La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

La politica di coesione è da tempo un pilastro dell'integrazione europea, che promuove l'unità economica, sociale e geografica in tutta l'UE. Mentre prende forma il quadro finanziario pluriennale post-2027 (QFP 2028+), è essenziale modernizzare la politica di coesione per aumentarne l'efficienza, la sostenibilità e la capacità di risposta alle nuove sfide.

Nel parere recentemente adottato sul tema Rafforzare l'orientamento ai risultati della politica di coesione dopo il 2027, il CESE ha sottolineato la necessità di adottare un approccio orientato ai risultati per fare in modo che tale politica continui a produrre benefici tangibili riducendo al contempo le disuguaglianze e promuovendo una competitività sostenibile.

"La politica di coesione deve rimanere lo strumento chiave dell'UE per lo sviluppo regionale. Un approccio orientato ai risultati garantisce che ogni euro speso contribuisca al benessere economico e sociale", ha dichiarato il relatore del parere David Sventek.

Per sostenere lo sviluppo regionale, le transizioni verde e digitale e la competitività economica, il QFP 2028+ avrà bisogno di una profonda revisione. Con un fabbisogno di investimenti superiore a 750-800 miliardi di euro all'anno, è essenziale un finanziamento robusto da parte dell'UE.

Il CESE chiede di mantenere la capacità di bilancio all'1,8% del PIL dell'UE e di aumentare la dotazione finanziaria della politica di coesione. Tra le priorità principali vi sono una governance condivisa, politiche regionali su misura, finanziamenti basati sui risultati e la semplificazione dei processi.

Un approccio orientato ai risultati migliora l'efficienza, ma richiede una migliore attuazione e supervisione. Trovando il giusto equilibrio tra la competitività e gli investimenti sociali, rafforzando il supporto tecnico e garantendo la trasparenza si renderà la politica di coesione più incisiva e quindi si accrescerà la resilienza economica e si ridurranno le disparità in tutta Europa. (tk)

Il turismo è un motore dell'economia dell'UE in grado di migliorare la competitività dell'Europa. È tempo di ripensare il modo in cui funziona questo settore e di andare oltre la sostenibilità verso un turismo rigenerativo, grazie al quale le destinazioni non si limitino a sopravvivere bensì prosperino. 

Il turismo è un motore dell'economia dell'UE in grado di migliorare la competitività dell'Europa. È tempo di ripensare il modo in cui funziona questo settore e di andare oltre la sostenibilità verso un turismo rigenerativo, grazie al quale le destinazioni non si limitino a sopravvivere bensì prosperino.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta l'Unione europea a trasformare il proprio settore turistico, ponendo l'accento sulla sostenibilità e sulla rigenerazione per garantire benefici economici e ambientali a lungo termine.

Poiché il turismo rimane un pilastro portante dell'economia dell'UE, in particolare nelle regioni che dipendono fortemente da questo settore, il CESE raccomanda di accelerare la transizione verso un turismo sostenibile e di passare a strategie di turismo rigenerativo, come indicato nel suo parere sul tema Il turismo nell'UE: la sostenibilità come motore della competitività a lungo termine.

"Dobbiamo fare in modo che il turismo contribuisca al rilancio della competitività europea con un suo ruolo specifico. Si tratta di un aspetto essenziale, dato che il turismo rappresenta una quota così importante del PIL di molti Stati membri e regioni, nonché delle loro catene del valore", ha affermato la relatrice del parere, Isabel Yglesias.

Yglesias ha osservato che il parere prende come punto di partenza la Dichiarazione di Palma, adottata nel secondo semestre del 2023 durante la presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, nel cui quadro si era raggiunto un ampio consenso su come garantire che la sostenibilità sia al centro del futuro del turismo.

Per conseguire questo obiettivo, le istituzioni europee e le amministrazioni nazionali, regionali e locali devono sostenere attivamente il settore nelle sue transizioni, assicurando un'interlocuzione permanente con tutte le parti interessate e rafforzando il dialogo sociale.

Sebbene gli sforzi per realizzare la sostenibilità nel turismo abbiano dato risultati significativi, il boom dei viaggi dopo la pandemia ha messo a dura prova molte destinazioni popolari. Questo forte aumento del turismo rende più difficile per le regioni conciliare crescita economica e sviluppo sostenibile, dato che nel contempo devono affrontare anche la carenza di personale e lo squilibrio tra i posti di lavoro disponibili e le competenze dei lavoratori.

Il CESE invoca pertanto una transizione verso il turismo rigenerativo, chiedendo che quest'ultimo venga integrato nella strategia dell'UE per il turismo sostenibile, che la Commissione europea presenterà nei prossimi mesi.

A differenza del turismo sostenibile tradizionale, che si concentra essenzialmente sulla riduzione del danno ambientale, il turismo rigenerativo mira a ripristinare e valorizzare il capitale naturale, sociale ed economico. Questo approccio proattivo e lungimirante integra i principi dell'economia circolare e cerca di produrre effetti positivi duraturi per le destinazioni e le comunità locali. (ll)

Gli agricoltori europei devono ad affrontare molteplici crisi, dagli eventi climatici estremi all'instabilità dei mercati e alla concorrenza sleale. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), le attuali politiche dell'UE non proteggono adeguatamente gli agricoltori e sono necessarie riforme urgenti per garantire i redditi, rafforzare il potere contrattuale e assicurare un'agricoltura sostenibile.

Gli agricoltori europei devono ad affrontare molteplici crisi, dagli eventi climatici estremi all'instabilità dei mercati e alla concorrenza sleale. Secondo il Comitato economico e sociale europeo (CESE), le attuali politiche dell'UE non proteggono adeguatamente gli agricoltori e sono necessarie riforme urgenti per garantire i redditi, rafforzare il potere contrattuale e assicurare un'agricoltura sostenibile.

In un parere richiesto dalla presidenza polacca dell'UE, il CESE chiede un sistema agricolo più resiliente, che ponga al centro gli agricoltori.

"L'agricoltura è una professione nobile con due obiettivi chiave: produrre alimenti sicuri e di alta qualità per nutrire la popolazione e mantenere e valorizzare l'ambiente. Tutto ciò che chiediamo in cambio è una retribuzione adeguata e proporzionata al lavoro svolto, oltre al rispetto e a un prezzo equo per il cibo che forniamo", ha dichiarato Joe Healy, uno dei tre relatori del parere.

A giudizio del CESE, la politica agricola comune (PAC) non è in grado di far fronte alle sfide attuali. Gli strumenti finanziari che raccomanda per sostenere gli agricoltori includono l'assicurazione pubblica per i disastri naturali, gli aiuti anticiclici e i pagamenti diretti. I fondi di mutualizzazione, già utilizzati in alcuni Stati dell'UE, potrebbero fornire un'ulteriore rete di sicurezza, finanziata collettivamente da agricoltori, industria, governi regionali e UE.

Poiché la PAC dovrà essere rivista dopo il 2027, il CESE ha chiesto di riportare il suo bilancio almeno allo 0,5% del PIL dell'UE. Sono necessarie regole commerciali più severe per garantire che i prodotti importati rispettino le norme UE in materia di protezione ambientale e lavoro.

Un'altra preoccupazione fondamentale è legata alle vendite sottocosto, una pratica che impone agli agricoltori pressioni finanziarie estreme. Il CESE esorta i responsabili politici dell'UE a prendere seriamente in considerazione la possibilità di vietare gli acquisti sottocosto, per evitare che la grande distribuzione costringa gli agricoltori al fallimento, prendendo a modello le leggi spagnole sulla catena alimentare.

Per migliorare la trasparenza e il potere di mercato degli agricoltori, il CESE propone un centro digitale dell'UE per monitorare prezzi, costi e profitti. Il Comitato auspica inoltre la negoziazione collettiva dei prezzi e un maggiore sostegno alle cooperative e alle organizzazioni dei produttori. È necessario rafforzare l'indipendenza economica e la competitività in tutto il settore agricolo dell'UE.

Sebbene gli obiettivi climatici siano essenziali, gli agricoltori non possono sostenerne i costi da soli. Un fondo per la sostenibilità potrebbe aiutarli a passare a pratiche più ecologiche. Il parere mette in guardia dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, dato che le rigide norme dell'UE pongono gli agricoltori locali in una posizione di svantaggio rispetto ai loro concorrenti dei paesi terzi.

Il CESE sottolinea l'importanza degli investimenti nello sviluppo rurale, dell'innovazione e della semplificazione delle regole della PAC. Con gli agricoltori sempre più sotto pressione, l'urgenza è evidente: i leader dell'UE devono agire prima che scompaiano altre aziende agricole. (ks)

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Spesa per la difesa e spesa sociale devono andare di pari passo: lo Stato sociale non va sacrificato per aumentare gli investimenti nella difesa. Avere un welfare forte rimane uno strumento fondamentale per stroncare i tentativi dei partiti di estrema destra che aspirano a instaurare nell'UE autocrazie in "stile Cremlino".

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Spesa per la difesa e spesa sociale devono andare di pari passo: lo Stato sociale non va sacrificato per aumentare gli investimenti nella difesa. Avere un welfare forte rimane uno strumento fondamentale per stroncare i tentativi dei partiti di estrema destra che aspirano a instaurare nell'UE autocrazie in "stile Cremlino".

Ora che siamo entrati nel quarto anno di guerra in Ucraina, molte voci si levano per chiedere di aumentare la spesa per la difesa, soprattutto dopo i recenti cambiamenti a livello politico negli Stati Uniti. La protezione dei paesi europei sembra non essere più garantita, e questo ha già infranto numerosi tabù, non solo in merito al dibattito sulle questioni militari in ambito UE, ma anche per quanto riguarda un aumento dell'indebitamento.

Tuttavia, secondo alcune di queste voci il tema va affrontato cercando un compromesso a somma zero con lo Stato sociale: come se la potenza delle forze armate statunitensi fosse dovuta all'assenza di una protezione sociale adeguata nel paese, o come se l'attuale debolezza dei nostri eserciti fosse il risultato delle pensioni e della sicurezza sociale.

In quanto gruppo Lavoratori, ci preme evidenziare due punti:

  • L'UE nel suo complesso è il secondo attore al mondo per spesa militare. Anche se in alcuni casi può essere necessario investire risorse comuni o supplementari nella difesa, quello che è veramente indispensabile è un coordinamento e progetti congiunti per garantire la nostra autonomia strategica. L'Europa deve difendersi, non competere a livello mondiale con gli Stati Uniti.
  • Uno Stato sociale ben funzionante, insieme alla lotta contro la povertà e la disuguaglianza, è uno strumento chiave per scongiurare una presa di potere dell'estrema destra in molti paesi dell'Unione. I partiti di estrema destra, oggi in ascesa, sono poco inclini alla democrazia, apertamente ostili alla maggior parte dei nostri valori, desiderosi di instaurare un'autocrazia in "stile Cremlino" anche nei nostri paesi e, se mai andranno al potere, faranno in modo che una politica di difesa coordinata non riesca ad imporsi.

Ecco perché gli Stati membri dell'UE devono considerare gli investimenti nella difesa e quelli nel sociale come due elementi che si rafforzano a vicenda: l'uno rende possibile l'altro.

L'UE si trova a uno snodo fondamentale nello sviluppo dell'IA. Attualmente il mercato dell'IA generativa (GenAI) è dominato dalle imprese statunitensi, che assorbono l'80 % degli investimenti privati a livello mondiale, anche se oggi la Cina avanza a grandi passi in questo settore. Al fine di individuare ciò di cui l'Europa ha bisogno per rimanere competitiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato un nuovo studio in collaborazione con il Centro per gli studi politici europei (CEPS).

L'UE si trova a uno snodo fondamentale nello sviluppo dell'IA. Attualmente il mercato dell'IA generativa (GenAI) è dominato dalle imprese statunitensi, che assorbono l'80 % degli investimenti privati a livello mondiale, anche se oggi la Cina avanza a grandi passi in questo settore. Al fine di individuare ciò di cui l'Europa ha bisogno per rimanere competitiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha pubblicato un nuovo studio in collaborazione con il Centro per gli studi politici europei (CEPS).

Lo studio – elaborato sotto l'egida della sezione Mercato unico, produzione e consumo (INT) del CESE e discusso periodicamente in seno all'Osservatorio della transizione digitale e del mercato unico del Comitato – esamina le principali opportunità, sfide e misure strategiche necessarie per migliorare il panorama europeo dell'IA.

Principali raccomandazioni per l'Unione europea:

  • Aumentare gli investimenti nell'IA e la potenza di calcolo: l'Europa deve investire maggiormente nelle infrastrutture di IA per promuovere l'innovazione.
  • Concentrarsi su tre settori ad alto potenziale: l'IA può stimolare la crescita nei settori dell'industria automobilistica, dell'energia pulita e dell'istruzione.
  • Promuovere l'IA open source: incoraggiare modelli di IA open source migliorerà e rafforzerà l'accessibilità e la concorrenza.
  • Integrare meglio le attività di R&S in tutta l'UE.

Responsabilizzare la società civile in merito alla governance dell'IA
Lo studio sottolinea l'importanza delle organizzazioni della società civile nella definizione delle politiche e della governance in materia di IA. Per migliorare l'inclusività e l'adozione etica dell'IA, la relazione raccomanda:

  • Programmi di alfabetizzazione in materia di IA: mettere in campo iniziative di formazione e di dialogo sociale per responsabilizzare i lavoratori e i cittadini.
  • Un approccio sociale fin dalla progettazione ("Social by Design"): garantire che lo sviluppo dell'IA sia antropocentrico e in linea con le esigenze della società.
  • Maggiori finanziamenti per le organizzazioni della società civile: sostenere le organizzazioni senza scopo di lucro che colmano il divario tra l'intelligenza artificiale e la sua comprensione da parte dell'opinione pubblica.
  • Adozione etica dell'IA: dare la priorità a sistemi di IA affidabili e conformi ai valori europei.

Sfruttare il potenziale del CESE nelle politiche in materia di IA
Il CESE si trova in una posizione ideale per agevolare la partecipazione strutturata delle organizzazioni della società civile nelle politiche in materia di IA. Lo studio invita a sostenere l'IA open source e a promuovere l'innovazione etica attraverso appalti pubblici e programmi di finanziamento, coinvolgendo il Comitato quale polo centrale per la collaborazione con le organizzazioni della società civile e le "comunità open source" e per la sensibilizzazione in merito all'impatto dell'IA sulla società.

La relazione introduce inoltre un glossario unificato sull'IA al fine di elaborare un linguaggio comune e garantire una comunicazione efficace tra decisori politici, sviluppatori e utenti, il che è essenziale per uno sviluppo, una governance e una diffusione responsabili dell'IA in tutti i settori.

Lo studio sarà trasmesso alle principali istituzioni dell'UE e dovrebbe contribuire alle future politiche in materia di IA. Il testo integrale dello studio è disponibile qui. (vk)

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

il CESE deve essere coinvolto fin dalle prime fasi nelle iniziative della Commissione europea intese a rafforzare il dialogo con la società civile Secondo il gruppo del CESE Organizzazioni della società civile, l'imminente studio del CESE sulla Mappatura delle pratiche in materia di dialogo civile nelle istituzioni dell'UE può fornire un contributo prezioso.

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

il CESE deve essere coinvolto fin dalle prime fasi nelle iniziative della Commissione europea intese a rafforzare il dialogo con la società civile Secondo il gruppo del CESE Organizzazioni della società civile, l'imminente studio del CESE sulla Mappatura delle pratiche in materia di dialogo civile nelle istituzioni dell'UE può fornire un contributo prezioso.

A seguito dell'avvio del nuovo ciclo politico dell'UE e dell'annuncio fatto nel programma di lavoro della Commissione di una Strategia dell'UE per sostenere, proteggere e responsabilizzare la società civile per il terzo trimestre del 2025, il gruppo Organizzazioni della società civile ha organizzato un convegno per evidenziare le azioni chiave necessarie per il mandato 2024-2029. L'evento, che si è svolto il 3 marzo, ha visto un centinaio di partecipanti, tra cittadini e rappresentanti di organizzazioni della società civile (OSC) nazionali ed europee.

Séamus Boland, presidente del gruppo Organizzazioni della società civile, ha richiamato l'attenzione sul ruolo che le OSC possono svolgere per garantire che l'elaborazione delle politiche avvenga in maniera informata e attenta ai bisogni delle persone. A questo proposito, ha rinnovato la richiesta del gruppo e del Comitato di coinvolgere il CESE nella piattaforma della società civile prevista dalla Commissione.

"Il CESE, che vanta una lunga esperienza in materia e offre anche piattaforma dedicata, deve essere coinvolto fin dalle prime fasi nelle iniziative della Commissione europea intese a rafforzare il dialogo con la società civile. Il Comitato deve partecipare al processo di governance e deve essere parte integrante dell'iniziativa per la creazione di una piattaforma della società civile", ha sottolineato Boland,

aggiungendo che un dialogo civile strutturato, sistematico, trasparente e inclusivo dovrebbe basarsi sulle strutture esistenti e riunire tutte le parti interessate. A tal fine, le istituzioni europee dovrebbero creare un gruppo di lavoro sul dialogo civile, con l'azione facilitatrice del CESE.

"Tale gruppo potrebbe creare un modello per un ambiente più favorevole alle organizzazioni della società civile nel processo di definizione delle politiche", ha spiegato Boland.  E questo potrebbe essere un primo passo per instaurare un dialogo civile più strutturato, decidendo anche chi viene consultato, su quali argomenti, secondo quali tempistiche e con quali risultati.

Il gruppo di lavoro proposto potrebbe inoltre trarre ispirazione dall'imminente studio del CESE sulla Mappatura delle pratiche in materia di dialogo civile nelle istituzioni dell'UE.

Lo studio, i cui risultati dovrebbero essere disponibili a partire dal luglio 2025, è stato commissionato dal CESE su richiesta del gruppo Organizzazioni della società civile. Traccia una mappatura completa delle pratiche seguite all'interno delle istituzioni dell'UE in materia di dialogo civile, indicando i processi di coinvolgimento delle OSC attualmente in corso e le metodologie utilizzate. Le conoscenze sulle pratiche esistenti dovrebbero infatti orientare e sostenere i lavori a favore di un dialogo civile più strutturato nel nuovo ciclo legislativo. I risultati preliminari dello studio sono già stati presentati al convegno da Berta Mizsei, del Centro per gli studi politici europei (CEPS).

Durante il convegno, è stato anche sottolineato che la salute finanziaria delle OSC è la condizione preliminare per instaurare un dialogo e per assicurare che i responsabili politici siano attenti ai bisogni delle persone. La loro stabilità finanziaria e la loro indipendenza devono essere quindi garantite.

Le conclusioni e raccomandazioni del convegno sono disponibili sul sito web del CESE.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha organizzato un Forum ad alto livello sui diritti delle donne, che ha riunito personalità di spicco per affrontare questioni urgenti relative ai diritti delle donne e delineare le priorità principali in vista della prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha organizzato un Forum ad alto livello sui diritti delle donne, che ha riunito personalità di spicco per affrontare questioni urgenti relative ai diritti delle donne e delineare le priorità principali in vista della prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile.

Il messaggio del Forum ad alto livello del CESE sui diritti delle donne è chiaro: sebbene siano stati compiuti passi avanti, questo non è sufficiente. Benché l'UE abbia adottato provvedimenti per tutelare le donne e le ragazze, le disuguaglianze strutturali, gli stereotipi di genere e gli arretramenti sui diritti femminili continuano a minacciare le conquiste faticosamente ottenute in Europa. Finché persistono ostacoli strutturali, la piena partecipazione delle donne alla società sarà limitata.

Il Forum ad alto livello, tenutosi il 26 febbraio nel corso della sessione plenaria del CESE, ha riunito la presidente del gruppo ad hoc Parità del CESE Sif Holst, il Presidente del CESE Oliver Röpke e la commissaria europea per la Parità, la preparazione e la gestione delle crisi Hadja Lahbib, oltre a Carlien Scheele (direttrice dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere), Florence Raes (direttrice dell'ufficio di Bruxelles di UN Women), Ayşe Yürekli (rappresentante UE di KAGIDER - Associazione delle donne imprenditrici turche), Mary Collins (segretaria generale della Lobby europea delle donne) e Cianán Russell (responsabile senior delle politiche di ILGA-Europe).

Il Forum era articolato in due tavole rotonde dinamiche dedicate alle sfide urgenti in materia di parità di genere, ciascuna delle quali era collegata a uno dei principali pareri adottati dal CESE nel corso della sessione. Esperti, attivisti e responsabili politici si sono riuniti per condividere conoscenze e informazioni, proporre soluzioni e rafforzare l'impegno a promuovere i diritti delle donne in Europa e nel resto del mondo.

La prima tavola rotonda si è concentrata sull'imminente 69ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (UNCSW69), mentre la seconda si è occupata principalmente del tema della violenza contro le donne e le ragazze come questione di diritti umani. In seguito al Forum, in sessione plenaria sono stati inoltre adottati due pareri riguardanti questo tema: Contributo del CESE alle priorità dell'UE alla 69ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW) e La violenza contro le donne come questione di diritti umani. (lm)

Il Premio per la società civile, un'iniziativa faro del CESE, mette in luce l'eccezionale contributo della società civile al mantenimento e al rafforzamento dell'identità e della cittadinanza europee. Ogni anno il premio è dedicato a un tema diverso, di pressante attualità per la società nonché collegato ai lavori del CESE.

Il Premio per la società civile, un'iniziativa faro del CESE, mette in luce l'eccezionale contributo della società civile al mantenimento e al rafforzamento dell'identità e della cittadinanza europee. Ogni anno il premio è dedicato a un tema diverso, di pressante attualità per la società nonché collegato ai lavori del CESE.

Il 20 marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha premiato tre organizzazioni della società civile – di Slovacchia, Belgio e Francia – per i loro progetti innovativi volti a contrastare i livelli crescenti di perniciosa polarizzazione in tutta l'Unione europea.

I 32 000 euro in palio sono stati suddivisi fra i tre finalisti.

Il CESE ha assegnato il primo premio – di 14 000 EUR – all'Associazione slovacca per il dibattito per "L'Olimpiade del pensiero critico", un'iniziativa pionieristica che sviluppa nei giovani slovacchi la resilienza alla disinformazione. Il progetto consiste in una gara tra studenti (suddivisi in tre fasce di età), che, posti di fronte a esempi reali di contenuti mediatici, sono sfidati a valutarne l'attendibilità.

Le altre due associazioni hanno ricevuto un premio di 9 000 euro ciascuna.

L'associazione francese Reporters d'Espoirs si è aggiudicata il secondo premio con il "Prix Européen Jeunes Reporters d'Espoirs, un programma di formazione in lingua francese per un "giornalismo delle soluzioni".

Il terzo premio è andato all'associazione non profit belga FEC Diversité asbl per il progetto "ESCAPE GAME EXTREME DROITE pour se désintoxiquer", un gioco immersivo che contrasta le ideologie di estrema destra.

La 15ª edizione del Premio CESE per la società civile

Questa edizione del Premio CESE per la società civile ha puntato i riflettori su progetti senza scopo di lucro realizzati da singoli, imprese private e organizzazioni della società civile che hanno contribuito a combattere la perniciosa polarizzazione nell'Unione europea.

Negli ultimi anni l'Europa ha dovuto far fronte a molteplici crisi, dalla guerra di aggressione della Russia in Ucraina all'aumento dei prezzi dell'energia e del costo della vita, fino al protrarsi delle conseguenze economiche e sociali della pandemia di COVID-19. Crisi come queste possono erodere la fiducia nelle istituzioni pubbliche e generare una esiziale polarizzazione nella società.

Sebbene la polarizzazione in quanto tale possa essere una componente di una società aperta e pluralista, l'ascesa del populismo e la polarizzazione negativa pongono sfide significative per le democrazie europee. L'Europa si trova inoltre ad affrontare una continua frammentazione del panorama mediatico tradizionale, insieme a un aumento della disinformazione e degli attacchi alla libertà dei media: tutti fenomeni, questi, che mettono ulteriormente a rischio i valori democratici.

I vincitori di quest'anno sono stati selezionati all'interno di un ventaglio ben diversificato di oltre 50 candidature di qualità provenienti da 15 Stati membri. I progetti vincitori sono stati scelti per la loro straordinaria creatività e l'entusiasmo e la dedizione dei loro promotori nel combattere la pericolosa polarizzazione della società europea.

"La società civile organizzata svolge un ruolo cruciale nella salvaguardia della democrazia europea, come dimostra, ancora una volta, la qualità dei progetti che ogni anno si contendono il premio", ha dichiarato il vicepresidente e responsabile per la Comunicazione del CESE Aurel Laurenţiu Plosceanu.

Il 6 marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto un dibattito sul patto per l'industria pulita della Commissione europea, pochi giorni prima delle discussioni del Consiglio del 12 marzo. Politici, leader dell'industria e società civile hanno esaminato il piano per valutare se possa davvero sostenere il settore delle tecnologie pulite, le industrie ad alta intensità energetica e l'autonomia strategica dell'Europa.

Il 6 marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto un dibattito sul patto per l'industria pulita della Commissione europea, pochi giorni prima delle discussioni del Consiglio del 12 marzo. Politici, leader dell'industria e società civile hanno esaminato il piano per valutare se possa davvero sostenere il settore delle tecnologie pulite, le industrie ad alta intensità energetica e l'autonomia strategica dell'Europa.

Oggi più che mai, alla luce dell'instabilità geopolitica e delle mutevoli relazioni transatlantiche, l'Europa ha urgente bisogno di autonomia strategica. Il patto per l'industria pulita è inteso ad accelerare la decarbonizzazione e la circolarità e nel contempo stimolare la competitività industriale, iniziando con la riduzione dei prezzi dell'energia. Tuttavia, la fattibilità e il finanziamento del patto sollevano ancora alcuni dubbi.

"Non si tratta di scegliere tra autonomia strategica, competitività o duplice transizione. Tutti i settori industriali sono coinvolti e devono adattarsi, ciascuno secondo il proprio ritmo ma assumendo impegni chiari", ha dichiarato Pietro de Lotto, presidente della commissione consultiva per le trasformazioni industriali del CESE, che ha definito tale sfida come un'opera di equilibrismo.

La Commissione ha sottolineato la necessità geopolitica di rendere l'UE indipendente sotto il profilo energetico dalla Russia, ma il declino industriale europeo è fonte di crescente preoccupazione. Negli ultimi due anni sia la produzione industriale che l'afflusso di investimenti diretti dall'estero sono diminuiti sensibilmente.

Il finanziamento del patto rappresenterà una sfida importante. Al fine di conseguire gli obiettivi dell'accordo è necessaria la collaborazione tra le istituzioni dell'UE, gli Stati membri e l'industria. Mentre la Banca europea per gli investimenti si è impegnata a stanziare 500 milioni di EUR in controgaranzie e 1,5 miliardi di EUR per il miglioramento delle reti energetiche, i governi nazionali devono mobilitare risorse aggiuntive.

Un'altra questione fondamentale è l'impatto sociale della transizione, in particolare nelle industrie ad alta intensità energetica che hanno registrato notevoli perdite di posti di lavoro. I rappresentanti della società civile si sono chiesti se la riduzione delle imposte sull'energia – una delle principali proposte del patto per l'industria pulita – possa andare a scapito del finanziamento dell'istruzione e della sanità.

Nonostante l'ottimismo riguardo agli obiettivi a lungo termine del patto, gli esperti hanno espresso dubbi in merito alla sua capacità di affrontare le sfide a breve termine. La rapidità e la semplificazione svolgono un ruolo chiave, in quanto gli elevati costi dell'energia e gli ostacoli normativi potrebbero rallentare i progressi. La frammentazione delle politiche nazionali costituisce ancora un problema e il patto per l'industria pulita rischia di perdere una preziosa opportunità di armonizzare la politica industriale in tutta Europa.

Anche la neutralità tecnologica desta preoccupazioni, generando un dibattito su quale sia il giusto equilibrio tra energie rinnovabili, idrogeno e biocarburanti. Sebbene l'attenzione rivolta alle energie rinnovabili sia accolta positivamente, è altrettanto necessario un forte impegno a favore dell'efficienza energetica. Le energie rinnovabili hanno già consentito ai consumatori europei di risparmiare 100 miliardi di EUR tra il 2021 e il 2023; un successo di cui l'UE dovrebbe fare tesoro. (jh)

Oltre 800 partecipanti provenienti da organizzazioni di cittadini e portatori di interessi di tutta Europa, tra cui organizzazioni giovanili, ONG e giornalisti, hanno preso parte alla Settimana della società civile, organizzata dal Comitato economico e sociale europeo dal 17 al 20 marzo 2025. La sessione di apertura ha evidenziato la necessità di proteggere lo spazio civico attraverso l'azione legale, riaffermando il ruolo chiave delle società civili: chiamare il potere a rendere conto del suo operato, costruire ponti, sostenere la resilienza sociale e dare voce a coloro che sono troppo spesso ignorati. 

Oltre 800 partecipanti provenienti da organizzazioni di cittadini e portatori di interessi di tutta Europa, tra cui organizzazioni giovanili, ONG e giornalisti, hanno preso parte alla Settimana della società civile, organizzata dal Comitato economico e sociale europeo dal 17 al 20 marzo 2025. La sessione di apertura ha evidenziato la necessità di proteggere lo spazio civico attraverso l'azione legale, riaffermando il ruolo chiave delle società civili: chiamare il potere a rendere conto del suo operato, costruire ponti, sostenere la resilienza sociale e dare voce a coloro che sono troppo spesso ignorati.

L'edizione 2025 della Settimana della società civile ha ruotato attorno al tema Rafforzare la coesione e la partecipazione nelle società polarizzate. Con le sue tre iniziative principali, ossia le tavole rotonde del gruppo di collegamento, l'iniziativa dei cittadini europei e il Premio per la società civile, l'evento ha voluto:

  • affrontare la crescente polarizzazione alimentata negli ultimi anni dall'impatto della crisi finanziaria, dai cambiamenti climatici e dall'aumento delle disparità di reddito;
  • porre in evidenza il ruolo chiave che la società civile può svolgere in questo contesto;
  • raccogliere le soluzioni e le richieste provenienti dalla società civile per i decisori politici dell'UE al fine di contribuire a ridurre la polarizzazione in Europa rafforzando la coesione sociale e la partecipazione democratica in settori chiave per la società.

Nel suo discorso di apertura, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato: "La società civile deve raccogliere la sfida. La partecipazione, il dialogo e la solidarietà non sono semplicemente ideali, ma sono il fondamento di un'Europa unita e resiliente. Riunendoci per la Settimana della società civile, rinnoviamo il nostro impegno a favore dell'inclusione e della cittadinanza attiva. Una democrazia forte dipende non solo dalle istituzioni, ma anche dall'impegno di tutti i suoi cittadini".

Nel suo intervento di apertura, Albena Azmanova, professoressa di Scienze politiche e sociali presso l'Università di Londra City Saint George's, ha parlato della crescente insicurezza economica che la maggior parte delle persone si trova ad affrontare, da lei definita una "epidemia di precarietà". Ha esposto le ragioni per cui la società civile è la chiave per una svolta in tempi di grande insicurezza.

"L'enorme insicurezza economica ha spento la volontà di combattere della maggior parte delle persone. Ma questa volontà di combattere rimane viva nella società civile. Gli attivisti della società civile sono guidati da una motivazione legata a una rivendicazione ben precisa. Sono le gambe e le braccia visibili della democrazia", ha spiegato.

Come ha affermato Younous Omarjee, vicepresidente del Parlamento europeo, "in questo contesto di crescente individualismo abbiamo bisogno della società civile come collante tra i cittadini e come baluardo contro le idee di estrema destra che si vanno diffondendo".

La questione del ruolo cruciale delle ONG nella resilienza sociale e del loro sostegno ai gruppi vulnerabili e meno visibili è stata sollevata da Adriana Porowska, ministra della Società civile, della presidenza polacca del Consiglio dell'UE, che ha anche condiviso l'esperienza maturata nel suo paese con la società civile nel garantire la resilienza nazionale.

Per parte sua, Brikena Xhomaqi, copresidente del gruppo di collegamento del CESE con le reti della società civile europea, ha sottolineato che è a livello di base che si coltiva l'unità nella diversità, orgoglioso mantra dell'UE. Xhomaqi ha però ricordato che le organizzazioni della società civile e le ONG sono sotto attacco e che i loro finanziamenti e il loro ruolo sono messi in discussione. "Senza risorse, le organizzazioni della società civile non possono funzionare. Abbiamo bisogno delle istituzioni per proteggere la società civile; abbiamo bisogno di protezione legale per lo spazio civico, per tenere insieme la nostra società e mantenerla unita nella diversità".