Il futuro mercato unico europeo ha bisogno di un nuovo orientamento geopolitico

Nella sessione plenaria di marzo del Comitato economico e sociale europeo (CESE), l'ex presidente del consiglio italiano Enrico Letta ha affermato con chiarezza che il mercato unico europeo riguarda innanzitutto i cittadini e ­­­– a 30 anni dalla sua creazione – deve essere imperniato sull'autonomia strategica dell'Europa e su questioni quali la difesa, le telecomunicazioni, l'energia e le finanze.

"Il ripensamento strategico del mercato unico dell'UE è ormai una necessità: negli ultimi 30 anni il mondo è cambiato, e il mercato unico deve essere adattato al nuovo panorama internazionale", ha dichiarato l'ex capo del governo italiano Enrico Letta, intervenendo in un dibattito sul tema nella seduta plenaria del CESE del 20 marzo scorso.

Presentando l'idea fondamentale alla base della sua relazione ad alto livello sul futuro del mercato unico, l'ex premier, che attualmente presiede l'Istituto Jacques Delors, ha sottolineato che il futuro mercato unico deve avere un inquadramento geopolitico e deve essere imperniato sull'autonomia strategica dell'Europa e su pilastri quali la difesa, le telecomunicazioni, l'energia e le finanze.

Il panorama geopolitico è ormai completamente diverso da quello di 30 anni fa. Oggi il compito dell'UE è valutare le conseguenze che questo nuovo scenario mondiale ha sul mercato unico e sul suo futuro. Il mercato unico ha bisogno di un nuovo approccio che includa anche questioni come la difesa e l'allargamento, ha dichiarato Letta.

Da parte sua, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato che il successo del mercato unico non può essere misurato solo in termini economici, ma deve anche consistere nel rispondere alle attese, e assicurare il benessere, dei cittadini europei: al CESE riteniamo che il mercato unico riguardi essenzialmente le persone e che diritto alla libera circolazione significhi anche libertà di rimanere dove si è.

Letta ha anch'egli fatto notare che il mercato unico riguarda e serve le persone. E ha osservato che la competitività economica deve andare di pari passo con la protezione sociale, e che il diritto di spostarsi e quello di restare sono parti di una medesima libertà, spiegando che in alcuni paesi la fuga di cervelli sta avendo un impatto devastante. Dobbiamo affrontare la questione della libertà di restare e di ritornare nel proprio paese. Oggi, infatti, partire significa acquistare un biglietto di sola andata, e questo incide sulla competitività e crea un grande problema in Europa.

Ricordando la necessità di proteggere e migliorare il futuro mercato unico, il Presidente Röpke ha aggiunto che qualsiasi piano a lungo termine per tale mercato dovrebbe essere focalizzato sulla convergenza sia sociale che economica, affrontando le disuguaglianze e le disparità sociali che minacciano l'integrazione europea. Tutto ciò richiede uno sforzo collettivo che coinvolga le regioni, gli enti locali, le imprese e la società civile per costruire un'Europa socialmente consapevole che non lasci indietro nessuno.

A nome del gruppo Organizzazioni della società civile, il presidente del gruppo Semestre europeo del CESE Luca Jahier ha posto in evidenza che il mercato unico non può riguardare solo l'energia, le telecomunicazioni e l'intelligenza artificiale, l'Unione dei mercati dei capitali e la difesa. L'UE, infatti, ha anche bisogno di un pilastro sociale come condizione per la sua competitività e prosperità.

Il presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE Stefano Mallia ha affermato che il futuro del mercato unico deve iniziare già "domani" e non tra qualche anno, sottolineando che l'UE deve sì occuparsi di tutte le imprese, ma anche dedicare un'attenzione specifica a quelle innovative, che creeranno crescita e occupazione.

Infine, a nome del gruppo Lavoratori del CESE, il vicepresidente del gruppo Philip Von Brockdorf ha richiamato l'attenzione sul fatto che, benché l'Unione dei mercati dei capitali sia fondamentale per completare il mercato unico, l'UE si è concentrata sui risultati più a portata di mano, senza affrontare le questioni reali poste dai mercati nazionali dei capitali e dalla tendenza di alcuni Stati membri a guardare soltanto ai propri interessi.

Contesto

La relazione ad alto livello sul futuro del mercato unico è stata richiesta il 30 giugno 2023 dal Consiglio europeo, che ha incaricato l'ex capo del governo italiano Enrico Letta di raccogliere le posizioni espresse in merito da organismi europei e nazionali, nonché dalle organizzazioni dei datori di lavoro, dei sindacati e della società civile. L'obiettivo principale della relazione è quello di formulare raccomandazioni concrete e ambiziose.

La relazione dovrebbe essere discussa nella riunione del Consiglio europeo dell'aprile 2024 e fungere da base per l'azione delle future presidenze del Consiglio, della prossima Commissione europea e degli Stati membri.

Avviato più di 30 anni fa, il 1o novembre 1993, il mercato unico è la risorsa più preziosa dell'integrazione europea: un unico territorio senza frontiere interne né altri ostacoli normativi alla libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali, ossia alle cosiddette "quattro libertà".

Tuttavia, sebbene il mercato unico abbia reso più facile la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese europei, i benefici che esso offre non sempre si concretizzano, perché talvolta le norme che li prevedono non sono conosciute dai potenziali beneficiari, non vengono attuate o sono comunque rese meno incisive da una serie di barriere di vario tipo.

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