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OCTOBER 2024 | IT

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Editoriale

Editoriale

Accogliere l'allargamento: un impegno per il futuro dell'Europa

Allargare l'Unione europea con l'adesione dei paesi candidati non significa semplicemente espandersi: si tratta di un investimento geostrategico nella promozione della pace, della stabilità, della sicurezza e dello sviluppo socioeconomico, un investimento capace di rafforzare il tessuto democratico del nostro continente. L'allargamento dell'UE serve quindi da potente strumento per diffondere e difendere i valori fondamentali dell'Europa. 

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Accogliere l'allargamento: un impegno per il futuro dell'Europa

Allargare l'Unione europea con l'adesione dei paesi candidati non significa semplicemente espandersi: si tratta di un investimento geostrategico nella promozione della pace, della stabilità, della sicurezza e dello sviluppo socioeconomico, un investimento capace di rafforzare il tessuto democratico del nostro continente. L'allargamento dell'UE serve quindi da potente strumento per diffondere e difendere i valori fondamentali dell'Europa. I nostri organismi bilaterali e iniziative istituiti con le società civili dei paesi candidati sono i comitati consultivi misti (CCM) e le piattaforme della società civile, l'iniziativa dei "membri di paesi candidati all'adesione" e l'estensione a questi stessi paesi delle missioni in loco sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali: essi testimoniano l'impegno del CESE ad approfondire e ampliare l'Unione. Il nostro lavoro dimostra che i progressi nella realizzazione delle necessarie riforme interne possono, e anzi dovrebbero, procedere di pari passo con l'integrazione dei paesi candidati. Nonostante le sfide che permangono in un buon numero di questi, gli ostacoli incontrati dovrebbero fungere da stimolo per la nostra collaborazione con le controparti candidate, piuttosto che scoraggiare i passi avanti.

Il CESE ha svolto un ruolo determinante nell'allargamento dell'UE, partecipando alla riunione ministeriale UE-Balcani occidentali tenutasi a Skopje e collaborando strettamente con i leader di diversi paesi candidati. Le nostre attività hanno come obiettivo quello di valutare se i paesi candidati siano pronti a soddisfare i criteri di Copenaghen, e di riaffermare il nostro impegno a favore di un dialogo inclusivo ed equo con tutti i membri del CESE, tra cui senz'altro i membri di paesi candidati all'adesione. Per questo motivo sono orgoglioso di poter dire che l'iniziativa dei "membri di paesi candidati all'adesione", lanciata nel febbraio scorso alla presenza del primo ministro albanese Edi Rama e del primo ministro montenegrino Milojko Spajić, costituisce una pietra angolare del programma della mia presidenza.

Coinvolgendo attivamente i membri di paesi candidati all'adesione, il Comitato si pone come capofila tra le istituzioni dell'UE nella graduale integrazione di questi paesi. L'impatto dell'iniziativa è tangibile e trova un sempre più ampio riconoscimento nei paesi candidati e nella stessa UE : la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il commissario per l'Allargamento Oliver Várhelyi sostengono fermamente il progetto. L'iniziativa è volta non solo a produrre benefici immediati, ma anche a gettare solide basi per le aspirazioni a lungo termine dei paesi candidati, dei loro cittadini e delle loro società civili assai dinamiche. Consente alla società civile di queste nazioni di partecipare direttamente al processo decisionale dell'UE, conservando intatto lo slancio per le riforme necessarie. In totale, 146 membri di paesi candidati all'adesione hanno dato un contributo attivo all'elaborazione di pareri su temi connessi all'allargamento, quali la politica di coesione dell'UE, il mercato unico, la sostenibilità del settore agroalimentare e la carenza di competenze.

I comitati consultivi misti e le piattaforme della società civile rappresentano un quadro fondamentale per il dialogo tra le diverse parti interessate, garantendo che tutte le voci trovino ascolto durante il processo decisionale. I comitati consultivi misti attualmente operativi sono quelli con il Montenegro, con la Serbia e con la Turchia, mentre le piattaforme della società civile in funzione riguardano in particolare l'Ucraina e la Moldova. Il comitato consultivo misto con la Macedonia del Nord dovrebbe riprendere i lavori con l'apertura del primo gruppo di capitoli di negoziato, mentre la creazione di un nuovo comitato per l'Albania è ormai in fase avanzata. Il prossimo forum ad alto livello della società civile dedicato all'allargamento, che si terrà il 24 ottobre in concomitanza con la sessione plenaria del CESE, rafforzerà ulteriormente questo impegno. Organizzato congiuntamente con la Commissione, il forum riunirà membri del CESE, circa un centinaio di membri di paesi candidati all'adesione, rappresentanti degli Stati membri ed esponenti politici di spicco dei paesi candidati per analizzare il valore del dialogo civile e sociale ai fini del buon esito dell'allargamento dell'UE. Metterà in evidenza il ruolo del dialogo sociale nel portare avanti gli sforzi di adesione, nell'ottimizzare la duplice transizione verde e digitale e nel difendere i valori fondamentali dell'UE.

In quanto anello di collegamento con la società civile, il CESE è impegnato a rafforzare e accogliere tutte le voci che si battono per la libertà, la democrazia e la prosperità socioeconomica, promuovendo in ultima analisi una maggiore integrazione nei paesi candidati e nell'UE. Insieme stiamo costruendo un futuro più luminoso per l'Europa, un futuro di inclusione, di prosperità e di unità. L'impegno del Comitato a favore dell'allargamento è incrollabile, e le nostre azioni testimoniano della nostra fede in un'Europa più integrata e più resiliente nel suo insieme.

Oliver Röpke

Presidente del CESE

Date da ricordare

6 novembre 2024

Conferenza annuale sui diritti fondamentali e lo Stato di diritto

27 novembre 2024

I cittadini possono sconfiggere la disinformazione (Atene, Grecia)

28-29 novembre 2024

Forum europeo sulla migrazione – 9a edizione

4-5 dicembre 2024

Sessione plenaria del CESE

Una domanda a …

Abbiamo chiesto a Sandra Parthie, relatrice del parere sul tema L'IA per finalità generali: la via da seguire dopo la legge sull'intelligenza artificiale, di parlarci della normativa in questione. Nello specifico, perché è così importante garantire che questa legge sia attuata correttamente per quanto riguarda i modelli di IA per finalità generali e il modo in cui sono regolamentati? Come possiamo produrre un'IA competitiva nell'UE e perché è importante farlo?

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Abbiamo chiesto a Sandra Parthie, relatrice del parere sul tema L'IA per finalità generali: la via da seguire dopo la legge sull'intelligenza artificiale, di parlarci della normativa in questione. Nello specifico, perché è così importante garantire che questa legge sia attuata correttamente per quanto riguarda i modelli di IA per finalità generali e il modo in cui sono regolamentati? Come possiamo produrre un'IA competitiva nell'UE e perché è importante farlo?

Un'IA "made in Europe" è possibile, ma bisogna lavorarci

a cura di Sandra PARTHIE

La legge sull'IA è il primo esempio al mondo di quadro giuridico globale che disciplina l'intelligenza artificiale. 

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a cura di Sandra PARTHIE

La legge sull'IA è il primo esempio al mondo di quadro giuridico globale che disciplina l'intelligenza artificiale.

L'uso di questa tecnologia è sempre più diffuso e incide su molti aspetti della nostra vita quotidiana. Ad esempio, attraverso annunci pubblicitari mirati, influenza le informazioni che tutti noi vediamo online. Cosa ancora più importante, è ora utilizzata nel settore sanitario per contribuire alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro. A tal fine, le sue applicazioni si basano su modelli di IA per finalità generali, che devono essere addestrati. È necessario alimentarli con molte immagini di cellule cancerogene, ad esempio, affinché in ultimo riescano a riconoscerle autonomamente.

La riuscita di questo addestramento si basa sui dati, enormi quantità di dati. Le modalità di svolgimento dell'addestramento influiscono sulla qualità dei risultati del modello o applicazione di IA che si addestra. Se vengono alimentati con dati o immagini errati, identificheranno erroneamente le cellule sane come cellule cancerogene.

Il miglioramento dell'assistenza medica e sanitaria è un esempio convincente del motivo per cui è necessario che nell'UE vi siano la capacità e le infrastrutture per sviluppare modelli di IA per finalità generali sottostanti. Ciò, semplicemente, contribuirà a salvare vite umane.

Inoltre, l'IA per finalità generali (GPAI) è un fattore di svolta nei processi di produzione e anche per le imprese. Affinché l'economia europea rimanga competitiva, dobbiamo garantire lo spazio per l'innovazione all'interno dell'UE e incoraggiare gli imprenditori e le start-up a sviluppare le loro idee.

Naturalmente, vi sono rischi connessi all'IA e alla GPAI, che vanno dai difetti nei modelli e dai bug nelle applicazioni all'utilizzo della tecnologia per scopi criminali. Pertanto, l'UE deve anche disporre delle competenze necessarie per contrastare gli attacchi dolosi e le minacce informatiche, e poter contare su infrastrutture comuni situate nella stessa UE, per fare in modo che, in parole semplici, "le luci rimangano accese".

Tutto ciò dimostra l'importanza di disporre di una regolamentazione adeguata, che sia incentrata sulla qualità dei dati di addestramento dell'IA, sui metodi di addestramento e, in ultima analisi, sul prodotto finale. Deve basarsi su valori europei quali la trasparenza, la sostenibilità, la protezione dei dati o il rispetto dello Stato di diritto. Purtroppo molti dei principali sviluppi della GPAI sono determinati da attori al di fuori della giurisdizione dell'UE. Quest'ultima deve pertanto sviluppare le capacità per garantire che gli attori sia dell'UE che dei paesi terzi attivi nel nostro mercato rispettino le sue disposizioni normative e i valori europei.

L'Unione deve ridurre la posizione dominante sul mercato delle grandi imprese digitali, spesso non europee, anche mobilitando gli strumenti della politica di concorrenza. Le autorità garanti della concorrenza nell'UE devono far leva sulle loro capacità per garantire che gli hyperscaler (ossia, gestori di centri di elaborazione dati che offrono servizi scalabili di cloud computing) non abusino della loro posizione di mercato in un contesto B2B o B2G.

Le autorità pubbliche possono sostenere i fornitori europei di GPAI e di applicazioni IA acquistando i loro prodotti e dimostrando in tal modo la loro affidabilità ad altri utenti e clienti. L'UE possiede il talento, il know-how tecnologico e lo spirito imprenditoriale necessari per sviluppare "un'IA made in Europe", ma la mancanza di investimenti, la carenza di infrastrutture informatiche in questo settore e la continua frammentazione del mercato interno, che ostacola l'espansione, compromettono la competitività degli attori europei dell'IA.

L'ospite a sorpresa

La nostra ospite a sorpresa è Alexandra Borchardt, che era l'oratrice principale dell'edizione 2024 del seminario "Collegare l'UE" del CESE. Tra gli autori del rapporto pubblicato quest'anno dall'EBU sugli effetti dell'IA sul giornalismo, Alexandra Borchardt esamina quali prospettive si aprono per il giornalismo di qualità alla luce della rapida diffusione dell'IA generativa. Anche se alcuni operatori del settore sono già ebbri delle promesse dell'IA generativa, i rischi che questa tecnologia comporta sono considerevoli, ma altrettanto grandi sono le opportunità offerte.

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La nostra ospite a sorpresa è Alexandra Borchardt, che era l'oratrice principale dell'edizione 2024 del seminario "Collegare l'UE" del CESE. Tra gli autori del rapporto pubblicato quest'anno dall'EBU sugli effetti dell'IA sul giornalismo, Alexandra Borchardt esamina quali prospettive si aprono per il giornalismo di qualità alla luce della rapida diffusione dell'IA generativa. Anche se alcuni operatori del settore sono già ebbri delle promesse dell'IA generativa, i rischi che questa tecnologia comporta sono considerevoli, ma altrettanto grandi sono le opportunità offerte.

Alexandra Borchardt è una giornalista di lunga esperienza che opera come consulente indipendente; è anche docente universitaria e ricercatrice nel settore dei mezzi d'informazione, con più di 25 anni di esperienza in ambito giornalistico, 15 dei quali in ruoli dirigenziali. Negli ultimi cinque anni ha aiutato 26 giornali europei a realizzare la loro transizione digitale operando come coach per il progetto "Table Stakes Europe" dell'Associazione mondiale dei giornali e notiziari (WAN-IFRA). Per maggiori informazioni, si rimanda al suo sito web.

Un giornalismo in cui avere fiducia nell'epoca dell'IA generativa

di Alexandra Borchardt

Per dirla provocatoriamente, il giornalismo e l'IA generativa sono l'antitesi l'uno dell'altra: il giornalismo parla di fatti, mentre l'IA generativa calcola probabilità. Oppure preferite che i giornalisti riempiano gli spazi lasciati in bianco di una cronaca con qualsiasi cosa sembri probabile? Perché è proprio questo il modus operandi dell'IA generativa.

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di Alexandra Borchardt

Per dirla provocatoriamente, il giornalismo e l'IA generativa sono l'antitesi l'uno dell'altra: il giornalismo parla di fatti, mentre l'IA generativa calcola probabilità. Oppure preferite che i giornalisti riempiano gli spazi lasciati in bianco di una cronaca con qualsiasi cosa sembri probabile? Perché è proprio questo il modus operandi dell'IA generativa. È tuttavia vero che la GenAI dischiude opportunità enormi per potenziare il giornalismo, ad esempio se viene utilizzata al fine di sviscerare ogni aspetto di una questione attinente a idee, domande per un'intervista o titoli, oppure ai fini del giornalismo dei dati e dell'analisi rapida di documenti. Può anche aiutare a superare gli ostacoli frapposti da formati o lingue differenti, e può trasformare un testo scritto in filmati, podcast e immagini, oltre a trascrivere, tradurre e illustrare contenuti, o renderli accessibili sotto forma di chat. Queste funzionalità potrebbero aiutare a catturare l'attenzione di persone scarsamente raggiunte in precedenza, come i membri di piccolissime comunità, le persone poco avvezze alla lettura o all'approfondimento, oppure coloro che semplicemente non sono interessati al giornalismo concepito in modo tradizionale. Come afferma Ezra Eeman, direttore del team Strategia e innovazione presso NPO, l'emittente radiotelevisiva pubblica dei Paesi Bassi, "con l'IA generativa possiamo svolgere meglio la nostra funzione di servizio pubblico, dato che l'IA potenzia l'interattività, l'accessibilità e la creatività. L'IA ci aiuta a rendere accessibile al nostro pubblico un numero maggiore di contenuti".

Eppure, anche se alcuni operatori del settore sono già chiaramente ebbri delle promesse dell'IA generativa, questa tecnologia comporta rischi rilevanti per il giornalismo. I due rischi più grandi sono la perdita generale di fiducia nell'informazione e l'ulteriore sfaldarsi - se non addirittura la scomparsa - del suo modello di fare impresa. Come già accennato, le "allucinazioni" – con questo termine si intende la tendenza dell'IA generativa a fabbricare risposte che hanno la parvenza di fatto accertato o di fonte attendibile – sono in realtà una caratteristica di questa tecnologia piuttosto che un suo errore peculiare. Il problema, però, risiede ben più a monte. Poiché la GenAI consente a tutti di creare, nel giro di pochi minuti, qualsiasi tipo di contenuto (compresi i deepfake, cioè contenuti realistici ma falsi), il rischio è che il pubblico possa perdere fiducia in qualsiasi contenuto messo online. Se con l'alfabetizzazione mediatica già ci viene raccomandato di essere diffidenti nei confronti di quel che si trova online, non si può escludere che questa sana diffidenza si trasformi in totale sfiducia con l'amplificarsi dei contenuti fabbricati. Al momento non c'è modo di prevedere se le testate giornalistiche più importanti trarranno vantaggio dalla loro posizione di capofila nel mondo dell'informazione, oppure se in questo contesto tutti i mezzi d'informazione saranno considerati inattendibili.

L'avanzata della cosiddetta "ricerca generativa" ci porta più vicino al baratro, perché minaccia di rendere il giornalismo sempre più invisibile. Mentre in passato una ricerca su Google forniva una serie di link, molti dei quali rimandavano a testate d'informazione attendibili, adesso i risultati della ricerca sono sempre più modellati dalla GenAI. I lettori ottengono già una prima risposta in formato discorsivo e non hanno bisogno di approfondire la ricerca. Non c'è quindi da sorprendersi se i direttori dei mezzi d'informazione sono in preda al terrore. Molti di loro si sono precipitati a utilizzare l'IA per aumentare l'efficienza, ma questo ovviamente non servirà a centrare l'obiettivo, dato che quello di cui c'è bisogno è puntare ancora di più su un giornalismo di qualità, per mostrare al pubblico lo iato che separa i semplici "contenuti" da un servizio giornalistico preparato facendo le debite indagini, che fornisce un resoconto fedele ed è quindi attendibile.

C'è bisogno di un approccio etico all'uso dell'IA nei mezzi d'informazione. Innanzitutto, le organizzazioni che operano nel settore dei mezzi d'informazione devono avere una strategia in materia di IA e concentrare le energie sul contributo che la tecnologia può dare per valorizzare il servizio pubblico. Le risorse vanno convogliate su ciò che è auspicabile e usate di conseguenza, sempre tenendo presente che l'IA ha un costo notevole sul piano sia ambientale che sociale. Dovrebbe sempre essere possibile dire "no" all'IA. Le organizzazioni dovrebbero poi sfruttare il potere e l'influenza di cui dispongono al momento dell'acquisto di prodotti tecnologici, facendo pressioni per il varo di una regolamentazione in materia e partecipando a dibattiti sul diritto d'autore e sulla protezione dei dati. La posta in gioco è molto alta. È essenziale che ogni impresa esamini attentamente, a cadenza periodica, i prodotti tecnologici che utilizza per individuare eventuali pregiudizi e stereotipi negli algoritmi, allo scopo di evitare l'amplificarsi del danno. Infine, in questo ambiente in rapida evoluzione in cui ogni giorno vengono sfornati nuovi prodotti, è pericoloso procedere da soli. Per tracciare percorsi responsabili verso il futuro è essenziale avviare e favorire collaborazioni non solo all'interno del settore dei mezzi d'informazione, ma anche tra questo settore e le imprese tecnologiche.

È però indubitabile che la GenAI farà aumentare – e anche di molto – la dipendenza dei mezzi di informazione dalle grandi imprese tecnologiche. Quanto più le imprese tecnologiche integreranno gli strumenti dell'IA nelle applicazioni usate quotidianamente dai cittadini, tanto minore sarà il controllo che le organizzazioni operanti nel settore dei mezzi d'informazione avranno su pratiche, processi e prodotti. I loro orientamenti deontologici potrebbero quindi costituire solo un complemento a qualcosa che da tempo è stato deciso altrove.

Se queste sono le premesse, l'ipotesi seguente potrebbe in un certo modo cogliere di sorpresa: il giornalismo di domani potrebbe somigliare a quello di ieri e – si spera – anche superarlo, ma una parte del giornalismo odierno è destinata a scomparire. In futuro, così come è sempre stato in passato, il giornalismo verterà sui fatti (anche inattesi), sulla loro esposizione e sulla capacità di chiedere conto a chi detiene il potere. Punterà a costruire con il pubblico un rapporto stabile, leale e in cui avere fiducia fornendo piste di riflessione, portando avanti dibattiti e offrendo sostegno alle comunità. In un mondo di contenuti artificiali, ciò che le persone reali dicono, pensano e sentono avrà un valore enorme, e i giornalisti hanno strumenti senza pari per portare questa realtà sotto la luce dei riflettori. L'IA può tuttavia aiutare il giornalismo a fare meglio il proprio mestiere, cioè a venire incontro alle esigenze dei singoli e dei gruppi in funzione delle loro situazioni specifiche, e a diventare più inclusivo, radicato nel territorio e basato su una messe di dati secondo modalità che prima non erano economicamente accessibili. Come ha osservato Anne Lagercrantz, vice direttrice generale di Sveriges Television (l'emittente televisiva pubblica della Svezia), "l'IA modificherà radicalmente il modo di fare giornalismo ma - si spera - non la funzione dei giornalisti nella società. Dobbiamo lavorare alla credibilità del settore dei mezzi d'informazione. Dobbiamo creare luoghi sicuri per l'informazione". È incontestabile che, nell'epoca dell'IA, a correre i rischi maggiori non è il giornalismo di per sé, ma il suo modello di fare impresa.

Il presente testo si basa sul rapporto, scaricabile gratuitamente, intitolato Trusted Journalism in the Age of Generative AI ["Un giornalismo in cui avere fiducia nell'epoca dell'IA generativa"], pubblicato nel 2024 dall'EBU e scritto da Alexandra Borchardt, Kati Bremme, Felix Simon e Olle Zachrison.

Veniamo al punto!

Intervenendo nella nostra rubrica "Veniamo al punto!", Alain Coheur, relatore del parere del CESE intitolato Elaborare un'iniziativa faro europea per la salute, raccomanda di fare delle questioni sanitarie un tema prioritario per la nuova Commissione europea. Coheur sottolinea la natura unificante di tale iniziativa faro, che dovrebbe dare una dimostrazione tangibile della solidarietà europea rafforzando i sistemi sanitari e proteggendo l'UE da crisi future.

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Intervenendo nella nostra rubrica "Veniamo al punto!", Alain Coheur, relatore del parere del CESE intitolato Elaborare un'iniziativa faro europea per la saluteraccomanda di fare delle questioni sanitarie un tema prioritario per la nuova Commissione europea. Coheur sottolinea la natura unificante di tale iniziativa faro, che dovrebbe dare una dimostrazione tangibile della solidarietà europea rafforzando i sistemi sanitari e proteggendo l'UE da crisi future.

Alain Coheur

La salute: perché per la nuova Commissione dovrebbe essere una priorità

di Alain Coheur

La salute è un pilastro fondamentale della resilienza e della prosperità dell'UE. Lungi dall'essere un tema marginale, è invece una priorità fondamentale per ogni cittadino europeo, dato che tutti, prima o poi, utilizziamo il nostro sistema sanitario. Durante la pandemia di COVID-19 l'attenzione di tutti era rivolta alla salute. Eppure la Presidente von der Leyen ha perso l'occasione unica di fare della salute una componente essenziale di tutti gli altri settori strategici, avvalendosi della sua carica per promuovere l'integrazione trasversale delle politiche sanitarie. 

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di Alain Coheur

La salute è un pilastro fondamentale della resilienza e della prosperità dell'UE. Lungi dall'essere un tema marginale, è invece una priorità fondamentale per ogni cittadino europeo, dato che tutti, prima o poi, utilizziamo il nostro sistema sanitario. Durante la pandemia di COVID-19 l'attenzione di tutti era rivolta alla salute. Eppure la Presidente von der Leyen ha perso l'occasione unica di fare della salute una componente essenziale di tutti gli altri settori strategici, avvalendosi della sua carica per promuovere l'integrazione trasversale delle politiche sanitarie.

Dobbiamo abbattere i compartimenti stagni tra le politiche settoriali e sviluppare un modello europeo più coerente, coeso e inclusivo, a sostegno di una transizione giusta per tutti, senza lasciare indietro nessuno. Dobbiamo unire tutte le parti interessate, rafforzare il dialogo sociale e coinvolgere la società civile, dall'elaborazione delle politiche fino alla loro attuazione e valutazione.

Il Comitato chiede un'iniziativa faro europea per la salute: un'iniziativa unificante, ancorata alla solidarietà europea, per rafforzare i nostri sistemi sanitari, combattere le disuguaglianze sanitarie e proteggerci da crisi future. Ecco alcuni degli aspetti da porre al centro di questa iniziativa a tutto campo:

  • una garanzia europea per l'assistenza e la salute: una promessa fatta ad ogni cittadino europeo di garantire un accesso equo e universale a un'assistenza di qualità;
  • un approccio "One Health": perché la salute umana è legata in modo indissolubile a quella degli animali, delle piante e dell'ambiente. Cambiamenti climatici, pandemie e perdita di biodiversità sono tutte minacce che devono spingerci ad adottare un approccio olistico;
  • la modernizzazione dei nostri sistemi sanitari grazie a strumenti digitali e all'intelligenza artificiale, con la garanzia che la cibersicurezza e il miglioramento delle competenze digitali dei cittadini e degli operatori sanitari siano al centro di questo processo;
  • investimenti sociali e sanitari: investire nella salute ha un impatto positivo sul benessere dei cittadini e sulla competitività dell'Europa.
  • la garanzia dell'accesso ai medicinali e la costruzione di un'industria dell'UE innovativa e competitiva, i cui progressi mettano in primo piano la salute e l'interesse pubblico e riducano la nostra dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali. La produzione sul territorio europeo è essenziale per garantire la nostra sovranità sanitaria;
  • la garanzia di un numero sufficiente di professionisti del settore sanitario ben formati e ben retribuiti, grazie alla creazione di condizioni di lavoro attraenti, agli investimenti nella formazione, alla costruzione di carriere gratificanti e a un sostegno costante agli operatori sanitari;
  • il rafforzamento delle politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare attraverso la medicina del lavoro, i programmi di screening sul luogo di lavoro e la protezione dei lavoratori dagli agenti cancerogeni e mutageni;
  • priorità alla lotta contro la piaga delle malattie non trasmissibili e delle malattie rare: affrontare questa sfida significa anche combattere le disuguaglianze sanitarie dovute a molteplici fattori.
Notizie dal CESE

Il CESE apre le candidature al suo 15° Premio per la società civile per la lotta contro la pericolosa polarizzazione della società europea

Organizzazioni della società civile, persone fisiche e imprese possono presentare fin da ora i loro progetti senza scopo di lucro per partecipare al premio del CESE dedicato alla lotta contro la pericolosa polarizzazione della società europea.

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Organizzazioni della società civile, persone fisiche e imprese possono presentare fin da ora i loro progetti senza scopo di lucro per partecipare al premio del CESE dedicato alla lotta contro la pericolosa polarizzazione della società europea.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha da poco bandito la 15ª edizione del Premio CESE per la società civile. L'obiettivo specifico dell'edizione di quest'anno è conferire un riconoscimento a iniziative e attività efficaci, innovative e creative senza scopo di lucro nell'Unione europea volte a contrastare la pericolosa polarizzazione della società europea.

L'importo complessivo in palio è di 50 000 EUR, da ripartire tra un massimo di cinque vincitori. Il termine per la presentazione delle candidature è il 7 novembre 2024 alle ore 10:00 (ora di Bruxelles). La cerimonia di premiazione è prevista nel marzo 2025 durante la Settimana della società civile del CESE.

Le candidature possono essere inviate da tutte le organizzazioni della società civile ufficialmente registrate nell'Unione europea e che operano a livello locale, regionale, nazionale o europeo. La partecipazione è aperta anche alle persone fisiche che risiedono nell'UE e alle imprese registrate o operanti all'interno dell'Unione, a condizione che i loro progetti siano rigorosamente non a scopo di lucro.

Per essere ammissibili, le iniziative e i progetti devono essere realizzati nell'UE, e devono essere già stati attuati o essere ancora in corso. Il testo integrale delle condizioni di partecipazione e il modulo di candidatura online sono disponibili sulla pagina web del sito Internet del CESE dedicata al Premio della società civile.

Le attività e/o iniziative proposte per il premio possono riguardare un'ampia gamma di temi, ad esempio: individuare i fattori determinanti, sia individuali che collettivi, della pericolosa polarizzazione; promuovere la trasparenza in materia di finanziamento delle organizzazioni; contrastare le limitazioni alla pluralità dei media; promuovere la libertà, la diversità e l'indipendenza dei media; e lottare contro la disinformazione e le notizie false (o fake news).

L'obiettivo del Premio CESE per la società civile – fiore all'occhiello del Comitato – è quello di sensibilizzare in merito al contributo straordinario della società civile alla creazione di un'identità e di una cittadinanza europee e alla promozione dei valori comuni alla base dell'integrazione europea. Il premio è dedicato ogni anno a un argomento diverso, ma sempre di particolare importanza per l'UE. (lm) 

Il CESE sollecita un'azione più incisiva dell'UE in materia di Stato di diritto e punta i riflettori sulla tanto attesa piattaforma della società civile

A seguito della nomina di un nuovo commissario europeo per la Democrazia, la giustizia e lo Stato di diritto, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto un'azione più incisiva dell'UE in materia di Stato di diritto e diritti fondamentali. 

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A seguito della nomina di un nuovo commissario europeo per la Democrazia, la giustizia e lo Stato di diritto, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto un'azione più incisiva dell'UE in materia di Stato di diritto e diritti fondamentali.

Nella sessione plenaria dello scorso settembre il CESE ha tenuto un dibattito sulla democrazia in cui sono state avanzate piste di riflessione su come rafforzare la risposta dell'UE alle violazioni dello Stato di diritto e all'erosione della democrazia. In tale contesto si è fatto riferimento anche all'annuncio della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen circa la tanto attesa piattaforma della società civile.

È dal 2016 che il CESE raccomanda l'istituzione di questa piattaforma, che dovrebbe dare alla società civile più voce in capitolo nella definizione delle politiche dell'UE, in quanto offrirebbe alle organizzazioni del settore lo spazio indispensabile per dialogare con le istituzioni dell'Unione e contribuire a orientare le decisioni su questioni fondamentali come l'indipendenza della magistratura e le libertà democratiche.

Joachim Herrmann, della direzione Giustizia della Commissione europea, ha presentato l'ultima relazione sullo Stato di diritto sottolineando l'ampliamento del suo ambito di trattazione, per includere i paesi candidati all'adesione all'UE, e il suo impatto sul mercato unico.

Kevin Casas-Zamora, dell'Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale (IDEA), ha elogiato l'impegno dell'UE in questo campo, mettendo però in guardia contro l'arretramento della democrazia, e ha chiesto un coinvolgimento maggiore della società civile e un'esposizione più dettagliata nelle relazioni sullo Stato di diritto. Alexandrina Najmowicz, del Forum civico europeo, ha esortato a formulare più chiaramente le raccomandazioni e a introdurre un sistema di allerta precoce al fine di prevenire un'ulteriore erosione della democrazia.

Nel corso del dibattito i partecipanti hanno messo in guardia contro ogni forma di compiacimento e hanno sottolineato la necessità di agire in rapporto ai crescenti timori sollevati dalle derive autoritarie, dalle minacce all'indipendenza della magistratura e dalla contrazione dello spazio civico. Jerzy Pomianowski, direttore esecutivo del Fondo europeo per la democrazia, ha avvertito che si rischia un effetto boomerang se il tema della democrazia passa in secondo piano rispetto a preoccupazioni più immediate, come quelle in materia di migrazione e sicurezza, e ha chiesto che il 5 % degli aiuti allo sviluppo sia destinato a favore di programmi a sostegno della democrazia.

Nel dibattito organizzato dal CESE è stato messo in risalto il ruolo imprescindibile della società civile nella difesa dello Stato di diritto e ne è stato chiesto un coinvolgimento maggiore nell'elaborazione delle politiche dell'UE. Il varo della piattaforma della società civile risulta quindi cruciale, assieme a un rinnovato impegno a favore dei diritti fondamentali, per il futuro della democrazia nell'UE. (gb)

Il CESE e l'ECOSOCC dell'Unione africana presentano una dichiarazione congiunta al Vertice del Futuro organizzato dalle Nazioni Unite

Il 20 settembre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Consiglio economico, sociale e culturale (ECOSOCC) dell'Unione africana hanno presentato una dichiarazione congiunta al Vertice del Futuro, organizzato dalle Nazioni Unite a New York, sottolineando il ruolo cruciale della società civile nell'affrontare le sfide globali e nel promuovere lo sviluppo sostenibile.

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Il 20 settembre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Consiglio economico, sociale e culturale (ECOSOCC) dell'Unione africana hanno presentato una dichiarazione congiunta al Vertice del Futuro, organizzato dalle Nazioni Unite a New York, sottolineando il ruolo cruciale della società civile nell'affrontare le sfide globali e nel promuovere lo sviluppo sostenibile.

La dichiarazione congiunta, formulata nel quadro del memorandum d'intesa tra CESE e ECOSOCC, delinea una visione condivisa per un mondo più giusto, più inclusivo e più equo. Il partenariato tra il CESE e l'ECOSOCC mira a ispirare nuove alleanze e iniziative.

Il Presidente Röpke ha dichiarato: "Questa dichiarazione rappresenta molto più di semplici parole; è un forte impegno a favore dei nostri valori condivisi di democrazia, inclusività e sostenibilità. Di fronte all'urgenza delle sfide globali, abbiamo bisogno di un multilateralismo più solido, che ponga al centro un reale coinvolgimento della società civile".

La dichiarazione congiunta mette in evidenza la necessità di:

  • accelerare i progressi verso il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), raccomandando a tal fine l'adozione di una strategia globale mirata;
  • promuovere una transizione equa verso la neutralità climatica, sottolineando l'importanza di garantire un lavoro dignitoso ed eliminare la povertà nel passaggio ad economie climaticamente neutre;
  • realizzare una riforma finanziaria globale del sistema finanziario mondiale, per favorire più efficacemente lo sviluppo sostenibile, in particolare nei paesi vulnerabili;
  • adottare politiche attente alla dimensione di genere, che sollecitino iniziative inclusive sotto il profilo del genere nell'azione per il clima e nei programmi di sviluppo;
  • attribuire alla società civile un ruolo centrale nella riforma della governance globale, compresa la riforma degli organi decisionali delle Nazioni Unite;
  • coinvolgere i giovani e promuovere l'innovazione digitale come fattori fondamentali della futura governance globale.

Il partenariato tra il CESE e l'ECOSOCC è stato formalizzato con la firma di un memorandum d'intesa il 17 luglio 2024 ad Accra (Ghana), il quale rafforza la cooperazione su questioni chiave quali lo sviluppo sostenibile, l'azione per il clima e il coinvolgimento della società civile. Definisce azioni che comprendono riunioni periodiche, contributi congiunti ai vertici Unione europea-Unione africana e la creazione di un meccanismo permanente di partecipazione della società civile.

La collaborazione rispecchia l'impegno di entrambe le istituzioni a promuovere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e una governance inclusiva. Ponendo l'accento sul rafforzamento del ruolo della società civile nel partenariato UE-Africa, il memorandum d'intesa sottolinea la necessità di soluzioni comuni alle sfide globali, compresi i cambiamenti climatici e la resilienza democratica.

Il CESE e l'ECOSOCC mirano a responsabilizzare la società civile in tutta l'Africa. (at)

Nella risoluzione post elezioni europee il Comitato esorta le istituzioni dell'UE a fare della sicurezza una priorità della nuova legislatura

Nella sessione plenaria di ottobre, il Comitato economico e sociale europeo ha adottato la risoluzione dal titolo Tracciare i progressi democratici dell'UE: una risoluzione per il prossimo mandato legislativo, elaborata da tre membri del CESE: Christa Schweng, Cinzia Del Rio e Ioannis Vardakastanis.

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Nella sessione plenaria di ottobre, il Comitato economico e sociale europeo ha adottato la risoluzione dal titolo Tracciare i progressi democratici dell'UE: una risoluzione per il prossimo mandato legislativo, elaborata da tre membri del CESE: Christa Schweng, Cinzia Del Rio e Ioannis Vardakastanis.

In un contesto come quello attuale, segnato da molteplici crisi, il CESE chiede al nuovo Parlamento europeo e alla nuova Commissione europea di far leva sulla varietà di interessi rappresentati in seno al CESE per rafforzare l'Unione europea.

La nuova legislatura europea dovrebbe mirare a rafforzare la posizione internazionale dell'UE, ad affrontare i problemi dell'architettura istituzionale dell'Unione, a fornire un robusto ancoraggio ai valori comuni dell'Europa e a guidare l'economia verso un futuro sostenibile basato su un modello sociale avanzato e inclusivo, essenziale per il progresso, l'unità e la competitività.

Nella risoluzione, il CESE chiede alle istituzioni dell'UE di definire un concetto di sicurezza articolato in sei punti, ossia basato su un'Unione che:

  • protegge i suoi cittadini dalle minacce esterne;
  • protegge le persone dai rischi interni - principalmente quelli relativi alla salute, ai cambiamenti demografici e alla povertà - e che fornisce loro un accesso universale alla protezione sociale e al benessere su tutto il suo territorio;
  • garantisce un'economia sociale di mercato competitiva, basata su ecosistemi che assicurino produttività, innovazione, impieghi di qualità e piena occupazione;
  • crea un'economia resiliente a beneficio di tutti;
  • assicura il dialogo e la partecipazione delle parti sociali, della società civile organizzata e dei cittadini per far fronte alle sfide e alle grandi trasformazioni in atto e a quelle del prossimo futuro;
  • protegge dalle minacce, sia presenti che future, poste dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento e dalla perdita di biodiversità.

La risoluzione è frutto della prima Settimana della società civile, svoltasi nel marzo scorso e organizzata dal CESE per sondare le opinioni degli europei di ogni fascia di età, delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile. (mp)

Biodiversità: il CESE invoca un approccio integrato per affrontare la triplice crisi planetaria

Con l'avvicinarsi della 16a riunione della conferenza delle parti della convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (COP 16), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta ad adottare un approccio globale integrato per affrontare la crisi della biodiversità in corso.

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Con l'avvicinarsi della 16a riunione della conferenza delle parti della convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (COP 16), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta ad adottare un approccio globale integrato per affrontare la crisi della biodiversità in corso.

In un contesto di crescenti tensioni globali, il CESE esorta i governi a concentrarsi sulla biodiversità quale soluzione chiave alla triplice crisi planetaria (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e desertificazione). La COP 16 sarà un momento cruciale per accelerare gli sforzi globali volti a salvaguardare gli ecosistemi del nostro pianeta, come sottolineato dal CESE nel parere adottato a settembre.

"Senza biodiversità, gli ecosistemi e le economie giungeranno al collasso, dato che oltre la metà del PIL mondiale e il 40 % dei posti di lavoro dipendono direttamente dalla natura", ha dichiarato Arnaud Schwartz, relatore del parere.

Il CESE sottolinea che la biodiversità, su cui si fondano gli ecosistemi, il benessere umano e le economie, non è un tema che può essere affrontato isolatamente, ma va integrato in un gran numero di settori strategici diversi, come il clima, l'agricoltura e il commercio. Ad esempio, gli accordi commerciali dovrebbero promuovere la sostenibilità garantendo che i beni e le tecnologie non contribuiscano alla deforestazione e alla distruzione degli habitat.

Inoltre, si deve assicurare quanto prima un sostegno finanziario per la conservazione della biodiversità. I finanziamenti pubblici, da soli, non bastano, per cui è necessaria una combinazione di meccanismi finanziari pubblici, privati e innovativi.

Il CESE esorta l'UE a sostenere i paesi del Sud del mondo nei loro sforzi per la protezione della biodiversità, e raccomanda l'eliminazione graduale delle sovvenzioni dannose per la biodiversità, in particolare di quelle che favoriscono l'uso di combustibili fossili. Riorientare tali sovvenzioni verso il ripristino degli ecosistemi potrebbe servire ad affrontare sia i cambiamenti climatici che la perdita di biodiversità attraverso soluzioni basate sulla natura, quali il rimboschimento, l'agricoltura sostenibile e il ripristino delle zone umide.

Inoltre, il CESE ha sottolineato l'importanza dell'approccio "One Health", che tiene conto dell'interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale. Gli ecosistemi sani forniscono servizi essenziali, come l'impollinazione, il sequestro del carbonio e la filtrazione dell'acqua, tutti fattori che contribuiscono al benessere umano. Il declino della biodiversità compromette la resilienza degli ecosistemi, aumentando il rischio di zoonosi, come la COVID-19.

Il CESE ha inoltre chiesto che i giovani siano maggiormente coinvolti nel processo decisionale, e ha proposto di istituire la carica di vicepresidente esecutivo/a della Commissione europea per le generazioni future, con il compito di garantire che la sostenibilità e il benessere a lungo termine abbiano la precedenza sui profitti a breve termine. (ks) 

Premi dell'UE per la produzione biologica 2024: operatori di Italia, Spagna e Svezia guidano la classifica, stilata dal CESE, di PMI, rivenditori e ristoranti biologici

Il 23 settembre 2024 la Commissione europea ha annunciato i vincitori della terza edizione del premio dell'UE per la produzione biologica. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha selezionato e premiato i vincitori di tre importanti categorie: migliore PMI di trasformazione alimentare biologica, miglior rivenditore di alimenti biologici e miglior ristorante biologico.

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Il 23 settembre 2024 la Commissione europea ha annunciato i vincitori del terzo premio dell'UE per la produzione biologica. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha selezionato e premiato i vincitori di tre importanti categorie: migliore PMI di trasformazione alimentare biologica, miglior rivenditore di alimenti biologici e miglior ristorante biologico.

Ed ecco i vincitori:

  • migliore PMI di trasformazione alimentare biologica: Gino Girolomoni Cooperativa Agricola (Italia), cooperativa che produce pasta biologica nelle Marche, utilizzando energia rinnovabile e sostenendo più di 300 produttori agricoli locali.
  • Miglior rivenditore di alimenti biologici: SAiFRESC (Spagna), un'iniziativa condotta da agricoltori, che produce 70 varietà di frutta e verdura biologiche su 30 ettari di terreni agricoli biologici, promuovendo un'economia circolare e offrendo seminari educativi.
  • Miglior ristorante / servizio di ristorazione biologico: Kalf & Hansen (Svezia), una catena di ristoranti specializzata nella cucina nordica di stagione, biologica al 100 %, nota per il suo approvvgionamento sostenibile e per i suoi forti legami con i produttori locali.

Peter Schmidt, presidente della sezione Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente (NAT) del CESE, ha elogiato i vincitori, osservando che i premi riconoscono l'innovazione e l'eccellenza nel settore biologico dell'UE. Ha sottolineato che per la crescita del settore e per aiutare l'UE a raggiungere l'obiettivo del 25 % di agricoltura biologica entro il 2030 è essenziale aumentare l'accessibilità e l'economicità dei prodotti biologici. "Tuttavia l'approccio di risolvere i problemi sociali attraverso le politiche agricole è sbagliato. Sono le politiche sociali quelle che devono far sì che i cittadini europei possano permettersi prodotti biologici", ha aggiunto.

I premi dell'UE per la produzione biologica fanno parte della più ampia iniziativa della Giornata europea della produzione biologica, lanciata nel 2021 per mettere in evidenza i vantaggi dell'agricoltura biologica. L'agricoltura biologica, sostenuta dalla politica agricola comune dell'UE, è cresciuta significativamente, passando dal 5,9 % dei terreni agricoli dell'UE nel 2012 al 10,5 % nel 2022, con vendite al dettaglio per 45 miliardi di EUR nel 2022. Malgrado le sfide economiche, l'UE rimane il secondo mercato biologico a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti. (ks) 

Il CESE alla COP29

Anche quest'anno il Comitato economico e sociale europeo (CESE) parteciperà alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la cui ventinovesima sessione (COP29) si terrà a Baku, capitale dell'Azerbaigian.

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Anche quest'anno il Comitato economico e sociale europeo (CESE) parteciperà alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la cui ventinovesima sessione (COP29) si terrà a Baku, capitale dell'Azerbaigian.

Il CESE vi sarà rappresentato da Peter Schmidt, presidente del gruppo ad hoc sulla COP, e da Diandra Ní Bhuachalla, delegata dei giovani del CESE alla conferenza. Nel corso della conferenza il CESE ribadirà i messaggi contenuti nel suo recente parere sui finanziamenti per il clima e rilancerà il suo appello a favore di una transizione equa e inclusiva, in modo da garantire che l'azione per il clima non faccia aumentare le disuguaglianze sociali. Inoltre, il CESE si batterà a favore di sistemi agroalimentari sostenibili, delle fonti di energia rinnovabili, dell'efficienza energetica, delle tecnologie verdi e della coerenza tra gli obiettivi in materia di biodiversità e quelli climatici. Partecipando alla COP29, il CESE intende assicurarsi che si presti ascolto alla voce della società civile europea e che i risultati della conferenza rispecchino soluzioni equilibrate e socialmente eque alla crisi climatica. (ks) 

Il CESE porta l'Iniziativa dei cittadini europei fuori dalla cerchia di Bruxelles

Il 4 ottobre il gruppo ad hoc Iniziativa dei cittadini europei ("gruppo ICE") del CESE ha tenuto a Zagabria un dibattito sul tema L'Iniziativa dei cittadini europei: a che punto siamo in Croazia?, per permettere ai membri del gruppo ad hoc di discutere con i portatori di interessi locali delle loro esperienze, opinioni e idee. Il dialogo si è soffermato in particolare sulla visibilità dell'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) e sulla consapevolezza dell'esistenza di questo strumento in Croazia, oltre che sugli insegnamenti tratti e le buone pratiche individuate finora. L'ICE è uno strumento che consente ai cittadini dell'Unione europea di influenzare direttamente le politiche dell'UE proponendo nuova legislazione.

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Il 4 ottobre il gruppo ad hoc Iniziativa dei cittadini europei ("gruppo ICE") del CESE ha tenuto a Zagabria un dibattito sul tema L'Iniziativa dei cittadini europei: a che punto siamo in Croazia?, per permettere ai membri del gruppo ad hoc di discutere con i portatori di interessi locali delle loro esperienze, opinioni e idee. Il dialogo si è soffermato in particolare sulla visibilità dell'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) e sulla consapevolezza dell'esistenza di questo strumento in Croazia, oltre che sugli insegnamenti tratti e le buone pratiche individuate finora. L'ICE è uno strumento che consente ai cittadini dell'Unione europea di influenzare direttamente le politiche dell'UE proponendo nuova legislazione.

Il dibattito di Zagabria sul tema L'Iniziativa dei cittadini europei: a che punto siamo in Croazia? è stato il primo evento di questo tipo organizzato dal gruppo ad hoc fuori Bruxelles. I membri del gruppo ad hoc del CESE, che sono stati ospiti della Camera croata dell'artigianato (Hrvatska Obrtnička Komora), hanno avuto l'onore e il piacere di accogliere al dibattito Margareta Mađerić, sottosegretaria di Stato al ministero croato del Lavoro, Dino Zorić, del ministero della Giustizia, rappresentanti della Commissione europea e del forum ICE, numerosi partecipanti presenti in rappresentanza di centri Europe Direct, università, enti locali e consigli economici e sociali nazionali, nonché ambasciatori dell'ICE in Croazia, promotori di ICE, studenti universitari e altre parti interessate dell'ICE.

Al dibattito hanno fatto seguito nel pomeriggio una delle riunioni periodiche del gruppo ad hoc e una passeggiata nel centro di Zagabria, durante la quale i membri del gruppo sono entrati direttamente in contatto con gli abitanti della capitale croata distribuendo loro la ben nota pubblicazione del CESE Passaporto per la democrazia europea.

Con il suo programma di lavoro per il periodo 2023-2025, il gruppo ad hoc si propone di rafforzare ulteriormente la partecipazione attiva del CESE all'iter dell'Iniziativa dei cittadini europei. Prevede infatti di tenere altre riunioni fuori Bruxelles, dal momento che costituiscono un'ottima occasione per dibattere con i portatori di interessi locali dell'ICE e per fare opera di sensibilizzazione su questo strumento a livello nazionale e locale.

Attualmente presieduto dal membro del CESE Violeta Jelić, il gruppo ICE è stato istituito nel 2013 per fornire orientamenti politici sull'Iniziativa dei cittadini europei e monitorare gli sviluppi in questo campo.

Introdotta dal Trattato di Lisbona, l'Iniziativa dei cittadini europei è entrata in vigore nel 2012 quale primo strumento di democrazia partecipativa in assoluto a livello transnazionale. L'ICE prevede che almeno un milione di cittadini dell'UE provenienti da almeno sette Stati membri possa rivolgere alla Commissione europea la richiesta di presentare una proposta legislativa e, dunque, è quanto di più vicino esista a un'iniziativa legislativa dei cittadini. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha svolto fin dall'inizio un ruolo molto attivo nell'elaborazione e nella promozione dell'Iniziativa dei cittadini europei. (ep)

CESE e CdR ospitano le Giornate sulla cibersicurezza a Bruxelles

Dal 2 al 4 ottobre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Comitato delle regioni (CdR) hanno ospitato a Bruxelles il mese europeo della cibersicurezza (ECSM). All'evento hanno partecipato oratori di spicco in rappresentanza delle istituzioni dell'UE, degli enti regionali e della società civile per affrontare le sfide di un panorama informatico in rapida evoluzione come quello d'oggi. ​

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Dal 2 al 4 ottobre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Comitato delle regioni (CdR) hanno ospitato a Bruxelles il mese europeo della cibersicurezza (ECSM). All'evento hanno partecipato oratori di spicco in rappresentanza delle istituzioni dell'UE, degli enti regionali e della società civile per affrontare le sfide di un panorama informatico in rapida evoluzione come quello d'oggi. ​

La 12ª edizione dell'ECSM si è incentrata sull'ingegneria sociale, una minaccia crescente che agisce sul comportamento umano per ottenere un accesso non autorizzato a informazioni e servizi, violando così la sicurezza.

I principali elementi emersi dall'evento di quest'anno sono:

  1. il nuovo regolamento sulla cibersicurezza stabilisce una base comune per le istituzioni dell'UE e gli Stati membri;
  2. valutazioni periodiche dei rischi sono fondamentali per individuare le vulnerabilità e dare priorità alle strategie di mitigazione;
  3. le minacce emergenti, come gli attacchi basati sull'IA e il calcolo quantistico, richiedono contromisure innovative;
  4. gli enti regionali svolgono un ruolo cruciale nel sostenere i soggetti locali attraverso la condivisione delle conoscenze, l'assistenza tecnica e programmi di formazione su misura;
  5. gli attacchi di ingegneria sociale basati sull'IA sono in aumento e per contrastarli è necessario un approccio multiforme e collaborativo.

Maggiori informazioni sull'evento sono disponibili qui. (lp)

CESE Info - Proiezione del film "The Teachers' Lounge"

Martedì 17 settembre il CESE ha ospitato nei suoi locali la proiezione del film The Teachers' Lounge ("La sala professori"), vincitore del Premio LUX del pubblico per il cinema europeo. 

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Martedì 17 settembre il CESE ha ospitato nei suoi locali la proiezione del film "La sala professori", vincitore del Premio LUX del pubblico per il cinema europeo.

Diretto dal regista tedesco İlker Çatak, il film esplora le sfide cui deve far fronte un'insegnante, affrontando nel contempo anche questioni più ampie all'interno del sistema di istruzione. Dopo la proiezione i partecipanti hanno preso parte a un dibattito moderato dal vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione Laurențiu Plosceanu. Al dibattito hanno contribuito con i loro interventi Jan Wilker e Tatjana Babrauskienė, che hanno analizzato le tematiche del film e la loro rilevanza rispetto alle questioni sociali attuali.

La proiezione di questo film rientra in una serie di eventi organizzati dal CESE in collaborazione con il Premio Lux del pubblico per il cinema europeo a cura del Parlamento europeo, che mettono in evidenza l'impegno e il ruolo del CESE nel promuovere e nell'alimentare il dialogo su temi sociali urgenti. 

Notizie dai gruppi

La relazione di Draghi traccia il percorso da seguire: abbiamo il coraggio e la volontà politica di ripristinare la competitività dell'Unione europea?

A cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

La relazione di Draghi ha nuovamente richiamato l'attenzione sull'urgenza di affrontare le sfide economiche dell'Unione europea. La relazione di Enrico Letta e quella di Mario Draghi sono entrambe un campanello d'allarme, il cui messaggio è forte e chiaro: l'Unione europea si trova ad affrontare un frangente decisivo e non c'è spazio per l'autocompiacimento.

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A cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

La pubblicazione della relazione di Draghi ha nuovamente richiamato l'attenzione sull'urgenza di affrontare le sfide economiche dell'Unione europea. La relazione di Enrico Letta e quella di Mario Draghi sono entrambe un campanello d'allarme, il cui messaggio è forte e chiaro: l'Unione europea si trova ad affrontare un frangente decisivo e non c'è spazio per l'autocompiacimento.

La posta in gioco non è mai stata così alta: negli ultimi vent'anni la crescita economica dell'UE è stata costantemente inferiore a quella degli Stati Uniti, e in questo arco di tempo la Cina ha rapidamente colmato il divario rispetto alle maggiori potenze economiche. Tra il 2002 e il 2023 il divario tra l'UE e gli Stati Uniti in termini di PIL (ai prezzi del 2015) si è ampliato, passando da poco più del 15 % a un preoccupante 30 %. Dal confronto emerge una realtà anche più cruda, se si considera la parità del potere d'acquisto (PPP), dato che in questo campo il divario è passato dal 12 % a un significativo 34 %.

Per l'UE una delle sfide principali è legata al contesto normativo. I dati sono lampanti: tra il 2019 e il 2024 l'UE ha adottato circa 13 000 atti legislativi, rispetto ai circa 3 500 degli Stati Uniti.

Questo sovraccarico normativo si è tradotto in costi di conformità ingenti per le imprese, risucchiando risorse altrimenti destinate all'innovazione e al miglioramento delle prestazioni. Ne è inoltre derivata una preoccupante tendenza a delocalizzare le imprese in paesi terzi, dato che tra il 2008 e il 2021 il 30 % delle aziende "unicorno" europee ha lasciato l'UE.

Come sottolineato da Draghi, non basta investire per far progredire l'Unione europea, occorre anche assicurarsi che le riforme facciano realizzare passi avanti significativi. Dobbiamo adoperarci innanzitutto per completare il mercato unico, eliminare gli ostacoli al suo interno e dare la priorità a un approccio coerente che porti alla riduzione degli oneri e allo snellimento delle normative. Si tratta di misure cruciali che possono essere adottate immediatamente senza grandi battaglie politiche e che apporterebbero benefici tangibili alle imprese, in particolare alle PMI, che costituiscono la spina dorsale delle nostre economie.

Inoltre, non si può non tenere conto del fatto che i nostri settori produttivi e le nostre economie sono interconnessi. I miglioramenti in un settore possono generare ricadute positive in altri. Ad esempio, l'integrazione dell'IA e delle tecnologie basate sui dati può contribuire a una gestione più intelligente dell'energia in tutti i settori e, quindi, a ridurre notevolmente i costi e le emissioni, dalla fabbricazione avanzata all'agricoltura di precisione. Le sinergie da perseguire sono di questo tipo.

Il percorso da seguire è chiaro. L'Unione europea dispone della capacità, del talento e del potenziale di innovazione per riconquistare il suo vantaggio competitivo, ma c'è bisogno di una volontà politica forte, di collaborazione e di una prospettiva incentrata sugli obiettivi strategici nel lungo termine. Ora spetta a noi – le istituzioni dell'UE e gli Stati membri – trasformare queste opportunità in azioni concrete foriere di un cambiamento reale.

Carenza di competenze? Nella nuova Commissione europea manca un portafoglio per il Lavoro e i diritti sociali

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Ora che il nuovo collegio dei commissari è stato presentato, non possiamo fare a meno di notare che la carica di commissario per il Lavoro e i diritti sociali è stata eliminata e sostituita con quella di commissario per "le Persone, le competenze e la preparazione". L'utilizzo del termine "Persone" solleva non pochi interrogativi. 

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Ora che il nuovo collegio dei commissari è stato presentato, non possiamo fare a meno di notare che la carica di commissario per il Lavoro e i diritti sociali è stata eliminata e sostituita con quella di commissario per "le Persone, le competenze e la preparazione". L'utilizzo del termine "Persone" solleva non pochi interrogativi. Quasi tutti gli altri portafogli non dovrebbero infatti riguardare anche le persone? Si potrebbe poi discutere della natura gergale del termine "preparazione", che compare anche in un altro portafoglio.

Tuttavia, qui vogliamo parlare di ciò che manca e di cosa è passato in secondo piano. La politica sociale e l'occupazione sono scivolate sullo sfondo, tutto sacrificato sull'altare della competitività. La natura criptica e talvolta pittoresca delle diciture di alcune altre funzioni parla da sé: da "attuazione e semplificazione" a "prosperità" e "resilienza idrica", tanto per citarne alcune.

Fin dagli anni '70 vi è sempre stato un portafoglio per l'Occupazione e gli affari sociali, ridenominato poi nel 2019 "Lavoro e diritti sociali". Riguardava politiche chiave, come il pilastro europeo dei diritti sociali e le sue iniziative di ampio respiro. I posti di lavoro di qualità, l'uguaglianza, il dialogo sociale e le condizioni di vita e di lavoro rimangono questioni fondamentali per la sopravvivenza stessa delle nostre democrazie.

Tuttavia, invece che di "occupazione", si parla ora di "competenze". In alcuni ambienti sembra ampiamente accettata l'idea che molti dei nostri problemi attuali derivino da carenze di competenze. Le imprese faticano a trovare la forza lavoro qualificata di cui hanno bisogno, e non c'è da sorprendersi. Per le posizioni di inizio carriera sono richiesti diversi anni di esperienza lavorativa, e non è raro vedere tra i requisiti per un dottorato la conoscenza di un certo numero di lingue e il possesso di un lungo elenco di certificati per attestare competenze che potrebbero essere acquisite sul posto di lavoro in pochi mesi. Per di più, molto spesso le retribuzioni offerte coprono a malapena le spese di sostentamento e questa considerazione vale per le posizioni qualificate, che già godono di un trattamento migliore.

Questo utilizzo, un po' a casaccio, di termini gergali, associato a un'esposizione chiaramente dominata dal tema della competitività, è "assai preoccupante", per usare un'espressione tanto cara alla Commissione. Sembra suggerire che garantire il benessere, posti di lavoro di qualità e salari dignitosi sia già "missione compiuta" e che ora l'unico problema rimasto sia quello di colmare il divario di competenze. Tale divario sembra però esistere principalmente nel nuovo collegio dei commissari, incapace di comprendere la situazione attuale, di metterla nella giusta prospettiva e di offrire soluzioni realistiche. Speriamo che, al di là delle denominazioni iniziali di questi portafogli e delle apparenze, sia possibile trovare proposte solide per rafforzare i diritti sociali e del lavoro, la democrazia e la lotta contro i cambiamenti climatici.

Creare dei legami tra generazioni: promuovere il dialogo, la giustizia e la solidarietà intergenerazionali nell'Unione europea

a cura di Krzysztof Balon, relatore del parere del CESE sul tema Promuovere una solidarietà intergenerazionale europea –verso un approccio orizzontale da parte dell'UE.

Il Trattato sull'Unione europea stabilisce che "l'Unione [...] promuove [...] la solidarietà tra le generazioni".

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a cura di Krzysztof Balon, relatore del parere del CESE sul tema Promuovere una solidarietà intergenerazionale europea –verso un approccio orizzontale da parte dell'UE.

Il Trattato sull'Unione europea stabilisce che "l'Unione [...] promuove [...] la solidarietà tra le generazioni".

Tuttavia, il cosiddetto "ageismo", gli atteggiamenti negativi nei confronti di alcune fasce di età e le tendenze demografiche, associate a una serie di crisi di varia natura, creano oggi una frattura nelle società europee e ostacolano un'inclusione e una partecipazione effettive. Questi problemi non riguardano solo i più anziani, ma finiranno per avere un impatto anche sulle attuali giovani generazioni.

Nello stesso tempo, il dialogo intergenerazionale e le influenze positive sullo sviluppo economico darebbero risposte sostenibili alle esigenze di generazioni diverse, rafforzando la democrazia e la coesione sociale. Il dialogo intergenerazionale sarebbe una delle forme che assume il dialogo civile.

Abbiamo dunque bisogno di un nuovo approccio politico in materia di solidarietà intergenerazionale - e ne abbiamo bisogno adesso!

Il CESE invita pertanto la Commissione a pubblicare un Libro verde sulla solidarietà intergenerazionale, nel quale dovrebbero trovare spazio anche le proposte formulate dal Comitato nel parere sul tema Promuovere una solidarietà intergenerazionale europea, e in particolare quelle sul mondo del lavoro, i sistemi pensionistici e i servizi sanitari e di assistenza. Gli Stati membri, a loro volta, sono invitati a condividere le buone pratiche che adottano in questi settori. Per sostenere queste iniziative, la solidarietà intergenerazionale dovrebbe essere uno degli obiettivi stabiliti nei regolamenti del Fondo sociale europeo per il periodo 2027-2034.

Le organizzazioni della società civile e le parti sociali svolgono un ruolo fondamentale nella pianificazione e nell'attuazione delle singole politiche. Il CESE dovrebbe istituire un forum sulla solidarietà intergenerazionale, che funga da piattaforma per scambiare informazioni ed esperienze e per elaborare nuove idee in stretta cooperazione con le organizzazioni della società civile e altri portatori di interessi pertinenti. Con la partecipazione della Commissione europea, il forum potrebbe anche monitorare lo sviluppo e l'attuazione dell'approccio in materia di solidarietà intergenerazionale in tutta l'UE.

Soon in the EESC/Cultural events

Il giornalismo è un bene pubblico che l'UE deve difendere: questo è il messaggio del seminario "Collegare l'UE" organizzato dal CESE

Il 17 e 18 ottobre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto il suo evento annuale principale in materia di comunicazione – il seminario "Collegare l'UE" – che è destinato ai responsabili della comunicazione delle organizzazioni della società civile. L'edizione di quest'anno, che aveva per titolo "Un baluardo della democrazia: aiutare il giornalismo a sopravvivere e prosperare", ha posto sotto i riflettori la situazione attuale dei mezzi d'informazione e il loro ruolo nella società. 
Nel seminario è stato messo l'accento sulle crescenti pressioni che i giornalisti subiscono da governi e interessi privati, con l'intento di limitare la libertà dei mezzi d'informazione. In aggiunta ai consueti ostacoli, i giornalisti si trovano ora ad affrontare l'ascesa dell'IA generativa che, nonostante i vantaggi che comporta, minaccia le fondamenta economiche del giornalismo.

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Il 17 e 18 ottobre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto il suo evento annuale principale in materia di comunicazione – il seminario "Collegare l'UE" – che è destinato ai responsabili della comunicazione delle organizzazioni della società civile. L'edizione di quest'anno, che aveva per titolo "Un baluardo della democrazia: aiutare il giornalismo a sopravvivere e prosperare", ha posto sotto i riflettori la situazione attuale dei mezzi d'informazione e il loro ruolo nella società. Nel seminario è stato messo l'accento sulle crescenti pressioni che i giornalisti subiscono da governi e interessi privati, con l'intento di limitare la libertà dei mezzi d'informazione. In aggiunta ai consueti ostacoli, i giornalisti si trovano ora ad affrontare l'ascesa dell'IA generativa che, nonostante i vantaggi che comporta, minaccia le fondamenta economiche del giornalismo.

"Che cos'è la verità? Questa annosa domanda è tornata di attualità con l'IA, vista l'influenza esercitata da notizie false, teoremi complottisti e governi autoritari, tutti fattori che impediscono sistematicamente di tenere un dibattito informato, di fornire resoconti accurati e di garantire una discussione rispettosa. È in questo momento topico che ci siamo riuniti per trovare risposte alle domande che ci stiamo ponendo tutti nell'UE", ha dichiarato il Presidente del CESE Oliver Röpke.

"20 anni fa solo pochi avrebbero potuto prevedere che, nel 2024, la maggior parte di noi non avrebbe più letto un giornale cartaceo mentre sorseggia il caffè della mattina, ma avrebbe fatto scorrere pagine digitali su uno smartphone per leggere le notizie pubblicate su siti web e – in misura sempre maggiore – sui social media", ha affermato Aurel Laurenţiu Plosceanu, vicepresidente del CESE responsabile della Comunicazione, che ha anche aggiunto: "Eppure, indipendentemente dalle nuove sfide all'orizzonte, quelle vecchie rimangono di attualità. I giornalisti sono ancora alle prese con i loro antichi nemici, ossia la censura, la mancanza di trasparenza su chi detiene la proprietà dei mezzi d'informazione, l'insufficienza dei finanziamenti e normative anti-media, tanto per citarne solo alcuni".

Ricardo Gutiérrez, segretario generale della Federazione europea dei giornalisti, ha sottolineato che il lavoro dei giornalisti dovrebbe essere considerato un "servizio pubblico" o un "bene pubblico" che purtroppo è il bersaglio di minacce sul piano economico, di vessazioni legali (SLAPP) e di violenza diretta (dal 2015 sono stati uccisi 14 giornalisti nell'UE).

"Il giornalismo sta diventando una professione quanto mai pericolosa", ha affermato Jerzy Pomianowski, direttore esecutivo del Fondo europeo per la democrazia, facendo riferimento alla persecuzione dei giornalisti in Bielorussia. Andrey Gnyot – regista, attivista e giornalista bielorusso agli arresti domiciliari a Belgrado e a rischio di estradizione – ha affermato nel suo videomessaggio che la minaccia più grande per il giornalismo va ricercata "nell'intenzione di una forza bruta di sopprimere la verità e la dignità". Gli ha fatto eco la giornalista bielorussa Hanna Liubakova, condannata in contumacia a 10 anni di carcere. Liubakova ha osservato che 33 giornalisti sono detenuti nelle carceri bielorusse e che in quel paese si rischia di finire in prigione anche solo per essersi iscritti al suo canale di social media.

Alexandra Borchardt – una giornalista di lunga esperienza che lavora come consulente indipendente e ricercatrice nel settore dei media e che figura tra gli autori principali del rapporto dell'EBU intitolato Trusted Journalism in the Age of Generative AI ["Un giornalismo in cui avere fiducia nell'epoca dell'IA generativa"], ha dichiarato "in modo provocatorio" – come da lei stessa affermato – che "il giornalismo e l'IA generativa sono in contrasto tra loro, perché il giornalismo parla di fatti, mentre l'IA generativa calcola probabilità, quindi non tratta di fatti. È per questo motivo che i fatti vanno verificati", ha dichiarato nel suo intervento di apertura sul tema "Informazioni attendibili nell'epoca dell'IA generativa".

Alexandra Borchardt ha messo in guardia i mezzi d'informazione contro il "divario digitale", cioè la situazione in cui una parte della società sposa la causa dell'IA e il resto vi si oppone. Se i mezzi d'informazione non riescono ad adattarsi, rischiano di essere sconfitti nella battaglia sull'utilizzo dell'IA per modernizzarsi e raggiungere tutte le fasce di pubblico. Tra le sfide che l'IA generativa pone ai mezzi d'informazione, vanno ricordate la perdita di visibilità dei giornalisti in un modello imprenditoriale basato sull'IA e la mancanza di controllo sui contenuti.

La pletora di informazioni che l'IA può produrre su vasta scala potrebbe indurre un effetto di sovraccarico nel pubblico. Al termine del suo intervento, Alexandra Borchardt si è domandata se "i giovani aspireranno a diventare giornalisti, sapendo che questo significa competere con l'IA". (ll)

Uccidere i giornalisti non metterà a tacere la verità

Uno degli oratori del panel sul giornalismo d'inchiesta del seminario Collegare l'UE 2024 è stato Lukáš Diko, direttore del centro investigativo Ján Kuciak. Ci ha parlato del lavoro svolto attualmente dai giornalisti investigativi in Slovacchia, paese in cui, dal sostegno iniziale alla libertà di stampa e alla lotta alla corruzione dopo l'omicidio di Ján Kuciak, si è passati a una mancanza di fiducia nei media indipendenti e a un clima ostile nei confronti dei giornalisti.

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Uno degli oratori del panel sul giornalismo d'inchiesta del seminario Collegare l'UE 2024 è stato Lukáš Diko, direttore del centro investigativo Ján Kuciak. Ci ha parlato del lavoro svolto attualmente dai giornalisti investigativi in Slovacchia, paese in cui, dal sostegno iniziale alla libertà di stampa e alla lotta alla corruzione dopo l'omicidio di Ján Kuciak, si è passati a una mancanza di fiducia nei media indipendenti e a un clima ostile nei confronti dei giornalisti.

1.  L'omicidio del Suo collega Ján Kuciak, il primo assassinio di un giornalista in Slovacchia dall'indipendenza del paese, ha provocato un forte shock non solo da voi, ma anche nel resto dell'UE. A che punto è il processo ai presunti colpevoli?

Sono passati sei anni e mezzo da quando Ján Kuciak e la sua fidanzata Martina Kušnírová sono stati assassinati a causa dell'attività investigativa di Ján. Il processo però è ancora in corso e potrebbe durare ancora molto a lungo. A oggi, l'assassino, il suo autista e l'intermediario sono stati condannati a lunghe pene detentive. Tuttavia, i processi al presunto mandante, l'uomo d'affari Marian Kočner, e alla sua stretta collaboratrice Alena Zsuzsová, che, secondo le indagini, hanno commissionato l'omicidio, sono in attesa che la Corte suprema si pronunci sui ricorsi in appello. In primo grado, Zsuzsová era stata condannata, mentre Kočner era stato assolto. C'è anche la possibilità che sia celebrato un nuovo processo, ma questo dipenderà dalla decisione della Corte. Sia Kočner che Zsuzsová sono già stati condannati a lunghe pene detentive per altri reati. Noi del centro investigativo Ján Kuciak (ICJK) abbiamo seguito molto da vicino il processo, in quanto uno dei nostri principali obiettivi è quello di preservare l'eredità di Jan continuando il suo lavoro investigativo.

2. Dopo lo shock iniziale e le proteste contro questi due omicidi che hanno portato alla caduta dell'allora primo ministro Robert Fico, che cosa ritiene sia cambiato nell'opinione pubblica per consentire a Fico di tornare al potere?

Dopo l'assassinio di Ján e Martina nel 2018, l'intera società era sotto shock. In Slovacchia ci sono state le più massicce manifestazioni popolari di protesta dalla rivoluzione di velluto del 1989, che aveva portato alla caduta del comunismo. Le proteste hanno provocato le dimissioni del primo ministro Fico e del ministro dell'Interno Robert Kaliňák. I cittadini sostenevano i giornalisti, tutti volevano essere giornalisti investigativi e la gente era preoccupata per la corruzione. Cavalcando questa onda, l'opposizione ha vinto le elezioni nel 2020 con un programma anticorruzione. Poco dopo, però, e iniziata la pandemia di COVID-19, con tutti i problemi connessi, la cattiva gestione e l'instabilità politica. Da politico navigato qual è, Robert Fico ha capitalizzato le proteste contro le vaccinazioni, sfruttando lo slancio che ne è derivato. Con l'inizio della guerra in Ucraina, ha inoltre intensificato la sua narrazione filorussa, che ha aiutato il suo partito, Smer, a riguadagnare consensi. La Slovacchia è particolarmente vulnerabile alla propaganda e alle notizie false, e questi fattori hanno contribuito a far sì che Fico e il suo partito vincessero le elezioni del 2023.

3. Quanto è pericoloso oggi essere un giornalista investigativo in Slovacchia? Quali nuove minacce vi trovate ad affrontare nel vostro lavoro?

Negli ultimi anni, negli Stati membri dell'UE sono stati assassinati quattro giornalisti investigativi: Daphne Caruana Galizia a Malta nel 2017, Ján Kuciak in Slovacchia nel 2018, Giorgos Karaivaz in Grecia nel 2021 e Peter de Vries nei Paesi Bassi nello stesso anno. In Europa, essere giornalisti investigativi è diventato pericoloso. Ma è chiaro che l'assassinio di un giornalista non metterà a tacere la verità, e che questa verrà poi a galla: lo abbiamo visto in tutti questi paesi.

Nonostante questi orrendi omicidi, in Slovacchia si assiste ancora a un numero crescente di attacchi verbali o online contro i giornalisti, spesso fomentati dai politici, tra i quali il primo ministro, che sovente istigano a campagne vessatorie o diffamatorie nei confronti dei giornalisti. Questo clima ostile ai giornalisti e ai media indipendenti favorisce altre reazioni contro di loro. Di recente abbiamo assistito a un aumento delle azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP), ad esempio il primo ministro Fico ha citato in giudizio il caporedattore di Aktuality.sk per aver utilizzato la sua foto sulla copertina di un libro. E il caso più recente riguarda il ricorso improprio alle autorità di contrasto per intimidire i giornalisti, come è accaduto a un collega del nostro centro. Tutti questi attacchi portano a minare la fiducia dell'opinione pubblica nei media indipendenti e a creare un clima complessivamente ostile nei confronti dei giornalisti. Di conseguenza, il numero di giornalisti investigativi nel paese è in calo, e sono pochi i giovani che aspirano a esercitare questa professione. Ma ci sono anche sviluppi positivi: all'ICJK abbiamo avviato il progetto Safe.journalism.sk, che offre ai giornalisti una formazione in materia di sicurezza personale e digitale nonché un aiuto giuridico e psicosociale a quelli che subiscono minacce e attacchi.

Lukáš Diko è caporedattore e presidente del centro investigativo Ján Kuciak (ICJK). È giornalista investigativo ed esponente di spicco del mondo dei media, con oltre 20 anni di esperienza. In passato è stato direttore responsabile di notizie, sport e affari pubblici presso l'emittente pubblica slovacca RTVS. È inoltre coautore del codice etico dei giornalisti slovacchi adottato nel 2011.

Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo: promuovere un giornalismo di eccellenza

"Collegare l'UE 2024" è un evento organizzato con il sostegno del Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo. Assegnato nell'ottobre di ogni anno dal Parlamento europeo, il riconoscimento è destinato a un giornalismo investigativo che si dimostri coraggioso. Continuate a leggere per saperne di più sul premio e sulla cerimonia di premiazione dell'edizione 2024 che si terrà il 23 ottobre.

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"Collegare l'UE 2024" è un evento organizzato con il sostegno del Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo. Assegnato nell'ottobre di ogni anno dal Parlamento europeo, il riconoscimento è destinato a un giornalismo investigativo che si dimostri coraggioso. Continuate a leggere per saperne di più sul premio e sulla cerimonia di premiazione dell'edizione 2024 che si terrà il 23 ottobre.

In sintesi

Il Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo è stato istituito nel 2021 per rendere omaggio alla giornalista e blogger maltese assassinata nel 2017. È assegnato ogni anno a un lavoro giornalistico di eccezionale qualità che rispecchi principi e valori fondamentali dell'Unione europea quali la libertà, la democrazia, l'uguaglianza, lo Stato di diritto e i diritti umani.

Il vincitore o la vincitrice dell'edizione 2024 sarà annunciato/a nel corso della cerimonia di premiazione, che si terrà il 23 ottobre alle ore 18:00 presso la sede del Parlamento europeo a Strasburgo. È possibile seguire la cerimonia in diretta cliccando su questo link. I 13 finalisti sono stati selezionati da una giuria indipendente composta da giornalisti ed esperti di comunicazione di tutta Europa.

La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (referente del premio) darà il benvenuto ai partecipanti per poi cedere la parola alla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che pronuncerà l'intervento di apertura. Un membro della giuria presenterà quindi il premio nelle sue grandi linee e, infine, il riconoscimento sarà consegnato al vincitore o alla vincitrice da un(a) rappresentante dei vincitori della scorsa edizione.

In retrospettiva

Alla sua prima edizione il Premio Daphne Caruana Galizia è stato assegnato al progetto Pegasus, coordinato dal consorzio Forbidden Stories, mentre nel 2022 i vincitori sono stati Clément Di Roma e Carol Valade per il documentario dal titolo "La Repubblica centrafricana sotto l'influenza russa". Nel 2023 il riconoscimento è andato a un'inchiesta sul naufragio di un'imbarcazione di migranti al largo di Pylos nata dalla collaborazione tra il sito di giornalismo investigativo greco Solomon, Forensis, l'emittente pubblica tedesca StrgF/ARD e il quotidiano britannico The Guardian.

Seminario per la stampa

Poco prima della cerimonia di premiazione, l'unità Servizi ai media del Parlamento europeo terrà un seminario per la stampa sul tema Tutelare la libertà dei media (il 23 ottobre alle ore 15:00). Si prevede la partecipazione di più o meno 65 giornalisti, impegnati in interventi e dibattiti pieni di idee e spunti interessanti alla presenza di Matthew Caruana Galizia, figlio di Daphne Caruana Galizia e anche lui giornalista.

Nel corso del seminario saranno presentate testimonianze di giornalisti che sono stati oggetto di minacce mentre facevano soltanto il loro lavoro. Tra questi anche la giornalista italiana Stefania Battistini, inserita di recente in un elenco di persone accusate e ricercate dalla Russia in seguito a un suo servizio televisivo sulla guerra in Ucraina. Sarà possibile seguire la trasmissione del seminario in streaming cliccando qui.

Sono passati due anni dal lancio dell'iniziativa Hannah Arendt: proteggere i giornalisti in esilio e nelle zone di crisi

L'iniziativa Hannah Arendt figura tra i programmi presentati all'edizione 2024 del seminario del CESE "Collegare l'UE" dedicato al giornalismo. Si tratta di una rete di organizzazioni della società civile che offre sostegno e protezione ai giornalisti che svolgono la loro attività in situazioni di difficoltà estrema e sono soggetti a censura, vessazioni e persecuzioni. Questo programma di protezione, finanziato dal governo federale tedesco, offre diverse forme di assistenza preziosa ai giornalisti di tutto il mondo, dall'Afghanistan e dal Sudan alla Russia e all'Ucraina, sia nei loro paesi d'origine che in esilio.

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L'iniziativa Hannah Arendt figura tra i programmi presentati all'edizione 2024 del seminario del CESE "Collegare l'UE" dedicato al giornalismo. Si tratta di una rete di organizzazioni della società civile che offre sostegno e protezione ai giornalisti che svolgono la loro attività in situazioni di difficoltà estrema e sono soggetti a censura, vessazioni e persecuzioni. Questo programma di protezione, finanziato dal governo federale tedesco, offre diverse forme di assistenza preziosa ai giornalisti di tutto il mondo, dall'Afghanistan e dal Sudan alla Russia e all'Ucraina, sia nei loro paesi d'origine che in esilio.

Quando le voci critiche vengono messe a tacere, i giornalisti incarcerati e interi organi di informazione costretti a chiudere, il pubblico non ha più accesso a un'informazione indipendente. Tuttavia, questa informazione è essenziale poiché consente alle persone di formare liberamente la propria opinione e alla democrazia di funzionare correttamente.

A due anni dal lancio, su proposta del governo federale tedesco, dell'iniziativa Hannah Arendt, i motivi di preoccupazione anziché diminuire aumentano. Secondo l'ultimo indice sulla libertà di stampa nel mondo elaborato da Reporter senza frontiere (RSF), le condizioni in cui i professionisti dei media operano si sono deteriorate in tutto il mondo. Attualmente il numero di paesi – 36 in totale – che rientrano nella categoria ultima classificata (quella in cui la situazione è considerata "molto grave") non è mai stato così alto nell'ultimo decennio. I giornalisti provenienti da diversi paesi che figurano in questa categoria, tra cui Russia, Afghanistan e Sudan, beneficiano del sostegno offerto da diversi progetti gestiti dalle organizzazioni partner dell'iniziativa Hannah Arendt.

Grazie all'iniziativa Hannah Arendt, un programma di protezione finanziato dal ministero federale tedesco degli Affari esteri e dall'incaricato del governo federale per la Cultura e i media, gli operatori dei media possono ricevere molte forme diverse di aiuto, sia nel loro paese d'origine che in esilio. A volte è possibile fornire questo aiuto persino nei casi in cui, a prima vista, sembra impossibile. Ad esempio, nel caso di un progetto portato avanti nell'ambito dell'iniziativa Hannah Arendt, le giornaliste in Afghanistan possono beneficiare di formazioni in materia di sicurezza, borse di studio e tutoraggio nella loro lingua materna. Dall'ascesa al potere dei talebani nel 2021, un numero particolarmente elevato di donne ha perso il lavoro nel settore dei media, il che significa che in Afghanistan attualmente non vi sono praticamente più donne né alla radio né alla televisione. Da allora l'intero settore si è notevolmente ridotto.

I professionisti dei media russi e sudanesi possono beneficiare dell'iniziativa Hannah Arendt nei paesi vicini. Sono infatti stati istituiti dei centri speciali che fungono da punti di contatto per gli operatori dei media in esilio e sono gestiti o sostenuti dai partner dell'iniziativa. I poli dei media in esilio e la Casa para el Periodismo Libre (uno spazio per giornalisti in esilio) in America centrale sono anch'essi luoghi sicuri che offrono consulenza psicologica e legale. I poli sono inoltre luoghi che forniscono ulteriori opportunità di formazione e costituiscono un punto di partenza per la creazione di reti tra i professionisti dei media perseguitati nei loro paesi d'origine per i motivi più diversi.

Un altro approccio seguito nell'ambito dell'iniziativa Hannah Arendt riguarda la ricostruzione di strutture editoriali sostenibili in esilio, al fine di garantire che i cittadini dei paesi totalitari da cui provengono i giornalisti in esilio continuino ad avere accesso a informazioni indipendenti.

I giornalisti provenienti dall'Afghanistan, dalla Russia e dal Sudan non sono gli unici a ricevere questo tipo di sostegno. L'iniziativa, che si estende sostanzialmente a tutti i paesi del mondo, è in grado di rispondere con flessibilità al deterioramento delle situazioni di sicurezza. Attualmente offre sostegno principalmente a professionisti dei media originari della Bielorussia, dell'America centrale, del Myanmar, dell'Africa settentrionale e dell'Ucraina. A tale proposito, l'Ucraina costituisce un caso particolare, in quanto l'obiettivo del progetto è garantire la possibilità di continuare a fornire notizie durante la guerra in corso, per cui è necessario disporre di assistenza sia materiale che tecnica, nonché di una formazione e di assicurazioni specifiche per le operazioni in prima linea.

Sono partner dell'iniziativa Hannah Arendt le seguenti quattro organizzazioni della società civile: la DW Akademie, il Fondo europeo per il giornalismo in esilio (JX-Fund), i Media in cooperazione e transizione (MiCT) e il Centro europeo per la libertà di stampa e dei media (ECPMF). L'indipendenza dal controllo dello Stato e la neutralità di quest'ultimo sono indispensabili per garantire l'efficacia del programma. I finanziamenti sono concessi esclusivamente sulla base di criteri imparziali da giurie indipendenti e immuni dall'influenza dello Stato.

Per ulteriori informazioni, potete consultare il sito https://hannah-arendt-initiative.de/hannah-arendt-initiative-english/ o scrivere a info@hannah-arendt-initiative.de.

L'iniziativa Hannah Arendt è una rete per la protezione dei giornalisti e dei media in tutto il mondo. È stata istituita nel 2022 su iniziativa e con il finanziamento del ministero federale tedesco degli Affari esteri e dell'incaricato del governo federale per la Cultura e i media. 

La diversità nei media: siamo davvero rappresentati tutti equamente?

I giornalisti con disabilità possono svolgere il loro lavoro bene come chiunque altro, e anche offrire prospettive nuove e diverse — perché allora ce ne sono così pochi a lavorare nei media? Lars Bosselmann, dell'Unione europea dei ciechi, scrive in merito alla scarsa presenza di persone con disabilità nel settore dei media e alla necessità di mettere fine alle rappresentazioni stereotipate di queste persone nell'informazione.

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I giornalisti con disabilità possono svolgere il loro lavoro bene come chiunque altro e anche offrire prospettive nuove e diverse — perché allora ce ne sono così pochi a lavorare nei media? Lars Bosselmann dell'Unione europea dei ciechi scrive in merito alla scarsa presenza di persone con disabilità nel settore dei media e alla necessità di mettere fine alle rappresentazioni stereotipate di queste persone nell'informazione.

Tutte le democrazie sono fondate su principi fondamentali e uno dei più importanti è la libertà di stampa, che contribuisce a garantire la trasparenza pubblica delle azioni dei leader politici e ci consente di informarci senza interferenze esterne.

Rimangono però da migliorare alcuni aspetti della pratica mediatica, specie per quanto riguarda la diversità. In termini di presenza e di copertura mediatica di argomenti relativi a diversi gruppi sociali, siamo ancora lontani dalla parità.

I dati attuali indicano che le persone con disabilità non sono adeguatamente rappresentate nel personale dei giornali, delle stazioni radio e delle emittenti televisive. Ciò è molto preoccupante se si considera che fino al 16 % della popolazione mondiale presenta una qualche forma di disabilità. Per di più, come segnala una relazione dell'UNESCO, le persone con disabilità sono spesso anche vittime di pregiudizi dovuti a rappresentazioni stereotipate delle nostre comunità che i media divulgano su scala globale.

Per cambiare la percezione pubblica delle persone con disabilità dobbiamo sottolineare che la loro presenza nelle redazioni e nei processi di creazione di contenuti è importante.

La società deve capire che l'industria dei media non sarà pienamente inclusiva fino a quando le persone con disabilità non entreranno a far parte dei suoi flussi di lavoro. Occorre inoltre che i temi legati alla disabilità siano trattati con un approccio diverso: i mezzi di comunicazione dovrebbero riconoscere che le persone con disabilità sono individui che dovrebbero fruire dei loro diritti al pari di chiunque altro. Inoltre, poiché i formati dei contenuti cambiano costantemente, servono esperti che progettino tali formati in modo da renderli accessibili e inclusivi. 

Malgrado la scarsa presenza della comunità delle persone con disabilità nel settore dei media, ci sono ancora esempi molto stimolanti che dimostrano che tali persone possono eccellere come creatori di contenuti.

Di recente, nella sua serie podcast, l'Unione europea dei ciechi ha trasmesso un episodio dedicato ai Giochi paralimpici di Parigi 2024. Nell'episodio abbiamo parlato con Laetitia Bernard, una giornalista francese cieca che lavora per Radio France. Oltre ai giochi paralimpici di quest'anno, Bernard aveva già seguito le edizioni del 2012 a Londra e del 2016 a Rio. Inoltre, si è occupata dei Giochi paralimpici invernali di Sochi nel 2014 e di PyeongChang nel 2018.

"Eventi come i giochi paralimpici contribuiscono ad abbattere le barriere e a mettere in discussione gli stereotipi", ha detto Bernard nel corso dell'intervista. "La disabilità non impedisce a un giornalista di lavorare in modo efficiente e persino di essere in grado di descrivere le cose da un'angolatura diversa", ha aggiunto. Il percorso professionale di Bernard e le sue riflessioni su questo argomento ci ricordano che per costruire una società più inclusiva occorre affrontare anche questa dimensione: l'uguaglianza deve essere al centro del settore dei media.

Lars Bosselmann è il direttore esecutivo dell'Unione europea dei ciechi.

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Laura Lui (ll)

Hanno collaborato a questo numero

Christian Weger (cw)
Daniela Vincenti (dv)
Erika Paulinova (ep)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Millie Tsoumani (mt)
Pablo Ribera Paya (prp)
Simran Grewal (sg)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

 

 

Indirizzo

European Economic and Social Committee
Jacques Delors Building,
99 Rue Belliard,
B-1040 Brussels, Belgium
Tel. (+32 2) 546.94.76
Email: eescinfo@eesc.europa.eu

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October 2024
08/2024

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