Il processo di digitalizzazione deve essere responsabile e non lasciare indietro nessuno: è il messaggio di fondo lanciato da una tavola rotonda di esperti organizzata dal CESE

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Nel corso di un'audizione organizzata dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) un gruppo di esperti si è trovato d'accordo nel sostenere che i dati dei sistemi digitali devono essere soggetti a un controllo democratico per tutelare la privacy ed evitare possibili abusi. Gli esperti hanno sottolineato che la trasformazione digitale, tenuto conto soprattutto dell'invecchiamento demografico nell'UE, deve essere inclusiva e consentire un accesso universale ai servizi di base.

In una società sempre più iperdigitalizzata e iperconnessa le questioni della proprietà, della sicurezza e della protezione dei dati sono fondamentali, ed è indispensabile introdurre una qualche forma di controllo democratico sui dati. Sono questi i temi affrontati nel corso della tavola rotonda di esperti che si è tenuta il 19 aprile 2022 a cura della sezione Trasporti, energia, infrastrutture e società dell'informazione (TEN).

L'identità digitale è oggi una questione della massima priorità, così come quelle della protezione e della sicurezza dei dati. La riservatezza dei dati, la possibilità che vengano manipolati, il riconoscimento facciale e le situazioni abusive che possono costituire violazioni dei diritti umani fondamentali sono tutti argomenti estremamente delicati e che è necessario affrontare, ha dichiarato Baiba Miltoviča, presidente della sezione TEN.

L'audizione ha riunito esperti in differenti settori di competenza per fare il punto su temi di attualità quali l'identità digitale e la sovranità dei dati. L'impiego su vasta scala delle tecnologie digitali ha reso possibile uno sviluppo senza precedenti nella storia dell'umanità. È tempo di discutere di un controllo democratico di queste tecnologie, le quali presentano certamente dei vantaggi ma anche una serie di effetti collaterali di cui occorre tenere conto, ha messo in guardia Dumitru Fornea, relatore del parere d'iniziativa del CESE sul tema, attualmente in corso di elaborazione.

Identità digitale e sovranità dei dati

Le soluzioni digitali sono di grande interesse per i cittadini europei, dal momento che semplificano la loro vita quotidiana ed eliminano lo stress dalle procedure amministrative. Per fare un esempio, l'identità digitale può servire ai cittadini per avere un accesso più agevole ai servizi pubblici o delle imprese.

Eppure dall'entrata in vigore della parte del regolamento (UE) n. 910/2014 relativa all'identificazione elettronica, nel settembre 2018, solo 14 Stati membri dell'Unione hanno introdotto almeno un sistema di identificazione elettronica. Questo significa che, per il momento, solo il 59 % dei residenti nell'UE ha accesso a sistemi di identificazione elettronica sicuri e affidabili a livello transfrontaliero, e solo sette di questi sistemi sono completamente mobili e soddisfano le attuali aspettative degli utenti.

Tuttavia, benché i vantaggi dei sistemi digitali siano chiari ed evidenti per tutti, vanno attuati con cautela: un'attuazione troppo rapida, soprattutto se l'accesso ad alcuni servizi di interesse generale richiede il possesso di un'identità digitale, potrebbe portare a situazioni delicate in cui un numero significativo di cittadini si vedrebbe negare il diritto di accedere a servizi di base quali l'erogazione di energia elettrica o il riscaldamento, l'assistenza sanitaria o i trasporti.

Antonio García del Riego, presidente del gruppo di studio per il parere del CESE, ha sottolineato che nella corsa a realizzare passi avanti nella digitalizzazione della nostra economia e della nostra società – un processo che garantirà un tenore di vita migliore, maggiori progressi e una produttività più elevata –, non possiamo trascurare di occuparci dell'inclusione di tutti coloro che rischiano di essere lasciati indietro. La popolazione dell'UE è sempre più anziana, e questo è un fattore da tenere presente nella riflessione sull'accesso ai servizi di base, tanto nel settore pubblico come in quello privato. L'inclusione digitale ha un'importanza fondamentale.

Se si considera che, da un lato, l'UE presenta tuttora un basso livello di istruzione digitale, pur avendo fissato l'obiettivo di dotare l'80 % della sua popolazione di competenze digitali entro il 2030, e che, dall'altro, è impossibile arrestare l'evoluzione tecnologica, il principio da cui dobbiamo farci guidare deve essere quello di integrare in maniera responsabile queste tecnologie nella nostra vita e nelle nostre società.

Le opinioni espresse dalle organizzazioni della società civile

Nel corso del dibattito i rappresentanti di BusinessEurope hanno messo l'accento sull'importanza di una trasformazione digitale agevole, operativa e incentrata sull'umano. Svetlana Stoilova ha sottolineato che l'obiettivo principale della digitalizzazione dovrebbe essere l'integrazione del mercato interno dell'UE, con un'economia e una legislazione del digitale basate sulla proporzionalità e su norme chiare, e ha precisato che la fiducia è essenziale affinché i cittadini adottino e utilizzino i servizi digitali.

Adnane Lachheb ha aggiunto che l'intelligenza artificiale è effettivamente ritenuta una tecnologia indispensabile in Europa, in grado di apportare un gran numero di benefici alla società: per questo motivo è importante ridurre al minimo gli errori nel campo dell'IA e pensare ai costi che dovremo sostenere se non la utilizziamo.

Quanto all'industria della sicurezza digitale, il rappresentante di Eurosmart Alban Feraud ha affermato che gli sviluppi digitali dovrebbero essere in linea con i principi della Carta dei diritti umani e concentrarsi sulla creazione di un ecosistema affidabile, aperto e trasparente basato su un'identità sicura e sulla protezione dei dati.

Diego Naranjo, a nome dell'iniziativa EDRi (European Digital Rights), ha argomentato a favore della protezione dei diritti digitali, sottolineando che i diritti delle persone vengono prima di ogni altra considerazione e soffermandosi sui temi della protezione dei dati, della privacy, della libertà di espressione e della regolamentazione delle piattaforme digitali.

Tutti questi contributi confluiranno nell'elaborazione del parere del CESE sul tema Identità digitale, sovranità dei dati e percorso verso una transizione digitale giusta per i cittadini che vivono nella società dell'informazione (TEN/773), che dovrebbe essere adottato nella sessione plenaria di luglio.