In questo numero:

  • Difesa europea: bisogna spendere in modo saggio ed efficiente, a cura del membro del CESE Marcin Nowacki.
  • Il piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe"), di Nicolas Gros-Verheyde
  • Riflettori puntati sull'iniziativa YEYS - Your Europe, Your Say! ("La vostra Europa, la vostra opinione!"):

    - Il coinvolgimento dei giovani non deve essere un mero esercizio formale, di Bruno António

    - Incoraggiare per emancipare, di Kristýna Bulvasová

    - Giovani moldovi partecipano a YEYS: plasmare una generazione che spinga lo sguardo oltre gli steccati - intervista a Mădălina-Mihaela Antoci

In questo numero:

  • Difesa europea: bisogna spendere in modo saggio ed efficiente, a cura del membro del CESE Marcin Nowacki.
  • Il piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe"), di Nicolas Gros-Verheyde
  • Riflettori puntati sull'iniziativa YEYS - Your Europe, Your Say! ("La vostra Europa, la vostra opinione!"):

    - Il coinvolgimento dei giovani non deve essere un mero esercizio formale, di Bruno António

    - Incoraggiare per emancipare, di Kristýna Bulvasová

    - Giovani moldovi partecipano a YEYS: plasmare una generazione che spinga lo sguardo oltre gli steccati - intervista a Mădălina-Mihaela Antoci

Superare le divisioni: il contributo della società civile alla lotta contro l'attuale pericolosa polarizzazione

In un periodo in cui le nostre società sono alle prese con una crescente polarizzazione e la fiducia nelle istituzioni democratiche è in calo, la società civile deve essere all'altezza della sfida. La polarizzazione non è, in sé, sempre negativa: il dibattito democratico si nutre e si arricchisce di una pluralità di punti di vista. Ma una polarizzazione che sfocia in ostilità, disinformazione e divisione rappresenta una minaccia per le fondamenta stesse delle nostre democrazie.

Superare le divisioni: il contributo della società civile alla lotta contro l'attuale pericolosa polarizzazione

In un periodo in cui le nostre società sono alle prese con una crescente polarizzazione e la fiducia nelle istituzioni democratiche è in calo, la società civile deve essere all'altezza della sfida. La polarizzazione non è, in sé, sempre negativa: il dibattito democratico si nutre e si arricchisce di una pluralità di punti di vista. Ma una polarizzazione che sfocia in ostilità, disinformazione e divisione rappresenta una minaccia per le fondamenta stesse delle nostre democrazie.

Nel corso della Settimana della società civile 2025 sono stati presentati notevoli esempi di iniziative volte a contrastare l'attuale pericolosa polarizzazione. Il Premio CESE per la società civile ha reso omaggio a organizzazioni attive nel campo dell'alfabetizzazione mediatica, della lotta alla disinformazione e della promozione del dialogo intergenerazionale – ed è a progetti di questo tipo che deve andare il nostro sostegno se vogliamo costruire società resilienti e coese.

Oggi assistiamo ad una sempre maggiore frammentazione delle nostre società in tutta Europa. Le sfide da affrontare sono su più fronti: le disuguaglianze economiche, l'esclusione sociale, la diffusione di notizie false su Internet e i social o l'estremismo politico. L'ascesa dei movimenti populisti in Europa negli ultimi tempi, il declino del pluralismo dei media e il calo di fiducia nelle istituzioni sono tutti indicatori di come la polarizzazione alimenti il malcontento. Queste tendenze minano le strutture democratiche ed erodono la coesione sociale. In tempi come questi, la società civile non può limitarsi a partecipare al processo democratico, ma deve essere un difensore della sua resilienza.

Le organizzazioni della società civile sono da tempo in prima linea nella difesa dei valori democratici. Hanno un ruolo di mediatrici, facendosi portavoce di punti di vista diversi nelle discussioni, lottando contro la disinformazione e promuovendo dibattiti pubblici informati. Offrono una piattaforma a quanti hanno la sensazione di non trovare ascolto, sostenendo politiche inclusive tese a superare le divisioni e non ad aggravarle. Attraverso la partecipazione dei cittadini, le discussioni basate su dati concreti e le iniziative a favore della tolleranza, la società civile si batte risolutamente contro le forze della disunione.

Il CESE è fermamente convinto che rafforzare il dialogo e la partecipazione sia l'unica strada da seguire. Lo constatiamo nella nostra attività di ogni giorno: i membri del Comitato – rappresentanti di datori di lavoro, sindacati e ONG – partecipano a dibattiti magari accesi, ma sempre con il fine ultimo di trovare un terreno d'intesa. La nostra forza risiede nel consenso, ed è questo il modello che dobbiamo diffondere in tutta Europa.

La società civile deve essere messa in condizione di svolgere pienamente il proprio ruolo nel contrastare la polarizzazione, e questo significa assicurarle l'accesso ai finanziamenti, permetterle di operare liberamente e promuovere un contesto in cui i suoi apporti alla vita democratica siano riconosciuti e valorizzati. I meccanismi partecipativi – che si tratti di consultazioni dei cittadini, di iniziative di base o del ricorso a strumenti di democrazia deliberativa – devono essere rafforzati per far sì che le persone si sentano incluse nei processi decisionali.

Il futuro dell'Europa dipende dall'intima convinzione dei cittadini europei di sentirsi rappresentati, coinvolti e ascoltati. La società civile non è un mero accessorio della democrazia, bensì la sua spina dorsale. Mentre attraversiamo l'attuale periodo di divisioni, dobbiamo offrirle gli strumenti, il riconoscimento e lo spazio di cui ha bisogno per continuare a salvaguardare i nostri valori democratici. Stimolando il dialogo, favorendo l'inclusione sociale e lottando contro l'estremismo, la società civile può essere la forza capace di trasformare la polarizzazione da fonte di conflitto in un volano di dibattito costruttivo e di progresso sociale.

Lavoriamo tutti insieme per fare in modo che non sia la divisione a plasmare il nostro futuro. Costruiamo invece un'Europa in cui la diversità di opinioni rafforzi la nostra unità, in cui la partecipazione e il coinvolgimento ci aiutino a ritrovare la fiducia e dove la società civile ci serva da guida nel superare le divisioni.

Oliver Röpke

Presidente del CESE

Non abbiamo mai avuto una generazione così istruita e dotata di tanto potenziale, ma anche sottoposta a enormi pressioni e assillata da dubbi sull'avvenire, afferma Bruno António, esperto di questioni giovanili e oratore principale all'edizione 2025 di "La vostra Europa, la vostra opinione!". Bruno António ha spiegato a CESE Info come è possibile dare maggiore risonanza alla voce dei giovani e perché è essenziale, nei futuri programmi dell'UE per i giovani, continuare a insegnare loro l'importanza della democrazia, in un momento in cui la discriminazione e la xenofobia sono in aumento in Europa.

Non abbiamo mai avuto una generazione così istruita e dotata di tanto potenziale, ma anche sottoposta a enormi pressioni e assillata da dubbi sull'avvenire, afferma Bruno António, esperto di questioni giovanili e oratore principale all'edizione 2025 di "La vostra Europa, la vostra opinione!". Bruno António ha spiegato a CESE Info come è possibile dare maggiore risonanza alla voce dei giovani e perché è essenziale, nei futuri programmi dell'UE per i giovani, continuare a insegnare loro l'importanza della democrazia, in un momento in cui la discriminazione e la xenofobia sono in aumento in Europa.

1. Nella vita politica e sociale i giovani di oggi hanno un atteggiamento passivo o attivo? In che modo potrebbero essere maggiormente coinvolti nell'elaborazione delle politiche?

Da diversi studi emerge che i giovani si impegnano e partecipano attivamente. Se definiamo l'impegno politico come il fatto di essere consapevoli delle questioni sociali fondamentali, è evidente che i giovani agiscono con l'obiettivo di promuovere il cambiamento. È il modo in cui scelgono di impegnarsi che è particolarmente interessante. Le modalità di partecipazione tradizionali consistevano nel recarsi alle urne, impegnarsi in attività di volontariato all'interno delle ONG o aderire alle sezioni giovanili dei partiti politici. Queste forme di partecipazione appaiono oggi meno popolari tra i giovani, che preferiscono influenzare l'elaborazione delle politiche pubbliche firmando petizioni, partecipando a manifestazioni o optando per altri metodi innovativi. Noi della Rete DYPALL analizziamo questi diversi strumenti di partecipazione, che includono consulenze, la partecipazione a consigli locali della gioventù e altri meccanismi di dialogo con i giovani a livello locale. Tra i giovani osserviamo un forte interesse per la partecipazione, ma la maggior parte dei meccanismi tradizionali non è né adatta né veramente utile.

2. Dai risultati delle recenti elezioni europee e dei sondaggi condotti negli Stati membri emerge che molti giovani votano per i partiti di destra. Perché pensa che questo avvenga e, a Suo avviso, si tratta di una tendenza preoccupante che potrebbe compromettere valori europei come l'uguaglianza e l'inclusione?

Tra i giovani l'aumento dei voti a favore della destra è una tendenza preoccupante. Secondo noi deriva dall'insoddisfazione nei confronti della politica tradizionale, da una profonda sfiducia nelle istituzioni politiche, dal desiderio di una forte identità nazionale e dai timori per la sicurezza sia economica che sociale. Dobbiamo riuscire a comprendere le cause profonde di queste tendenze elettorali allarmanti. Questa generazione è cresciuta in un periodo di crisi permanenti e di incertezza sul futuro. Non abbiamo mai avuto una generazione così istruita e dotata di tanto potenziale, ma anche sottoposta a enormi pressioni e assillata da dubbi sull'avvenire. Gli algoritmi dei social media amplificano i contenuti polarizzanti e plasmano la visione del mondo,

Tutto questo crea incertezza sul futuro. Il voto per i partiti populisti può essere una forma di protesta e di insoddisfazione generale, ma può anche riflettere il desiderio di una persona forte al potere che dia un senso di sicurezza. Tuttavia, la storia ha dimostrato che quando i partiti populisti di destra conquistano il potere, i giovani spesso perdono la speranza e si sentono traditi. E quando si rendono conto che i diritti, le libertà e altri valori che per loro contano vengono rimossi o messi in discussione, spesso è troppo tardi.

Questa tendenza sta già mettendo a repentaglio i nostri valori europei, e lo si nota non solo nei discorsi politici ma anche nella vita quotidiana delle persone nella nostra società, in cui gli atti di xenofobia o di discriminazione nei confronti di chi è diverso diventano la norma. Per questo è essenziale che i futuri programmi dell'UE per i giovani continuino ad aiutarli a comprendere l'importanza della democrazia, ad apprendere in che cosa consiste e a viverla concretamente, permettendo loro nel contempo di sviluppare le competenze necessarie per far fronte alle minacce poste dai movimenti antidemocratici.

3. In quale misura i giovani europei sono consapevoli di ciò che l'UE fa per loro? Come incoraggiarli a interessarsi maggiormente all'UE? Che cosa pensa degli sforzi di comunicazione dell'UE?

È evidente che i giovani sono molto più consapevoli di ciò che l'UE fa per loro rispetto alle generazioni precedenti. I programmi per i giovani come Erasmus+, il corpo europeo di solidarietà e DiscoverEU contribuiscono a creare un senso di appartenenza a un'identità europea e dovrebbero essere rafforzati e resi accessibili a tutti i giovani in Europa.

Ma i giovani sono davvero consapevoli di ciò che l'Europa fa per loro? Secondo noi, no. L'impatto dell'UE sulla società - e soprattutto sui giovani - deve essere reso più visibile e più comprensibile. Le decisioni delle istituzioni europee hanno un impatto enorme e questo dovrebbe spingere i giovani a interessarsi maggiormente alle questioni europee. In che modo? Mi vengono in mente due idee: le istituzioni dell'UE dovrebbero far capire chiaramente che le decisioni prese a livello europeo influiscono direttamente sulle loro vite. Inoltre, esse dovrebbero ampliare i programmi che permettono ai giovani di informarsi sull'UE, di viverla di persona e di scoprirla. Questo potrebbe contribuire ad accrescere il senso di appartenenza, l'empatia, i legami e l'amicizia tra i cittadini europei.

Nonostante gli enormi sforzi compiuti dalle diverse istituzioni dell'UE per entrare in contatto con i cittadini e nonostante i notevoli miglioramenti apportati a una serie di campagne e strumenti, questo non è sufficiente. Nella pratica le istituzioni sono spesso lontane dalla realtà dei giovani.

Sebbene l'UE abbia fatto passi avanti migliorando la sua presenza sui social media e intensificando le campagne mirate ai giovani, non riesce ancora a far passare il suo messaggio, in particolare tra i giovani provenienti dai diversi contesti della nostra società. Gli sforzi dell'Unione volti a migliorare la comunicazione devono essere ulteriormente migliorati e strutturati incorporando nuovi metodi di sensibilizzazione, come il ricorso alle ONG giovanili in qualità di ambasciatori dei giovani, la creazione di piattaforme di sensibilizzazione decentrate e il lancio di campagne di narrazione che associno le politiche dell'UE a esperienze concrete della vita quotidiana. In questo contesto è fondamentale sperimentare nuovi approcci di comunicazione e coinvolgere direttamente i giovani nella creazione e nell'attuazione di campagne e di altre forme di comunicazione. 

2. Come possiamo dare maggiore risonanza alla voce dei giovani?

Possiamo farlo prendendoli sul serio e riconoscendo il loro valore. Le istituzioni hanno il potere e la capacità di amplificare la voce dei giovani, ma a volte quello che manca è la volontà di fornire loro lo spazio, il sostegno, le opportunità e gli strumenti necessari per coinvolgerli in modo significativo. La partecipazione dei giovani non deve essere considerata un mero esercizio formale che consiste nell'invitarli agli eventi pubblici e scattare un paio di fotografie da postare sui social media, per poi non tenere conto del loro contributo. La partecipazione dei giovani deve produrre un impatto, cioè i giovani devono poter vedere i risultati del loro impegno e i cambiamenti che ne derivano.

Per amplificare la voce dei giovani è necessario disporre di un sostegno istituzionale, come la rappresentanza dei giovani negli organi decisionali, rafforzare la fiducia, il che richiede tempo, e creare spazi di qualità e processi di collaborazione. Questo può accadere se si stanziano fondi adeguati e se le istituzioni sono in grado di operare più efficacemente e di coinvolgere i giovani nel processo decisionale. E ciò richiede investimenti, un autentico impegno e tempo.

Bruno António è direttore esecutivo della Rete DYPALL, una piattaforma europea di organizzazioni della società civile, enti locali e istituti di ricerca che mira a promuovere la partecipazione dei giovani ai processi decisionali a livello locale. Negli ultimi dodici anni Bruno ha lavorato come esperto di questioni giovanili e consulente esterno per diverse istituzioni, tra cui la Commissione europea e il Consiglio d'Europa. In precedenza è stato segretario generale di Youth for Exchange and Understanding e direttore esecutivo di ECOS - Cooperativa de Educação, Cooperação e Desenvolvimento. Ha conseguito una laurea in Educazione sociale presso l'Università dell'Algarve a Faro, in Portogallo.

 

Abbiamo chiesto a Javier Garat Pérez, relatore del parere del CESE sulla visione della società civile per un patto europeo sugli oceani, quali sono le raccomandazioni più importanti del CESE in merito all'iniziativa della Commissione europea che definisce una visione globale per tutte le politiche relative agli oceani. Quali sono le azioni specifiche da intraprendere per proteggere gli oceani dalla devastazione e dall'inquinamento e per preservarne la biodiversità? Quali sono le minacce principali per il benessere degli oceani e quali soluzioni propone il Comitato? 

Abbiamo chiesto a Javier Garat Pérez, relatore del parere del CESE sulla visione della società civile per un patto europeo sugli oceani, quali sono le raccomandazioni più importanti del CESE in merito all'iniziativa della Commissione europea che definisce una visione globale per tutte le politiche relative agli oceani. Quali sono le azioni specifiche da intraprendere per proteggere gli oceani dalla devastazione e dall'inquinamento e per preservarne la biodiversità? Quali sono le minacce principali per il benessere degli oceani e quali soluzioni propone il Comitato? 

La giovane moldova Mădălina-Mihaela Antoci è una dei rappresentanti dei paesi candidati all'adesione che hanno partecipato all'edizione 2025 dell'evento annuale del CESE dedicato ai giovani, La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe Your Say - YEYS). Ha preso parte anche alla Settimana della società civile del CESE, con un intervento coinvolgente pronunciato durante la tavola rotonda di apertura sul tema Still united in diversity (Ancora uniti nella diversità). Presidente dell'Erasmus Student Network (ESN - Rete degli studenti Erasmus) della Moldova e membro del direttivo del Consiglio nazionale della gioventù del paese, Mădălina-Mihaela ci spiega che cosa significa oggi l'Unione europea per lei e per i suoi giovani concittadini e si sofferma sulla missione che si è data di incoraggiare i giovani moldovi a studiare all'estero e ad abbracciare una mentalità aperta al mondo.

La giovane moldova Mădălina-Mihaela Antoci è una dei rappresentanti dei paesi candidati all'adesione che hanno partecipato all'edizione 2025 dell'evento annuale del CESE dedicato ai giovani, La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe Your Say - YEYS). Ha preso parte anche alla Settimana della società civile del CESE, con un intervento coinvolgente pronunciato durante la tavola rotonda di apertura sul tema Still united in diversity (Ancora uniti nella diversità). Presidente dell'Erasmus Student Network (ESN - Rete degli studenti Erasmus) della Moldova e membro del direttivo del Consiglio nazionale della gioventù del paese, Mădălina-Mihaela ci spiega che cosa significa oggi l'Unione europea per lei e per i suoi giovani concittadini e si sofferma sulla missione che si è data di incoraggiare i giovani moldovi a studiare all'estero e ad abbracciare una mentalità aperta al mondo.

1. Il Consiglio nazionale della gioventù della Moldova è attivo nel coinvolgere i giovani nei vari dibattiti sull'integrazione del paese nell'UE? Come vedono l'UE i tuoi giovani concittadini?

Certo, è molto attivo! Il Consiglio nazionale della gioventù del mio paese garantisce che i giovani abbiano voce in capitolo nel processo di integrazione della Moldova nell'UE organizzando consultazioni, lanciando campagne di sensibilizzazione e coinvolgendo direttamente i decisori politici. Per molti giovani moldovi l'UE è sinonimo di progresso, nuovi orizzonti e un futuro in cui i loro talenti vengano riconosciuti e valorizzati. Ma la presa di coscienza è ancora lacunosa, ed è qui che interveniamo noi, trasformando la curiosità in partecipazione attiva.

Organizziamo forum, dibattiti e seminari sull'integrazione della Moldova nell'UE, sulle politiche europee e sui diritti dei giovani nell'Unione.
Promuoviamo l'inclusione dei giovani nei processi decisionali a livello nazionale.
Lanciamo campagne informative ed educative rivolte ai giovani moldovi sui vantaggi dell'adesione all'UE.

2. Puoi illustrarci brevemente il tuo lavoro alla guida dell'Erasmus Student Network (ESN) della Moldova?

Come presidente della rete ESN della Moldova, la mia missione è far entrare i miei giovani concittadini in contatto con opportunità in ambito internazionale che cambieranno la loro vita. La nostra équipe è al lavoro per promuovere la mobilità, creare un ambiente accogliente per gli studenti che partecipano a programmi di scambio e sostenere l'istruzione a livello internazionale. Una delle iniziative a cui tengo di più è Erasmus nelle scuole, attraverso la quale cerchiamo di convincere gli studenti delle scuole superiori a portare i loro sogni al di là dei confini e ad abbracciare una mentalità aperta al mondo.

3. Puoi fornirci dei dati sul numero di studenti moldovi – in totale o per anno – che hanno beneficiato fino ad oggi del programma accademico Erasmus+?

In questo momento la Moldova non accoglie studenti di Erasmus+, ma i nostri giovani si stanno distinguendo brillantemente all'estero! Grazie a Erasmus+ ogni anno tra i 500 e i 700 studenti moldovi seguono corsi di studio o svolgono tirocini presso istituti d'eccellenza di vario tipo in tutta Europa. Da quando il programma è stato varato, migliaia di ragazzi e ragazze hanno acquisito un'esperienza internazionale e sono rientrati in Moldova portando nei loro bagagli innovazione, leadership e una nuova visione delle cose. Attraverso Erasmus nelle scuole cerco di fare del concetto di mobilità una realtà per un numero sempre più grande di miei giovani concittadini, per mostrare loro che il mondo è lì, in attesa che lo esplorino.

4. A tuo avviso, che valore e importanza possono avere, per i giovani di un paese candidato come la Moldova, i programmi universitari di scambio sul genere di Erasmus?

Erasmus+ non è solo un programma di studi: è un trampolino di lancio per il futuro della Moldova. Quello che offre ai giovani è ben più della sola istruzione: li dota di capacità di adattamento, di resilienza e di una prospettiva europea. In un paese candidato all'adesione come il mio, il punto cruciale è plasmare una generazione che spinga lo sguardo oltre gli steccati, che innovi, collabori e sia pronta a guidare la Moldova verso un avvenire europeo.

5. Quali aspettative avevi rispetto alla tua partecipazione a YEYS e alla Settimana della società civile?

Mi aspettavo discussioni stimolanti, idee coraggiose e impegni concreti all'inclusione dei giovani nell'elaborazione delle politiche. Eventi come questi sono qualcosa di più di semplici incontri: sono piattaforme in cui giovani artefici del cambiamento mettono in discussione lo status quo e invocano risolutamente un'Europa più forte e più inclusiva. Per la Moldova questo significa fare un altro passo avanti per accorciare la distanza tra la realtà di casa nostra e le nostre aspirazioni europee, dimostrando così che noi giovani moldovi non rimaniamo fermi in attesa del futuro, ma che il futuro ce lo stiamo creando.

Mădălina Mihaela Antoci ha 21 anni ed è una giovane leader per le questioni giovanili che si occupa con passione di istruzione, partecipazione civica e responsabilizzazione dei giovani. Attualmente ricopre la carica di presidente dell'Erasmus Student Network della Moldova ed è membro del direttivo del Consiglio nazionale della gioventù di questo paese.

Instancabile sostenitrice del programma accademico Erasmus+, ha ottenuto eccellenti risultati nell'incoraggiare i giovani a esplorare le opportunità a loro disposizione in ambito internazionale, pur insistendo sul valore e l'importanza dell'istruzione nella stessa Moldova. Con il suo impegno ha invogliato centinaia di studenti a intraprendere la strada della mobilità accademica e a contribuire attivamente alle comunità in cui vivono.

a cura di Kristýna Bulvasová

In un mondo precario, in cui credenze consolidate si sgretolano e valori un tempo condivisi invece di unirci ci dividono, ai giovani va data l'opportunità di impegnarsi in modo significativo, qui e ora, per affrontare i tanti problemi urgenti che continuano ad aggravarsi sotto i nostri occhi. Le discussioni tenutesi nel quadro di YEYS 2025 hanno dimostrato chiaramente che non esiste un unico tema che possa essere definito "giovanile", dato che i giovani sono giustamente preoccupati da un gran numero di sfide diverse, che vanno dalla lotta alla corruzione e dalla promozione dell'uguaglianza alla necessità di affrontare i cambiamenti climatici, scrive Kristýna Bulvasová, studentessa ceca e partecipante a YEYS.

a cura di Kristýna Bulvasová

In un mondo precario, in cui credenze consolidate si sgretolano e valori un tempo condivisi invece di unirci ci dividono, ai giovani va data l'opportunità di impegnarsi in modo significativo, qui e ora, per affrontare i tanti problemi urgenti che continuano ad aggravarsi sotto i nostri occhi. Le discussioni tenutesi nel quadro di YEYS 2025 hanno dimostrato chiaramente che non esiste un unico tema che possa essere definito "giovanile", dato che i giovani sono giustamente preoccupati da un gran numero di sfide diverse, che vanno dalla lotta alla corruzione e dalla promozione dell'uguaglianza alla necessità di affrontare i cambiamenti climatici, scrive Kristýna Bulvasová, studentessa ceca e partecipante a YEYS.

Quante volte, in quanto giovane della generazione Z, mi sono sentita dire "la tua generazione si trova di fronte a problemi senza precedenti" o "spetta alla vostra leadership contribuire a risolvere le sfide attuali".  La posta in gioco è alta, ma lo sono anche i problemi che dobbiamo affrontare: un arretramento senza precedenti della democrazia, la polarizzazione delle nostre società su temi che in passato erano "valori condivisi", la destabilizzazione di credenze e sistemi ormai consolidati e una precarietà sempre più diffusa.

Le aspettative elevate non gravano solo sui giovani, ma anche sulle organizzazioni della società civile, sottofinanziate, e sul loro ruolo cruciale nel guidare i valori dei giovani, come pure sui sistemi di istruzione. L'istruzione formale dovrebbe avere il potere di dotare i giovani delle competenze e degli strumenti necessari per essere in grado di risolvere i problemi e diventare i leader di oggi e di domani. Temo invece che molti sistemi di istruzione siano troppo rigidi per rispondere alle esigenze del XXI secolo e che le scuole, di fatto, non dispensino alcuna formazione sui cambiamenti climatici o su questioni sanitarie generali relative, ad esempio, alla salute mentale o riproduttiva. Inoltre, non dispongono di tecnologie all'avanguardia e non offrono un accesso adeguato per i gruppi vulnerabili.

Anche la questione di chi vada considerato vulnerabile è stata politicizzata – o peggio, strumentalizzata – esercitando un'ulteriore pressione su coloro che meno possono permetterselo e che non dovrebbero essere lasciati indietro.

Le nostre società non concordano più sul significato di vulnerabilità o su come riconoscerla: l'ho sperimentato in prima persona dirigendo un seminario in una scuola vicino al confine tra Cechia e Slovacchia, in cui ho parlato del divario retributivo di genere e di altre disuguaglianze di genere. Studenti e insegnanti hanno reagito con un'assoluta incredulità, respingendo completamente l'idea che nella nostra società possano esistere delle disuguaglianze. Questo mi fa pensare che abbiamo bisogno di discutere di più, e di sviluppare delle capacità sul tema delle vulnerabilità e delle disuguaglianze esistenti, indipendentemente dalla fascia d'età.

La parità di accesso all'istruzione e alle opportunità per i giovani – comprese le donne e le ragazze svantaggiate, le persone con disabilità e i giovani provenienti da contesti migratori – continua ad apparire come un sogno irrealizzabile. Se il nostro obiettivo comune è fornire ai giovani una base solida per realizzare il loro potenziale e i loro sogni, dobbiamo iniziare ad agire. Proporre una soluzione non è semplice, ma rafforzare i collegamenti degli Stati membri dell'UE con le società civili – in particolare nel campo dell'istruzione informale – potrebbe aiutare a colmare le lacune, dopo aver determinato quali sono le aree più vulnerabili. La successiva riqualificazione degli insegnanti e di tutti gli animatori socioeducativi nella pratica della costruzione di comunità potrebbe fornire un quadro per alcune soluzioni mirate e sistematiche.

La società civile ha assunto il compito di incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini, ma il coinvolgimento dei giovani nel processo decisionale e nella governance democratica rimane scarso. Esiste un netto divario tra le aspirazioni dei giovani, da un lato, e gli spazi e le opportunità disponibili per realizzarle, dall'altro. Le elezioni da sole non danno i risultati sperati, poiché in alcuni paesi la lotta contro le culture politiche e la disinformazione continua ad essere una sfida. Tuttavia, il fatto di non votare non significa che non si abbia un'opinione, o problemi da affrontare. Per incoraggiare la cittadinanza attiva, i giovani hanno bisogno non solo di esperienze positive di azione democratica, ma anche di risultati tangibili, che non siano un semplice coinvolgimento di facciata, azioni simboliche o selettività. Continuo a sperare che gli Stati membri dell'UE siano in grado di creare questi spazi e, forse, di andare oltre una situazione in cui i giovani devono aspettare per avere l'opportunità di impegnarsi e co-creare in modo significativo. Ma per questo non bisogna aspettare tre, cinque o dieci anni. Il cambiamento deve avvenire ora, per evitare che le divisioni sociali si allarghino ulteriormente.

In occasione di YEYS 2025 ho avuto il piacere di partecipare all'elaborazione di una raccomandazione relativa in particolare ai cambiamenti climatici, in quanto personalmente ritengo che la triplice crisi planetaria sia una delle maggiori sfide per l'umanità. Lo sviluppo di una strategia coerente in materia di cambiamenti climatici per l'UE è stata una delle cinque raccomandazioni di YEYS, insieme alla lotta alla corruzione attraverso la trasparenza e la partecipazione dei giovani, alla cittadinanza attiva, all'uguaglianza e all'idea che i giovani meritino di essere rappresentati. Poiché figura nell'elenco delle raccomandazioni più condivise, è chiaro che i giovani YEYS la considerano una sfida cruciale da affrontare. Tuttavia, questo dato riflette la prospettiva di un gruppo di giovani già in qualche modo responsabilizzato e non può essere considerato rappresentativo di tutti gli Stati membri dell'UE. Qualcuno avrebbe potuto pensare che questa particolare raccomandazione sarebbe stata la più importante per i partecipanti a YEYS 2025, eppure si è classificata ultima nella votazione finale. Questo serve a ricordare che non esiste un unico tema che possa essere definito "giovanile". I giovani sono giustamente preoccupati per tutte le sfide che ci attendono, e l'agenda dei giovani è intrinsecamente ampia e intersettoriale.

Alcuni giovani riconoscono l'importanza della protezione dell'ambiente e della sostenibilità, mentre altri non possono permettersi di dare priorità a questi aspetti, dato che già fanno fatica a soddisfare le loro esigenze di base. Ho citato la triplice crisi planetaria come una delle principali sfide per l'umanità, ma, se consideriamo la necessità di affrontare tutti i principali problemi contemporaneamente per trovare soluzioni efficaci, il quadro cambia. L'attuale contesto geopolitico e la lotta dell'UE per la competitività globale distolgono l'attenzione dai processi di transizione e li rallentano. In fin dei conti, tuttavia, né noi né le generazioni future abbiamo un pianeta B sul quale risolvere questi problemi e non possiamo più permetterci di superare i limiti del pianeta.

Tornando alla notevole posta in gioco, i giovani, in tutta la loro diversità, dovrebbero ancora essere in grado di vivere pienamente questa fase della loro vita, con tutti i suoi privilegi, le sue sfide e la sua bellezza. Tuttavia, un recente rapporto delle Nazioni Unite mostra che nell'ultimo decennio vi è stato un netto calo della soddisfazione nella vita e della felicità dei giovani adulti. Nonostante le gravi sfide che dobbiamo affrontare, credo fermamente che, se riusciamo a ispirare i giovani attraverso risultati tangibili prodotti dalle loro azioni, abbiamo una buona possibilità di affrontare i problemi più urgenti e di migliorare la qualità della vita per tutti.

Kristýna Bulvasová è membro della Rete europea dei giovani per lo sviluppo sostenibile. È stata delegata per i giovani al Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa e delegata per i giovani della Cechia presso le Nazioni Unite. Ex portavoce del Forum giovanile ceco-tedesco, è tuttora attivamente impegnata nel rafforzamento della cooperazione tra i due paesi. Attivista giovanile con un interesse particolare per l'istruzione orientata al futuro e la sostenibilità, Kristýna presiede attualmente l'ONG ceca MOB - Giovani cittadini, mentre porta a termine gli studi all'Università Carolina di Praga e all'Università di Ratisbona. Oltre a partecipare attivamente a YEYS, Kristýna è intervenuta alla Settimana della società civile del CESE durante la sessione sul tema Foresight for inclusive just transition and green-blue growth (Prospettive per una transizione giusta inclusiva e una crescita verde e blu).

L'edizione 2025 dell'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS) ha riunito circa 90 studenti provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito. Valeriia Makarenko è arrivata dalla città ucraina di Kharkiv, martoriata dalla guerra, per rappresentare il suo paese all'evento. Ci ha spiegato perché la partecipazione a YEYS è molto importante per i giovani ucraini, e ha espresso la speranza che la sua generazione, forte della resilienza e dell'unità acquisite durante la guerra, possa guidare l'Ucraina verso un futuro migliore. 

L'edizione 2025 dell'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS) ha riunito circa 90 studenti provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito. Valeriia Makarenko è arrivata dalla città ucraina di Kharkiv, martoriata dalla guerra, per rappresentare il suo paese all'evento. Ci ha spiegato perché la partecipazione a YEYS è molto importante per i giovani ucraini, e ha espresso la speranza che la sua generazione, forte della resilienza e dell'unità acquisite durante la guerra, possa guidare l'Ucraina verso un futuro migliore.

1) Perché ritieni importante che i giovani partecipino a eventi dell'UE come La vostra Europa, la vostra opinione!?

Credo che partecipare a eventi di questo tipo sia fondamentale per i giovani, perché offre loro un foro dove esprimere le proprie opinioni, partecipare a discussioni significative e contribuire attivamente a dar forma al futuro dell'Europa. Questi eventi offrono un'opportunità davvero eccellente di conoscere i processi decisionali, sviluppare capacità di leadership e instaurare contatti con altri giovani provenienti da paesi differenti. Per noi giovani ucraini la partecipazione è ancora più significativa, perché ci permette di condividere le nostre esperienze reali, di sostenere la causa dell'integrazione europea dell'Ucraina e di contribuire alla solidarietà tra i giovani europei.

2) Secondo te, che impatto ha la guerra sui giovani in Ucraina?
Indubbiamente la guerra su vasta scala ha cambiato di molto la vita dei giovani nel mio paese, incidendo sulla loro istruzione, sulla loro salute mentale e sul loro senso generale di sicurezza. Molti di loro, per esempio, hanno dovuto adattarsi a studiare online o sono stati costretti a trasferirsi, spesso in condizioni di instabilità. Tuttavia, la guerra ha anche contribuito a rafforzare la resilienza: i giovani ucraini sono non soltanto diventati simboli di potere e di forza, ma ora sono anche maggiormente impegnati nel volontariato, nell'attivismo e negli sforzi di ricostruzione, ad esempio nei progetti urbanistici. Nonostante le difficoltà, siamo decisi a proteggere la nostra identità e a contribuire al futuro del nostro paese.

3) Cosa ti auguri per il futuro dei giovani in Ucraina?
La questione del futuro è complicata per quasi tutti gli adolescenti ucraini. Io e la mia comunità speriamo che tutti i giovani ucraini riescano ad avere un'istruzione di qualità, opportunità di crescita professionale e un futuro sicuro in un'Ucraina forte e indipendente. Spero anche che la comunità internazionale continui a sostenere l'Ucraina nella ricostruzione, in modo che i giovani possano prosperare e non solo sopravvivere. La forza della gioventù ucraina è incontestabile, quindi è stimolante vedere sempre più giovani che partecipano a vari progetti nel campo dell'istruzione, della scienza, del ripristino delle infrastrutture e in altri settori. Soprattutto, spero che la nostra generazione, formata dalla resilienza e dall'unità, guidi l'Ucraina verso un futuro più luminoso, più innovativo e più democratico.

4) Cosa ne pensi dell'evento?  

Mi ha dato una grande motivazione. Già solo chiacchierando, ascoltando e analizzando quello che dicevano gli altri partecipanti, ho capito che è un momento davvero intenso e che per il semplice fatto di unirci possiamo dimostrare di cosa siamo davvero capaci. Ad esempio, alcuni progetti che abbiamo realizzato ci hanno aiutato a capire meglio altri paesi. Ho appreso tante cose sui diversi paesi che non conoscevo. Sono felice e sono orgogliosa di aver partecipato. 

Valeriia Makarenko è una studentessa di 16 anni di Kharkiv (Ucraina). Frequenta il 10° anno del Liceo n. 99 della sua città.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato alcune raccomandazioni chiave sul Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno, sollecitando investimenti strategici e una maggiore cooperazione per rafforzare la resilienza e la competitività dell'UE. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato alcune raccomandazioni chiave sul Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno, sollecitando investimenti strategici e una maggiore cooperazione per rafforzare la resilienza e la competitività dell'UE.

Il CESE ha presentato le sue raccomandazioni in un parere adottato durante la sessione plenaria di febbraio, ponendo l'accento sulla sostenibilità, sulle riforme del mercato del lavoro e su un migliore allineamento tra le politiche nazionali e quelle dell'UE, e chiedendo nel contempo un maggiore coinvolgimento della società civile.

Il CESE deplora l'assenza dell'analisi annuale della crescita sostenibile, un documento politico fondamentale. Evidenzia la necessità per le istituzioni dell'UE di prepararsi a rischi geopolitici che hanno ripercussioni per il commercio, l'inflazione e la crescita.

Il CESE appoggia l'iniziativa della bussola per la competitività e chiede investimenti nei settori dell'energia e del digitale, compreso un Fondo europeo per gli investimenti strategici. Inoltre, chiede una maggiore partecipazione della società civile, una revisione pragmatica del dispositivo per la ripresa e la resilienza e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per migliorare le politiche economiche e la produttività. (tk)

Copyright: NATO

Di fronte alle crescenti minacce alla sicurezza, l'Europa ha urgentemente bisogno di una strategia unificata di finanziamento della difesa. In risposta a una richiesta della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui chiede azioni coraggiose: maggiori investimenti in sistemi moderni, approfondimento della cooperazione con la NATO e finanziamenti più consistenti all'interno del quadro finanziario dell'UE.

Di fronte alle crescenti minacce alla sicurezza, l'Europa ha urgentemente bisogno di una strategia unificata di finanziamento della difesa. In risposta a una richiesta della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui chiede azioni coraggiose: maggiori investimenti in sistemi moderni, approfondimento della cooperazione con la NATO e finanziamenti più consistenti all'interno del quadro finanziario dell'UE.

L'aggravarsi delle minacce alla sicurezza dell'Europa ha messo a nudo la dipendenza dai fornitori esterni di materiali per la difesa: il 78 % dei 75 miliardi di EUR spesi in un anno dai paesi dell'UE per gli appalti nel settore della difesa è andato a fornitori di paesi terzi. Per ridurre tale dipendenza è fondamentale rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea (EDTIB).

"I meccanismi di finanziamento della difesa dell'UE devono essere riveduti per rispondere alle sfide attuali", spiega Marcin Nowacki, relatore del parere del CESE sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE. "Le norme di bilancio vigenti limitano la spesa militare e, pur rappresentando un passo avanti, iniziative come il Fondo europeo per la difesa (FED) e lo strumento europeo per la pace (EPF) rimangono insufficienti per affrontare la portata delle minacce attuali".

La cooperazione con la NATO è essenziale per l'interoperabilità e per una strategia unificata. Gli appalti congiunti, i partenariati per la cibersicurezza e per la sicurezza spaziale e il progetto satellitare IRIS2 rafforzeranno la resilienza. I finanziamenti nel settore della difesa devono essere in linea con le più ampie priorità dell'UE senza compromettere gli obiettivi sociali e ambientali. Gli investimenti strategici, l'innovazione e la pianificazione a lungo termine sono fondamentali per garantire la sicurezza e l'autonomia dell'Europa. (tk)

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

Nel parere recentemente adottato sul tema Rafforzare l'orientamento ai risultati della politica di coesione dopo il 2027, il CESE ha sottolineato la necessità di adottare un approccio orientato ai risultati per fare in modo che tale politica continui a produrre benefici tangibili riducendo al contempo le disuguaglianze e promuovendo una competitività sostenibile.

"La politica di coesione deve rimanere lo strumento chiave dell'UE per lo sviluppo regionale. Un approccio orientato ai risultati garantisce che ogni euro speso contribuisca al benessere economico e sociale", ha dichiarato il relatore del parere David Sventek.

Per sostenere lo sviluppo regionale, le transizioni verde e digitale e la competitività economica, il QFP 2028+ avrà bisogno di una profonda revisione. Con un fabbisogno di investimenti superiore a 750-800 miliardi di euro all'anno, è essenziale un finanziamento robusto da parte dell'UE.

Il CESE chiede di mantenere la capacità di bilancio all'1,8% del PIL dell'UE e di aumentare la dotazione finanziaria della politica di coesione. Tra le priorità principali vi sono una governance condivisa, politiche regionali su misura, finanziamenti basati sui risultati e la semplificazione dei processi.

Un approccio orientato ai risultati migliora l'efficienza, ma richiede una migliore attuazione e supervisione. Trovando il giusto equilibrio tra la competitività e gli investimenti sociali, rafforzando il supporto tecnico e garantendo la trasparenza si renderà la politica di coesione più incisiva e quindi si accrescerà la resilienza economica e si ridurranno le disparità in tutta Europa. (tk)