Il CESE afferma che la biodiversità è il tassello mancante nel complicato puzzle delle strategie dell'UE

This page is also available in

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) nella sessione plenaria di settembre ha adottato il parere sulla Strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030, facendo seguito alla pubblicazione da parte della Commissione europea della comunicazione dal titolo Strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2030 - Riportare la natura nella nostra vita.

Dal 1992 l'Unione europea ha cercato più volte di mettere in campo una strategia sulla biodiversità senza ottenere grandi risultati, principalmente a causa di un'attuazione inadeguata del quadro giuridico negli Stati membri e delle scarse risorse finanziarie dedicate alle misure necessarie.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) riconosce che la Commissione ha profuso nuovi sforzi per raggiungere questo obiettivo con l'impegno a elaborare una strategia sulla biodiversità per il 2030 come uno dei percorsi verso il Green Deal europeo e verso il quadro globale sulla biodiversità proposto dalla Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP 15 della CBD), prevista in Cina nel 2021.

Il 30 settembre 2020 l'UE ha partecipato con altri leader mondiali alle discussioni in occasione del vertice ONU sulla biodiversità, impegnandosi ancora una volta a invertire la tendenza alla perdita di risorse naturali entro il 2030.

Tuttavia, non si può parlare seriamente della strategia sulla biodiversità senza allinearne gli obiettivi con quelli del Green Deal, della legge europea sul clima, della strategia "Dal produttore al consumatore" (Farm to Fork) e della riforma della PAC, affrontando così le cause principali dell'attuale perdita di biodiversità (cambiamenti dell'uso del suolo e del mare, sfruttamento eccessivo delle risorse, cambiamenti climatici, inquinamento e specie esotiche invasive).

Tra il 1860 e il 2020 la popolazione mondiale è passata da 1,4 miliardi a 7,6 miliardi, con un enorme aumento delle esigenze di questa massa di persone. Abbiamo chiesto al pianeta che ci ospita di darci sempre di più e abbiamo sconvolto, in buona parte, i ritmi della biodiversità. Oggi, grazie soprattutto alla sensibilità che ci viene dall'Unione europea e dal Green Deal, voluto dalla Commissione, ci impegniamo a invertire la tendenza e a recuperare nuove aree per ripristinare la biodiversità, fondamentale per la conservazione degli ecosistemi. Assistiamo a un processo che nasce da una rinnovata sensibilità culturale e si manifesta attraverso iniziative dell'UE. Si tratta di attuare una serie di azioni a beneficio di tutti, accompagnate da interventi compensativi e senza penalizzare nessuno, ha sottolineato il relatore del parere Antonello Pezzini.

Come affrontare il problema

Secondo il CESE, la strategia sulla biodiversità è la strada maestra da percorrere per mettere la biodiversità europea al centro della ripresa post Covid-19, a beneficio delle persone, del clima e del pianeta, riportando la natura nella nostra vita.

L'UE deve quindi adoperarsi molto di più per proteggere le risorse naturali ancora esistenti attraverso campagne di sensibilizzazione e di comunicazione rivolte alla società in generale e ai giovani in particolare, dando risalto ai benefici derivanti dalle azioni di salvaguardia. Il CESE ritiene necessario estendere le superfici delle aree protette, soprattutto quelle rigorosamente protette, per il ripristino degli habitat e la lotta al declino delle specie, limitando il più possibile l'impatto sull'agricoltura e sulla silvicoltura, anche se questo non sarà in alcun modo sufficiente ad arrestare la diminuzione della biodiversità.

La strategia della Commissione propone di trasformare almeno il 30 % della superficie terrestre e dei mari dell'Europa in zone protette gestite in modo efficace, e di sottoporre a una protezione rigorosa il 10 % di queste aree (con una gestione di "non intervento").

Prevede inoltre che almeno il 10 % dei terreni agricoli sia costituito da elementi del paesaggio ad elevata biodiversità (fasce tampone, siepi, terrazzamenti, alberi non produttivi, stagni ecc.), benché il CESE osservi che questo obiettivo non trova alcun riscontro nella proposta di riforma della PAC attualmente in discussione.

La strategia propone anche di sbloccare 20 miliardi di EUR all'anno, senza però fornire precisazioni sul calcolo fatto per arrivare a tale importo o su come questo bilancio dovrebbe essere coperto.

Né nel piano europeo per la ripresa né nel nuovo QFP (il piano finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2021-2027) vi è traccia di un'integrazione piena, efficace e coerente della questione della biodiversità. A giudizio del Comitato, questo è un segnale preoccupante del fatto che, ancora una volta, tra le parole e i fatti vi è una notevole discrepanza.

Il CESE si rammarica che, fino ad oggi, nessuna delle promesse di arrestare la perdita di biodiversità sia mai stata mantenuta. La nuova strategia propone dei buoni approcci, ma che non sembrano avere un riscontro diretto nelle politiche concrete: le risorse finanziarie necessarie per la strategia non trovano spazio nel QFP e neppure le proposte di riforma della PAC sono state modificate per tenerne conto, ha deplorato il correlatore del parere Lutz Ribbe.

Il CESE sottolinea che la protezione della biodiversità non può essere a carico degli agricoltori e dei proprietari di foreste dal punto di vista economico. La fornitura di questo "bene e valore pubblico" dovrebbe piuttosto diventare un'interessante opportunità di reddito per gli agricoltori stessi.

Ecco perché il CESE, proprio come la Corte dei conti europea, si è anche espresso chiaramente a favore di una linea di finanziamento dell'UE distinta rispetto al bilancio per l'agricoltura.

La situazione attuale della perdita di biodiversità

Oggi gli indicatori sono talmente negativi che, secondo molti scienziati, la sesta estinzione di massa della Terra è già in corso, con la scomparsa in tempi estremamente brevi di un numero quasi incalcolabile di specie. Questa, però, è un'estinzione del tutto diversa, dato che non è provocata da catastrofi naturali o da altre cause, ma dovuta ad un nuovo e unico fattore: l'intervento umano.

Dal 1970 il numero di animali terrestri è diminuito del 40 %, e lo stesso calo del 40 % si è registrato per la popolazione degli animali marini. Circa il 25 % delle barriere coralline al mondo ha già subito danni irreparabili.

Quasi un quarto delle specie animali e vegetali selvatiche è attualmente a rischio di estinzione, secondo la lista rossa delle specie minacciate del 2019, stilata dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (International Union for Conservation of Nature - IUCN).

Si assiste anche a un rapidissimo declino di insetti e impollinatori (in alcune regioni del mondo talune popolazioni hanno già registrato in pochi anni un calo del 75 %) e le condizioni di alcuni ecosistemi sono peggiorate a tal punto che questi non sono più in grado di fornire pienamente i loro preziosi servizi al nostro pianeta.

Se il problema della perdita di biodiversità non sarà affrontato seriamente, l'umanità assisterà al permanente degrado di questa inestimabile risorsa. La natura, attraverso i suoi processi ecologici ed evolutivi, provvede alla qualità dell'aria, delle acque dolci e dei suoli da cui dipende l'umanità, regola il clima, assicura l'impollinazione e il controllo degli organismi nocivi e riduce l'impatto dei rischi naturali (Relazione di valutazione globale 2019 di IPBES - Piattaforma intergovernativa di politica scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici).

In vista della prossima Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica, che si terrà in Cina nel 2021, occorre fare molto di più per proteggere la biodiversità a livello mondiale. La forma del nuovo accordo globale a difesa della natura dipenderà dai leader mondiali e dalla loro volontà politica di cambiare il corso della storia. È tempo che l'Europa assuma il suo ruolo di leader e convinca il resto del mondo che vale la pena di seguire le strategie adottate.

See also