Termini per l'applicazione e la rendicontazione/CSRD e CSDDD

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AC

Termini per l'applicazione e la rendicontazione/CSRD e CSDDD

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PAC

Sotto i bombardamenti quotidiani, quando la prima preoccupazione è rimanere in vita, i giovani ucraini non possono permettersi di pensare a un futuro di là da venire. È quanto afferma la diciottenne Yevheniia Senyk, attivista ucraina per le questioni giovanili che ha partecipato all'edizione 2025 di YEYS e che ci racconta quali sono le ripercussioni della guerra sulle organizzazioni giovanili del suo paese e perché è importante dare loro voce sulla scena europea.

Sotto i bombardamenti quotidiani, quando la prima preoccupazione è rimanere in vita, i giovani ucraini non possono permettersi di pensare a un futuro di là da venire. È quanto afferma la diciottenne Yevheniia Senyk, attivista ucraina per le questioni giovanili che ha partecipato all'edizione 2025 di YEYS e che ci racconta quali sono le ripercussioni della guerra sulle organizzazioni giovanili del suo paese e perché è importante dare loro voce sulla scena europea.

A tuo avviso, per la tua organizzazione quali sono le conseguenze di questi tre anni di guerra in Ucraina, e come sono cambiate le vostre attività?

L'obiettivo della piattaforma SD, creata nel 2013, è difendere valori come la libertà, la solidarietà, l'uguaglianza e la giustizia, perché crediamo che siano i più importanti per creare un futuro di progresso in Ucraina. Abbiamo anche molte sedi di rappresentanza fuori dell'Ucraina, per mantenere vivo l'impegno dei giovani ucraini che sono stati costretti a lasciare le loro case e si trovano all'estero. 

La guerra ha avuto un impatto anzitutto sul lavoro delle sedi regionali, perché molte si trovano in zone vicino al fronte (ad esempio quelle di Odessa e di Zaporizhzhia) in cui la popolazione è sottoposta a bombardamenti quotidiani. Per gli attivisti di quelle zone è difficile concentrarsi sull'organizzazione di eventi, quando la loro preoccupazione principale è rimanere in vita. I bombardamenti quotidiani lasciano un impatto profondo sui giovani di tutto il paese, perché non ci si può permettere di pensare a un futuro di là da venire quando non si sa cosa accadrà domani, se non addirittura tra due ore.

La guerra, poi, ha reso instabile la situazione finanziaria dell'Ucraina, e quindi mancano le opportunità di lavoro per i giovani, che devono trovarsi un lavoro mentre cercano anche di studiare e di essere attivi nelle organizzazioni giovanili, un equilibrio difficile da raggiungere.

Dopo l'invasione su larga scala, molti giovani hanno iniziato a lottare contro l'aggressione russa imbracciando le armi, invece che impegnandosi nei consigli della gioventù o nelle organizzazioni giovanili. I giovani ucraini, quindi, non hanno esperienza politica. In futuro sarà difficile garantire che tutti possano partecipare adeguatamente alla vita politica.

Noi della piattaforma SD forniamo un'educazione politica non formale e gratuita, per fare in modo che i giovani siano in grado di esercitare un'influenza politica a livello regionale e nazionale.

Secondo te, perché è importante che le organizzazioni giovanili ucraine o i loro rappresentanti partecipino a manifestazioni come YEYS?

Innanzitutto, eventi internazionali di questo tipo mostrano agli ucraini che l'Europa non ci ha dimenticato. Per noi è importante essere qui, esprimere il nostro punto di vista, chiedere agli altri di descrivere le loro esperienze e quindi tornare nel nostro paese con idee innovative.

Inoltre, partecipando dimostriamo di essere pronti e impegnati a diventare parte dell'Unione europea perché, se siamo qui, i giovani europei possono ascoltarci e viceversa. È come un partenariato tra tutti noi.

A tuo avviso, che tipo di sostegno e di aiuto serve ai giovani ucraini per incoraggiarli a rimanere coinvolti nell'animazione e nell'attivismo giovanili?

Credo sia molto importante che l'Unione europea tenga conto del punto di vista dei giovani ucraini. A mio avviso, se l'Unione europea continuerà a fornirci opportunità come questa per esprimere le nostre opinioni nella definizione delle sue politiche, arriveremo a conclusioni comuni che saranno utili per entrambe le parti, perché anche noi facciamo parte dell'Europa e perciò bisogna giungere a posizioni condivise in tutti i settori politici. Inoltre l'Unione europea, se continuerà a fornire sostegno finanziario ai giovani ucraini per partecipare a manifestazioni come questa, li incoraggerà a rimanere impegnati in politica, in quanto l'onere finanziario non sarà più un ostacolo così importante alla partecipazione.

Yevheniia Senyk è un'attivista giovanile di SD Platform, un'organizzazione appartenente al Consiglio nazionale della gioventù ucraina, e studia Relazioni internazionali presso l'Università Politecnica Nazionale di Leopoli.  

 

Lo studente diciassettenne Adam Mokhtari è stato uno dei rappresentanti dell'Irlanda a partecipare all'eventoYour Europe, Your Say! (La vostra Europa, la vostra opinione!) (YEYS), tenutosi a marzo a Bruxelles e dedicato al tema "Dare voce ai giovani". Adam ha poi presentato le raccomandazioni di YEYS alla Settimana della società civile del CESE, dove è intervenuto in una sessione intitolata Tracciare il percorso dell'Europa - Riconnettere società polarizzate grazie all'apprendimento basato sulla comunità e all'educazione civica. Lo studente irlandese descrive ciò che gli è piaciuto dell'evento YEYS e racconta la sua storia personale per spiegare perché vuole un'Europa in cui tutti si sentano inclusi.

Lo studente diciassettenne Adam Mokhtari è stato uno dei rappresentanti dell'Irlanda a partecipare all'eventoYour Europe, Your Say! (La vostra Europa, la vostra opinione!) (YEYS), tenutosi a marzo a Bruxelles e dedicato al tema "Dare voce ai giovani". Adam ha poi presentato le raccomandazioni di YEYS alla Settimana della società civile del CESE, dove è intervenuto in una sessione intitolata Tracciare il percorso dell'Europa - Riconnettere società polarizzate grazie all'apprendimento basato sulla comunità e all'educazione civica. Lo studente irlandese descrive ciò che gli è piaciuto dell'evento YEYS e racconta la sua storia personale per spiegare perché vuole un'Europa in cui tutti si sentano inclusi.

di Adam Mokhtari

Salve, mi chiamo Adam Mokhtari e ho vissuto un'esperienza straordinaria in quanto rappresentante dell'Irlanda all'edizione 2025 di Your Europe, Your Say! (YEYS). L'evento ha riunito circa 90 giovani provenienti da tutta Europa per condividere le loro idee e definire il futuro.  

Una delle mie parti preferite è quella in cui abbiamo lavorato in gruppi per discutere di questioni importanti e prendere decisioni. Mi è piaciuta molto anche l'attività in cui a turno siamo stati ascoltatori, oratori e osservatori, discutendo di ciò che l'Europa significa per ciascuno di noi personalmente. Ognuno di noi aveva a disposizione sette minuti per parlare, in modo che tutti avessero la possibilità di esprimersi.

Alla fine del dibattito abbiamo concordato cinque raccomandazioni principali: rendere i governi più trasparenti e coinvolgere i giovani, insegnare la cittadinanza attiva nelle scuole, garantire l'uguaglianza per tutti, dare ai giovani una reale voce in capitolo in politica e creare un solido piano d'azione per il clima.

Alla Settimana della società civile del CESE ho avuto l'onore di rappresentare tutti i partecipanti allo YEYS e di presentare le nostre raccomandazioni ai responsabili politici. Questa esperienza mi ha fatto capire che le voci dei giovani contano.

Il potere dell'istruzione

L'istruzione svolge un ruolo fondamentale nell'aiutare i giovani a partecipare alla democrazia. Ci insegna a pensare in modo critico, a individuare le notizie false e ad agire. Senza il sostegno della mia scuola, non avrei avuto questa opportunità, e ora voglio incoraggiare anche altri a partecipare.

Allo YEYS, il Presidente del CESE Oliver Röpke e la coordinatrice dell'UE per la gioventù Biliana Sirakova hanno ascoltato le nostre idee e ci hanno incoraggiato a continuare a promuovere il cambiamento.

La mia storia e perché l'inclusione è importante

Sono nato in Irlanda, ma i miei genitori si sono trasferiti lì alla fine degli anni '90. Quando sono arrivati, hanno sentito l'affetto e il rispetto degli irlandesi. Mia madre e mio padre mi hanno raccontato che in quel periodo in Irlanda c'era pochissima diversità. Nonostante ciò, i miei genitori hanno vissuto bene negli anni '90.

Io sono irlandese ed europeo. Ma sono anche di origine algerina.  A volte mi sono sentito diverso dagli altri, ma in generale mi sento come tutti gli altri.  Ho imparato molto da culture diverse e credo che questo contribuisca a rendere la vita migliore. Se fossimo tutti uguali, sarebbe noioso:  occorre essere aperti alle differenze e disposti a comprendere gli altri.

Purtroppo, oggi alcuni migranti e giovani sono vittime di discriminazione, odio e trattamento iniquo, fenomeni che possono essere fomentati dai social media. Questo deve cambiare. Si tratta di cambiamenti che mi rendono infelice. Alcuni immigrati in Irlanda ora se la passano male, vivono per strada e sono considerati un problema. Non è facile ed è soprattutto molto triste.

Ho avuto la fortuna di frequentare scuole in cui tutti si sentivano inclusi, ma non tutti i giovani hanno questa possibilità. Dobbiamo adoperarci affinché tutti i giovani si sentano accettati e sviluppino un senso di appartenenza, in modo che non si sentano esclusi o estranei alla società.

Costruire un futuro migliore

Se vogliamo rendere l'Irlanda e l'Unione europea più inclusive, dobbiamo assicurare una migliore istruzione sulle diverse culture e su ciò che l'UE fa per noi.  Questo permetterà di promuovere la comprensione e migliorare l'inclusione.

Abbiamo bisogno di eventi a livello di comunità che riuniscano le persone e favoriscano un'interazione positiva. È necessario coinvolgere un maggior numero di giovani nelle decisioni a livello locale, anche nei circoli giovanili, nelle società sportive, nelle scuole o a livello europeo. In questo modo si sentiranno inclusi nelle attività che stanno loro a cuore. Occorre mostrare ai giovani come partecipare,

e abbiamo bisogno del sostegno dell'UE per rendere l'inclusione una priorità.  È stato molto bello sentire che l'inclusione è una priorità per il CESE.

Quel che voglio per l'Europa

Molti giovani non sanno esattamente che cosa l'UE faccia per loro. L'UE dovrebbe fare di più per aiutarci a partecipare alla vita politica e incoraggiarci a votare. 

Voglio un'Europa unita, equa e accogliente, dove tutti si sentano inclusi, indipendentemente dalla loro provenienza.

YEYS mi ha dimostrato che i giovani possono fare la differenza. Anche se le nostre idee non vengono accolte immediatamente, almeno vengono ascoltate. In quanto giovane irlandese di origine algerina, sento che la mia voce conta e voglio che altri giovani abbiano la stessa opportunità.

L'istruzione può aiutare ad avvicinare le persone, a combattere la discriminazione e a dare ai giovani la possibilità di esprimersi. Farò tesoro di questa esperienza e incoraggerò altri a partecipare. Il futuro è nelle nostre mani.  È la nostra Europa e anche noi abbiamo voce in capitolo!

Adam Mokhtari è uno studente irlandese di 17 anni, che frequenta la Bremore Educate Together Secondary School di Balbriggan, vicino a Dublino. Appassionato di UE e desideroso di rendere le società più inclusive e prospere, Adam ha partecipato all'evento YEYS 2025 ed è stato rappresentante YEYS all'edizione di quest'anno della Settimana della società civile.

di Javier GARAT PÉREZ

In risposta all'iniziativa di un patto europeo per gli oceani annunciata dalla Presidente Ursula von der Leyen, il Comitato economico e sociale europeo(CESE) ha presentato alcune raccomandazioni chiave per promuovere un approccio globale ed equilibrato alla governance degli oceani. La visione del CESE mira essenzialmente a garantire oceani sani e produttivi, a promuovere l'economia blu dell'UE e a potenziare la ricerca e l'innovazione marine, nonché a salvaguardare gli ecosistemi marini per le generazioni future.

di Javier GARAT PÉREZ

In risposta all'iniziativa di un patto europeo per gli oceani annunciata dalla Presidente Ursula von der Leyen, il Comitato economico e sociale europeo(CESE) ha presentato alcune raccomandazioni chiave per promuovere un approccio globale ed equilibrato alla governance degli oceani. La visione del CESE mira essenzialmente a garantire oceani sani e produttivi, a promuovere l'economia blu dell'UE e a potenziare la ricerca e l'innovazione marine, nonché a salvaguardare gli ecosistemi marini per le generazioni future.

Dare libero corso al potenziale dell'economia blu

Il CESE sottolinea l'importanza di sviluppare un'economia blu robusta e competitiva, un obiettivo che richiede di semplificare i quadri normativi, assicurare l'autonomia strategica, promuovere l'innovazione e avanzare verso la decarbonizzazione.

Per garantire un futuro prospero al settore marittimo, il CESE chiede investimenti urgenti negli elettrocarburanti, nelle energie rinnovabili offshore e nelle tecnologie marine innovative. Oltre a ciò, la creazione di un forte cluster marittimo, con chiari obiettivi di sostenibilità, contribuirà a mantenere la leadership dell'Europa nelle industrie marine. Ecco perché è indispensabile dar vita a un'"alleanza industriale per le catene del valore dell'economia blu" e rafforzare la strategia di sicurezza marittima dell'UE.

In aggiunta a tutto questo, il CESE raccomanda anche di valutare le politiche esistenti, come la politica comune della pesca. Da un alto si dovrebbe assicurare alla pesca sostenibile un sostegno costante, dall'altro occorrerebbe ridurre la dipendenza dai prodotti ittici importati, ai quali andrebbero applicate le stesse norme sociali e ambientali vigenti per quelli dell'UE. Inoltre, il CESE esorta la Commissione europea a elaborare entro il 2026 un piano d'azione dell'UE per gli "alimenti blu".

Migliorare la conoscenza, la ricerca e l'innovazione marine

Il CESE sollecita maggiori finanziamenti per la ricerca e l'innovazione marine, sottolineando l'esigenza di un lavoro scientifico di squadra a livello mondiale e la necessità di migliorare le tecnologie nel settore marittimo. Affinché ciò si realizzi, il CESE propone di creare poli dell'economia blu e di varare un Osservatorio oceanico dell'UE.

Stimolare gli investimenti e i finanziamenti per la sostenibilità degli oceani

Il CESE sottolinea la necessità di mobilitare ingenti finanziamenti pubblici e privati per sostenere la realizzazione dell'OSS 14 ("vita sott'acqua"). A tal fine, nell'ambito dei programmi di finanziamento dell'UE come Orizzonte Europa andrebbero create linee di bilancio specifiche per i progetti relativi agli oceani. Anche il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMP) dovrebbe disporre di una maggiore dotazione finanziaria destinata a sostenere settori competitivi e decarbonizzati.

Una transizione giusta e socialmente inclusiva

Un'economia oceanica resiliente deve garantire un trattamento equo ai lavoratori marittimi. Il CESE raccomanda misure per affrontare la carenza di manodopera, incoraggiare il ricambio generazionale e offrire opportunità di riqualificazione professionale. Dovrebbero essere istituiti sistemi di sostegno sociale completi per proteggere i lavoratori, e in particolare quelli che, a causa dei cambiamenti tecnologici, non possono passare ad assumere nuove mansioni.

Garantire oceani sani e resilienti

I nostri oceani sono oggi esposti a numerose minacce, dovute ai cambiamenti climatici, all'inquinamento, alle materie plastiche e alla pressione antropica. Il CESE esorta quindi a intensificare gli sforzi per il ripristino e la protezione dell'ambiente marino e chiede una conservazione sostenibile in linea con gli impegni globali in materia di biodiversità. Conseguire un "buono stato ecologico" è di cruciale importanza anche per la stabilità economica e la resilienza ai cambiamenti climatici. Inoltre, dovremmo investire con urgenza nelle infrastrutture verdi, nella riduzione dell'inquinamento e in un piano europeo di adattamento al clima, rafforzando al contempo la leadership dell'UE nella governance marina globale.

Garantire un quadro completo di governance degli oceani

Per stimolare la prosperità economica nel rispetto dei limiti del nostro pianeta, il CESE invita alla cooperazione regionale con le comunità locali per mantenere allineate le politiche. Inoltre, il CESE spinge per migliorare gli accordi internazionali, rafforzare la diplomazia oceanica dell'UE e creare gruppi di lavoro dedicati al settore marittimo all'interno delle istituzioni europee.

Infine, il CESE raccomanda anche di migliorare la pianificazione dello spazio marittimo (PSM) per garantire il contemperamento dei diversi interessi, ad esempio quello all'espansione dell'energia offshore con quelli della pesca e dell'acquacoltura. L'obiettivo è promuovere la coesistenza e la sostenibilità, assicurandosi nel contempo che le comunità che praticano una pesca tradizionale non solo possano continuare la loro attività ma siano anche coinvolte nel processo decisionale.

Regolamento sullo stoccaggio del gas 2025

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PAC

In questo numero:

  • Difesa europea: bisogna spendere in modo saggio ed efficiente, a cura del membro del CESE Marcin Nowacki.
  • Il piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe"), di Nicolas Gros-Verheyde
  • Riflettori puntati sull'iniziativa YEYS - Your Europe, Your Say! ("La vostra Europa, la vostra opinione!"):

    - Il coinvolgimento dei giovani non deve essere un mero esercizio formale, di Bruno António

    - Incoraggiare per emancipare, di Kristýna Bulvasová

    - Giovani moldovi partecipano a YEYS: plasmare una generazione che spinga lo sguardo oltre gli steccati - intervista a Mădălina-Mihaela Antoci

In questo numero:

  • Difesa europea: bisogna spendere in modo saggio ed efficiente, a cura del membro del CESE Marcin Nowacki.
  • Il piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe"), di Nicolas Gros-Verheyde
  • Riflettori puntati sull'iniziativa YEYS - Your Europe, Your Say! ("La vostra Europa, la vostra opinione!"):

    - Il coinvolgimento dei giovani non deve essere un mero esercizio formale, di Bruno António

    - Incoraggiare per emancipare, di Kristýna Bulvasová

    - Giovani moldovi partecipano a YEYS: plasmare una generazione che spinga lo sguardo oltre gli steccati - intervista a Mădălina-Mihaela Antoci

Superare le divisioni: il contributo della società civile alla lotta contro l'attuale pericolosa polarizzazione

In un periodo in cui le nostre società sono alle prese con una crescente polarizzazione e la fiducia nelle istituzioni democratiche è in calo, la società civile deve essere all'altezza della sfida. La polarizzazione non è, in sé, sempre negativa: il dibattito democratico si nutre e si arricchisce di una pluralità di punti di vista. Ma una polarizzazione che sfocia in ostilità, disinformazione e divisione rappresenta una minaccia per le fondamenta stesse delle nostre democrazie.

Superare le divisioni: il contributo della società civile alla lotta contro l'attuale pericolosa polarizzazione

In un periodo in cui le nostre società sono alle prese con una crescente polarizzazione e la fiducia nelle istituzioni democratiche è in calo, la società civile deve essere all'altezza della sfida. La polarizzazione non è, in sé, sempre negativa: il dibattito democratico si nutre e si arricchisce di una pluralità di punti di vista. Ma una polarizzazione che sfocia in ostilità, disinformazione e divisione rappresenta una minaccia per le fondamenta stesse delle nostre democrazie.

Nel corso della Settimana della società civile 2025 sono stati presentati notevoli esempi di iniziative volte a contrastare l'attuale pericolosa polarizzazione. Il Premio CESE per la società civile ha reso omaggio a organizzazioni attive nel campo dell'alfabetizzazione mediatica, della lotta alla disinformazione e della promozione del dialogo intergenerazionale – ed è a progetti di questo tipo che deve andare il nostro sostegno se vogliamo costruire società resilienti e coese.

Oggi assistiamo ad una sempre maggiore frammentazione delle nostre società in tutta Europa. Le sfide da affrontare sono su più fronti: le disuguaglianze economiche, l'esclusione sociale, la diffusione di notizie false su Internet e i social o l'estremismo politico. L'ascesa dei movimenti populisti in Europa negli ultimi tempi, il declino del pluralismo dei media e il calo di fiducia nelle istituzioni sono tutti indicatori di come la polarizzazione alimenti il malcontento. Queste tendenze minano le strutture democratiche ed erodono la coesione sociale. In tempi come questi, la società civile non può limitarsi a partecipare al processo democratico, ma deve essere un difensore della sua resilienza.

Le organizzazioni della società civile sono da tempo in prima linea nella difesa dei valori democratici. Hanno un ruolo di mediatrici, facendosi portavoce di punti di vista diversi nelle discussioni, lottando contro la disinformazione e promuovendo dibattiti pubblici informati. Offrono una piattaforma a quanti hanno la sensazione di non trovare ascolto, sostenendo politiche inclusive tese a superare le divisioni e non ad aggravarle. Attraverso la partecipazione dei cittadini, le discussioni basate su dati concreti e le iniziative a favore della tolleranza, la società civile si batte risolutamente contro le forze della disunione.

Il CESE è fermamente convinto che rafforzare il dialogo e la partecipazione sia l'unica strada da seguire. Lo constatiamo nella nostra attività di ogni giorno: i membri del Comitato – rappresentanti di datori di lavoro, sindacati e ONG – partecipano a dibattiti magari accesi, ma sempre con il fine ultimo di trovare un terreno d'intesa. La nostra forza risiede nel consenso, ed è questo il modello che dobbiamo diffondere in tutta Europa.

La società civile deve essere messa in condizione di svolgere pienamente il proprio ruolo nel contrastare la polarizzazione, e questo significa assicurarle l'accesso ai finanziamenti, permetterle di operare liberamente e promuovere un contesto in cui i suoi apporti alla vita democratica siano riconosciuti e valorizzati. I meccanismi partecipativi – che si tratti di consultazioni dei cittadini, di iniziative di base o del ricorso a strumenti di democrazia deliberativa – devono essere rafforzati per far sì che le persone si sentano incluse nei processi decisionali.

Il futuro dell'Europa dipende dall'intima convinzione dei cittadini europei di sentirsi rappresentati, coinvolti e ascoltati. La società civile non è un mero accessorio della democrazia, bensì la sua spina dorsale. Mentre attraversiamo l'attuale periodo di divisioni, dobbiamo offrirle gli strumenti, il riconoscimento e lo spazio di cui ha bisogno per continuare a salvaguardare i nostri valori democratici. Stimolando il dialogo, favorendo l'inclusione sociale e lottando contro l'estremismo, la società civile può essere la forza capace di trasformare la polarizzazione da fonte di conflitto in un volano di dibattito costruttivo e di progresso sociale.

Lavoriamo tutti insieme per fare in modo che non sia la divisione a plasmare il nostro futuro. Costruiamo invece un'Europa in cui la diversità di opinioni rafforzi la nostra unità, in cui la partecipazione e il coinvolgimento ci aiutino a ritrovare la fiducia e dove la società civile ci serva da guida nel superare le divisioni.

Oliver Röpke

Presidente del CESE

Non abbiamo mai avuto una generazione così istruita e dotata di tanto potenziale, ma anche sottoposta a enormi pressioni e assillata da dubbi sull'avvenire, afferma Bruno António, esperto di questioni giovanili e oratore principale all'edizione 2025 di "La vostra Europa, la vostra opinione!". Bruno António ha spiegato a CESE Info come è possibile dare maggiore risonanza alla voce dei giovani e perché è essenziale, nei futuri programmi dell'UE per i giovani, continuare a insegnare loro l'importanza della democrazia, in un momento in cui la discriminazione e la xenofobia sono in aumento in Europa.

Non abbiamo mai avuto una generazione così istruita e dotata di tanto potenziale, ma anche sottoposta a enormi pressioni e assillata da dubbi sull'avvenire, afferma Bruno António, esperto di questioni giovanili e oratore principale all'edizione 2025 di "La vostra Europa, la vostra opinione!". Bruno António ha spiegato a CESE Info come è possibile dare maggiore risonanza alla voce dei giovani e perché è essenziale, nei futuri programmi dell'UE per i giovani, continuare a insegnare loro l'importanza della democrazia, in un momento in cui la discriminazione e la xenofobia sono in aumento in Europa.

1. Nella vita politica e sociale i giovani di oggi hanno un atteggiamento passivo o attivo? In che modo potrebbero essere maggiormente coinvolti nell'elaborazione delle politiche?

Da diversi studi emerge che i giovani si impegnano e partecipano attivamente. Se definiamo l'impegno politico come il fatto di essere consapevoli delle questioni sociali fondamentali, è evidente che i giovani agiscono con l'obiettivo di promuovere il cambiamento. È il modo in cui scelgono di impegnarsi che è particolarmente interessante. Le modalità di partecipazione tradizionali consistevano nel recarsi alle urne, impegnarsi in attività di volontariato all'interno delle ONG o aderire alle sezioni giovanili dei partiti politici. Queste forme di partecipazione appaiono oggi meno popolari tra i giovani, che preferiscono influenzare l'elaborazione delle politiche pubbliche firmando petizioni, partecipando a manifestazioni o optando per altri metodi innovativi. Noi della Rete DYPALL analizziamo questi diversi strumenti di partecipazione, che includono consulenze, la partecipazione a consigli locali della gioventù e altri meccanismi di dialogo con i giovani a livello locale. Tra i giovani osserviamo un forte interesse per la partecipazione, ma la maggior parte dei meccanismi tradizionali non è né adatta né veramente utile.

2. Dai risultati delle recenti elezioni europee e dei sondaggi condotti negli Stati membri emerge che molti giovani votano per i partiti di destra. Perché pensa che questo avvenga e, a Suo avviso, si tratta di una tendenza preoccupante che potrebbe compromettere valori europei come l'uguaglianza e l'inclusione?

Tra i giovani l'aumento dei voti a favore della destra è una tendenza preoccupante. Secondo noi deriva dall'insoddisfazione nei confronti della politica tradizionale, da una profonda sfiducia nelle istituzioni politiche, dal desiderio di una forte identità nazionale e dai timori per la sicurezza sia economica che sociale. Dobbiamo riuscire a comprendere le cause profonde di queste tendenze elettorali allarmanti. Questa generazione è cresciuta in un periodo di crisi permanenti e di incertezza sul futuro. Non abbiamo mai avuto una generazione così istruita e dotata di tanto potenziale, ma anche sottoposta a enormi pressioni e assillata da dubbi sull'avvenire. Gli algoritmi dei social media amplificano i contenuti polarizzanti e plasmano la visione del mondo,

Tutto questo crea incertezza sul futuro. Il voto per i partiti populisti può essere una forma di protesta e di insoddisfazione generale, ma può anche riflettere il desiderio di una persona forte al potere che dia un senso di sicurezza. Tuttavia, la storia ha dimostrato che quando i partiti populisti di destra conquistano il potere, i giovani spesso perdono la speranza e si sentono traditi. E quando si rendono conto che i diritti, le libertà e altri valori che per loro contano vengono rimossi o messi in discussione, spesso è troppo tardi.

Questa tendenza sta già mettendo a repentaglio i nostri valori europei, e lo si nota non solo nei discorsi politici ma anche nella vita quotidiana delle persone nella nostra società, in cui gli atti di xenofobia o di discriminazione nei confronti di chi è diverso diventano la norma. Per questo è essenziale che i futuri programmi dell'UE per i giovani continuino ad aiutarli a comprendere l'importanza della democrazia, ad apprendere in che cosa consiste e a viverla concretamente, permettendo loro nel contempo di sviluppare le competenze necessarie per far fronte alle minacce poste dai movimenti antidemocratici.

3. In quale misura i giovani europei sono consapevoli di ciò che l'UE fa per loro? Come incoraggiarli a interessarsi maggiormente all'UE? Che cosa pensa degli sforzi di comunicazione dell'UE?

È evidente che i giovani sono molto più consapevoli di ciò che l'UE fa per loro rispetto alle generazioni precedenti. I programmi per i giovani come Erasmus+, il corpo europeo di solidarietà e DiscoverEU contribuiscono a creare un senso di appartenenza a un'identità europea e dovrebbero essere rafforzati e resi accessibili a tutti i giovani in Europa.

Ma i giovani sono davvero consapevoli di ciò che l'Europa fa per loro? Secondo noi, no. L'impatto dell'UE sulla società - e soprattutto sui giovani - deve essere reso più visibile e più comprensibile. Le decisioni delle istituzioni europee hanno un impatto enorme e questo dovrebbe spingere i giovani a interessarsi maggiormente alle questioni europee. In che modo? Mi vengono in mente due idee: le istituzioni dell'UE dovrebbero far capire chiaramente che le decisioni prese a livello europeo influiscono direttamente sulle loro vite. Inoltre, esse dovrebbero ampliare i programmi che permettono ai giovani di informarsi sull'UE, di viverla di persona e di scoprirla. Questo potrebbe contribuire ad accrescere il senso di appartenenza, l'empatia, i legami e l'amicizia tra i cittadini europei.

Nonostante gli enormi sforzi compiuti dalle diverse istituzioni dell'UE per entrare in contatto con i cittadini e nonostante i notevoli miglioramenti apportati a una serie di campagne e strumenti, questo non è sufficiente. Nella pratica le istituzioni sono spesso lontane dalla realtà dei giovani.

Sebbene l'UE abbia fatto passi avanti migliorando la sua presenza sui social media e intensificando le campagne mirate ai giovani, non riesce ancora a far passare il suo messaggio, in particolare tra i giovani provenienti dai diversi contesti della nostra società. Gli sforzi dell'Unione volti a migliorare la comunicazione devono essere ulteriormente migliorati e strutturati incorporando nuovi metodi di sensibilizzazione, come il ricorso alle ONG giovanili in qualità di ambasciatori dei giovani, la creazione di piattaforme di sensibilizzazione decentrate e il lancio di campagne di narrazione che associno le politiche dell'UE a esperienze concrete della vita quotidiana. In questo contesto è fondamentale sperimentare nuovi approcci di comunicazione e coinvolgere direttamente i giovani nella creazione e nell'attuazione di campagne e di altre forme di comunicazione. 

2. Come possiamo dare maggiore risonanza alla voce dei giovani?

Possiamo farlo prendendoli sul serio e riconoscendo il loro valore. Le istituzioni hanno il potere e la capacità di amplificare la voce dei giovani, ma a volte quello che manca è la volontà di fornire loro lo spazio, il sostegno, le opportunità e gli strumenti necessari per coinvolgerli in modo significativo. La partecipazione dei giovani non deve essere considerata un mero esercizio formale che consiste nell'invitarli agli eventi pubblici e scattare un paio di fotografie da postare sui social media, per poi non tenere conto del loro contributo. La partecipazione dei giovani deve produrre un impatto, cioè i giovani devono poter vedere i risultati del loro impegno e i cambiamenti che ne derivano.

Per amplificare la voce dei giovani è necessario disporre di un sostegno istituzionale, come la rappresentanza dei giovani negli organi decisionali, rafforzare la fiducia, il che richiede tempo, e creare spazi di qualità e processi di collaborazione. Questo può accadere se si stanziano fondi adeguati e se le istituzioni sono in grado di operare più efficacemente e di coinvolgere i giovani nel processo decisionale. E ciò richiede investimenti, un autentico impegno e tempo.

Bruno António è direttore esecutivo della Rete DYPALL, una piattaforma europea di organizzazioni della società civile, enti locali e istituti di ricerca che mira a promuovere la partecipazione dei giovani ai processi decisionali a livello locale. Negli ultimi dodici anni Bruno ha lavorato come esperto di questioni giovanili e consulente esterno per diverse istituzioni, tra cui la Commissione europea e il Consiglio d'Europa. In precedenza è stato segretario generale di Youth for Exchange and Understanding e direttore esecutivo di ECOS - Cooperativa de Educação, Cooperação e Desenvolvimento. Ha conseguito una laurea in Educazione sociale presso l'Università dell'Algarve a Faro, in Portogallo.

 

Abbiamo chiesto a Javier Garat Pérez, relatore del parere del CESE sulla visione della società civile per un patto europeo sugli oceani, quali sono le raccomandazioni più importanti del CESE in merito all'iniziativa della Commissione europea che definisce una visione globale per tutte le politiche relative agli oceani. Quali sono le azioni specifiche da intraprendere per proteggere gli oceani dalla devastazione e dall'inquinamento e per preservarne la biodiversità? Quali sono le minacce principali per il benessere degli oceani e quali soluzioni propone il Comitato? 

Abbiamo chiesto a Javier Garat Pérez, relatore del parere del CESE sulla visione della società civile per un patto europeo sugli oceani, quali sono le raccomandazioni più importanti del CESE in merito all'iniziativa della Commissione europea che definisce una visione globale per tutte le politiche relative agli oceani. Quali sono le azioni specifiche da intraprendere per proteggere gli oceani dalla devastazione e dall'inquinamento e per preservarne la biodiversità? Quali sono le minacce principali per il benessere degli oceani e quali soluzioni propone il Comitato?