire "una politica digitale solida e ambiziosa", adottare un approccio pratico e realistico alle priorità del Green Deal e migliorare l'attuazione degli strumenti di monitoraggio e di controllo del funzionamento del mercato unico.

Il CESE riconosce le alleanze di acquisto di molti settori come esempio di buona pratica in materia di competitività per la capacità che hanno dimostrato alcuni settori, come quelli del commercio al dettaglio e all'ingrosso, di unirsi e rafforzarsi a livello europeo. I settori del commercio al dettaglio e all'ingrosso, per esempio, hanno fatto propri lo spirito e gli innegabili vantaggi del mercato unico per servire meglio i consumatori europei ogni giorno grazie alle alleanze di acquisto e al mercato unico.

"Una domanda a…"

"Una domanda a…"

Nella nostra rubrica Una domanda a... chiediamo ai membri del CESE di porre in evidenza temi importanti affrontati nei loro pareri. La nostra ospite è Ozlem Yildirim, alla quale abbiamo chiesto di parlarci del suo parere Il diritto a un ambiente sano nell'Unione europea, in particolare nel contesto della guerra in Ucraina, votato nella sessione plenaria di aprile.

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Nella nostra rubrica Una domanda a... chiediamo ai membri del CESE di porre in evidenza temi importanti affrontati nei loro pareri. La nostra ospite è Ozlem Yildirim, alla quale abbiamo chiesto di parlarci del suo parere Il diritto a un ambiente sano nell'Unione europea, in particolare nel contesto della guerra in Ucraina, votato nella sessione plenaria di aprile.

Ozlem Yildirim: L'importanza di preservare l'ambiente

"Il diritto a un ambiente sano è un requisito imprescindibile per il benessere sociale ed economico dei popoli in Europa e nel resto del mondo. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) circa il 40 % dei posti di lavoro a livello mondiale dipende da un clima sano. Sebbene l'UE abbia adottato numerosi provvedimenti legislativi, la loro attuazione rimane spesso lacunosa e il CESE sollecita pertanto maggiori sforzi per migliorare concretamente l'efficacia degli strumenti giuridici esistenti.

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"Il diritto a un ambiente sano è un requisito imprescindibile per il benessere sociale ed economico dei popoli in Europa e nel resto del mondo. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) circa il 40 % dei posti di lavoro a livello mondiale dipende da un clima sano. Sebbene l'UE abbia adottato numerosi provvedimenti legislativi, la loro attuazione rimane spesso lacunosa e il CESE sollecita pertanto maggiori sforzi per migliorare concretamente l'efficacia degli strumenti giuridici esistenti.

Nel contesto della guerra della Russia in Ucraina e della futura adesione di quest'ultima all'UE, è più importante che mai per l'Unione e per i suoi Stati membri dare applicazione al diritto a un ambiente sano. Il CESE sottolinea l'urgente necessità di adoperarsi per migliorare la protezione dell'ambiente al fine di salvaguardare i diritti fondamentali nell'UE e anche oltre, e osserva che tale necessità è resa ancora più urgente dai gravi danni ambientali provocati dalla guerra in Ucraina.

Il CESE mette in guardia in particolare riguardo ai danni alla salute umana, sia fisica che mentale, al degrado degli ecosistemi, all'inquinamento atmosferico e idrico e alla contaminazione dei suoli, evidenziando soprattutto la fragilità della sicurezza alimentare a livello mondiale. Il Comitato ritiene che le azioni della Russia equivalgano a un ecocidio e chiede che quest'ultimo sia ufficialmente considerato un reato nel diritto dell'UE.

Infine, il CESE sottolinea l'assoluta necessità di documentare, mappare e misurare tali ripercussioni, al fine di proteggere giuridicamente l'ambiente, garantire che le responsabilità vengano accertate e gettare le basi per una ripresa post-bellica ecologica e socialmente giusta".

 

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

Nella rubrica L'ospite a sorpresa vi presentiamo in questo numero una breve intervista a Diandra Ní Bhuachalla, che rappresenterà il Comitato economico e sociale europeo alle Conferenze delle parti (COP) nel 2023 e nel 2024 in veste di delegata del CESE per i giovani.

 

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Nella rubrica L'ospite a sorpresa vi presentiamo in questo numero una breve intervista a Diandra Ní Bhuachalla, che rappresenterà il Comitato economico e sociale europeo alle Conferenze delle parti (COP) nel 2023 e nel 2024 in veste di delegata del CESE per i giovani.

 

Diandra Ní Bhuachalla, delegata del CESE alla COP 28

Diandra Ní Bhuachalla ha ricoperto l'incarico di delegata irlandese delle Nazioni Unite per i giovani nel 2021-2022, responsabile per la parità di genere, la giustizia climatica, la pace e la sicurezza, dopo 11 anni di attivismo nel campo della sensibilizzazione a livello locale e nazionale. Collabora con l'équipe Youth2030 del Consiglio nazionale irlandese della gioventù come coordinatrice dei programmi dei delegati per i giovani. Collabora inoltre attivamente con la sezione giovani della Rete europea per lo sviluppo sostenibile (European Sustainable Development Network - ESDN) e con il programma Common Futures Conversations di Chatham House. È stata da poco nominata ambasciatrice globale per le generazioni future per conto delle Foundations for Tomorrow e dell'Ufficio del commissario del Galles per le generazioni future.

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Diandra Ní Bhuachalla ha ricoperto l'incarico di delegata irlandese delle Nazioni Unite per i giovani nel 2021-2022, responsabile per la parità di genere, la giustizia climatica, la pace e la sicurezza, dopo 11 anni di attivismo nel campo della sensibilizzazione a livello locale e nazionale. Collabora con l'équipe Youth2030 del Consiglio nazionale irlandese della gioventù come coordinatrice dei programmi dei delegati per i giovani. Collabora inoltre attivamente con la sezione giovani della Rete europea per lo sviluppo sostenibile (European Sustainable Development Network - ESDN) e con il programma Common Futures Conversations di Chatham House. È stata da poco nominata ambasciatrice globale per le generazioni future per conto delle Foundations for Tomorrow e dell'Ufficio del commissario del Galles per le generazioni future.

Diandra ha conseguito un diploma di laurea di primo livello in Amministrazione, nonché una laurea in Giurisprudenza e una laurea magistrale in Politiche pubbliche internazionali e diplomazia presso lo University College Cork.

CESE Info: Come vedi il ruolo che ricopri in seno al nostro Comitato, in particolare in veste di delegata alla COP 28? Quale contributo vorresti dare al dibattito sui cambiamenti climatici?

Diandra Ní Bhuachalla: "Il ruolo di delegata del CESE per i giovani alla COP, che ricoprirò fino al 2025, lo considero parte integrante del lavoro che svolgiamo per essere realmente rappresentativi e inclusivi.
Un problema irrisolto che vivono sulla loro pelle diversi attori coinvolti nel processo di elaborazione delle decisioni e delle politiche a livello internazionale è quello dell'esclusione - un fenomeno che i giovani conoscono e subiscono fin troppo. Anche se noi giovani siamo agenti fondamentali di cambiamento sulle questioni climatiche e vantiamo un bagaglio unico di esperienze vissute, ci viene spesso ripetuto che alla nostra età non possiamo aver sviluppato una vera comprensione né opinioni basate su dati oggettivi. Questa discriminazione può essere ulteriormente aggravata da fattori quali l'appartenenza etnica, il genere, l'orientamento sessuale, la cultura e altri ancora
. Quanto più a lungo cercheranno di metterci il bavaglio, tanto più è probabile che i giovani abbandonino il loro impegno. A quel punto, chi salverà la popolazione e il pianeta? Quali leader esperti e motivati ci guideranno da qui al 2050, in un periodo in cui dovranno essere adottate le decisioni veramente difficili?
La constatazione di moltissimi giovani che negli ultimi anni hanno preso parte alla COP è che gli insegnamenti più importanti e le relazioni più solide che ne hanno ricavato sono nati al di fuori del quadro ufficiale dei negoziati. Involontariamente o meno, il fatto che si arrivi a un tale risultato indica che le procedure messe in campo generano segregazione. Per affrontare con successo i cambiamenti climatici è necessario che ogni singola voce e idea agiscano in maniera solidale. Un'azione per il clima protratta ed efficace dipende anche dal conferimento di poteri e responsabilità ai gruppi emarginati. Solo allora potremo conseguire la giustizia climatica e garantire che nessuno sia lasciato indietro nella lotta per la nostra sopravvivenza."

 

 

Notizie dal CESE

Il CESE propone una serie di azioni per contrastare le minacce alla democrazia nell'UE

Il 23 marzo il CESE ha discusso con la vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová di come rafforzare le democrazie e i valori democratici in tutta l'Unione europea e ha adottato una risoluzione su questo tema, nella quale formula una serie di proposte pratiche. Responsabili politici, esperti e organizzazioni della società civile hanno convenuto che l'educazione civica, un migliore finanziamento delle parti sociali e un'attenzione particolare alla dimensione locale sono fondamentali per la democrazia in Europa.

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Il 23 marzo il CESE ha discusso con la vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová di come rafforzare le democrazie e i valori democratici in tutta l'Unione europea, e ha adottato una risoluzione su questo tema, nella quale formula proposte pratiche. Responsabili politici, esperti e organizzazioni della società civile hanno convenuto che l'educazione civica, un migliore finanziamento delle parti sociali e un'attenzione particolare alla dimensione locale sono fondamentali per la democrazia in Europa.

"Le elezioni europee del 2024 costituiranno un banco di prova della volontà politica, e le organizzazioni giovanili svolgeranno un ruolo chiave nel mobilitare chi vota per la prima volta e i giovani elettori", ha dichiarato la Presidente del CESE Christa Schweng, "ma dobbiamo proiettarci oltre le elezioni. Dobbiamo sostenere meglio i nostri giovani, riallacciare i contatti con loro nel processo democratico e responsabilizzarli per una vera e propria cittadinanza attiva".

La vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová ha riconosciuto il ruolo cruciale che svolgono le organizzazioni della società civile nella difesa e nella promozione della democrazia, spesso operando in ambiti in cui gli Stati hanno fallito. "La partecipazione attiva delle persone non è solo da auspicare, ma è altamente necessaria", ha dichiarato la commissaria europea. "La democrazia oggi è messa a dura prova, e dobbiamo fare molto di più per proteggerla e per riconquistare la fiducia dei nostri cittadini".

I partecipanti hanno sottolineato la necessità che le organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni giovanili, l'economia sociale e il settore del volontariato, abbiano un migliore accesso ai finanziamenti e siano coinvolte nella definizione degli ambiti di impiego di tali risorse. Hanno inoltre convenuto sul fatto che le competenze trasversali sono l'autentica spina dorsale di una democrazia partecipativa e deliberativa.

Al termine del dibattito, il CESE ha adottato una risoluzione dal titolo Uniti per la democrazia: le organizzazioni dei datori di lavoro, dei lavoratori e della società civile all'opera per un futuro democratico sostenibile, nella quale sono confluite le raccomandazioni formulate durante le Giornate della società civile di quest'anno. La risoluzione è tesa a rafforzare la democrazia aumentando la partecipazione dei cittadini e potenziando le strutture per la democrazia partecipativa. Chiede inoltre l'effettiva attuazione dell'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea riguardante la partecipazione dei cittadini, anche attraverso una strategia europea per la società civile e uno statuto europeo delle associazioni. (tk)

 

Le energie rinnovabili sono la soluzione alla crisi energetica

Dobbiamo investire sempre di più nelle fonti energetiche rinnovabili per garantire un futuro più verde, più sicuro e più accessibile per l'Europa: la Presidente del CESE Christa Schweng e la commissaria per l'Energia Kadri Simson hanno espresso questa convinzione in occasione della sessione plenaria del CESE del 22 marzo.

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Dobbiamo investire sempre di più nelle fonti energetiche rinnovabili per garantire un futuro più verde, più sicuro e più accessibile per l'Europa: la Presidente del CESE Christa Schweng e la commissaria per l'Energia Kadri Simson hanno espresso questa convinzione in occasione della sessione plenaria del CESE del 22 marzo.

Ricordando che l'impennata dei prezzi dell'energia, l'inflazione e la debole crescita economica hanno causato un anno molto difficile per i cittadini e le imprese, Schweng ha dichiarato che "adoperarsi per una transizione verso l'energia pulita in Europa, accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, assicurare prezzi dell'energia accessibili e garantire e diversificare il nostro approvvigionamento energetico restano priorità assolute per il CESE".

La commissaria Simson ha delineato la via da seguire per la politica energetica dell'UE: "Se dovessi rispondere in modo sintetico, mi limiterei a due parole: "energie rinnovabili". È questa, infatti, la principale priorità della politica energetica della Commissione: portare avanti e realizzare i nostri obiettivi in materia di energie rinnovabili".

Per la prima volta in assoluto l'Unione europea non dipende più dall'energia proveniente dalla Russia. Attraverso la diversificazione dell'approvvigionamento di gas, la riduzione della domanda, l'aumento dell'efficienza e una maggiore promozione delle energie rinnovabili, l'UE ha posto fine alla sua forte dipendenza dalla Russia.

Il 39 % dell'energia elettrica dell'Unione proviene ora da fonti rinnovabili. Il 2022 è stato un anno record: l'UE ha generato più elettricità da eolico e solare che dal gas, con un aumento di 15 GW della capacità eolica e di 41 GW di quella solare. (mp)

Il CESE discute di mercati del lavoro inclusivi nell'UE con la ministra Marina Calderone

In un dibattito con la ministra del Lavoro svoltosi il 22 marzo, il CESE ha sostenuto l'iniziativa della Commissione volta a rafforzare il ruolo e l'indipendenza degli organismi nazionali per la parità al fine di eliminare le pratiche di discriminazione nei mercati del lavoro dell'UE.

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In un dibattito con la ministra del Lavoro svoltosi il 22 marzo, il CESE ha sostenuto l'iniziativa della Commissione volta a rafforzare il ruolo e l'indipendenza degli organismi nazionali per la parità al fine di eliminare le pratiche di discriminazione nei mercati del lavoro dell'UE.

Le due parti hanno dichiarato di condividere gli obiettivi della proposta di direttiva della Commissione sulle norme volte ad aumentare l'efficacia degli organismi nazionali per la parità. La proposta è stata presentata in considerazione del fatto che le misure legislative in vigore in materia di uguaglianza non sono sufficienti a garantire un'adeguata applicazione della normativa dell'UE in materia di lotta alle disparità di trattamento e alle discriminazioni.

Nel parere sul tema Rafforzare il ruolo e l'indipendenza degli organismi per la parità, adottato in sessione plenaria al termine del dibattito, il CESE ha sottolineato l'importanza di trovare il giusto equilibrio tra il principio di sussidiarietà e la definizione di norme vincolanti per rafforzare e rendere più efficienti gli organismi nazionali per la parità, posizione che è stata ribadita dalla ministra italiana nel corso del dibattito.

"La partecipazione delle diverse categorie al mercato del lavoro non è solo una questione di equità, ma è anche assolutamente opportuna da un punto di vista economico e sociale. Tuttavia, il Comitato rimane preoccupato per il fatto che la protezione contro la discriminazione e la disuguaglianza non sia ancora uniforme in tutta l'Unione, e sostiene meccanismi forti per il relativo monitoraggio, anche attraverso il rafforzamento degli organismi nazionali per la parità", ha sottolineato la presidente del CESE Christa Schweng.

La ministra Calderone ha dichiarato che il suo governo concorda con l'obiettivo della Commissione, ma ha messo in rilievo l'importanza di garantire la coerenza con i sistemi e gli organismi nazionali già esistenti, come i consiglieri di parità in Italia che tutelano l'uguaglianza a livello sia nazionale che regionale.

"L'inclusione di cui stiamo parlando oggi deve rimanere al centro dell'agenda sociale europea, alla stessa stregua del dibattito in corso sulla riforma della governance economica e finanziaria dell'UE. Sappiamo quanto sia ancora difficile garantire effettivamente pari opportunità sul mercato del lavoro. Alcune categorie sociali incontrano ancora enormi ostacoli all'accesso ai mercati del lavoro e alla protezione sociale", ha osservato Calderone.

La ministra ha sottolineato che il divario di genere nei tassi di occupazione è ancora superiore al 10 % su scala UE. Non vi è un solo paese dell'UE in cui questo divario di genere, che è sempre a scapito delle donne, non esista. Anche i giovani laureati fanno fatica a trovare lavoro. Le persone con disabilità, i migranti e i rifugiati legali continuano a subire discriminazioni nella ricerca di un lavoro o nel tentativo di conservarlo. (ll)

Obiettivi di sviluppo sostenibile: per l'ONU la società civile deve svolgere un ruolo chiave

Intervenendo alla sessione plenaria di marzo del CESE, la Presidente del Consiglio economico e sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite ha auspicato un ruolo forte per la società civile nell'attuazione dell'Agenda 2030.

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Intervenendo alla sessione plenaria di marzo del CESE, la Presidente del Consiglio economico e sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite ha auspicato un ruolo forte per la società civile nell'attuazione dell'Agenda 2030.

L'ambasciatrice Lachezara Stoeva, Presidente dell'ECOSOC, ha affermato che gli attori della società civile sono alleati indispensabili per l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).

"Dobbiamo essere ambiziosi: le sfide globali richiedono risposte globali forti ", ha dichiarato, dal canto suo, la Presidente del CESE Christa Schweng. "La società civile dovrebbe avere un seggio al tavolo del vertice ONU sugli OSS di settembre, con un coinvolgimento più strutturato e concreto", ha aggiunto.

Secondo l'ambasciatrice Stoeva, "senza la società civile. non potremo fare nulla. La società civile europea ha spesso svolto un ruolo guida nelle riflessioni orientate al futuro. Grazie alla sua natura multipartecipativa, il CESE ha la capacità di contribuire alle politiche pubbliche, rendendole più equilibrate, eque e reattive".

Il Comitato ha contribuito attivamente - con una posizione comune - alla prima revisione volontaria dell'UE sull'attuazione degli OSS, che sarà presentata a luglio al Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile. In particolare, ha elaborato un contributo "modello" della società civile, che potrebbe servire da buona pratica per altre regioni del mondo. (mt)

 

Reddito minimo adeguato - una strada praticabile per uscire dalla povertà

Il CESE manifesta il suo sostegno alla proposta della Commissione europea di una raccomandazione del Consiglio relativa a un adeguato reddito minimo, salutando in questa misura un elemento essenziale della lotta contro la povertà e un passo necessario per conseguire l'obiettivo dell'UE di ridurre il numero delle persone a rischio di povertà di almeno 15 milioni entro la fine del decennio.

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Il CESE manifesta il suo sostegno alla proposta della Commissione europea di una raccomandazione del Consiglio relativa a un adeguato reddito minimo, salutando in questa misura un elemento essenziale della lotta contro la povertà e un passo necessario per conseguire l'obiettivo dell'UE di ridurre il numero delle persone a rischio di povertà di almeno 15 milioni entro la fine del decennio.

Nel parere adottato sul tema nella sessione plenaria di marzo, il CESE esprime particolare apprezzamento per il fatto che la raccomandazione proposta suggerisca di applicare criteri realistici e non troppo restrittivi per mettere un reddito minimo adeguato - tale cioè da garantire a chiunque una vita dignitosa - a disposizione di tutti, senza lasciare indietro nessuno.

Per garantire che i regimi di reddito minimo forniscano risorse sufficienti, occorre inoltre mantenere tale reddito in linea con il tasso d'inflazione, che si prevede aumenti ulteriormente nel 2023 - raggiungendo il 6,5 % - nel contesto dell'aumento del costo della vita innescato dai recenti rincari dei prodotti alimentari e dell'energia. A questo scopo, il CESE propone che gli Stati membri valutino i livelli di reddito minimo su base annua, appunto in funzione del tasso d'inflazione -

un esercizio che dovrebbe essere monitorato dalle organizzazioni della società civile, dalle parti sociali e dagli enti previdenziali.

"Regimi di reddito minimo efficaci possono concorrere a garantire il rispetto dei diritti umani nonché fare in modo che le persone vivano dignitosamente, aiutarle a rimanere attive e incluse nella società e contribuire a integrarle in un'occupazione di qualità", ha dichiarato uno dei due relatori del parere, Jason Deguara, aggiungendo che anche i lavoratori autonomi dovrebbero avere pieno diritto al reddito minimo e ad altre prestazioni.

L'altro relatore del parere, Paul Soete, ha a sua volta spiegato che "l'obiettivo è ridurre il numero delle persone a rischio di povertà di almeno 15 milioni entro il 2030". "A prima vista", ha aggiunto, "tale obiettivo può non sembrare particolarmente ambizioso. Tuttavia, il fatto di fornire orientamenti in tal senso agli Stati membri e di gettare le basi per una metodologia solida rappresenta senza dubbio un importante passo avanti"

In generale i livelli di reddito minimo e la sua composizione variano notevolmente da uno Stato sociale all'altro, e questo vale anche all'interno dell'Unione europea. La situazione sul mercato del lavoro dei beneficiari del reddito minimo varia anch'essa notevolmente da uno Stato membro all'altro.

Nessuno dei paesi dell'Unione garantisce attualmente alle famiglie senza lavoro un adeguato sostegno al reddito, tale da consentir loro di evitare il rischio di cadere in povertà. A causa delle condizioni di ammissibilità vigenti, relative ad esempio all'età minima, allo status di soggiornante, alla mancanza di una fissa dimora o alla composizione familiare, circa il 20 % delle persone senza lavoro non può attualmente ricevere alcun sostegno.
Esiste inoltre un problema di mancato utilizzo del reddito minimo, stimato tra il 30 e il 50%, dovuto in larga misura a pastoie burocratiche. (ll)

Relazione di previsione strategica 2022: il CESE chiede un ruolo maggiore nella definizione delle tendenze e dei rischi futuri per l'UE

Esaminando la relazione della Commissione europea sulle tendenze e le questioni da tenere sotto osservazione nel mese di marzo, il CESE ha sottolineato che avrebbe potuto contribuire molto di più se fosse stato coinvolto nell'esercizio di previsione fin dall'inizio.

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Esaminando la relazione della Commissione europea sulle tendenze e le questioni da tenere sotto osservazione nel mese di marzo, il CESE ha sottolineato che avrebbe potuto contribuire molto di più se fosse stato coinvolto nell'esercizio di previsione fin dall'inizio.

Nel parere sulla relazione di previsione strategica 2022, adottato alla sessione plenaria di marzo, il CESE ha sottolineato di essere in grado di rafforzare le capacità di analisi e di previsione dell'UE. In quanto organo istituzionale di osservazione e ascolto della società civile, il CESE si trova nella posizione migliore per individuare le tendenze emergenti. A riprova di ciò, esso ha anche proposto di fornire un contributo precoce alla relazione di previsione strategica 2023.

Il relatore del parere del CESE, Angelo Pagliara, ha illustrato alcune delle considerazioni alla base del parere, spiegando che "molte delle questioni sollevate nella relazione della Commissione sono già state affrontate dal CESE nei suoi pareri degli anni precedenti. Il Comitato dispone di solidissime competenze ed esperienze, e andrebbe quindi interpellato e coinvolto, dato che il suo contributo può essere realmente utile".

La relazione di previsione strategica 2022 valuta quale sia il modo migliore di contemperare le ambizioni dell'UE in materia di clima e i suoi obiettivi, potenzialmente contrastanti, nel settore digitale, e individua dieci ambiti chiave in cui occorre agire per massimizzare le sinergie e la coerenza. In quest'ottica il CESE chiede un programma di previsione strategica orientato verso un nuovo modello di sviluppo, che combini la sostenibilità economica, ambientale e sociale e che metta al centro le persone.

Una delle principali debolezze che il CESE ha rilevato nella relazione 2022 consiste nella mancanza di un quadro chiaro dei rischi e delle prospettive nel caso in cui l'UE non raggiunga i suoi obiettivi in materia di disponibilità di materie prime, metalli delle terre rare e risorse idriche.

Nella prospettiva della relazione di previsione strategica 2023, che dovrebbe essere pubblicata dalla Commissione europea nel secondo trimestre del 2023 e verterà su un'Europa socialmente ed economicamente sostenibile, il CESE ha individuato alcuni temi cui dedicare una speciale attenzione:

  • sistemi di approvvigionamento e resilienza del settore agroalimentare europeo;
  • promozione di un sistema industriale europeo forte, coeso e innovativo, in grado di creare posti di lavoro di qualità;
  • necessità di un'autonomia energetica strategica e di sostenere le imprese e i lavoratori, sulla scia di quanto è stato fatto durante la crisi pandemica.

 

Sanzioni dell'UE - Il CESE chiede con forza l'invio di aiuti umanitari e la protezione della società civile

Nella sessione plenaria di marzo il CESE ha adottato un parere in cui esorta le istituzioni europee ad affrontare con urgenza il problema della frammentarietà con cui i diversi Stati membri attuano le sanzioni concordate contro regimi di paesi terzi. Il CESE è preoccupato per queste incoerenze e chiede un'azione immediata per salvaguardare gli aiuti umanitari e proteggere i giornalisti nei paesi sanzionati.

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Nella sessione plenaria di marzo il CESE ha adottato un parere in cui esorta le istituzioni europee ad affrontare con urgenza il problema della frammentarietà con cui i diversi Stati membri attuano le sanzioni concordate contro regimi di paesi terzi. Il CESE è preoccupato per queste incoerenze e chiede un'azione immediata per salvaguardare gli aiuti umanitari e proteggere i giornalisti nei paesi sanzionati.

Il Consiglio dell'Unione europea stabilisce misure restrittive di politica estera che tutti gli Stati membri sono tenuti ad applicare. Attualmente, però, l'attuazione e l'applicazione di tali misure sono decentrate, essendo affidate ai singoli Stati membri. Il risultato è che oggi esiste una gran varietà di definizioni, di sfere d'applicazione, di sanzioni per la violazione delle misure e di capacità investigative, diverse da uno Stato membro all'altro. Una frammentazione che compromette l'efficacia delle misure restrittive dell'UE e che rischia di dividere l'Unione, in cui alcuni paesi sono più lassisti di altri nel perseguire le violazioni di tali misure. Per affrontare questo problema, la Commissione ha presentato una proposta di direttiva volta a uniformare le fattispecie di reato e le sanzioni penali relative alla violazione di misure restrittive dell'Unione europea.

Nel suo parere sulla violazioni delle misure restrittive e gli euroreati, il CESE esorta le istituzioni europee ad ampliare il novero delle attività umanitarie sottratte all'applicazione delle misure restrittive onde impedire che la nuova normativa abbia, contro le stesse intenzioni dei legislatori, ripercussioni negative sugli aiuti e sull'assistenza umanitari. "Vogliamo salvaguardare la fornitura di aiuti umanitari alle persone bisognose che vivono in paesi governati da regimi sottoposti a misure restrittive", ha spiegato José Antonio Moreno Díaz, relatore del parere del CESE, spiegando che "ciò che chiediamo è un'esenzione umanitaria permanente, che consenta al personale impegnato in azioni umanitarie di operare senza rischiare di incorrere in responsabilità penali".

Nel parere il CESE sottolinea anche la necessità di fornire informazioni adeguate e sostegno proattivo al settore privato e alle organizzazioni della società civile, per mettere l'uno e le altre in condizione di adeguarsi alla nuova normativa e di conformarsi agli obblighi imposti dalle misure restrittive. Gli Stati membri devono disporre di capacità amministrative, mezzi finanziari e risorse umane preparate sufficienti per individuare, perseguire e punire le violazioni delle misure restrittive europee. (gb)

 

Affrontare la crisi dei fertilizzanti in Europa: azioni per la disponibilità, l'accessibilità economica e la sostenibilità dei concimi

Alla sua sessione plenaria di marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere sulla strategia dell'UE in materia di fertilizzanti, in cui auspica la loro disponibilità, accessibilità economica e sostenibilità.

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Alla sua sessione plenaria di marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere sulla strategia dell'UE in materia di fertilizzanti, in cui auspica la loro disponibilità, accessibilità economica e sostenibilità.

La crisi globale dei fertilizzanti ha raggiunto un livello critico in Europa, dove gli agricoltori fanno fronte a sfide senza precedenti a causa dei loro prezzi record e delle carenze nel loro approvvigionamento. La recente guerra in Ucraina ha aggravato la crisi al punto di farne una seria minaccia per l'agricoltura europea e per la sicurezza alimentare globale.

Alla plenaria di marzo il CESE ha accolto con favore la comunicazione della Commissione europea Garantire la disponibilità e l'accessibilità economica dei concimi, sottolineando l'esigenza di azioni nazionali volte a ridurre l'impatto della crisi.

"Gli agricoltori devono far fronte a prezzi elevati dei fertilizzanti, che si ripercuotono sui consumatori. Accogliamo con favore la comunicazione della Commissione europea su come garantire la disponibilità e l'accessibilità economica dei fertilizzanti. Ma sono necessari anche interventi di emergenza e a più lungo termine per limitare l'impatto della crisi," ha detto Arnold Puech d'Alissac, relatore del parere del CESE.

Per migliorare il funzionamento del mercato europeo dei fertilizzanti, il CESE ha proposto varie misure correttive, tra cui il sostegno diretto, attraverso aiuti di Stato, dei produttori di azoto e degli agricoltori maggiormente colpiti.
Il Comitato sottolinea tuttavia anche l'esigenza di affrontare l'approvvigionamento e i prezzi dei fertilizzanti, agevolandone l'importazione e sostenendo la concorrenza interna. Ciò può essere realizzato sospendendo i dazi all'importazione su tutti i fertilizzanti, facilitando la logistica legata a tali prodotti e introducendo misure volte a rendere più flessibile la normativa.

In aggiunta alle misure a breve termine, il CESE ha chiesto anche soluzioni a medio termine volte a limitare la dipendenza dell'Unione dai concimi minerali importati e a ridurre l'impronta ambientale della fertilizzazione delle colture.
Il CESE ha anche accolto con favore l'istituzione, prevista per il 2023, di un osservatorio del mercato dei fertilizzanti, per aumentare il livello di trasparenza sul mercato europeo dei fertilizzanti attraverso la pubblicazione periodica di prezzi rappresentativi sul mercato interno e l'elaborazione di statistiche sulla produzione e sull'uso dei fertilizzanti.

Sul piano internazionale, il CESE esorta l'Unione europea a intensificare le azioni volte a contrastare l'insicurezza alimentare nel mondo, promuovendo la trasparenza, la disponibilità e l'uso efficace dei concimi. È necessario facilitare il commercio mondiale di concimi mantenendo aperti i mercati, evitando restrizioni e divieti all'esportazione, aumentando la produzione di concimi in Europa e ampliando le rotte logistiche. (ks)

 

I sistemi energetici digitali possono apportare benefici reali se attuati con efficacia

Il potenziale dei sistemi energetici digitali continua a essere soffocato da troppi ostacoli. Le soluzioni più intelligenti sono difficili da mettere in pratica, soprattutto per via delle pesanti procedure amministrative, della mancanza di incentivi efficaci e della rigidità della rete di trasmissione e distribuzione causata dalla carenza di investimenti nelle infrastrutture energetiche.

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Il potenziale dei sistemi energetici digitali continua a essere soffocato da troppi ostacoli. Le soluzioni più intelligenti sono difficili da mettere in pratica, soprattutto per via delle pesanti procedure amministrative, della mancanza di incentivi efficaci e della rigidità della rete di trasmissione e distribuzione causata dalla carenza di investimenti nelle infrastrutture energetiche.

Queste sono le principali conclusioni che emergono dal parere del CESE sul tema Digitalizzare il sistema energetico – Piano d'azione dell'UE.

Il parere, di cui sono rispettivamente relatore e correlatore Thomas Kattnig e Zsolt Kükedi, è stato adottato nella sessione plenaria di marzo.

Nel complesso, il CESE sostiene gli obiettivi e la maggior parte delle misure delineate nel piano d'azione proposto dalla Commissione europea. Tuttavia, il CESE ritiene che la Commissione, piuttosto che integrare il piano nella politica energetica generale, crei un approccio a compartimenti stagni. La digitalizzazione del sistema energetico deve portare a soluzioni basate sulla cooperazione, in cui gli utenti siano incentivati a partecipare al sistema energetico digitalizzato.

Nella futura progettazione delle infrastrutture energetiche bisogna che tutti i consumatori siano coinvolti attivamente nello sviluppo di sistemi energetici intelligenti. "È estremamente importante rafforzare il ruolo dei consumatori attivi nella digitalizzazione e incoraggiarli e abilitarli a utilizzare il maggior numero possibile di soluzioni intelligenti", ha dichiarato Kükedi.

Inoltre, in assenza di un numero adeguato di lavoratori qualificati e professionisti appositamente formati, i nuovi servizi basati sui dati e le soluzioni tecnologiche innovative rischiano di non diffondersi con sufficiente rapidità. Per realizzare questi obiettivi è necessario adottare misure mirate in materia di politica del mercato del lavoro e dell'istruzione. "Abbiamo bisogno di un approccio coordinato e di una stretta cooperazione con le parti sociali. Il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile è fondamentale", ha aggiunto Kattnig. (mp)

Unione dei mercati dei capitali: le osservazioni del CESE sui nuovi obblighi in materia di quotazione e sulla revisione del regolamento EMIR

Lo scorso 23 marzo il CESE ha adottato due pareri, uno sulla nuova normativa in materia di quotazioni e l'altro sulla revisione del regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo (EMIR), cioè le ultime iniziative della Commissione per dare maggiore profondità a un'unione dei mercati dei capitali ancora frammentata e poco sviluppata.

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Lo scorso 23 marzo il CESE ha adottato due pareri, uno sulla nuova normativa in materia di quotazioni e l'altro sulla revisione del regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo (EMIR), cioè le ultime iniziative della Commissione per dare maggiore profondità a un'unione dei mercati dei capitali ancora frammentata e poco sviluppata.

Con la nuova normativa in materia di quotazioni, la Commissione mira a ridurre gli oneri amministrativi legati alle procedure per l'ammissione alla quotazione delle imprese di ogni dimensione – e in particolare delle PMI – in modo da facilitare il loro accesso al finanziamento tramite quotazione sui mercati azionari europei.

Il CESE accoglie favorevolmente questa iniziativa, in quanto l'aumento dei finanziamenti azionari e una minore dipendenza dai prestiti bancari per le imprese europee sono fondamentali per assicurare la ripresa dalla pandemia e costruire un sistema economico resiliente. Il Comitato ritiene che l'ingresso sui mercati azionari di un numero maggiore di imprese di proprietà di famiglia permetterebbe di attingere a un potenziale inutilizzato per attrarre capitali da destinare alla crescita.

Secondo il relatore del CESE Kęstutis Kupšys, "una struttura con azioni a voto plurimo aiuta la famiglia proprietaria a mantenere il controllo dell'azienda e, quindi, a rendere la quotazione in Borsa più interessante ai loro occhi. È inoltre importante semplificare e snellire il contenuto del prospetto informativo, per ridurre in modo significativo i costi e gli oneri a carico degli emittenti. Tuttavia, l'utilizzo di documenti di emissione "esclusivamente in lingua inglese" – come proposto dalla Commissione – ostacolerebbe lo sviluppo di una base di investimenti al dettaglio a livello nazionale".

La Commissione ha anche proposto un nuovo regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo (EMIR) per potenziare la capacità di compensazione all'interno dell'UE. In rapporto a questo regolamento, il CESE si sarebbe aspettato una posizione più chiara sulla riduzione dell'esposizione nei confronti delle controparti centrali (Central Counterparties – CCP) del Regno Unito, nonché norme e incentivi più specifici per guidare il passaggio a CCP con sede nell'UE dopo la Brexit.

Secondo il relatore del CESE Florian Marin, "non esiste un piano chiaro contenente misure specifiche volte a creare un mercato della compensazione competitivo e unificato. Il CESE deplora che il quadro attuale non sia stato valutato dopo cinque anni, e propone che, un anno dopo l'entrata in vigore del regolamento, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) elabori una relazione sui motivi che spingono a utilizzare CCP di paesi terzi". (tk)

 

YEYS! 2023: I giovani chiedono un'UE più trasparente, digitale e semplificata

Una app EYou per rendere l'UE più accessibile ai giovani è stata la proposta più votata all'evento faro del CESE dedicato ai giovani.

 

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Una app EYou per rendere l'UE più accessibile ai giovani è stata la proposta più votata all'evento faro del CESE dedicato ai giovani.

105 studenti di 35 istituti secondari di tutti gli Stati membri dell'UE e dei sette paesi candidati si sono incontrati a Bruxelles il 23 e 24 marzo per partecipare all'iniziativa Your Europe, Your Say! (YEYS!) e hanno formulato le seguenti cinque raccomandazioni:

1.    EU simplified [L'UE semplificata], una app EYou che consente ai giovani di dialogare direttamente con i politici e la società civile privilegiando i loro interessi principali e seguendo gli ultimi sviluppi al livello dei cittadini.
2.    E-Youth, una piattaforma di informazioni sull'Unione europea che mira a semplificare la politica per le generazioni più giovani, offrendo un forum in cui far sentire la loro voce.
3.    EYout(h)rust, una piattaforma in grado di aumentare la trasparenza delle politiche a livello locale, nazionale e dell'UE.
4.    Youth Democratic Opinion (YDO) [Parere democratico dei giovani], un progetto inteso a migliorare la qualità dell'educazione e dell'impegno civici in Europa istituendo un programma di ambasciatori dell'UE, incaricati di raccogliere i punti di vista dei giovani e proporre raccomandazioni destinate ai responsabili politici.
5.    Più iniziative finanziate dall'UE e condotte DAI giovani PER i giovani

"Diteci quali sono le vostre aspettative e le vostre speranze per il futuro dell'Europa", ha detto la Presidente del CESE Christa Schweng agli studenti riuniti per l'evento. "Per far fronte alle nuove sfide, l'UE deve ascoltare i giovani e accogliere nuove idee".
 
Cillian Lohan, vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione, rivolgendosi ai partecipanti, ha spiegato che il CESE presenterà le loro raccomandazioni all'Evento europeo per i giovani (EYE) del Parlamento europeo, che si terrà a Strasburgo in giugno. Per il vicepresidente Lohan "quando il sistema comincia a mostrare delle falle o quando è a rischio, dobbiamo tutti intensificare le nostre attività private e diventare attivi. Oggi avete fatto questo passo: grazie".

Secondo quanto emerso dalle discussioni, i giovani credono che, al momento attuale, non vi sia spazio per far sentire la loro voce nell'Unione europea. Il membro del CESE Neža Repanšek ha rassicurato i ragazzi che questa frustrazione è un buon punto di partenza per il cambiamento: "La motivazione che mi ha indotto a partecipare attivamente è nata dalla frustrazione. Quando noi giovani ci mettiamo insieme, possiamo sprigionare una forza enorme".

Questa 14a edizione di YEYS!, incentrata sui "Dialoghi con i giovani sulla democrazia", ha visto la partecipazione per la prima volta di studenti provenienti dall'Ucraina e dalla Moldova. (gb/tk)

 

Notizie dai gruppi

Il gruppo Datori di lavoro del CESE propone nuove priorità per stimolare la competitività e garantire prosperità per tutti

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Il gruppo Datori di lavoro del Comitato economico e sociale europeo (CESE) presenta le sue priorità politiche per il 2023 e oltre  Nel documento Promuovere la prosperità per tutti: l'agenda dell'UE per la competitività, il gruppo illustra una serie di azioni necessarie per recuperare la fiducia delle imprese e creare prosperità per tutti

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Il gruppo Datori di lavoro del Comitato economico e sociale europeo (CESE) presenta le sue priorità politiche per il 2023 e oltre  Nel documento Promuovere la prosperità per tutti: l'agenda dell'UE per la competitività, il gruppo illustra una serie di azioni necessarie per recuperare la fiducia delle imprese e creare prosperità per tutti

"Le imprese operano ogni giorno per il bene comune. Sono parte integrante della società e svolgono un ruolo centrale nella creazione di posti di lavoro e nella fornitura di beni e servizi sostenibili che migliorano la qualità di vita della popolazione, anche in tempi di crisi", ha dichiarato il presidente del gruppo Datori di lavoro Stefano Mallia. "Per fare in modo che le imprese continuino a dare un contributo sostanziale, occorre però un'agenda dell'UE per la competitività".

Il documento elaborato dal gruppo traccia un cammino economico e industriale che tutte le imprese dei diversi settori (industria, servizi e agricoltura) dovrebbero percorrere.  Le priorità del gruppo Datori di lavoro, che poggiano su due pilastri e puntano al bene comune e all'essenziale, privilegiano tre campi d'azione.

In primo luogo la disponibilità di fattori di produzione primari in condizioni di concorrenza, il che vale in ugual misura per l'energia, le materie prime, la manodopera, il capitale e i dati. Ciò significa non solo migliorare le condizioni per produrre internamente energia e materie prime e per costruire ecosistemi resilienti e diversificare i fornitori stranieri, ma anche garantire la disponibilità di una forza lavoro opportunamente qualificata agevolandone la mobilità e la migrazione economica e creando sistemi efficaci di apprendimento lungo tutto l'arco della vita in grado di anticipare i cambiamenti.

In secondo luogo, occorre rafforzare i mercati aperti con parità di regole. Sulla base dei vantaggi conseguiti e dei progressi compiuti negli ultimi 30 anni di mercato unico, l'UE deve individuare con costanza e decisione gli ostacoli al mercato e rimuoverli sistematicamente, impedendo che ne sorgano di nuovi. Gli Stati membri sono chiamati ad aderire alle norme comuni e ad astenersi dalla sovraregolamentazione (gold-plating), nonché dall'introduzione di nuove normative nazionali che siano in contrasto con le norme dell'UE, contribuendo così a evitare la frammentazione del mercato e la perdita di economie di scala.

In terzo luogo, occorre garantire un contesto normativo e fiscale favorevole alle imprese. Le imprese hanno bisogno di un quadro politico che promuova l'imprenditorialità e le incoraggi a innovare, investire e commerciare. Questo requisito vale anche per la regolamentazione, la tassazione e l'assegnazione dei finanziamenti pubblici. L'introduzione di una "verifica della competitività", che noi datori di lavoro chiediamo già da due anni, fa parte della soluzione. D'altro canto, anche una velocizzazione delle procedure di autorizzazione impedirebbe il fenomeno della delocalizzazione e accelererebbe il rafforzamento della competitività.

Il documento, nella sua integralità, è disponibile qui

 

Il peso della politica sociale e della società civile nella futura presidenza spagnola del Consiglio dell'UE

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

La Spagna intende porre la dimensione sociale dell'UE al centro della sua presidenza semestrale del Consiglio dell'Unione europea, e questa intenzione è all'origine del numero record di consultazioni per il Comitato economico e sociale europeo su alcuni dei principali temi sociali del momento.

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

La Spagna intende porre la dimensione sociale dell'UE al centro della sua presidenza semestrale del Consiglio dell'Unione europea, e questa intenzione è all'origine del numero record di consultazioni per il Comitato economico e sociale europeo su alcuni dei principali temi sociali del momento.

La Spagna assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'UE a luglio, in concomitanza con la fase finale del mandato della Presidente Von der Leyen e con l'approssimarsi delle elezioni europee del 2024. In vista del termine di questo mandato e alla luce delle future priorità della prossima Commissione, la Spagna ha sottolineato chiaramente gli aspetti sociali che a suo avviso l'Europa dovrebbe affrontare, come pure la volontà di sbloccare e portare avanti alcuni dei dossier più controversi in materia sociale.

Non sorprende quindi che la Spagna abbia chiesto al CESE di elaborare un numero straordinario di pareri esplorativi, non meno di 20, che spaziano dal Protocollo sul progresso sociale - che il CESE ha sostenuto in occasione della Conferenza sul futuro dell'Europa (e che alla fine è stato incluso nelle relative raccomandazioni) - a questioni quali la democrazia sul luogo di lavoro, la contrattazione collettiva verde, la salute mentale e il lavoro precario, compresa la proposta relativa a una procedura per gli squilibri sociali. Il CESE sta già terminando i lavori su alcuni di questi pareri, per cui sarà nella posizione di fornire il suo contributo all'iter politico fin dall'inizio. (ppr)

Ridurre la povertà: l'UE ha bisogno di politiche che proteggano dalla povertà

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

In un dibattito recentemente organizzato dal gruppo è stato sottolineato che la povertà nell'UE è un problema troppo grande e complesso per lasciare il gravoso compito di alleviarne gli effetti soltanto alle organizzazioni di base: c'è bisogno di un ampio ventaglio di misure politiche.

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

In un dibattito recentemente organizzato dal gruppo è stato sottolineato che la povertà nell'UE è un problema troppo grande e complesso per lasciare il gravoso compito di alleviarne gli effetti soltanto alle organizzazioni di base: c'è bisogno di un ampio ventaglio di misure politiche.

 C'è ancora bisogno di combattere contro la povertà, sia nell'UE che nel resto del mondo, e questa lotta è quanto mai importante perché il costo della vita è aumentato in misura rilevante da quando è iniziata la guerra in Ucraina. Sebbene le organizzazioni della società civile forniscano soluzioni importanti per affrontare gli effetti della povertà, è chiaro che le misure politiche future devono proteggere da questa condizione. Sono queste le conclusioni a cui è giunto il dibattito che il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE ha tenuto lo scorso 22 marzo. All'evento hanno partecipato relatori di primo piano, tra cui il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone.

Séamus Boland, presidente del gruppo Organizzazioni della società civile, ha sottolineato che, con una persona su cinque in Europa ancora a rischio di povertà o di esclusione sociale nel 2021 (vale a dire, 95,4 milioni di persone, pari al 21,7 % della popolazione dell'UE nel 2021, secondo i dati di Eurostat), i responsabili politici a tutti i livelli non possono ignorare il fatto che la povertà è ancora un problema nell'UE. Ha altresì aggiunto che "il motto 'Non lasciare indietro nessuno' non deve svuotarsi di significato". La povertà è stata indicata come la ragione principale per l'esclusione delle persone dai luoghi di lavoro, dall'istruzione e dai servizi sanitari di base. Essa rappresenta, da sola, la causa principale dell'esclusione sociale e delle disuguaglianze.

Nel suo intervento Marina Elvira Calderone ha sottolineato che, per lottare contro la povertà, c'è bisogno di investimenti rilevanti nelle reti sociali e professionali per accompagnare le persone lungo un percorso di sviluppo che possa portare il potenziale umano a un livello superiore. "È essenziale garantire che le autorità pubbliche promuovano iniziative autonome dei cittadini attraverso quadri giuridici appropriati che consentano lo sviluppo di nuove forme organizzative", ha dichiarato Calderone. "Dobbiamo tutti trovare una risposta alle diverse forme di povertà e alle esigenze specifiche delle regioni".

Carlos Susias, presidente della Rete europea di lotta alla povertà (EAPN), ha messo l'accento sulla responsabilità di ...

Per proseguire la lettura, visitate il nostro sito web. (jk)

Soon in the EESC/Cultural events

La Giornata porte aperte dell'UE torna in presenza

La tradizionale Giornata porte aperte si svolgerà nuovamente in presenza sabato 6 maggio 2023. Il CESE unirà le forze con le altre istituzioni dell'UE e accoglierà i visitatori interessati a saperne di più sull'UE.

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La tradizionale Giornata porte aperte si svolgerà nuovamente in presenza sabato 6 maggio 2023. Il CESE unirà le forze con le altre istituzioni dell'UE e accoglierà i visitatori interessati a saperne di più sull'UE.

Dopo il lungo intervallo causato dalla pandemia, i cittadini avranno di nuovo l'opportunità di saperne di più sul Comitato economico e sociale europeo e su come riesca a fare la differenza in quanto unica istituzione che rappresenta la società civile organizzata in Europa. I membri e il personale saranno presenti per accogliere i visitatori e rispondere alle loro domande.

Quest'anno una particolare attenzione sarà dedicata alle opportunità di apprendimento permanente nel quadro dell'Anno europeo delle competenze 2023.

L'edificio Jacques Delors, sede del Comitato a Bruxelles, sarà aperto ai visitatori sabato 6 maggio 2023 dalle ore 10:00 alle ore 18:00. (mp)

 

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Millie Tsoumani (mt)
Chrysanthi Kokkini (ck)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

April 2023
05/2023

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