L'edizione 2025 dell'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS) ha riunito circa 90 studenti provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito. Valeriia Makarenko è arrivata dalla città ucraina di Kharkiv, martoriata dalla guerra, per rappresentare il suo paese all'evento. Ci ha spiegato perché la partecipazione a YEYS è molto importante per i giovani ucraini, e ha espresso la speranza che la sua generazione, forte della resilienza e dell'unità acquisite durante la guerra, possa guidare l'Ucraina verso un futuro migliore. 

L'edizione 2025 dell'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! - YEYS) ha riunito circa 90 studenti provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito. Valeriia Makarenko è arrivata dalla città ucraina di Kharkiv, martoriata dalla guerra, per rappresentare il suo paese all'evento. Ci ha spiegato perché la partecipazione a YEYS è molto importante per i giovani ucraini, e ha espresso la speranza che la sua generazione, forte della resilienza e dell'unità acquisite durante la guerra, possa guidare l'Ucraina verso un futuro migliore.

1) Perché ritieni importante che i giovani partecipino a eventi dell'UE come La vostra Europa, la vostra opinione!?

Credo che partecipare a eventi di questo tipo sia fondamentale per i giovani, perché offre loro un foro dove esprimere le proprie opinioni, partecipare a discussioni significative e contribuire attivamente a dar forma al futuro dell'Europa. Questi eventi offrono un'opportunità davvero eccellente di conoscere i processi decisionali, sviluppare capacità di leadership e instaurare contatti con altri giovani provenienti da paesi differenti. Per noi giovani ucraini la partecipazione è ancora più significativa, perché ci permette di condividere le nostre esperienze reali, di sostenere la causa dell'integrazione europea dell'Ucraina e di contribuire alla solidarietà tra i giovani europei.

2) Secondo te, che impatto ha la guerra sui giovani in Ucraina?
Indubbiamente la guerra su vasta scala ha cambiato di molto la vita dei giovani nel mio paese, incidendo sulla loro istruzione, sulla loro salute mentale e sul loro senso generale di sicurezza. Molti di loro, per esempio, hanno dovuto adattarsi a studiare online o sono stati costretti a trasferirsi, spesso in condizioni di instabilità. Tuttavia, la guerra ha anche contribuito a rafforzare la resilienza: i giovani ucraini sono non soltanto diventati simboli di potere e di forza, ma ora sono anche maggiormente impegnati nel volontariato, nell'attivismo e negli sforzi di ricostruzione, ad esempio nei progetti urbanistici. Nonostante le difficoltà, siamo decisi a proteggere la nostra identità e a contribuire al futuro del nostro paese.

3) Cosa ti auguri per il futuro dei giovani in Ucraina?
La questione del futuro è complicata per quasi tutti gli adolescenti ucraini. Io e la mia comunità speriamo che tutti i giovani ucraini riescano ad avere un'istruzione di qualità, opportunità di crescita professionale e un futuro sicuro in un'Ucraina forte e indipendente. Spero anche che la comunità internazionale continui a sostenere l'Ucraina nella ricostruzione, in modo che i giovani possano prosperare e non solo sopravvivere. La forza della gioventù ucraina è incontestabile, quindi è stimolante vedere sempre più giovani che partecipano a vari progetti nel campo dell'istruzione, della scienza, del ripristino delle infrastrutture e in altri settori. Soprattutto, spero che la nostra generazione, formata dalla resilienza e dall'unità, guidi l'Ucraina verso un futuro più luminoso, più innovativo e più democratico.

4) Cosa ne pensi dell'evento?  

Mi ha dato una grande motivazione. Già solo chiacchierando, ascoltando e analizzando quello che dicevano gli altri partecipanti, ho capito che è un momento davvero intenso e che per il semplice fatto di unirci possiamo dimostrare di cosa siamo davvero capaci. Ad esempio, alcuni progetti che abbiamo realizzato ci hanno aiutato a capire meglio altri paesi. Ho appreso tante cose sui diversi paesi che non conoscevo. Sono felice e sono orgogliosa di aver partecipato. 

Valeriia Makarenko è una studentessa di 16 anni di Kharkiv (Ucraina). Frequenta il 10° anno del Liceo n. 99 della sua città.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato alcune raccomandazioni chiave sul Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno, sollecitando investimenti strategici e una maggiore cooperazione per rafforzare la resilienza e la competitività dell'UE. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato alcune raccomandazioni chiave sul Semestre europeo 2025 - Pacchetto d'autunno, sollecitando investimenti strategici e una maggiore cooperazione per rafforzare la resilienza e la competitività dell'UE.

Il CESE ha presentato le sue raccomandazioni in un parere adottato durante la sessione plenaria di febbraio, ponendo l'accento sulla sostenibilità, sulle riforme del mercato del lavoro e su un migliore allineamento tra le politiche nazionali e quelle dell'UE, e chiedendo nel contempo un maggiore coinvolgimento della società civile.

Il CESE deplora l'assenza dell'analisi annuale della crescita sostenibile, un documento politico fondamentale. Evidenzia la necessità per le istituzioni dell'UE di prepararsi a rischi geopolitici che hanno ripercussioni per il commercio, l'inflazione e la crescita.

Il CESE appoggia l'iniziativa della bussola per la competitività e chiede investimenti nei settori dell'energia e del digitale, compreso un Fondo europeo per gli investimenti strategici. Inoltre, chiede una maggiore partecipazione della società civile, una revisione pragmatica del dispositivo per la ripresa e la resilienza e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per migliorare le politiche economiche e la produttività. (tk)

Copyright: NATO

Di fronte alle crescenti minacce alla sicurezza, l'Europa ha urgentemente bisogno di una strategia unificata di finanziamento della difesa. In risposta a una richiesta della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui chiede azioni coraggiose: maggiori investimenti in sistemi moderni, approfondimento della cooperazione con la NATO e finanziamenti più consistenti all'interno del quadro finanziario dell'UE.

Di fronte alle crescenti minacce alla sicurezza, l'Europa ha urgentemente bisogno di una strategia unificata di finanziamento della difesa. In risposta a una richiesta della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, il CESE ha adottato un parere in cui chiede azioni coraggiose: maggiori investimenti in sistemi moderni, approfondimento della cooperazione con la NATO e finanziamenti più consistenti all'interno del quadro finanziario dell'UE.

L'aggravarsi delle minacce alla sicurezza dell'Europa ha messo a nudo la dipendenza dai fornitori esterni di materiali per la difesa: il 78 % dei 75 miliardi di EUR spesi in un anno dai paesi dell'UE per gli appalti nel settore della difesa è andato a fornitori di paesi terzi. Per ridurre tale dipendenza è fondamentale rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea (EDTIB).

"I meccanismi di finanziamento della difesa dell'UE devono essere riveduti per rispondere alle sfide attuali", spiega Marcin Nowacki, relatore del parere del CESE sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE. "Le norme di bilancio vigenti limitano la spesa militare e, pur rappresentando un passo avanti, iniziative come il Fondo europeo per la difesa (FED) e lo strumento europeo per la pace (EPF) rimangono insufficienti per affrontare la portata delle minacce attuali".

La cooperazione con la NATO è essenziale per l'interoperabilità e per una strategia unificata. Gli appalti congiunti, i partenariati per la cibersicurezza e per la sicurezza spaziale e il progetto satellitare IRIS2 rafforzeranno la resilienza. I finanziamenti nel settore della difesa devono essere in linea con le più ampie priorità dell'UE senza compromettere gli obiettivi sociali e ambientali. Gli investimenti strategici, l'innovazione e la pianificazione a lungo termine sono fondamentali per garantire la sicurezza e l'autonomia dell'Europa. (tk)

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

Nel parere recentemente adottato sul tema Rafforzare l'orientamento ai risultati della politica di coesione dopo il 2027, il CESE ha sottolineato la necessità di adottare un approccio orientato ai risultati per fare in modo che tale politica continui a produrre benefici tangibili riducendo al contempo le disuguaglianze e promuovendo una competitività sostenibile.

"La politica di coesione deve rimanere lo strumento chiave dell'UE per lo sviluppo regionale. Un approccio orientato ai risultati garantisce che ogni euro speso contribuisca al benessere economico e sociale", ha dichiarato il relatore del parere David Sventek.

Per sostenere lo sviluppo regionale, le transizioni verde e digitale e la competitività economica, il QFP 2028+ avrà bisogno di una profonda revisione. Con un fabbisogno di investimenti superiore a 750-800 miliardi di euro all'anno, è essenziale un finanziamento robusto da parte dell'UE.

Il CESE chiede di mantenere la capacità di bilancio all'1,8% del PIL dell'UE e di aumentare la dotazione finanziaria della politica di coesione. Tra le priorità principali vi sono una governance condivisa, politiche regionali su misura, finanziamenti basati sui risultati e la semplificazione dei processi.

Un approccio orientato ai risultati migliora l'efficienza, ma richiede una migliore attuazione e supervisione. Trovando il giusto equilibrio tra la competitività e gli investimenti sociali, rafforzando il supporto tecnico e garantendo la trasparenza si renderà la politica di coesione più incisiva e quindi si accrescerà la resilienza economica e si ridurranno le disparità in tutta Europa. (tk)

Il turismo è un motore dell'economia dell'UE in grado di migliorare la competitività dell'Europa. È tempo di ripensare il modo in cui funziona questo settore e di andare oltre la sostenibilità verso un turismo rigenerativo, grazie al quale le destinazioni non si limitino a sopravvivere bensì prosperino. 

Il turismo è un motore dell'economia dell'UE in grado di migliorare la competitività dell'Europa. È tempo di ripensare il modo in cui funziona questo settore e di andare oltre la sostenibilità verso un turismo rigenerativo, grazie al quale le destinazioni non si limitino a sopravvivere bensì prosperino.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta l'Unione europea a trasformare il proprio settore turistico, ponendo l'accento sulla sostenibilità e sulla rigenerazione per garantire benefici economici e ambientali a lungo termine.

Poiché il turismo rimane un pilastro portante dell'economia dell'UE, in particolare nelle regioni che dipendono fortemente da questo settore, il CESE raccomanda di accelerare la transizione verso un turismo sostenibile e di passare a strategie di turismo rigenerativo, come indicato nel suo parere sul tema Il turismo nell'UE: la sostenibilità come motore della competitività a lungo termine.

"Dobbiamo fare in modo che il turismo contribuisca al rilancio della competitività europea con un suo ruolo specifico. Si tratta di un aspetto essenziale, dato che il turismo rappresenta una quota così importante del PIL di molti Stati membri e regioni, nonché delle loro catene del valore", ha affermato la relatrice del parere, Isabel Yglesias.

Yglesias ha osservato che il parere prende come punto di partenza la Dichiarazione di Palma, adottata nel secondo semestre del 2023 durante la presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, nel cui quadro si era raggiunto un ampio consenso su come garantire che la sostenibilità sia al centro del futuro del turismo.

Per conseguire questo obiettivo, le istituzioni europee e le amministrazioni nazionali, regionali e locali devono sostenere attivamente il settore nelle sue transizioni, assicurando un'interlocuzione permanente con tutte le parti interessate e rafforzando il dialogo sociale.

Sebbene gli sforzi per realizzare la sostenibilità nel turismo abbiano dato risultati significativi, il boom dei viaggi dopo la pandemia ha messo a dura prova molte destinazioni popolari. Questo forte aumento del turismo rende più difficile per le regioni conciliare crescita economica e sviluppo sostenibile, dato che nel contempo devono affrontare anche la carenza di personale e lo squilibrio tra i posti di lavoro disponibili e le competenze dei lavoratori.

Il CESE invoca pertanto una transizione verso il turismo rigenerativo, chiedendo che quest'ultimo venga integrato nella strategia dell'UE per il turismo sostenibile, che la Commissione europea presenterà nei prossimi mesi.

A differenza del turismo sostenibile tradizionale, che si concentra essenzialmente sulla riduzione del danno ambientale, il turismo rigenerativo mira a ripristinare e valorizzare il capitale naturale, sociale ed economico. Questo approccio proattivo e lungimirante integra i principi dell'economia circolare e cerca di produrre effetti positivi duraturi per le destinazioni e le comunità locali. (ll)

Gli agricoltori europei devono ad affrontare molteplici crisi, dagli eventi climatici estremi all'instabilità dei mercati e alla concorrenza sleale. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), le attuali politiche dell'UE non proteggono adeguatamente gli agricoltori e sono necessarie riforme urgenti per garantire i redditi, rafforzare il potere contrattuale e assicurare un'agricoltura sostenibile.

Gli agricoltori europei devono ad affrontare molteplici crisi, dagli eventi climatici estremi all'instabilità dei mercati e alla concorrenza sleale. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), le attuali politiche dell'UE non proteggono adeguatamente gli agricoltori e sono necessarie riforme urgenti per garantire i redditi, rafforzare il potere contrattuale e assicurare un'agricoltura sostenibile.

In un parere richiesto dalla presidenza polacca dell'UE, il CESE chiede un sistema agricolo più resiliente, che ponga al centro gli agricoltori.

"L'agricoltura è una professione nobile con due obiettivi chiave: produrre alimenti sicuri e di alta qualità per nutrire la popolazione e mantenere e valorizzare l'ambiente. Tutto ciò che chiediamo in cambio è una retribuzione adeguata e proporzionata al lavoro svolto, oltre al rispetto e a un prezzo equo per il cibo che forniamo", ha dichiarato Joe Healy, uno dei tre relatori del parere.

A giudizio del CESE, la politica agricola comune (PAC) non è in grado di far fronte alle sfide attuali. Gli strumenti finanziari che raccomanda per sostenere gli agricoltori includono l'assicurazione pubblica per i disastri naturali, gli aiuti anticiclici e i pagamenti diretti. I fondi di mutualizzazione, già utilizzati in alcuni Stati dell'UE, potrebbero fornire un'ulteriore rete di sicurezza, finanziata collettivamente da agricoltori, industria, governi regionali e UE.

Poiché la PAC dovrà essere rivista dopo il 2027, il CESE ha chiesto di riportare il suo bilancio almeno allo 0,5% del PIL dell'UE. Sono necessarie regole commerciali più severe per garantire che i prodotti importati rispettino le norme UE in materia di protezione ambientale e lavoro.

Un'altra preoccupazione fondamentale è legata alle vendite sottocosto, una pratica che impone agli agricoltori pressioni finanziarie estreme. Il CESE esorta i responsabili politici dell'UE a prendere seriamente in considerazione la possibilità di vietare gli acquisti sottocosto, per evitare che la grande distribuzione costringa gli agricoltori al fallimento, prendendo a modello le leggi spagnole sulla catena alimentare.

Per migliorare la trasparenza e il potere di mercato degli agricoltori, il CESE propone un centro digitale dell'UE per monitorare prezzi, costi e profitti. Il Comitato auspica inoltre la negoziazione collettiva dei prezzi e un maggiore sostegno alle cooperative e alle organizzazioni dei produttori. È necessario rafforzare l'indipendenza economica e la competitività in tutto il settore agricolo dell'UE.

Sebbene gli obiettivi climatici siano essenziali, gli agricoltori non possono sostenerne i costi da soli. Un fondo per la sostenibilità potrebbe aiutarli a passare a pratiche più ecologiche. Il parere mette in guardia dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, dato che le rigide norme dell'UE pongono gli agricoltori locali in una posizione di svantaggio rispetto ai loro concorrenti dei paesi terzi.

Il CESE sottolinea l'importanza degli investimenti nello sviluppo rurale, dell'innovazione e della semplificazione delle regole della PAC. Con gli agricoltori sempre più sotto pressione, l'urgenza è evidente: i leader dell'UE devono agire prima che scompaiano altre aziende agricole. (ks)

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Spesa per la difesa e spesa sociale devono andare di pari passo: lo Stato sociale non va sacrificato per aumentare gli investimenti nella difesa. Avere un welfare forte rimane uno strumento fondamentale per stroncare i tentativi dei partiti di estrema destra che aspirano a instaurare nell'UE autocrazie in "stile Cremlino".

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Spesa per la difesa e spesa sociale devono andare di pari passo: lo Stato sociale non va sacrificato per aumentare gli investimenti nella difesa. Avere un welfare forte rimane uno strumento fondamentale per stroncare i tentativi dei partiti di estrema destra che aspirano a instaurare nell'UE autocrazie in "stile Cremlino".

Ora che siamo entrati nel quarto anno di guerra in Ucraina, molte voci si levano per chiedere di aumentare la spesa per la difesa, soprattutto dopo i recenti cambiamenti a livello politico negli Stati Uniti. La protezione dei paesi europei sembra non essere più garantita, e questo ha già infranto numerosi tabù, non solo in merito al dibattito sulle questioni militari in ambito UE, ma anche per quanto riguarda un aumento dell'indebitamento.

Tuttavia, secondo alcune di queste voci il tema va affrontato cercando un compromesso a somma zero con lo Stato sociale: come se la potenza delle forze armate statunitensi fosse dovuta all'assenza di una protezione sociale adeguata nel paese, o come se l'attuale debolezza dei nostri eserciti fosse il risultato delle pensioni e della sicurezza sociale.

In quanto gruppo Lavoratori, ci preme evidenziare due punti:

  • L'UE nel suo complesso è il secondo attore al mondo per spesa militare. Anche se in alcuni casi può essere necessario investire risorse comuni o supplementari nella difesa, quello che è veramente indispensabile è un coordinamento e progetti congiunti per garantire la nostra autonomia strategica. L'Europa deve difendersi, non competere a livello mondiale con gli Stati Uniti.
  • Uno Stato sociale ben funzionante, insieme alla lotta contro la povertà e la disuguaglianza, è uno strumento chiave per scongiurare una presa di potere dell'estrema destra in molti paesi dell'Unione. I partiti di estrema destra, oggi in ascesa, sono poco inclini alla democrazia, apertamente ostili alla maggior parte dei nostri valori, desiderosi di instaurare un'autocrazia in "stile Cremlino" anche nei nostri paesi e, se mai andranno al potere, faranno in modo che una politica di difesa coordinata non riesca ad imporsi.

Ecco perché gli Stati membri dell'UE devono considerare gli investimenti nella difesa e quelli nel sociale come due elementi che si rafforzano a vicenda: l'uno rende possibile l'altro.

L'UE si trova a uno snodo fondamentale nello sviluppo dell'IA. Attualmente il mercato dell'IA generativa (GenAI) è dominato dalle imprese statunitensi, che assorbono l'80 % degli investimenti privati a livello mondiale, anche se oggi la Cina avanza a grandi passi in questo settore. Al fine di individuare ciò di cui l'Europa ha bisogno per rimanere competitiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato un nuovo studio in collaborazione con il Centro per gli studi politici europei (CEPS).

L'UE si trova a uno snodo fondamentale nello sviluppo dell'IA. Attualmente il mercato dell'IA generativa (GenAI) è dominato dalle imprese statunitensi, che assorbono l'80 % degli investimenti privati a livello mondiale, anche se oggi la Cina avanza a grandi passi in questo settore. Al fine di individuare ciò di cui l'Europa ha bisogno per rimanere competitiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato un nuovo studio in collaborazione con il Centro per gli studi politici europei (CEPS).

Lo studio – elaborato sotto l'egida della sezione Mercato unico, produzione e consumo (INT) del CESE e discusso periodicamente in seno all'Osservatorio della transizione digitale e del mercato unico del Comitato – esamina le principali opportunità, sfide e misure strategiche necessarie per migliorare il panorama europeo dell'IA.

Principali raccomandazioni per l'Unione europea:

  • Aumentare gli investimenti nell'IA e la potenza di calcolo: l'Europa deve investire maggiormente nelle infrastrutture di IA per promuovere l'innovazione.
  • Concentrarsi su tre settori ad alto potenziale: l'IA può stimolare la crescita nei settori dell'industria automobilistica, dell'energia pulita e dell'istruzione.
  • Promuovere l'IA open source: incoraggiare modelli di IA open source migliorerà e rafforzerà l'accessibilità e la concorrenza.
  • Integrare meglio le attività di R&S in tutta l'UE.

Responsabilizzare la società civile in merito alla governance dell'IA
Lo studio sottolinea l'importanza delle organizzazioni della società civile nella definizione delle politiche e della governance in materia di IA. Per migliorare l'inclusività e l'adozione etica dell'IA, la relazione raccomanda:

  • Programmi di alfabetizzazione in materia di IA: mettere in campo iniziative di formazione e di dialogo sociale per responsabilizzare i lavoratori e i cittadini.
  • Un approccio sociale fin dalla progettazione ("Social by Design"): garantire che lo sviluppo dell'IA sia antropocentrico e in linea con le esigenze della società.
  • Maggiori finanziamenti per le organizzazioni della società civile: sostenere le organizzazioni senza scopo di lucro che colmano il divario tra l'intelligenza artificiale e la sua comprensione da parte dell'opinione pubblica.
  • Adozione etica dell'IA: dare la priorità a sistemi di IA affidabili e conformi ai valori europei.

Sfruttare il potenziale del CESE nelle politiche in materia di IA
Il CESE si trova in una posizione ideale per agevolare la partecipazione strutturata delle organizzazioni della società civile nelle politiche in materia di IA. Lo studio invita a sostenere l'IA open source e a promuovere l'innovazione etica attraverso appalti pubblici e programmi di finanziamento, coinvolgendo il Comitato quale polo centrale per la collaborazione con le organizzazioni della società civile e le "comunità open source" e per la sensibilizzazione in merito all'impatto dell'IA sulla società.

La relazione introduce inoltre un glossario unificato sull'IA al fine di elaborare un linguaggio comune e garantire una comunicazione efficace tra decisori politici, sviluppatori e utenti, il che è essenziale per uno sviluppo, una governance e una diffusione responsabili dell'IA in tutti i settori.

Lo studio sarà trasmesso alle principali istituzioni dell'UE e dovrebbe contribuire alle future politiche in materia di IA. Il testo integrale dello studio è disponibile qui. (vk)

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

il CESE deve essere coinvolto fin dalle prime fasi nelle iniziative della Commissione europea intese a rafforzare il dialogo con la società civile Secondo il gruppo del CESE Organizzazioni della società civile, l'imminente studio del CESE sulla Mappatura delle pratiche in materia di dialogo civile nelle istituzioni dell'UE può fornire un contributo prezioso.

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

il CESE deve essere coinvolto fin dalle prime fasi nelle iniziative della Commissione europea intese a rafforzare il dialogo con la società civile Secondo il gruppo del CESE Organizzazioni della società civile, l'imminente studio del CESE sulla Mappatura delle pratiche in materia di dialogo civile nelle istituzioni dell'UE può fornire un contributo prezioso.

A seguito dell'avvio del nuovo ciclo politico dell'UE e dell'annuncio fatto nel programma di lavoro della Commissione di una Strategia dell'UE per sostenere, proteggere e responsabilizzare la società civile per il terzo trimestre del 2025, il gruppo Organizzazioni della società civile ha organizzato un convegno per evidenziare le azioni chiave necessarie per il mandato 2024-2029. L'evento, che si è svolto il 3 marzo, ha visto un centinaio di partecipanti, tra cittadini e rappresentanti di organizzazioni della società civile (OSC) nazionali ed europee.

Séamus Boland, presidente del gruppo Organizzazioni della società civile, ha richiamato l'attenzione sul ruolo che le OSC possono svolgere per garantire che l'elaborazione delle politiche avvenga in maniera informata e attenta ai bisogni delle persone. A questo proposito, ha rinnovato la richiesta del gruppo e del Comitato di coinvolgere il CESE nella piattaforma della società civile prevista dalla Commissione.

"Il CESE, che vanta una lunga esperienza in materia e offre anche piattaforma dedicata, deve essere coinvolto fin dalle prime fasi nelle iniziative della Commissione europea intese a rafforzare il dialogo con la società civile. Il Comitato deve partecipare al processo di governance e deve essere parte integrante dell'iniziativa per la creazione di una piattaforma della società civile", ha sottolineato Boland,

aggiungendo che un dialogo civile strutturato, sistematico, trasparente e inclusivo dovrebbe basarsi sulle strutture esistenti e riunire tutte le parti interessate. A tal fine, le istituzioni europee dovrebbero creare un gruppo di lavoro sul dialogo civile, con l'azione facilitatrice del CESE.

"Tale gruppo potrebbe creare un modello per un ambiente più favorevole alle organizzazioni della società civile nel processo di definizione delle politiche", ha spiegato Boland.  E questo potrebbe essere un primo passo per instaurare un dialogo civile più strutturato, decidendo anche chi viene consultato, su quali argomenti, secondo quali tempistiche e con quali risultati.

Il gruppo di lavoro proposto potrebbe inoltre trarre ispirazione dall'imminente studio del CESE sulla Mappatura delle pratiche in materia di dialogo civile nelle istituzioni dell'UE.

Lo studio, i cui risultati dovrebbero essere disponibili a partire dal luglio 2025, è stato commissionato dal CESE su richiesta del gruppo Organizzazioni della società civile. Traccia una mappatura completa delle pratiche seguite all'interno delle istituzioni dell'UE in materia di dialogo civile, indicando i processi di coinvolgimento delle OSC attualmente in corso e le metodologie utilizzate. Le conoscenze sulle pratiche esistenti dovrebbero infatti orientare e sostenere i lavori a favore di un dialogo civile più strutturato nel nuovo ciclo legislativo. I risultati preliminari dello studio sono già stati presentati al convegno da Berta Mizsei, del Centro per gli studi politici europei (CEPS).

Durante il convegno, è stato anche sottolineato che la salute finanziaria delle OSC è la condizione preliminare per instaurare un dialogo e per assicurare che i responsabili politici siano attenti ai bisogni delle persone. La loro stabilità finanziaria e la loro indipendenza devono essere quindi garantite.

Le conclusioni e raccomandazioni del convegno sono disponibili sul sito web del CESE.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha organizzato un Forum ad alto livello sui diritti delle donne, che ha riunito personalità di spicco per affrontare questioni urgenti relative ai diritti delle donne e delineare le priorità principali in vista della prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha organizzato un Forum ad alto livello sui diritti delle donne, che ha riunito personalità di spicco per affrontare questioni urgenti relative ai diritti delle donne e delineare le priorità principali in vista della prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile.

Il messaggio del Forum ad alto livello del CESE sui diritti delle donne è chiaro: sebbene siano stati compiuti passi avanti, questo non è sufficiente. Benché l'UE abbia adottato provvedimenti per tutelare le donne e le ragazze, le disuguaglianze strutturali, gli stereotipi di genere e gli arretramenti sui diritti femminili continuano a minacciare le conquiste faticosamente ottenute in Europa. Finché persistono ostacoli strutturali, la piena partecipazione delle donne alla società sarà limitata.

Il Forum ad alto livello, tenutosi il 26 febbraio nel corso della sessione plenaria del CESE, ha riunito la presidente del gruppo ad hoc Parità del CESE Sif Holst, il Presidente del CESE Oliver Röpke e la commissaria europea per la Parità, la preparazione e la gestione delle crisi Hadja Lahbib, oltre a Carlien Scheele (direttrice dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere), Florence Raes (direttrice dell'ufficio di Bruxelles di UN Women), Ayşe Yürekli (rappresentante UE di KAGIDER - Associazione delle donne imprenditrici turche), Mary Collins (segretaria generale della Lobby europea delle donne) e Cianán Russell (responsabile senior delle politiche di ILGA-Europe).

Il Forum era articolato in due tavole rotonde dinamiche dedicate alle sfide urgenti in materia di parità di genere, ciascuna delle quali era collegata a uno dei principali pareri adottati dal CESE nel corso della sessione. Esperti, attivisti e responsabili politici si sono riuniti per condividere conoscenze e informazioni, proporre soluzioni e rafforzare l'impegno a promuovere i diritti delle donne in Europa e nel resto del mondo.

La prima tavola rotonda si è concentrata sull'imminente 69ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (UNCSW69), mentre la seconda si è occupata principalmente del tema della violenza contro le donne e le ragazze come questione di diritti umani. In seguito al Forum, in sessione plenaria sono stati inoltre adottati due pareri riguardanti questo tema: Contributo del CESE alle priorità dell'UE alla 69ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW) e La violenza contro le donne come questione di diritti umani. (lm)