European Economic
and Social Committee
Non mettiamo a repentaglio le conquiste ambientali, sociali ed economiche realizzate con fatica negli ultimi decenni
Non mettiamo a repentaglio le conquiste ambientali, sociali ed economiche realizzate con fatica negli ultimi decenni
Secondo Danny Jacobs, direttore generale della rete ambientale fiamminga Bond Beter Leefmilieu (BBL), l'Unione europea deve resistere alla tentazione della deregolamentazione, dato che non farebbe che creare incertezza per le imprese, indebolire la competitività orientata alla sostenibilità e ridurre il benessere e la fiducia dei cittadini. Jacobs ha condiviso con noi le preoccupazioni delle ONG ambientaliste in merito all'ultima proposta dell'UE volta a semplificare le normative che, secondo i loro timori, potrebbe far passare in secondo piano le principali ambizioni del Green Deal europeo.
Che cosa pensa delle ultime iniziative della Commissione in materia di deregolamentazione, come la bussola per la competitività o il pacchetto Omnibus?
La Commissione europea ha presentato un programma di deregolamentazione e semplificazione fondato su motivazioni economiche, che rischia di compromettere i risultati ambientali, sociali ed economici ottenuti con fatica. A causa di questa tensione tra adattamento e mantenimento dell'acquis europeo, l'Unione europea ha difficoltà a tenere dritta la barra.
La bussola per la competitività, presentata dalla Commissione a fine gennaio, ribadisce le preoccupazioni delle imprese per i costi dell'energia e le sfide economiche, ma relega in secondo piano priorità fondamentali quali l'obiettivo "inquinamento zero" e il benessere dei cittadini, senza riuscire a guidare l'economia europea verso un futuro pulito, prospero e circolare. La bussola rischia di sviare l'Europa dai suoi obiettivi. Promuovere una decarbonizzazione competitiva senza integrare gli obiettivi sociali e ambientali finisce per compromettere lo scopo stesso delle istituzioni dell'UE, ossia servire e difendere il bene comune.
Ciò che preoccupa le organizzazioni della società civile è il rischio posto dall'obiettivo di semplificazione del 25 % previsto dalla bussola. Se razionalizzare la regolamentazione è positivo, semplificarla senza effettuare valutazioni approfondite potrebbe compromettere le tutele sanitarie, sociali e ambientali critiche. Non è tanto la regolamentazione a ostacolare l'innovazione delle imprese, quanto piuttosto la mancanza di norme chiare. Un'ulteriore deregolamentazione non farebbe che creare un clima di incertezza, penalizzando gli operatori che si muovono per primi (cioè le imprese che assumono un ruolo guida) e pregiudicando i progressi e la sostenibilità.
Temiamo inoltre che questo impulso alla semplificazione vada a scapito degli obiettivi ambientali e sociali. La direttiva relativa alla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD), la direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità e la tassonomia dell'UE presentano molte lacune e non hanno conseguito gli obiettivi ai quali avrebbero potuto aspirare. Indebolire ulteriormente tali direttive, partendo da una situazione già sfavorevole, le priverebbe di significato.
Un altro esempio concreto permette di illustrare il contesto attuale: negli ultimi anni le Fiandre hanno dovuto far fronte a un enorme problema causato dalle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), che inquinano gran parte del nostro territorio e hanno conseguenze per centinaia di migliaia di cittadini. Una restrizione o un divieto ai sensi della normativa europea sulle sostanze chimiche (REACH) è considerato lo strumento più efficace per controllare i rischi posti dalle sostanze che, come le PFAS, sono utilizzate nei processi industriali e nei prodotti (miscele e articoli). Se la Commissione europea dovesse cessare di riconoscere l'importanza di mantenere un regolamento REACH rigoroso, aumenterebbe il rischio di esposizione a sostanze chimiche pericolose, il che andrebbe a scapito della salute pubblica. Le imprese sarebbero soggette a minori obblighi di cercare alternative sicure e ciò frenerebbe l'innovazione nell'ambito della chimica sostenibile. L'inquinamento ambientale potrebbe intensificarsi, in quanto un allentamento delle norme comporterebbe un aumento degli scarichi e dei rifiuti pericolosi. I consumatori sarebbero esposti a maggiori rischi poiché i prodotti non sarebbero controllati in modo altrettanto accurato per individuare eventuali sostanze tossiche. Questo potrebbe determinare un ritardo delle imprese europee nella transizione globale verso prodotti più sicuri e rispettosi dell'ambiente; esse perderebbero infatti quote di mercato rispetto ai concorrenti che adottano innovazioni adeguate alle esigenze future.
Quanto è ottimista riguardo al destino del Green Deal alla luce del nuovo percorso annunciato dalla Commissione per stimolare l'economia europea?
Il programma di lavoro della Commissione europea per il 2025 presenta sia promesse che rischi. Sebbene il suo impegno a favore della decarbonizzazione e dell'energia a prezzi accessibili indichi un possibile percorso verso un'Europa più pulita e resiliente, le principali ambizioni del Green Deal europeo rischiano di passare in secondo piano. La proposta di regolamento Omnibus suscita crescenti perplessità dato che, con il pretesto della "semplificazione", potrebbe fungere da porta di servizio attraverso cui far passare la deregolamentazione in materia di responsabilità delle imprese. Dati recenti mostrano che la semplificazione è troppo spesso utilizzata per indebolire garanzie essenziali, che si tratti della legislazione sui prodotti chimici o dell'agricoltura. Ne è un esempio evidente la riforma affrettata della politica agricola comune (PAC) introdotta nel marzo 2024, che ha eliminato le salvaguardie verdi. Ora, la tanto attesa revisione del regolamento REACH, concepito come uno strumento di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, rischia di essere convertita in una misura di "semplificazione" volta a snellire le norme del settore.
Solo pochi mesi fa la Presidente von der Leyen ha promesso di mantenere la rotta verso tutti gli obiettivi del Green Deal europeo; eppure l'attuale programma di lavoro presenta un quadro diverso, considerando meno prioritari gli obiettivi per cui è invece più urgente intervenire, in particolare l'obiettivo "inquinamento zero".
Ritiene che la deregolamentazione, come viene proposta, potrebbe avere un impatto negativo sulla sostenibilità e sui progressi compiuti finora?
L'UE deve resistere alla tentazione di ricorrere alla deregolamentazione, che non farebbe che compromettere la certezza e la prevedibilità del diritto per le imprese, indebolire la competitività a lungo termine basata sulla sostenibilità ed erodere il benessere e la fiducia dei cittadini.
L'UE deve garantire che ridurre la burocrazia non significhi ridurre la protezione dell'ambiente e della salute pubblica. L'attuazione intelligente dovrebbe rafforzare e non compromettere il Green Deal europeo. Indebolire le principali tutele ambientali e sociali con il pretesto di ridurre la burocrazia non è una strategia che permette di rafforzare l'economia. Si tratta di un passo indietro piuttosto imprudente che pregiudicherà le stesse norme concepite per adeguare la nostra economia alle esigenze future. Tutto ciò accresce il rischio allarmante di vanificare un decennio di progressi in materia di sostenibilità.
Allo stesso tempo, in tutta l'Unione la società civile è sottoposta a crescenti pressioni dovute a leggi restrittive sugli agenti stranieri, repressioni delle proteste e tagli ai finanziamenti, tutte misure che minacciano i diritti fondamentali. Lo scudo europeo per la democrazia e l'imminente strategia europea per la società civile devono andare oltre gli impegni puramente simbolici: devono garantire tutele giuridiche, finanziamenti sostenibili e un dialogo civile strutturato con le istituzioni dell'UE. Il programma di lavoro della Commissione deve dare priorità alla salvaguardia della democrazia rafforzando la società civile, poiché senza una società civile indipendente e dotata di risorse adeguate, la democrazia stessa è a rischio in Europa.
Danny Jacobs è il direttore generale di Bond Beter Leefmilieu - BBL (una federazione belga di 135 ONG ambientaliste delle Fiandre) e uno dei rappresentanti belgi dell'Ufficio europeo per l'ambiente (la più grande rete europea di organizzazioni ambientali dei cittadini, che rappresenta circa 30 milioni di membri individuali e sostenitori).