A cura di Elena Calistru

L'architettura economica europea è stata messa a dura prova dalle recenti crisi, e l'onere più gravoso è sopportato dai cittadini. Il nostro parere sul tema Superare le crisi offre un modello per un'economia che protegge i cittadini e le imprese, piuttosto che sottoporli a turbolenze economiche.

A cura di Elena Calistru

L'architettura economica europea è stata messa a dura prova dalle recenti crisi, e l'onere più gravoso è sopportato dai cittadini. Il nostro parere sul tema Superare le crisi offre un modello per un'economia che protegge i cittadini e le imprese, piuttosto che sottoporli a turbolenze economiche.

Sono in evidenza tre imperativi economici:

In primo luogo, le previsioni economiche devono passare dall'analisi retrospettiva all'intervento predittivo. Quando l'inflazione si impenna, i suoi effetti si ripercuotono sulle famiglie prima che sulle rilevazioni economiche. Abbiamo bisogno di sofisticati sistemi di diagnosi precoce, in grado di individuare strozzature nell'approvvigionamento e anomalie nella trasmissione dei prezzi, prima di tradursi in bollette di riscaldamento e generi alimentari inaccessibili. Le famiglie più vulnerabili agli shock economici sono proprio quelle con la minore capacità di assorbire tali shock, una realtà che impone di eseguire una mappatura dettagliata delle vulnerabilità per garantire una protezione mirata.

In secondo luogo, la capacità di bilancio deve passare dalla risposta di emergenza alla stabilizzazione integrata. Lo strumento NextGenerationEU ha suscitato grande impressione, ma era uno strumento di emergenza. Meccanismi permanenti di stabilizzazione del bilancio con il controllo della società civile garantirebbero che le risposte alle crisi proteggano le persone più a rischio. Quando la governance economica ignora gli effetti distributivi, la tensione che ne deriva a livello sociale compromette proprio la resilienza che cerchiamo di costruire. Le condizionalità sociali nei finanziamenti dell'UE non dovrebbero essere considerate ostacoli burocratici, bensì potrebbero garantire che la crescita economica si traduca in un miglioramento del tenore di vita per tutti.

In terzo luogo, l'integrazione dei mercati deve accelerare là dove è più importante per i consumatori. Costi energetici ben maggiori di quelli dei concorrenti non si riflettono solo sugli indicatori macroeconomici, ma anche sulle bollette mensili a carico delle famiglie in tutta Europa. Gli investimenti strategici nelle infrastrutture transfrontaliere e nell'integrazione del mercato dell'energia non sono solo obiettivi economici astratti, ma un sostegno tangibile per le famiglie e le imprese che subiscono pressioni in termini di costo della vita.

Elaborare la politica economica senza il contributo della società civile è come navigare senza conoscere le zone che si attraversano, tecnicamente possibile ma poco avveduto sul piano pratico. Quando le politiche sono concepite con la piena partecipazione di coloro che ne subiranno le conseguenze, esse producono sempre risultati migliori. Tali consultazioni non devono essere mere formalità; bisogna mettere in azione l'intelligenza collettiva della società civile organizzata durante l'intero ciclo politico.

In Europa occorre modernizzare, e non già abbandonare, la nostra competitiva economia sociale di mercato. La scelta tra competitività e protezione dei cittadini è promossa da coloro che hanno un'immaginazione economica limitata. Le sfide future richiedono una creatività istituzionale che ponga la resilienza economica e il benessere delle persone al centro della governance economica dell'Europa.

L'iniziativa dei cittadini europei, pur essendosi dimostrata uno strumento efficace per aumentare la partecipazione delle persone alla vita politica dell'UE, va tuttavia rafforzata per evitare il rischio che le istituzioni dell'UE siano percepite come lontane dal comune cittadino.

L'iniziativa dei cittadini europei, pur essendosi dimostrata uno strumento efficace per aumentare la partecipazione delle persone alla vita politica dell'UE, va tuttavia rafforzata per evitare il rischio che le istituzioni dell'UE siano percepite come lontane dal comune cittadino.

L'iniziativa dei cittadini europei (ICE), che è un meccanismo partecipativo dell'UE concepito per rafforzare la democrazia diretta, consente ai cittadini europei (previa raccolta di almeno un milione di firme, con un numero minimo specifico di firmatari in almeno sette Stati membri) di chiedere alla Commissione europea di proporre un atto legislativo in un settore la cui competenza è stata trasferita dagli Stati membri all'UE.

Dal 2012, cioè quando è stato varato il meccanismo dell'ICE, la Commissione europea ha registrato 119 iniziative e i loro organizzatori hanno complessivamente raccolto circa 20 milioni di firme. Finora sono state considerate valide 11 iniziative e la Commissione ha già fornito una risposta a 10 di esse.

La Giornata dell'ICE, organizzata ogni anno dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), rappresenta un consesso e una piattaforma importanti in cui gli organizzatori delle ICE già registrate (o di quelle future) e i portatori di interessi possono scambiarsi informazioni, raccontare le loro esperienze e presentare la propria ICE e le proprie attività al pubblico.

Quest'anno la Giornata dell'ICE si è tenuta il 18 marzo, nel quadro della Settimana della società civile.

"L'UE dovrebbe compiere altri passi verso la democrazia partecipativa allo scopo di completare la democrazia rappresentativa. L'iniziativa dei cittadini europei (ICE) è il primo strumento di democrazia partecipativa a livello transnazionale ", ha dichiarato il vicepresidente del CESE responsabile della Comunicazione Laurenţiu Plosceanu.

Secondo la Mediatrice europea Teresa Anjinho, l'ICE è uno strumento potente, ma non ha sfruttato tutte le sue potenzialità. "Dobbiamo migliorare la comunicazione sulle sue finalità e sul suo funzionamento. Occorre intensificare le campagne di sensibilizzazione affinché le persone siano pienamente informate su ciò che un'ICE può – o non può – ottenere e possano quindi agire di conseguenza. Per permettere all'ICE di continuare ad essere uno strumento utile, sono necessarie trasparenza, onestà e comunicazione. Se non riusciamo nel nostro intento, non saremo in grado di mantenere la fiducia in questo strumento, e neanche nel futuro dell'Unione europea", ha dichiarato Anjinho.

Durante la Giornata dell'ICE sono state presentate nove iniziative, tra cui quelle riguardanti l'accesso all'acqua, la sicurezza alimentare, l'aborto, i diritti LGBTQ+, la priorità alla ristrutturazione degli edifici rispetto alla loro demolizione, la protezione dello stato funzionale dei videogiochi, un nuovo sistema per ridurre le emissioni attraverso i crediti di carbonio (Air-Quotas) e nuove norme sanitarie per l'uso dei psicostimolanti a fini terapeutici.

In risposta agli inviti ad assicurare un finanziamento per le iniziative ICE, Adriana Mungiu, responsabile del team ICE presso il Segretariato generale della Commissione, ha esortato gli attivisti a non rimanere in attesa di nuovi stanziamenti di bilancio, peraltro assai lontani dal concretizzarsi, dedicati esclusivamente alle ICE. Ha invece loro raccomandato di attingere in misura maggiore ai fondi disponibili nell'attuale bilancio dell'UE, anche quelli compresi nei capitoli di spesa dedicati al coinvolgimento e alla partecipazione dei cittadini. (at)

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha dato il suo appoggio al patto europeo per gli oceani, e ha esortato la Commissione europea ad assicurarsi che il patto vada oltre la dichiarazione d'intenti e si trasformi in un quadro operativo solido. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha dato il suo appoggio al patto europeo per gli oceani, e ha esortato la Commissione europea ad assicurarsi che il patto vada oltre la dichiarazione d'intenti e si trasformi in un quadro operativo solido.

Il patto deve allinearsi alle politiche esistenti dell'UE, come il Green Deal, la strategia per l'economia blu e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, bilanciando crescita economica, protezione dell'ambiente e giustizia sociale.

I cambiamenti climatici, l'inquinamento e la pesca eccessiva mettono a rischio gli oceani e le comunità costiere. L'obiettivo del patto è migliorare la governance, stimolare l'innovazione e promuovere un'economia blu sostenibile. I risultati emersi da una recente consultazione pubblica e i contributi della società civile danno atto del crescente sostegno a favore di misure coraggiose e inclusive.

Javier Garat Pérez, relatore del parere del CESE sul patto europeo per gli oceani, ha sottolineato che "nell'Unione europea le comunità costiere si trovano di fronte a una serie di sfide economiche, sociali e ambientali interconnesse. Per affrontare queste sfide dobbiamo promuovere un'economia blu sostenibile e competitiva (anche per quel che riguarda la pesca e l'acquacoltura), mantenere oceani sani, resilienti e produttivi, nonché lavorare a un'agenda globale per la conoscenza, la ricerca, l'innovazione e gli investimenti nel settore marino".

Il CESE chiede una governance semplificata tra le agenzie dell'UE, una migliore pianificazione dello spazio marittimo e investimenti nella ricerca attraverso programmi come Orizzonte Europa. Raccomanda inoltre un piano d'azione per gli "alimenti blu", la sostenibilità della cantieristica navale e una transizione giusta per i lavoratori marittimi. È inoltre essenziale il sostegno al patrimonio costiero e al coinvolgimento dei giovani.

Per la riuscita del patto c'è bisogno di una volontà politica salda e di finanziamenti, oltre all'obbligo di rendere conto. Il patto, se messo in atto correttamente, potrebbe far assurgere l'Europa al rango di leader mondiale nella sostenibilità degli oceani, assicurando così sia la resilienza ecologica che le opportunità economiche. (ks) 

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Lo scorso 8 aprile la rete europea contro la povertà (EAPN) ha presentato la sua ultima relazione sulla povertà, intitolata "Verso un approccio sistemico alla protezione sociale".

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Lo scorso 8 aprile la rete europea contro la povertà (EAPN) ha presentato la sua ultima relazione sulla povertà, intitolata "Verso un approccio sistemico alla protezione sociale".

La relazione, che per la prima volta è stata presentata in occasione di un evento organizzato a Bruxelles insieme con il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE, affronta le sfide che devono essere superate per garantire sistemi di protezione sociale forti e resilienti. Ciò è particolarmente importante nel contesto attuale, perché i sistemi di protezione sociale dell'UE fanno fronte ai crescenti vincoli finanziari causati dalle limitazioni della spesa nazionale e dall'aumento delle spese per la difesa e la sicurezza.

La relazione, basata sui rilevamenti di 19 organizzazioni nazionali aderenti all'EAPN, dimostra che un approccio sistemico a una protezione sociale globale ed efficace richiede politiche inserite in strategie integrate di lungo periodo che allineino le dimensioni economica, sociale e ambientale. Tali politiche devono basarsi su prove e dati solidi e su una partecipazione significativa delle persone in condizioni di povertà.

Le reti nazionali dell'EAPN esprimono preoccupazione per i tagli alla spesa sociale. Inoltre, indicatori quali gli elevati livelli di mancata utilizzazione delle prestazioni sociali continuano a destare preoccupazioni circa l'efficienza di politiche che non riescono a raggiungere quanti hanno bisogno delle prestazioni sociali e hanno i titoli per accedervi.

La relazione rileva che la risposta a un mondo in rapida evoluzione, caratterizzato dalla digitalizzazione, dalla guerra, dall'invecchiamento demografico e dai cambiamenti climatici, è stata inadeguata, e sottolinea l'esigenza di ripristinare un approccio sistemico alle politiche sociali.

La direttrice dell'EAPN, Juliana Wahlgren, sottolinea l'urgenza della questione, affermando che: "L'UE deve proteggere lo Stato sociale e dare priorità alla spesa sociale. A tal fine, la relazione Poverty Watch esprime raccomandazioni, tra l'altro, sul reddito minimo, sulla crisi abitativa e sulla transizione energetica. L'efficienza e l'adeguatezza sono essenziali. L'anno prossimo la Commissione europea lancerà la strategia dell'UE contro la povertà, ma questa strategia potrà avere successo solo se gli Stati membri adotteranno un approccio realmente sistemico alla protezione sociale. Nel momento in cui oltre il 20 % della popolazione dell'UE è a rischio di povertà, non possiamo permetterci di continuare con politiche frammentate: la protezione sociale deve essere forte, coordinata ed efficace".

Il presidente del gruppo Organizzazioni della società civile, Séamus Boland, ha dichiarato: "L'eradicazione della povertà richiede un'azione incessante da parte di tutti gli Stati membri. Nell'UE gran parte della povertà è intergenerazionale e può essere particolarmente dura per la vita dei bambini e degli anziani. Per ovviare alle carenze del sistema occorre introdurre misure specifiche concernenti l'istruzione, l'alloggio e gli alti costi dell'energia. In caso contrario, l'UE, in quanto entità politica, avrà difficoltà a mantenere il suo ruolo di depositaria della fiducia dei cittadini."

Krzysztof Balon, vicepresidente del gruppo Organizzazioni della società civile e relatore del parere del CESE sulla prima strategia dell'UE contro la povertà, che è stata annunciata negli orientamenti politici per la Commissione europea per il periodo 2024-2029, ha dichiarato: "Una efficace strategia dell'UE contro la povertà deve basarsi sulle esperienze di persone che fanno fronte alla povertà e rispondere alle loro esigenze. Dovrebbe inoltre sostenere le organizzazioni della società civile e coinvolgerle nella progettazione e nell'attuazione di progetti e misure adeguati per combattere l'esclusione sociale".

Il parere del CESE sarà presentato alla sessione plenaria del CESE del 16 e 17 luglio prossimi.

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

"Per inventare qualunque bugia, [si] deve credere di sapere che cosa è vero." Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. Questa citazione del filosofo Harry G. Frankfurt, tratta da Stronzate. Un saggio filosofico, ci sembra particolarmente appropriata dopo che ieri è stato celebrato a Washington il cosiddetto "Giorno della Liberazione". 

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

"Per inventare qualunque bugia, [si] deve credere di sapere che cosa è vero." Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. Questa citazione del filosofo Harry G. Frankfurt, tratta da Stronzate. Un saggio filosofico, ci sembra particolarmente appropriata dopo che ieri è stato celebrato a Washington il cosiddetto "Giorno della Liberazione".

Il 2 aprile il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un dazio forfettario sulle importazioni pari al 10 % per tutti i paesi, più dazi specifici per quelli che definisce come i "trasgressori peggiori". È stato pubblicato un elenco di questi trasgressori, nel quale vengono elencate le quote dei "dazi reciproci" imposti ad altri paesi, tra cui il 20 % previsto per l'UE. Evidentemente, l'idea che tali cifre siano in gran parte prive di senso e certo non rientrino in una definizione minimamente adeguata di dazi reciproci non ha sfiorato in alcun modo il presidente. Né lo interessa il fatto che il disavanzo commerciale dell'UE nel settore dei servizi sia quasi pari al totale degli scambi tra i due blocchi. Va detto che l'esattezza e la precisione non sono mai state al centro dei suoi interessi.

Mentre entriamo in una nuova guerra commerciale basata su scelte insensate, che cosa dovrebbero aspettarsi i cittadini? Certamente un aumento dell'inflazione, tanta incertezza sui mercati e un duro colpo per le industrie europee. Resta ancora da vedere se tutto questo andrà a beneficio dei lavoratori statunitensi.

Al di là dei dazi, l'UE deve proteggere i propri lavoratori e posti di lavoro, attenuando gli impatti iniziali, dovuti non solo ai dazi, ma anche all'incertezza provocata dall'arbitrarietà con cui vengono stabiliti. Ciò significa riattivare la nostra domanda interna e garantire che la ricchezza sia ridistribuita e utilizzata in modo efficace.

Significa anche proteggere le nostre industrie e i nostri settori chiave e investire in essi, diversificare le fonti energetiche, affrontare la crisi del costo della vita e riformare l'UE per rendere efficace il suo processo decisionale. Una società forte e resiliente è l'unico baluardo in grado di impedire che altri Trump spuntino in tutto il continente. Le parti sociali sono una componente fondamentale di tale società. Infatti, uno dei nemici giurati del duo Musk-Trump sono proprio i sindacati, e a ragione.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) vi aspetta il 10 maggio per farvi conoscere il cuore e la casa della società civile organizzata europea, presso l'edificio Jacques Delors, Rue Belliard 99, 1040 Bruxelles.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) vi aspetta il 10 maggio per farvi conoscere il cuore e la casa della società civile organizzata europea, presso l'edificio Jacques Delors, Rue Belliard 99, 1040 Bruxelles.

La Giornata dell'Europa di quest'anno è ancora più speciale in quanto ricorre il 75° anniversario della dichiarazione Schuman, il fondamento storico dell'unità e della cooperazione europee. In questa occasione così importante, il CESE apre le porte per un'intera giornata di attività coinvolgenti, informative e divertenti e per un percorso di scoperta.
Che siate appassionati di politica o giovani menti curiose, abbiamo preparato qualcosa per tutti.

Fate il pieno di timbri nel vostro percorso alla scoperta del CESE:

  • superando le divertenti sfide che vi aspettano a ogni stand tematico;
  • riempite il vostro speciale passaporto con un timbro a ogni stand e,
  • una volta completo, restitutelo per ottenere una ricompensa esclusiva!

Non lasciatevi sfuggire la possibilità di incontrare il Presidente del CESE Oliver Röpke e fare due chiacchiere con lui in uno stand dedicato! 
Il Presidente sarà presente per accogliere i visitatori, rispondere alle vostre domande e condividere la sua visione per la società civile europea: un'opportunità unica per entrare direttamente in contatto con i vertici del CESE.

Per ancora più divertimento vi aspettano:

  • un caricaturista pronto a fare il vostro ritratto;
  • un angolo ludico per i bambini;
  • una simpatica cabina fototessera;
  • una ruota della fortuna con sorprese;
  • e una simulazione di voto in tempo reale per entrare nei panni di un membro del CESE.

Inoltre, potrete scoprire in che modo le nostre sezioni e i nostri gruppi contribuiscono a definire le politiche e i valori dell'UE.

Venite a festeggiare con noi le idee che uniscono l'Europa! In compagnia dei vostri amici, dei vostri familiari o da soli: UN'OCCASIONE DA NON PERDERE!

Non è una semplice visita: chi arriverà curioso ripartirà ispirato.

Per maggiori informazioni sull'intera gamma di attività in programma per la Giornata dell'Europa, consultate la pagina web: Venite il 10 maggio a festeggiate l'Europa insieme a noi! | CESE.

#EuropeDay (kk)

Aumenti dei prezzi nei trasporti, nell'energia e nell'edilizia abitativa: il ruolo di servizi pubblici di qualità nelle misure di contrasto al carovita

Document Type
AS

Semplificazione e rafforzamento del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

Document Type
PAC

Tatiana Povalyaeva ha rappresentato l'Ucraina nell'edizione di quest'anno di La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! o YEYS) assieme ai suoi studenti. Insegnante in una scuola secondaria di Kharkiv, l'ultima volta che ha tenuto lezione davanti alla sua classe è stata nel febbraio 2022: da allora insegna online. Povalyaeva ci descrive le immense difficoltà del mestiere di insegnante in una città che, trovandosi a soli 40 chilometri dal confine russo, è bersaglio di incessanti attacchi missilistici sin dall'inizio della guerra.

Tatiana Povalyaeva ha rappresentato l'Ucraina nell'edizione di quest'anno di La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! o YEYS) assieme ai suoi studenti. Insegnante in una scuola secondaria di Kharkiv, l'ultima volta che ha tenuto lezione davanti alla sua classe è stata nel febbraio 2022: da allora insegna online. Povalyaeva ci descrive le immense difficoltà del mestiere di insegnante in una città che, trovandosi a soli 40 chilometri dal confine russo, è bersaglio di incessanti attacchi missilistici sin dall'inizio della guerra.

Da educatrice, da docente, ci può dire come incide la guerra sulla Sua capacità di insegnare, e in generale sul sistema scolastico in Ucraina?

Oggi a Kharkiv quasi tutte le scuole sono passate alle lezioni online, perché non disponiamo di rifugi sufficienti per garantire la sicurezza dei nostri studenti nelle classi in presenza. Questo è il sistema che seguiamo ormai da tre anni: l'ultima volta che ho visto i miei studenti a scuola è stato il 23 febbraio 2022.  Molti studenti hanno lasciato l'Ucraina: non avevano altra scelta. Adesso vivono in vari paesi europei e, da insegnante, provo una grande tristezza. Sento la mancanza dei miei studenti che – ne sono sicura – devono affrontare tante difficoltà e gestire molte situazioni nuove. Talvolta devono studiare sia in una scuola ucraina che in una scuola del paese ospitante: il fardello sulle loro spalle è enorme. Nel frattempo, chi è rimasto in Ucraina vive in costante pericolo: nessuno merita di vivere così.

Insegnare agli studenti e sostenerli in tempo di guerra è un compito che non avevamo mai affrontato prima. Per me, una delle difficoltà maggiori è il fatto di sentirmi incapace di aiutare alcuni studenti. Le mie conoscenze e la mia esperienza sono talvolta insufficienti per gestire i problemi di salute causati dallo stress e dalle sue conseguenze. Ho osservato profondi cambiamenti nella personalità degli studenti per effetto di disturbi da stress post-traumatico, e in questi casi c'è molto più bisogno di un medico che di un insegnante. È doloroso rendersi conto che non puoi evitare ai tuoi studenti queste avversità. Restiamo tuttavia vicini ai nostri studenti, pronti ad aiutarli, a sostenerli e a prenderci cura di loro.

Un'altra difficoltà consiste nel rimanere resiliente e continuare ad essere un punto di riferimento per i miei studenti, non soltanto per le materie che insegno ma anche in altri aspetti della vita. Un insegnante forte e resiliente può offrire di più agli studenti, ma la domanda è: come conservare questa forza? Gli insegnanti che vivono e lavorano in tempo di guerra hanno bisogno di sostegno come chiunque altro, perché aiutiamo i bambini e i ragazzi, che sono il nostro futuro. Più un insegnante si sente carico di energie positive, più è in grado di fornire sostegno e assistenza agli studenti.

Perché ritiene importante incoraggiare i Suoi studenti a interessarsi alla politica o alla vita civica, oppure a partecipare a eventi internazionali come questo?

Uno dei compiti essenziali dell'insegnante è quello di incoraggiare i propri studenti a svolgere un ruolo attivo. Stimolarli a impegnarsi nella vita politica è ancora più importante, perché la politica ha un impatto significativo sulla vita delle persone. La partecipazione alla vita politica offre un'opportunità preziosa per proporre idee e soluzioni a molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi.

Partecipando a eventi internazionali come La vostra Europa, la vostra opinione!, gli studenti possono trovare compagni e sostenitori con cui condividere idee, collaborare per trovare le soluzioni migliori e scambiare esperienze preziose. Senza dubbio, incontrare dei coetanei permette loro di riflettere sul proprio grado di apertura mentale, sui piani, sugli obiettivi e sugli scenari per il futuro, e anche sul tipo di crescita personale di cui potrebbero avere ancora bisogno.

Se potesse rivolgersi ad altri insegnanti o ad altre scuole, quali messaggi vorrebbe far passare in quanto insegnante in Ucraina?

Ai miei colleghi e ai loro studenti vorrei rivolgere solo tre messaggi. In primo luogo, se volete davvero conoscere la verità sulla guerra, parlatene con le persone che la vivono sulla propria pelle.

In secondo luogo, occorre rendersi conto dell'importanza di essere uniti per poter aiutare gli altri ed essere pronti a prevenire eventi catastrofici, ma anche capire quanto sia essenziale far parte di una collettività forte con valori morali, interessi e prospettive per il futuro comuni.

In terzo luogo – e penso che sia la cosa più importante – siamo vivi. Viviamo la nostra vita, lottiamo e otteniamo risultati. Ci miglioriamo, speriamo nel futuro e facciamo di tutto per dimostrare che anche nei momenti più difficili c'è speranza e voglia di vivere. Rispettiamo quanti sacrificano la propria vita per difendere la nostra futura indipendenza e li aiutiamo per quanto possiamo. Siamo grati a tutti coloro che ci aiutano.

Gli studenti ucraini partecipano a numerose manifestazioni e gare, a livello sia nazionale che internazionale (persino alle Olimpiadi), dove ottengono grandi risultati e riconoscimenti a livello mondiale. Allo stesso tempo, stiamo imparando a sopravvivere – fisicamente, intellettualmente ed emotivamente – in condizioni di vita durissime, e questo farà parte della nostra esperienza di vita nel bel mezzo dell'Europa.

Tatiana Povalyaeva, che insegna inglese al Liceo 99 di Kharkiv (Ucraina) da quasi 26 anni, ha partecipato assieme ai suoi studenti all'edizione di quest'anno di "La vostra Europa, la vostra opinione!" (YEYS). 

La società civile lotta contro la polarizzazione sociale

Siamo entrati nel mese di aprile e stiamo ancora meditando sull'energia e gli spunti di riflessione scaturiti dai nostri eventi faro di marzo, che hanno dimostrato, ancora una volta, la forza e la determinazione della società civile.

La società civile lotta contro la polarizzazione sociale

Siamo entrati nel mese di aprile e stiamo ancora meditando sull'energia e gli spunti di riflessione scaturiti dai nostri eventi faro di marzo, che hanno dimostrato, ancora una volta, la forza e la determinazione della società civile.

Al Comitato economico e sociale europeo marzo è stato infatti un mese intenso e stimolante. Abbiamo accolto il nostro evento annuale dedicato ai giovani: La vostra Europa, la vostra opinione!, che permette al futuro dell'Europa di far sentire la propria voce: cioè ai giovani, molti dei quali ancora studenti di scuole secondarie provenienti da tutto il continente, inclusi il Regno Unito e i paesi candidati all'adesione.

Si è poi tenuta la seconda Settimana della società civile del CESE, durante la quale oltre 800 rappresentanti della società civile di tutta Europa si sono riuniti per discutere animatamente, condividere buone pratiche e collaborare nella ricerca di soluzioni volte a rafforzare la partecipazione democratica. Questa edizione 2025 si è svolta all'insegna del tema Rafforzare la coesione e la partecipazione nelle società polarizzate.

Nel periodo turbolento che stiamo attraversando non mancano certamente le questioni urgenti da affrontare. E dunque, perché concentrarsi sul problema della polarizzazione?

La polarizzazione – l'acutizzarsi di punti di vista opposti – può essere una normale componente del dibattito democratico, che spesso affonda le radici nell'ideologia. Difatti, discussioni vivaci e appassionate e l'espressione di opinioni differenti e persino contrastanti sono essenziali per ogni società aperta e pluralistica come la nostra. Secondo le parole spesso ribadite dal CESE, un dibattito aperto e senza limitazioni costituisce "il fondamento di una società partecipativa, senza la quale la democrazia non può funzionare correttamente".

Tuttavia, quello con cui siamo alle prese oggi è un tipo di polarizzazione ben diverso. Stiamo assistendo all'affermarsi di una polarizzazione negativa e di un populismo che rifiutano il dialogo, minano la fiducia e pregiudicano i valori democratici. In politica e nella vita pubblica lo spazio per il compromesso si va riducendo. Quando la polarizzazione si trasforma in ostilità – quando rinfocola l'odio o il risentimento – distrugge la coesione sociale, alimenta la divisione e, nei casi peggiori, sfocia in violenza.

Nel dedicare il nostro evento al tema della polarizzazione abbiamo voluto mettere in evidenza il preoccupante aumento dei caratteri tossici del fenomeno, che si stanno lentamente insinuando in tutte le pieghe delle società europee.

Questa allarmante tendenza è amplificata da una serie di minacce: le ingerenze straniere nei processi democratici, la diffusione della disinformazione e la manipolazione dei social media per mettere a tacere le voci contrarie e promuovere le opinioni estreme. Constatiamo inoltre una pressione sempre più forte sulla libertà dei media – che sia esercitata attraverso la creazione di monopoli, le ingerenze dei governi o gli attacchi ai giornalisti – in un momento in cui mezzi di informazione liberi e pluralistici sono più che mai essenziali.

Al CESE siamo profondamente preoccupati per l'aumento in tutta Europa dei reati generati dall'odio, inclusi quelli contro la religione, il sesso e il genere. L'odio mina la democrazia, indebolisce le nostre istituzioni e semina la sfiducia tra i cittadini.

Ed è qui che la società civile svolge un ruolo cruciale. Le organizzazioni della società civile hanno l'entusiasmo, lo slancio e il coraggio necessari per difendere gli spazi democratici, tutelare i diritti fondamentali e consolidare il tessuto delle nostre comunità – compresa la capacità di contrastare gli effetti tossici della polarizzazione negativa.

La Settimana della società civile è stato il modo con cui il CESE ha sostenuto questo sforzo. La manifestazione ha offerto uno spazio per un dialogo significativo, idee nuove e un processo collaborativo di risoluzione dei problemi intesi a promuovere la partecipazione e la coesione sociale. Nel suo ambito si sono svolte tavole rotonde del gruppo di collegamento su diversi temi e una giornata dedicata all'Iniziativa dei cittadini europei (ICE), lo strumento più avanzato dell'UE a sostegno della democrazia diretta.

In occasione della Settimana, inoltre, i riconoscimenti della 15ª edizione del Premio CESE per la società civile sono stati assegnati a tre iniziative eccellenti di lotta alla polarizzazione in tutta Europa. Selezionati tra oltre 50 contributi inviati da 15 Stati membri, i progetti vincitori sono la dimostrazione al contempo dell'entità della sfida e del profondo impegno degli attori della società civile ad affrontarla con determinazione.

Auspico che la Settimana della società civile 2025 e i progetti premiati dal CESE ispirino un rinnovato ottimismo e una nuova fiducia nel ruolo che la società civile può svolgere nella difesa e nella promozione dei valori democratici europei.

E mentre stiamo ancora passando in rassegna idee, proposte e spunti ricavati dai nostri eventi del mese di marzo, in questo numero di aprile abbiamo deciso di dare la parola ad alcune delle voci che si sono espresse durante la Settimana della società civile e La vostra Europa, la vostra opinione!. Vi auguro una buona e proficua lettura.

Aurel Laurențiu Plosceanu

Vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione