European Economic
and Social Committee
Una nuova visione per una nuova Europa: prospera, inclusiva e sostenibile
In vista della presidenza francese dell'Unione europea, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha organizzato a Parigi un seminario nel quale oratori di alto livello hanno discusso le priorità per la ripresa e la ricostruzione dell'Europa dopo la pandemia.
L'Unione europea deve elaborare una nuova visione lungimirante di un'Europa post-COVID, insieme a proposte concrete per un futuro prospero, socialmente inclusivo e sostenibile dal punto di vista ambientale.
Questo è stato il messaggio della Presidente del CESE Christa Schweng nel suo intervento al seminario sul tema Europa post-COVID: costruire un nuovo accordo al di là del patto di stabilità e crescita e preparare l'Europa al 55 %. La società civile ha voce in capitolo, che è stato ospitato a Parigi il 16 novembre 2021 dal Consiglio economico, sociale e ambientale francese nella sua sede del Palais d'Iéna.
Ricordando che la sfida maggiore è ora quella di garantire una ripresa equilibrata in tutta Europa, mentre si definisce un percorso verso un futuro resiliente e sostenibile, Schweng ha dichiarato: Dopo le difficoltà causate dalla pandemia, i principi da cui dovremo farci guidare sono due: ripresa e ricostruzione. Gli strumenti per affrontare le attuali sfide economiche e sociali dovrebbero essere quello degli investimenti e quello delle riforme
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Necessità di riformare il quadro di bilancio dell'UE: solidarietà e responsabilità
L'evento ha visto la partecipazione di oratori di alto livello e si è concentrato, da un lato, sulla necessità di riformare le regole di bilancio dell'UE al fine di realizzare gli obiettivi sociali e ambientali garantendo nel contempo la responsabilità di bilancio e, dall'altro, sull'importanza che le organizzazioni della società civile europea continuino a essere coinvolte e a partecipare attivamente.
Il climatologo Jean Jouzel ha gettato le basi del dibattito sottolineando che le sfide ambientali hanno una portata mondiale e impongono a tutti di guardare nella stessa direzione. L'ultima relazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha evidenziato che la crisi climatica è causata dalle attività umane e colpisce i suoli, l'aria e i mari del nostro pianeta, e che per realizzare l'obiettivo della neutralità carbonica dell'UE entro il 2050 occorre passare fin da subito dall'ambizione all'azione.
Con riferimento a una possibile riforma del quadro di bilancio dell'UE, Emmanuel Jessua, del Centro di ricerca per l'espansione dell'economia e lo sviluppo delle imprese, ha affermato che l'UE ha bisogno di regole di bilancio semplici, credibili e ben applicate, e che un'Europa della solidarietà è possibile solo se si rafforza la fiducia tra i suoi Stati membri.
Nella stessa ottica, Andreas Eisl, dell'Istituto Jacques Delors, ha sottolineato che la necessità di una riforma di bilancio era emersa già prima della pandemia, ma ora è urgente consentire lo stanziamento di fondi per la transizione verde: un nuovo patto dovrà trovare il giusto equilibrio tra solidarietà, responsabilità e controllo.
Per parte sua, Etienne Barel, della Federazione bancaria francese, si è soffermato sul finanziamento sostenibile, osservando che le banche sono molto consapevoli delle loro responsabilità, sono tra le prime organizzazioni a essere impegnate sul fronte dell'ecologia e riconoscono che la transizione dovrebbe essere inclusiva e non avvenire a scapito dei cittadini. Ma spetta ai politici decidere cosa finanziare o meno, ha ricordato Barel.
Una nuova Europa verde e sociale
Sarah Coupechoux, in rappresentanza della Fondazione Abbé Pierre, ha sottolineato l'importanza che la società civile abbia un ruolo nella discussione, sostenendo che un futuro patto dovrebbe rispecchiare una transizione giusta così come le preoccupazioni dei cittadini sulla lotta alla povertà: dovrebbero essere garantite le necessità di base quali la sussistenza, una vita dignitosa grazie al proprio lavoro e il reperimento di un alloggio decente.
Sulla stessa lunghezza d'onda, Thierry Cadart, della Confederazione francese democratica del lavoro (CFDT), ha chiesto un approccio globale per elaborare il concetto di "giustizia sociale", che dovrebbe essere la parola d'ordine per il futuro. Cadart ha affermato che la risoluzione della questione ambientale non è facoltativa, bensì una strada obbligata, e ha ammonito che non vi può essere giustizia sociale se il pianeta è morto. I cittadini vogliono essere ascoltati e le soluzioni possono essere trovate in Europa, ma in chiave sociale.
Intervenendo a nome delle giovani generazioni, Camille Étienne, attivista per il clima, ha ricordato che i giovani sono impegnati molto seriamente perché credono in una presa di coscienza sul mondo che stiamo creando. Non ci sarà nessuna transizione ecologica se essa non sarà equa e giusta, ed è essenziale non aspettare, ma agire molto rapidamente.
Infine, Joël Destom, membro del CESE, ha richiamato l'attenzione sull'importanza di rafforzare la fiducia tra gli Stati membri, avvertendo che l'Europa deve rinnovarsi e non semplicemente adattarsi, altrimenti potrebbero sorgere pericoli. Per il futuro è necessaria una sempre maggiore cooperazione tra la società civile e i cittadini: oggi più che mai è importante spiegare l'Europa, di cui noi stessi dobbiamo essere gli artefici.
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A new vision for a new Europe: prosperous, inclusive and sustainable