La giovane moldova Mădălina-Mihaela Antoci è una dei rappresentanti dei paesi candidati all'adesione che hanno partecipato all'edizione 2025 dell'evento annuale del CESE dedicato ai giovani, La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe Your Say - YEYS). Ha preso parte anche alla Settimana della società civile del CESE, con un intervento coinvolgente pronunciato durante la tavola rotonda di apertura sul tema Still united in diversity (Ancora uniti nella diversità). Presidente dell'Erasmus Student Network (ESN - Rete degli studenti Erasmus) della Moldova e membro del direttivo del Consiglio nazionale della gioventù del paese, Mădălina-Mihaela ci spiega che cosa significa oggi l'Unione europea per lei e per i suoi giovani concittadini e si sofferma sulla missione che si è data di incoraggiare i giovani moldovi a studiare all'estero e ad abbracciare una mentalità aperta al mondo.

La giovane moldova Mădălina-Mihaela Antoci è una dei rappresentanti dei paesi candidati all'adesione che hanno partecipato all'edizione 2025 dell'evento annuale del CESE dedicato ai giovani, La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe Your Say - YEYS). Ha preso parte anche alla Settimana della società civile del CESE, con un intervento coinvolgente pronunciato durante la tavola rotonda di apertura sul tema Still united in diversity (Ancora uniti nella diversità). Presidente dell'Erasmus Student Network (ESN - Rete degli studenti Erasmus) della Moldova e membro del direttivo del Consiglio nazionale della gioventù del paese, Mădălina-Mihaela ci spiega che cosa significa oggi l'Unione europea per lei e per i suoi giovani concittadini e si sofferma sulla missione che si è data di incoraggiare i giovani moldovi a studiare all'estero e ad abbracciare una mentalità aperta al mondo.

1. Il Consiglio nazionale della gioventù della Moldova è attivo nel coinvolgere i giovani nei vari dibattiti sull'integrazione del paese nell'UE? Come vedono l'UE i tuoi giovani concittadini?

Certo, è molto attivo! Il Consiglio nazionale della gioventù del mio paese garantisce che i giovani abbiano voce in capitolo nel processo di integrazione della Moldova nell'UE organizzando consultazioni, lanciando campagne di sensibilizzazione e coinvolgendo direttamente i decisori politici. Per molti giovani moldovi l'UE è sinonimo di progresso, nuovi orizzonti e un futuro in cui i loro talenti vengano riconosciuti e valorizzati. Ma la presa di coscienza è ancora lacunosa, ed è qui che interveniamo noi, trasformando la curiosità in partecipazione attiva.

Organizziamo forum, dibattiti e seminari sull'integrazione della Moldova nell'UE, sulle politiche europee e sui diritti dei giovani nell'Unione.
Promuoviamo l'inclusione dei giovani nei processi decisionali a livello nazionale.
Lanciamo campagne informative ed educative rivolte ai giovani moldovi sui vantaggi dell'adesione all'UE.

2. Puoi illustrarci brevemente il tuo lavoro alla guida dell'Erasmus Student Network (ESN) della Moldova?

Come presidente della rete ESN della Moldova, la mia missione è far entrare i miei giovani concittadini in contatto con opportunità in ambito internazionale che cambieranno la loro vita. La nostra équipe è al lavoro per promuovere la mobilità, creare un ambiente accogliente per gli studenti che partecipano a programmi di scambio e sostenere l'istruzione a livello internazionale. Una delle iniziative a cui tengo di più è Erasmus nelle scuole, attraverso la quale cerchiamo di convincere gli studenti delle scuole superiori a portare i loro sogni al di là dei confini e ad abbracciare una mentalità aperta al mondo.

3. Puoi fornirci dei dati sul numero di studenti moldovi – in totale o per anno – che hanno beneficiato fino ad oggi del programma accademico Erasmus+?

In questo momento la Moldova non accoglie studenti di Erasmus+, ma i nostri giovani si stanno distinguendo brillantemente all'estero! Grazie a Erasmus+ ogni anno tra i 500 e i 700 studenti moldovi seguono corsi di studio o svolgono tirocini presso istituti d'eccellenza di vario tipo in tutta Europa. Da quando il programma è stato varato, migliaia di ragazzi e ragazze hanno acquisito un'esperienza internazionale e sono rientrati in Moldova portando nei loro bagagli innovazione, leadership e una nuova visione delle cose. Attraverso Erasmus nelle scuole cerco di fare del concetto di mobilità una realtà per un numero sempre più grande di miei giovani concittadini, per mostrare loro che il mondo è lì, in attesa che lo esplorino.

4. A tuo avviso, che valore e importanza possono avere, per i giovani di un paese candidato come la Moldova, i programmi universitari di scambio sul genere di Erasmus?

Erasmus+ non è solo un programma di studi: è un trampolino di lancio per il futuro della Moldova. Quello che offre ai giovani è ben più della sola istruzione: li dota di capacità di adattamento, di resilienza e di una prospettiva europea. In un paese candidato all'adesione come il mio, il punto cruciale è plasmare una generazione che spinga lo sguardo oltre gli steccati, che innovi, collabori e sia pronta a guidare la Moldova verso un avvenire europeo.

5. Quali aspettative avevi rispetto alla tua partecipazione a YEYS e alla Settimana della società civile?

Mi aspettavo discussioni stimolanti, idee coraggiose e impegni concreti all'inclusione dei giovani nell'elaborazione delle politiche. Eventi come questi sono qualcosa di più di semplici incontri: sono piattaforme in cui giovani artefici del cambiamento mettono in discussione lo status quo e invocano risolutamente un'Europa più forte e più inclusiva. Per la Moldova questo significa fare un altro passo avanti per accorciare la distanza tra la realtà di casa nostra e le nostre aspirazioni europee, dimostrando così che noi giovani moldovi non rimaniamo fermi in attesa del futuro, ma che il futuro ce lo stiamo creando.

Mădălina Mihaela Antoci ha 21 anni ed è una giovane leader per le questioni giovanili che si occupa con passione di istruzione, partecipazione civica e responsabilizzazione dei giovani. Attualmente ricopre la carica di presidente dell'Erasmus Student Network della Moldova ed è membro del direttivo del Consiglio nazionale della gioventù di questo paese.

Instancabile sostenitrice del programma accademico Erasmus+, ha ottenuto eccellenti risultati nell'incoraggiare i giovani a esplorare le opportunità a loro disposizione in ambito internazionale, pur insistendo sul valore e l'importanza dell'istruzione nella stessa Moldova. Con il suo impegno ha invogliato centinaia di studenti a intraprendere la strada della mobilità accademica e a contribuire attivamente alle comunità in cui vivono.

a cura di Kristýna Bulvasová

In un mondo precario, in cui credenze consolidate si sgretolano e valori un tempo condivisi invece di unirci ci dividono, ai giovani va data l'opportunità di impegnarsi in modo significativo, qui e ora, per affrontare i tanti problemi urgenti che continuano ad aggravarsi sotto i nostri occhi. Le discussioni tenutesi nel quadro di YEYS 2025 hanno dimostrato chiaramente che non esiste un unico tema che possa essere definito "giovanile", dato che i giovani sono giustamente preoccupati da un gran numero di sfide diverse, che vanno dalla lotta alla corruzione e dalla promozione dell'uguaglianza alla necessità di affrontare i cambiamenti climatici, scrive Kristýna Bulvasová, studentessa ceca e partecipante a YEYS.

a cura di Kristýna Bulvasová

In un mondo precario, in cui credenze consolidate si sgretolano e valori un tempo condivisi invece di unirci ci dividono, ai giovani va data l'opportunità di impegnarsi in modo significativo, qui e ora, per affrontare i tanti problemi urgenti che continuano ad aggravarsi sotto i nostri occhi. Le discussioni tenutesi nel quadro di YEYS 2025 hanno dimostrato chiaramente che non esiste un unico tema che possa essere definito "giovanile", dato che i giovani sono giustamente preoccupati da un gran numero di sfide diverse, che vanno dalla lotta alla corruzione e dalla promozione dell'uguaglianza alla necessità di affrontare i cambiamenti climatici, scrive Kristýna Bulvasová, studentessa ceca e partecipante a YEYS.

Quante volte, in quanto giovane della generazione Z, mi sono sentita dire "la tua generazione si trova di fronte a problemi senza precedenti" o "spetta alla vostra leadership contribuire a risolvere le sfide attuali".  La posta in gioco è alta, ma lo sono anche i problemi che dobbiamo affrontare: un arretramento senza precedenti della democrazia, la polarizzazione delle nostre società su temi che in passato erano "valori condivisi", la destabilizzazione di credenze e sistemi ormai consolidati e una precarietà sempre più diffusa.

Le aspettative elevate non gravano solo sui giovani, ma anche sulle organizzazioni della società civile, sottofinanziate, e sul loro ruolo cruciale nel guidare i valori dei giovani, come pure sui sistemi di istruzione. L'istruzione formale dovrebbe avere il potere di dotare i giovani delle competenze e degli strumenti necessari per essere in grado di risolvere i problemi e diventare i leader di oggi e di domani. Temo invece che molti sistemi di istruzione siano troppo rigidi per rispondere alle esigenze del XXI secolo e che le scuole, di fatto, non dispensino alcuna formazione sui cambiamenti climatici o su questioni sanitarie generali relative, ad esempio, alla salute mentale o riproduttiva. Inoltre, non dispongono di tecnologie all'avanguardia e non offrono un accesso adeguato per i gruppi vulnerabili.

Anche la questione di chi vada considerato vulnerabile è stata politicizzata – o peggio, strumentalizzata – esercitando un'ulteriore pressione su coloro che meno possono permetterselo e che non dovrebbero essere lasciati indietro.

Le nostre società non concordano più sul significato di vulnerabilità o su come riconoscerla: l'ho sperimentato in prima persona dirigendo un seminario in una scuola vicino al confine tra Cechia e Slovacchia, in cui ho parlato del divario retributivo di genere e di altre disuguaglianze di genere. Studenti e insegnanti hanno reagito con un'assoluta incredulità, respingendo completamente l'idea che nella nostra società possano esistere delle disuguaglianze. Questo mi fa pensare che abbiamo bisogno di discutere di più, e di sviluppare delle capacità sul tema delle vulnerabilità e delle disuguaglianze esistenti, indipendentemente dalla fascia d'età.

La parità di accesso all'istruzione e alle opportunità per i giovani – comprese le donne e le ragazze svantaggiate, le persone con disabilità e i giovani provenienti da contesti migratori – continua ad apparire come un sogno irrealizzabile. Se il nostro obiettivo comune è fornire ai giovani una base solida per realizzare il loro potenziale e i loro sogni, dobbiamo iniziare ad agire. Proporre una soluzione non è semplice, ma rafforzare i collegamenti degli Stati membri dell'UE con le società civili – in particolare nel campo dell'istruzione informale – potrebbe aiutare a colmare le lacune, dopo aver determinato quali sono le aree più vulnerabili. La successiva riqualificazione degli insegnanti e di tutti gli animatori socioeducativi nella pratica della costruzione di comunità potrebbe fornire un quadro per alcune soluzioni mirate e sistematiche.

La società civile ha assunto il compito di incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini, ma il coinvolgimento dei giovani nel processo decisionale e nella governance democratica rimane scarso. Esiste un netto divario tra le aspirazioni dei giovani, da un lato, e gli spazi e le opportunità disponibili per realizzarle, dall'altro. Le elezioni da sole non danno i risultati sperati, poiché in alcuni paesi la lotta contro le culture politiche e la disinformazione continua ad essere una sfida. Tuttavia, il fatto di non votare non significa che non si abbia un'opinione, o problemi da affrontare. Per incoraggiare la cittadinanza attiva, i giovani hanno bisogno non solo di esperienze positive di azione democratica, ma anche di risultati tangibili, che non siano un semplice coinvolgimento di facciata, azioni simboliche o selettività. Continuo a sperare che gli Stati membri dell'UE siano in grado di creare questi spazi e, forse, di andare oltre una situazione in cui i giovani devono aspettare per avere l'opportunità di impegnarsi e co-creare in modo significativo. Ma per questo non bisogna aspettare tre, cinque o dieci anni. Il cambiamento deve avvenire ora, per evitare che le divisioni sociali si allarghino ulteriormente.

In occasione di YEYS 2025 ho avuto il piacere di partecipare all'elaborazione di una raccomandazione relativa in particolare ai cambiamenti climatici, in quanto personalmente ritengo che la triplice crisi planetaria sia una delle maggiori sfide per l'umanità. Lo sviluppo di una strategia coerente in materia di cambiamenti climatici per l'UE è stata una delle cinque raccomandazioni di YEYS, insieme alla lotta alla corruzione attraverso la trasparenza e la partecipazione dei giovani, alla cittadinanza attiva, all'uguaglianza e all'idea che i giovani meritino di essere rappresentati. Poiché figura nell'elenco delle raccomandazioni più condivise, è chiaro che i giovani YEYS la considerano una sfida cruciale da affrontare. Tuttavia, questo dato riflette la prospettiva di un gruppo di giovani già in qualche modo responsabilizzato e non può essere considerato rappresentativo di tutti gli Stati membri dell'UE. Qualcuno avrebbe potuto pensare che questa particolare raccomandazione sarebbe stata la più importante per i partecipanti a YEYS 2025, eppure si è classificata ultima nella votazione finale. Questo serve a ricordare che non esiste un unico tema che possa essere definito "giovanile". I giovani sono giustamente preoccupati per tutte le sfide che ci attendono, e l'agenda dei giovani è intrinsecamente ampia e intersettoriale.

Alcuni giovani riconoscono l'importanza della protezione dell'ambiente e della sostenibilità, mentre altri non possono permettersi di dare priorità a questi aspetti, dato che già fanno fatica a soddisfare le loro esigenze di base. Ho citato la triplice crisi planetaria come una delle principali sfide per l'umanità, ma, se consideriamo la necessità di affrontare tutti i principali problemi contemporaneamente per trovare soluzioni efficaci, il quadro cambia. L'attuale contesto geopolitico e la lotta dell'UE per la competitività globale distolgono l'attenzione dai processi di transizione e li rallentano. In fin dei conti, tuttavia, né noi né le generazioni future abbiamo un pianeta B sul quale risolvere questi problemi e non possiamo più permetterci di superare i limiti del pianeta.

Tornando alla notevole posta in gioco, i giovani, in tutta la loro diversità, dovrebbero ancora essere in grado di vivere pienamente questa fase della loro vita, con tutti i suoi privilegi, le sue sfide e la sua bellezza. Tuttavia, un recente rapporto delle Nazioni Unite mostra che nell'ultimo decennio vi è stato un netto calo della soddisfazione nella vita e della felicità dei giovani adulti. Nonostante le gravi sfide che dobbiamo affrontare, credo fermamente che, se riusciamo a ispirare i giovani attraverso risultati tangibili prodotti dalle loro azioni, abbiamo una buona possibilità di affrontare i problemi più urgenti e di migliorare la qualità della vita per tutti.

Kristýna Bulvasová è membro della Rete europea dei giovani per lo sviluppo sostenibile. È stata delegata per i giovani al Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa e delegata per i giovani della Cechia presso le Nazioni Unite. Ex portavoce del Forum giovanile ceco-tedesco, è tuttora attivamente impegnata nel rafforzamento della cooperazione tra i due paesi. Attivista giovanile con un interesse particolare per l'istruzione orientata al futuro e la sostenibilità, Kristýna presiede attualmente l'ONG ceca MOB - Giovani cittadini, mentre porta a termine gli studi all'Università Carolina di Praga e all'Università di Ratisbona. Oltre a partecipare attivamente a YEYS, Kristýna è intervenuta alla Settimana della società civile del CESE durante la sessione sul tema Foresight for inclusive just transition and green-blue growth (Prospettive per una transizione giusta inclusiva e una crescita verde e blu).

L'edizione 2025 dell'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS) ha riunito circa 90 studenti provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito. Valeriia Makarenko è arrivata dalla città ucraina di Kharkiv, martoriata dalla guerra, per rappresentare il suo paese all'evento. Ci ha spiegato perché la partecipazione a YEYS è molto importante per i giovani ucraini, e ha espresso la speranza che la sua generazione, forte della resilienza e dell'unità acquisite durante la guerra, possa guidare l'Ucraina verso un futuro migliore. 

L'edizione 2025 dell'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS) ha riunito circa 90 studenti provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito. Valeriia Makarenko è arrivata dalla città ucraina di Kharkiv, martoriata dalla guerra, per rappresentare il suo paese all'evento. Ci ha spiegato perché la partecipazione a YEYS è molto importante per i giovani ucraini, e ha espresso la speranza che la sua generazione, forte della resilienza e dell'unità acquisite durante la guerra, possa guidare l'Ucraina verso un futuro migliore.

1) Perché ritieni importante che i giovani partecipino a eventi dell'UE come La vostra Europa, la vostra opinione!?

Credo che partecipare a eventi di questo tipo sia fondamentale per i giovani, perché offre loro un foro dove esprimere le proprie opinioni, partecipare a discussioni significative e contribuire attivamente a dar forma al futuro dell'Europa. Questi eventi offrono un'opportunità davvero eccellente di conoscere i processi decisionali, sviluppare capacità di leadership e instaurare contatti con altri giovani provenienti da paesi differenti. Per noi giovani ucraini la partecipazione è ancora più significativa, perché ci permette di condividere le nostre esperienze reali, di sostenere la causa dell'integrazione europea dell'Ucraina e di contribuire alla solidarietà tra i giovani europei.

2) Secondo te, che impatto ha la guerra sui giovani in Ucraina?
Indubbiamente la guerra su vasta scala ha cambiato di molto la vita dei giovani nel mio paese, incidendo sulla loro istruzione, sulla loro salute mentale e sul loro senso generale di sicurezza. Molti di loro, per esempio, hanno dovuto adattarsi a studiare online o sono stati costretti a trasferirsi, spesso in condizioni di instabilità. Tuttavia, la guerra ha anche contribuito a rafforzare la resilienza: i giovani ucraini sono non soltanto diventati simboli di potere e di forza, ma ora sono anche maggiormente impegnati nel volontariato, nell'attivismo e negli sforzi di ricostruzione, ad esempio nei progetti urbanistici. Nonostante le difficoltà, siamo decisi a proteggere la nostra identità e a contribuire al futuro del nostro paese.

3) Cosa ti auguri per il futuro dei giovani in Ucraina?
La questione del futuro è complicata per quasi tutti gli adolescenti ucraini. Io e la mia comunità speriamo che tutti i giovani ucraini riescano ad avere un'istruzione di qualità, opportunità di crescita professionale e un futuro sicuro in un'Ucraina forte e indipendente. Spero anche che la comunità internazionale continui a sostenere l'Ucraina nella ricostruzione, in modo che i giovani possano prosperare e non solo sopravvivere. La forza della gioventù ucraina è incontestabile, quindi è stimolante vedere sempre più giovani che partecipano a vari progetti nel campo dell'istruzione, della scienza, del ripristino delle infrastrutture e in altri settori. Soprattutto, spero che la nostra generazione, formata dalla resilienza e dall'unità, guidi l'Ucraina verso un futuro più luminoso, più innovativo e più democratico.

4) Cosa ne pensi dell'evento?  

Mi ha dato una grande motivazione. Già solo chiacchierando, ascoltando e analizzando quello che dicevano gli altri partecipanti, ho capito che è un momento davvero intenso e che per il semplice fatto di unirci possiamo dimostrare di cosa siamo davvero capaci. Ad esempio, alcuni progetti che abbiamo realizzato ci hanno aiutato a capire meglio altri paesi. Ho appreso tante cose sui diversi paesi che non conoscevo. Sono felice e sono orgogliosa di aver partecipato. 

Valeriia Makarenko è una studentessa di 16 anni di Kharkiv (Ucraina). Frequenta il 10° anno del Liceo n. 99 della sua città.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato alcune raccomandazioni chiave sul Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno, sollecitando investimenti strategici e una maggiore cooperazione per rafforzare la resilienza e la competitività dell'UE. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato alcune raccomandazioni chiave sul Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno, sollecitando investimenti strategici e una maggiore cooperazione per rafforzare la resilienza e la competitività dell'UE.

Il CESE ha presentato le sue raccomandazioni in un parere adottato durante la sessione plenaria di febbraio, ponendo l'accento sulla sostenibilità, sulle riforme del mercato del lavoro e su un migliore allineamento tra le politiche nazionali e quelle dell'UE, e chiedendo nel contempo un maggiore coinvolgimento della società civile.

Il CESE deplora l'assenza dell'analisi annuale della crescita sostenibile, un documento politico fondamentale. Evidenzia la necessità per le istituzioni dell'UE di prepararsi a rischi geopolitici che hanno ripercussioni per il commercio, l'inflazione e la crescita.

Il CESE appoggia l'iniziativa della bussola per la competitività e chiede investimenti nei settori dell'energia e del digitale, compreso un Fondo europeo per gli investimenti strategici. Inoltre, chiede una maggiore partecipazione della società civile, una revisione pragmatica del dispositivo per la ripresa e la resilienza e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per migliorare le politiche economiche e la produttività. (tk)

Copyright: NATO

Di fronte alle crescenti minacce alla sicurezza, l'Europa ha urgentemente bisogno di una strategia unificata di finanziamento della difesa. In risposta a una richiesta della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui chiede azioni coraggiose: maggiori investimenti in sistemi moderni, approfondimento della cooperazione con la NATO e finanziamenti più consistenti all'interno del quadro finanziario dell'UE.

Di fronte alle crescenti minacce alla sicurezza, l'Europa ha urgentemente bisogno di una strategia unificata di finanziamento della difesa. In risposta a una richiesta della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui chiede azioni coraggiose: maggiori investimenti in sistemi moderni, approfondimento della cooperazione con la NATO e finanziamenti più consistenti all'interno del quadro finanziario dell'UE.

L'aggravarsi delle minacce alla sicurezza dell'Europa ha messo a nudo la dipendenza dai fornitori esterni di materiali per la difesa: il 78 % dei 75 miliardi di EUR spesi in un anno dai paesi dell'UE per gli appalti nel settore della difesa è andato a fornitori di paesi terzi. Per ridurre tale dipendenza è fondamentale rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea (EDTIB).

"I meccanismi di finanziamento della difesa dell'UE devono essere riveduti per rispondere alle sfide attuali", spiega Marcin Nowacki, relatore del parere del CESE sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE. "Le norme di bilancio vigenti limitano la spesa militare e, pur rappresentando un passo avanti, iniziative come il Fondo europeo per la difesa (FED) e lo strumento europeo per la pace (EPF) rimangono insufficienti per affrontare la portata delle minacce attuali".

La cooperazione con la NATO è essenziale per l'interoperabilità e per una strategia unificata. Gli appalti congiunti, i partenariati per la cibersicurezza e per la sicurezza spaziale e il progetto satellitare IRIS2 rafforzeranno la resilienza. I finanziamenti nel settore della difesa devono essere in linea con le più ampie priorità dell'UE senza compromettere gli obiettivi sociali e ambientali. Gli investimenti strategici, l'innovazione e la pianificazione a lungo termine sono fondamentali per garantire la sicurezza e l'autonomia dell'Europa. (tk)

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

Nel parere recentemente adottato sul tema Rafforzare l'orientamento ai risultati della politica di coesione dopo il 2027, il CESE ha sottolineato la necessità di adottare un approccio orientato ai risultati per fare in modo che tale politica continui a produrre benefici tangibili riducendo al contempo le disuguaglianze e promuovendo una competitività sostenibile.

"La politica di coesione deve rimanere lo strumento chiave dell'UE per lo sviluppo regionale. Un approccio orientato ai risultati garantisce che ogni euro speso contribuisca al benessere economico e sociale", ha dichiarato il relatore del parere David Sventek.

Per sostenere lo sviluppo regionale, le transizioni verde e digitale e la competitività economica, il QFP 2028+ avrà bisogno di una profonda revisione. Con un fabbisogno di investimenti superiore a 750-800 miliardi di euro all'anno, è essenziale un finanziamento robusto da parte dell'UE.

Il CESE chiede di mantenere la capacità di bilancio all'1,8% del PIL dell'UE e di aumentare la dotazione finanziaria della politica di coesione. Tra le priorità principali vi sono una governance condivisa, politiche regionali su misura, finanziamenti basati sui risultati e la semplificazione dei processi.

Un approccio orientato ai risultati migliora l'efficienza, ma richiede una migliore attuazione e supervisione. Trovando il giusto equilibrio tra la competitività e gli investimenti sociali, rafforzando il supporto tecnico e garantendo la trasparenza si renderà la politica di coesione più incisiva e quindi si accrescerà la resilienza economica e si ridurranno le disparità in tutta Europa. (tk)

Il turismo è un motore dell'economia dell'UE in grado di migliorare la competitività dell'Europa. È tempo di ripensare il modo in cui funziona questo settore e di andare oltre la sostenibilità verso un turismo rigenerativo, grazie al quale le destinazioni non si limitino a sopravvivere bensì prosperino. 

Il turismo è un motore dell'economia dell'UE in grado di migliorare la competitività dell'Europa. È tempo di ripensare il modo in cui funziona questo settore e di andare oltre la sostenibilità verso un turismo rigenerativo, grazie al quale le destinazioni non si limitino a sopravvivere bensì prosperino.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta l'Unione europea a trasformare il proprio settore turistico, ponendo l'accento sulla sostenibilità e sulla rigenerazione per garantire benefici economici e ambientali a lungo termine.

Poiché il turismo rimane un pilastro portante dell'economia dell'UE, in particolare nelle regioni che dipendono fortemente da questo settore, il CESE raccomanda di accelerare la transizione verso un turismo sostenibile e di passare a strategie di turismo rigenerativo, come indicato nel suo parere sul tema Il turismo nell'UE: la sostenibilità come motore della competitività a lungo termine.

"Dobbiamo fare in modo che il turismo contribuisca al rilancio della competitività europea con un suo ruolo specifico. Si tratta di un aspetto essenziale, dato che il turismo rappresenta una quota così importante del PIL di molti Stati membri e regioni, nonché delle loro catene del valore", ha affermato la relatrice del parere, Isabel Yglesias.

Yglesias ha osservato che il parere prende come punto di partenza la Dichiarazione di Palma, adottata nel secondo semestre del 2023 durante la presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, nel cui quadro si era raggiunto un ampio consenso su come garantire che la sostenibilità sia al centro del futuro del turismo.

Per conseguire questo obiettivo, le istituzioni europee e le amministrazioni nazionali, regionali e locali devono sostenere attivamente il settore nelle sue transizioni, assicurando un'interlocuzione permanente con tutte le parti interessate e rafforzando il dialogo sociale.

Sebbene gli sforzi per realizzare la sostenibilità nel turismo abbiano dato risultati significativi, il boom dei viaggi dopo la pandemia ha messo a dura prova molte destinazioni popolari. Questo forte aumento del turismo rende più difficile per le regioni conciliare crescita economica e sviluppo sostenibile, dato che nel contempo devono affrontare anche la carenza di personale e lo squilibrio tra i posti di lavoro disponibili e le competenze dei lavoratori.

Il CESE invoca pertanto una transizione verso il turismo rigenerativo, chiedendo che quest'ultimo venga integrato nella strategia dell'UE per il turismo sostenibile, che la Commissione europea presenterà nei prossimi mesi.

A differenza del turismo sostenibile tradizionale, che si concentra essenzialmente sulla riduzione del danno ambientale, il turismo rigenerativo mira a ripristinare e valorizzare il capitale naturale, sociale ed economico. Questo approccio proattivo e lungimirante integra i principi dell'economia circolare e cerca di produrre effetti positivi duraturi per le destinazioni e le comunità locali. (ll)

Gli agricoltori europei devono ad affrontare molteplici crisi, dagli eventi climatici estremi all'instabilità dei mercati e alla concorrenza sleale. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), le attuali politiche dell'UE non proteggono adeguatamente gli agricoltori e sono necessarie riforme urgenti per garantire i redditi, rafforzare il potere contrattuale e assicurare un'agricoltura sostenibile.

Gli agricoltori europei devono ad affrontare molteplici crisi, dagli eventi climatici estremi all'instabilità dei mercati e alla concorrenza sleale. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), le attuali politiche dell'UE non proteggono adeguatamente gli agricoltori e sono necessarie riforme urgenti per garantire i redditi, rafforzare il potere contrattuale e assicurare un'agricoltura sostenibile.

In un parere richiesto dalla presidenza polacca dell'UE, il CESE chiede un sistema agricolo più resiliente, che ponga al centro gli agricoltori.

"L'agricoltura è una professione nobile con due obiettivi chiave: produrre alimenti sicuri e di alta qualità per nutrire la popolazione e mantenere e valorizzare l'ambiente. Tutto ciò che chiediamo in cambio è una retribuzione adeguata e proporzionata al lavoro svolto, oltre al rispetto e a un prezzo equo per il cibo che forniamo", ha dichiarato Joe Healy, uno dei tre relatori del parere.

A giudizio del CESE, la politica agricola comune (PAC) non è in grado di far fronte alle sfide attuali. Gli strumenti finanziari che raccomanda per sostenere gli agricoltori includono l'assicurazione pubblica per i disastri naturali, gli aiuti anticiclici e i pagamenti diretti. I fondi di mutualizzazione, già utilizzati in alcuni Stati dell'UE, potrebbero fornire un'ulteriore rete di sicurezza, finanziata collettivamente da agricoltori, industria, governi regionali e UE.

Poiché la PAC dovrà essere rivista dopo il 2027, il CESE ha chiesto di riportare il suo bilancio almeno allo 0,5% del PIL dell'UE. Sono necessarie regole commerciali più severe per garantire che i prodotti importati rispettino le norme UE in materia di protezione ambientale e lavoro.

Un'altra preoccupazione fondamentale è legata alle vendite sottocosto, una pratica che impone agli agricoltori pressioni finanziarie estreme. Il CESE esorta i responsabili politici dell'UE a prendere seriamente in considerazione la possibilità di vietare gli acquisti sottocosto, per evitare che la grande distribuzione costringa gli agricoltori al fallimento, prendendo a modello le leggi spagnole sulla catena alimentare.

Per migliorare la trasparenza e il potere di mercato degli agricoltori, il CESE propone un centro digitale dell'UE per monitorare prezzi, costi e profitti. Il Comitato auspica inoltre la negoziazione collettiva dei prezzi e un maggiore sostegno alle cooperative e alle organizzazioni dei produttori. È necessario rafforzare l'indipendenza economica e la competitività in tutto il settore agricolo dell'UE.

Sebbene gli obiettivi climatici siano essenziali, gli agricoltori non possono sostenerne i costi da soli. Un fondo per la sostenibilità potrebbe aiutarli a passare a pratiche più ecologiche. Il parere mette in guardia dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, dato che le rigide norme dell'UE pongono gli agricoltori locali in una posizione di svantaggio rispetto ai loro concorrenti dei paesi terzi.

Il CESE sottolinea l'importanza degli investimenti nello sviluppo rurale, dell'innovazione e della semplificazione delle regole della PAC. Con gli agricoltori sempre più sotto pressione, l'urgenza è evidente: i leader dell'UE devono agire prima che scompaiano altre aziende agricole. (ks)

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Spesa per la difesa e spesa sociale devono andare di pari passo: lo Stato sociale non va sacrificato per aumentare gli investimenti nella difesa. Avere un welfare forte rimane uno strumento fondamentale per stroncare i tentativi dei partiti di estrema destra che aspirano a instaurare nell'UE autocrazie in "stile Cremlino".

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Spesa per la difesa e spesa sociale devono andare di pari passo: lo Stato sociale non va sacrificato per aumentare gli investimenti nella difesa. Avere un welfare forte rimane uno strumento fondamentale per stroncare i tentativi dei partiti di estrema destra che aspirano a instaurare nell'UE autocrazie in "stile Cremlino".

Ora che siamo entrati nel quarto anno di guerra in Ucraina, molte voci si levano per chiedere di aumentare la spesa per la difesa, soprattutto dopo i recenti cambiamenti a livello politico negli Stati Uniti. La protezione dei paesi europei sembra non essere più garantita, e questo ha già infranto numerosi tabù, non solo in merito al dibattito sulle questioni militari in ambito UE, ma anche per quanto riguarda un aumento dell'indebitamento.

Tuttavia, secondo alcune di queste voci il tema va affrontato cercando un compromesso a somma zero con lo Stato sociale: come se la potenza delle forze armate statunitensi fosse dovuta all'assenza di una protezione sociale adeguata nel paese, o come se l'attuale debolezza dei nostri eserciti fosse il risultato delle pensioni e della sicurezza sociale.

In quanto gruppo Lavoratori, ci preme evidenziare due punti:

  • L'UE nel suo complesso è il secondo attore al mondo per spesa militare. Anche se in alcuni casi può essere necessario investire risorse comuni o supplementari nella difesa, quello che è veramente indispensabile è un coordinamento e progetti congiunti per garantire la nostra autonomia strategica. L'Europa deve difendersi, non competere a livello mondiale con gli Stati Uniti.
  • Uno Stato sociale ben funzionante, insieme alla lotta contro la povertà e la disuguaglianza, è uno strumento chiave per scongiurare una presa di potere dell'estrema destra in molti paesi dell'Unione. I partiti di estrema destra, oggi in ascesa, sono poco inclini alla democrazia, apertamente ostili alla maggior parte dei nostri valori, desiderosi di instaurare un'autocrazia in "stile Cremlino" anche nei nostri paesi e, se mai andranno al potere, faranno in modo che una politica di difesa coordinata non riesca ad imporsi.

Ecco perché gli Stati membri dell'UE devono considerare gli investimenti nella difesa e quelli nel sociale come due elementi che si rafforzano a vicenda: l'uno rende possibile l'altro.

L'UE si trova a uno snodo fondamentale nello sviluppo dell'IA. Attualmente il mercato dell'IA generativa (GenAI) è dominato dalle imprese statunitensi, che assorbono l'80 % degli investimenti privati a livello mondiale, anche se oggi la Cina avanza a grandi passi in questo settore. Al fine di individuare ciò di cui l'Europa ha bisogno per rimanere competitiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato un nuovo studio in collaborazione con il Centro per gli studi politici europei (CEPS).

L'UE si trova a uno snodo fondamentale nello sviluppo dell'IA. Attualmente il mercato dell'IA generativa (GenAI) è dominato dalle imprese statunitensi, che assorbono l'80 % degli investimenti privati a livello mondiale, anche se oggi la Cina avanza a grandi passi in questo settore. Al fine di individuare ciò di cui l'Europa ha bisogno per rimanere competitiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato un nuovo studio in collaborazione con il Centro per gli studi politici europei (CEPS).

Lo studio – elaborato sotto l'egida della sezione Mercato unico, produzione e consumo (INT) del CESE e discusso periodicamente in seno all'Osservatorio della transizione digitale e del mercato unico del Comitato – esamina le principali opportunità, sfide e misure strategiche necessarie per migliorare il panorama europeo dell'IA.

Principali raccomandazioni per l'Unione europea:

  • Aumentare gli investimenti nell'IA e la potenza di calcolo: l'Europa deve investire maggiormente nelle infrastrutture di IA per promuovere l'innovazione.
  • Concentrarsi su tre settori ad alto potenziale: l'IA può stimolare la crescita nei settori dell'industria automobilistica, dell'energia pulita e dell'istruzione.
  • Promuovere l'IA open source: incoraggiare modelli di IA open source migliorerà e rafforzerà l'accessibilità e la concorrenza.
  • Integrare meglio le attività di R&S in tutta l'UE.

Responsabilizzare la società civile in merito alla governance dell'IA
Lo studio sottolinea l'importanza delle organizzazioni della società civile nella definizione delle politiche e della governance in materia di IA. Per migliorare l'inclusività e l'adozione etica dell'IA, la relazione raccomanda:

  • Programmi di alfabetizzazione in materia di IA: mettere in campo iniziative di formazione e di dialogo sociale per responsabilizzare i lavoratori e i cittadini.
  • Un approccio sociale fin dalla progettazione ("Social by Design"): garantire che lo sviluppo dell'IA sia antropocentrico e in linea con le esigenze della società.
  • Maggiori finanziamenti per le organizzazioni della società civile: sostenere le organizzazioni senza scopo di lucro che colmano il divario tra l'intelligenza artificiale e la sua comprensione da parte dell'opinione pubblica.
  • Adozione etica dell'IA: dare la priorità a sistemi di IA affidabili e conformi ai valori europei.

Sfruttare il potenziale del CESE nelle politiche in materia di IA
Il CESE si trova in una posizione ideale per agevolare la partecipazione strutturata delle organizzazioni della società civile nelle politiche in materia di IA. Lo studio invita a sostenere l'IA open source e a promuovere l'innovazione etica attraverso appalti pubblici e programmi di finanziamento, coinvolgendo il Comitato quale polo centrale per la collaborazione con le organizzazioni della società civile e le "comunità open source" e per la sensibilizzazione in merito all'impatto dell'IA sulla società.

La relazione introduce inoltre un glossario unificato sull'IA al fine di elaborare un linguaggio comune e garantire una comunicazione efficace tra decisori politici, sviluppatori e utenti, il che è essenziale per uno sviluppo, una governance e una diffusione responsabili dell'IA in tutti i settori.

Lo studio sarà trasmesso alle principali istituzioni dell'UE e dovrebbe contribuire alle future politiche in materia di IA. Il testo integrale dello studio è disponibile qui. (vk)