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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

MARCH 2023 | IT

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Editoriale

Editoriale

Cari lettori,

i giovani hanno un ruolo fondamentale nel plasmare il futuro della società. La loro energia, il loro entusiasmo e le nuove prospettive che apportano sono di un valore inestimabile per rispondere alle complesse sfide del nostro tempo, in particolare quando si tratta di affrontare i cambiamenti climatici. Nei confronti del movimento giovanile abbiamo un debito di riconoscenza per la dedizione, il duro lavoro e le competenze così eloquentemente espresse su questi temi.

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Cari lettori,

i giovani hanno un ruolo fondamentale nel plasmare il futuro della società. La loro energia, il loro entusiasmo e le nuove prospettive che apportano sono di un valore inestimabile per rispondere alle complesse sfide del nostro tempo, in particolare quando si tratta di affrontare i cambiamenti climatici. Nei confronti del movimento giovanile abbiamo un debito di riconoscenza per la dedizione, il duro lavoro e le competenze così eloquentemente espresse su questi temi.

Ho potuto toccare con mano la loro passione e dedizione nella lotta contro i cambiamenti climatici partecipando al vertice delle Nazioni Unite sul clima di New York, dove ho anche preso parte a una marcia per Wall Street e Manhattan con Greta Thunberg e il movimento giovanile. Uno dei miei obiettivi principali quando ho assunto la carica di vicepresidente per la comunicazione è stato quello di contribuire a far sentire la loro voce.

Nel corso degli anni il Comitato ha collaborato strettamente con i giovani e le loro organizzazioni, e riconosce il contributo che apportano allo sviluppo di una società più sostenibile ed equa attraverso iniziative quali il Premio per la società civile 2022 dedicato ai giovani e la vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS).

La prossima edizione di YEYS, che è già la 14a, incentrata sul tema "Dialoghi con i giovani sulla democrazia", è una dimostrazione dell'impegno del CESE a favore della partecipazione giovanile. Attendo con interesse di conoscere le raccomandazioni e le idee degli studenti per il futuro dell'Europa e sarò entusiasta di accoglierli a Bruxelles nel marzo prossimo.

Sono orgoglioso di aver svolto un ruolo, con il parere da me elaborato, nella creazione delle tavole rotonde dei giovani sul clima e la sostenibilità, nelle quali i giovani stessi incontrano le istituzioni dell'UE. Allariunione introduttiva del luglio 2021 hanno partecipato 11 rappresentanti di organizzazioni della gioventù e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans. Questa iniziativa offre ai giovani una piattaforma per condividere le loro idee e soluzioni per affrontare i cambiamenti climatici e contribuisce a mobilitare una nuova generazione di attivisti.

Il CESE garantisce inoltre che la loro voce trovi ascolto nel processo di elaborazione delle politiche globali inviando un delegato dei giovani alle riunioni dell'UNFCCC in qualità di membro supplementare della propria delegazione. La delegata designata dal CESE a partecipare alla COP26 e alla COP27 è stata Sophia Wiegand.

Nel ripercorrere il periodo del mio mandato di vicepresidente del CESE, sono colpito dalla determinazione e dall'energia dei giovani con cui ho avuto il privilegio di lavorare. I nostri tirocinanti, in particolare, sono stati fonte di ispirazione. La loro partecipazione alle attività del CESE ha rappresentato una risorsa preziosa per il Comitato, e siamo orgogliosi di contribuire al loro percorso verso l'acquisizione delle competenze e delle conoscenze necessarie per diventare cittadini e leader attivi nelle loro comunità. È attraverso iniziative come l'Anno europeo delle competenze 2023 che possiamo continuare a coltivare e sviluppare i talenti della prossima generazione e fornire loro gli strumenti e le conoscenze di cui hanno bisogno per affrontare le sfide del futuro.

Sono soddisfatto dei progressi compiuti nella responsabilizzazione dei giovani rispetto alla transizione verde. Tuttavia, rimane ancora molto da fare. Sono fiducioso che continueremo a lavorare, facendo tesoro di questi sforzi, per garantire che la voce dei giovani sia ascoltata e che si adottino misure urgenti per affrontare la crisi climatica. Da questo dipende il futuro del nostro pianeta e delle nostre società.

Cillian Lohan

Vicepresidente del CESE responsabile della Comunicazione

Date da ricordare

23-24 marzo 2023, Bruxelles

La vostra Europa, la vostra opinione! 2023

26-27 aprile 2023, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

19 luglio 2023, Bruxelles

Combattere la povertà energetica per una transizione giusta

Veniamo al punto!

In questa rubrica i membri del CESE condividono il loro punto di vista sui temi caldi che guidano l'agenda dell'UE. Questa volta, il membro del CESE Rudolf Kolbe spiega come l'uso del legno nell'edilizia possa contribuire a ridurre le emissioni di CO2 nel settore edile. Kolbe è relatore di una relazione su questo tema elaborata dal CESE su richiesta della presidenza svedese dell'UE. La relazione sarà discussa nella sessione plenaria di marzo del CESE.

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In questa rubrica i membri del CESE condividono il loro punto di vista sui temi caldi che guidano l'agenda dell'UE. Questa volta, il membro del CESE Rudolf Kolbe spiega come l'uso del legno nell'edilizia possa contribuire a ridurre le emissioni di CO2 nel settore edile. Kolbe è relatore di una relazione su questo tema elaborata dal CESE su richiesta della presidenza svedese dell'UE. La relazione sarà discussa nella sessione plenaria di marzo del CESE.

Il legno può offrire edifici in armonia con i nostri principi e il nostro tenore di vita

A cura di Rudolf Kolbe

Il settore dell'edilizia ha un impatto considerevole sulle emissioni di CO2 nell'Unione europea e a livello mondiale. È essenziale quindi ridurne l'impronta; promuovere l'edilizia in legno è una leva importante per realizzare questo obiettivo e guidare la transizione verde.

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A cura di Rudolf Kolbe

Il settore dell'edilizia ha un impatto considerevole sulle emissioni di CO2 nell'Unione europea e a livello mondiale. È essenziale quindi ridurne l'impronta; promuovere l'edilizia in legno è una leva importante per realizzare questo obiettivo e guidare la transizione verde.

Il legno sequestra il carbonio prima ancora di essere utilizzato come materiale da costruzione (un albero è costituito per circa il 50 % da carbonio puro) e offre ottime prestazioni da diversi punti di vista: in molti paesi, il legno da foreste sostenibili certificate è reperibile a distanze di trasporto relativamente brevi dai luoghi di costruzione, la sua lavorazione è raramente problematica o dannosa per l'ambiente ed è un materiale che può essere facilmente riutilizzato. Il confronto tra edifici equivalenti, considerati nell'intero ciclo di vita, evidenzia che il legno costituisce una valida alternativa sotto il profilo dell'energia incorporata, delle emissioni di gas a effetto serra, dell'inquinamento atmosferico e idrico e di altri indicatori di impatto.

Tuttavia, per promuovere l'edilizia in legno tra le soluzioni per realizzare gli obiettivi climatici è essenziale integrare negli appalti criteri di qualità, in particolare sotto il profilo della sostenibilità e del ciclo di vita, e scegliere procedure di appalto adeguate che consentano soluzioni innovative. Occorre rafforzare gli obblighi giuridici in materia di concorrenza basata sulla qualità e di appalti pubblici rispettosi del clima. Bisogna inoltre adottare misure per la formazione delle amministrazioni aggiudicatrici affinché applichino tali criteri e tali obblighi.

È necessario inoltre introdurre norme minime per le emissioni di carbonio prodotte dagli edifici durante l'intero ciclo di vita e la relativa comunicazione obbligatoria in tutto il settore edilizio, insieme a un quadro giuridico e tecnico che consenta l'innovazione in generale e in particolare nel campo dell'edilizia in legno.

Le costruzioni in legno possono offrire spazi di vita sostenibili, inclusivi e belli per abitare o lavorare.

"Una domanda a…"

Una domanda a …

Per l'edizione di marzo abbiamo chiesto al membro del CESE Nicoletta Merlo di rispondere a una domanda su un aspetto centrale del suo nuovo parere sul tema Il ruolo dei giovani nella transizione verde, che sarà adottato dal Comitato alla sessione plenaria di marzo.

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Per l'edizione di marzo abbiamo chiesto al membro del CESE Nicoletta Merlo di rispondere a una domanda su un aspetto centrale del suo nuovo parere sul tema Il ruolo dei giovani nella transizione verde, che sarà adottato dal Comitato alla sessione plenaria di marzo.

Nicoletta Merlo: "Ascoltare la voce dei giovani"

CESE info: Quale dovrebbe essere il ruolo dei giovani nella transizione verde?

Nicoletta Merlo: I giovani possono e devono svolgere un ruolo cruciale nella transizione verde per almeno due motivi. Innanzitutto, è bene ricordare che le decisioni prese oggi dai leader politici sui cambiamenti climatici e sulle questioni ambientali interesseranno soprattutto i giovani e le generazioni future, che hanno quindi il diritto di esprimersi.

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CESE info: Quale dovrebbe essere il ruolo dei giovani nella transizione verde?

Nicoletta Merlo: I giovani possono e devono svolgere un ruolo cruciale nella transizione verde per almeno due motivi. Innanzitutto, è bene ricordare che le decisioni prese oggi dai leader politici sui cambiamenti climatici e sulle questioni ambientali interesseranno soprattutto i giovani e le generazioni future, che hanno quindi il diritto di esprimersi.

Un altro rilevante aspetto da considerare è che la giovane generazione è la più sensibile e consapevole circa l'esigenza di raccogliere la sfida della transizione verde e di agire per conseguire la sostenibilità ambientale. Negli ultimi anni l'azione per il clima ha mobilitato un gran numero di giovani in tutta Europa. Sono nati a livello locale, nazionale ed europeo numerosi movimenti ambientalisti e sociali composti da giovani, che hanno organizzato manifestazioni e chiesto ai governi e ai responsabili politici misure concrete per proteggere l'ambiente e realizzare la neutralità climatica.

Sebbene venga sempre più riconosciuto il ruolo dei giovani nella costruzione di un mondo più sostenibile, inclusivo e verde, e il 2022 sia stato proclamato Anno europeo dei giovani, è chiaro che i giovani continuano ad avere difficoltà a farsi sentire e a trovare il loro posto nel processo decisionale, e non solo per quanto riguarda la transizione verde.

Ritengo che si dovrebbe dare alle organizzazioni giovanili l'opportunità di farsi sentire nelle istituzioni in modo sistematico e strutturale, e non già una volta ogni tanto, in modo che possano dare un contributo qualificato e significativo al processo decisionale a tutti i livelli, e possano attuare idee e progetti collegati alla sostenibilità ambientale.

Per far ciò, le istituzioni dovrebbero prima di tutto adottare la valutazione d'impatto dal punto di vista dei giovani, fornire alle organizzazioni giovanili un sostegno finanziario adeguato (e strutturale) ed eseguire valutazioni sistematiche degli effetti economici, politici e sociali degli investimenti sulla giovane generazione, fornendo quindi un'idea chiara di come e in che misura le politiche pubbliche influenzino in modo positivo la vita dei giovani.

Due altri aspetti essenziali da affrontare in rapporto al ruolo dei giovani nella transizione verde sono l'istruzione e l'occupazione.

In un contesto di emergenza climatica e ambientale, l'educazione alla sostenibilità dovrebbe diventare una priorità per le scuole. L'educazione alla sostenibilità e alla protezione dell'ambiente dovrebbe iniziare dalla più tenera età e continuare lungo l'intero percorso scolastico. È necessario un approccio intersettoriale che fornisca competenze teoriche e pratiche, anche attraverso percorsi dalla scuola al lavoro e apprendistati professionali. Anche l'apprendimento permanente è essenziale, perché il successo della transizione ecologica dipenderà anche dalla capacità delle scuole di collaborare con gli enti locali nel campo delle attività parascolastiche, realizzate in particolare con le organizzazioni giovanili e la società civile organizzata per accrescere la consapevolezza e la partecipazione del pubblico.

Il 2023 è stato proclamato Anno europeo delle competenze, e senza competenze non c'è transizione. È fondamentale dotare i giovani delle competenze necessarie per padroneggiare l'innovazione generata dalla transizione verde, che inevitabilmente ha e continuerà ad avere un impatto significativo sul mondo del lavoro. Bisogna pertanto investire nelle pratiche di formazione e di apprendimento che vengono applicate in contesti lavorativi, specie sotto forma di apprendistati e di tirocini di qualità.

La transizione verde deve essere una transizione giusta, che assicuri la riqualificazione e l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori e posti di lavoro di qualità per tutti, e faccia in modo che nessuno sia lasciato indietro. Per questo è essenziale che le politiche di formazione siano integrate con le politiche industriali, coordinate con altre strategie di sviluppo, e pianificate in dettaglio a livello regionale e locale, in stretta cooperazione con le parti sociali.

Infine, l'innovazione è essenziale per il successo della transizione verde. Pertanto, un aspetto fondamentale per il conseguimento degli obiettivi fissati è incoraggiare i giovani dotati di attitudini imprenditoriali ad aderire al processo di innovazione mediante una formazione specifica e un sostegno a progetti innovativi, nonché garantendo un adeguato sostegno finanziario.

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

L'"ospite a sorpresa" è una rubrica in cui diamo la parola a personalità di spicco della scienza, del giornalismo e della cultura. Il nostro ospite di questo mese è il regista, produttore e direttore della fotografia statunitense Evgeny Afineevsky, che è anche autore di documentari sulle guerre in Ucraina e in Siria.

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L'"ospite a sorpresa" è una rubrica in cui diamo la parola a personalità di spicco della scienza, del giornalismo e della cultura. Il nostro ospite di questo mese è il regista, produttore e direttore della fotografia statunitense Evgeny Afineevsky, che è anche autore di documentari sulle guerre in Ucraina e in Siria.

Il suo film Winter on fire: Ukraine's fight for freedom [Inverno in fiamme: la lotta dell'Ucraina per la libertà], che raccontava il movimento di protesta ucraino noto come "Euromaidan" degli anni 2013-2014, è stato candidato a un premio Oscar e a quatto premi Emmy. Nel 2016 ha trascorso vari mesi in Siria per girare un racconto esaustivo del conflitto in quell'area nel film documentario Cries from Syria [Pianti e grida dalla Siria], che ha vinto dei riconoscimenti ed è stato incluso nella selezione ufficiale dell'edizione 2017 del Sundance Film Festival. Nel 2022 ha realizzato un nuovo film sull'Ucraina, intitolato Freedom on fire: Ukraine's fight for freedom [Libertà in fiamme: la lotta dell'Ucraina per la libertà], in cui ripercorre le prime fasi della recente invasione, mostrando le conseguenze devastanti della guerra sulla vita di comuni cittadini ucraini.

CESE Info lo ha intervistato sul suo lavoro di regista di documentari di guerra.

Eugene Afineevsky: "Ciascuno di noi è una goccia d'acqua, insieme siamo un oceano"

CESE info: Lei ha iniziato a lavorare sull'Ucraina alcuni anni fa con il film candidato all'Oscar Winter on Fire: Ukraine's fight for freedom [Inverno in fiamme: la lotta dell'Ucraina per la libertà], e ora ha realizzato un nuovo film, Freedom on fire: Ukraine's fight for freedom [Libertà in fiamme: la lotta dell'Ucraina per la libertà]. È il seguito del primo?

Eugene Afineevsky: Winter on Fire era un manifesto per la pace. Nel febbraio 2022 ho sentito l'urgenza come regista di tornare su quella storia e di mostrare la continuità con la guerra di oggi. Quindi non direi che Freedom on fire sia un sequel. Ciò che fa è unire i punti da piazza Maidan a dove siamo ora. Questa guerra, vede, è in corso da otto anni. Si tratta di una lotta per la dignità, la libertà e i diritti umani.

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CESE info: Lei ha iniziato a lavorare sull'Ucraina alcuni anni fa con il film candidato all'Oscar Winter on Fire: Ukraine's fight for freedom [Inverno in fiamme: la lotta dell'Ucraina per la libertà], e ora ha realizzato un nuovo film, Freedom on fire: Ukraine's fight for freedom [Libertà in fiamme: la lotta dell'Ucraina per la libertà]. È il seguito del primo?

Eugene Afineevsky: Winter on Fire era un manifesto per la pace. Nel febbraio 2022 ho sentito l'urgenza come regista di tornare su quella storia e di mostrare la continuità con la guerra di oggi. Quindi non direi che Freedom on fire sia un sequel. Ciò che fa è unire i punti da piazza Maidan a dove siamo ora. Questa guerra, vede, è in corso da otto anni. Si tratta di una lotta per la dignità, la libertà e i diritti umani.

Cosa l'ha spinta a girare quel primo film sull'Ucraina?

Direi che è stato assistere alla rivoluzione di piazza Maidan, e scoprire il coraggio del popolo ucraino, che ha difeso i suoi diritti e le sue convinzioni e ha scelto un futuro indipendente per l'Ucraina come paese unito appartenente alla famiglia delle libere nazioni europee. Questo è ciò che ho visto e che l'anno scorso mi ha indotto a riprendere in mano quella storia e a continuare la saga.

C'è una storia particolarmente memorabile della sua esperienza sul campo con gli ucraini che vorrebbe condividere con noi?

Ce ne sono tante, ma ce n'è una in particolare che racconto quando sento dire che non possiamo cambiare la storia. Quando ero a piazza Maidan, in quel freddo inverno del 2013-2014, c'era un manifesto che raffigurava una grande cascata, con lo slogan: "Ciascuno di noi è una goccia d'acqua, insieme siamo un oceano". Ho visto il popolo ucraino unirsi e dimostrare al governo di avere la voce, il potere e la volontà per cambiare la storia della propria nazione, e farlo davvero. In 93 giorni persone appartenenti a diversi gruppi sociali, ricchi e poveri, giovani e anziani, hanno raggiunto i loro obiettivi agendo insieme e rispettandosi a vicenda. Credo che la cosa importante, di questi tempi, sia essere uniti.

Che cosa si aspetta che facciano l'UE, i paesi d'Europa e la società civile europea per aiutare gli ucraini in questa guerra?

L'UE significa unità, unificazione. Penso che ora sia il momento di impedire lo scoppio di una terza guerra mondiale. Quanto prima lo ammetteremo, tanto prima il mondo sarà unito. Gli ucraini non chiedono ai cittadini di altri paesi di andare a combattere, ma di aiutarli a vincere questa guerra. Ed è una cosa bellissima: il mondo, tutti noi che ci raccogliamo attorno all'Ucraina per fermare questa guerra.

Lei ha dedicato questo film ai giornalisti che "oggi rischiano la vita". Quanto sono importanti i reporter e gli attivisti in tempo di guerra?

Questo era i messaggio del mio primo film e continuo a ripeterlo, in quanto ho lavorato con i giornalisti sul campo e alcuni di loro non sono più con noi. Le statistiche dimostrano che molti giornalisti, cineasti ucraini e corrispondenti sono morti nei primi mesi della guerra, che sono stati i più crudeli. Tuttavia, questa guerra non si combatte solo sui campi di battaglia, ma anche sui mezzi di comunicazione. L'arma principale è la propaganda: "prendi una menzogna, falla tua, ripetila e finisce per diventare la verità", per tornare ai metodi di Joseph Goebbels.

La Russia sta aggredendo l'Ucraina letteralmente alle porte dell'Europa, e questo ha un forte impatto sui paesi europei. Com'è la situazione negli Stati Uniti? Come hanno reagito i cittadini? C'è stata una mobilitazione da parte delle ONG e delle organizzazioni della società civile?

Il governo americano sta aiutando il più possibile ma qui, a Hollywood, non si parla molto dell'Ucraina. Alcune reti si occupano ancora della guerra, ma non i media tradizionali. Le ONG lavorano sul campo fin dall'inizio per aiutare le persone, ma la società in generale è su una lunghezza d'onda diversa, e questa è la realtà della guerra. Siamo concentrati su molte altre cose e per me, come regista, è doloroso constatare la carenza di film politici. Sembra che Hollywood stia cercando di astrarsi dalle situazioni politiche. Ma in fin dei conti, se in Ucraina viene colpita una centrale nucleare ci sarà un prezzo da pagare per tutti noi.

Nel 2017 Lei ha diretto anche Cries from Syria [Pianti e grida dalla Siria], un altro film dedicato alla guerra. Cosa l'ha spinta a realizzare questo documentario? È riuscito a richiamare l'attenzione su questa tragedia?

Con Cries from Syria ho cercato di fare luce, attraverso la mia narrazione, su quanto accaduto in Siria dall'inizio del conflitto fino alla grande crisi dei rifugiati. Molte delle persone che compaiono in quel film ora sono morte, e lo stesso vale per i film sull'Ucraina. Ho cercato di spiegare al mondo che non si trattava di un conflitto locale, ma di una guerra vera e propria. Ho anche cercato di far incontrare attivisti e volontari, ma soprattutto ho cercato di mettere in contatto i giornalisti con il corrispondente dal fronte che è il protagonista del film. Nel mio ultimo film ho fatto vedere la cosa più importante - la guerra mediatica - perché ho trascorso molto tempo nelle città e nella sfera dei media mostrando che cos'è la propaganda. In un certo senso voglio raccontare le storie importanti del nostro tempo e consentire a coloro che le vivono di far sentire la propria voce in modo forte e chiaro, di educare il mondo e di lanciare un appello all'azione. Per me ogni film ha tre obiettivi: sensibilizzazione, attivismo e azione.

Pensa di aver raggiunto questi obiettivi con i suoi film?

Sì, assolutamente! Penso che sia questo che mi spinge a proseguire. Ho visto la differenza che hanno fatto i miei film, ispirando l'azione politica. Ho visto come le persone hanno cambiato idea dopo aver visto i miei film sulla Siria e sull'Ucraina. Negli incontri pubblici mi dicono sempre: "Ci dica come possiamo aiutare. Cosa possiamo fare?" Questa è la domanda che mi sento fare quasi ogni volta. È qualcosa che mi ispira e che mi dà una grande soddisfazione.

Quale sarà il suo prossimo progetto? Ha già qualcosa in mente?

No, per il momento noi. Prima di tutto dobbiamo fermare questa guerra. Perché se domani dovesse allargarsi, non ci sarà più bisogno di registi, non ci sarà più Hollywood. Solo uniti possiamo vincere questa guerra ibrida, sul campo in Ucraina e nei media, perché la propaganda e le menzogne possono facilmente attraversare le frontiere dell'UE o degli Stati Uniti, non hanno bisogno di un visto. Viaggiano liberamente ed è una cosa che tutti continuano a dimenticare a Hollywood, in America, e in tutto il mondo.

Il trailer di Freedom on Fire.
Altre informazioni sul film qui.

Notizie dal CESE

È il momento di un Blue Deal europeo: il CESE lancia i suoi lavori in materia di risorse idriche

Alla luce delle sfide globali poste dalla carenza idrica e dall'inquinamento, l'attuale quadro politico dell'UE sembra insufficiente. Per affrontare questo problema, il 27 febbraio alcuni esperti di alto livello in materia di acqua si sono riuniti al CESE per individuare possibili soluzioni. L'audizione segna l'inizio dei lavori del CESE in materia di risorse idriche. 

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Alla luce delle sfide globali poste dalla carenza idrica e dall'inquinamento, l'attuale quadro politico dell'UE sembra insufficiente. Per affrontare questo problema, il 27 febbraio alcuni esperti di alto livello in materia di acqua si sono riuniti al CESE per individuare possibili soluzioni. L'audizione segna l'inizio dei lavori del CESE in materia di risorse idriche. 

Il CESE sta preparando una serie di pareri d'iniziativa e, in autunno, condividerà le raccomandazioni della società civile per il futuro dell'acqua nell'UE.

Nell'estate del 2022 l'Europa ha registrato la siccità più grave degli ultimi 500 anni. Sebbene il Green Deal europeo contenga proposte relative alle questioni idriche, gli obiettivi in materia non sono ben integrati nelle politiche dell'UE. È necessario un cambiamento di scala per evitare gli errori commessi in passato con la politica energetica. 

Secondo la Presidente del CESE Christa Schweng, "l'UE ha l'opportunità di porsi all'avanguardia nel settore idrico".

Di recente anche il Parlamento europeo ha chiesto una strategia dell'UE in materia di acque. "Mi auguro che l'Europa diventi un modello per la cura delle risorse idriche", afferma Pernille Weiss, presidente del gruppo degli europarlamentari sull’acqua.

Il CESE insisterà per una strategia globale dell'UE in materia di acqua con una serie di pareri d'iniziativa, che includeranno proposte su aspetti quali: la salvaguardia delle risorse idriche pulite; l'anticipazione e l'attenuazione degli effetti dei conflitti internazionali causati da questioni idriche; e la gestione sostenibile delle risorse idriche.

Pietro Francesco De Lotto, presidente della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI), sottolinea la dimensione industriale dell'acqua: "Le tecnologie efficienti sotto il profilo idrico costituiscono una parte importante della soluzione di cui abbiamo bisogno, non solo per l'industria, ma per l'intera società".

Per Salla Saastamoinen, direttrice generale aggiunta del Centro comune di ricerca (CCR), "il CCR condivide l'ambizione del CESE per un approccio olistico alla gestione delle risorse idriche".

Oliver Röpke, presidente del gruppo Lavoratori del CESE, sottolinea l'importanza dell'acqua come diritto umano: "La solidarietà e la sostenibilità devono essere al centro delle nostre soluzioni" (gb)

Sviatlana Tsikhanouskaya al CESE: "La Bielorussia non sia il premio di consolazione per Putin"

Nella sessione plenaria di febbraio Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell'opposizione democratica bielorussa, ha esortato le istituzioni dell'Unione europea a sostenere il popolo bielorusso nella lotta contro l'autoritarismo. La Bielorussia merita di far parte della famiglia europea, ha affermato, un traguardo che essa può raggiungere soltanto con il sostegno attivo di tutte le istituzioni dell'Unione. 

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Nella sessione plenaria di febbraio Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell'opposizione democratica bielorussa, ha esortato le istituzioni dell'Unione europea a sostenere il popolo bielorusso nella lotta contro l'autoritarismo. La Bielorussia merita di far parte della famiglia europea, ha affermato, un traguardo che essa può raggiungere soltanto con il sostegno attivo di tutte le istituzioni dell'Unione. 

In Bielorussia la situazione dei diritti umani si sta deteriorando: sono ormai circa 1 500 i cittadini detenuti per motivi politici, e ogni giorno vengono incarcerate in media 17 persone. 

Nel corso della plenaria di febbraio, la Presidente del CESE Christa Schweng ha dichiarato: "Tutti i politici con tendenze autoritarie temono il loro popolo. Hanno paura della società civile e della funzione che essa svolge, che è quella di convogliare nuove forze creative affinché possano emergere e realizzare il cambiamento".

Intervenendo in tale sessione plenaria, Sviatlana Tsikhanouskaya ha posto l'accento sul legame diretto tra la liberazione della Bielorussia e quella dell'Ucraina affermando che "il futuro dell'Europa si decide sui campi di battaglia ucraini, nella resistenza clandestina bielorussa e, naturalmente, nella capitali europee". Ha quindi esortato le istituzioni dell'UE a sostenere coloro che lottano - sul campo ed in esilio - e ha proposto di rilanciare il partenariato orientale - da cui il governo bielorusso si è ritirato nel 2021 - in cooperazione con l'opposizione bielorussa. 

"Chiediamo alle autorità bielorusse di rilasciare immediatamente e senza condizioni i sindacalisti e le altre persone arrestate o recluse", ha dichiarato da parte sua il presidente del gruppo Lavoratori Oliver Röpke.

"In quanto rappresentanti della società civile, siamo pronti a farci portavoce delle vostre istanze presso tutte le istituzioni dell'UE in modo da portare avanti le proposte che ritenete possano migliorare la situazione in Bielorussia", ha dichiarato a sua volta Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro.

Infine, il vicepresidente del gruppo Organizzazioni della società civile Simo Tiainen ha dichiarato, rivolto alla leader bielorussa ospite del CESE: "Signora Tsikhanouskaya, Lei è una donna forte e coraggiosa, che si batte strenuamente per un futuro migliore per il Suo paese. E noi siamo al Suo fianco. Perché il futuro della Bielorussia non è la dittatura, ma la democrazia. (mt)
 

Il sostegno alla società civile ucraina deve continuare per tutto il tempo necessario

Alla vigilia dell'anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina, il CESE ha adottato una risoluzione in cui chiede la rapida adesione dell'Ucraina all'UE, nel rispetto dei principi dell'allargamento. Il CESE ha sostenuto l'istituzione di un tribunale internazionale speciale per i crimini di aggressione nei confronti dell'Ucraina e ha sottolineato che la società civile deve continuare a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario.

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Alla vigilia dell'anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina, il CESE ha adottato una risoluzione in cui chiede la rapida adesione dell'Ucraina all'UE, nel rispetto dei principi dell'allargamento. Il CESE ha sostenuto l'istituzione di un tribunale internazionale speciale per i crimini di aggressione nei confronti dell'Ucraina e ha sottolineato che la società civile deve continuare a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario.

Alla sessione plenaria di febbraio il CESE ha adottato la sua terza risoluzione sull'Ucraina, intitolata Ucraina: un anno dopo l'invasione russa – Il punto di vista della società civile europea. La risoluzione è stata adottata nel corso di un dibattito sull'impatto della guerra sulle persone in Ucraina e nell'UE, cui hanno partecipato Oleksandra Matviichuk, leader dell'ONG ucraina Centro per le libertà civili e vincitrice del premio Nobel per la pace 2022, e Lora Pappa, presidente dell'ONG greca METAdrasi - Azione per la migrazione e lo sviluppo.

Nella risoluzione il CESE si è pronunciato a favore dell'adesione dell'Ucraina all'Unione europea. "Chiediamo un rapido processo di adesione dell'Ucraina all'UE nel rispetto dei principi dell'allargamento. La società civile e la popolazione dell'Ucraina rimangono la priorità assoluta per il CESE", ha detto la Presidente del Comitato Christa Schweng.

La risoluzione chiede l'istituzione di un tribunale internazionale speciale per i crimini di aggressione contro l'Ucraina. In un toccante intervento, Matviichuk ha riferito circa il numero senza precedenti di crimini di guerra commessi dalle truppe russe: "È ora di tradurre le parole in decisioni e di attivare dei procedimenti giuridici, perché senza giustizia non può esserci una pace duratura."

Il presidente del gruppo Organizzazioni della società civile Seamus Boland ha affermato: "Sosteniamo anche l'appello a istituire un tribunale internazionale speciale per i crimini di aggressione nei confronti dell'Ucraina".

A un anno dall'inizio dell'invasione, le organizzazioni della società civile hanno fornito sostegno a 8 milioni di rifugiati e a 6 milioni di sfollati interni. Tuttavia, ha constatato con rammarico Lora Pappa, "cominciano a manifestarsi dei segni di stanchezza".

Il presidente del gruppo Lavoratori Oliver Röpke ha dichiarato: "Qui al Comitato la società civile ucraina dovrebbe sentirsi non già ospite, bensì a casa propria," mentre il presidente del gruppo Datori di lavoro, Stefano Mallia, ha aggiunto che "la società civile è pronta a fare tutto il necessario, per tutto il tempo necessario, per sostenere l'Ucraina sul cammino della ripresa". (mt)

Per le imprese europee è sempre più difficile trovare lavoratori qualificati

Nella sessione plenaria del 22 febbraio il CESE ha tenuto un dibattito che ha messo in guardia sulla crescente difficoltà delle imprese a trovare una forza lavoro qualificata, sottolineando l'urgente necessità di una strategia globale in materia di competenze a tutti i livelli. 

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Nella sessione plenaria del 22 febbraio il CESE ha tenuto un dibattito che ha messo in guardia sulla crescente difficoltà delle imprese a trovare una forza lavoro qualificata, sottolineando l'urgente necessità di una strategia globale in materia di competenze a tutti i livelli. 

Il dibattito è stato organizzato nel quadro dell'Anno europeo delle competenze e in connessione con l'adozione del parere del CESE "Sostenere gli sviluppi del mercato del lavoro", e vi hanno partecipato Stefano Scarpetta, direttore Occupazione, lavoro e affari sociali, OCSE, Marianna Panebarco, vicepresidente di SMEunited, e Juan Antonio Pedreño, presidente di Social Economy Europe.

Nell'aprire il dibattito, la Presidente del CESE Christa Schweng ha dichiarato: "All'indomani della pandemia, l'accelerazione della digitalizzazione, l'ecologizzazione e l'evoluzione dell'organizzazione del lavoro hanno dimostrato quanto sia importante migliorare le competenze e riqualificare i lavoratori, al fine di mantenere l'occupabilità e la produttività delle persone, in particolare nella nostra società che invecchia".

Gli oratori hanno espresso l'auspicio che l'Anno europeo delle competenze non resti lettera morta, ma si riveli invece uno strumento per promuovere l'apprendimento permanente, la formazione e la riqualificazione professionale.

Sono stati messi in evidenza numerosi problemi relativi alla formazione, come la partecipazione limitata dei lavoratori dovuta, tra le altre cose, al poco tempo a disposizione, alla scarsità di finanziamenti o a formazioni che non corrispondono alle esigenze delle imprese. 

È stato posto l'accento sul ruolo fondamentale che le parti sociali possono svolgere nel promuovere il riconoscimento delle competenze per aiutare le persone a rimanere impiegabili, nonché sulla funzione del dialogo sociale quale strumento chiave per individuare le esigenze e sviluppare le competenze nei luoghi di lavoro.

Sia nel parere del CESE che nel dibattito una particolare attenzione è stata rivolta alle piccole e medie imprese (PMI), che incontrano già adesso delle difficoltà a trovare lavoratori qualificati o a offrire programmi di formazione su misura. 

"La trasformazione del mercato del lavoro europeo richiede una buona comprensione del tipo di competenze necessarie per i futuri cambiamenti del mercato del lavoro, anche nelle PMI", ha osservato Mariya Mincheva, relatrice del parere del CESE. 

Nel parere il CESE sostiene che l'apprendimento permanente deve essere parte integrante di più ampie strategie di crescita economica e dei piani per la ripresa e la resilienza. Suggerisce inoltre che le PMI dovrebbero essere incoraggiate a lavorare in reti e a mettere in comune le loro capacità di risposta alle sfide poste dalla duplice transizione.

Si stima che 128 milioni di europei dovranno migliorare le loro competenze e riqualificarsi per rimanere attivi nel mercato del lavoro. Sono i lavoratori meno qualificati, i cui posti di lavoro sono più a rischio di essere altamente automatizzati, a partecipare di meno alle attività di formazione, con appena il 4 % nell'UE-27 nel periodo di tempo osservato. 

Anche la partecipazione degli adulti in generale è bassa, con solo l'11 % di partecipanti nel periodo in questione. Quelli che hanno maggiori probabilità di seguire corsi di formazione sono i lavoratori tra i 25 e i 34 anni, con un tasso di partecipazione del 22 %, contro un tasso di appena l'8 % per l'insieme dei lavoratori senza distinzione di fasce di età. (ll)
 

Locazione di alloggi a breve termine: la legislazione dell'UE dovrebbe contribuire a tenerne sotto controllo l'impatto sulle comunità e sulle imprese locali

In un parere adottato in febbraio, il CESE sottolinea che le autorità nazionali e locali dovrebbero essere chiamate a effettuare valutazioni d'impatto per verificare in che modo la locazione di alloggi a breve termine tramite piattaforme online incida sulla vita dei residenti e sulle imprese locali, come gli alberghi e altre strutture ricettive.

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In un parere adottato in febbraio, il CESE sottolinea che le autorità nazionali e locali dovrebbero essere chiamate a effettuare valutazioni d'impatto per verificare in che modo la locazione di alloggi a breve termine tramite piattaforme online incida sulla vita dei residenti e sulle imprese locali, come gli alberghi e altre strutture ricettive.

Il parere presenta la posizione del CESE in merito al regolamento sulla locazione di alloggi a breve termine presentato dalla Commissione. Il CESE auspica che la Commissione raccomandi alle autorità nazionali e locali di effettuare delle valutazioni periodiche dell'impatto, diretto o indiretto, che le attività di locazione di alloggi a breve termine hanno sul potenziale turistico locale, sulla vita dei residenti locali, sull'offerta di locazione di alloggi a lungo termine, sul mercato immobiliare locale, sul costo della vita nelle zone interessate, sull'occupazione, sull'inquinamento, sul rispetto delle tradizioni locali e sulle imprese del posto.

Il recente boom della locazione di alloggi a breve termine tramite piattaforme online – che rappresenta ormai circa un quarto delle strutture ricettive turistiche nell'UE – ha messo e mette tuttora a dura prova diverse comunità. Sebbene alcune regioni e città meno conosciute abbiano tratto vantaggio dallo sviluppo del turismo locale grazie ad alloggi affittati a breve termine a prezzi più accessibili, le destinazioni turistiche più frequentate sono sull'orlo del collasso. A Venezia, Firenze o Barcellona, per fare qualche esempio, la concorrenza ha messo in rotta di collisione gli alberghi e le altre strutture convenzionali con Airbnb e altre piattaforme online, e ha spinto la vita locale alla saturazione.

"Ciò che troviamo interessante sono i potenziali effetti di ricaduta del regolamento", ha sottolineato Marinel Dănuț Mureșan, relatore del parere. "Il regolamento in sé riguarda solo la raccolta e la condivisione a livello dell'UE dei dati riguardanti i servizi di locazione di alloggi a breve termine, ma indirettamente, se le autorità nazionali sono in grado di ottenere tali dati dalle piattaforme, si possono avere alcuni risultati più sostanziali. Le valutazioni d'impatto costituirebbero uno strumento fondamentale per i responsabili politici".

Il CESE propone inoltre un sistema di polizze assicurative che il locatore sarebbe tenuto a stipulare e che potrebbero sostituire le onerose procedure di autorizzazione che il regolamento chiede alle autorità locali di non imporre alle imprese del settore – senza però spiegare come. Queste polizze assicurative coprirebbero la maggior parte dei rischi derivanti dalle attività di locazione di alloggi a breve termine, lasciando agli assicuratori il compito di verificare il rispetto delle norme da parte del locatore.

Altre proposte del CESE volte a migliorare il regolamento comprendono una procedura di registrazione semplificata con un formato uniforme e paneuropeo e un approccio standardizzato per quanto riguarda il livello delle informazioni che sono richieste in tutta la gamma delle attività di locazione di alloggi a breve termine. (dm)

È urgente raggiungere un accordo sulla riforma del quadro di governance economica

Nella sessione plenaria del 24 febbraio il CESE ha adottato un parere in merito alla comunicazione in cui la Commissione presenta le sue proposte di riforma del quadro di governance economica. Il CESE ritiene che si debba arrivare rapidamente a un accordo, ma considera che il piano non sia sufficientemente dettagliato.

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Nella sessione plenaria del 24 febbraio il CESE ha adottato un parere in merito alla comunicazione in cui la Commissione presenta le sue proposte di riforma del quadro di governance economica. Il CESE ritiene che si debba arrivare rapidamente a un accordo, ma considera che il piano non sia sufficientemente dettagliato.

Dal Trattato di Maastricht del 1992 il quadro di governance economica dell'UE ha contribuito a creare condizioni favorevoli alla stabilità economica, alla crescita e all'aumento dell'occupazione in Europa. Tuttavia, sebbene si sia evoluto nel tempo, il quadro è diventato sempre più complesso e non tutti i suoi strumenti e le sue procedure hanno superato la prova del tempo. 

Pur concordando sulla necessità di un rapido accordo in vista delle procedure di bilancio degli Stati membri per il 2024, il CESE osserva che molti dettagli devono ancora essere definiti. I piani strutturali di bilancio proposti devono garantire che i rapporti debito/PIL siano avviati su un percorso di riduzione o rimangano a livelli prudenti. Allo stesso tempo, le norme devono lasciare un margine di bilancio sufficiente per gli investimenti nella transizione verde e digitale. Soprattutto, per il successo della riforma del quadro in questione è essenziale garantire un maggiore senso di titolarità delle relative regole. 

"È urgente riformare il quadro di bilancio. Molti Stati membri non hanno risanato i conti pubblici in misura sufficiente nei periodi di congiuntura favorevole," ha affermato il relatore del CESE Krister Andersson. "La mancanza di politiche prudenti danneggia le persone più vulnerabili della società. La riduzione dei livelli di debito e la sostenibilità del debito sono fattori fondamentali. Il CESE concorda in merito alla necessità di un rapido accordo in vista delle procedure di bilancio degli Stati membri per il 2024." (tk)

Analisi annuale della crescita sostenibile 2023: è necessaria una comunicazione efficace per mostrare i vantaggi del progetto europeo

In un parere adottato il 23 febbraio il CESE ha commentato la comunicazione della Commissione europea sull'analisi annuale della crescita sostenibile 2023, esortando la Commissione a investire in attività di comunicazione sulle sfide che l'UE si trova ad affrontare e sulle azioni da intraprendere per superarle. 

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In un parere adottato il 23 febbraio il CESE ha commentato la comunicazione della Commissione europea sull'analisi annuale della crescita sostenibile 2023, esortando la Commissione a investire in attività di comunicazione sulle sfide che l'UE si trova ad affrontare e sulle azioni da intraprendere per superarle. 

L'analisi annuale della crescita sostenibile 2023, che delinea le priorità di politica economica e occupazionale dell'UE per i prossimi 12-18 mesi, mira ad attenuare l'impatto negativo degli shock energetici a breve termine, promuovendo una crescita sostenibile e inclusiva e aumentando la resilienza economica e sociale dell'UE a medio termine. 

Nel suo parere il Comitato ha accolto con favore le priorità stabilite in materia di sostenibilità competitiva, nonché l'attenzione rivolta al rafforzamento del dialogo sociale nell'UE. Inoltre, il CESE ha sottolineato l'importanza di una buona comunicazione e ha invitato la Commissione a investire in tal senso. Per migliorare il funzionamento del mercato unico, il CESE ha chiesto che siano garantite condizioni di lavoro eque, che vi sia una concorrenza effettiva e siano prese maggiormente in considerazione le preoccupazioni della società civile. Il Comitato ha inoltre incoraggiato gli Stati membri ad adottare un approccio realistico, moderato ed equilibrato nell'affrontare il problema dell'inflazione. 

"Una narrazione forte, affidabile e condivisa sulle sfide che ci attendono e sul modo in cui l'UE si è mobilitata per superarle è fondamentale per i cittadini: in tal modo si eviteranno incomprensioni riguardo al progetto europeo, promuovendo l'idea di un'Europa per tutti", ha osservato il relatore del CESE Gonçalo Lobo Xavier. (tk)

Bicchiere mezzo pieno: i partecipanti alle Giornate della società civile sono preoccupati ma anche fiduciosi riguardo al futuro della società civile in Europa

Nel corso dell'edizione 2023 delle Giornate della società civile del CESE, tenutasi dal 1° al 3 marzo, è stata presentata una serie di proposte volte non solo a proteggere ma anche ad ampliare lo spazio civico dell'UE e a garantire che le generazioni più giovani dispongano di una base solida su cui costruire una società civile dinamica.

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Nel corso dell'edizione 2023 delle Giornate della società civile del CESE, tenutasi dal 1° al 3 marzo, è stata presentata una serie di proposte volte non solo a proteggere ma anche ad ampliare lo spazio civico dell'UE e a garantire che le generazioni più giovani dispongano di una base solida su cui costruire una società civile dinamica.

Quest'anno la manifestazione si è tenuta nel corso di tre giorni, dal 1° al 3 marzo 2022, all'insegna del tema "Le organizzazioni della società civile: un pilastro della democrazia e attori chiave per superare le sfide attuali". Si è aperta con l'invito a rafforzare lo spazio civile dell'UE contro le minacce interne ed esterne e si è chiusa con la presentazione di una serie di conclusioni elaborate da otto seminari interattivi. Le proposte riguardano questioni fondamentali per il futuro della società civile, che vanno, tra l'altro, dalle elezioni europee del 2024 al futuro dei panel di cittadini nell'elaborazione delle politiche dell'UE, al semestre europeo e al finanziamento della società civile.

All'inaugurazione dell'evento, la Presidente del CESE Christa Schweng ha sottolineato che il Comitato ha ripetutamente richiamato l'attenzione sulle minacce cui la società civile deve far fronte. "Per questo motivo siamo stati molto chiari nelle nostre osservazioni sul piano d'azione per la democrazia europea della Commissione. Abbiamo invitato la Commissione a istituire un pilastro specifico per la società civile e abbiamo ribadito la richiesta che una strategia europea per la società civile parta dalle organizzazioni e dalle reti europee della società civile."

La commissaria europea per la Democrazia e la demografia Dubravka Šuica ha affermato che "non possiamo dare per scontate né la democrazia né la società civile". Ha inoltre sottolineato l'azione della Commissione nel quadro del seguito della Conferenza sul futuro dell'Europa, dal momento che quest'anno 80 % delle iniziative legislative sono il risultato diretto delle proposte dei cittadini alla Conferenza. "Abbiamo preso sul serio l'impegno della società civile e le proposte presentate alla Conferenza."

All'evento, che per la prima volta dall'inizio della pandemia di COVID-19 si è tenuto interamente in presenza, hanno assistito circa cinquecento partecipanti.

Le conclusioni integrali delle Giornate della società civile saranno pubblicate a breve nel sito web del CESE, che assicurerà inoltre che siano trasmesse anche alle altre istituzioni dell'UE.

Le Giornate della società civile sono organizzate dal CESE in collaborazione con il suo gruppo di collegamento, che riunisce le organizzazioni e le reti paneuropee della società civile.

Notizie dai gruppi

Un nuovo percorso per la ricostruzione in Ucraina

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Ad un anno dalla ingiustificabile invasione dell'Ucraina da parte della Russia, il gruppo Datori di lavoro ha incontrato i dirigenti delle organizzazioni imprenditoriali ucraine per discutere della situazione in cui si trovano attualmente le imprese in Ucraina e ottenere informazioni di prima mano sugli interventi necessari per garantire la sopravvivenza di tali imprese, sia adesso che in vista della ricostruzione del paese.

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Ad un anno dalla ingiustificabile invasione dell'Ucraina da parte della Russia, il gruppo Datori di lavoro ha incontrato i dirigenti delle organizzazioni imprenditoriali ucraine per discutere della situazione in cui si trovano attualmente le imprese in Ucraina e ottenere informazioni di prima mano sugli interventi necessari per garantire la sopravvivenza di tali imprese, sia adesso che in vista della ricostruzione del paese.

Nell'ultimo anno il PIL dell'Ucraina ha subito un crollo del 30-35 %. Il costo totale delle perdite dirette ammonta a quasi 130 miliardi di USD.  Secondo diverse stime, tra 2,5 e 5 milioni di persone hanno perso il lavoro e l'inflazione si attesta al 26,6 %.

"In uno scenario in cui molti dei dipendenti, dei clienti e dei soci delle imprese si trasferiscono all'estero, perdono il posto di lavoro, i fornitori o le proprie aziende a causa dei bombardamenti o partono a combattere al fronte, è difficile mantenere livelli di reddito elevati, in particolare per le PMI", ha dichiarato Kateryna Glazkova, direttrice esecutiva dell'Unione degli imprenditori ucraini. 

Le imprese devono affrontare tutta una serie di sfide: dall'impossibilità di riconquistare i clienti perduti a causa dell'interruzione delle catene di approvvigionamento, della delocalizzazione o di altri problemi alla mancanza di risorse finanziarie, fino alla sensazione generale di insicurezza e all'estrema difficoltà di esportare i propri beni e servizi, che sono entrambe fonte di preoccupazione per la maggior parte degli amministratori di società.

Le imprese ucraine aderenti all'Associazione europea delle imprese (EBA) che hanno espresso ottimismo riguardo alle prospettive di sviluppo delle loro attività nel 2023 sono appena meno della metà. Sono queste le conclusioni dello studio Business Forecast 2023 condotto dall'EBA e dalla banca Raiffeisen, con il sostegno analitico di Gradus Research. I risultati di quest'anno indicano infatti un atteso deterioramento nella fiducia e nelle previsioni degli alti dirigenti d'impresa. A titolo di confronto, lo scorso anno gli amministratori di società che avevano formulato previsioni positive erano l'83 % del totale.

Il presidente della Camera di Commercio ucraina Gennadiy Chyzhykov ha osservato che, affinché la situazione possa migliorare, occorre che le imprese riprendano a esportare. "È una questione di sopravvivenza", ha spiegato.

"Stimolare le attività di esportazione è fondamentale per ripristinare le catene di approvvigionamento perturbate, trovare partner in Europa e imparare dall'esperienza europea. Affinché ciò accada, i corridoi verdi devono essere mantenuti e migliorati", gli ha fatto eco Anna Derevyanko, direttrice esecutiva dell'EBA.

"L'associazione al programma per il mercato unico ha spianato alle imprese ucraine la strada per accedere al mercato dell'UE e ha creato nuove opportunità potenziali. Tuttavia, gli abbinamenti tra imprese (B2B) devono essere migliorati, in modo da consentire ad esse di ottenere l'assistenza, la consulenza e i contatti necessari per divenire operative", ha proseguito Derevyanko,  precisando che "non si tratta di uno sprint ma di una maratona".

Il gruppo Datori di lavoro ha sostenuto e sostiene pienamente l'azione dell'UE volta ad assistere l'Ucraina in questo frangente di bisogno e ad iniziare a ricostruire il paese ancora prima della fine della guerra. Abbiamo avviato un dialogo con i nostri omologhi (datori di lavoro) ucraini e abbiamo sollecitato i responsabili politici dell'UE a compiere tutte le azioni necessarie per aiutare l'Ucraina prima di tutto a sopravvivere e poi a sconfiggere l'aggressore russo. Come ha dichiarato il presidente Stefano Mallia, "sostenere le imprese ucraine, ad esempio agevolandone l'accesso al mercato, è nell'interesse fondamentale dell'Europa. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che l'Ucraina e l'UE sono partner naturali. Adesso occorre lavorare sulla base di questo principio".

Costruire un'Europa sociale: il Parlamento ucraino approva una legge a tutela dei diritti sociali e della contrattazione collettiva

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Il 23 febbraio 2023 il Parlamento ucraino ha votato a favore di una legge che rafforza i diritti sociali tutelando il dialogo sociale e la contrattazione collettiva. Si tratta di un importante passo avanti per la protezione dei lavoratori ucraini e di una tappa fondamentale nel percorso di adesione del paese all'UE. 

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Il 23 febbraio 2023 il Parlamento ucraino ha votato a favore di una legge che rafforza i diritti sociali tutelando il dialogo sociale e la contrattazione collettiva. Si tratta di un importante passo avanti per la protezione dei lavoratori ucraini e di una tappa fondamentale nel percorso di adesione del paese all'UE. 

La legge stabilisce che i contratti collettivi sono vincolanti, garantisce il diritto dei sindacati di negoziare e salvaguarda i loro diritti e le loro preferenze nell'ambito della contrattazione collettiva e del dialogo sociale. Obbliga inoltre i datori di lavoro a fornire un sostegno materiale e tecnico per le attività sindacali all'interno dell'impresa, mentre il finanziamento delle attività e delle spese legate ai contratti collettivi viene incluso tra le spese obbligatorie e protette dell'impresa. La legge conferisce inoltre ai sindacati un ruolo importante per quanto riguarda le possibili modifiche delle condizioni di lavoro, compreso il diritto di veto ai licenziamenti degli attivisti sindacali.

A favore della legge hanno votato partiti di tutti gli schieramenti politici del Parlamento ucraino, con un notevole sostegno da parte del centro e del centro-destra. Il gruppo Lavoratori è al fianco della popolazione, dei sindacati e delle organizzazioni della società civile dell'Ucraina nel loro impegno a favore della pace e della giustizia sociale in un paese devastato dalla guerra. Tutti questi soggetti danno un contributo inestimabile, fornendo assistenza umanitaria e garantendo che l'economia continui a funzionare in condizioni difficili e spesso mettendo a rischio la propria sicurezza personale. Ad essi spetterà un ruolo cruciale nella ricostruzione dell'Ucraina, che dovrà basarsi sul pieno rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e dei cittadini. L'approvazione di questa legge rappresenta un passo avanti molto importante non solo per la protezione dei lavoratori in Ucraina, ma anche per il processo di adesione all'UE.  

Il gruppo Organizzazioni della società civile La invita a partecipare al convegno sul tema 'Le organizzazioni della società civile difendono e rafforzano la democrazia europea'

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Qual è il ruolo delle organizzazione della società civile nel rafforzamento della democrazia europea? Qual è la situazione delle relazioni tra le organizzazioni della società civile e i responsabili politici? Perché è importante e cosa possiamo imparare dalle buone pratiche degli Stati membri dell'UE?

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Qual è il ruolo delle organizzazione della società civile nel rafforzamento della democrazia europea? Qual è la situazione delle relazioni tra le organizzazioni della società civile e i responsabili politici? Perché è importante e cosa possiamo imparare dalle buone pratiche degli Stati membri dell'UE?

Il 30 marzo prossimo, il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE proverà a rispondere a queste e ad altre domande insieme con esperti delle istituzioni europee e delle organizzazioni della società civile, al suo convegno sul tema Le organizzazioni della società civile difendono e rafforzano la democrazia europea

L'evento, organizzato in formato ibrido, si svolgerà prima della presentazione del pacchetto per la difesa della democrazia della Commissione europea e prima della revisione dell'attuazione del piano d'azione per la democrazia europea, e contribuirà al dibattito su tali argomenti.

Il convegno del 30 marzo si svolgerà dalle ore 9:15 alle ore 13:00 (CEST). I partecipanti potranno prendervi parte nei locali del CESE a Bruxelles o online tramite la piattaforma di videoconferenza Interactio. La scadenza per l'iscrizione è il 26 marzo.

Il convegno sarà diffuso in streaming web attraverso la pagina dell'evento, in inglese, francese e tedesco, senza bisogno di iscriversi.

Per ulteriori informazioni, o per iscriversi, visitare la pagina dell'evento all'indirizzo: https://europa.eu/!9gPYcm

Per ulteriori domande, scrivere a: EU-Democracy@eesc.europa.eu

Soon in the EESC/Cultural events

"In piena luce, eppure lontano dagli occhi": l'evento del CESE dedicato ai giovani si conclude con un omaggio musicale all'Ucraina

Il 24 marzo, nel quadro della cerimonia di chiusura dell'iniziativa per i giovani "La vostra Europa, la vostra opinione!", il CESE ospiterà uno spettacolo musicale che renderà omaggio alla lotta dell'Ucraina per la democrazia e la libertà attraverso canzoni che raccontano storie di eroismo quotidiano.

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Il 24 marzo, nel quadro della cerimonia di chiusura dell'iniziativa per i giovani "La vostra Europa, la vostra opinione!", il CESE ospiterà uno spettacolo musicale che renderà omaggio alla lotta dell'Ucraina per la democrazia e la libertà attraverso canzoni che raccontano storie di eroismo comune.

Lo spettacolo, intitolato Svit za ochi ("In piena luce, eppure lontano dagli occhi") e interpretato dalla compagnia polacca "Teatro Navpaky", consisterà in una rassegna di nove canzoni che raccontano la storia di giovani che vivono esperienze di vita diverse in un contesto che rispecchia gli eventi in corso in Ucraina.

L'idea alla base della rassegna è mostrare che le donne e gli uomini che lottano eroicamente per la libertà non sono maestose statue di bronzo, bensì persone comuni in carne e ossa, con la loro vita, le loro gioie e i loro dilemmi.

Le canzoni saranno interpretate in ucraino, con sottotitoli in inglese. Lo spettacolo, che offrirà agli spettatori non ucraini un'opportunità unica per scoprire la cultura ucraina,

sarà rappresentato nel corso della sessione conclusiva dell'iniziativa "La vostra Europa, la vostra opinione!" (Your Europe, Your Say! - YEYS), l'evento annuale del CESE dedicato ai giovani che quest'anno si svolgerà dal 23 al 24 marzo. Centocinque studenti provenienti da trentacinque scuole secondarie di tutta l'Unione europea e dei paesi candidati, tra cui l'Ucraina e la Moldova, si riuniranno a Bruxelles per confrontarsi sui temi della democrazia e della partecipazione dei giovani alla vita pubblica. Ricorrendo agli strumenti della democrazia parlamentare proporranno modi per migliorare la partecipazione dei giovani all'elaborazione delle politiche dell'UE. Il CESE farà quindi in modo che le loro proposte giungano alle istituzioni dell'UE e ai responsabili politici.

si potrà assistere soltanto su invito, ma una registrazione sarà disponibile sul sito web del CESE.

Per consultare il programma completo dell'iniziativa YEYS, cliccare qui. (ck/dm)

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Millie Tsoumani (mt)
Chrysanthi Kokkini (ck)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Pablo Ribera Paya (prp)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

March 2023
04/2023

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