La fondazione irlandese Third Age (terza età), attraverso la sua rete di azione sociale Age Well (invecchiare bene), è impegnata ad alleviare la solitudine degli anziani. Gli accompagnatori della fondazione, persone di età superiore ai 50 anni, visitano a casa gli anziani una volta alla settimana, offrendo loro compagnia ma anche monitorando la loro salute e il loro benessere mediante un questionario basato su un'applicazione per dispositivo mobile. Alison Branigan, dirigente della fondazione, ci ha detto che finora più di 500 persone, nella contea irlandese di Meath, hanno beneficiato di questo servizio, che descrivono come "un'ancora di salvezza" o addirittura come "la luce alla fine di un lungo e oscuro tunnel".

La fondazione irlandese Third Age (terza età), attraverso la sua rete di azione sociale Age Well (invecchiare bene), è impegnata ad alleviare la solitudine degli anziani. Gli accompagnatori della fondazione, persone di età superiore ai 50 anni, visitano a casa gli anziani una volta alla settimana, offrendo loro compagnia ma anche monitorando la loro salute e il loro benessere mediante un questionario basato su un'applicazione per dispositivo mobile. Alison Branigan, dirigente della fondazione, ci ha detto che finora più di 500 persone, nella contea irlandese di Meath, hanno beneficiato di questo servizio, che descrivono come "un'ancora di salvezza" o addirittura come "la luce alla fine di un lungo e oscuro tunnel".

Che cosa vi ha indotto ad avviare questo progetto?

Abbiamo avviato l'iniziativa AgeWell nella contea di Meath per sostenere la crescente popolazione anziana, che aveva esigenze specifiche di sostegno sociale, emotivo e psicologico e di cure fisiche. Il servizio sanitario pubblico è soggetto a un'enorme pressione, la nostra popolazione è in crescita e sta invecchiando, e ci sono lunghe liste di attesa per i servizi, compresa l'assistenza a domicilio. La nostra iniziativa fornisce una risposta pratica e tempestiva, che integra e rafforza quella offerta dal servizio pubblico, sostenendo anziani isolati, soli, fragili, costretti in casa e a rischio, per aiutarli a vivere meglio e più a lungo nel luogo di loro scelta, fornendo loro contatti sociali e un monitoraggio costante della loro salute e del loro benessere, ma anche individuando e affrontando eventuali problemi prima che si aggravino. La rete AgeWell è inoltre in sintonia con l'etica della nostra organizzazione, Third Age, che sostiene direttamente gli anziani attraverso servizi e programmi innovativi e crea opportunità di volontariato uniche, grazie alle quali persone non più giovani possono assistere altre persone loro coetanee e altri gruppi della comunità. 

Che accoglienza ha ricevuto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dai vostri assistiti?  (Può farci un esempio?)

A tutt'oggi AgeWell ha assistito oltre 500 anziani della contea di Meath. Molti apprezzano la compagnia che viene loro offerta nell'ambito del programma: hanno sviluppato una particolare fiducia negli accompagnatori inviati da Age Well, cosa che ci rende più facile comprendere le loro esigenze e i loro timori, e ci permette quindi di assisterli meglio.

Ecco alcuni commenti degli assistiti: "il servizio è un'ancora di salvezza", "non sapevo di avere bisogno di sostegno finché non l'ho ricevuto", "sono così grata al servizio e alla mia accompagnatrice, che rallegra la mia settimana", "ero molto solo, non vedevo nessuno per giorni di fila. Adesso aspetto con impazienza le visite". Un assistito che attraversava un periodo molto difficile e ha ammesso di avere pensato più volte al suicidio ha detto: "Age Well è arrivata al momento giusto, mi ha aiutato a vedere la luce alla fine di un lungo e oscuro tunnel. Tutti dovrebbero avere accesso a questo servizio".

Ecco alcuni commenti dei nostri accompagnatori volontari, anch'essi non più giovani: "Mi piace essere un volontario", "È bello sapere di stare producendo effetti concreti", "In quest'attività ho imparato molto sugli altri e su me stesso".

Possiamo dimostrare, dati alla mano, che AgeWell contribuisce al benessere, fornisce sostegno sociale, emotivo e informativo, riduce l'isolamento e la solitudine, migliora la salute degli assistiti secondo la loro stessa valutazione, e aumenta i loro livelli di attività fisica.

Altri riscontri riguardano il sollievo espresso dai familiari dei nostri assistiti e il riconoscimento del nostro lavoro da parte di servizi di assistenza sanitaria che indirizzano continuamente gli assistiti alla nostra organizzazione.

Cosa consiglierebbe ad altre organizzazioni per avere risultati in attività e programmi di questo tipo?

Bisogna conoscere il proprio gruppo di destinatari, coinvolgere nel processo i propri partecipanti e prestare ascolto ai loro suggerimenti e alle loro esigenze. Si deve confidare in ciò che si sa e in ciò che si è in grado di fare, avere coraggio, essere creativi, perseverare: se l'idea è all'altezza della situazione, si troverà il modo di agire. Occorre essere disponibili a lavorare con altri, e se possibile ottenere finanziamenti, sostegno, promozione da parte dello Stato o del servizio sanitario, il che può contribuire notevolmente alla credibilità del programma, al suo impatto e al suo successo.

Qual è, secondo Lei, la principale causa del peggioramento della salute mentale in età avanzata, a parte i fattori fisiologici? Possiamo, come società, migliorare la salute mentale degli anziani?

La solitudine e l'isolamento hanno sempre contribuito a peggiorare la salute mentale in età avanzata; questo problema, che colpisce l'Irlanda rurale, è altrettanto diffuso nelle nostre dinamiche città. Negli ultimi anni gli effetti della pandemia, l'isolamento forzato, la tendenza a rifugiarsi tra le mura domestiche, anche per proteggersi dalle malattie, la perdita di contatti sociali, di accesso alle attività e di libertà hanno creato un'epidemia di paura, ansia, depressione e problemi di salute mentale. Anche gli eventi nazionali e mondiali, tra cui l'aumento del costo della vita, la guerra e i conflitti, hanno contribuito a questa situazione. Con l'avanzare dell'età può verificarsi una riduzione della cerchia sociale, le malattie possono incidere sulla capacità di svolgere le proprie consuete attività, si può rimanere confinati in casa o perdere in parte la propria indipendenza. Tutto questo può incidere sulla considerazione, sull'autostima, sull'umore e in generale sull'atteggiamento nei confronti della vita. È importante che gli anziani non siano dimenticati a causa della loro eventuale invisibilità: dobbiamo ricordare l'importanza della comunità e dei suoi interventi, nonché il potere dei contatti sociali e dei trattamenti basati su attività sociali. 

Non potrà esserci alcun Green Deal senza un "Social Deal"

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Non potrà esserci alcun Green Deal senza un "Social Deal"

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Il 26 febbraio, per la seconda volta in poche settimane, gli agricoltori hanno bloccato le strade di Bruxelles per protestare con i loro trattori. In netto contrasto con il consueto viavai di abiti formali e acconciature alla moda, le strade del quartiere europeo sono state invase da camion, trattori, balle di fieno e pile di pneumatici in fiamme. Le complesse ragioni alla base delle proteste degli agricoltori spaziano dalla PAC e dalle politiche ambientali a questioni del tutto diverse.

La verità è che le campagne europee si trovano in una situazione difficile, e non da oggi. Il gruppo Lavoratori e il CESE nel suo complesso hanno ripetutamente sottolineato che non ci potrà essere un Green Deal senza un "Social Deal". E sebbene si possa essere tentati di considerare questa idea come un altro sottoprodotto del gergo di Bruxelles, a pensare così si commetterebbe un grave errore. Le campagne si trovano ad affrontare problemi reali, tra i quali intermediari che pagano cifre irrisorie ai produttori ma praticano prezzi al consumo esorbitanti, aiuti insufficienti per intraprendere le riforme ambientali, un sistema di libero scambio (non equo), condizioni di lavoro ardue e il cambiamento climatico.

La risposta della Commissione europea, che si è affrettata ad abbandonare i requisiti in materia di pesticidi, è ancora più preoccupante della mancanza di una consultazione e di un dialogo adeguati con le parti sociali e dell'inazione in materia di politica sociale. Come per le misure ambientali, l'abbandono di tali requisiti può forse consentire ai nostri politici di guadagnare un po' di tempo, ma ci spingerà anche oltre il punto di non ritorno sul piano dei danni all'ambiente.

Inoltre, con l'avvicinarsi delle elezioni, l'estrema destra sta cercando di sfruttare il malcontento e, in una certa misura, sta riuscendo a indirizzare la protesta contro gli OSS, il Green Deal e l'Agenda 2030.

Lo scorso 23 febbraio il CESE e la Commissione europea hanno tenuto un evento vetrina per l'Anno europeo delle competenze, che ha attratto oltre 400 giovani provenienti da tutti gli Stati membri dell'UE, con l'intento di mettere in luce le competenze necessarie per le professioni di oggi e di domani.

Lo scorso 23 febbraio il CESE e la Commissione europea hanno tenuto un evento vetrina per l'Anno europeo delle competenze, che ha attratto oltre 400 giovani provenienti da tutti gli Stati membri dell'UE, con l'intento di mettere in luce le competenze necessarie per le professioni di oggi e di domani.

In questo evento, incentrato sull'incontro con i "campioni di eccellenza" (Meet the Champions of Excellence), 35 giovani europei vincitori delle recenti edizioni dei concorsi WorldSkills, EuroSkills e Abylimpics (una Olimpiade delle competenze per persone con disabilità) hanno messo alla prova le loro competenze in oltre 20 discipline diverse, tra cui la robotica mobile, le TIC, la meccanica, la progettazione grafica, le tecnologie automobilistiche e l'edilizia.

I campioni hanno raccontato le esperienze stimolanti maturate lungo i loro percorsi di apprendimento e le loro carriere professionali. Il pubblico di giovani ha potuto osservare e apprendere i rudimenti di competenze di tipo tradizionale o di nuova concezione nel corso di apposite dimostrazioni, in campi quali la floricoltura, la verniciatura di auto, la robotica e la realtà virtuale, che hanno compreso anche presentazioni sull'integrazione dei sistemi robotici, su un robot destinato alle attività di sminamento in Ucraina e sull'utilizzo della progettazione assistita da computer (CAD) nell'ingegneria meccanica.

L'intento era quello di evidenziare i vantaggi e le opportunità offerti dall'istruzione e dalla formazione professionale (IFP), soprattutto nel contesto della duplice transizione verde e digitale e in vista del mondo del lavoro di domani. L'IFP ha una sua rilevanza anche nella situazione lavorativa attuale - caratterizzata da carenza di manodopera e di competenze e da squilibri tra domanda e offerta di competenze nell'UE - in cui oltre tre quarti delle imprese segnalano difficoltà a trovare manodopera dotata delle competenze necessarie.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha dichiarato che "le competenze sono un elemento essenziale per permettere ai giovani di condurre una vita sia personale che professionale appagante. Di fronte alla duplice transizione verde e digitale in corso, abbiamo la capacità, grazie alle competenze, non solo di adattarci, ma anche di modellare i posti di lavoro di domani".

Il commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit ha dichiarato, a sua volta, che "la formazione professionale offre tantissime opportunità nel mercato del lavoro attuale. Sono convinto che l'IFP abbia il potenziale per aiutarci ad affrontare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze e le carenze di manodopera che frenano, al momento attuale, le industrie europee".

L'evento ha mostrato che l'IFP è una scelta eccellente, in quanto offre solide prospettive di carriera e opportunità di lavoro più rapide per i giovani, oltre che per gli adulti che vogliono cambiare lavoro o semplicemente migliorare le loro competenze attuali. Eppure, per molti potenziali studenti l'IFP rimane spesso una scelta di ripiego. Nel 2021 poco più della metà degli studenti iscritti a un ciclo di istruzione di livello medio nell'UE frequentava programmi di orientamento professionale.

Nel 2022 quasi l'80 % dei diplomati che avevano completato di recente corsi di istruzione e formazione professionale era riuscito a trovare un lavoro, e ora l'UE punta a raggiungere l'obiettivo dell'82 % entro il 2025. (ll)

State cercando di cambiare il sistema di istruzione? Avete problemi con prodotti alimentari contaminati? Volete promuovere il trasferimento modale dalla strada alla ferrovia? O avete difficoltà a registrare la vostra impresa in un altro Stato membro? I cittadini dell'UE hanno molti diritti ma si trovano anche di fronte a scelte difficili, per cui devono sapere dove e come possono fare la differenza e quali sono le loro opzioni.

State cercando di cambiare il sistema di istruzione? Avete problemi con prodotti alimentari contaminati? Volete promuovere il trasferimento modale dalla strada alla ferrovia? O avete difficoltà a registrare la vostra impresa in un altro Stato membro? I cittadini dell'UE hanno molti diritti ma si trovano anche di fronte a scelte difficili, per cui devono sapere dove e come possono fare la differenza e quali sono le loro opzioni.

Le risposte a tutte queste domande le troverete nel nostro sempre più diffuso passaporto per la democrazia europea, che è stato da poco aggiornato. Il passaporto fornisce schede, note informative e altri ausili per orientarsi tra i vari aspetti della moderna democrazia europea, tra cui un insieme di strumenti per le risorse destinate alla partecipazione e un manuale dettagliato sull'iniziativa dei cittadini europei (ICE).

La nuova versione del passaporto è già disponibile in diverse lingue, cui se ne aggiungeranno altre nelle prossime due settimane. (cw)

Lo scorso 15 febbraio il CESE ha dato il via ufficiale all'iniziativa volta ad accogliere nelle proprie attività rappresentanti della società civile provenienti dai paesi candidati all'adesione. Sono stati infatti selezionati complessivamente 131 membri di paesi candidati all'adesione al fine di costituire un gruppo di esperti della società civile che parteciperà ai lavori del Comitato. Il CESE diventerà così la prima istituzione dell'UE ad aprire le porte ai paesi che hanno ricevuto lo status di candidato.

Lo scorso 15 febbraio il CESE ha dato il via ufficiale all'iniziativa volta ad accogliere nelle proprie attività rappresentanti della società civile provenienti dai paesi candidati all'adesione. Sono stati infatti selezionati complessivamente 131 membri di paesi candidati all'adesione al fine di costituire un gruppo di esperti della società civile che parteciperà ai lavori del Comitato. Il CESE diventerà così la prima istituzione dell'UE ad aprire le porte ai paesi che hanno ricevuto lo status di candidato.

Tale iniziativa, che costituisce una priorità politica del Presidente del CESE Oliver Röpke, stabilisce nuove regole per coinvolgere i paesi candidati nelle attività dell'UE, facilitandone in modo tangibile la graduale integrazione nell'Unione.

L'iniziativa, che ha preso il via durante la scorsa sessione plenaria del CESE, è stata accolta con vivo apprezzamento dalla vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová, dal primo ministro del Montenegro Milojko Spajić e dal primo ministro dell'Albania Edi Rama. A questi si sono associati anche rappresentanti della società civile dei nove paesi candidati all'adesione (ossia Albania, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia e Ucraina) e altri membri di paesi candidati in collegamento da remoto. Per tutti si trattava della prima partecipazione a un dibattito nel quadro di una sessione plenaria del CESE.

In questa giornata storica, il Presidente Röpke ha sottolineato che "non possiamo più lasciare i paesi candidati fuori ad attendere. È per questo motivo che il CESE ha deciso di aprir loro le porte coinvolgendo nei propri lavori i loro rappresentanti, membri di paesi candidati all'adesione".

Il primo ministro montenegrino Spajić ha dichiarato di annettere "grande importanza a queste forme di integrazione graduale che, ai nostri occhi, non prendono il posto dell'adesione, ma rappresentano un modo per preparare all'integrazione sia i paesi dei Balcani occidentali (secondo il modello "regata" basato sul merito) che l'UE".

Il primo ministro albanese Rama si è detto fermamente convinto che "ciò che si sta realizzando in questa sede dovrebbe essere attuato anche in seno al Parlamento europeo, alla Commissione e al Consiglio europeo. Questo è l'unico modo per placare gli animi di tutti e iniettare un'energia molto concreta".

Secondo Věra Jourová, vicepresidente della Commissione europea per il portafoglio Valori e trasparenza, "l'allargamento dell'UE è nell'interesse di tutte le parti coinvolte. È un processo che resta comunque un investimento geostrategico per l'Unione. Per questo motivo appoggiamo l'iniziativa che prende il via oggi, così come tutte le altre iniziative che aiutano i paesi nostri partner ad attuare con successo riforme che preludono a un'economia migliore e a una democrazia più forte".

L'elenco completo delle persone selezionate per fare parte del gruppo degli ECM è disponibile qui. (at)

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Il 25 marzo, dalle 14:30 alle 18:00 CET, il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE terrà a Bruxelles un convegno inteso a esaminare in che modo l'UE nel suo insieme e i singoli Stati membri possano lavorare per un dialogo civile e una democrazia partecipativa sostenibili ed efficaci.

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Il 25 marzo, dalle 14:30 alle 18:00 CET, il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE terrà a Bruxelles un convegno inteso a esaminare in che modo l'UE nel suo insieme e i singoli Stati membri possano lavorare per un dialogo civile e una democrazia partecipativa sostenibili ed efficaci.

Al convegno interverranno tra gli altri le seguenti personalità esterne:

  • Pedro Silva Pereira, vicepresidente del Parlamento europeo, supplente della Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola per i contatti con le organizzazioni della società civile che rappresentano i cittadini
  • S.E. Willem van de Voorde, rappresentante permanente del Belgio presso l'Unione europea.

Nel corso del convegno saranno presentate due recenti iniziative:

  • il parere del CESE intitolato "Rafforzare il dialogo civile e la democrazia partecipativa nell'UE: la strada da seguire" (SOC/782), elaborato su richiesta della presidenza belga del Consiglio dell'UE e adottato nella sessione plenaria del CESE del 15 febbraio;
  • una lettera aperta, redatta su impulso del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE e di Civil Society Europe e sottoscritta da 156 firmatari provenienti da 26 Stati membri dell'Unione, nella quale si invitano le principali istituzioni dell'UE ad adottare misure concrete per dare vita a un dialogo franco, trasparente e regolare con le organizzazioni della società civile in tutti gli ambiti d'intervento delle politiche europee.

Il convegno, che offrirà l'occasione di riflettere sui modi di attuare le misure proposte da queste e da altre iniziative, oltre a riunire i rappresentanti dei soggetti istituzionali pertinenti si rivolge anche a un uditorio più ampio;

sarà infatti aperto alla partecipazione del pubblico: basterà registrarsi per potervi partecipare attivamente, in loco oppure a distanza, dato che l'evento sarà trasmesso in streaming.

Per avere ulteriori informazioni, conoscere il programma indicativo del convegno, registrarsi e seguire l'evento in streaming, si prega di consultare la pagina Internet dedicata.

a cura di Antonello Pezzini, delegato della commissione consultiva per le trasformazioni industriali del CESE ed ex membro del gruppo Datori di lavoro del CESE

a cura di Antonello Pezzini, delegato della commissione consultiva per le trasformazioni industriali del CESE ed ex membro del gruppo Datori di lavoro del CESE

Lo scorso gennaio il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha ribadito la necessità di consolidare un mercato interno della difesa per garantire la nostra sicurezza. "Abbiamo iniziato fornendo munizioni all'Ucraina", ha dichiarato Breton. "Ora dobbiamo ampliare questo approccio per includere un programma industriale europeo di difesa su larga scala in grado di sostenere l'espansione della base industriale europea e sviluppare le infrastrutture necessarie per proteggere le aree contese."

Il CESE ha avuto l'opportunità di ribadire, in più occasioni, la necessità di sostenere il lancio di un Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP), con l'obiettivo di realizzare un sistema inter-operativo integrato di difesa comune.

Questo obiettivo appare quanto mai urgente, visto l'attuale scenario geopolitico che ci induce a potenziare l'autonomia strategica di difesa dell'Europa e a sviluppare una solida base industriale e tecnologica comune.

Occorre che l'EDIDP sia inquadrato in una visione strategica industriale comune, che sappia procedere verso una integrazione effettiva di produttori e utilizzatori europei, con la partecipazione di almeno tre Stati membri.

Emerge e acquista spazio la necessità di un dialogo strutturato a livello europeo, in sinergia e coordinamento con la NATO e un consiglio dei ministri della Difesa, in grado di fornire una guida politica duratura e un forum comune per la consultazione e l'adozione di decisioni.

Nelle disposizioni normative devono essere assicurati: un equilibrio tra paesi grandi e paesi piccoli, una quota del 20 % di partecipazione delle imprese minori, azioni formative di personale qualificato e di nuovi profili professionali, la riqualificazione del personale in esubero o obsoleto.

È il momento di ampliare e rafforzare questo approccio, per includere un programma industriale di difesa europeo su larga scala in grado di sostenere l'espansione della base industriale europea, con lo sviluppo di "prodotti a duplice uso", ossia prodotti, inclusi il software e le tecnologie, che possono avere un utilizzo sia civile sia militare e comprendono i prodotti che possono essere impiegati per la progettazione, lo sviluppo, la produzione o l'uso di armi, chimiche o biologiche, e dei loro vettori.

Per la versione integrale dell'articolo di Antonello Pezzini si rimanda al notiziario del gruppo Datori di lavoro: https://europa.eu/!yKMPTk.

Nel corso di un dibattito con Dubravka Šuica, vicepresidente della Commissione europea e commissaria per la Democrazia e la demografia, il CESE ha chiesto la definizione di una strategia per il dialogo civile quale primo passo verso il rafforzamento del ruolo della società civile e della partecipazione dei cittadini al processo di elaborazione delle politiche dell'UE.

Nel corso di un dibattito con Dubravka Šuica, vicepresidente della Commissione europea e commissaria per la Democrazia e la demografia, il CESE ha chiesto la definizione di una strategia per il dialogo civile quale primo passo verso il rafforzamento del ruolo della società civile e della partecipazione dei cittadini al processo di elaborazione delle politiche dell'UE.

Le richieste in merito sono state formulate dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) nel parere sul tema Rafforzare il dialogo civile e la democrazia partecipativa nell'UE: la strada da seguire, adottato poco dopo il dibattito svoltosi nella seduta della plenaria del CESE del 15 febbraio.

Nel parere si sottolinea che è necessario rafforzare quanto prima l'attuazione dell'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea (TUE), in virtù del quale le istituzioni condividono la responsabilità di assicurare che la società civile organizzata partecipi attivamente all'elaborazione della legislazione dell'UE.

Questa attuazione rafforzata darebbe seguito alle conclusioni della Conferenza sul futuro dell'Europa, un'iniziativa di portata storica e un importante esercizio democratico nel cui ambito si è svolta una serie di dibattiti guidati dai cittadini su questioni di diretto interesse per la loro vita quotidiana.

"Possiamo trovarci tutti d'accordo sulla necessità che si presti ascolto alla voce dei cittadini anche al di là dei periodi di consultazioni elettorali. Tutti noi, al lavoro nelle istituzioni e negli altri organi dell'UE, dobbiamo riuscire a coinvolgere meglio la società civile in un dialogo denso di contenuti che non si limiti alla semplice informazione e consultazione", ha sottolineato il Presidente del CESE Oliver Röpke.

Costruire un'Unione più trasparente, più inclusiva e più democratica richiede un impegno civico più forte e un solido partenariato tra le istituzioni dell'UE e gli organi di governo a livello nazionale. "I nostri sforzi congiunti faranno sì che l'UE rimanga un faro che irradia speranza e un modello di democrazia partecipativa per il mondo intero", è il messaggio della commissaria europea Šuica.

Il relatore Pietro Barbieri ha evidenziato come "con questo parere il CESE inviti le istituzioni europee a compiere un passo avanti concreto, e cioè ad adottare una strategia per il dialogo civile che dia attuazione a un piano d'azione e a un accordo interistituzionale che coinvolga tutti i livelli dell'UE. L'impegno del CESE è il segnale di una necessità urgente che non tollera rinunce né rinvii".

La correlatrice del parere Miranda Ulens ha aggiunto: "Abbiamo già adottato buone pratiche in materia di dialogo sociale. Le proposte che abbiamo presentato garantiranno che si possa dare ascolto anche ai punti di vista di altre organizzazioni legittime e rappresentative. Costruiamo un'Europa autentica e democratica per i suoi cittadini! #TogetherStrong! [#FortiInsieme!]" (ll)

Promuovere una crescita inclusiva a lungo termine attraverso riforme e investimenti

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Revisione del quadro normativo in materia di diritti dei passeggeri

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