Siamo lieti di ospitare il contributo di Christian Moos, membro del CESE e relatore del parere sul pacchetto per la difesa della democrazia. Moos ci illustra i motivi per i quali il CESE non appoggia la proposta della Commissione riguardo al pacchetto, che ha suscitato una certa sensazione quando è stato pubblicato lo scorso dicembre.

Siamo lieti di ospitare il contributo di Christian Moos, membro del CESE e relatore del parere sul pacchetto per la difesa della democrazia. Moos ci illustra i motivi per i quali il CESE non appoggia la proposta della Commissione riguardo al pacchetto, che ha suscitato una certa sensazione quando è stato pubblicato lo scorso dicembre.

di Konstantina Manoli

È innegabile che l'esercizio del diritto di voto è uno strumento potente per esprimere opinioni e influenzare la politica. Tutti noi, infatti, nelle consultazioni elettorali in generale scegliamo i nostri portavoce, cioè le persone che a nostro avviso sono le più indicate per rappresentare i nostri interessi, le nostre convinzioni e i nostri sistemi di valori. Tuttavia, il più delle volte il potere delle urne tende ad essere sottovalutato dalla maggior parte delle persone, e in particolar modo dai giovani come me.

di Konstantina Manoli

È innegabile che l'esercizio del diritto di voto è uno strumento potente per esprimere opinioni e influenzare la politica. Tutti noi, infatti, nelle consultazioni elettorali in generale scegliamo i nostri portavoce, cioè le persone che a nostro avviso sono le più indicate per rappresentare i nostri interessi, le nostre convinzioni e i nostri sistemi di valori. Tuttavia, il più delle volte il potere delle urne tende ad essere sottovalutato dalla maggior parte delle persone, e in particolar modo dai giovani come me.

Proclamiamo con fervore il nostro desiderio di cambiare il mondo e di creare un futuro migliore per tutti noi e per le prossime generazioni. Eppure, a un certo punto di questo nostro slancio, quando sentiamo che le nostre opinioni, i nostri valori e i nostri ideali non hanno più importanza, o che non abbiamo alcun potere, ci arrendiamo.

E da giovane cittadina greca qual sono, so esattamente come ci si sente. Ho vissuto la frustrazione generata dal vedere le proprie opinioni ignorate e i propri diritti violati, dallo sperimentare il senso di impotenza che nasce quando sembra che non ci sia più nient'altro che si possa fare. Talvolta, malgrado tutti i nostri sforzi, le cose non vanno come previsto. In questi momenti, quando siamo sopraffatti dal riverbero di questi sforzi infruttuosi, spesso dimentichiamo una verità fondamentale, cioè che votare significa avere potere! Come ha detto una volta Barack Obama, "ogni voto conta".

Non penso di essere l'unica persona ad aver purtroppo vissuto un'esperienza di questo tipo, né che essa derivi esclusivamente dal fatto che sono greca, giovane o donna. La verità è che molte persone avvertono questa medesima sensazione indipendentemente dall'età, dall'origine etnica, dal genere, dalle convinzioni religiose o dalla situazione personale.

Andare a votare significa esprimere collettivamente la propria opinione per plasmare il futuro che vogliamo. Se prendiamo il destino nelle nostre mani, ci assicuriamo che le nostre aspirazioni e i nostri valori trovino eco nelle decisioni che danno forma alla nostra società. Bisogna votare: dobbiamo andare alle urne perché il nostro voto è un tassello essenziale nel dischiudere il cammino verso un futuro in cui la responsabilizzazione dei giovani troverà rispondenza nella società.

E ricordate le sagge parole pronunciate da John Lewis, "se non noi, allora chi? Se non ora, quando?"

A cura di Florian Marin

Il Comitato economico e sociale europeo propone che il nuovo quadro dell'UE per il monitoraggio delle foreste sia sostenibile, efficace in termine di costi e realizzabile sul piano operativo. Dovrebbe essere anche tempestivo, sicuro e protetto, dinamico, inclusivo e partecipativo, al fine di consentire una stretta cooperazione tra scienza e pratica, come pure una migliore pianificazione e un'elaborazione delle politiche basata su dati oggettivi.

a cura di Florian Marin

Il Comitato economico e sociale europeo propone che il nuovo quadro dell'UE per il monitoraggio delle foreste sia sostenibile, efficace in termine di costi e realizzabile sul piano operativo. Dovrebbe essere anche tempestivo, sicuro e protetto, dinamico, inclusivo e partecipativo, al fine di consentire una stretta cooperazione tra scienza e pratica, come pure una migliore pianificazione e un'elaborazione delle politiche basata su dati oggettivi.

È fondamentale garantire la complementarità ed evitare la duplicazione di dati già contemplati dalla legislazione in vigore, ad esempio dalle politiche in materia di clima e aria, dai regolamenti sulla biodiversità o dalla politica agricola comune.

Per quanto riguarda il tema dei cambiamenti climatici, è necessario raccogliere dati a lungo termine unitamente ad altri dati sullo sviluppo rurale, l'economia circolare e la scienza. È importante garantire l'interoperabilità e lo stesso livello di granularità, tecnologia e frequenza, in particolare quando vengono raccolti dati supplementari in tutti gli Stati membri dell'UE. La riduzione degli oneri amministrativi e la prevenzione di oneri burocratici eccessivi, come la raccolta e la comunicazione multiple dei dati, dovrebbero costituire una preoccupazione costante. La stessa importanza dovrebbe essere riconosciuta ai dati forestali di tipo economico, sociale e ambientale.

Non si può sottolineare abbastanza quanto sia importante rispettare i diritti di proprietà privata e la titolarità del trattamento dei dati, in particolare nell'ambito del principio di sussidiarietà. Nell'infrastruttura esistente in materia di dati forestali dovrebbe essere prima di tutto l'interesse pubblico a prevalere.

Ogni Stato membro che trae vantaggio dalle risorse forestali dovrebbe dotarsi di un piano forestale a lungo termine che integri altre strategie in materia di foreste e di legname, garantendo una perfetta corrispondenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Tenendo conto dei valori multilaterali delle foreste, gli aspetti sociali ed economici dovrebbero essere inclusi nella struttura dei piani forestali a lungo termine, unitamente al principio di partenariato e al coinvolgimento della società civile nell'elaborazione e nell'attuazione di tali piani.

Sarebbe opportuno rafforzare il ruolo svolto dal comitato permanente forestale, ai cui lavori dovrebbero prendere parte anche pertinenti soggetti della società civile.

Di Christian Moos

Le preoccupazioni per l'ingerenza malevola di Stati ostili come la Russia sono pienamente giustificate, come dimostrano molteplici esempi di prestiti vantaggiosi concessi a partiti di estrema destra, di incarichi nei consigli di sorveglianza conferiti ad ex politici, di contratti redditizi offerti a imprenditori di dubbia moralità e di finanziamento di presunte ONG.

Di Christian Moos

Le preoccupazioni per l'ingerenza malevola di Stati ostili come la Russia sono pienamente giustificate, come dimostrano molteplici esempi di prestiti vantaggiosi concessi a partiti di estrema destra, di incarichi nei consigli di sorveglianza conferiti ad ex politici, di contratti redditizi offerti a imprenditori di dubbia moralità e di finanziamento di presunte ONG.

Dobbiamo quindi restare particolarmente vigili in vista delle elezioni europee. A questo proposito, il pacchetto per la difesa della democrazia formula alcune valide raccomandazioni rivolte agli Stati membri, anche se con un ritardo decisamente eccessivo. Il pacchetto, infatti, era già tardivo quando era stato varato dalla Commissione, che l'aveva poi rinviato di oltre sei mesi, all'inizio dell'estate 2023, a causa delle forti e - soprattutto - unanimi critiche mosse alla proposta legislativa che il pacchetto avrebbe dovuto includere.

Il pacchetto è stato finalmente pubblicato nel dicembre scorso, confermando tuttavia i peggiori timori. La direttiva proposta, infatti, stigmatizzerebbe le ONG che ricevono fondi da governi di paesi terzi come gli Stati Uniti. La proposta stessa si presta ad essere sfruttata come pretesto dai governi autoritari che ricorrono a leggi sugli "agenti stranieri" per tentare di mettere a tacere qualsiasi opposizione democratica.

Inoltre, la direttiva contiene definizioni vaghe e lacune enormi di cui possono approfittare gli agenti (questi sì effettivi) di Mosca. I rappresentanti della società civile organizzata si chiedono perché la Commissione non istituisca un registro generale per la trasparenza che includa tutti i rappresentanti di interessi e che risulti compatibile con le normative vigenti a livello nazionale, creando così una base giuridica chiara e sicura per tutte le parti interessate.

La Commissione dovrebbe quindi ritirare l'attuale proposta di direttiva e presentare una nuova proposta nel 2025, adottando un approccio più globale che non faccia il gioco dei nemici della democrazia.

Il nostro ospite a sorpresa è Bruno Kaufmann, ambasciatore dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE), uno strumento senza pari che idealmente consente ai cittadini dell'UE di proporre nuove leggi europee. Bruno ci ha spiegato i motivi per cui l'ICE è uno strumento di enorme importanza e perché un giorno, se avrà il successo sperato, potrebbe essere considerata una delle conquiste democratiche più straordinarie dall'introduzione del suffragio universale e paritario nel XX secolo.

Il nostro ospite a sorpresa è Bruno Kaufmann, ambasciatore dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE), uno strumento senza pari che idealmente consente ai cittadini dell'UE di proporre nuove leggi europee. Bruno ci ha spiegato i motivi per cui l'ICE è uno strumento di enorme importanza e perché un giorno, se avrà il successo sperato, potrebbe essere considerata una delle conquiste democratiche più straordinarie dall'introduzione del suffragio universale e paritario nel XX secolo.

Bruno Kaufmann è un politologo e giornalista svedese, autore di pubblicazioni tradotte in più di 40 lingue sulla democrazia diretta e rappresentativa moderna. È il corrispondente per la democrazia nel mondo presso lo SWI (swissinfo.ch), il servizio internazionale della radiotelevisione svizzera, e copre gli affari nordeuropei per il servizio pubblico radiotelevisivo della Svizzera. Bruno è cofondatore e membro del consiglio direttivo di organizzazioni di sostegno alla democrazia, come l'Initiative and Referendum Institute, Democracy International e il Forum globale sulla democrazia diretta moderna. È inoltre direttore della cooperazione internazionale presso la Fondazione svizzera per la democrazia.

Oltre 100 giovani provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito si sono incontrati per l'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (YEYS), dove hanno condiviso idee e formulato raccomandazioni sul futuro dell'Unione europea. Nell'imminenza delle elezioni europee, YEYS 2024 ha dato priorità alla lotta contro il disimpegno e alla promozione della partecipazione dei giovani.

Oltre 100 giovani provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito si sono incontrati per l'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (YEYS), dove hanno condiviso idee e formulato raccomandazioni sul futuro dell'Unione europea. Nell'imminenza delle elezioni europee, YEYS 2024 ha dato priorità alla lotta contro il disimpegno e alla promozione della partecipazione dei giovani.

Raccomandazioni principali

  1. Introdurre una quota di seggi del Parlamento europeo da riservare ai giovani.
  2. Adottare una direttiva che preveda l'obbligo di tenere conto dei diritti umani e dell'ambiente nelle catene di approvvigionamento e nelle attività delle imprese.
  3. Definire un quadro giuridico per i social media al fine di combattere la polarizzazione e la disinformazione.
  4. Sviluppare una strategia standardizzata in materia di diritti sessuali e riproduttivi.
  5. Applicare un regime di tassazione speciale per i beni ritenuti dannosi per il clima, utilizzando i relativi proventi per finanziare iniziative rispettose del clima.

Queste proposte, che verranno presentate alle istituzioni e ai responsabili politici dell'UE, andranno ad integrare i risultati della Settimana della società civile e serviranno ad alimentare una risoluzione del CESE sulle imminenti elezioni europee. (gb)

Lo stato della democrazia in generale, e dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) in particolare, lascia parecchio a desiderare.

Lo stato della democrazia in generale, e dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) in particolare, lascia parecchio a desiderare.

Secondo l'ultimo rapporto sulla democrazia nel mondo (World Democracy Report) presentato il 7 marzo scorso da "Varieties of Democracy", la percentuale di persone che oggi vive in un paese democratico è inferiore a quella di quasi quarant'anni fa. E se è vero che attualmente sono più numerose che mai le persone di tutto il mondo con diritto di voto, è altrettanto vero che molti dei paesi dove quest'anno si terranno delle elezioni stanno diventando più autocratici.

Questa situazione è stata lamentata da più parti anche nel corso della prima Settimana della società civile organizzata dal Comitato economico e sociale europeo e svoltasi all'inizio di marzo. Le critiche mosse riguardavano in particolare l'iniziativa dei cittadini europei, il primo strumento al mondo di democrazia diretta che attraversi le frontiere nazionali. "Troppo complicata", "troppo poco attraente", "poco affidabile", "inefficiente" e "poco nota": sono solo alcuni dei giudizi assai poco lusinghieri formulati in merito all'ICE da esponenti della società civile, dei media, del mondo accademico e della pubblica amministrazione.

A mio avviso, valutazioni così critiche sono non soltanto tristemente corrette, ma anche fin troppo caute e moderate. La democrazia merita di prevalere in tutto il mondo. Ma se vogliamo conseguire tale risultato, noi, in quanto cittadini ed elettori di questo pianeta in questo preciso momento storico, dobbiamo mirare più in alto, puntando a ottenere di più di quanto già abbiamo. 

Questo significa che dobbiamo fare di più che stare sulla difensiva per tenere a distanza la paura, i dittatori di oggi e la loro cricca di codardi. Dobbiamo insomma compiere passi avanti ben più coraggiosi, e sviluppando ulteriormente l'iniziativa dei cittadini europei si farebbe un passo di tale ampiezza.

Il fatto è che nell'ICE troviamo praticamente tre cose: un diritto, un dispositivo e uno strumento che assieme formano qualcosa che non è mai esistito in nessun altra epoca della storia o in qualsiasi altro luogo del mondo. L'ICE è un'iniziativa complessa, progettata in modo completo, digitale, di democrazia diretta, transnazionale, con un'infrastruttura di sostegno e ben utilizzata. 

Dal 2012 ad oggi l'ICE è stata prima elaborata, poi introdotta, attuata e migliorata, dimostrando in modo concreto come lo spazio democratico possa essere ampliato e consolidato anche nelle circostanze più difficili.

L'anno prossimo, alla tenera età di 13 anni, si spera che questo fanciullo tanto coccolato diventi finalmente un adolescente determinato, in grado di mostrare all'Europa e al mondo quello di cui è capace. Abbiamo bisogno di questa forza fresca e dirompente per rivitalizzare in modo decisivo le mentalità sclerotizzate degli Stati nazionali e delle strutture burocratiche dell'Unione europea. 

Diciamolo con chiarezza: non abbiamo bisogno di quella costante, incessante reinvenzione delle forme democratiche di convivenza che spesso va sotto il nome di "'innovazione". Invece, dobbiamo dedicarci a sviluppare l'ICE, per assicurarci che per la fine di questo decennio essa arrivi ai sedici anni, anzi, almeno ai diciotto anni.  

Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che entro il 2028 o il 2030 dovranno avvenire due importanti cambiamenti. In primo luogo, i poteri dell'ICE di definire l'agenda dell'UE dovranno essere stati equiparati a quelli del Parlamento europeo. In altri termini, i cittadini dell'UE dovrebbero essere in grado di proporre atti legislativi e altre azioni politiche proprio come i deputati eletti al Parlamento europeo.

In secondo luogo, i cittadini europei dovrebbero, entro la fine di questo decennio, avere non solo il potere di iniziativa legislativa, ma anche quello di votare in tutta l'UE su questioni sostanziali - ossia di avvalersi di quello strumento spesso chiamato semplicemente referendum. Il referendum paneuropeo non è un'idea nuova, ma è un'idea per la quale i tempi sono ormai maturi, grazie alla nascita dell'ICE e ai suoi primi anni di vita.

Se questo tipo di futuro potrà essere costruito intorno all'ICE, i cittadini di domani guarderanno a questo strumento - e a questo momento storico - come a quello che ha prodotto una delle conquiste democratiche più straordinarie da quando, nel XX secolo, è stato introdotto il suffragio universale e paritario.

Il progetto slovacco Matti? E allora?!, gestito dall'organizzazione Integra, riunisce giovani studenti e persone con problemi di salute mentale. Durante un'intera giornata di insegnamento gli studenti imparano in prima persona cosa significa superare una crisi di salute mentale e come ottenere aiuto. La direttrice di Integra Jana Hurova spiega che il progetto contribuisce a sconfiggere la stigmatizzazione delle persone che soffrono di problemi di salute mentale e offre ai giovani una speranza per il futuro.

Il progetto slovacco Matti? E allora?!, gestito dall'organizzazione Integra, riunisce giovani studenti e persone con problemi di salute mentale. Durante un'intera giornata di insegnamento gli studenti imparano in prima persona cosa significa superare una crisi di salute mentale e come ottenere aiuto. La direttrice di Integra Jana Hurova spiega che il progetto contribuisce a sconfiggere la stigmatizzazione nei confronti delle persone che soffrono di problemi di salute mentale e offre ai giovani una speranza per il futuro.

Che cosa vi ha indotto ad avviare questo progetto?

Da molti anni la nostra organizzazione assiste persone con problemi di salute mentale che a causa della malattia hanno perso il lavoro, la casa, gli amici, talvolta anche la famiglia. Tutto il loro mondo è stato messo sottosopra. Quasi trent'anni fa abbiamo creato il primo servizio di salute mentale comunitario della Slovacchia con l'obiettivo di garantire che queste persone, dopo essere state curate in un ospedale psichiatrico, potessero ricevere sostegno e tornare alla vita normale che facevano prima della malattia. Abbiamo contribuito alla nascita di organizzazioni di pazienti in Slovacchia e abbiamo attuato numerosi programmi per cancellare lo stigma che pesa sulle malattie mentali. Ci occupiamo di persone con gravi problemi di salute mentale, in particolare la schizofrenia, molte delle quali sono già riuscite a integrarsi e a dare un significato alla loro vita.

Poiché tutte le nostre attività si svolgono fin dall'inizio in modo non tradizionale, lavorando in partenariato con i nostri clienti per individuare al meglio le loro esigenze, abbiamo applicato un approccio analogo al programma Matti? E allora?!. Molti dei nostri clienti hanno trovato una motivazione nell'incontro con i giovani e, attingendo alla loro esperienza personale, parlando di ciò di cui sentivano la mancanza alla loro età e dei fattori che in seguito hanno causato i loro problemi di salute mentale.

Crediamo che sia sempre più necessario mettere in risalto l'importanza della salute mentale. Sapere come gestire una crisi personale costituisce un grande punto di forza.

Abbiamo dato il via al programma Matti? E allora?! in Slovacchia nel 2005, insieme a partner tedeschi e cechi. Tuttavia, solo di recente siamo riusciti a dare al programma una base più stabile e ad ampliarlo. Dopo un'apposita formazione siamo diventati istruttori, e a nostra volta formiamo nuove équipe e visitiamo nuove scuole.

Come è stato accolto questo vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dai vostri assistiti?  Se sì, può fornircene un esempio?

La possibilità di incontrare persone che hanno superato una crisi di salute mentale, e alle quali possono fare tutte le domande che vogliono, ha sempre un forte impatto sui giovani e mostra loro che, se dovessero avere problemi, un aiuto è sempre a portata di mano. Il fatto che si tratti di un'intera giornata di insegnamento, e che la comunicazione avvenga su un piano di parità, significa che alla fine i partecipanti ne conservano sempre un'impressione positiva.

Le persone con un'esperienza diretta di disturbi della salute mentale possono dare ai giovani il coraggio di fare qualcosa per i propri problemi. In quasi tutte le classi ci sono studenti che incontrano problemi di questo tipo. Dare loro una speranza è qualcosa di inestimabile. Per i partecipanti con un'esperienza personale raccontare la propria storia è un modo per sentirsi meglio. Sono loro stessi a decidere quanto rivelare agli studenti della loro vita, e in questo modo si sentono utili e compresi dagli altri.

Abbiamo ricevuto molti commenti, tra cui quelli di studenti che affermano di non avere di solito la possibilità di incontrare persone con disturbi della salute mentale, o altri secondo i quali tutti dovremmo imparare ad accettare queste persone e a non condannarle perché sono diverse.

Abbiamo inoltre ricevuto riscontri da persone con esperienze personali di problemi di salute mentale che partecipano al programma. Una di queste ci ha detto:

"Il programma mi dà il coraggio di camminare a testa alta. Finalmente ho voglia di vivere! Parlare con gli studenti è difficile, ma anche gratificante. Sono molto aperti e non hanno quasi nessun timore del contatto sociale. La cosa più meravigliosa per me è che ci dimostrano che sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono, e che l'immagine comune che si ha dei "matti" non è reale. È fantastico poter aiutare le persone a parlare finalmente in maniera aperta dei problemi di salute mentale, in modo che nessuno debba più vergognarsi o nascondersi". ’

Sono i giovani a darci la forza di andare avanti: dopo ciascuna di queste giornate ci confidano quanto sia importante per loro il programma Matti? E allora?! e ci dicono che deve continuare in modo che ogni giovane in Slovacchia possa capire quanto sia preziosa la propria salute mentale.

Avete già in preparazione nuovi progetti?

Vorremmo che tutti i giovani avessero la possibilità di ricevere questa forma di educazione, e quindi ci piacerebbe poter estendere il programma anche ad altre regioni della Slovacchia. Abbiamo già tenuto sessioni in Germania (dove il programma è stato inaugurato), Slovacchia, Repubblica ceca e Austria. Quest'anno abbiamo anche formato le prime équipe in Ucraina.

A Suo parere, quanto è importante parlare apertamente dei propri problemi di salute mentale? Qual è il messaggio che volete trasmettere con il vostro progetto?

Vogliamo diffondere il messaggio che avere problemi di salute mentale non è un motivo di vergogna. Ciò che è vergognoso, invece, è non fare nulla per promuovere la nostra salute, perché senza salute mentale la salute stessa non è possibile.

L'idea principale alla base del programma Matti? E allora?! è quella di sensibilizzare in tempo utile all'importanza della salute mentale e, nel contempo, di promuovere una migliore comprensione delle persone con disturbi mentali.

Abbiamo capito che prevenire è molto meglio che curare, ed è anche più efficace. Offriamo coraggio e motivazione e siamo ottimisti: un aiuto è sempre disponibile. A volte basta avere qualcuno con cui parlare. Combattere per i propri sogni non è mai facile, ma vale la pena farlo.

Reference number
16/2024

Dopo il convegno sulle malattie rare svoltosi lo scorso anno a Bilbao, il Comitato economico e sociale europeo e la Commissione europea stanno unendo le forze per affrontare le malattie rare a livello europeo.