European Economic
and Social Committee
European Economic
and Social Committee
The European Economic and Social Committee (EESC) is the voice of organised civil society in Europe.
Find out more about its role and structure at http://www.eesc.europa.eu/en/about
The EESC issues between 160 and 190 opinions, evaluation and information reports a year.
It also organises several annual initiatives and events with a focus on civil society and citizens’ participation such as the Civil Society Prize, the Civil Society Days, the Your Europe, Your Say youth plenary and the ECI Day.
Find the latest EESC opinions and publications at http://www.eesc.europa.eu/en/our-work/opinions-information-reports/opinions and http://www.eesc.europa.eu/en/our-work/publications-other-work/publications respectively.
The EESC is active in a wide range of areas, from social affairs to economy, energy and sustainability.
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The EESC holds nine plenary sessions per year. It also organises many conferences, public hearings and high-level debates related to its work.
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The EESC brings together representatives from all areas of organised civil society, who give their independent advice on EU policies and legislation. The EESC's326 Members are organised into three groups: Employers, Workers and Various Interests.
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The EESC has six sections, specialising in concrete topics of relevance to the citizens of the European Union, ranging from social to economic affairs, energy, environment, external relations or the internal market.
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La politica di coesione è fondamentale per elaborare una nuova prospettiva post-COVID-19 per l'UE che sia incentrata sulla prosperità, l'inclusione e la sostenibilità ambientale e in cui la società civile organizzata sia pienamente coinvolta. È questo il messaggio lanciato in occasione della plenaria di settembre dalla Presidente del CESE Christa Schweng e ribadito dalla commissaria europea per la Coesione e le riforme Elisa Ferreira.
Fin dall'insorgere della crisi pandemica la politica di coesione è stata determinante per trovare soluzioni durante la fase di emergenza, e nel periodo di programmazione 2021-2027 l'UE dovrebbe continuare a servirsi di questo strumento per affrontare le sfide e le disuguaglianze esistenti sia all'interno degli Stati membri, delle regioni, delle città che tra di essi e tra le singole persone - uno stato di cose che non fa che peggiorare durante questa pandemia.
"La politica di coesione svolgerà un ruolo fondamentale nel garantire una ripresa equilibrata, che non lasci indietro nessuno. Il principio di un partenariato con le organizzazioni della società civile fa parte del DNA di tale politica, e noi vorremmo che venisse applicato anche a NextGenerationEU e all'attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza. La politica di coesione dovrebbe inoltre comportare meno adempimenti burocratici e diventare più digitalizzata e più efficace”, ha dichiarato Christa Schweng.
La commissaria Ferreira ha osservato che la crisi della COVID-19 ha aggravato le disuguaglianze esistenti e ne ha create di nuove, colpendo soprattutto i lavoratori in prima linea, le categorie vulnerabili (come gli anziani e le persone con disabilità), le persone con un accesso più limitato ai servizi e coloro che più hanno risentito degli effetti delle misure di confinamento, ad esempio le donne e i giovani: "La forza dell'UE si misura sulla forza del suo anello più debole. Combattere e ridurre le disuguaglianze è una condizione imprescindibile per un'Unione forte e prospera. L'equità sociale e l'inclusività devono essere al centro della ripresa europea. Non potremo trovare delle soluzioni ai problemi sociali se non supereremo le disuguaglianze territoriali e regionali. Dobbiamo tenere conto del luogo in cui le persone vivono". (mp)