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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

FEBRUARY 2024 | IT

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Editoriale

Editoriale

Care lettrici e cari lettori,

le prossime elezioni europee sono fondamentali per l'UE, impegnata a contrastare l'allarmismo euroscettico e di estrema destra. Questa consultazione elettorale disegnerà il panorama politico dell'UE e definirà un ruolo attivo e inclusivo per i cittadini e le organizzazioni della società civile.

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Le prossime elezioni europee sono fondamentali per l'UE, impegnata a contrastare l'allarmismo euroscettico e di estrema destra. Questa consultazione elettorale disegnerà il panorama politico dell'UE e definirà un ruolo attivo e inclusivo per i cittadini e le organizzazioni della società civile.

In questo contesto, il CESE, la casa della società civile organizzata, terrà dal 4 al 7 marzo 2024 la prima edizione della Settimana della società civile: Mobilitiamoci per la democrazia!.

Vi parteciperanno persone di ogni età e provenienza: giovani, giornalisti di tutti gli Stati membri dell'UE, e rappresentanti delle organizzazioni della società civile, delle parti interessate e delle istituzioni europee, che daranno vita a discussioni animate, in cui sarà evidenziato il contributo della società civile alle questioni sociali, politiche ed economiche che incidono sulla nostra vita quotidiana.

Poiché la democrazia inizia con la partecipazione, questo nuovo evento faro del CESE combinerà cinque importanti iniziative:

  • le Giornate della società civile, un'occasione per i cittadini di esprimere le loro aspettative su temi cruciali per le nostre democrazie;
  • l'incontro annuale ad alto livello sull'iniziativa dei cittadini europei (ICE), in cui gli organizzatori di future ICE definiranno il loro prossimo obiettivo legislativo;
  • l'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say!) (YEYS!), destinato ai giovani e unico nel suo genere, inteso ad avvicinare l'UE a giovani di tutti gli Stati membri dell'Unione e anche oltre, coinvolgendo giovani rappresentanti dei paesi candidati all'adesione e del Regno Unito;
  • Il Premio per la società civile, un riconoscimento assegnato a progetti creativi e innovativi senza scopo di lucro per il sostegno che offrono alle persone affette da problemi di salute mentale;
  • da ultimo, ma non per importanza, il seminario dei giornalisti, con partecipanti di tutti gli Stati membri dell'UE, che avranno così un'esperienza diretta dell'attività del Comitato e ne riferiranno nei rispettivi paesi.

La nostra Settimana della società civile offrirà al momento opportuno alla società civile organizzata e ai cittadini una sede per esprimersi su questioni essenziali per la nuova legislatura europea, e soprattutto incoraggerà la partecipazione degli elettori e promuoverà un atteggiamento filoeuropeo.

I contributi provenienti dalla Settimana della società civile e dai suoi partecipanti confluiranno in una risoluzione che illustrerà i principali messaggi della società civile per un'Europa più democratica in vista delle elezioni europee. 

La invito a unirsi a noi in questo importante sforzo, contribuendo alle nostre discussioni e incoraggiando i cittadini e le associazioni a prendere parte alle elezioni europee. Non perda questa opportunità! Per l'UE è necessario che i suoi cittadini esprimano le loro opinioni e siano presenti.

Laurenţiu Plosceanu

Vicepresidente responsabile della comunicazione

Date da ricordare

20 febbraio 2024

Convegno sul tema "La crisi degli alloggi in Europa: quale la via da seguire?"

23 febbraio 2024

Incontra i campioni dell'eccellenza

4-7 marzo 2024

Settimana della società civile

8 marzo 2024

Malattie rare nell'UE: azione comune volta a plasmare il futuro delle reti di riferimento europee (ERN)

14 marzo 2024

Effettività della tutela dei diritti e accesso alla giustizia

20-21 marzo 2024

Sessione plenaria del CESE

Veniamo al punto!

Siamo lieti di ospitare il contributo del membro del CESE Pietro Vittorio Barbieri, il quale ha condiviso con noi il suo punto di vista sull'importanza del dialogo civile e di far sì che esso abbia il posto che gli spetta nell'agenda europea.

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Siamo lieti di ospitare il contributo del membro del CESE Pietro Vittorio Barbieri, il quale ha condiviso con noi il suo punto di vista sull'importanza del dialogo civile e di far sì che esso abbia il posto che gli spetta nell'agenda europea.

Dialogo civile: è veramente giunto il momento di attuare l'articolo 11 del TUE

A cura di Pietro Vittorio BARBIERI

L'adozione di un parere sul tema del dialogo civile non può mettere la parola fine al processo, anche se rappresenta indubbiamente un passo avanti di fondamentale importanza, visto che il testo è stato elaborato su richiesta della presidenza belga del Consiglio dell'UE e potrebbe quindi essere inserito nell'agenda di lavoro dell'Unione europea.

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A cura di Pietro Vittorio BARBIERI

L'adozione di un parere sul tema del dialogo civile non può mettere la parola fine al processo, anche se rappresenta indubbiamente un passo avanti di fondamentale importanza, visto che il testo è stato elaborato su richiesta della presidenza belga del Consiglio dell'UE e potrebbe quindi essere inserito nell'agenda di lavoro dell'Unione europea.

Più che illustrare il parere, è probabilmente più utile comprendere l'iter della sua elaborazione. Il dialogo civile è prima di tutto un'agorà in cui i cittadini possono discutere dei loro programmi e obiettivi, e dove le parti interessate istituzionali e non istituzionali si incontrano su un piano di parità.

Oggi più che mai è necessario difendere la democrazia rappresentativa dai tentativi illiberali di minarla. Le diverse forme in cui si incarna il populismo suscitano profonda preoccupazione, poiché stanno erodendo lo spazio riservato alla partecipazione civile. Ecco perché dare attuazione all'articolo 11 del TUE è al contempo essenziale e urgente. All'epoca in cui tale articolo fu redatto, si aveva ben chiara l'idea che la democrazia liberale richiede la partecipazione dei corpi intermedi, come le parti sociali e le organizzazione della società civile. Questi organismi trasmettono le opinioni e i punti di vista dei cittadini: imprenditori a capo di grandi aziende o di PMI, lavoratori, professionisti, consumatori, appartenenti a minoranze quali migranti, persone con disabilità e Rom, e anche tutti coloro che partecipano alle attività di associazioni europee e internazionali di difesa dei diritti umani. "La libertà, la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto sono tra i valori fondanti dell'Unione europea. Questi valori sono sanciti dai Trattati europei e definiscono la nostra identità. Eppure negli ultimi anni sono stati oggetto di forti pressioni. L'Europa ha dovuto far fronte a crisi senza precedenti, che hanno amplificato le disuguaglianze sociali ed economiche, mettendo a dura prova la fiducia dei cittadini dell'UE nelle istituzioni democratiche", ha affermato il nuovo Presidente del CESE Oliver Röpke nel suo discorso di insediamento. Il dialogo civile ha un'importanza cruciale nel dare risposte a queste sfide e, come sottolineato dal nuovo Presidente riferendosi al CESE in quanto parte integrante dell'architettura istituzionale dell'UE, le porte delle istituzioni europee devono rimanere sempre aperte per ascoltare i messaggi che i cittadini vogliono farci pervenire.

Il dibattito in seno al gruppo di studio incaricato di redigere il parere è stato un buon esempio di dialogo civile, nel quale ciascun partecipante ascolta il punto di vista dell'altro e tutti insieme arrivano a un consenso sulla formulazione, il contenuto e le finalità del testo.

Abbiamo definito di comune accordo una serie di richieste da sottoporre all'attenzione delle istituzioni europee al fine di rafforzare il dialogo civile, con l'obiettivo di raggiungere un accordo interistituzionale che serva da base per una strategia e un piano d'azione.

Si tratta di un progresso, un passo avanti come tanti altri che il CESE ha compiuto dal 1999 grazie ai dibattiti interni che si sono svolti tra le diverse entità che rappresenta. Tuttavia, ora occorre attuare e sostenere questa iniziativa e instradarla lungo il cammino verso l'adozione da parte dell'Unione europea.

Una domanda a …

Per la nostra rubrica "Una domanda a...", abbiamo chiesto Emilie Prouzet, membro del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e relatore del parere del CESE sul tema "Competitività a lungo termine dell'UE: prospettive oltre il 2030" che cosa serve per garantire la competitività a lungo termine nell'UE. L'adozione del parere è prevista per la sessione plenaria di marzo. 

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Per la nostra rubrica "Una domanda a...", abbiamo chiesto Emilie Prouzet, membro del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e relatore del parere del CESE sul tema "Competitività a lungo termine dell'UE: prospettive oltre il 2030" che cosa serve per garantire la competitività a lungo termine nell'UE. L'adozione del parere è prevista per la sessione plenaria di marzo. 

Per Emilie Prouzet, il cammino da seguire sarà tracciato dalla competitività a lungo termine e da una mappatura dei fattori e degli attori pertinenti

Nell'ultimo anno il tema della competitività è arrivato in cima alla scaletta delle priorità dell'UE per le politiche europee, e nessuno può ignorare l'importanza di questo tema per il futuro dell'UE.

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Nell'ultimo anno il tema della competitività è arrivato in cima alla scaletta delle priorità dell'UE per le politiche europee, e nessuno può ignorare l'importanza di questo tema per il futuro dell'UE.

La competitività era uno dei temi centrali del discorso sullo stato dell'Unione che la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha pronunciato lo scorso settembre dinanzi ai deputati al Parlamento europeo. Von der Leyen si è infatti impegnata a fare quanto necessario per difendere il vantaggio competitivo dell'Europa.

Le imprese europee faticano ad assumere manodopera qualificata, la regolamentazione dell'UE per i settori produttivi principali è più rigorosa rispetto a quella degli altri paesi concorrenti (ossia gli Stati Uniti e la Cina) e gli investimenti nella R&S sono minori; a ciò va aggiunto il fatto che gli scambi commerciali e la crescita economica sono ostacolati dalle infrastrutture fisiche e digitali esistenti. Queste sfide sono ben note e sono state documentate in svariati studi.

La Presidente Von der Leyen ha inoltre incaricato Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea, di presentare proposte concrete su come migliorare la competitività dell'UE. Questo incarico è da accogliere favorevolmente, ma non basteranno suggerimenti validi, perché per metterli in pratica ci sarà bisogno di volontà politica e di capacità.

L'UE si è posta l'obiettivo di rafforzare la sua resilienza e influenza nel mondo, ma sta perdendo la competitività necessaria per raggiungere tale obiettivo. Si prevede che la quota dell'UE nell'economia mondiale diminuirà costantemente, passando da quasi il 15 % ad appena il 9 % entro il 2050.

È pertanto indispensabile migliorare la produttività e la competitività dell'UE. A tal fine, l'UE deve adottare un'agenda per la competitività che, in linea con i principi del mercato unico e dell'economia sociale di mercato, sia lungimirante, ben definita e coordinata, promuova la prosperità delle imprese e dei lavoratori - migliorando la loro capacità di innovare, investire e commerciare, nonché di competere sul mercato globale per il bene comune - e guidi la nostra transizione verso la neutralità climatica. Ciò è essenziale non solo per garantire in futuro la prosperità, l'innovazione, gli investimenti, il commercio e la crescita, ma anche per creare posti di lavoro di qualità e migliorare il tenore di vita.

È per questo motivo che le imprese dell'UE nutrono evidenti aspettative in rapporto a questo nuovo slancio e chiedono di dare una nuova collocazione alla competitività in un quadro economico e sociale più ampio orientato al lungo termine.

Da tempo il CESE si adopera per individuare i fattori e gli attori che influiscono sulla competitività e produttività di lungo termine e che devono essere presi in considerazione in una visione integrata.  I lavori del CESE hanno riguardato gli ecosistemi della competitività, con l'obiettivo ambizioso di segnalare alla Commissione quali indicatori andrebbero ulteriormente potenziati o integrati.

Un approccio per paese volto a valutare i problemi e capire come risolverli sembra pertanto un aspetto cruciale che la Commissione non ha tuttavia affrontato in modo sufficientemente approfondito nelle due comunicazioni sulla competitività a lungo termine.

Più in generale, la Commissione ha stilato un elenco di 17 indicatori chiave di prestazione, ripartiti tra i nove fattori sinergici della competitività individuati, di cui occorre assicurare una valutazione annuale. È quindi necessario che gli Stati membri li monitorino costantemente e che la Commissione disponga di mezzi coercitivi adeguati per obbligare gli Stati a farlo. È questo che il CESE chiede.

Per quanto riguarda gli indicatori, il CESE si fa innanzitutto portavoce delle seguenti istanze:

  1. L'accesso al credito va assicurato a un costo ragionevole, ma senza penalizzare le generazioni future.
  2. Per quanto riguarda i servizi pubblici e le infrastrutture critiche, è necessario investire e misurare meglio gli investimenti realizzati; al riguardo si propongono sei parametri di valutazione.
  3. In merito alla ricerca e all'innovazione, è di vitale importanza rafforzare la cooperazione, sia tra il pubblico e il privato che a livello continentale o mondiale.
  4. Per quanto riguarda le reti di dati e l'energia, le parole chiave sono sicurezza, prezzi e neutralità climatica.
  5. Sul piano della circolarità, non è più necessario provare il ruolo svolto dall'UE, ma bisogna prestare attenzione a equilibrare la concorrenza tra gli operatori.
  6. Il quadro legislativo dell'UE in materia di digitalizzazione ha precorso i tempi per quel che riguarda la connettività, l'intelligenza artificiale, i dati, ecc.; in tale contesto, bisogna raccogliere la sfida di trovare un equilibrio tra apporti umani e promesse della tecnologia digitale.
  7. L'istruzione e la formazione devono essere in grado di rispondere alle sfide demografiche e sociologiche.
  8. Da ultimo, sul piano dell'autonomia strategica e degli scambi commerciali, le nostre dipendenze rappresentano i nostri punti deboli; le imprese devono riorganizzarsi e l'UE deve fornire un quadro che aiuti ad affrontare questa sfida. 

Infine, per quanto riguarda il mercato unico, il CESE ribadisce con fermezza la necessità che gli Stati membri seguano le norme stabilite nell'acquis dell'UE e i principi sanciti nei Trattati. Eliminazione degli ostacoli e controlli reali. La volontà politica dei governi degli Stati membri di attuare ciò che decidono a Bruxelles e la capacità della Commissione di operare in modo coordinato e non a compartimenti stagni, un approccio che purtroppo contribuisce ad aumentare le incoerenze. È di questo che c'è bisogno.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo.

In tale contesto, occorre fare affidamento su Bruxelles per i risultati dei controlli della competitività e sfruttare i cluster industriali regionali all'interno degli Stati membri. Gli strumenti esistono, quindi utilizziamoli.

L'ospite a sorpresa

L'ospite a sorpresa di questa edizione è la diplomatica e politica portoghese Ana Gomes, membro del Partito socialista portoghese. Ana Gomes si occupa di temi quali il pericolo del populismo, l'ascesa dei partiti di estrema destra e la necessità di combattere questi fenomeni e difendere i valori europei.

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L'ospite a sorpresa di questa edizione è la diplomatica e politica portoghese Ana Gomes, membro del Partito socialista portoghese. Ana Gomes si occupa di temi quali il pericolo del populismo, l'ascesa dei partiti di estrema destra e la necessità di combattere questi fenomeni e difendere i valori europei.

Diplomatica di carriera dal 1980, Ana Gomes ha svolto numerose funzioni, ricoprendo cariche anche presso le Nazioni Unite a Ginevra e a New York. Nel 1999 è stata a capo della Rappresentanza di interessi portoghese e poi, fino al 2003, ambasciatrice a Giacarta, dove ha svolto un ruolo attivo nel processo che ha portato all'indipendenza di Timor Leste e nel ripristino delle relazioni diplomatiche tra Portogallo e Indonesia. 

Deputata al Parlamento europeo dal 2004 al 2019, è stata particolarmente attiva in seno al Parlamento europeo nell'ambito delle relazioni esterne, dei diritti umani, della sicurezza e difesa, dello sviluppo internazionale, della parità di genere e della lotta contro l'evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Nel 2021 si è candidata come esponente del Partito socialista alle elezioni presidenziali contro il presidente uscente Marcelo Rebelo de Sousa, riuscendo a conquistare il secondo posto e posizionandosi davanti al candidato del partito di estrema destra, Chega.

Oggi porta avanti il suo impegno politico come attivista per i diritti umani, l'integrità e la trasparenza nella vita pubblica, e sostenitrice della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Conduce inoltre un programma televisivo settimanale di attualità sul canale televisivo portoghese SIC Notícias (Il parere di Ana Gomes).

Ana Gomes: L'ascesa dell'estrema destra in Europa – le cause e le misure necessarie per sconfiggerla

L'Europa sta trascurando questa difficile battaglia e fa fatica a combatterla efficacemente. Invertire i progressi compiuti dall'estrema destra si sta rivelando un compito difficile. Quando il nazifascismo fu sconfitto nel 1945, si era convinti che i movimenti estremisti avrebbero perso la loro influenza e il loro margine di manovra. Ma non è stato così. Il modello democratico ha consentito all'estrema destra di sopravvivere e di acquistare vigore grazie anche al risentimento e alla frustrazione dei cittadini.

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L'Europa sta trascurando questa difficile battaglia e fa fatica a combatterla efficacemente. Invertire i progressi compiuti dall'estrema destra si sta rivelando un compito difficile. Quando il nazifascismo fu sconfitto nel 1945, si era convinti che i movimenti estremisti avrebbero perso la loro influenza e il loro margine di manovra. Ma non è stato così. Il modello democratico ha consentito all'estrema destra di sopravvivere e di acquistare vigore grazie anche al risentimento e alla frustrazione dei cittadini. L'estrema destra ha potuto prosperare grazie alla tolleranza e all'indulgenza dimostrate dalle democrazie liberali europee in questi ultimi ottant'anni. Ha finto di partecipare al gioco democratico, senza mai rinunciare all'ambizione di distruggere la democrazia dal suo interno, non appena otterrà il potere per farlo.

E le manca poco per riuscirci, poiché inserendosi in un quadro che definisce di "sovranità nazionale", l'estrema destra è già salita al governo in diversi paesi, come l'Ungheria di Orban e la Slovacchia di Fico. In Polonia è stata al potere per otto anni con il governo del partito Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwosc) fino alle recenti elezioni di ottobre.

Nell'Unione europea l'estrema destra sta inoltre tentando di corrodere la democrazia e di portarla all'implosione. Negli ultimi trent'anni gli sviluppi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, attraverso le piattaforme digitali e i social media, hanno permesso di rafforzare notevolmente la capacità dei gruppi neonazisti e neofascisti di interagire e acquisire visibilità e potere su scala mondiale. Questi gruppi si avvalgono della libertà di espressione garantita dalle democrazie per amplificare e diffondere le loro ideologie xenofobe e razziste, coordinano le loro strategie e, al tempo stesso, mettono in discussione il sistema sociale di cui fanno parte. Il fatto è che la democrazia offre ai movimenti che cercano di distruggerla condizioni oggettive che ne favoriscono lo sviluppo e la penetrazione sociale, come ad esempio il finanziamento pubblico.

L'estrema destra ha trovato un terreno fertile per la propria crescita in Europa, dato che le politiche neoliberiste e il capitalismo finanziario ispirato alle politiche economiche attuate dall'amministrazione Reagan hanno interrotto i progressi e lo sviluppo del benessere sociale delle classi medie, che costituiscono il pilastro della costruzione europea e del suo successo. Il neoliberalismo ha deregolamentato e ostacolato lo sviluppo economico e sociale, ridotto i redditi da lavoro in termini reali favorendo il capitale, tagliato il sostegno sociale e i servizi pubblici e lasciato il settore dell'edilizia abitativa nelle mani della speculazione immobiliare. I governi europei hanno iniziato una nefasta concorrenza tra loro per la vendita di visti d'oro a cleptocrati e oligarchi di tutto il mondo. Negli ultimi quindici anni il malcontento in Europa è aumentato a causa della crisi del mercato e del dumping fiscale, che favoriscono la concorrenza sleale nel mercato interno, dello scarso sostegno offerto da Bruxelles e Francoforte alle PMI, della minore tutela dell'occupazione e della diminuzione del potere d'acquisto.

Si tratta di un tragico errore politico che ha determinato un calo costante degli indici di partecipazione alle elezioni europee e l'ascesa dell'estrema destra al Parlamento europeo. La ricomparsa dell'ideologia nazifascista è il risultato del modello di austerità utilizzato in Europa, che ha sì protetto il sistema finanziario, ma ha tradito la giustizia economica e fiscale e non ha risposto ai problemi, ai desideri e alle aspettative dei cittadini. Ha favorito il riemergere di una vecchia propaganda di ideologie suprematiste e identitarie, che è sempre in agguato in attesa di un'opportunità per far regredire l'umanità sul piano della civiltà. Questo inasprimento dell'odio culturale e religioso è presente nelle nostre vite di oggi, sui nostri schermi, nei social media e nella disinformazione che viene promossa incessantemente. Instillare la paura e l'insicurezza nei cittadini, evocare l'islamizzazione, la fine della supremazia bianca o dell'identità giudaico-cristiana e demonizzare la comunità Rom accusandola di dipendere dalle prestazioni sociali sono strategie che, nel corso della storia, sono state utilizzate nell'ascesa di dittatori o leader autoritari.

Oggi i governi europei consentono loro di segnalare il "pericolo dell'immigrazione" in un'Europa che invecchia, che ha assolutamente bisogno di importare parte della sua forza lavoro per sostenersi e crescere economicamente. E questo nonostante il fatto che il numero di rifugiati e migranti che entra nell'UE sia attualmente basso - in effetti è inferiore a quello di cui hanno bisogno la popolazione e la manodopera europee. Tuttavia, la retorica xenofoba e razzista persiste in un'Europa che continua a non disporre di un quadro giuridico sicuro ed efficace per accogliere e integrare i migranti, anziché continuare ad arricchire i gruppi mafiosi coinvolti nella tratta di esseri umani. I lavoratori migranti sono stati essenziali per la ricostruzione dell'Europa postbellica e per la costruzione dell'Unione europea. Il contributo dei migranti rimarrà fondamentale per il progresso dell'Europa nei prossimi decenni e l'estrema destra ne è consapevole: molti dei suoi finanziatori ricorrono ai migranti nelle loro industrie e nelle loro imprese.

Ma essa continuerà a fare il suo gioco, creando timori, manipolando le coscienze ed alimentando l'acquiescenza di leader nazionali ed europei deboli e instabili quando si tratta di sostenere una visione strategica, i nostri valori e i nostri principi. La risposta dei democratici e degli europeisti può essere una sola: lottare per i nostri valori, per la democrazia, la libertà, la dignità e la pace in Europa.

Ucraina, due anni dopo

Abbiamo chiesto a Tetyana Ogarkova, una giornalista ucraina che vive a Kiev, di cogliere per noi attraverso un'immagine-simbolo la situazione odierna dell'Ucraina, a due anni dall'invasione russa iniziata il 24 febbraio 2022. Ogarkova ha scelto di inviarci una foto che ha scattato mentre viaggiava nel paese per sostenere le truppe ucraine. Ecco la foto che vuole condividere con i nostri lettori e di cui vuole raccontare la storia.

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Abbiamo chiesto a Tetyana Ogarkova, una giornalista ucraina che vive a Kiev, di cogliere per noi attraverso un'immagine-simbolo la situazione odierna dell'Ucraina, a due anni dall'invasione russa iniziata il 24 febbraio 2022. Ogarkova ha scelto di inviarci una foto che ha scattato mentre viaggiava nel paese per sostenere le truppe ucraine. Ecco la foto che vuole condividere con i nostri lettori e di cui vuole raccontare la storia.

Tetyana Ogarkova ha un dottorato in letteratura conseguito presso l'Università Paris XII Val-de-Marne e insegna all'Università Mohyla di Kiev. Lavora come giornalista e dirige il dipartimento per le relazioni con i media internazionali dell'Ukraine Crisis Media Center. Vive a Kiev.

© Tetyana Ogarkova

C'era una volta una casa...

Una casa in rovina nel villaggio di Vremivka, nei pressi di Nova Novosilka, l'epicentro della controffensiva ucraina dell'estate 2023.

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Una casa in rovina nel villaggio di Vremivka, nei pressi di Nova Novosilka, l'epicentro della controffensiva ucraina dell'estate 2023.

In questi villaggi della steppa ucraina, situati all'intersezione di tre regioni (quelle di Donetsk, di Dnipropetrovsk e di Zaporizhzhia) e lontano dalle grandi città, vivono i discendenti dei greci del Ponto fatti trasferire qui dalla Crimea fin dal XVIII secolo. Gli abitanti hanno resistito all'offensiva russa del 2022, ma il prezzo da pagare è stata la distruzione completa degli edifici da parte dell'artiglieria nemica. In questo luogo strategico, che potrebbe rappresentare la chiave di volta per liberare le coste del Mare d'Azov, l'Ucraina mantiene la posizione, a due anni dall'inizio dell'invasione russa.

Elezioni europee del 6-9 giugno 2024: Io vado a votare, e tu?

Nella nostra nuova rubrica Io vado a votare, e tu?, che sarà pubblicata fino a giugno 2024, daremo la parola a una serie di ospiti che ci illustreranno il loro punto di vista su come e perché partecipare alle elezioni europee. In questa edizione il nostro ospite è Andrej Matišák, vicecapo dell'ufficio affari esteri del più grande quotidiano slovacco, Pravda.

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Nella nostra nuova rubrica Io vado a votare, e tu?, che sarà pubblicata fino a giugno 2024, daremo la parola a una serie di ospiti che ci illustreranno il loro punto di vista su come e perché partecipare alle elezioni europee. In questa edizione il nostro ospite è Andrej Matišák, vicecapo dell'ufficio affari esteri del più grande quotidiano slovacco, Pravda.

La "Slovaxit" non è all'ordine del giorno, ma...

di Andrej Matišák

Benvenuti in Slovacchia! Benvenuti nella terra dei record europei.

No, non mi riferisco al numero eccezionale di castelli, agli stabilimenti termali esclusivi o alle montagne pittoresche. Intendo i risultati politici della Slovacchia. Ebbene, purtroppo siamo gli ultimi della classe.

Gli slovacchi hanno votato per la prima volta per il Parlamento europeo alle elezioni del 2004. Da allora, il mio paese ha puntualmente fatto registrare la più bassa affluenza alle urne. E questo ad ogni elezione.

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di Andrej Matišák

Benvenuti in Slovacchia! Benvenuti nella terra dei record europei.

No, non mi riferisco al numero eccezionale di castelli, agli stabilimenti termali esclusivi o alle montagne pittoresche. Intendo i risultati politici della Slovacchia. Ebbene, purtroppo siamo gli ultimi della classe.

Gli slovacchi hanno votato per la prima volta per il Parlamento europeo alle elezioni del 2004. Da allora, il mio paese ha puntualmente registrato la più bassa affluenza alle urne. E questo ad ogni elezione.

Nel 2014 ha votato appena il 13,05 % degli aventi diritto. All'epoca ero così convinto che sarebbero stati meno del 15 % che avevo quasi considerato la possibilità di chiedere un prestito in banca e creare un partito. Anche oggi continuo a pensare che avrei potuto essere eletto al Parlamento europeo.

Seriamente, ora: in che modo, oggi, gli slovacchi percepiscono l'Unione europea? Come un salvadanaio dal quale attingere? Questo è sicuro, ma il problema è che la Slovacchia non riesce nemmeno a utilizzare i fondi dell'UE in modo efficace. Anche in questo siamo tra i peggiori.

Quella secondo cui "tutto ci viene imposto da Bruxelles" è una narrazione diffusa, e non vi è dubbio che questo tipo di discorsi si possano sentire dappertutto. Ma in Slovacchia i politici hanno perfezionato questo concetto, portandolo ai massimi livelli. Se qualcosa va bene, è tutto merito loro. Se qualcosa va male, "è ancora colpa di Bruxelles", e sono molto pochi i politici slovacchi che si oppongono a questa narrazione.

Detto ciò, anche i media hanno la loro parte di responsabilità. La loro copertura dei temi dell'UE è, in molti casi, assolutamente superficiale. I giornalisti slovacchi evitano di parlare degli affari europei perché li considerano noiosi, con il risultato che, quando ne parlano, si concentrano principalmente sui problemi, siano essi reali o inventati.

Se permettete, vorrei dire qualche parola anche sul settore delle imprese. È raro che gli imprenditori parlino pubblicamente dei vantaggi dell'appartenenza all'Unione europea. Preferiscono invece lamentarsi degli "ordini" e delle normative di Bruxelles.

Tutti questi fattori, considerati nel loro insieme, hanno fatto sì che, stando ai sondaggi, gli slovacchi siano sempre più euroscettici. Se a tutto questo aggiungiamo tutta la disinformazione, compresa quella russa, che i politici oggi al potere si dilettano a utilizzare per i loro scopi, finiamo con un cocktail esplosivo di disinteresse e rabbia.

No, la "Slovaxit" non è ancora all'ordine del giorno. Ma potrebbe diventare più attuale quando la Slovacchia non avrà più diritto ai fondi dell'UE.

Se vogliamo evitare conseguenze nefaste, i leader politici slovacchi devono finalmente considerare l'UE come uno spazio essenziale per il buon funzionamento del loro paese e comportarsi di conseguenza. Purtroppo, è già evidente che una gran parte dell'attuale rappresentanza politica slovacca preferirebbe invece entrare in guerra con l'UE per proteggere a ogni costo i propri interessi.

Ciò significa che tutti gli elettori che invece all'UE tengono dovrebbero affrontare questo tema con i familiari, gli amici, i conoscenti e persino le persone che ancora non conoscono. Questo è chiedere molto, lo so, e i risultati sono incerti. Ma tutte le altre prospettive sono peggiori.

Notizie dal CESE

La presidenza belga del Consiglio dell'UE chiede il sostegno del CESE per le proprie priorità fondamentali

Competitività, PMI e inclusione sociale sono al centro del programma della presidenza belga. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) formula raccomandazioni politiche sul rapporto tra governance economica, crescita inclusiva a lungo termine e sicurezza sostenibile, nonché sulla capacità dell'economia sociale di contribuire alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale.

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Competitività, PMI e inclusione sociale sono al centro del programma della presidenza belga. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) formula raccomandazioni politiche sul rapporto tra governance economica, crescita inclusiva a lungo termine e sicurezza sostenibile, nonché sulla capacità dell'economia sociale di contribuire alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale.

Nel primo semestre del 2024 il Belgio detiene, per la 13ª volta, la presidenza del Consiglio dell'UE, le cui priorità sono state discusse nel corso di due dibattiti svoltisi nella sessione plenaria del CESE di gennaio.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha elogiato la presidenza belga per avere associato ai suoi lavori le parti sociali. Cadendo alla conclusione dell'attuale ciclo istituzionale dell'Unione europea, la presidenza belga ha il compito di condurre in porto una serie di compromessi legislativi e di guidare il Consiglio dell'UE durante la campagna elettorale e le elezioni del Parlamento europeo.

Il vice primo ministro belga David Clarinval ha illustrato i punti di vista della presidenza sulla riforma della politica agricola comune, sulla tutela dei lavoratori autonomi e sulla politica industriale dell'UE. Con la sua richiesta di 13 pareri consultivi, la presidenza belga intende ricevere il contributo del CESE alle discussioni sull'agenda strategica per il periodo 2024-29. Inoltre, in aprile sarà adottata una dichiarazione interistituzionale in merito alla futura agenda sociale dell'UE. Tra le priorità della presidenza figurano una transizione verde e sociale che affronti le crisi del clima e della biodiversità. La sua attenzione alla mobilità equa dei lavoratori e alla protezione sociale sostenibile è al centro del dialogo tra le parti sociali rappresentate dal CESE. Altri temi prioritari saranno il rafforzamento della competitività europea, il sostegno alle PMI e la promozione di una politica commerciale equilibrata per un'Europa globale. (tk)

Orientare il futuro dell'agricoltura europea: il CESE chiede resilienza e sostenibilità

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sta elaborando una visione per la politica agricola comune (PAC) dopo il 2027 al fine di garantire la resilienza e la sostenibilità dell'agricoltura europea. Su incarico della presidenza belga del Consiglio dell'UE, il CESE ha formulato un parere, adottato in gennaio, in cui sottolinea la necessità di un quadro politico stabile e a lungo termine che promuova la produzione alimentare sostenibile, l'autonomia strategica aperta e lo sviluppo rurale.

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sta elaborando una visione per la politica agricola comune (PAC) dopo il 2027 al fine di garantire la resilienza e la sostenibilità dell'agricoltura europea. Su incarico della presidenza belga del Consiglio dell'UE, il CESE ha formulato un parere, adottato in gennaio, in cui sottolinea la necessità di un quadro politico stabile e a lungo termine che promuova la produzione alimentare sostenibile, l'autonomia strategica aperta e lo sviluppo rurale.

Il settore agricolo dell'UE, composto per il 94,8 % da aziende a conduzione familiare, si trova ad affrontare tutta una serie di sfide, tra cui un calo dei redditi, la diminuzione del numero di aziende agricole, difficoltà di ricambio generazionale e un notevole esodo di lavoratori. Nonostante la riduzione degli stanziamenti di bilancio per la PAC (meno del 25 % nel 2021), il CESE chiede che i finanziamenti destinati a tale politica siano commisurati ai suoi obiettivi di sostenibilità. Si raccomanda di passare dal sostegno di base al reddito ad incentivi finanziari per i servizi ambientali e sociali, garantendo una certa flessibilità alle piccole aziende agricole a conduzione familiare durante un periodo di transizione.

Le preoccupazioni relative a un tenore di vita equo per gli agricoltori dell'UE, esacerbate dall'inflazione, dalla volatilità del mercato dell'energia e dai cambiamenti climatici, evidenziano la necessità di riformare la PAC. Il CESE auspica che tali sfide siano affrontate nella PAC post-2027, che dovrebbe concentrarsi sulla garanzia di condizioni di lavoro dignitose, promuovere un'alimentazione più sana, ridurre gli sprechi alimentari e regolamentare i mercati alimentari. Si propone di includere componenti anticicliche e un sostegno alla produzione di energia rinnovabile per attenuare l'impatto degli aumenti dei prezzi dell'energia e delle interruzioni dell'approvvigionamento. Tra le misure suggerite per contrastare le condizioni climatiche estreme e consentire agli agricoltori di far fronte alle sfide, vi è il rafforzamento dei regimi assicurativi di partenariato pubblico/privato e il sostegno agli investimenti nell'innovazione e nelle tecnologie digitali.

In preparazione delle elezioni del Parlamento europeo del 2024, il CESE sottolinea la necessità di orientare la PAC in modo da rispondere all'evoluzione delle esigenze della società e dell'agricoltura.  Evidenzia l'importanza di coinvolgere le parti interessate, di concedere una maggiore flessibilità agli Stati membri e di semplificare i processi amministrativi per la definizione e l'adeguamento dei piani strategici. In ultima analisi, il CESE prefigura una PAC che trovi un equilibrio tra la garanzia della sicurezza alimentare, la protezione dell'ambiente e la promozione del benessere degli agricoltori europei di fronte alle sfide globali. (ks)

L'UE deve accelerare le riforme per la competitività

L'Europa è in ritardo in termini di competitività e deve affrontare le carenze del suo mercato unico con urgenza, ma facendo in modo di apportare benefici sia alle imprese che ai cittadini.

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L'Europa è in ritardo in termini di competitività e deve affrontare le carenze del suo mercato unico con urgenza, ma facendo in modo di apportare benefici sia alle imprese che ai cittadini.

Alla sessione plenaria del CESE di gennaio si è svolto un dibattito sulla competitività europea e il futuro del mercato interno. Il parere del CESE al centro di tale dibattito è stato richiesto dalla presidenza belga del Consiglio dell'UE, che si è impegnata a utilizzare i sei mesi del suo mandato per concentrarsi sulla competitività e sul mercato unico. Il parere contribuirà inoltre alla relazione ad alto livello di Enrico Letta sul futuro del mercato unico, che sarà presentata al Consiglio europeo di marzo.

Il CESE sottolinea che il mercato interno deve affrontare le sfide di un mondo molto diverso da quello per il quale è stato creato negli anni '90 del secolo scorso. L'UE è pertanto soggetta a molteplici pressioni: mantenere condizioni di parità mentre sovvenziona le sue industrie per contribuire a finanziare la transizione verde; trattenere i posti di lavoro in Europa sia pure garantendo la competitività delle imprese; assicurarsi le materie prime applicando al tempo stesso le norme in materia di lavoro e di ambiente.

La relatrice Sandra Parthie ha dichiarato: "Il mercato unico ha contribuito a fare dell'UE uno dei principali blocchi commerciali del mondo, ma questa importante posizione non è destinata a durare. Ciò che proponiamo nel nostro parere è concentrarsi sullo sviluppo di una politica industriale europea che non sia la somma di 27 politiche industriali nazionali, ma piuttosto una visione realmente europea del nostro potenziale industriale".

Intervenendo nel corso del dibattito, il direttore generale di Business Europe Markus Beyrer ha affermato: "Abbiamo un problema di competitività. Stiamo restando indietro rispetto ai nostri concorrenti globali, e il mercato unico è uno degli strumenti a nostra disposizione per rimediare a questa situazione. L'obiettivo è produrre il margine necessario per alimentare il modello europeo come lo conosciamo, compresi gli aspetti sociali".

Ludovic Voet, segretario confederale della Confederazione europea dei sindacati (CES), ha sottolineato che il contratto sociale europeo è la base del mercato unico e deve essere rafforzato, e ha aggiunto che "nel nostro sistema competitivo, le imprese devono pagare salari equi, offrire buoni posti di lavoro ed evitare di danneggiare l'ambiente. L'Europa deve mantenere lo slancio necessario per una transizione verde che sia anche giusta".

Nel parere del CESE figura la proposta di nominare un commissario per i servizi di interesse economico generale (SIEG) nella prossima Commissione, con un piano quinquennale per lo sviluppo di SIEG sicuri, di buona qualità e sostenibili. Tali servizi rappresentano il 25 % del PIL dell'UE e il 20 % dell'occupazione totale e comprendono settori chiave quali i trasporti, l'energia, le comunicazioni, l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari. Sono inoltre molto importanti anche nel settore dell'assistenza sanitaria e dei servizi sociali. (dm)

L'UE deve migliorare le connessioni delle sue infrastrutture energetiche tra Stati membri confinanti

I flussi transfrontalieri di energia sono fondamentali per la fornitura di elettricità e gas ai diversi Stati membri dell'UE. Ciò significa che le infrastrutture energetiche devono essere potenziate attraverso interconnettori tra paesi vicini per aumentare la capacità energetica sostenibile dell'Unione.

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I flussi transfrontalieri di energia sono fondamentali per la fornitura di elettricità e gas ai diversi Stati membri dell'UE. Ciò significa che le infrastrutture energetiche devono essere potenziate attraverso interconnettori tra paesi vicini per aumentare la capacità energetica sostenibile dell'Unione.

In un parere richiesto dalla presidenza belga del Consiglio dell'UE e adottato nella sessione plenaria del 18 gennaio 2024, il CESE lancia un chiaro messaggio al riguardo.

L'UE dovrebbe dedicare particolare attenzione allo sviluppo delle reti, e occorre investire in misura considerevole per stimolare l'economia europea e creare posti di lavoro di qualità e rispettosi dell'ambiente.

"Al CESE siamo convinti che, per realizzare la transizione verde e l'autonomia energetica strategica, sia essenziale operare un cambiamento strutturale del nostro sistema energetico", ha dichiarato il Presidente del CESE Oliver Röpke durante il dibattito svoltosi nel contesto dell'adozione del parere.

La ministra belga dell'Energia Tinne Van der Straeten ha sottolineato che la transizione verso l'energia pulita, nata dalla necessità climatica, costituisce ora un imperativo economico e di sicurezza, e che l'interconnessione crea un sistema più flessibile, in grado di bilanciare le variazioni geografiche nella produzione eolica e solare.

"Le ambizioni dell'Europa in materia di energie rinnovabili superano attualmente i suoi piani in termini di infrastrutture, per cui abbiamo bisogno di queste infrastrutture transeuropee in tempi rapidi. Esse devono essere efficienti in termini di costi, sicure, sostenibili e flessibili", ha dichiarato Van der Straeten. (MP)

Il CESE invita alla collaborazione per attuare efficacemente il sistema fiscale basato sulle norme della sede centrale in Europa

Al fine di favorire la crescita delle piccole imprese nell'UE, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene la proposta della Commissione di istituire un sistema fiscale basato sulle norme della sede centrale (Head Office Tax system - HOT). Nel parere sull'argomento il CESE raccomanda di adottare misure supplementari e insiste sulla necessità di una collaborazione rafforzata tra la Commissione, gli Stati membri e i rappresentanti delle microimprese e delle piccole e medie imprese (MPMI) per attuare efficacemente il nuovo sistema e fare opera di sensibilizzazione al riguardo.

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Al fine di favorire la crescita delle piccole imprese nell'UE, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene la proposta della Commissione di istituire un sistema fiscale basato sulle norme della sede centrale (Head Office Tax system - HOT). Nel parere sull'argomento il CESE raccomanda di adottare misure supplementari e insiste sulla necessità di una collaborazione rafforzata tra la Commissione, gli Stati membri e i rappresentanti delle microimprese e delle piccole e medie imprese (MPMI) per attuare efficacemente il nuovo sistema e fare opera di sensibilizzazione al riguardo.

Le PMI, che rappresentano la quasi totalità - il 99,8 % - delle imprese del settore imprenditoriale non finanziario dell'UE, forniscono un contributo significativo all'occupazione (66,6 %) e al valore aggiunto generato (56,8 %). La proposta della Commissione di creare un sistema fiscale basato sulle norme della sede centrale, che fa parte del più ampio pacchetto di aiuti per le PMI, è intesa ad alleggerire gli oneri normativi e a semplificare le procedure fiscali per queste imprese. Il CESE sottolinea che è necessario adottare quanto prima la proposta sul sistema HOT per favorire e accelerare la crescita delle MPMI, puntando soprattutto alle piccole e medie imprese indipendenti che operano a livello transfrontaliero. La riduzione proposta è in linea con l'obiettivo del CESE di promuovere un contesto propizio a un aumento del PIL e dell'occupazione nel lungo periodo.

Pur essendo favorevole a concentrare gli sforzi, in una prima fase, sulle MPMI indipendenti, il CESE propone di prendere in considerazione la possibilità di estendere l'applicazione del sistema HOT alle società controllate quando giungerà il momento della valutazione ex post prevista dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore, rafforzandone così l'inclusività. Il CESE prende atto della complementarità del sistema HOT con le proposte del pacchetto BEFIT (Business in Europe: Framework for Income Taxation = imprese in Europa: quadro per l'imposizione dei redditi), ma sottolinea che occorre fare attenzione a evitare discrepanze nel quadro giuridico. La cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri è fondamentale per la corretta applicazione e il successo del sistema, e il CESE invita a collaborare per fare in modo che questo accada, esortando i paesi dell'UE ad adattare con la massima rapidità i loro sistemi informatici e a sensibilizzare le MPMI a questo nuovo strumento. (tk)

Il rispetto degli impegni in materia di clima favorisce la pace e la sicurezza

Nella sessione plenaria di gennaio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha affrontato il tema dell'impatto dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale sulla pace, la sicurezza e la difesa. Il Comitato sottolinea l'urgente necessità di investire nella formulazione di risposte resilienti a queste sfide globali.

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Nella sessione plenaria di gennaio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha affrontato il tema dell'impatto dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale sulla pace, la sicurezza e la difesa. Il Comitato sottolinea l'urgente necessità di investire nella formulazione di risposte resilienti a queste sfide globali.

Considerato che la missione fondamentale del progetto dell'UE è promuovere e preservare la pace, l'Europa deve intensificare gli sforzi di costruzione della pace.

Nel parere il CESE sottolinea che la promozione della pace è indissolubilmente legata al mantenimento e alla promozione dei diritti fondamentali e della democrazia. Pertanto, il Comitato ritiene che sia indispensabile continuare a integrare il nesso tra clima e sicurezza nelle politiche esterne dell'UE, creando interfacce proattive tra le istituzioni responsabili delle relazioni esterne e della coesione interna dell'Unione e i servizi di sicurezza e difesa degli Stati membri. L'espressione "nesso tra clima e sicurezza" si riferisce agli effetti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale sulla pace, la sicurezza e la difesa.

Ozlem Yildirim, membro del CESE e relatrice del parere, ha dichiarato: "Il CESE propone anche delle misure specifiche per anticipare gli eventi in maniera efficace, in particolare investendo in risposte resilienti, preparando i processi decisionali alle tensioni future e soprattutto definendo una vera strategia in materia a livello dell'UE. Anche il fatto che tutte le parti rispettino in maniera rapida ed efficace gli impegni climatici è un importante strumento di prevenzione!"

La proposta della Commissione europea tiene conto del nesso tra clima e sicurezza. Tuttavia, il CESE ritiene che il documento non riesca a definire chiaramente il perimetro geografico, politico e militare della questione, poiché non prende in considerazione la natura evolutiva di questo nesso, in un momento in cui la situazione si sta deteriorando e rischia di creare gravi tensioni tra gli Stati membri. Il nesso tra clima e sicurezza deve essere oggetto di un dialogo specifico e permanente tra la Commissione e gli Stati membri. (at)

Un'opportunità per l'acqua in Europa: il Blue Deal dell'UE acquista slancio in vista delle elezioni europee

L'appello del Comitato economico e sociale europeo a favore di un Blue Deal dell'UE sta raccogliendo sempre maggiore sostegno presso i responsabili politici e la società civile, grazie al crescente riconoscimento dell'urgenza di affrontare la carenza idrica e al potenziale del Blue Deal di fornire una soluzione globale.

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L'appello del Comitato economico e sociale europeo a favore di un Blue Deal dell'UE sta raccogliendo sempre maggiore sostegno presso i responsabili politici e la società civile, grazie al crescente riconoscimento dell'urgenza di affrontare la carenza idrica e al potenziale del Blue Deal di fornire una soluzione globale.

In un recente evento svoltosi al Comitato economico e sociale europeo (CESE), le principali parti interessate si sono incontrate per discutere del Blue Deal e del suo potenziale di trasformazione delle pratiche di gestione delle risorse idriche in tutto il continente, con particolare attenzione ai bacini idrografici.

"Ci troviamo di fronte a una crisi idrica di proporzioni mai viste", ha dichiarato il Presidente del CESE Oliver Röpke. Facendo riferimento alle prossime elezioni europee di giugno, ha poi osservato che l'acqua è un tema che riguarda ogni singolo cittadino. "In che modo i responsabili decisionali dell'UE affronteranno la questione dell'acqua e le sfide che ci attendono? È giunto il momento di porre queste domande".

La deputata al Parlamento europeo Pernille Weiss, facendo eco alle richieste di una soluzione globale, si è espressa a favore di un fondo dedicato alla transizione idrica, inteso a sostenere le imprese e le comunità nel passaggio a pratiche idriche sostenibili. Il relatore speciale delle Nazioni Unite Pedro Arrojo-Agudo ha sottolineato che la carenza idrica e i cambiamenti climatici non conoscono frontiere e ha invitato l'UE ad assumere un ruolo guida nello sviluppo di una soluzione globale alla crisi idrica.

L'invito del CESE a lanciare un Blue Deal europeo ha ottenuto un riscontro da parte di un'ampia gamma di parti interessate, tra cui la Compagnie Nationale du Rhône (CNR), una società francese di interesse pubblico che gestisce il fiume Rodano. Eric Divet, direttore delle risorse idriche di tale società, ha illustrato i risultati positivi da essa ottenuti nella gestione sostenibile delle risorse idriche, compresi gli sforzi per ripristinare le zone umide, migliorare la biodiversità dei fiumi e adattarsi ai cambiamenti climatici.

Nei prossimi mesi la Commissione europea dovrebbe presentare la sua iniziativa per la resilienza idrica. Il CESE è pronto a collaborare con le istituzioni dell'UE e le parti interessate per garantire che le sue proposte per un Blue Deal europeo figurino tra le priorità della prossima Commissione europea. (gb)

Rappresentanti del mondo della scienza e della società civile propongono dieci azioni politiche decisive per evitare di raggiungere punti critici irreversibili sul piano ambientale e sociale

Al ritmo attuale, un terzo degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) non sarà raggiunto dall'UE entro il 2030. È quanto emerge dalla 5a edizione della relazione sullo sviluppo sostenibile in Europa (Europe Sustainable Development Report). La relazione, elaborata di concerto con la società civile, evidenzia la stagnazione e la regressione in termini di obiettivi ambientali e sociali riscontrate in numerosi paesi d'Europa ed esacerbate dalle molteplici crisi susseguitesi dal 2020. Tra gli OSS figurano la riduzione della povertà, la sconfitta della fame, la salute, l'istruzione di qualità, la parità di genere, l'azione per il clima e la pulizia dell'acqua.

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Al ritmo attuale, un terzo degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) non sarà raggiunto dall'UE entro il 2030. È quanto emerge dalla 5a edizione della relazione sullo sviluppo sostenibile in Europa (Europe Sustainable Development Report). La relazione, elaborata di concerto con la società civile, evidenzia la stagnazione e la regressione in termini di obiettivi ambientali e sociali riscontrate in numerosi paesi d'Europa ed esacerbate dalle molteplici crisi susseguitesi dal 2020. Tra gli OSS figurano la riduzione della povertà, la sconfitta della fame, la salute, l'istruzione di qualità, la parità di genere, l'azione per il clima e la pulizia dell'acqua.

Per far fronte a questa situazione, sono state proposte dieci azioni politiche decisive volte ad evitare di raggiungere punti critici irreversibili sul piano ambientale e sociale. All'urgenza di tale situazione è stato dato grande rilievo nel corso di un evento organizzato congiuntamente dalla sezione Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente (NAT) del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e dalla Rete delle Nazioni Unite per le soluzioni di sviluppo sostenibile (SDSN). La relazione sullo sviluppo sostenibile in Europa punta a guidare l'UE nel suo cammino verso un rafforzamento della sua leadership in materia di OSS in vista delle elezioni europee del giugno prossimo e del Vertice del futuro, convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite nel settembre successivo.

Gli oratori intervenuti all'evento hanno sottolineato la necessità di un'azione immediata prima del 2030 per evitare punti critici irreversibili. Camilla Brückner, dell'ufficio ONU/UNDP di Bruxelles, Zakia Khattabi, ministra federale belga per il Clima, e Petra Petan, della Commissione europea, hanno sottolineato l'importanza di mantenere gli impegni presi con l'Agenda 2030 e l'accordo di Parigi sul clima.

La relazione e le dieci azioni prioritarie rivolte ai partiti politici, al prossimo Parlamento europeo, alla nuova formazione della Commissione europea, al Consiglio europeo e agli Stati membri sono state presentate dal vicepresidente dell'SDSN Guillaume Lafortune. L'invito ad agire, firmato congiuntamente dal CESE e dall'SDSN, esorta i leader europei a impegnarsi a favore di un Patto europeo per il futuro che sia verde, sociale e internazionale. Peter Schmidt, presidente della sezione NAT del CESE, ha voluto sottolineare che i prossimi sei anni saranno fondamentali per far progredire l'Agenda 2030, mettendo in risalto l'impegno del CESE a spingere le istituzioni dell'UE verso il conseguimento degli OSS e un coinvolgimento significativo della società civile. L'invito ad agire è inteso a guidare i leader europei verso un Patto europeo onnicomprensivo, in linea con gli obiettivi verdi e sociali che il CESE sollecita da anni. (ks)

© EU/EESC

La #CivSocWeek è in arrivo! Si terrà dal 4 al 7 marzo.

Guardando alle elezioni europee del giugno 2024, che porranno le basi per il futuro dell'Europa, il CESE, in quanto partner istituzionale della società civile, sta organizzando la sua prima Settimana della società civile, che sarà intitolata Mobilitiamoci per la democrazia!

Vuoi partecipare?

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Guardando alle elezioni europee del giugno 2024, che porranno le basi per il futuro dell'Europa, il CESE, in quanto partner istituzionale della società civile, sta organizzando la sua prima Settimana della società civile, che sarà intitolata Mobilitiamoci per la democrazia!

Vuoi partecipare?

Coinvolgeremo persone di varie età e provenienti da contesti diversi, tra cui giovani, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni dell'UE, per intavolare un vivace dibattito su questioni che incidono sulla nostra vita quotidiana e sul futuro dell'Europa. Discuteremo delle varie minacce e sfide ai valori democratici, nonché di ciò che la società civile si aspetta dai futuri leader europei. Le proposte che emergeranno saranno poi integrate nella risoluzione che il CESE adotterà in vista delle elezioni europee e nelle sue raccomandazioni politiche specifiche.

 La #CivSocWeek riunirà cinque importanti iniziative del CESE:

  • le Giornate della società civile – un evento faro annuale che mette in evidenza l'ampia gamma di contributi provenienti dalla società civile organizzata alla costruzione di un'UE maggiormente in linea con le aspettative dei cittadini su questioni cruciali per le nostre società democratiche. L'obiettivo è quello di incoraggiare un maggiore coinvolgimento della società civile nel progetto europeo a tutti i livelli;
  • la Giornata dell'iniziativa dei cittadini europei – un convegno annuale ad alto livello che offre un forum e una piattaforma in cui gli organizzatori di ICE già registrate o future e le parti interessate possono scambiare informazioni, condividere esperienze e presentare al pubblico le loro attività relative a determinate ICE;
  • La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say!) (YEYS) – l'evento dedicato ai giovani che avvicina i giovani - degli Stati membri, ma anche dei paesi candidati e del Regno Unito - all'Unione europea, stimolandoli a esercitare il loro diritto democratico di voto. Articolata in sessioni di consultazione dinamiche, offre ai suoi giovani partecipanti la possibilità di prendere parte a dibattiti, ne stimola la collaborazione e li incoraggia a raggiungere un consenso;
  • il Premio per la società civile - il riconoscimento annuale che premia iniziative efficaci, innovative e creative di singoli o di organizzazioni della società civile, e che quest'anno è dedicato ai progetti a sostegno del benessere mentale - individuale o collettivo - in Europa;
  • il seminario per i giornalisti – un evento che offre a giornalisti degli Stati membri l'opportunità di partecipare alle discussioni sullo stato della democrazia nell'Unione e sulle prossime elezioni europee e di osservare da vicino il lavoro del Comitato.

Partecipa anche tu e lasciati ispirare dai nostri workshop e dai nostri dibattiti di orientamento ad alto livello condotti da esperti! Fai sentire la tua voce su questioni chiave per la nuova legislatura europea ed entra in contatto con associazioni della società civile e con agenti di cambiamento di ogni parte d'Europa!

Consulta la pagina web #CivSocWeek e passa la parola!

Premi dell'UE per la produzione biologica 2024

Dal 4 marzo 2024 sono aperte le candidature per la terza edizione dei Premi dell'UE per la produzione biologica.

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Dal 4 marzo 2024 sono aperte le candidature per la terza edizione dei Premi dell'UE per la produzione biologica.

I Premi dell'UE per la produzione biologica ricompensano ogni anno le eccellenze nella catena del valore del biologico. Quest'anno la cerimonia di premiazione si terrà il 23 settembre 2024, Giornata europea della produzione biologica.

Saranno assegnati in totale otto premi nelle sette categorie previste, come riconoscimento a diversi attori della catena del valore del biologico per l'eccellenza dei loro progetti innovativi e sostenibili, che servono da stimolo ed esempio e creano un reale valore aggiunto per la produzione e il consumo biologici. La prima edizione dei Premi dell'UE per la produzione biologica si è svolta nel 2022. (ks)

Eventi associati alla Settimana verde dell'UE 2024, dedicati alla resilienza idrica: le candidature si aprono il 4 marzo!

Le candidature per gli eventi associati alla Settimana verde saranno aperte tra il 4 e il 17 marzo, e gli eventi si svolgeranno tra il 29 maggio e il 1º settembre.

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Le candidature per gli eventi associati alla Settimana verde saranno aperte tra il 4 e il 17 marzo, e gli eventi si svolgeranno tra il 29 maggio e il 1º settembre.

Ogni anno la Settimana verde dell'UE è accompagnata da centinaia di eventi associati in tutta Europa e oltre, organizzati da varie istituzioni, ONG, rappresentanti delle imprese, università, scuole, amministrazioni locali, regionali e nazionali ed altri partner.  

Il tema di questi eventi nel 2024 sarà la resilienza idrica. L'obiettivo è stimolare una discussione a livello europeo sul presente e sul futuro dell'acqua nell'UE, ponendo l'accento sulla sensibilizzazione e sulla promozione di soluzioni positive e collaborative.  

Sono ben accetti tutti i tipi di eventi, dai seminari ai dibattiti pubblici, dalle mostre alle iniziative di sensibilizzazione per le famiglie. Le attività possono svolgersi a livello locale, regionale, nazionale o europeo. Maggiori informazioni, compreso il calendario della procedura di presentazione ed esame delle candidature, sono disponibiliqui. 

Dato che il Blue Deal dell'UE è una delle iniziative faro del CESE, la scelta di questo tema per gli eventi associati rappresenta una buona occasione per far conoscere le proposte presentate nell'ottobre scorso dal CESE nella sua dichiarazione per un Blue Deal dell'UE, in cui invoca una nuova e ambiziosa strategia idrica per l'Europa, che sia alla pari con il Green Deal europeo.  (gb)

Notizie dai gruppi

Il mercato unico del futuro

A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Da quando il mercato interno è stato creato, l'armonizzazione e il riconoscimento reciproco delle norme hanno consentito alle aziende di vendere i loro prodotti in un mercato che serve oltre 450 milioni di persone. Il mercato unico, a cui è riconducibile il 61 % degli scambi commerciali tra imprese all'interno dell'UE, è alla base della prosperità economica dell'Europa, andando quindi a vantaggio dei cittadini, dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese. Secondo le stime della Commissione europea, il 25 % del prodotto interno lordo dell'UE è generato dal mercato interno.

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A cura del gruppo Datori di lavoro del CESE

Da quando il mercato interno è stato creato, l'armonizzazione e il riconoscimento reciproco delle norme hanno consentito alle aziende di vendere i loro prodotti in un mercato che serve oltre 450 milioni di persone. Il mercato unico, a cui è riconducibile il 61 % degli scambi commerciali tra imprese all'interno dell'UE, è alla base della prosperità economica dell'Europa, andando quindi a vantaggio dei cittadini, dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese. Secondo le stime della Commissione europea, il 25 % del prodotto interno lordo dell'UE è generato dal mercato interno.

Nuovi sviluppi, come la trasformazione digitale e la transizione verso un'economia a minore intensità di carbonio e più sostenibile, impongono tuttavia nuovi aggiustamenti, similmente a quanto richiesto dall'evolversi dei bisogni dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese e dalle nuove congiunture geopolitiche.

Affinché il mercato unico possa continuare ad avere successo, occorre apportare miglioramenti in vari settori, tra cui la politica energetica e industriale europea, l'Unione dell'energia e l'unione bancaria. Bisogna altresì prevedere un quadro più favorevole per le imprese - siano esse grandi o piccole - e un sostegno pubblico maggiore al progetto europeo, oltre a servizi pubblici più efficienti e a infrastrutture migliori per l'informatica, l'energia e i trasporti.

Poiché nella prima metà del 2024 due ex Presidenti del Consiglio dei ministri italiani pubblicheranno due relazioni d'importanza capitale (la prima relazione sarà redatta da Enrico Letta e verterà sul futuro del mercato unico, mentre la seconda sarà preparata da Mario Draghi e sarà incentrata sul futuro della competitività europea), il gruppo Datori di lavoro del CESE ha riassunto le proprie idee su come assicurare un futuro di successo al mercato interno nel documento di una pagina intitolato "Il mercato unico del futuro".

Per leggere il documento, cliccare qui: europa.eu/!TVmdYg

Le nostre priorità per il progresso sociale

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Le preoccupazioni e il benessere dei cittadini e dei lavoratori devono sempre essere al centro del processo decisionale politico.

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Le preoccupazioni e il benessere dei cittadini e dei lavoratori devono sempre essere al centro del processo decisionale politico. Si tratta di fattori umani importanti di cui occorre tenere conto, poiché è l'unico modo per garantire condizioni di vita dignitose. L'adozione di politiche che garantiscano tali condizioni a tutti consente di accrescere la fiducia e rafforzare l'accettazione generalizzata delle misure politiche attuali e future, oltre a evitare la disillusione popolare che crea un terreno fertile per il populismo e l'estremismo di destra.

Queste preoccupazioni sono state alla base della definizione delle priorità del gruppo Lavoratori per il periodo 2023-2025, che invitano chiaramente i futuri leader dell'UE ad adottare un'agenda progressista imperniata su una dimensione più sociale e umana. Dopo decenni di crisi, i cui costi sono stati sostenuti in modo inequivocabile dai cittadini e dai lavoratori europei, ci auguriamo che il dibattito europeo possa tornare a orientarsi verso ciò che conta veramente: il progresso sociale.

Le nostre priorità definiscono la visione del gruppo Lavoratori di un'Europa che non è solo sociale e sostenibile, ma che difende anche lo Stato di diritto, i diritti umani, la parità di genere, la solidarietà e la diversità. Abbiamo bisogno di un'Europa che dia priorità alla lotta contro la disuguaglianza, la povertà e l'emergenza climatica, assicuri una duplice transizione verde e digitale giusta e garantisca un lavoro dignitoso per tutti. Si tratta del modo migliore per dare forza alla nostra democrazia e alla nostra società, e a tutti gli individui che ne fanno parte. Auspichiamo che si tenga conto di questa nostra visione.

Le istituzioni dell'UE devono attuare con urgenza un dialogo civile strutturato e conformarsi all'articolo 11 del Trattato UE

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Lo scorso 24 gennaio la società civile europea ha inviato una lettera aperta alle Presidenti della Commissione europea e del Parlamento europeo, nonché alla presidenza belga del Consiglio dell'Unione europea. I firmatari della lettera hanno esortato le tre principali istituzioni dell'Unione europea (UE) coinvolte nel processo decisionale dell'UE ad adottare misure concrete per attuare un dialogo franco, trasparente e costante con le organizzazioni della società civile, come previsto dall'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea.

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

 

Lo scorso 24 gennaio la società civile europea ha inviato una lettera aperta alle Presidenti della Commissione europea e del Parlamento europeo, nonché alla presidenza belga del Consiglio dell'Unione europea. I firmatari della lettera hanno esortato le tre principali istituzioni dell'Unione europea (UE) coinvolte nel processo decisionale dell'UE ad adottare misure concrete per attuare un dialogo franco, trasparente e costante con le organizzazioni della società civile, come previsto dall'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea, in tutti i settori d'intervento.

La lettera aperta è stata redatta su iniziativa del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE e di Civil Society Europe, e contiene proposte specifiche per l'attuazione. La lettera ha ottenuto il sostegno di un totale di 156 firmatari, provenienti da 26 Stati membri, tra cui figurano 39 reti europee, 85 organizzazioni nazionali e 60 membri del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE.

Nonostante le disposizioni giuridiche, il dialogo civile rimane frammentario e non strutturato tra le istituzioni dell'UE. Per questo motivo i firmatari della lettera aperta #EUCivilDialogueNow invitano le istituzioni dell'UE a:

  • dare vita a un accordo interistituzionale sul dialogo civile;
  • istituire, all'interno di ciascuna istituzione, posti di dirigenti responsabili dei rapporti con la società civile;
  • stimolare e promuovere una maggiore cooperazione tra gli attori civici e sociali.

Questi sforzi devono dare seguito alle raccomandazioni della Conferenza sul futuro dell'Europa. Come primo passo, i firmatari hanno proposto una comunicazione della Commissione europea sul rafforzamento del dialogo civile al livello dell'UE.

La lettera aperta è disponibile in 24 lingue all'indirizzo: https://www.eesc.europa.eu/it/agenda/our-events/events/eu-civil-dialogue-now/open-letter.

Maggiori informazioni sono disponibili nel comunicato stampa che annuncia l'invio della lettera aperta, disponibile in 24 lingue all'indirizzo: https://www.eesc.europa.eu/it/agenda/our-events/events/eu-civil-dialogue-now.

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)
 

Hanno collaborato a questo numero

Christian Weger (cw)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Agata Berdys '(ab)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Millie Tsoumani (mt)
Pablo Ribera Paya (prp)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

 

 

Indirizzo

European Economic and Social Committee
Jacques Delors Building,
99 Rue Belliard,
B-1040 Brussels, Belgium
Tel. (+32 2) 546.94.76
Email: eescinfo@eesc.europa.eu

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February 2024
02/2024

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