Programma di ricerca e formazione della Comunità europea dell'energia atomica (2026-2027)

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PAC

Orario di lavoro, efficienza dell'economia e benessere dei lavoratori

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AS
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a cura di Michal Pintér, delegato della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE

Il patto per l'industria pulita presentato di recente riconosce l'importanza strategica delle industrie ad alta intensità energetica per l'economia dell'UE e individua correttamente le principali sfide che queste devono affrontare. Pur includendo idee degne di nota come i mercati guida rispettosi dell'ambiente, il sostegno all'economia circolare e i finanziamenti per la decarbonizzazione, le misure previste non presentano l'urgenza e l'audacia necessarie per invertire il declino delle industrie europee ad alta intensità energetica.

a cura di Michal Pintér, delegato della commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE

Il patto per l'industria pulita presentato di recente riconosce l'importanza strategica delle industrie ad alta intensità energetica per l'economia dell'UE e individua correttamente le principali sfide che queste devono affrontare. Pur includendo idee degne di nota come i mercati guida rispettosi dell'ambiente, il sostegno all'economia circolare e i finanziamenti per la decarbonizzazione, le misure previste non presentano l'urgenza e l'audacia necessarie per invertire il declino delle industrie europee ad alta intensità energetica.

Nel suo recente parere sul tema Il futuro dell'industria dell'UE di fronte agli elevati prezzi dell'energia e ai costi della transizione, il Comitato economico e sociale europeo prende atto di un notevole divario di competitività tra le industrie ad alta intensità energetica dell'UE e quelle dei concorrenti mondiali. La Commissione ha correttamente identificato i prezzi dell'energia come il principale responsabile di tale divario. Tuttavia, né il patto per l'industria pulita né il piano d'azione per prezzi dell'energia accessibili propongono una riforma dell'assetto del mercato dell'energia elettrica. Il sistema di prezzi marginali ha funzionato fintantoché l'UE beneficiava del gas fornito dalla Russia mediante gasdotti a prezzi relativamente bassi e stabili. Purtroppo la realtà è cambiata, in quanto ora dipendiamo da forniture di GNL costose e volatili, e probabilmente questa situazione continuerà per anni. Nonostante la quota crescente, nel mix energetico dell'UE, di energia elettrica a basso costo e non prodotta a partire da combustibili fossili, i prezzi di questi combustibili continuano a incidere sulla formazione dei prezzi dell'energia elettrica.

Gli sforzi politici volti ad aumentare le fonti energetiche rinnovabili sono ben accetti, ma non riducono le bollette dell'energia elettrica a causa dell'attuale assetto del mercato. Servono misure immediate per trasferire alle industrie i benefici in termini di costi dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e valutare tutte le possibilità per calmierare i prezzi, compreso il disaccoppiamento dei prezzi dell'energia elettrica.

Il patto per l'industria pulita dell'UE riconosce inoltre le lacune presenti nel meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (assenza di soluzioni di esportazione, rimescolamento delle risorse e antielusione) e negli strumenti di protezione commerciale. Tuttavia, purtroppo non propone strumenti sufficienti per proteggere il mercato dell'UE, lasciando che le industrie europee ad alta intensità energetica operino nell'incertezza provocata da una guerra commerciale globale.

Il CESE esorta le istituzioni dell'UE ad attuare misure decisive negli specifici piani d'azione settoriali, al fine di prevenire un'ulteriore deindustrializzazione e mantenere la capacità dell'UE di realizzare una trasformazione industriale.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta l'UE ad attuare una decisa strategia industriale che rafforzi la competitività, crei posti di lavoro di qualità e sia in linea con il Green Deal. Per conseguire i risultati voluti, questa strategia deve essere attentamente monitorata e adattata alle sfide emergenti.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta l'UE ad attuare una decisa strategia industriale che rafforzi la competitività, crei posti di lavoro di qualità e sia in linea con il Green Deal. Per conseguire i risultati voluti, questa strategia deve essere attentamente monitorata e adattata alle sfide emergenti.

"L'Europa corre un grave rischio di deindustrializzazione. L'industria e l'azione per il clima devono andare di pari passo", ha affermato Andrea Mone, relatore del parere del CESE sul tema Il futuro dell'industria europea di fronte ai prezzi elevati dell'energia e ai costi della transizione, adottato nella sessione plenaria di febbraio.

Nel parere il CESE segnala l'esigenza di un quadro economico e normativo solido per far fronte ai costi elevati dell'energia e delle materie prime, alle sfide degli investimenti nella transizione verde, alle lacune infrastrutturali, ai deficit di competenze e alla debolezza della domanda interna. Per promuovere la coesione sociale e territoriale è essenziale una politica di competitività incentrata sugli investimenti e sull'innovazione.

L'appello del CESE ad agire tempestivamente giunge in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza economica dell'Europa e per le sue dipendenze esterne.  In un'epoca di crescenti incertezze geopolitiche e commerciali, serve una politica commerciale dell'UE resiliente per salvaguardare la sostenibilità industriale tra obiettivi asimmetrici di decarbonizzazione, sovraccapacità globale e crescenti tensioni commerciali. Per raggiungere questo obiettivo è essenziale una maggiore autonomia nell'approvvigionamento delle materie prime critiche.

Come segnala il rapporto Draghi, è fondamentale aumentare gli investimenti e riformare la governance. Un mercato unico unificato, specie nel settore dell'energia, rafforzerà l'economia dell'UE. La riduzione degli oneri normativi, l'affinamento dei quadri del mercato dell'elettricità e il miglioramento degli strumenti finanziari, come i contratti di acquisto di energia, sosterranno le transizioni del settore.

Una transizione giusta richiede un dialogo sociale e una contrattazione collettiva forti. La politica industriale deve allinearsi con le strategie in materia di istruzione e di forza lavoro, ponendo l'accento sulla ricerca, l'innovazione e lo sviluppo delle competenze. Gli investimenti in infrastrutture energetiche, energie rinnovabili e iniziative di economia circolare contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi climatici.

Il CESE ha inoltre adottato un parere complementare sul tema Il futuro delle industrie dell'UE ad alta intensità di energia, proponendo soluzioni su misura per garantirne la sostenibilità a lungo termine. Per il futuro industriale dell'UE è fondamentale che vengano affrontate le specifiche sfide cui sono esposte tali industrie. (ll)

Il nostro ospite a sorpresa è Nicolas Gros-Verheyde, giornalista e scrittore francese esperto in materia di difesa e di politica estera, che esamina nel dettaglio le cinque proposte del piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe") presentato di recente dalla Commissione europea al fine di rafforzare il settore della difesa dell'UE a fronte dei crescenti timori sul disimpegno degli Stati Uniti in rapporto alla sicurezza europea.

Il nostro ospite a sorpresa è Nicolas Gros-Verheyde, giornalista e scrittore francese esperto in materia di difesa e di politica estera, che esamina nel dettaglio le cinque proposte del piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe") presentato di recente dalla Commissione europea al fine di rafforzare il settore della difesa dell'UE a fronte dei crescenti timori sul disimpegno degli Stati Uniti in rapporto alla sicurezza europea.

Nicolas Gros-Verheyde, giornalista dal 1989, ha lavorato per quotidiani ed emittenti radiotelevisive (Ouest-France, ARTE, LCI e France Culture) come corrispondente per l'UE e la NATO. È noto e rispettato negli ambienti europei per la sua vasta conoscenza degli affari dell'UE e dei temi legati alla politica estera e di difesa. È il direttore editoriale di Bruxelles2 (B2), un sito web creato nel 2008 che rappresenta l'organo di informazione più importante e completo sulla difesa e la diplomazia europea. Il sito è gestito da un'associazione senza scopo di lucro, costituita sotto forma di cooperativa di giornalisti, che si finanzia con il ricavato della vendita degli abbonamenti. https://club.bruxelles2.eu/

È autore dei libri La défense européenne à l'heure de la guerre en Ukraine [La difesa europea nel contesto della guerra in Ucraina], La politique européenne de sécurité et de défense commune, parce que l'Europe vaut bien une défense [La politica di sicurezza e di difesa comune dell'UE] e Europe de la défense [L'Europa della difesa]; lavora inoltre come commentatore politico per i canali radiotelevisivi LN24, France-Info e RTBF.

In occasione della 69a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW69) tenutasi a New York, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Consiglio economico, sociale e culturale dell'Unione africana (ECOSOCC dell'UA) hanno ribadito il loro risoluto impegno a promuovere la parità di genere e l'emancipazione femminile. 

In occasione della 69a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW69) tenutasi a New York, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) e il Consiglio economico, sociale e culturale dell'Unione africana (ECOSOCC dell'UA) hanno ribadito il loro risoluto impegno a promuovere la parità di genere e l'emancipazione femminile.

Mentre la comunità internazionale celebra il 30o anniversario dell'adozione della dichiarazione di Pechino e della sua piattaforma d'azione, il CESE e l'ECOSOCC dell'UA riconoscono sia i progressi compiuti sia le sfide persistenti che continuano a ostacolare il raggiungimento della piena parità di genere.

La loro seconda dichiarazione congiunta mette in evidenza le priorità fondamentali, tra cui l'aumento della leadership femminile tramite le quote di genere, l'eliminazione della violenza di genere attraverso convenzioni internazionali, il superamento del divario digitale di genere e la promozione dell'emancipazione economica delle donne.

La dichiarazione sollecita l'adozione di politiche più incisive in materia di lavoro assistenziale non retribuito, il coinvolgimento delle donne negli sforzi di pace e un'elaborazione delle politiche basata sui dati. Pone inoltre l'accento sulla necessità di cooperare a livello mondiale per eliminare le disuguaglianze sistemiche e tutelare i diritti delle donne. Il CESE invita inoltre l'UE a combattere la violenza di genere, garantire la parità di genere e difendere il ruolo della società civile nel promuovere l'uguaglianza.

Il Presidente del Comitato Oliver Röpke ha dichiarato: "A 30 anni dalla dichiarazione di Pechino, dobbiamo passare dalle parole ai fatti. La parità di genere non è un privilegio, bensì un diritto fondamentale; il suo conseguimento è cruciale per rendere le nostre società sostenibili e inclusive. Il CESE mantiene fermamente il suo impegno ad abbattere le barriere, a garantire la piena partecipazione delle donne al processo decisionale e a promuovere l'emancipazione economica. È giunto il momento che i governi, le istituzioni e la società civile agiscano con determinazione. Non è possibile realizzare l'uguaglianza senza assumersi le proprie responsabilità".

La Commissione sulla condizione femminile è il principale organismo internazionale e intergovernativo impegnato nella lotta per la parità di genere. È la seconda volta che il Comitato partecipa al più grande incontro annuale delle Nazioni Unite dedicato all'emancipazione femminile. (tk)

Copyright: Nicolas Gros-Verheyde

Di Nicolas Gros-Verheyde

In occasione di un vertice straordinario tenutosi lo scorso 6 marzo, i 27 Stati membri dell'UE hanno approvato il piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe") presentato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il piano comprende cinque proposte principali che, pur essendo certamente interessanti, meritano un approfondimento.

Di Nicolas Gros-Verheyde

In occasione di un vertice straordinario tenutosi lo scorso 6 marzo, i 27 Stati membri dell'UE hanno approvato il piano per riarmare l'Europa ("ReArm Europe") presentato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il piano comprende cinque proposte principali che, pur essendo certamente interessanti, meritano un approfondimento.

La prima proposta riguarda la flessibilità concessa nel quadro del patto di stabilità e crescita (PSC).

La Commissione propone di attivare la clausola di salvaguardia prevista dal PSC per consentire agli Stati membri di aumentare la spesa per la difesa dell'1,5% del proprio PIL senza rischiare l'apertura di una procedura per disavanzo eccessivo. I risparmi previsti dovrebbero avvicinarsi a 650 miliardi di EUR lungo un periodo di quattro anni. L'Europa deve considerevolmente aumentare la spesa per la propria difesa, così sostiene Ursula von der Leyen.

La seconda proposta verte su un nuovo strumento di prestito per la difesa.

Questo strumento avrebbe una dotazione di 150 miliardi di EUR e sarebbe finanziato attraverso prestiti dal bilancio dell'UE secondo un sistema simile all'assistenza macrofinanziaria. È destinato a essere utilizzato in aree prioritarie in cui si rilevano serie carenze: difesa aerea e missilistica (l'iniziativa tedesca European Sky Shield), sistemi di artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi antidrone, abilitanti strategici, protezione delle infrastrutture critiche (anche in relazione allo spazio), mobilità militare, cybersicurezza, intelligenza artificiale e guerra elettronica.

Per accelerare le procedure, la Commissione propone di ricorrere all'articolo 122 del TFUE, che è applicabile solo in circostanze eccezionali e che prevede unicamente l'accordo degli Stati membri in seno al Consiglio dell'UE, mentre il Parlamento europeo è semplicemente informato della decisione presa. Il processo democratico viene pertanto aggirato e questo potrebbe dare adito a contestazioni. Il piano per il potenziamento della difesa europea è stato approvato al vertice di Versailles del marzo 2022, cioè tre anni fa! Sembra quindi difficile giustificare il ricorso a questo articolo con "motivi di urgenza".

La terza proposta è quella di attingere ai fondi della politica regionale.

Nel breve termine, insiste la Commissione, l'Unione europea può fare di più se mette mano al bilancio europeo riassegnando fondi adesso iscritti in alcune voci di bilancio. La Commissione propone di dare agli Stati membri la possibilità di utilizzare i programmi della politica di coesione per aumentare la spesa per la difesa, e vuole rendere più semplice la procedura per destinare altri fondi dell'UE a questo scopo, se lo si desidera.

Si tratta di un taglio di ampie proporzioni nell'attuale quadro finanziario pluriennale (2021-2027). La domanda da porsi è se occorre sacrificare la coesione sociale o regionale in nome della difesa. È una questione che va discussa.

Allo stesso tempo, si potrebbe ricorrere in misura maggiore alla piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP), estendendola a tutte le tecnologie del settore della difesa. Un'altra possibilità, secondo la Commissione, è l'allentamento delle restrizioni esistenti, ad esempio in rapporto alle regole di concorrenza o alle norme per il prefinanziamento e il cofinanziamento.

La quarta proposta riguarda i prestiti della BEI.

La Banca europea per gli investimenti (BEI) e i suoi azionisti (gli Stati membri) hanno ripetutamente espresso la loro opposizione a qualsiasi ulteriore passo che porti verso la concessione di prestiti al settore puramente militare, dato che la loro preferenza va ai beni di duplice uso. La Commissione sta quindi insistendo per cambiare la politica della BEI.

La quinta proposta verte sulla mobilitazione del capitale privato.

L'obiettivo è dare alle imprese del settore della difesa il miglior accesso possibile al capitale e ai finanziamenti, un problema ricorrente per l'industria. Questa proposta dovrebbe essere inclusa nella comunicazione relativa a un'Unione europea del risparmio e degli investimenti.

a cura di Marcin Nowacki

Di fronte a un panorama geopolitico in rapida evoluzione, per l'Europa si pone una domanda fondamentale: come può l'Unione Europea garantire la propria sicurezza in un mondo sempre più incerto? Nel parere sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE, il CESE presenta una tabella di marcia globale per rafforzare la sicurezza dell'UE e prepararsi alle sfide sia attuali che future.

a cura di Marcin Nowacki

Di fronte a un panorama geopolitico in rapida evoluzione, per l'Europa si pone una domanda fondamentale: come può l'Unione Europea garantire la propria sicurezza in un mondo sempre più incerto? Nel parere sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE, il CESE presenta una tabella di marcia globale per rafforzare la sicurezza dell'UE e prepararsi alle sfide sia attuali che future.

Il parere giunge in un momento in cui le minacce alla sicurezza si stanno intensificando. Al centro della posizione del CESE vi è la richiesta di un meccanismo unificato e robusto per il finanziamento della difesa dell'UE. Le attuali strutture di finanziamento sono inadeguate, ed è necessario un cambiamento. Senza un approccio più coordinato al finanziamento della difesa, l'UE rischia di rimanere indietro nella tutela dei propri interessi. Tra le preoccupazioni menzionate nel parere vi è il fatto che il 78 % dei 75 miliardi di EUR spesi dai paesi dell'UE per gli appalti nel settore della difesa è andato a fornitori con sede in paesi terzi, come si legge nella relazione della Commissione intitolata Il futuro della competitività europea. Questa crescente dipendenza dai fornitori esterni non può essere ignorata.

Tuttavia, non si tratta solo di spendere di più, ma di spendere in modo saggio ed efficiente. Il CESE raccomanda di rafforzare il coordinamento tra l'UE e la NATO, di aumentare i finanziamenti per iniziative come il Fondo europeo per la difesa (FED) e lo strumento europeo per la pace (European Peace Facility - EPF) e di concentrarsi sulle acquisizioni congiunte per razionalizzare le risorse e ridurre i costi. Inoltre, il CESE chiede che i membri europei della NATO impegnino almeno il 2,5 % del loro PIL nella difesa, un passo che rafforzerebbe la risposta dell'Europa alle attuali minacce geopolitiche. Questo obiettivo di spesa più elevato garantisce che i suddetti paesi contribuiscano più efficacemente alla sicurezza collettiva, pur mantenendo la piena sovranità sulle proprie forze armate.

Inoltre, iniziative come il regolamento sul sostegno alla produzione di munizioni (Act in Support of Ammunition Production - ASAP) e lo strumento per il rafforzamento dell'industria europea della difesa mediante appalti comuni (European Defence Industry Reinforcement through Common Procurement Act - EDIRPA) sono essenziali per rafforzare le capacità di difesa dell'UE. Questi sforzi consentiranno all'Europa di mettere in comune le risorse in modo efficace, garantendo la preparazione sia militare che civile.

I progressi tecnologici, in ambiti quali l'intelligenza artificiale, i droni e la sicurezza informatica, stanno diventando sempre più vitali per la sicurezza nazionale. Il CESE sottolinea l'importanza di investire in questi settori per tenere testa alle minacce emergenti. La collaborazione tra il pubblico e il privato è fondamentale per promuovere l'innovazione, in particolare nei settori dell'IA, dei droni e dei sistemi di sicurezza informatica.

Il parere chiede inoltre di creare un ecosistema industriale europeo della difesa resiliente, incoraggiando una maggiore cooperazione tra imprese, PMI e governi. Promuovendo l'innovazione e garantendo la salvaguardia della competitività dell'Europa si ridurrà la dipendenza dai fornitori esterni, creando un'industria della difesa più autosufficiente.

Non vanno inoltre dimenticate le iniziative regionali all'interno dell'UE. Il rafforzamento delle collaborazioni regionali consentirà di adattare le strategie di difesa per affrontare le sfide di sicurezza specifiche dei diversi Stati membri. Questo approccio garantisce che nel quadro più ampio dell'UE si tenga adeguatamente conto delle preoccupazioni regionali.

Il rafforzamento della difesa dell'UE non riguarda solo la sicurezza in sé, ma anche la difesa dei valori dell'Unione. Riteniamo che seguendo la tabella di marcia delineata nel nostro parere, l'UE possa garantire il proprio futuro e salvaguardare la pace e propri interessi economici.

Il membro del CESE Marcin Nowacki, relatore del parere sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE, illustra le raccomandazioni del CESE per il rafforzamento della sicurezza dell'UE. Con l'aumento delle minacce alla sicurezza e l'incertezza delle alleanze, il CESE chiede un meccanismo di difesa dell'UE unificato e solido. L'Europa non può continuare a fare affidamento principalmente sui fornitori di armi extra-UE, come avviene attualmente. Non si tratta solo di spendere di più, bensì di spendere in modo saggio ed efficiente.

Il membro del CESE Marcin Nowacki, relatore del parere sul tema Finanziamenti per la difesa nell'UE, illustra le raccomandazioni del CESE per il rafforzamento della sicurezza dell'UE. Con l'aumento delle minacce alla sicurezza e l'incertezza delle alleanze, il CESE chiede un meccanismo di difesa dell'UE unificato e solido. L'Europa non può continuare a fare affidamento principalmente sui fornitori di armi extra-UE, come avviene attualmente. Non si tratta solo di spendere di più, bensì di spendere in modo saggio ed efficiente.