La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha organizzato la 2a campagna e convegno sulla lotta alla disinformazione nell'ambito del suo progetto di largo respiro sulla disinformazione, che sarà attuato con l'aiuto della società civile. 

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha organizzato la 2a campagna e convegno sulla lotta alla disinformazione nell'ambito del suo progetto di largo respiro sulla disinformazione, che sarà attuato con l'aiuto della società civile.

Dopo il successo della campagna in Bulgaria, questa volta l'evento si è tenuto lo scorso 18 aprile in Moldova, un paese che ha recentemente rafforzato le proprie capacità nel campo della comunicazione strategica e del dialogo istituendo due organismi appositi, ossia il Centro per le comunicazioni strategiche e la lotta alla disinformazione e il Centro per le iniziative civili per le minoranze nazionali.

Il convegno è stato organizzato in collaborazione con l'Università statale della Moldova, che ha sede a Chișinău.

Nel suo intervento al convegno, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato l'importanza di promuovere il dialogo e di coinvolgere tutti i cittadini, indipendentemente dal contesto e dalla comunità di provenienza, nella lotta contro le ingerenze straniere e la disinformazione.

Di regola, la disinformazione si diffonde tra la popolazione, spesso in modo orizzontale, il che significa che il modo migliore per affrontare il problema non è con un approccio dall'alto, bensì stimolando la riflessione nei cittadini e promuovendo il loro impegno diretto. È in questo ambito che la società civile organizzata può svolgere un ruolo cruciale, dal momento che la disinformazione lacera il tessuto sociale.

Ana Revenco, direttrice del Centro per le comunicazioni strategiche e la lotta alla disinformazione e tra gli oratori principali del convegno, ha sottolineato che i cittadini non possono combattere da soli la disinformazione e che il Centro potrebbe migliorare la loro capacità di contrastare gli effetti tossici della disinformazione nel lungo termine.

"Non è realistico puntare all'eliminazione della disinformazione. I nostri sforzi congiunti saranno volti a confutare le notizie false, a prevenirne la diffusione e a ridurne l'influenza malevola sulle nostre società", ha aggiunto.

Mihai Peicov, leader del Centro per le iniziative civili per le minoranze nazionali, ha dichiarato che la creazione di tale Centro da parte del governo moldovo rappresenta un passo importante per l'integrazione di ogni persona nella società, e ha aggiunto che è necessario adottare politiche nuove nel settore dell'istruzione per le minoranze.

Il convegno ha messo l'accento sulla funzione dell'istruzione e ha posto i giovani al centro dell'attenzione, in quanto sono stati i gruppi più giovani e gli studenti a formulare, assieme ai giornalisti presenti, gran parte delle riflessioni sui temi in discussione.

Per visualizzare un reportage sul convegno, cliccare qui.

#EUvsDisinfo (at)

Dopo 20 anni nella "sala d'attesa" dell'UE, in Macedonia del Nord il consenso dell'opinione pubblica per l'adesione all'Unione è calato vistosamente. Eppure la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a spingere il paese a voler diventare uno degli Stati membri dell'UE, nonostante la lentezza dei progressi, le battute d'arresto e i ritardi: alla Macedonia del Nord lo status di paese candidato è stato concesso nel dicembre 2005, e da allora sono passati 15 anni prima dell'apertura dei negoziati di adesione, l'attesa più lunga nella storia dell'Unione. Ma anche la stessa UE deve dimostrare di essere disposta a portare avanti il processo di adesione e a premiare i progressi compiuti, sottolinea la nostra ospite a sorpresa, Biljana Spasovska, direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani e "membro di un paese candidato all'adesione" presso il CESE per la Macedonia del Nord.

Dopo 20 anni nella "sala d'attesa" dell'UE, in Macedonia del Nord il consenso dell'opinione pubblica per l'adesione all'Unione è calato vistosamente. Eppure la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a spingere il paese a voler diventare uno degli Stati membri dell'UE, nonostante la lentezza dei progressi, le battute d'arresto e i ritardi: alla Macedonia del Nord lo status di paese candidato è stato concesso nel dicembre 2005, e da allora sono passati 15 anni prima dell'apertura dei negoziati di adesione, l'attesa più lunga nella storia dell'Unione. Ma anche la stessa UE deve dimostrare di essere disposta a portare avanti il processo di adesione e a premiare i progressi compiuti, sottolinea la nostra ospite a sorpresa, Biljana Spasovska, direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani e "membro di un paese candidato all'adesione" presso il CESE per la Macedonia del Nord.

Biljana Spasovska è la direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani (BCSDN), una rete regionale di organizzazioni della società civile (OSC) che collaborano per conferire maggiori poteri e responsabilità alla società civile nei Balcani e rafforzarne lo sviluppo. È inoltre l'attuale copresidente del partenariato delle OSC per l'efficacia dello sviluppo, membro dello standard globale per il partenariato sulla responsabilità delle OSC e membro di un paese candidato all'adesione presso il CESE.

Biljana ha oltre dieci anni di esperienza in prima linea negli sforzi politici e di sensibilizzazione volti a rafforzare il ruolo della società civile nei Balcani e a far risuonare più forte la sua voce nei processi politici nazionali e dell'UE. Ha contribuito, anche in ruoli dirigenziali, a diversi progetti collaborativi regionali, europei e globali volti a promuovere un ambiente più favorevole alla società civile e una maggiore assunzione di responsabilità da parte di quest'ultima, una politica di allargamento dell'UE più credibile e una cooperazione allo sviluppo più efficace.

Ha conseguito la laurea magistrale in studi interdisciplinari presso l'Università di Bologna e sta seguendo un corso di dottorato in globalizzazione e democrazia.

Quest'anno la piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare (ECESP), un'iniziativa sviluppata e ospitata congiuntamente dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), ha unito le forze con la presidenza belga del Consiglio dell'UE e con il Forum mondiale dell'economia circolare (WCEF) promosso dal Fondo finlandese per l'innovazione per organizzare il convegno faro del 15 e 16 aprile.

Quest'anno la piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare (ECESP), un'iniziativa sviluppata e ospitata congiuntamente dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), ha unito le forze con la presidenza belga del Consiglio dell'UE e con il Forum mondiale dell'economia circolare (WCEF) promosso dal Fondo finlandese per l'innovazione per organizzare il convegno faro del 15 e 16 aprile.

Al convegno, che si è svolto presso il Centro congressi "Square" di Bruxelles, hanno partecipato oltre 1000 persone e sono intervenuti 150 oratori, presentando soluzioni circolari di grande impatto, ispirate alle più recenti acquisizioni scientifiche. I delegati del CESE al convegno hanno condiviso la storia di successo dell'ECESP.

Cillian Lohan, membro del CESE e cofondatore dell'ECESP, ha salutato in quest'ultimo la "rete di reti" che collega i decisori politici e la società civile per portare avanti il modello dell'economia circolare. Anders Ladefoged, membro del gruppo direttivo dell'ECESP, ha sottolineato il ruolo di tale organismo nel dibattito sui progressi e le carenze della circolarità in Europa - un ruolo che è quello di offrire una piattaforma per la collaborazione e l'apprendimento. E Maria Nikolopoulou, anche lei membro del CESE, ha posto l'accento sulla crescente interattività dell'ECESP, che facilita il dialogo attraverso iniziative come i #EUCircularTalks.

Nella sessione conclusiva del convegno, la commissaria europea per i Partenariati internazionali Jutta Urpilainen ha annunciato due iniziative a sostegno della transizione globale verso un'economia circolare: il Centro risorse per l'economia circolare dell'UE, finanziato dalla Commissione europea con 15 milioni di EUR, e il programma SWITCH per il passaggio all'economia circolare nell'Africa orientale e meridionale, al quale la Commissione contribuirà con 40 milioni di euro nell'arco di cinque anni. L'ECESP si è impegnata a sostenere entrambe queste iniziative.

La piattaforma delle parti interessate per l'economia circolare, avviata nel 2017 dal CESE e dalla Commissione europea, promuove il dialogo, diffonde buone pratiche e fornisce informazioni sull'economia circolare per trasformare le visioni in realtà. Il CESE è un sostenitore della prima ora della circolarità, avendo espresso il suo sostegno al piano d'azione dell'UE per l'economia circolare già nel 2015. La piattaforma è un'iniziativa congiunta che si sforza di coinvolgere tutti i portatori di interessi nella realizzazione di una visione circolare, con l'obiettivo di accelerare la transizione attraverso il dialogo e la cooperazione. (ks)

di Jarosław Pietras

Jarosław Pietras, ex vice caponegoziatore per l'adesione della Polonia all'UE, riflette sull'impatto dell'allargamento di 20 anni fa e sui vantaggi economici e di altro tipo che esso ha prodotto, non solo per la Polonia e gli altri paesi coinvolti, ma anche per l'UE nel suo complesso. Con la decisione di allargarsi a nuovi paesi nel 2004, l'Unione europea ha dimostrato il suo impegno a favore dell'unità, della diversità e della solidarietà. Oggi possiamo ancora trarre utili insegnamenti da tale esperienza per qualsiasi futuro negoziato di preadesione. 

di Jarosław Pietras

Jarosław Pietras, ex vice caponegoziatore per l'adesione della Polonia all'UE, riflette sull'impatto dell'allargamento di 20 anni fa e sui vantaggi economici e di altro tipo che esso ha prodotto, non solo per la Polonia e gli altri paesi coinvolti, ma anche per l'UE nel suo complesso. Con la decisione di allargarsi a nuovi paesi nel 2004, l'Unione europea ha dimostrato il suo impegno a favore dell'unità, della diversità e della solidarietà. Oggi possiamo ancora trarre utili insegnamenti da tale esperienza per qualsiasi futuro negoziato di preadesione. 

Dopo 20 anni, è piuttosto evidente che l'adesione all'UE della maggior parte dei paesi dell'Europa centrale, insieme a Malta e a Cipro, non solo ha rappresentato un "grande allargamento", ma ha segnato un svolta storica per l'intera Unione europea. L'impatto è stato profondo, in particolare sul panorama economico delle nazioni che sono entrate nell'UE.

L'allargamento ha notevolmente migliorato il tenore di vita nei paesi dell'Europa centrale. Questi otto paesi – Cechia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria – hanno registrato collettivamente un notevole aumento della parità di potere d'acquisto (PPA) pro capite, andando ben oltre il risultato che avrebbero potuto ottenere se fossero rimasti al di fuori dell'UE. Le statistiche si riferiscono sempre alle medie dei benefici tangibili derivanti dall'integrazione. Vale la pena notare che, anche se i guadagni non sono stati equamente distribuiti tra gli Stati membri, alcuni dei quali hanno registrato progressi più significativi di altri, tutti i paesi hanno visto migliorare la loro situazione. Ad esempio, la Lituania e la Polonia si sono distinte per aver ottenuto i maggiori benefici dall'adesione all'UE, mentre i progressi dell'Estonia e della Slovenia sono stati meno consistenti per via di una serie di sfide, dovute soprattutto all'impatto della crisi finanziaria del 2008.

L'adesione all'Unione europea ha inaugurato una nuova era di prosperità economica per la Polonia e gli altri paesi dell'Europa centrale. In particolare in Polonia, lo sviluppo post-adesione è una storia di successo. Il paese ha registrato una crescita economica senza precedenti, con il raddoppiamento del PIL tra il 2004 e il 2022. Allo stesso modo, anche altri Stati membri della regione hanno visto aumentare in modo sostanziale il loro PIL pro capite, seppure a tassi diversi. La Slovacchia e la Lituania, ad esempio, hanno compiuto progressi degni di nota, riducendo ulteriormente il divario di sviluppo rispetto all'Europa occidentale. I dati statistici di questo periodo delineano un quadro di resilienza e dinamismo, poiché questi paesi hanno sfruttato l'adesione all'UE per stimolare l'espansione economica e rafforzare la loro competitività a livello mondiale. Questo notevole risultato sottolinea l'impatto trasformativo dell'integrazione dell'UE sulle economie di tutti i nuovi Stati membri. E ciò nonostante l'impatto della crisi finanziaria, durante la quale i nuovi Stati membri dell'UE hanno ottenuto tassi di crescita superiori al previsto.

Il periodo successivo all'allargamento dell'UE del 2004 non è stato privo di sfide. Ad esempio, la crisi finanziaria mondiale del 2008 ha provocato shock in tutta l'economia europea, mettendo alla prova la resilienza sia degli Stati membri consolidati sia di quelli di recente integrazione. Nonostante gli effetti negativi della crisi, i nuovi Stati membri dell'UE hanno dato prova di notevole resilienza, superando le proiezioni iniziali di crescita. La loro capacità di far fronte alla tempesta e di mantenere tassi di crescita positivi ha evidenziato la forza delle loro economie e i benefici dell'integrazione nell'UE. Sebbene la crisi abbia posto sfide significative, ha anche offerto a questi paesi l'opportunità di beneficiare pienamente dello stretto legame con l'economia europea. È stata anche un banco di prova dell'impegno dei paesi di recente adesione nei confronti dei valori europei e della solidarietà in tempi di avversità.

Nel corso del processo negoziale la società civile polacca si è affermata come un potente fattore di cambiamento e progresso. Le organizzazioni della società civile, i movimenti di base e i gruppi di sostegno hanno svolto un ruolo cruciale nel promuovere l'integrazione nell'UE e nel difendere i valori democratici in Polonia. I loro sforzi instancabili per sensibilizzare, mobilitare il sostegno e chiamare i leader a rispondere delle loro azioni sono stati determinanti per influire sull'opinione pubblica e dare il via a un cambiamento positivo. Impegnandosi attivamente con i cittadini, favorendo il dialogo e promuovendo la trasparenza, la società civile polacca ha contribuito a garantire che il processo negoziale rimanesse inclusivo, democratico e attento alle esigenze dei cittadini. I loro contributi non solo hanno facilitato l'adesione della Polonia all'UE, ma hanno anche rafforzato le fondamenta della democrazia e della società civile nel paese.

Con la decisione di allargarsi a nuovi paesi nel 2004, l'Unione europea ha dimostrato il suo impegno a favore dell'unità, della diversità e della solidarietà. Accogliendo la maggior parte dei paesi dell'Europa centrale, insieme a Malta e a Cipro, l'UE ha ampliato il suo potenziale economico, la sua ricchezza culturale e la sua influenza geopolitica. L'adesione di questi paesi ha portato all'Unione nuove prospettive, talenti e opportunità, arricchendo il suo patrimonio di diversità e rafforzando la sua presenza a livello mondiale. Da un punto di vista geopolitico, l'allargamento ha rafforzato l'influenza e la stabilità dell'UE integrando i paesi dell'Europa centrale e orientale nel suo quadro di cooperazione e collaborazione. A livello istituzionale, ha diversificato le prospettive dell'UE e ne ha approfondito l'integrazione, gettando le basi per un'Unione più unita e resiliente.

Riflettendo sulle esperienze dell'allargamento dell'UE del 2004, si possono trarre insegnamenti preziosi, in particolare per quanto riguarda il processo negoziale e i preparativi di preadesione. Se dovessi intraprendere oggi un percorso analogo, raccomanderei di porre una maggiore enfasi sulle condizioni di preadesione e sui meccanismi di sostegno in tutti i futuri negoziati, in particolare nei settori della governance e dello Stato di diritto. Per salvaguardare l'integrità dell'Unione e difendere i suoi valori, è essenziale garantire che i paesi candidati soddisfino i criteri e gli standard necessari prima di aderire all'UE. Inoltre, fornire un sostegno e un'assistenza adeguati ai paesi candidati durante il processo negoziale è fondamentale per il successo della loro integrazione e per la stabilità a lungo termine all'interno dell'UE.

Al centro del processo negoziale per l'allargamento dell'UE del 2004 vi è stato l'impegno comune a promuovere la stabilità, la democrazia e la prosperità in tutta Europa. Il desiderio di rafforzare i legami di cooperazione e solidarietà tra le nazioni europee ha guidato i negoziati, poiché sia i paesi candidati che gli Stati già membri dell'UE hanno riconosciuto i vantaggi reciproci dell'allargamento. Pur essendo complessi e impegnativi, i negoziati sono stati in ultima analisi condotti all'insegna di una visione condivisa di un'Europa unita e prospera, in cui tutte le nazioni potessero progredire insieme all'interno dell'Unione europea.

Mentre i paesi candidati all'adesione all'UE seguono il loro percorso verso l'adesione nel 2024, vi sono diverse considerazioni fondamentali da tenere presenti. In primo luogo, dare priorità alle riforme in linea con gli standard e i valori dell'UE è essenziale per un'integrazione riuscita e per la stabilità a lungo termine all'interno dell'Unione. Ciò comprende il rafforzamento delle istituzioni democratiche, la promozione dello Stato di diritto e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Inoltre, un impegno proattivo con gli Stati già membri dell'UE per creare fiducia e sostegno è essenziale per una transizione agevole verso l'ingresso nell'Unione. Dimostrando un autentico impegno a favore dei valori europei e della cooperazione, i paesi candidati possono creare le condizioni per avere un futuro migliore all'interno dell'Unione europea.

Jarosław Pietras è attualmente visiting fellow presso il Centro di studi europei "Wilfried Martens" di Bruxelles e visiting professor al Collegio d'Europa di Bruges.

Ha lavorato nella squadra negoziale per l'adesione della Polonia all'UE dal 1998, quando sono iniziati i negoziati, fino al 2004, quando la Polonia ha aderito all'UE. Nel suo paese, la Polonia, tra il 1990 e il 2006 è stato sottosegretario alle Finanze e poi sottosegretario agli Affari europei e ha diretto l'ufficio del comitato per l'integrazione europea. Dal 2008 al 2020 ha lavorato come direttore generale presso il Consiglio dell'Unione europea, coprendo un'ampia gamma di settori politici (cambiamenti climatici, ambiente, trasporti, telecomunicazioni, energia, istruzione, cultura, audiovisivi, gioventù e sport). Dottore di ricerca in economia all'Università di Varsavia, Pietras è autore di una serie di pubblicazioni su temi che spaziano dall'Unione europea alla sostenibilità e al commercio. È stato inoltre borsista della Fondazione Fulbright e membro del consiglio di amministrazione del gruppo di riflessione BRUEGEL (2008-2011). 

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Usa il tuo voto. O gli altri decideranno per te è lo slogan calzante utilizzato dal Parlamento europeo nella campagna di comunicazione sulle elezioni europee, che comprende anche un video, altrettanto pertinente, sulle origini del progetto europeo di costruzione di un futuro pacifico dalle ceneri della guerra e del genocidio. Oggi, in particolare, con l'estremismo e l'apatia che dilagano, la politica sembra essere spesso più un reality che un'autentica opportunità di confronto. 

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

Usa il tuo voto. O gli altri decideranno per te è lo slogan calzante utilizzato dal Parlamento europeo nella campagna di comunicazione sulle elezioni europee, che comprende anche un video, altrettanto pertinente, sulle origini del progetto europeo di costruzione di un futuro pacifico dalle ceneri della guerra e del genocidio. Oggi, in particolare, con l'estremismo e l'apatia che dilagano, la politica sembra spesso più un reality che un'autentica opportunità di confronto.

Vuoi davvero che siano gli altri a decidere per te? Attenzione perché lo stanno già facendo e stanno optando, ancora una volta, per l'austerità.

La nostra presidente Lucie Studničná lo ha detto forte e chiaro: non possiamo permetterci un'altra crisi di austerità. Le misure adottate durante l'ultima crisi finanziaria hanno fatto precipitare alcuni paesi in una spirale di declino economico e di fuga di cervelli. In Spagna, Italia e Grecia il tasso di disoccupazione resta elevato e il PIL pro capite è ancora lontano dai livelli del 2008. In risposta a questa non soluzione, abbiamo avuto un'impennata di euroscetticismo e populismo, resa possibile da una svolta verso l'estrema destra.

Le nuove norme di bilancio renderanno la maggior parte degli Stati membri inermi di fronte alle sfide climatiche e sociali che ci attendono. Le promesse di La Hulpe risulteranno vane. I cittadini soffriranno e l'aggiunta di ulteriori difficoltà economiche, che i governi definiranno sicuramente come "imposte da Bruxelles", potrebbero essere il colpo di grazia per molti.

La democrazia non dipende solo dal voto: la società civile e i sindacati sono anch'essi fondamentali per il mantenimento della sua salute. Eppure il voto non è solo uno strumento di legittimità ed è lungi dall'essere inutile. Si tratta di un diritto conquistato a caro prezzo, con gli sforzi e spesso addirittura con la vita di milioni di persone attraverso diverse generazioni. Un diritto che possiamo però perdere in qualsiasi momento.

Le decisioni in materia di austerità non sono immodificabili. Per queste elezioni europee di giugno e per tutte le prossime elezioni nazionali, ti ribadiamo lo stesso invito: usa il tuo voto, non lasciartelo sottrarre, vota per il progresso sociale. Insieme possiamo continuare a migliorare i nostri paesi, a migliorare l'Unione europea e a cambiare ciò che non funziona. 

Nella sessione plenaria di aprile del CESE, Maive Rute, direttrice generale aggiunta della DG Mercato interno della Commissione, e Oliver Röpke, Presidente del CESE, hanno sottolineato che il rafforzamento della competitività dell'UE è fondamentale per aumentare la crescita e il benessere della nostra economia e della nostra società.

Nella sessione plenaria di aprile del CESE, Maive Rute, direttrice generale aggiunta della DG Mercato interno della Commissione, e Oliver Röpke, Presidente del CESE, hanno sottolineato che il rafforzamento della competitività dell'UE è fondamentale per aumentare la crescita e il benessere della nostra economia e della nostra società.

Secondo Rute non c'è tempo da perdere. L'Unione europea deve agire con rapidità e urgenza se vuole recuperare il ritardo e sopravvivere di fronte allo strapotere dei giganti economici mondiali.

Facendo il punto sullo stato della competitività dell'Unione, Rute ha dichiarato: "Ciò che serve è un cambiamento radicale. Non possiamo lasciare che l'attuazione del mercato unico sia affidata alla buona volontà: abbiamo bisogno di un'applicazione reale delle norme che vi sono alla base. Dobbiamo esportare i nostri prodotti e le nostre tecnologie, ma non i nostri posti di lavoro. Le nostre industrie devono essere competitive, e gli investimenti devono essere realizzati qui da noi".

Sottolineando che la competitività è una pietra angolare del successo economico dell'UE, che stimola la crescita, l'innovazione e la prosperità, rafforzandone nel contempo l'influenza e la resilienza a livello mondiale, Röpke ha aggiunto: "Quando discutiamo della competitività europea, dobbiamo porre le persone al centro del dibattito e garantire di non lasciare indietro nessuno. Il suo impatto e la sua importanza finali risiedono nel modo in cui essa incide sul benessere, sulle opportunità e sulla prosperità delle singole persone e delle comunità. Pertanto, qualsiasi dibattito sulla competitività deve dare priorità alle esigenze, ai diritti e alle aspirazioni dei cittadini".

Nella sessione plenaria è stato inoltre adottato il parere sul tema Strategia per la competitività a lungo termine, elaborato dalla relatrice Emilie Prouzet e dal correlatore Stefano Palmieri. (mp)

Una donna su dieci vive in condizioni di estrema povertà, una su tre è vittima di violenza. In tutto il mondo, e l'Unione europea non fa eccezione, si assiste a un crescente regresso dei diritti delle donne. Nell'imminenza delle elezioni europee e della formazione di una nuova Commissione europea, il costante sostegno delle istituzioni e della società civile sarà fondamentale per promuovere l'emancipazione di donne e ragazze. 

Una donna su dieci vive in condizioni di estrema povertà, una su tre è vittima di violenza. In tutto il mondo, e l'Unione europea non fa eccezione, si assiste a un crescente regresso dei diritti delle donne. Nell'imminenza delle elezioni europee e della formazione di una nuova Commissione europea, il costante sostegno delle istituzioni e della società civile sarà fondamentale per promuovere l'emancipazione di donne e ragazze.

Il 25 aprile scorso il CESE ha tenuto un dibattito in sessione plenaria con alcune delle principali organizzazioni dell'UE impegnate nella promozione della parità di genere per porre in rilievo l'urgenza di continuare a sostenere i diritti delle donne nel prossimo mandato dell'UE.

Il dibattito, svoltosi all'indomani del via libera da parte del Parlamento europeo alla prima direttiva dell'UE sulla lotta contro la violenza di genere, è stato incentrato sulle conclusioni della 68ª sessione della commissione ONU sulla condizione femminile. Tale commissione, che è il massimo forum mondiale per valutare i progressi in materia di parità di genere, ha concentrato quest'anno la sua attenzione sulla povertà femminile.

Il CESE ha contribuito alla 68ª sessione della commissione ONU, tenutasi lo scorso marzo a New York, con una dichiarazione dal titolo A gender lens on poverty (Ottica di genere sulla povertà), che contiene 10 linee d'azione per l'emancipazione economica e la protezione sociale delle donne.

"La povertà non è neutrale dal punto di vista del genere, né può esserlo la nostra risposta. La violenza contro le donne si ripercuote sul rischio di povertà delle donne e sulla loro capacità di partecipare al mercato del lavoro su una base di uguaglianza. Non posso quindi che accogliere con favore", ha dichiarato il Presidente del CESE Oliver Röpke, "l'adozione, da parte del Parlamento europeo, della prima direttiva volta a proteggere le donne dalla violenza di genere e dalla violenza domestica a livello europeo".

"Nel corso del mandato dell'attuale Commissione europea, un'azione concertata a tutti i livelli ha consentito di raggiungere una serie di traguardi fondamentali, quali la direttiva dell'UE sulla trasparenza retributiva e la strategia europea per l'assistenza", ha dichiarato Lanfranco Fanti, membro del Gabinetto della commissaria per l'Uguaglianza Helena Dalli.

I partecipanti al dibattito hanno chiesto la creazione di una formazione specializzata del Consiglio dell'UE sulla parità di genere, la nomina di un coordinatore dell'UE sulla violenza contro le donne e il rinnovo del mandato per il commissario per l'Uguaglianza.

"Abbiamo bisogno del sostegno politico dell'UE", ha sottolineato Florence Raes, direttrice dell'ufficio di Bruxelles di UN Women. Nonostante i progressi registrati concretamente in materia di uguaglianza, i diritti delle donne sono minacciati come non mai e vi è il rischio crescente che la parità di genere possa essere scalzata dall'elenco delle priorità.

"Il fatto di essere donna e di appartenere a un gruppo minoritario significa andare incontro a difficoltà. Dobbiamo ricordare che l'uguaglianza non basta più: l'uguaglianza ha bisogno di intersezionalità", ha dichiarato Ilaria Todde, direttrice delle attività di sensibilizzazione della Eurocentralasian Lesbian Community.

"La violenza contro le donne è profondamente radicata nei sistemi patriarcali di tutto il mondo. Oggi festeggiamo l'adozione della prima direttiva dell'UE sulla violenza contro le donne e la violenza domestica", ha affermato nel suo intervento Mary Collins, segretaria generale della Lobby europea delle donne. (ll)

Nella sessione plenaria di aprile il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha discusso il pacchetto sulla mobilità dei talenti. L'iniziativa prevede una serie di nuove misure volte a rendere l'Unione più attraente per i talenti da paesi terzi e ad agevolare la mobilità al suo interno. 

Nella sessione plenaria di aprile il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha discusso il pacchetto sulla mobilità dei talenti. L'iniziativa prevede una serie di nuove misure volte a rendere l'Unione più attraente per i talenti da paesi terzi e ad agevolare la mobilità al suo interno.

La commissaria per gli Affari interni Ylva Johansson, che è intervenuta alla plenaria in qualità di oratrice invitata, ha chiesto il sostegno del CESE per incoraggiare gli Stati membri e le organizzazioni della società civile ad accogliere questa innovazione e garantire una politica efficace in materia di migrazione dei lavoratori.

Una delle misure di base del pacchetto sulla mobilità dei talenti è l'iniziativa "bacino di talenti", il primo strumento di incrocio volontario a livello dell'UE grazie al quale gli Stati membri interessati possono far incontrare i datori di lavoro dell'UE e le persone di paesi terzi in cerca di lavoro.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato che "l'UE si trova ad affrontare delle gravi carenze di manodopera e competenze dovute alla transizione verso un'economia verde e digitale, e delle sfide demografiche. Il pacchetto sulla mobilità dei talenti può costituire uno degli strumenti in grado di attenuare queste sfide".

La commissaria europea per gli Affari interni Ylva Johansson ha chiesto che si adotti un approccio Team Europa alla migrazione di manodopera con una più ampia dimensione europea. "La migrazione dei lavoratori è sostanzialmente di competenza nazionale e continuerà ad esserlo. Dobbiamo tuttavia creare un approccio Team Europa che permetta alle istituzioni, agli Stati membri e alle organizzazioni della società civile dell'UE di collaborare per realizzare nuove iniziative e facilitare l'attuazione delle politiche di mobilità dei lavoratori".

Tatjana Babrauskienė, membro del CESE e relatrice del parere sul Pacchetto sulla mobilità dei talenti adottato in occasione di questa sessione plenaria, ha sottolineato che "il bacino di talenti dell'UE deve essere uno strumento pratico, di facile utilizzo, affidabile e attraente per i lavoratori e i datori di lavoro e, al tempo stesso, deve sostenere una migrazione legale di manodopera equa ed etica". (at) 

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha tenuto due riunioni con i suoi interlocutori di Serbia e Montenegro nel quadro dei comitati consultivi misti (CCM) istituiti con questi due paesi. Il CCM è un organo congiunto grazie al quale le organizzazioni della società civile delle due parti possono monitorare lo svolgimento dei negoziati di adesione del paese candidato, esaminare questioni di interesse comune e segnalare i punti critici da affrontare lungo il percorso per aderire all'Unione europea. 

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha tenuto due riunioni con i suoi interlocutori di Serbia e Montenegro nel quadro dei comitati consultivi misti (CCM) istituiti con questi due paesi. Il CCM è un organo congiunto grazie al quale le organizzazioni della società civile delle due parti possono monitorare lo svolgimento dei negoziati di adesione del paese candidato, esaminare questioni di interesse comune e segnalare i punti critici da affrontare lungo il percorso per aderire all'Unione europea.

Il 5 aprile 2024 il CESE ha accolto a Bruxelles i membri serbi del comitato consultivo misto per discutere dello stato attuale delle relazioni UE-Serbia e dei negoziati sul processo di adesione all'Unione del paese balcanico. Il dibattito si è soffermato anche sulle opportunità offerte alla Serbia dal nuovo piano di crescita e dallo strumento per le riforme e la crescita per i Balcani occidentali, oltre che sulla situazione post-elettorale, e ha tracciato un quadro generale dello stato della democrazia e dello Stato di diritto nel paese.

Ha partecipato all'evento il nuovo capo della missione della Repubblica di Serbia presso l'UE, Danijel Apostolović, il quale ha sottolineato la comunità di intenti tra l'Unione europea e la Serbia al fine di instaurare una più stretta cooperazione su tutte le questioni pertinenti per i negoziati di adesione del suo paese.

Laurențiu Plosceanu, vicepresidente del CESE responsabile della Comunicazione, ha insistito sull'importanza di tenere queste riunioni, che garantiscono la presenza di esponenti della società civile e servono quindi a dare maggior forza alla narrazione sull'adesione all'interno della Serbia. 

Al termine dell'incontro è stata adottata una dichiarazione comune che sarà trasmessa alle istituzioni dell'UE nonché alle autorità locali e al governo della Serbia.

Un resoconto video della riunione è disponibile cliccando qui.

Il 13 maggio scorso Nataša Vučković, membro del CCM UE-Serbia, è stata eletta quale nuova presidente dell'Associazione europea per la democrazia locale (ALDA). All'Assemblea generale dell'ALDA, che si è tenuta a Barcellona, il CESE era rappresentato dal vicepresidente Plosceanu, che si è congratulato con Vučković per questa sua nomina. 

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La 18a riunione del comitato consultivo misto (CCM) UE-Montenegro, svoltasi a Podgorica il 16 aprile, ha inviato alle istituzioni europee il chiaro messaggio che il Montenegro è risolutamente impegnato a diventare il 28o Stato membro dell'Unione entro il 2028.

I membri del CCM hanno esortato le rispettive organizzazioni, le loro autorità nazionali e le istituzioni dell'UE a non lesinare gli sforzi affinché il paese riesca a conformarsi ai parametri intermedi relativi allo Stato di diritto. Ottenere entro giugno un risultato positivo nella relazione di valutazione del parametro intermedio (Interim Benchmark Assessment Report - IBAR) per quanto riguarda lo Stato di diritto rappresenterà una svolta nel processo di adesione all'UE, consentendo la chiusura provvisoria di nuovi capitoli di negoziato.

Il copresidente del CCM per l'UE e membro del CESE Decebal-Ștefăniță Padure ha dichiarato: "Le autorità montenegrine dovrebbero realizzare i loro ambiziosi obiettivi e la società civile organizzata dovrebbe essere coinvolta in ciascuna fase dei negoziati di adesione". La copresidente del CCM per il Montenegro, Gordana Đurović,  ha invitato tutte le parti interessate a sostenere gli sforzi volti a ottenere un risultato positivo nella relazione che la Commissione presenterà entro il prossimo giugno.

Il capo negoziatore per il Montenegro Predrag Zenović ha sottolineato il ruolo importante e l'aiuto concreto della società civile nel processo negoziale, con un sostegno dell'opinione pubblica all'adesione del paese all'UE che sfiora l'80 %.

L'ambasciatrice dell'UE in Montenegro Oana Cristina Popa ha osservato che il paese sembra avere finalmente raggiunto la stabilità necessaria per concentrarsi sull'adesione all'UE quale sua principale priorità strategica, aggiungendo che "tutti noi ci adopereremo per fare in modo che questa occasione non vada perduta".

La riunione si è conclusa con l'adozione di una dichiarazione comune che sarà trasmessa al comitato di stabilizzazione e di associazione, al comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione, al Servizio europeo per l'azione esterna, alla Commissione europea e al governo montenegrino. (at)

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