European Economic
and Social Committee
Verso un lavoro su piattaforma a condizioni eque e sostenibili
La transizione digitale ha portato a una rapida diffusione del lavoro su piattaforma, dando vita a una nuova forma di occupazione e interessando milioni di lavoratori. Nel corso dell'audizione sul pacchetto Condizioni di lavoro dei lavoratori su piattaforma, il CESE ha sottolineato i rischi potenziali e il modo in cui la direttiva proposta dalla Commissione europea dovrebbe affrontare queste sfide. Il pacchetto è stato accolto con favore dai partecipanti, che hanno sottolineato la necessità di un quadro giuridico comune, date le reazioni e le pratiche diversificate applicate dagli Stati membri in relazione al lavoro su piattaforma.
L'economia delle piattaforme, accelerata dalla pandemia di COVID-19, è in cima all'agenda europea. Secondo le stime, sono attualmente 28 milioni le persone che nell'UE lavorano mediante piattaforma, e si prevede che tale numero salirà a 43 milioni entro il 2025.
L'audizione organizzata dal CESE era volta a raccogliere i contributi di altre istituzioni dell'UE, della società civile, del mondo accademico e delle parti sociali, che confluiranno nel parere sul pacchetto sulle condizioni di lavoro (SOC/709).
Cinzia Del Rio, relatrice del gruppo di studio, ha sottolineato che questa nuova forma di occupazione offre importanti opportunità di lavoro, ma va anche oltre il modo tradizionale in cui questo è organizzato.
Ha inoltre ricordato l'ampia varietà di disposizioni e di approcci esistente tra gli Stati membri. Persino le norme di base variano notevolmente da un paese all'altro. Al riguardo, Del Rio ha affermato: Accogliamo con favore la decisione della Commissione di presentare una direttiva, che potrebbe definire un quadro normativo comune basato su una serie di criteri e principi fondamentali che possono essere recepiti a livello nazionale.
Karolien Lenaerts, responsabile della ricerca presso l'Istituto di ricerca per il lavoro e la società (HIVA) dell'Università cattolica di Lovanio, e oratrice principale dell'evento, ha evidenziato la diversità dei profili delle persone che lavorano nell'economia delle piattaforme. L'economia delle piattaforme rappresenta un nuovo modo di occupazione che offre reali opportunità, ma a trarne beneficio sono spesso solo le persone con un profilo professionale forte.
I lavoratori delle piattaforme scarsamente qualificati sono maggiormente esposti a numerosi rischi e di solito si trovano ad affrontare precarietà, incertezza sul lavoro, mancanza di accesso alla protezione sociale, salari bassi e flessibilità limitata. Secondo la Commissione europea, i lavoratori tramite piattaforma prestano in media nove ore di lavoro non retribuito alla settimana e il 55 % di essi percepisce meno del salario minimo.
A tale riguardo, la direttiva della Commissione rappresenta un importante passo avanti per garantire che tutti possano beneficiare dei vantaggi offerti dal lavoro su piattaforma.
Perfezionare le caratteristiche delle piattaforme: lo status occupazionale e la "scatola nera" dell'algoritmo
Dato che lo status occupazionale è il punto di accesso ai diritti dei lavoratori e alla protezione sociale, la classificazione dei lavoratori rappresenta una questione centrale, e in molte controversie è stato necessario far ricorso ai tribunali nazionali per definire lo status occupazionale.
Max Uebe, della DG Occupazione della Commissione, ha confermato in cifre che sullo status occupazionale sono state pronunciate oltre 120 sentenze giudiziarie in 12 Stati membri, mentre molte altre cause sono ancora pendenti. Uebe ha poi aggiunto che lo status occupazionale costituisce una sfida prioritaria nella proposta di direttiva.
Tuttavia, Alessio Bertolini, del progetto Fairwork, ha osservato che la proposta non affronta pienamente la questione in quanto le piattaforme hanno potuto modificare i loro contratti per evitare che i lavoratori siano riclassificati come dipendenti lasciando ai lavoratori e ai loro rappresentanti il compito di giocare al gatto e al topo per i loro diritti.
I partecipanti hanno sollevato il tema "scottante" degli algoritmi, dato che sempre più spesso è ad essi che viene delegata la gestione del lavoro. Con la nuova proposta, le piattaforme di lavoro digitali saranno tenute ad aprire i loro algoritmi, la cosiddetta "scatola nera" del processo decisionale automatizzato.
La rendicontabilità degli algoritmi è fondamentale in quanto accrescerà la trasparenza, la tracciabilità e la consapevolezza dell'evoluzione del lavoro su piattaforma e migliorerà l'applicazione delle norme pertinenti per tutte le persone che lavorano con tale sistema, comprese quelle che operano a livello transfrontaliero.
A tal fine, Ricardo Rodriguez Contreras, responsabile della ricerca presso Eurofound, si è compiaciuto per la struttura equilibrata e approfondita della proposta, ma ha espresso preoccupazione per l'evoluzione dei modelli aziendali delle piattaforme, che potrebbe presto rendere obsoleti alcuni criteri di classificazione.
Lukas Pilgram e Robert Torvelainen, rispettivamente delle piattaforme Delivery Hero e Wolt, si sono detti favorevoli all'obiettivo iniziale della proposta, ma entrambi hanno sottolineato il vantaggio della flessibilità offerta dal lavoro su piattaforma. In particolare, hanno messo in risalto il fatto che la flessibilità è altamente apprezzata dai lavoratori su piattaforma
, aggiungendo che si dovrebbe prestare maggiore attenzione al miglioramento delle condizioni di lavoro, piuttosto che alla riclassificazione dei lavoratori su piattaforma come dipendenti, privandoli della flessibilità di cui godono.
Sulla stessa lunghezza d'onda si è espressa Isaline Ossieur di Business Europe, che ha affermato di appoggiare l'obiettivo della proposta di migliorare le condizioni di lavoro e ha insistito sul fatto che la flessibilità è preferita dalla maggior parte dei lavoratori delle piattaforme
. Ossieur si è detta preoccupata per il fatto che il modo in cui la proposta affronta lo status occupazionale danneggerebbe la flessibilità e la libertà di scelta offerte dall'economia delle piattaforme.
Infine, Ludovic Voet, della Confederazione europea dei sindacati, ha espresso apprezzamento per la tempistica della proposta, sottolineando che: è un buon segnale che la proposta giunga ora e ponga fine allo sfruttamento sulle piattaforme digitali. Se i lavoratori sono inquadrati come subordinati, le piattaforme dovrebbero rispettare il diritto del lavoro, questo è il nocciolo della regolamentazione proposta.
Work organisation
Downloads
-
Towards a fair and sustainable digital platform labour