Piani nazionali per la ripresa: un'opportunità per frenare l'aumento della disoccupazione giovanile

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In molti Stati membri la COVID-19 ha determinato una forte crescita del tasso di disoccupazione giovanile, con un aumento del numero di giovani che non lavorano né seguono un percorso scolastico o di formazione. I piani nazionali per la ripresa rappresentano un'opportunità unica per invertire questa tendenza e garantire un lavoro dignitoso a tutti i giovani europei.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta gli Stati membri a utilizzare i fondi dei piani nazionali per la ripresa per creare posti di lavoro dignitosi e di qualità per i giovani e per rendere i mercati del lavoro europei più inclusivi per questi ultimi.

In un recente parere d'iniziativa il CESE accoglie con favore i piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) che gli Stati membri hanno dovuto presentare alla Commissione per poter ottenere prestiti e sovvenzioni onde mettere in campo riforme e investimenti volti a garantire una rapida ripresa dalla crisi della COVID-19. Il CESE ha tuttavia insistito sulla necessità di un controllo da parte della società civile al momento dell'attuazione dei PNRR.

I piani nazionali per la ripresa rappresentano un'opportunità unica che è necessario cogliere grazie ad una governance inclusiva e nel quadro di un dialogo aperto e trasparente, ha sottolineato la relatrice Nicoletta Merlo nel suo intervento alla sessione plenaria di dicembre del Comitato in cui il parere è stato adottato.

Lamentando che nel processo di elaborazione dei piani nazionali per la ripresa non si sia svolta nessuna significativa consultazione delle parti sociali, delle organizzazioni giovanili o di quelle della società civile, Merlo ha ricordato che il CESE ha chiesto di coinvolgere tutte queste parti interessate nell'attuazione e nel monitoraggio dei PNRR.

In questo modo potremo tutelare il dialogo sociale a livello nazionale, che è essenziale per garantire che le risorse finanziarie pubbliche siano adeguatamente investite per realizzare una ripresa inclusiva. Vogliamo che gli Stati membri creino posti di lavoro di qualità e servizi inclusivi per i giovani, in particolare per quelli con disabilità o con vulnerabilità di varia natura, ha affermato la relatrice.

I PNRR dovrebbero riservare un'attenzione particolare al miglioramento delle competenze dei giovani che ne abbiano bisogno. Un'attenzione specifica dovrebbe essere rivolta anche ai contratti a tempo indeterminato e a condizioni di lavoro dignitose che limitino il rischio di ritrovarsi in un'occupazione precaria, come oggi accade fin troppo spesso a molti giovani lavoratori.

Secondo dati recenti di Eurostat, un giovane su sei sotto i 30 anni ha perso il lavoro a causa delle ripercussioni economiche della COVID-19. In diversi paesi dell'UE il tasso di disoccupazione giovanile è fortemente aumentato: in Spagna nell'agosto 2021 si attestava al 40,5 %, quasi tre volte superiore alla media dell'UE; anche l'Italia registrava un tasso particolarmente elevato, con il 29,7 % di giovani disoccupati.

C'è da temere che i tassi reali siano persino più alti: una certa percentuale di giovani disoccupati è infatti tendenzialmente ignorata dalle statistiche ufficiali, perché questi giovani non presentano domanda di indennità di disoccupazione né si iscrivono presso le agenzie di collocamento, ma si procurano invece i mezzi di sostentamento lavorando per una piattaforma digitale oppure in nero.

Inoltre, la crisi della COVID-19 ha determinato un aumento del numero di giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (i cosiddetti NEET), e la loro situazione è ulteriormente peggiorata a causa degli abbandoni scolastici, dell'assenza di un orientamento adeguato, della mancanza di opportunità occupazionali e della perdita di posti di lavoro.

In generale tra i NEET vi sono più giovani donne che giovani uomini, soprattutto nei paesi dell'Europa orientale e in Italia, e questo è dovuto principalmente alle responsabilità familiari di cui le donne devono farsi carico o alla disabilità.

"I NEET presentano il rischio più elevato di emarginazione, di povertà e di esclusione permanente dal lavoro. L'incapacità dei sistemi d'istruzione, educativi e sociali di prevenire il fenomeno dei NEET o di ridurne il numero è la spia del fallimento di politiche efficienti e che godono di un ampio sostegno volte a promuovere le pari opportunità in Europa", afferma il CESE nel parere.

L'aumento degli abbandoni scolastici potrebbe, a lungo andare, far sì che l'attuale generazione di studenti non riesca a sviluppare atteggiamenti positivi nei confronti dell'apprendimento. Questo aspetto è particolarmente preoccupante alla luce dei profondi cambiamenti attesi nel mondo del lavoro a causa della transizione digitale, che - come evidenzia uno studio - imporrà a ciascun individuo un aggiornamento delle proprie competenze lungo tutto l'arco della vita, lavorativa e non solo.

Un modo per frenare gli abbandoni scolastici precoci dei giovani consiste nel promuovere tirocini di qualità, un'esperienza che può anche servire loro per integrarsi più facilmente nei mercati del lavoro, ha dichiarato Nicoletta Merlo.

Nel parere di cui è relatrice il CESE chiede di vietare i tirocini non retribuiti e di stabilire una retribuzione dignitosa per tutti i tirocinanti. Propone inoltre l'elaborazione di un quadro europeo per stage o tirocini di qualità volto a garantire il valore educativo di tale esperienza di apprendimento.

Un'altra precondizione importante per riuscire a proteggere i giovani dalla povertà e da futuri shock del mercato del lavoro è l'introduzione di un sistema universale di protezione sociale che garantisca tutti i lavoratori, indipendentemente dall'età o dal tipo di contratto di lavoro.

Tuttavia, la garanzia per i giovani, recentemente finanziata dal Fondo sociale europeo+, rimane il principale strumento per combattere l'aumento della disoccupazione giovanile nell'UE. Il CESE ha espresso il proprio rammarico per il fatto che le potenzialità offerte dalla garanzia europea per i giovani non siano state finora pienamente sfruttate.

Negli studi di casi, allegati al parere, relativi a cinque piani nazionali per la ripresa, il CESE ha analizzato, tra l'altro, il modo in cui tali piani affrontano le questioni della disoccupazione giovanile, della situazione dei NEET e del tasso di riuscita nell'attuazione della garanzia per i giovani.

Ad esempio, il PNRR italiano suggerisce di avvalersi del piano nazionale di attuazione della garanzia per raggiungere i NEET quali destinatari di misure. Tuttavia, i dati più recenti indicano un funzionamento inadeguato della garanzia per i giovani. In effetti, dallo studio di caso del Comitato emerge che oltre due terzi dei giovani iscritti alla garanzia italiana nel corso del 2018 attendevano un'offerta da più di un anno.

Nel parere il CESE sottolinea inoltre che attraverso i PNRR è necessario affrontare i problemi della disoccupazione e dell'inattività delle giovani donne, e accoglie con favore misure intese a promuovere e diffondere l'istruzione e formazione professionale (IFP) al fine di colmare il divario tra domanda e offerta di competenze. Mette inoltre in risalto l'importanza di servizi pubblici per l'impiego efficienti per sostenere tutte le persone, in particolare quelle più vulnerabili e più lontane dai mercati del lavoro, nella ricerca di un posto di lavoro o nel riorientamento professionale.

Il CESE conclude sottolineando che si deve prestare particolare attenzione alla questione della salute mentale e dei disturbi psicosociali, in particolare tra i giovani, fornendo un sostegno adeguato in materia nelle scuole e nei luoghi di lavoro.