In occasione del 20° anniversario del gruppo di collegamento del CESE, i fondatori e gli attuali membri del gruppo hanno chiesto misure attive per difendere la democrazia europea, lo spazio pubblico aperto e un'Europa giusta.

In occasione del 20° anniversario del gruppo di collegamento del CESE, i fondatori e gli attuali membri del gruppo hanno chiesto misure attive per difendere la democrazia europea, lo spazio pubblico aperto e un'Europa giusta.

L'11 dicembre il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha ospitato un evento celebrativo del 20° anniversario del suo gruppo di collegamento con le reti europee della società civile, l'unico organo permanente per il dialogo politico e la cooperazione strutturata tra le organizzazioni della società civile (OSC) e le istituzioni dell'UE. In questi suoi vent'anni di attività, il gruppo di collegamento ha svolto un ruolo importante nel dare più forza alla voce della società civile organizzata e nel portare le sue preoccupazioni all'ordine del giorno delle istituzioni europee. Il gruppo riunisce 45 reti della società civile attive a livello europeo, che incarnano pienamente i principi sanciti dall'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea.

"Celebrare i vent'anni del gruppo di collegamento del CESE significa rendere omaggio non soltanto ai suoi notevoli risultati, ma anche ai partenariati duraturi che hanno plasmato e continuano a plasmare la democrazia partecipativa in Europa. In questi vent'anni il gruppo di collegamento è diventato una piattaforma dinamica, che amplifica le voci della società civile e promuove la cooperazione tra diversi portatori d'interesse. Guardando al futuro, continuiamo a restare uniti per rafforzare i valori democratici, ampliare lo spazio civico e costruire un'Europa che sia realmente al servizio di tutti i suoi cittadini", ha affermato il Presidente del CESE Oliver Röpke nel suo discorso di apertura dell'evento.

"Il nostro non è stato un percorso facile", ha poi spiegato Brikena Xhomaqi, copresidente del gruppo di collegamento, "ma abbiamo imparato a confidare gli uni negli altri. Il mio auspicio è che continueremo a rafforzare la nostra cooperazione per combattere insieme a favore di una strategia europea coerente per la società civile".

Intervenendo all'evento del CESE, Katarina Barley, vicepresidente del Parlamento europeo e responsabile dei rapporti di tale istituzione con le OSC, ha dichiarato che "da parte nostra, come Parlamento europeo, siamo pronti a rafforzare la nostra cooperazione con il gruppo di collegamento. Abbiamo infatti bisogno di una cooperazione sempre più strutturata con le organizzazioni della società civile.  Insieme, dobbiamo fare di più per sventare le minacce alla democrazia nell'Unione europea, che sono oggi più gravi di quanto siano mai state nella storia dell'UE", aggiungendo che "se il gruppo di collegamento non ci fosse, bisognerebbe inventarlo".

All'evento che ha celebrato il ventennale del gruppo di collegamento hanno partecipato oltre cento invitati, tra cui diverse personalità di spicco del settore della società civile. Tra questi figuravano anche esponenti di OSC della Serbia e della Moldova, in linea con la politica del CESE di invitare a partecipare alle proprie attività rappresentanti di paesi candidati all'adesione all'UE. Hanno presenziato all'evento anche quattro ex presidenti del CESE: Staffan Nilsson, Henri Malosse, Luca Jahier e George Dassis. In particolare Jahier ha sottolineato che il CESE ha la responsabilità di istituire e mantenere una piattaforma per il dialogo civile, mentre Dassis ha affermato che "la cosa più importante è conseguire la pace, e per raggiungere tale obiettivo dobbiamo essere forti e restare uniti".

Se non avete potuto partecipare all'evento, potete comunque trovare qui, nella pagina web dedicata, la registrazione degli interventi, la dichiarazione congiunta della presidenza del gruppo di collegamento, il video riassuntivo, le immagini e il comunicato stampa relativi alla celebrazione.  (lm)

L'ultima pubblicazione del Comitato economico e sociale europeo (CESE) presenta una serie di 11 resoconti delle sue realizzazioni più recenti

L'ultima pubblicazione del Comitato economico e sociale europeo (CESE) presenta una serie di 11 resoconti delle sue realizzazioni più recenti.

Queste storie di successo illustrano l'impegno profuso dal CESE per garantire che le principali questioni economiche e sociali – individuate dalle parti sociali e dalla società civile – siano discusse e affrontate a livello europeo.

Mostrano inoltre come il Comitato, attraverso i suoi lavori consultivi, influisca sulla legislazione dell'UE e ne monitori la corretta attuazione.

Per saperne di più sugli 11 resoconti o per scaricarli, si può consultare la pagina dedicata del nostro sito web: Le più recenti realizzazioni del CESE | CESE.

Per ricevere invece copie cartacee (in inglese e in francese), vi invitiamo a scriverci all'indirizzo email vipcese@eesc.europa.eu.

Se vuole sopravvivere, l'UE deve saper comunicare in modo efficace, soprattutto nell'attuale contesto di disinformazione dilagante, di rapida diffusione dell'intelligenza artificiale e di aumento delle tendenze autoritarie. Per raggiungere tutti i cittadini, la comunicazione sull'UE deve arrivare al livello locale.

Se vuole sopravvivere, l'UE deve saper comunicare in modo efficace, soprattutto nell'attuale contesto di disinformazione dilagante, di rapida diffusione dell'intelligenza artificiale e di aumento delle tendenze autoritarie. Per raggiungere tutti i cittadini, la comunicazione sull'UE deve arrivare al livello locale.

Rebranding Europe ["Ridefinire l'immagine dell'Europa"], il nuovo libro dello specialista in comunicazione e scrittore Stavros Papagianneas, getta le basi per una discussione critica sul ruolo dell'UE sulla scena mondiale, che vede l'Europa a un crocevia: di fronte all'aggressione russa contro l'Ucraina, che sta entrando nel suo terzo anno, alla guerra in Medio Oriente e a una serie di sfide geopolitiche ed economiche.

La presentazione del libro si è svolta il 3 dicembre presso il Residence Palace a Bruxelles, alla presenza del vicepresidente del CESE responsabile per la Comunicazione Laurenţiu Plosceanu, che ha partecipato al dibattito sul posizionamento dell'Europa in uno scenario mondiale turbolento e sulla necessità che l'UE comunichi i suoi valori in modo efficace.

"L'UE si trova a un momento di svolta. Per garantire il suo futuro, l'Europa deve comunicare una visione chiara e convincente ai suoi cittadini e al mondo. Non è una questione di politica, ma di fiducia, di identità e di uno scopo condiviso", ha spiegato Papagianneas.

I partecipanti al dibattito hanno sottolineato che una comunicazione efficace non è una semplice possibilità, ma una necessità per la sopravvivenza stessa dell'UE, in particolare nell'epoca contemporanea della disinformazione, dell'intelligenza artificiale e di un crescente autoritarismo. L'Europa deve assumere un ruolo di guida nella promozione della democrazia e dei diritti umani. La funzione dei media è essenziale nel plasmare la sfera pubblica europea, come ha riconosciuto Colin Stevens, caporedattore di EU Reporter e moderatore del dibattito. "Noi dei media dobbiamo insistere sul fatto che l'Europa riguarda tutti. È una cosa che dobbiamo fare tutti i giorni", ha dichiarato.

Gli esperti concordano sul fatto che è molto difficile combattere la disinformazione o le "fake news" alla fonte, in particolare con il diffondersi dell'intelligenza artificiale. La contromisura più efficace consiste nel rafforzare la resilienza della popolazione.

Plosceanu ha segnalato che "è giunto il momento di ascoltare le persone più che di parlare con loro. I cittadini vogliono maggiore coinvolgimento e maggiore partecipazione". Ha sottolineato inoltre l'importanza di cooperare con la stampa regionale e ha esortato le istituzioni dell'UE a sviluppare partenariati con i media regionali e a invitare i giornalisti delle testate regionali a Bruxelles. Ha infine dichiarato che l'Europa deve arrivare al livello locale, al livello dei cittadini.

Poiché la stragrande maggioranza degli europei pensa dapprima a livello locale, poi regionale e quindi nazionale, e solo alla fine europeo, la comunicazione sull'Europa deve adattarsi a questa realtà riconoscendo che, per raggiungere i cittadini, le narrazioni devono essere locali, regionali e nazionali. (mt)

Nel 2025 abbiamo la responsabilità condivisa di costruire un'Europa più forte

In questo inizio d'anno, la presidenza polacca del Consiglio dell'Unione europea mette in rilievo l'urgenza delle complesse sfide che caratterizzano il presente e il futuro dell'Europa e segnala la determinazione ad affrontarle. Nell'ambito del tema generale della sicurezza, la leadership della Polonia promette di fungere da guida nel corso di un anno che sarà fondamentale per la resilienza, la coesione e i progressi dell'UE.

Nel 2025 abbiamo la responsabilità condivisa di costruire un'Europa più forte

In questo inizio d'anno, la presidenza polacca del Consiglio dell'Unione europea mette in rilevo l'urgenza delle complesse sfide che caratterizzano il presente e il futuro dell'Europa e segnala la determinazione ad affrontarle. Nell'ambito del tema generale della sicurezza, la leadership della Polonia promette di fungere da guida nel corso di un anno che sarà fondamentale per la resilienza, la coesione e i progressi dell'UE.

Le priorità delineate dalla presidenza polacca riflettono un approccio globale alla sicurezza nelle sue molteplici dimensioni. La sicurezza interna, specie per quanto riguarda la protezione delle frontiere e il contrasto della disinformazione, vede in primo piano l'esigenza di vigilare contro le minacce emergenti. La sicurezza esterna si concentrerà sul rafforzamento delle capacità di difesa, sulla promozione dell'innovazione e sull'accelerazione del lavoro diretto a realizzare l'allargamento per garantire la stabilità nel nostro vicinato. Nel frattempo, la sicurezza economica, energetica, alimentare e sanitaria rimarrà essenziale per garantire l'indipendenza dell'Europa e il benessere dei suoi cittadini.

Al Comitato economico e sociale europeo (CESE) siamo pronti a sostenere pienamente l'agenda della nuova presidenza, sfruttando il nostro peculiare ruolo di portavoce della società civile. Il CESE contribuirà attivamente alle discussioni su come salvaguardare la competitività dell'Europa, garantendo nel contempo che nessuno sia lasciato indietro nella triplice transizione, verde, digitale ed economica, che ci troviamo ad affrontare.

Quest'anno si caratterizza anche per un rinnovamento politico, con l'avvio del mandato di una nuova Commissione europea. Si presenta così una nuova opportunità di definire quadri strategici e attuare iniziative in linea con le aspettative dei cittadini europei. Il CESE darà il suo contributo a questa nuova fase, garantendo che le prospettive della società civile e delle parti sociali siano al centro del processo decisionale dell'UE.

Guardando in avanti al 2025, siamo coscienti della responsabilità, che è anche nostra, di costruire un'Europa più forte e più inclusiva. Il CESE continuerà a promuovere lo Stato di diritto, lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, facendo in modo che i contributi della società civile definiscano le priorità dell'agenda dell'UE. Insieme alla presidenza polacca ci adopereremo per affrontare le pressanti sfide di questo periodo, aprendo nel contempo la strada a un'Europa sicura, competitiva e unita per le generazioni a venire.

Oliver RÖPKE

Presidente del CESE

Il diritto all'alloggio deve essere riconosciuto in quanto diritto fondamentale, garantendo abitazioni dignitose e sostenibili a tutti i cittadini europei, compresi i giovani e gli appartenenti a gruppi vulnerabili.

Il diritto all'alloggio deve essere riconosciuto in quanto diritto fondamentale, garantendo abitazioni dignitose e sostenibili a tutti i cittadini europei, compresi i giovani e gli appartenenti a gruppi vulnerabili.

È questo il forte appello lanciato dal Forum del CESE sull'edilizia abitativa, la cui prima edizione si è tenuta in occasione della seduta del 5 dicembre 2024 dell'ultima sessione plenaria. Il dibattito, nel corso del quale è stato adottato un parere sull'argomento, ha potuto contare sulla partecipazione di oratori di spicco.

In seguito alla nomina di Dan Jørgensen quale commissario europeo per l'Energia e l'edilizia abitativa, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha espresso il proprio compiacimento per la storica decisione di istituire un portafoglio ad hoc per la questione degli alloggi in seno alla nuova Commissione. Röpke ha affermato che "avere un alloggio è un diritto fondamentale, non un privilegio, e non possiamo accettare che fasce vulnerabili della popolazione siano escluse dal soddisfacimento di questo bisogno essenziale. In questo periodo in cui una grave crisi abitativa colpisce quasi tutti gli Stati membri, sottolineo che è necessario e urgente fare in modo che alloggi economicamente accessibili, sostenibili e dignitosi diventino una realtà per tutti".

Nell'invocare una nuova prospettiva che consideri l'alloggio come una delle infrastrutture fondamentali per la società, al pari della sanità e dell'istruzione, Bent Madsen, presidente di Housing Europe, ha dichiarato: "Accogliamo con soddisfazione l'opinione espressa dal nuovo commissario per l'Edilizia abitativa quando sostiene che il nostro approccio dovrebbe basarsi su valori, regole e investimenti. Nel nostro ruolo di cooperativa pubblica e di fornitori di alloggi sociali, siamo pronti a dare dimostrazione di come si debbano garantire ai nostri cittadini e alle nostre società le abitazioni di cui hanno bisogno."

Nel parere sul tema Edilizia sociale nell'UE - alloggi dignitosi, sostenibili ed economicamente accessibili, elaborato da Thomas Kattnig e Rudolf Kolbe, il CESE riconosce che nel settore dell'edilizia abitativa si deve constatare un fallimento del mercato. Occorre porvi rimedio migliorando le condizioni quadro - ad esempio i dati, il coordinamento, le procedure di approvazione e le norme sulla pianificazione dell'utilizzo del territorio -, introducendo un diritto fondamentale all'alloggio, erogando finanziamenti sufficienti, attuando l'approccio "Prima la casa" (Housing First) per le persone senza fissa dimora e riservando maggiore attenzione al tema della sostenibilità e alle esigenze dei giovani. (mp)

di Thomas Kattnig

L'aumento degli affitti, i prezzi degli immobili saliti alle stelle e i salari che non riescono a tenere il passo con l'inflazione fanno sì che gli alloggi siano diventati inaccessibili per un numero sempre maggiore di persone. La crisi degli alloggi nell'Unione europea è un dato di fatto.

Questa situazione comporta un aumento della spesa sanitaria, perdite di produttività, danni ambientali e conseguenze economiche negative dovute al calo del potere d'acquisto.

di Thomas Kattnig

L'aumento degli affitti, i prezzi degli immobili saliti alle stelle e i salari che non riescono a tenere il passo con l'inflazione fanno sì che gli alloggi siano diventati inaccessibili per un numero sempre maggiore di persone. La crisi degli alloggi nell'Unione europea è un dato di fatto.

Questa situazione comporta un aumento della spesa sanitaria, perdite di produttività, danni ambientali e conseguenze economiche negative dovute al calo del potere d'acquisto.

In quanto portavoce della società civile organizzata, il CESE ritiene necessario agire con urgenza per rimediare al fallimento del mercato nel settore dell'edilizia abitativa. Invita pertanto la Commissione a collaborare con il Parlamento europeo, gli Stati membri e la società civile per elaborare un pacchetto completo di misure dell'UE che definisca le condizioni quadro e sancisca il diritto all'alloggio, in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Accoglie quindi con favore la nomina di un commissario per l'Energia e l'edilizia abitativa e l'annuncio che nei prossimi cento giorni sarà presentato un piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili. Abbiamo bisogno, tra l'altro, di un registro a livello dell'UE per la trasparenza delle operazioni immobiliari, di un coordinamento più razionale, di procedure di autorizzazione più efficienti, di una migliore pianificazione del territorio, di terreni a prezzi accessibili per gli alloggi sociali, di maggiori investimenti nelle ristrutturazioni e nelle costruzioni rispettose del clima e del programma "Prima la casa" (Housing First), in modo da garantire nuovamente sicurezza e prospettive alle persone senza fissa dimora. Chiediamo che l'alloggio sia riconosciuto come un diritto fondamentale e non come una merce, integrandolo nel diritto primario dell'UE.

Al tempo stesso, concordiamo con la relazione Letta secondo cui l'accesso agli alloggi sociali deve essere definito in modo più ampio nella normativa in materia di aiuti di Stato.

Il CESE chiede inoltre un aumento significativo del sostegno finanziario per l'edilizia residenziale sociale. In primo luogo, gli investimenti pubblici nell'edilizia sociale devono essere esclusi dall'applicazione delle regole sul debito del patto di stabilità e crescita. In secondo luogo, gli imprenditori immobiliari senza scopo di lucro e le cooperative, come pure gli enti locali, dovrebbero poter ottenere prestiti a lungo termine a tasso di interesse zero grazie alla piattaforma di investimento prevista a tal fine o direttamente dalla Banca europea per gli investimenti.

Gli alloggi dati in locazione a breve termine, che costituiscono un problema in molte grandi città europee, riducono ulteriormente il numero delle abitazioni disponibili. Per far fronte a questo fenomeno abbiamo bisogno di un pacchetto di strumenti a livello dell'UE che comprenda, tra l'altro, una tassa sugli alloggi vacanti e massimali degli affitti, e che consenta agli Stati membri di adottare misure adeguate.

Occorre inoltre prestare particolare attenzione alla necessità di a) soddisfare le esigenze abitative dei giovani attraverso programmi mirati come Housing First for Youth - HF4Y (Prima la casa per i giovani) e b) includere le persone con disabilità.

Per garantire che gli alloggi siano non solo economicamente accessibili ma anche sostenibili, la ristrutturazione e la riqualificazione degli immobili dovrebbero essere considerate prioritarie rispetto alla costruzione di edifici nuovi. Per facilitare tali ristrutturazioni, chiediamo di combinare misure obbligatorie e misure di accompagnamento al fine di garantire azioni per il clima eque. È necessario prevedere strumenti di finanziamento che consentano a chiunque, indipendentemente dalla propria situazione finanziaria, di realizzare ristrutturazioni termiche ed energetiche. Allo stesso tempo occorre stabilire degli obblighi per i proprietari di beni immobili, in particolare per coloro che li danno in locazione, al fine di tutelare gli inquilini da aumenti eccessivi degli affitti dovuti a un trasferimento dei costi da parte dei padroni di casa.

Infine, sottolineiamo che la crisi abitativa non solo incide negativamente sulla qualità di vita dei cittadini europei, ma minaccia anche il buon funzionamento del mercato interno dell'UE. È quindi necessario adottare una strategia dell'UE in materia di alloggi che permetta di incrementare l'offerta di abitazioni, introdurre misure volte a ridurre i costi di costruzione, contribuire a migliorare le competenze della forza lavoro, aumentare la produttività e migliorare le prestazioni ambientali del settore dell'edilizia.

Il CESE chiede che la transizione sia equa e inclusiva nel passaggio dell'UE verso la neutralità climatica. In un recente parere, il CESE sottolinea la necessità di sforzi coordinati per garantire che nessuno sia lasciato indietro nel cammino verso il conseguimento di obiettivi climatici ambiziosi. Queste raccomandazioni sono in sintonia con le priorità della Commissione europea per il periodo 2024-2029 in materia di occupazione, competenze, benessere sociale e disparità regionali.

Il CESE chiede che la transizione sia equa e inclusiva nel passaggio dell'UE verso la neutralità climatica. In un recente parere, il CESE sottolinea la necessità di sforzi coordinati per garantire che nessuno sia lasciato indietro nel cammino verso il conseguimento di obiettivi climatici ambiziosi. Queste raccomandazioni sono in sintonia con le priorità della Commissione europea per il periodo 2024-2029 in materia di occupazione, competenze, benessere sociale e disparità regionali.

Il CESE raccomanda un pacchetto globale di politiche per una transizione giusta che offra agli Stati membri un margine di flessibilità sufficiente per tenere conto delle proprie condizioni specifiche. Individuando nel dialogo sociale e nella contrattazione collettiva degli strumenti fondamentali, il Comitato propone una mappatura delle carenze in termini di competenze, programmi di formazione inclusivi, piani aziendali di transizione trasparenti, una maggiore consultazione dei lavoratori e l'integrazione dei principi per una transizione giusta nei quadri di riferimento dell'UE, come il pilastro europeo dei diritti sociali.

"Vogliamo che il cammino verso una transizione giusta sia improntato all'equità, alla resilienza e alla sostenibilità, in modo da spianare la via a un futuro più verde e più inclusivo", ha dichiarato il relatore del parere Dirk Bergrath.

Per realizzare gli obiettivi ambiziosi dell'UE in materia di clima (riduzione delle emissioni del 75 % entro il 2030 e loro azzeramento entro il 2050), l'equità deve permeare tutte le politiche, come sottolineato dal CESE nel suo parere. È essenziale dare la priorità al lavoro dignitoso, all'inclusione sociale e alla riduzione della povertà per ottenere il sostegno dell'opinione pubblica e garantire la riuscita del Green Deal europeo.

Il CESE sottolinea inoltre che occorre fornire un sostegno mirato alle regioni colpite oltremisura dalla transizione verde. È essenziale mappare i fabbisogni regionali e le transizioni settoriali, e a questo proposito l'Osservatorio per una transizione giusta assicura il monitoraggio dei progressi compiuti in modo da garantire che nessuna comunità sia lasciata da parte.

Per ovviare alle carenze di finanziamento, è essenziale potenziare il Fondo per una transizione giusta, fare leva sugli investimenti privati e allineare gli strumenti finanziari dell'UE. Le condizionalità sociali e ambientali garantiranno una ripartizione equa delle risorse finanziarie ponendo al centro dell'attenzione la formazione e la protezione dei gruppi vulnerabili. (ks) 

In che modo la società civile può svolgere un ruolo chiave nell'imminente attuazione del patto sulla migrazione e l'asilo? Questo il tema principale del 9° Forum europeo della migrazione, organizzato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) e dalla direzione generale Migrazione e affari interni della Commissione europea, che ha anche posto l'accento sul lavoro delle organizzazioni della società civile che operano direttamente sul campo.

In che modo la società civile può svolgere un ruolo chiave nell'imminente attuazione del patto sulla migrazione e l'asilo? Questo il tema principale del 9° Forum europeo della migrazione, organizzato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) e dalla direzione generale Migrazione e affari interni della Commissione europea, che ha anche posto l'accento sul lavoro delle organizzazioni della società civile che operano direttamente sul campo.

Il Forum europeo della migrazione, svoltosi a Bruxelles alla fine di novembre, ha acceso i riflettori sul patto sulla migrazione e l'asilo entrato in vigore nel giugno 2024. I partecipanti al Forum hanno discusso della prossima attuazione del patto e in particolare dei modi in cui la società civile può contribuire a sostenere e applicare il patto in modo umano. Una speciale attenzione è stata poi dedicata all'analisi di una serie di temi correlati: il nuovo meccanismo permanente di solidarietà, la creazione di collegamenti più diretti tra procedure di asilo e di rimpatrio, l'adeguatezza delle condizioni di accoglienza e il piano d'azione per l'integrazione e l'inclusione 2021-2027.

Nel suo discorso di apertura di questa edizione del Forum, la commissaria europea uscente per gli Affari interni Ylva Johansson ha dichiarato: "Sono lieta di essere qui oggi, nella mia ultima apparizione pubblica in qualità di commissaria europea, per parlare a questo Forum europeo sulla migrazione, una piattaforma cruciale affinché le organizzazioni della società civile, gli Stati membri dell'UE e i decisori politici affrontino le sfide e colgano le opportunità connesse con la gestione della migrazione. Le discussioni che abbiamo svolto nel corso degli anni sono sempre state fonte di ispirazione. Insieme possiamo costruire comunità più forti e resilienti, difendendo i nostri valori e facendo in modo che l'Europa rimanga un luogo di rifugio e di opportunità".

Il Presidente del CESE, Oliver Röpke, ha ringraziato la commissaria Johansson per il suo impegno a favore della riforma della politica migratoria dell'UE. "Dobbiamo assicurarci che il patto sulla migrazione sia attuato nel modo più umano e sostenibile possibile, e l'unico modo per farlo è ascoltare le organizzazioni della società civile che operano sul campo. Sebbene il patto sia stato adottato, rimane ancora molto lavoro da fare: anzi, si potrebbe dire che il lavoro vero comincia adesso", ha avvertito Röpke.

Il Forum europeo della migrazione è stato istituito nel 2015, come piattaforma per il dialogo tra la società civile, le istituzioni e le autorità su questioni relative alla migrazione e all'integrazione dei cittadini di paesi terzi. Si riunisce una volta all'anno per discutere in merito agli ultimi sviluppi politici e per raccogliere e scambiare informazioni sulle modalità di attuazione delle politiche europee a livello regionale, locale e dei cittadini.

Ogni anno il forum verte su un tema diverso, scelto sulla base dei contributi forniti dalle organizzazioni della società civile nel corso dei processi di consultazione avviati nei mesi precedenti l'evento. Tra i temi affrontati finora figurano le rotte migratorie sicure, l'accesso dei migranti ai diritti, ai servizi e all'UE, un mercato del lavoro europeo più inclusivo per i migranti e il ruolo dei giovani.

Il CESE ha già adottato pareri chiave su temi importanti relativi alla migrazione e all'asilo, come la presentazione del patto sulla migrazione e l'asilo, il regolamento sull'asilo e la migrazione, il pacchetto Unione della sicurezza/pacchetto Schengen , e il piano d'azione per l'integrazione e l'inclusione 2021-2027. Nel 2009 il CESE ha inoltre istituito un gruppo di studio tematico sull'immigrazione e l'integrazione, che contribuisce a dare forma concreta al suo ruolo di facilitatore tra la società civile e le istituzioni dell'UE in materia di migrazione e nel contempo si sforza di promuovere lo sviluppo di una politica europea comune in materia di immigrazione e integrazione. (lm)

L'UE si trova ad affrontare una grave crisi abitativa dovuta all'aumento degli affitti, ai prezzi degli immobili saliti alle stelle e al fatto che i salari non riescono a tenere il passo con l'inflazione.  Per rimediare al fallimento del mercato nel settore dell'edilizia abitativa il Comitato chiede che siano adottate misure urgenti e l'elaborazione di una solida strategia dell'UE in materia di alloggi, scrive Thomas Kattnig, relatore del parere del CESE sul tema Edilizia sociale nell'UE - alloggi dignitosi, sostenibili ed economicamente accessibili.

L'UE si trova ad affrontare una grave crisi abitativa dovuta all'aumento degli affitti, ai prezzi degli immobili saliti alle stelle e al fatto che i salari non riescono a tenere il passo con l'inflazione.  Per rimediare al fallimento del mercato nel settore dell'edilizia abitativa il Comitato chiede che siano adottate misure urgenti e l'elaborazione di una solida strategia dell'UE in materia di alloggi, scrive Thomas Kattnig, relatore del parere del CESE sul tema Edilizia sociale nell'UE - alloggi dignitosi, sostenibili ed economicamente accessibili.

L'edizione 2024 della Giornata europea del consumatore è stata dedicata al tema Sfide legate alle risorse idriche: esplorare le prospettive dei consumatori - Portare avanti l'attuazione del Blue Deal dell'UE. Nel corso dell'evento l'accento è stato posto sulla necessità di una gestione sostenibile delle risorse idriche, di infrastrutture migliori e di un'educazione al consumo, per garantire che l'acqua rimanga un bene economicamente accessibile a tutti gli europei.

L'edizione 2024 della Giornata europea del consumatore è stata dedicata al tema Sfide legate alle risorse idriche: esplorare le prospettive dei consumatori - Portare avanti l'attuazione del Blue Deal dell'UE. Nel corso dell'evento l'accento è stato posto sulla necessità di una gestione sostenibile delle risorse idriche, di infrastrutture migliori e di un'educazione al consumo, per garantire che l'acqua rimanga un bene economicamente accessibile a tutti gli europei.

Come è apparso evidente in occasione della Giornata europea del consumatore del 9 dicembre a cura del Comitato economico e sociale europeo (CESE), sulla base di una previsione di incremento del prezzo dell'acqua del 25 % entro il 2030, l'UE dovrà investire oltre 250 miliardi di EUR per soddisfare il proprio fabbisogno idrico e costruire una società in cui ciascuno abbia accesso a un'acqua pulita e a un costo abbordabile.

L'acqua è una risorsa che inizia a scarseggiare, persino in Europa: ben il 30 % degli europei è esposto a stress idrico almeno una volta all'anno. Questo significa che i consumatori, che in genere considerano ancora l'acqua come un bene di base largamente disponibile, saranno obbligati a modificare i loro comportamenti per giungere a un uso più efficiente di questa risorsa, sia maturando una maggiore consapevolezza della loro impronta idrica che avvalendosi di tecnologie di risparmio idrico intelligenti.

Va sottolineato, però, che i costi dovrebbero essere sostenuti anche dai principali inquinatori, che non devono trasferire sui consumatori la responsabilità di farsi carico degli oneri occulti da loro generati.

Dal momento che si impiegano 15 000 litri d"acqua per produrre un solo chilo di carne e 8 000 litri per un paio di jeans, anche i grandi consumatori di questa risorsa - come l'industria manifatturiera, ma soprattutto il settore agricolo, responsabile del 72 % di tutti i prelievi idrici - dovranno sostenere i costi dei loro impatti ambientali e investire in impianti di produzione più efficienti.

"La questione dell'acqua dovrebbe essere considerata un tassello fondamentale delle prossime iniziative politiche faro della Commissione europea. Auspichiamo il varo della nuova Coalizione per l'acqua quale contributo all'attuazione del Blue Deal, e attualmente siamo al lavoro per istituire una piattaforma per le parti interessate del Blue Deal dell'UE", ha dichiarato Milena Angelova, relatrice del parere del CESE sul tema Consumo efficiente dell'acqua e consapevolezza dei consumatori in merito alla loro impronta idrica. Angelova ha posto l'accento sull'importanza del Blue Deal dell'UE in quanto iniziativa chiave del CESE, "istituzione dell'UE con un ruolo di pioniera" sulle questioni legate all'acqua.

Nel suo intervento di apertura Gaetano Casale, direttore dell'ufficio di collegamento dell'Istituto per gli studi sull'acqua IHE-Delft, ha sottolineato che ancora oggi il problema dell'acqua è sottovalutato in Europa. Casale ritiene che a questo punto sia assolutamente essenziale adottare un approccio sostenibile alla questione dell'acqua ed esorta ad avere una maggiore consapevolezza dei costi ambientali, oltre che delle sfide poste dall'aumento della popolazione mondiale e dai cambiamenti climatici.

"Sarei davvero lieta se tutti noi - cittadini, governi, agenzie, scienziati, imprenditori e legislatori - formassimo un fronte comune e cogliessimo questa opportunità unica per compiere un grande balzo in avanti e fare di uno dei nostri beni più preziosi - l'acqua presente nel suolo, nei mari e nel cielo - una risorsa a prova di futuro", ha dichiarato Hildegard Bentele, relatrice ombra del Parlamento europeo per la direttiva quadro sulle acque. (ll)